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Dal ’94 al ‘96

(a proposito di transizione)

 

& - Al gradino superiore, alienazione e transizione. Al gradino inferiore, soggettività, impotenza e insofferenza.

& - La «transizione» travolge tutto e tutti. Scorre come un plasma atomico. Se ci stai dentro ne rimani bruciato. Fuori, puoi parteciparvi solo come osservatore sostanzialmente muto.

& - Il capitalismo trionfa nel momento stesso in cui è alle corde. Nella misura nella quale il modo di produzione si afferma, la violenza esterna, quella visibile, si attenua. La società la avverte di meno perché codificata, entrata nel costume, nelle regole, nelle leggi.

& - L'espandersi delle strutture illegali nel mondo è una delle conseguenze della caduta del saggio di profitto. Il capitale è sempre meno remunerativo a livello «legale» del mercato. L'unico modo per farlo essere ancora remunerativo è quello illegale.

& - Il fascismo è l'illegalità che si fa legale. Nega la democrazia svelando la sostanza del sistema e il sistema reagisce ripristinando la sua ideologia che è la democrazia quale falsa coscienza necessaria del modo di produzione.

 

[1994]

 

[le due socialdemocrazie] - Non c'è molto da aggiungere agli appunti del 90-93. L'analisi generale è per ora ferma a quelle considerazioni. La realtà, il processo, il 4PP, dopo l'accelerazione dei primi anni degli anni '90, è in frenata. La crisi economica e sociale morde l'Occidente. Lo smantellamento del modo di produzione socialista procede fra grandi difficoltà e resistenze all'Est. O meglio non procede. Delors sostiene che l'Europa sta perdendo le proprie posizioni rispetto agli SU e al Giappone. Gli SU e il Giappone stanno progressivamente venendo allo scontro. La concentrazione del capitale, finanziaria e della produzione, continua. Lenta ma costante.

Se l'Europa ansima, la causa è del contenuto socialdemocratico dei suoi governi (compresi quelli di destra, non esclusi i conservatori inglesi), del tentativo di conciliare modo di produzione capitalistico e una certa idea di giustizia sociale.

Gli SU sembrano in ripresa non solo per la struttura imperialista del mercato internazionale ma anche per il modello "selvaggio" del proprio mercato interno. Il modo di produrre giapponese accetta il mercato ed è nel mercato a livello internazionale, ma all'interno del paese fanno aggio l'ossatura feudale, le corporazioni, il paternalismo aziendale, il dirigismo economico (che ha dato fra l'altro ottimi risultati), l'istituzionalizzazione della iacuzia cioè la locale criminalità organizzata. E simili. Ma la socialdemocrazia come pratica e come metodo non è né statunitense né giapponese. È stato già notato in queste note come la socialdemocrazia sia perdente, ed è perdente in Europa, sua culla. Ma c'era un'altra socialdemocrazia in Europa, più decisa e forte di quella occidentale. Quella dei sistemi politico-sociali dell'Est europeo. Ora quel sistema, benché battuto, non è del tutto esaurito. È sulla dialettica fra la moribonda socialdemocrazia dell'Ovest e la resistente socialdemocrazia dell'Est che potrebbe giocarsi il destino europeo.

 

[la p2] - Per P2 si intende la sezione italiana della destra razzista e fascista della borghesia internazionale. Quella di Pinochet, dell'assassinio dei due Kennedy, della Baia dei Porci, della guerra del Golfo, dei servizi segreti, dei generali in Grecia, del dominio francese in Africa, della CIA, della Mafia, della droga, della organizzazione illegale in generale. Struttura reale (e quindi nascosta) del dominio borghese. Infrastruttura necessaria per l'accumulazione e l'esportazione del capitale internazionale.

 

[due strutture nel mcp] - Il modo di produzione capitalistico si svolge su due livelli ideologici e pratici. Un livello legale (la democrazia) e uno illegale (tutto il resto). Bracci armati del livello legale sono gli eserciti regolari, bracci armati del livello illegale, le bande irregolari della criminalità organizzata e semi regolari dei servizi segreti. Il movimento dei capitali si serve principalmente di queste strutture. Si ricorre alla prima quando la seconda fallisce o mostra la sua inadeguatezza. Il fascismo è l'illegalità che si fa legale. Nega la democrazia svelando la sostanza del sistema e il sistema reagisce ripristinando la sua ideologia che è la democrazia quale falsa coscienza necessaria al mdp. Non è un caso che il capitalismo irrompa di fatto nell'Urss vinta, attraverso le organizzazioni illegali, le mafie, nel momento stesso in cui proclama a gran voce la necessità dell'ordine democratico borghese e delle regole capitaliste dettate dal FMI. Nella realtà tuttavia l'esportazione di capitale in quei paesi si può manifestare principalmente solo attraverso i canali della illegalità borghese che sono poi i canali necessari per quel tipo di esportazione.

