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Dal ’90 al ‘93

& - La crisi dell'Est salverà l'Ovest dalla sua? Oppure la recessione continuerà a logorare le istituzioni, a invelenire i rapporti di produzione, a scardinare le già sconnesse strutture sociali, distributive e finanziarie dell'Occidente capitalista?

 

[il crollo dell'est] (luglio 1990) - Leggo PEL di Vygotskij.  Una critica serrata quanto essenziale alla psicanalisi e a Piaget, i due pilastri del pensiero psicologico borghese.   Prima messo al bando dallo stalinismo, poi giustiziato.  Questa la follia dello stalinismo.  Invece di misurarsi con l'Occidente - come fa Vygotskij - lo sopprime e sopprime quanti sovietici ci si misurano. Il risultato è quello attuale.

In realtà il crollo dell'Est non dà ragione al capitalismo, ma ai trozkisti. Più in profondità c'è la [R che il ma.dial è ai suoi albori.  Un pensiero troppo complesso, anticipatore e sottile per la pratica economica e sociale del periodo.

 

[lo scontro est-ovest] (dicembre 1990) - Lo scontro fra Est marxista e Ovest capitalista riflette anche il passaggio fra il tentativo di guidare razionalmente il processo storico e la pratica classica dell'adeguamento spontaneo a questo processo.  Riflette anche il tentativo di passare da una concezione naturalistica del processo (4PP) a una gestione razionale del processo.  Il capitalismo si presenta come un fatto naturale e spontaneo, come legge della natura impossibile da sovvertire.  L'uomo quale sintesi dell'umanità vi ha un'importanza trascurabile.  L'individuo considerato un prodotto spontaneo dei processi fissi e inviolabili della natura.  I

l socialismo è il contrario di tutto ciò.  L'umanità è al centro e l'individuo in ombra nella preparazione e in attesa dell'avvento dell'individualità.  Cioè della fusione fra individuo e società. Mentre il processo democratico quale risultato dello sviluppo raggiunto dalla coscienza collettiva, organizzata secondo i livelli raggiunti da quello sviluppo. 

Le condizioni attuali sono meglio rispecchiate dal sistema capitalista, centrato sui processi spontanei della natura corretti dall'uomo sotto la forma di azioni a loro volta spontanee.  Tuttavia il fatto che per 70 anni l'umanità abbia provato un sistema diverso di gestione dei propri destini non è privo di senso e difficilmente risulterà privo di senso. Per riprendere il discorso sarà necessario attende i tempi del processo generale. Sempre secondo i tempi dell'evoluzione filogenetica della società umana (10 anni = un mese?) che non corrispondono certo ai tempi dell'evoluzione ontogenetica.  La dice lunga in proposito anche lo sviluppo economico tedesco, giapponese e est-asiatico.

 

[guerra del golfo e 4pp] - Per il processo generale, la guerra del Golfo rappresenta un giro di boa.  Ha significato, qualcosa, ha mutato qualcosa, ha marcato qualcosa.  Ma cosa?  Qualcosa nei rapporti fra paesi sviluppati consumatori di materie prime e paesi possessori di materie prime (sfruttati).  Ma per il processo generale internazionale ciò che oggi conta di più sono gli sviluppi della situazione all'Est.

 

[gli avvenimenti sovietici]  (21.08.91) - Forte malumore per la piega degli avvenimenti sovietici. Non ne ricordo uno peggiore. Non è per via che gli uomini del colpo di stato siano stati battuti. Lascia interdetti il come. É per via dello «spazio» lasciato agli SU e in genere alla borghesia internazionale. Della pax occidentale che si consumerà lentamente per almeno dieci, venti anni e darà corso a un fascismo di nuovo conio. Fondato sull'egemonia economica, comportamentale e culturale del sistema. Questa – diciamo così – la parte soggettiva della questione. Con la consapevolezza di non vivere abbastanza per il nuovo, non raggiungere il tempo dell'inversione di tendenza. La transizione in atto da settanta anni può andare avanti ancora altri cento anni prima che metta capo a una situazione fondamentalmente diversa. Un nuovo modo di produzione,  nuovi rapporti internazionali di scambio e distribuzione, soluzione della questione femminile, nuovo modo di pensare.  In questi giorni il nuovo fascismo tracima ovunque. Dalla produzione cinematografica, televisiva, editoriale, dalla quotidianità delle conversazioni, dei comportamenti, dell'alienazione crescente, dai rapporti sociali.  Eccetera. Eccetera.  Eccetera.