D'altra parte l'espandersi delle strutture illegali nel mondo è una delle conseguenze della caduta del saggio di profitto. Il capitale è sempre meno remunerativo a livello «legale» del mercato. L'unico modo per farlo essere ancora remunerativo è quello illegale. Eccetera.

 

[della transizione del mcp - 1] - De Benedetti (Repubblica, 18.03.94) sostiene che insistere nella difesa della produzione industriale è una follia equivalente, dico io, alla difesa della produzione agricola mentre si stava affermando la produzione industriale. La produzione agricola nel mondo è in realtà aumentata ma i suoi addetti sono diminuiti dell'80%. La produzione industriale si starebbe avviando verso la stessa sorte. Aumento della produzione ma diminuzione crescente degli addetti. L'avvento del post - industriale sarebbe dunque rappresentato dalla nuova produzione dei servizi e dell'informazione. È lì che i disoccupati dell'industria troveranno un lavoro. È lì che si espanderà il mdp. Quindi in realtà ci troviamo di fronte a una svolta del mcp sul tipo del passaggio dalla manifattura alla grande industria. In altre parole ci troveremmo di fronte a una espansione e a una trasformazione del mdp al suo interno. E avremmo dinanzi altri cinquanta anni di espansione capitalista.

Una tesi sulla quale riflettere. Se ci chiediamo cosa stia accadendo oggi e affrontiamo l'analisi dal punto di vista della transizione riusciremo forse a intravedere qualcosa della direzione (motivo) del processo.

All'interno del mcp si vanno sviluppando nuovi rapporti di produzione, nuovi rapporti di circolazione e nuovi bisogni che insieme premono verso il superamento dei vecchi rapporti di produzione e la loro trasformazione /MCI/99/. Il problema, dice Marx,  «non è quello di vedere come si produce entro il rapporto capitalistico ma come questo rapporto è prodotto». Quanto dura una transizione? Il passaggio dal modo di produzione feudale al modo di produzione capitalistico è durato due secoli, tre secoli?  Dal '500 al '700?  Prima? Si afferma e si sviluppa nell'800?  Si espande nel '900?  Nel primo ventennio del secolo genera di già il suo antagonista (la classe operaia in senso stretto), che riassorbe verso la fine del millennio?

Lo sfaldamento del modo di produzione feudale creò masse enormi di poveri che fornirono la base per la costituzione di quel tipo di mano d'opera capitalistica che è stato l'operaio.  Nulla tenente ma libero di vendere la propria forza lavoro. Lo sfaldamento del modo di produzione capitalistico sta a sua volta creando vaste sacche di povertà. Oppure nulla di tutto ciò ma solo il passaggio da un tipo di produzione a un altro, sempre all'interno del modo di produzione esistente?  La verità è che il concetto di transizione è sufficientemente largo da impedirci di fare il punto della navigazione. Non solo non abbiamo elementi per fare questo punto, ma nemmeno elementi per orientarci nel tumulto del cambiamento. La transizione c'è. Il capitalismo è entrato nella transizione dal 1918. E la transizione può durare ancora a lungo. Dobbiamo accettare il discorso di De Benedetti che ha un suo fonda­mento di verità. Verità relativa al mcp. De Benedetti ci dice cosa stia accadendo entro il modo di produzione. Non dove questo modo di produzione stia andando. Non ci dice se il capitalismo è di fronte a una nuova fase di espansione (con tutte le tensioni e i rimescolamenti che si verificano all'interno di una nuova significativa fase espansiva quale può essere il passaggio dalla produzione di prodotti alla produzione di servizi) oppure se la transizione è prossima a dare vita a un nuovo mdp, se questo nuovo mdp ce lo abbiamo sotto gli occhi senza riuscire a individuarlo o se il capitalismo sia in fase avanzata di putrescenza.

Certamente l'attuale modo di produzione che abbiamo sotto gli occhi potrebbe essere proprio il passaggio dalla produzione di manufatti alla produzione di servizi. Ma allora rimane da vedere, da capire e da analizzare, se i servizi che stiamo per produrre sono suscettibili di prendere a loro volta la forma di merci o se la merce stessa è in via di estinzione.

Nel primo caso il mcp ha ancora da completare il suo ciclo storico. Nel secondo caso questo ciclo è da considerarsi compiuto.

La domanda dunque è, i servizi sono una merce?  L'informazione è una merce?

[Questa ipotesi non prende in considerazione il fenomeno della globalizzazione dei mercati guidata dal capitale finanziario].