(27.08.91) – Gli avvenimenti internazionali occupano la maggior parte del tempo con l'ascolto dei TG, con la lt dei giornali, soprattutto, con la [R. Lo stato d'animo non è quello dell'isolamento. Mi sento isolato come individuo dotato di autocoscienza. Non ascolto, né leggo dell'autocoscienza in giro. Leggo e ascolto una produzione disordinata di ideologizzazioni, razionalizzazioni vicini nella forma a deliri paranoidi.

(28.08.91) – [non sono d'accordo con nessuno] – La [R si accentua. Sull'interpretazione degli avvenimenti internazionali non sono d'accordo con nessuno. Ma. Dirlo? A chi e dove? Soprattutto, con quale obiettivo?  

1° – viene rimossa la funzione internazionale dell'Urss. Repressiva all'interno, rappresentava un fattore di libertà all'esterno. Battuta l'Urss, battute le guerre di liberazione. Una riflessione che non fa parte della riflessione generale.

 2° – si dice l'economia pianificata ha fallito. Si dimentica, l'economia pianificata ha portato l'Urss al livello di seconda potenza militare del mondo. Ha creato delle strutture sociali e un modo di produzione che aveva eliminato la disoccupazione. Non ha retto il prolungato confronto militare con l'occidente industrializzato, cioè con un'economia di sfruttamento che pompava soldi da tutto il globo oltre che dalle sue stesse classi lavoratrici. Fino al Vietnam era vincente anche sul piano bellico. Con l'Afganistan è cominciato il declino militare.

Negli anni '80 è nata una crisi del mdp socialista. Qualcuno ha analizzato i motivi e le condizioni di questa crisi?

3° – lo scontro militare – più che il comunismo reale in Urss ha perso l'imperialismo sovietico che non ha retto lo scontro con l'imperialismo SU. La seconda guerra mondiale si è conclusa in questi giorni con la sconfitta di uno dei due vincitori. Non è un caso che l'Urss debba restituire ai paesi perdenti (che l'avevano persa, guarda caso, in quanto fascisti) tutte le sue conquiste territoriali. Come un paese a sua volta sconfitto. Infatti lo è dal 1985 quando Gorbaciov è salito al potere e – contrariamente ad Andropov – ha cercato l'accordo con gli americani.

Andropov accentuava lo scontro esterno per riorganizzare e moralizzare le strutture interne. Per affrontare il nemico interno (la burocratizzazione del partito e dello Stato più la corruzione) è necessario avere un minaccioso nemico esterno. I primi atti di politica internazionale di Andropov furono di rottura con gli SU e una ripresa della guerra fredda. L'errore di Gorbaciov è stato clamoroso. Mettendosi d'accordo con gli americani ha spaccato il fronte interno il cui scontro gli è sfuggito di mano.

4° – il comunismo come teoria dello Stato, teoria economica e teoria scientifica non è da buttarsi nel cestino come si sta facendo.

In primo luogo sarà necessario vedere come i paesi dell'Est, organizzati dall'economia pianificata e socialista, affronteranno il capitalismo. Si capiranno allora meglio i livelli dei due modi di produzione. Ai paesi dell'Est vanno aggiunti i paesi del terzo e del quarto mondo che premono sull'area del benessere imperiale occidentale.

All'interno di questa area, il sistema – privato a sua volta del nemico esterno – mostrerà con maggior evidenza le proprie strutture che sono in effetti quelle di una dittatura di classe (borghese) mascherata. Penso che ad avvantaggiarsene non saranno le socialdemocrazie. Potrebbero avvantaggiarsene  nuovi partiti comunisti (non certo del tipo Rifondazione). Questi tuttavia dovrebbero ripensare a fondo e riappropriarsi prima della teoria del materialismo dialettico quale strumento più avanzato nel rapporto dell'uomo con la realtà generale, poi del marxismo - leninismo - maoismo quale teoria di governo e gestione della società. Per quanto riguarda la prima è innanzi tutto necessario appropriarsene, solo poi si potrà pensare di portarla avanti. Per quanto riguarda la seconda sarà necessario riesaminarla - alla luce di 70 anni di lotte del movimento operaio internazionale - e rifondarla. Questo è l'unico programma possibile per una nuova sinistra. In mancanza la sinistra evaporerà.