 

[leggendo moretti] (mar, 10.05) - Leggo Moretti intervistato dalla Rossanda. Il grado di astrazione e di simbolismo sia da parte degli intervistatori sia da parte di Moretti è altissimo. Uno dei termini più frequenti che Moretti usa è «tremendo». La guerra è tremenda, la morte è tremenda. Ma qualcosa è tremendo rispetto a una morale che lo fa giudicare tale. Non ho mai letto negli scritti di Lenin, di Mao, di Giap, di Stalin che qualcosa fosse tremendo. La lotta di classe è. Non è né tremenda né non. La morte, la sofferenza, il costo umano sono. Fanno parte del rapporto dell'uomo con la natura (e della conseguente lotta per la sopravvivenza). La violenza a sua volta è. Senza aggettivi. L'aggettivo è in sé moralistico, a meno che non indichi un giudizio su di una situazione data. Quali sono gli aggettivi in Marx, Engels, Lenin?  Servono solo a misurare, a dare una dimensione umana alla lotta politica, allo scontro di classe. Ma è una concezione umana ben distante da quella di Moretti o della Rossanda (che tuttavia non vanno confusi e sono ben lontani l'uno dall'altra). Gli aggettivi, usati da Moretti o dalla Rossanda, sono carichi di moralismo in Moretti e di intellettualismo non privo di presunzione (p.e. a  pag. 48) nella Rossanda. Capisco Moretti. Quella delle BR fu vissuta come una necessità assoluta, un  tentativo - visto  come estremo - di sfuggire alla ristrutturazione e alla repressione capitalista. Ma fu appunto qualcosa di vissuto. La concezione di Moretti è di fatto esistenzialista, come lo è stato il '68.

L'esistenzialismo è la Fenomenologia dello spirito che si fa massa. Il marxismo è già Scienza della logica. Tuttavia non è ancora massa.

La Fenomenologia è ricca di analisi simboliche (lo schiavo e il padrone, la paura, la lotta per la vita e per la morte [175 1°], il godimento, il dolore [190 1°], la rappresentazione, eccetera). Per questo è fenomenologia. I grandi capi marxisti si servono dei simboli della fenomenologia per tradurli nella necessità assoluta della logica, consapevoli che la logica è ancora un appannaggio di pochi individui (il cento per cento dei marxisti non ha capito Marx, come scrive Lenin). Eccetera, eccetera. Penso che prima che la Logica si faccia massa debba passare per la Fenomenologia. Ed è questo lo stadio storico nel quale siamo. Siamo alla Fenomenologia.

(mer,11.05) - Il movimento del '77.  Moretti non lo capisce. Da dove viene si chiede?  È il movimento del '77 invece che cambia il Pci, influenza il Manifesto, dà vita all'Autonomia, favorisce la nascita del Caf e, in concomitanza con gli avvenimenti internazionali, segna la caduta verticale della sinistra proletaria e la resa operaia di fronte alla crisi economica. Così il movimento del '77 è il punto di arrivo. Di che? 

 

[un pensiero sul fenomeno sociale detto autonomia]  - C'è un aspetto del processo che non viene mai considerato nella analisi della sinistra. La crescita sistematica dell'alienazione. L'alienazione prende la forma della frustrazione e dell'impotenza. Nel processo sociale concreto gonfia il sottoproletariato. Ma anche la pcbg si va sottoproletarizzando. L'Autonomia quale movimento sociale in atto in alcuni paesi occidentali è metropolitana perché il sottoproletariato è metropolitano. È impo­tenza e insieme negazione della necessità nel processo storico, difesa dello stato sociale, rifiuto della crisi capitalista. Il sottoproletariato è la perdita della coscienza di classe e della possibilità di pervenirvi. L'Autonomia non ha coscienza di classe. La sua ideologia è un misto di esistenzialismo e di storicismo marxista. È rivendicazionismo pcbg. Ricerca lo scontro sociale ma rifiuta la lotta di classe. Non è una classe, non si sente classe. È specularmente il sottoproletariato della pcbg. Ha la stessa forza e la stessa inconsistenza dei ceti medi. È un movimento del processo che non dà vita, come a sinistra generalmente si crede, a nuovi soggetti sociali, ma prende la forma di volta in volta delle situazioni sociali, rivendicative, alienate, sostanzialmente perdenti nelle quali di volta in volta viene a trovarsi. L'aliena­zione crescente genera frustrazione, impotenza e rabbia repressa. L'Autonomia è rabbia espressa. Rivendicazione impotente che prende una forma e si esprime. Per questo è incomprensibile, come non è collocabile, se non genericamente, la «corte dei miracoli» nella Parigi del '600. Sconfina nel teppismo di cui spesso si colora perché anche il teppismo nasce dal senso di rivolta e di  impotenza genera­te dal sistema. Potenzialità liberate, contro potere effimero in quanto temporalmente e toponomasticamente delimitato. Non a caso vive di situazioni create da altri e nelle quali si tuffa come un qualsiasi parassita. È nella sua forma ultima, alienazione e transizione, soggettività e impotenza. In attesa che l'evolu­zione del processo muti le condizioni e riaccenda una lotta di classe che ha ora perso i suoi connotati proprio perché i rapporti di produzione, almeno per ora (un «per ora» che può durare cento anni) si vanno spostando dal livello nazionale al livello internazionale.

 

[insofferenza] - La transizione genera anche l'insofferenza per il mdp. L'insofferenza genera la spinta verso il nuovo. È il caso della vicenda italiana degli anni '93 e '94. Ma non solo di quella.

In breve. Al gradino superiore, alienazione e transizione. Al gradino inferiore, soggettività, impotenza e insofferenza. Soggettività, impotenza e insofferenza, spingono al cambiamento. È la forma presa dal processo di transizione. Processo che spinto dalla soggettività è in sé oggettivo.

 

[transizione  e pax americana - 2] - Anche a livello internazionale il discorso non cambia. Le mie note di politica internazionale sono ferme. I fatti da registrare - per importanti che siano - non sono sintomatici. La soluzione dei problemi fra Arabi e Israeliani, la guerra in Bosnia, la probabile in­vasione di Haiti, il rapporto fra le due Coree  sono nello stesso tempo la «pax americana» che si estende e una serie di momenti della transizione. Più importanti i movimenti all'Est. O certi fatti di costume all'Ovest. L'esperienza dell'Onu come tentativo di governo mondiale. Ma inutile cercare di capire, al di là della transizione come movimento generale, cosa accadrà nei prossimi anni, in quali modi, in quali tempi.

Forse sarebbe necessario avere un maggior numero di notizie. Più minuziose e più attendibili di quelle che si riesce ad avere.

Sicuramente  una analisi economica condotta con strumenti concettuali corretti (come si faceva al Docest - centro di analisi economica dell'Eni) sarebbe più proficua e in grado di fornire indicazioni maggiori.

 

[sotto il profilo della transizione - 3] - Visto sotto il profilo della transizione,  il processo internazionale presenta pochi punti di riferimento.

1° – Linee di sbocco dello sviluppo economico (concentrazione – espansione finanziaria – lotta per i mercati – processo di internazionalizzazione).

2° – Linee tendenziali dello sviluppo politico e sociale. In primo piano:

a) – L'evoluzione nei paesi ex comunisti e comunisti.

b) – Rapporto fra paesi sviluppati e paesi del sottosviluppo (e in via di sviluppo).

c) – Rapporto fra sviluppo della coscienza e evoluzione della falsa coscienza.

aa) – Rapporto fra pensiero scientifico, pensiero religioso e pensiero comune.

bb) – Rapporto fra pensiero logico - matematico e pensiero dialettico. Fra pensiero positivista e pensiero marxista.

3° – Assestamenti regionali e linee di sviluppo della concorrenza economica da un lato e assestamenti politico-militari dall'altro.

[1995]

 

[ancora sulla transizione - 4] - I segni di crisi del mcp si fanno sempre più evidenti. Il crollo finanziario del Messico aumenta l'instabilità dei mercati – oltre a creare seri problemi regionali (California, per esempio) agli SU. Il caso italiano è a sua volta un sintomo della gravità del momento. Non esiste un solo posto in Occidente dove la situazione non sia malata, per un verso o per un altro. Il rapporto tecnologia avanzata - disoccupazione lascia intravedere un passaggio importante del mdp del quale tuttavia sfugge il fine. Cioè il senso, cioè lo sbocco.

Aggiungere l'instabilità sociale generalizzata, le guerre etniche, l'agitazione religiosa, eccetera. La lettura del Lmd rende bene il senso della transizione. Ovunque mutamenti e assestamenti. La Cina, per esempio, fra sviluppo e disastro economico e sociale nelle campagne. Le regioni asiatiche della Russia che dipendono economicamente dalla Cina. Il Giappone in difficoltà. Indietro nella organizzazione del sw. L'avanzata del Ciber e le questioni poste dalle reti - e dalle autostrade telematiche - che infrangono i limiti spazio-temporali. Non esistono confini geografici all'organizzazione elettronica. Il tempo reale riorganizza i processi umani temporali.

Tempo 50 anni e il mondo sarà altro.

 

[dove va la transizione? - 5] - Verso la fusione fra forme socialiste e forme capitalistiche. La tensione fra queste forme proseguirà ancora a lungo. Le faglie del processo generale (le strutture economiche profonde) si muovono e alla superficie si passa da un terremoto all'altro.