 

[la sconfitta dell'urss] (fine ’91) - La sconfitta dell'Urss rientra nel concetto di periodo di transizione elaborato nell'appunto del 1974 (vai a @MT). La sconfitta dell'Urss, la vittoria SU (che instaura di fatto dai tempi dell'impero romano la pax americana), non smentiscono nemmeno il punto tre di quell'appunto sull'indebolimento generale del sistema.  Il sistema, nonostante la sua vittoria e addirittura per via della sua vittoria, si va indebolendo.  Va corretta invece la previsione dell'indebolimento militare, poiché non solo non c'è stato, ma, al contrario, si è rafforzato e ha rappresentato la carta vincente nello scontro.  Forzando la situazione militare, gli americani hanno messo a dura prova il modo di produzione sovietico che alla fine non ha retto.  La riflessione che il modo di produzione occidentale si alimenta degli apporti e dello sfruttamento del terzo mondo rappresenta solo un elemento di comprensione della differenza dei due sistemi.  D'altra parte anche lo sfruttamento del proprio proletariato fa parte della «produttività» del mcp, mentre lo sfruttamento relativo del proletariato sovietico e dell'Est in generale, si è rivelato una debolezza del sistema comunista.  In questo senso può dirsi che la missione storica del capitalismo di abituare la gente al lavoro e alla lotta non è esaurita.

A questo punto il 4PP spinge la riflessione su un terreno nuovo.  Infatti. La sconfitta dell'Urss come potenza militare, economica e politica è consumata.  Ma non lo scontro sociale ed economico all'interno del 4PP. Questo processo al momento è senza soggetti.  Soggetto unico, l'oggettività del «processo» (il 4PP).  Ora la vera partita si gioca nei paesi ex comunisti dell'Est e in Urss.  Riuscirà il mcp a estendersi in quei paesi ed egemonizzarli come il resto del mondo?  È possibile per il mcp di impiantarsi in paesi già organizzati dal msp? Le classi operaie e le classi contadine di quei paesi accetteranno con tranquilla fiducia l'organizzazione industriale, commerciale e finanziaria del capitalismo occidentale?  Un movimento e un organizzazione comunista posta su basi più concrete di quanto non siano state quelle della rivoluzione di ottobre può nascere dall'impatto fra una società vissuta alla maniera dei rapporti di produzione socialisti e i nuovi rapporti di produzione capitalisti?  Se questo dovesse accadere non sarà senza ripercussioni sull'intera area occidentale e mondiale.  Sia come sia è solo nei prossimi anni che si capirà qualcosa.  E quella sarà una delle aree calde del processo generale, il 4PP. 

Poi ci sono le condizioni economiche all'interno stesso del mcp. La crisi dell'Est salverà l'Ovest dalla sua? Esistono i capitali per trasformare quei paesi in un mercato?  Per espandere la produzione internazionale?  Oppure la recessione continuerà a logorare le istituzioni, a invelenire i rapporti di produzione, a scardinare le già sconnesse strutture sociali, distributive e finanziarie dell'Occidente capitalista? 

A questa partita va aggiunto il riflesso della sconfitta sovietica e della larga vittoria capitalista sui paesi comunisti esistenti. Cina, Vietnam, Cuba.  Reggeranno, e come, alla crescente (prevedibile) pressione del capitale internazionale?

Infine il terzo mondo il quale esce provato e indebolito dalla sconfitta sovietica.  È l'area più estesa ma anche la più debole.

 

[cosa resta del marxismo?] - La svolta sarà da ora in poi brutale.  I paesi dell'Est dovranno sottomettersi al mercato e ai rapporti di produzione capitalistici ne più ne meno delle repubbliche russe.  Si può prevedere che le classi proletarie di quei paesi si morderanno presto le mani, ma non è mordendosele che si fa la storia.  Rimane la Cina, forse il Vietnam.  La caduta dell'Urss allontana la crisi economica capitalistica e obbliga il resto del mondo (secondo e terzo mondo) a mordere il freno e accettare la divisione internazionale del lavoro secondo i rapporti del mcp. Questi rapporti e questa divisione subiranno un mutamento diretto al superamento della attuale crisi capitalista scaricando le contraddizioni crescenti sui nuovi mercati del lavoro e/o delle materie prime (come già avviene in Estremo oriente).  In questa logica si può ipotizzare la formazione di quattro mondi principali.  Primo mondo, i 7 paesi più industrializzati.  Secondo mondo, paesi satelliti dell'area industrializzata - tipo «indotto» dei grandi complessi di produzione -, (le nuove repubbliche russe, l'Europa semi sviluppata, le economie industrializzate dell'Asia a basso costo di mano d'opera).  Terzo mondo, paesi dello sfruttamento capitalistico, (paesi latino americani, paesi arabi del petrolio).  Non è detto che le repubbliche russe non finiscano in questo gruppo.  Con maggiori probabilità la parte asiatica.  Quarto mondo, i paesi della miseria come la Bolivia, i paesi africani, i paesi arabi più poveri, una parte dell'India, eccetera.

 

[il movimento rivoluzionario alla fine degli anni '80] - E il movimento rivoluzionario?  Questi settanta anni di storia → hanno mostrato come la coscienza anticipa il senso dell'evoluzione ma non l'evoluzione stessa.  La coscienza può cogliere la direzione del processo storico, ma questo seguirà le leggi del sottostante sviluppo economico.  La dialettica fra sviluppo economico, sviluppo sociale e sviluppo della coscienza ci è ancora oscura.  La coscienza afferrando il senso dello sviluppo ne coglie la concretezza, ne individua la direzione (il motivo).  Non è suo compito prevederne il percorso reale.  Questa volontà di previsione è impastata ancora di un qualche residuo di pensiero magico.  È vero, una certa possibilità anticipatrice della coscienza esiste, ma è strettamente legata alla volontà dell'obiettivo da raggiungere.  La coscienza racchiude in sé la sintesi dei processi evolutivi.  Ci vorrà tempo prima di comprenderne la funzione.  Il rapporto della dialettica fra coscienza che riflette la realtà e coscienza che trasforma la realtà.  Marx rappresenta la punta più avanzata di coscienza che riflette il concreto (ma non la realtà - le sue previsioni furono storicamente errate), Lenin e Mao le punte massime della coscienza che trasforma la realtà, Stalin rientra nel quadro storico degli uomini che gestiscono la realtà (trasformazione passiva della realtà).  Oggi come oggi, il movimento rivoluzionario occidentale è senza testa, privo di un programma.  Appena uscito da una sconfitta totale non è in possesso di alcuno strumento teorico che gli indichi i soggetti e la strada per progettare un immediato futuro.  I suoi punti di riferimento sono il materialismo dialettico, settanta anni di esperienza del movimento operaio internazionale, il fallimento del mcp rispetto ai problemi planetari.  Ma prima che organizzi e crei una teoria coerente fra questi tre strumenti di riferimento ci vorrà tempo.  Cento anni?  Da dove riprenderà?  Dai paesi industrializzati, dal terzo mondo, dal quarto mondo?  Quale sarà la sorte del comunismo cinese dopo il crollo del comunismo sovietico?  Eccetera.

 

[borghesia e fascismo] - La vittoria ideologica della borghesia si presenta come totale.  E in questa totalità il contenuto fascista della forma democratica si manifesta come una macchia oleosa che più si lava più si afferma.  Sconfitto il fascismo organizzato, battuto il comunismo è il fascismo del comportamento assoluto che emerge quale sostanza reale della democrazia borghese.  C'è una arroganza nell'affermare la bontà della propria condizione, nel celebrare il successo, sovvertire ogni logica, manipolare i fatti, ignorare il passato, imporre la forma voluta a ogni avvenimento che fa comprendere non solo quale era la reale natura del fascismo ma anche quale è la reale natura della democrazia.  Non c'è bisogno in questi giorni di ricorrere ai Pinochet per svelare la sostanza della democrazia borghese.  Basta leggere i suoi giornali, ascoltare i suoi intellettuali, osservare i suoi uomini politici, interpretare i suoi economisti, decifrare i suoi letterati.  I Pinochet non sono stati tanto sue creature quanto i suoi burattini.  Gli autentici Pinochet sono loro.

 

[la mafia struttura del mcp] - La criminalità organizzata, nel modo capitalistico di produzione è portante.  In Giappone ha un suo status ufficiale.  In un certo senso anche negli Stati Uniti.  Funge da braccio armato della concorrenza capitalista, da mezzo rapido di accumulazione del capitale, da polizia antisindacale, da valvola di sfogo delle tensioni create dallo sfruttamento, da organizzatrice del consenso elettorale, eccetera.