 

[borghesia internazionale & processo economico] - La borghesia internazionale non controlla più il processo economico e finanziario. Le banche centrali non riescono a pilotare le quotazioni dei cambi. I cambi non reagiscono al variare dei tassi di sconto. Due leve del controllo finanziario internazionale stanno saltando.

I fenomeni si generalizzano. Sostiene Massimo Riva (Rep 6.03 '95) che per ottenere un qualsiasi risultato ci vorrebbero variazioni spettacolari dei tassi di sconto. Gli interventi sempre più massicci (cfr Marx). Sempre più massicci e sempre meno efficaci. E pericolosi. Manovrare i processi finanziari attraverso l'intervento considerevole dei tassi di sconto non è più possibile. I tassi di sconto influiscono sull'economia reale, sulla produzione e sull'inflazione.

Nel medesimo tempo le vicende del Credito Lionese (Lmd marzo '95) indicano il deteriorarsi della componente legale dei grandi commis della borghesia internazionale. In realtà lo scontro per l'assestamento in corso fra le borghesie nazionali va di pari passo con il deterioramento del processo economico - finanziario. La difficoltà di controllarlo è la forma presa da questo deterioramento. La sua evidenza.

 

[criminalizzazione del modo di produzione capitalistico] - La tesi di Lmd è che i poteri criminali fanno sempre più parte del sistema di potere. L'équipe di Lmd pencola tutta su Foucault e l'interpretazione del «potere» quale struttura portante dell'organizzazione umana. In realtà il potere è una delle forme prese dal processo generale (4PP). La più evidente. E la concorrenza capitalista ne prende spesso la forma. Essendo uno scontro, segue le norme di tutti gli scontri. È guerra. La liceità della guerra è decisa dai vincitori della guerra. Questa liceità è oggi una liceità capitalistica. Ma siccome la liceità capitalistica è anche ideologia – strumento della riproduzione del modo di produzione, ne maschera e ne nasconde il vero processo. Come la produzione di lusso è essenziale al modo di produzione, così lo è l'intreccio criminale. Lo è sempre stato. A tutti i livelli. È lo sfruttamento che cela in sé la criminalità. È la concorrenza che cela in sé la criminalità. E la criminalità si estende naturalmente con l'estendersi del mdp. Si approfondisce con l'approfondirsi del mdp. È in un certo senso la sua sostanza e la principale spia della alienazione prodotta dal mdp.

Economicamente non esiste concorrenza senza violenza e ricatto oggettivo, senza morte e distruzione dell'altro, eccetera. I limiti di questa violenza sono fittizi. Non esistono in natura. Né c'è natura sociale che li determini. I limiti di questa violenza sono dati esclusivamente dal camuffamento ideologico della violenza. Qui la contraddizione. Più la violenza è camuffata e negata più la sua evidenza traspare ed emerge dalle pieghe del processo di produzione e di distribuzione e appropriazione della produzione. Ora nella misura nella quale il mdp si afferma, la violenza esterna, quella visibile, si attenua. La società la avverte di meno perché codificata, entrata nel costume, nelle regole, nelle leggi. Il fatto che la sua evidenza cresca indica come crescano le contraddizioni del mcp.

Una di queste contraddizioni è fra la crescente socializzazione della produzione e la sua appropriazione di classe.

Fa parte del fenomeno la massiccia presenza degli «specialisti» nei livelli alti della gestione sociale. Si governa, si legifera, si gestisce in nome della scienza e della matematizzazione del mondo. (I sondaggi ne sono un aspetto). Una delle fonti della legittimazione borghese è il sapere (vai a @DS). Il diffondersi del sapere e dei risultati della ricerca scientifica nella produzione materiale e sociale è una delle forme più chiare della socializzazione della produzione.

 

[crepuscolo della democrazia borghese] - Il giornalista danese Martin Burckardt corrispondente dell'Information, sostiene che l'Italia ha sopra di sé gli occhi di tutto l'occidente avanzato «poiché rappresenta in modo più acuto, più evidente, la crisi che tutti i paesi occidentali vivono». Crisi delle istituzioni, crisi di fiducia e credibilità della politica e della classe dirigente sospettata di corruzione e di preferire il proprio particolare all'interesse collettivo.

 

[Crescita dell'alienazione del sistema] - La bomba di Oklahoma e gli attentati in Giappone.

 

[Capitalismo e riformismo] (18.9.95) - Svolta del partito laburista e decadenza della situazione economica in GB. In dieci anni i conservatori hanno distrutto la sinistra inglese. Con tutti i mezzi, non esclusa la diffamazione attraverso le compagne di stampa. Nello stesso tempo hanno cambiato la faccia alle strutture produttive dequalificandole e dequalificando con loro gli operai.