Accanto alla mafia tradizionale si va organizzando un racket di nuovo tipo. Il racket pubblico, il racket burocratico.  E questo è apparso recentemente (feb '92) anche il Germania.

 

[sul concetto di imperialismo] - Dalla prefazione alle edizioni francese e tedesca dell' "imperialismo, fase suprema ...", alla fine del quinto paragrafo, si comprende come Lenin di fronte al massiccio fenomeno della defezione operaia nei paesi capitalisti, tenti di affrontare il problema ricercandone le radici economiche.  Trova queste radici nel sovrapprofitto dei paesi capitalisti, realizzato attraverso l'imperialismo e sufficiente a corrompere le avanguardie operaie considerate veri e propri agenti della borghesia nel movimento operaio.  Lenin parte qui da due idee.  La prima è che il movimento operaio sia già sul piede della guerra civile contro la borghesia, che questa guerra civile sia molto avanzata e che non ci siano fasi importanti di riflusso.  La seconda è che il marxismo come teoria scientifica sia destinato a una lenta, ma costante espansione.  È questa concezione di partenza, che caratterizzerà poi tutta la Terza internazionale, a fargli fare due errori scientifici.  Il primo è di considerare il sovrapprofitto come un'estorsione del capitalismo occidentale a spese dei paesi coloniali e del resto del mondo.  Il secondo è di pensare che questo sovrapprofitto fosse di per sé corruttore della classe operaia.   Oggi abbiamo compreso.  Primo,  che il sovrapprofitto  è un fenomeno legato alla concorrenza.  A livello internazionale si forma in maniera diversa dal livello nazionale, ma segue comunque le medesime leggi che sono le leggi di espansione del capitale.  Secondo, non si tratta di corruzione delle avanguardie operaie, ma di egemonia del pensiero borghese attraverso la sua produzione specifica.  Produzione scientifica, ideologica e metodologica che ha una sua propria legge di sviluppo, legata, fra l'altro all'esistenza del marxismo. 

È proprio questa concezione a essere entrata in crisi oggi, ma è questa concezione che fino a oggi ha rappresentato la base dei movimenti di sinistra di osservanza marxista.  Il problema posto da Lenin va affrontato su altre basi metodologiche.  Per esempio sviluppando il concetto della classe in sé e per sé e studiando in maniera più approfondita il passaggio dal modo di produzione feudale al modo di produzione capitalista, alle lotte sociali che ne hanno accompagnato il processo, alla produzione e allo sviluppo del pensiero borghese fino alla presa del potere e a quanto accaduto in seguito alla presa del potere.

 Altro errore fu quello di pensare che il capitalismo fosse giunto alla fase del suo imputridimento.  La descrizione di questo imputridimento è forse l'unico caso in cui Lenin pecca di una reale ingenuità.  La polemica contro Kautsky è corretta ma non rettifica gli errori della sua analisi.  L'imperialismo è un fenomeno reale, tuttavia non può essere individuato come fase finale dello sviluppo capitalistico. L'imperialismo è una struttura del capitalismo come modo di produzione né più né meno come lo è il mercato e la concorrenza (di cui rappresenta una forma).  Ma è anche il portato del rapporto uomo - natura nel senso che il territorio fa ancora parte dello scambio uomo - natura e non ancora dello scambio uomo - uomo. 

Cosa significa questo?  Primo,  c'è poco da aggiungere alla analisi marxiana del capitalismo.  Due, fenomeni inerenti al processo (le multinazionali, per esempio) non possono essere scambiati per il processo stesso.  Terzo, è necessario distinguere i fenomeni di breve periodo dai fenomeni di lungo periodo.  L'unità di misura dei  fenomeni di lungo periodo abbracciano almeno 50 anni di storia e - tanto più quando la transizione accelera il suo corso - sono caratterizzati dal travaso di una forma in un'altra pur rimanendo ferma la direzione (motivo) sostanziale del processo.

 

[crisi] - Vinto l'avversario di classe a livello internazionale, la crisi divampa nel mondo occidentale.  Ciò che balza all'occhio è lo sconquasso finanziario.  Il mondo capitalista si scontra sul mercato monetario. Soprattutto Germania contro gli SU, marco contro dollaro.  In genere, tuttavia,le strutture non tengono, siano esse produttive, economiche, sociali, politiche.  A livello politico la crisi italiana è la più forte.  A livello sociale forse è più forte quella tedesca.  Il Giappone a sua volta arretra.  Il terzo mondo preme.  Gli SU in realtà annaspano.  Mentre nei paesi delle vecchia Urss il capitalismo non riesce ad attecchire.  Gli unici che sembrano cavarsela sono i cinesi.  L'onda del mutamento percorre il globo.

 

[il boom dell'estremo oriente] (novembre 1993) - Il boom dell'Estremo Oriente degli ultimi venti anni (cfr Il manifesto) è stato voluto e guidato dagli Stati uniti.  Da un lato la guerra vietnamita ha alimentato un grande mercato di assorbimento (per esempio il 94% dell'acciaio esportato da Seul e oltre il 50% dei mezzi di trasporto).  Dall'altro la spesa pubblica americana quale fonte propulsiva dell'intero processo.  Verso il Vietnam, verso la Corea (annullamento del debito estero sudcoreano) che divenivano mercati forti per l'esportazione di merci giapponesi.  La garanzia SU agli investimenti diretti in questi paesi permetteva ai giapponesi di partecipare al consolidamento dello sviluppo della Corea del sud e di Formosa attraverso prestiti cospicui e sicuri alle imprese di quei paesi.  Alla fine della guerra in Vietnam, il mercato di assorbimento si è spostato prevalentemente dal Sud-est asiatico a quello nord americano, ciò che non ha impedito la crescita progressiva del tasso di capacità inutilizzata dei sud coreani e della Cina nazionalista (Formosa).

La crescita cinese altera l'equilibrio fra giapponesi e americani, attrae i giapponesi, li sgancia dall'Occidente.  Ora, realmente, l'Estremo oriente può diventare il polo - e il modello - di sviluppo del futuro.

Quale è lo stato dell'arte di questo modello?  In primo luogo trenta anni di crescita consecutiva.  Di seguito.  1°, un elevata capacità di risparmio. 2°, basso tasso di inflazione che ha facilitato gli investimenti a lungo termine e importazioni delle tecnologie avanzate provenienti dall'esterno. 3°, politica di intervento attivo da parte dello stato volta a incoraggiare le esportazioni, gli investimenti in specifici settori industriali e, più in generale, in capitale e in lavoro.  4°, alta percentuale di investimenti nel settore dell'istruzione con una particolare attenzione alla domanda di lavoro, al rapido collocamento della mano d'opera giovanile sul mercato, e alla riqualificazione di quella espulsa dagli aggiornamenti strutturali e tecnologici.  L'80 per cento degli investimenti per l'istruzione diretti a quella primaria.  5°, controllo dei tassi di interesse con interventi diretti alla riduzione del costo dei capitale, pur mantenendo aperti i mercati finanziari -  orientando il credito, con una forte struttura di monitoraggio - verso i settori di volta in volta considerati strategici.  Il monitoraggio ha anche ridotto il costo (sostituzione del mercato con le scelte dell'amministrazione) di questi interventi mantenendoli in linea con la competizione internazionale e le capacità dei singoli settori.

In altri termini uno sviluppo guidato ma, diversamente dai piani sovietici, in stretta connessione con lo sviluppo dell'economia generale e internazionale.  Profondamente diverso dalla supremazia assoluta del mercato libero richiesta dal FMI, libertà che nella realtà non esiste.  Una conferma che il processo in generale segue le regole individuate dalla teoria marxista ed hegeliana.  Che il rapporto principale si svolge sull’asse del rapporto uomo - natura.  Che l'intervento dell'uomo sulla natura è in crescendo e, appunto per questo, va via via controllato.  Che questo controllo rappresenta la conseguenza e allo stesso tempo la crescita della coscienza e dell'autocoscienza dell'umanità nel suo insieme.  Che la produzione della coscienza va di pari passo con la produzione di tutte le altre attività umane.  E che di queste attività l'economia non è certamente l'ultima.

 

(continua in Note di economia e politica > ‘94-’96per le note politiche degli anni ’90 sulla rivoluzione, vedi A proposito di rivoluzione)

 

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Note di economia e politica > Dal ’90 al ‘93” [#90-93]

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