La tesi è che l'organizzazione sindacale dello stato imbriglia il mercato, mantiene artificialmente alti i salari, impedisce la libera concorrenza della mano d'opera diretta a un ridimensionamento in basso delle remunerazioni operaie.

Un attacco teorico allo stato riformista e al partito laburista obbligato ad adeguarsi.

Nel medesimo tempo l'Europa si va germanizzando. Resistono un po' tutti. Gli inglesi, i francesi, gli americani. Ma il processo sembra irreversibile. Problemi possono nascere con i russi. La guerra in Jugoslavia è un'anticipazione di questo problema.

Questo per quanto riguarda la geopolitica. Per quanto riguarda la trasformazione del modo di produzione, il capitalismo trionfa nel momento stesso in cui è alle corde. La concentrazione economico - finanziaria continua, il proletariato esterno cresce, il saggio di profitto cala, e via marxisteggiando. L'esperienza dell'Est avrà da dire la sua. Ma trasformata. E la trasformazione avverrà all'interno del mondo capitalista.

 

[dove va la transizione? - 6] - Sul Corsera del 9.11.95, Luciano Canfora scrive un articolo il cui titolo è «Ma dov'è finita la fine del comunismo?». Ed elenca lo scontro polacco che vede un comunista vincente, i risultati elettorali di Stalingrado, i risultati elettorali di Berlino Est, la minacciata vittoria comunista in Russia. Dove va la transizione? Canfora si chiede se quei regimi - i regimi comunisti - non poggiassero su un consenso popolare più largo di quanto fosse stato supposto. Direi,  di quanto la borghesia internazionale andasse raccontando.

 

[dove va la transizione? - 7] - Dicembre 1995. I comunisti vincono le elezioni in Russia. La stampa borghese internazionale si scatena. Vince la protesta, è la parola d'ordine.

In realtà vince quel modo di produzione. Fallito militarmente si afferma come struttura economica particolare proprio nel momento stesso che vede il modo di produzione capitalistico occidentale dibattersi in grandi difficoltà.

Questo non significa che il modo di produzione che era stato abbozzato in Urss non debba essere radicalmente rivisto. A resistere sono state le sue strutture. Ovunque dove esso si era affermato. Affermato più che imposto.

 

[dove va la transizione? - 8] - La Francia contro il rigore economico. Settimane di scioperi bloccano Juppé. L'Europa resiste allo smantellamento dello stato sociale. È possibile? Maastricht rappresenta la «necessità» dell'Europa capitalista per affrontare la realtà del mcp. Il capitalismo dal volto umano o sociale - che ha caratterizzato la socialdemocrazia europea per 50 anni - è in via di fallimento. Anche l'altro, tuttavia. Il capitalismo selvaggio stenta ad affermarsi. Trova resistenze in Europa come nel Nord America. In altre parole nel mondo occidentale.

Esiste un'alternativa? No. L'alternativa rimane quella di un modo di produzione di stampo socialista. Come quello sperimentato all'Est?  Fallito quello, in via di fallimento questo. La soluzione sarà una sintesi? Una neg-neg? Potrà essere nel superamento - conservazione di questo con quello in una prospettiva di forte coscienza e tensione sociale? Coscienza sociale oggi ai primi stadi. Lontana, molto lontana, dal suo compiersi. La transizione durerà ancora a lungo.

[1996]

 

[la politica langue] (Venerdì, 29 marzo) - Gli appunti di politica in generale, languono. Cosa scrivere di queste elezioni, per esempio? Cosa accade in Russia? Dove vanno gli SU? E l'Europa? E l'Estremo oriente? Cina e Giappone? E l'India? E i latino americani? Chi riesce a cogliere il senso profondo del periodo? Il suo farsi così lento e convulsamente tranquillo

E anche, la cultura? Chi fa cosa? In realtà il mondo traversa un periodo grigio. Come tutti i periodi di decadenza nei quali il nuovo si afferra con difficoltà. O se si afferra, come lo aveva afferrato Marx cento anni fa, si scivola nella lentezza esasperante della transizione. Lentezza che il progresso tecnologico, per qualche verso tumultuoso, non attenua.

 

[il sistema comincia a fare acqua] (marzo - da una corrispondenza di F. Colombo Rep) - Negli SU spunta il «benessere sociale». Esiste un rapporto fra espansione finanziaria e benessere sociale? La disoccupazione negli «States» è bassa. Solo il 5,7%. Tuttavia "l'incertezza domina la manodopera americana, un sentimento di precarietà dell'impiego e di diminuzione del livello di vita". Certo se la precarietà dell'impiego non viene compensata dal livello di vita, salta uno dei punti forza dell'economia occidentale. Oggi un lavoratore americano guadagna circa 20 mila dollari l'anno, pari a 30 milioni di lire. Peggio di quattro anni fa  (Rep 4.03 - A&F). Si forma una testa di ponte per una nuova riflessione sull'economia del socialismo reale che garantiva il pieno impiego. Certo a scapito del tenore di vita. E della produzione.  Della produzione.  Questo è il punto. Ci vorrà tempo perché questa riflessione si faccia strada. Per ora se ne fa strada un'altra. In un certo senso più pericolosa. La tesi è di Pat Buchanam. Il lavoratore americano vittima dell'avidità delle grandi aziende. Le grandi imprese sotto la spinta della competizione internazionale, licenziano senza scrupoli. Perché la cura dimagrante aumenta la produttività, riduce i costi e massimizza i profitti. Massimizza i profitti. Oggi la produzione industriale prende sempre più la forma di produzione di capitale finanziario. Un'azienda non vale per quel che produce. Vale per quel che rende. E allora? Aumentare la produttività, ridurre i costi e massimizzare i profitti non è il motore del mcp? Qualcosa sta cambiando se Robert Allen, presidente dell'At&t rischia il posto in seguito all'annuncio di 40 mila licenziamenti (Rep 4.03 - A&F).

Il discorso non è, tuttavia, così semplice. Il mcp  deve  aumentare la produttività e ridurre i costi. Questa la sua missione storica. Il problema è nei profitti. Nel medesimo tempo pieno impiego e bassi costi (Urss) non possono essere realizzati a spese della produttività. La questione è nella crescita culturale della coscienza. Crescita dalla quale sono lontani ambedue i sistemi.

Nemmeno la nascita del «terzo settore» risolve il problema. Ma in un certo senso lo avvia.

 

[del non profit il terzo settore] - Il terzo settore (fra Stato e mercato), la cosiddetta attività «non profit», è costituito da quell'esercito di volontari (893 gruppi in Italia) (cfr Rep 4.03) occupati gratuitamente nel sociale.

In quale misura può essere considerato uno dei passi del 4PP verso l'individualità? Quel tipo di coscienza che permette all'individuo di realizzarsi attraverso gli altri? La solidarietà quale strumento della propria realizzazione. Si tratta di un inizio necessario, ma non sufficiente. Non sufficiente se non integrato dalla coscienza. Coscienza che è soprattutto cultura, mediazione, riflessione. Ora il pensiero mediato e riflessivo può anche nascere sulla spinta di bisogni emotivi quale la solidarietà. Non è un passo da poco sulla strada del 4PP. Ma ha bisogno di strumenti intellettuali, cioè culturali. Questo il passaggio più difficile.

Nel 4PP il rapporto fra bisogno (emotivo) e coscienza culturale è strettamente dialettico. Il «superamento-sintesi» cade dalla parte della coscienza culturale. Contrariamente a quanto si racconta oggi, l'emotività si imbeve dei processi culturali. L'emotività è energia pura. Energia che prende la forma dello sviluppo intellettuale. Vero che la cultura rimane - naturalmente - legata al mdp.

 

[mendras, la francia , la transizione, la soggettività] (15.04) - Finisco il libro di Mendras sulla seconda rivoluzione francese, avvenuta nel secondo dopo guerra a partire dal 1945. Lo trovo ricco di notizie e di analisi particolarmente utili per affondare lo sguardo nella transizione. Utili anche per un confronto con il processo italiano. In Italia studi di questo genere mancano. Non solo di sintesi come questo di Mendras ma anche parziali che sono poi quelli che hanno permesso a Mendras di tentare una sintesi.

[4pp transizione] - Per quanto riguarda la transizione emerge l'affermarsi della soggettività. Processo cominciato nel Rinascimento (anzi nel Duecento) come Mendras individua. Ora la soggettività si scioglie nel sociale, lo caratterizza e lo organizza. Ci sono appunti mm sull'argomento scritti circa dieci anni fa. L'affermarsi della soggettività, un passaggio obbligato all'individualità marxista. Mendras, naturalmente, non coglie questo aspetto. Sociologo positivista quale è, non potrebbe. Ma descrive, coglie con acutezza l'impastarsi dell'indivi­duo con il sociale. La loro reciproca azione. Attraverso la sua analisi l'individualità si intravede. Acuto anche nell'individuare e descrivere il trapasso di una forma nell'altra. L'essere e il nulla delle varie forme che succedonsi portano avanti il processo. Peccato che in Mendras non ci sia questa consapevolezza dialettica e materialista. Possedendone gli strumenti il suo lavoro sarebbe stato ben più profondo.

 

[l'homo sovieticus] - Vladimir Bukowski  (La stampa 19/5/96) sostiene che il vero vincitore della guerra fredda è l'homo sovieticus. Scrive: "L'aspetto più deprimente del mondo comunista è che sia rimasto sovietico in un modo tanto rivoltante, nello stile e nella sostanza."  E via di seguito.

 

[rivoluzione] intorno al concetto di ... - SRF di Madras - Evoluzione del concetto di rivoluzione. Da «cambiamento improvviso e violento nella politica e nell'ordinamento del­lo stato» a «cambiamento improvviso e profondo nell'ordinamento sociale e morale» /9/.

 

[rivoluzione italiana] - Accettando la seconda accezione si può ipotizzare che in Italia sia tuttora in corso una rivoluzione? Cominciata con le elezioni del 1992 e proseguita con Mani pulite. A partire dalle elezioni del 1995 e dalla vittoria della destra di Berlusconi (e Fini) prende corpo il tentativo di fermare il processo di rinnovamento in corso.

Da quel momento in poi questo il terreno dello scontro.

Ora, nonostante lo scontro, il cambiamento avanza? Possibile fermare il processo? La tradizione italiana dice sì. Possibile fermarlo. Anzi caratteristico del paese fermare i processi evolutivi. Il processo fu arrestato nel '200 quando il papato riuscì a bloccare prima Federico II di Svevia, poi Federico II D'Aragona tesi alla costituzione di uno «stato» italiano. Primo esperimento di stato nazionale in Europa. Fu arrestato nel '500 dalla Controriforma e dalla conseguente ricostituzione della rendita agraria. Sempre da parte del papato. Nei secoli successivi l'opposizione alla trasformazione delle strutture feudali in strutture capitalistiche  combatté  tenacemente lo sviluppo. L'opposizione cattolica e gli interessi economici che si organizzano al suo interno o vi si alleano, riesce a sviluppare una costante e pervicace azione ritardatrice, rozza, priva di ogni inventiva, culturalmente povera e arretrata, ma decisa e spregiudicata . È anche vero che di fronte all'avanzata della rivoluzione borghese, i ceti dirigenti italiani hanno resistito ma non hanno potuto opporglisi, se non frenando il processo e distorcendolo. Tentativo pienamente in atto ancora oggi.

Il rapporto rendita, profitto, lavoro con le relative lotte e alleanze è la forma presa dalla opposizione al processo di modernizzazione messo in atto dalla spuria borghesia cattolica italiana.

Mai come oggi lo scontro fra le «classi della rendita» e le «classi della produzione» è venuto allo scoperto. In un articolo apparso sulla Stampa di martedì 26 marzo 1996, Gad Lerner individua inconsapevolmente alcuni momenti di questo scontro. La Sinistra non è alla conquista del Centro come egli dice. La sinistra cerca alleati nella borghesia e nei ceti medi per costruire l'alleanza profitti - salari. In questa operazione si scontra ancora una volta con la Rendita. Con quelle classi che meglio la rappresentano come la Distribuzione italiana che non è ancora riuscita a capitalizzarsi e quei ceti produttivi intermedi (piccola e media industria) che non hanno afferrato bene il senso della logica capitalistica e considerano ancora il proprio profitto impropriamente come una rendita. Si scontra con quelle zone piccolo e medio borghesi che servirono già come massa di manovra al fascismo. D'Annunzio ne interpretò umori e aspirazioni. Borgese le descrisse (in Rubè). Non a caso Lerner individua - alla fine del suo intervento - la «politica della concertazione» quale reale obiettivo della rivolta dei commercianti e della politica della destra. La politica della concertazione, come egli la chiama, è appunto il tentativo di alleanza profitto-salario. Anche la svalutazione fa parte della politica della rendita. Come la mafia, i vari cobas, e quanto di corporativo sopravvive nel paese.

Lo scontro quindi è socio - economico. La conquista del «centro», un modo di presentare lo scontro.

 

[dove va la transizione? - 9] - La transizione durerà ancora a lungo. E si risolverà all'interno del mcp. Questo dovrà completare il suo ciclo storico. Aumentare la produzione. Le nuove tecnologie stanno già favorendo lo sviluppo del­la individualità. L'esperienza dell'Est darà una mano. Indicando una serie di soluzioni sia nella produzione sia nei rapporti di produzione di cui l'Ovest è carente.

Prende anche consistenza la previsione giapponese secondo la quale con gli elaboratori si sarebbe tornati a una forma attiva e razionale di rapporti con la realtà. Dalla passività delle immagini (cinema, fumetti, televisione) al coinvolgimento intellettualmente attivo della scrittura. La vera novità di Internet è qui. La gente di Internet, scrive, pensa, domanda, risponde, si interroga, si informa, eccetera.

 

(continua in Note di economia e politica > ‘97-‘99 - sulla transizione vedi anche @TRAN - @MT - @CRAP)

 

 

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Note di economia e politica > Dal ’94 al ‘96” [#94-96]

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