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Dal ’97 al ‘99

[1997]

 

[transizione – globalizzazione - 10] - La globalizzazione sarebbe la conseguenza della tecnologia dei trasporti e della comunicazione. Ma, sostiene De Cecco (Repubblica – A&F del 17.02.97), è anche la strategia politica dei paesi al centro dell'economia finanziaria internazionale. Stati Uniti e Gran Bretagna. Questi cercano di mantenere i vantaggi conquistati in passato. Un fenomeno e un sistema già conosciuto dalla storia. Praticato, per esempio, fra il Cinquecento e il Seicento dalle repubbliche italiane, allora al centro del sistema bancario internazionale.

La mondializzazione impone - cerca di imporre - un'unica logica economica. Attraverso la quale regolare e rendere coerente l'intero sistema. Una coerenza di cui si serve l'imperialismo SU per consolidare la propria supremazia e rafforzare le proprie strutture economiche e finanziarie.

Ora è necessario capire se la globalizzazione dell'economia e la mondializzazione della cultura (il «pensiero unico» del Lmd) non faccia parte della logica interna del capitalismo nella fase attuale.

E se il «capitale» stia adempiendo alla sua «missione storica» oppure no.

Primo compito di questa missione è unificare il pianeta. Farne il soggetto assoluto dei processi. Processo in sé.

Il secondo compito è obbligare l'umanità alle regole di quella efficienza produttiva necessaria alla produzione allargata di beni. Condizione indispensabile per uscire dalla «vecchia merda».

Sul piano economico questo discorso ha una sua ragione di essere.

Trova il suo limite nel modello culturale attraverso il quale si articola. Nell'alienazione crescente prodotta dal mdp. Nella assenza di alternative alla «necessità» del processo indicato come unico e insostituibile.

Questo è il punto. L'esperienza del socialismo reale, battuto politicamente ed economicamente, viene fieramente osteggiata nel tentativo di cancellarla dalla storia. Quando quell'esperienza c'è stata e seppure vinta non è socialmente e culturalmente superata.

Il terreno del confronto è la Germania dell'Est. Qui hanno sperimentato sia il sistema del socialismo reale, sia il sistema del capitalismo reale.

 

[la germania dell'est] - In Germania i cittadini della estinta Rdt si chiamano «Ossis». Ebbene gli Ossis non sono affatto felici della loro nuova condizione democratica e capitalista. E cominciano a rimpiangere alcuni aspetti della loro esperienza passata.

Per prima cosa stanno sperimentando l'ipocrisia e la violenza della mentalità occidentale creata dal capitalismo reale. La volontà di distruggere e criminalizzare il comunismo è palese e sotto molti aspetti ingiustificata. A questa volontà non corrisponde la speculare volontà di distruggere l'esperienza nazista. Così un mese di detenzione nelle carceri della Rdt vale 550 marchi mentre un mese trascorso nei campi nazisti vale 150 marchi. Si tratta di una valutazione economica che sbocca in un giudizio morale e ideologico. Il comunismo peggio del nazismo. Semmai ve ne fosse stato bisogno questo conferma la vocazione fascista della borghesia occidentale nel suo complesso. Vocazione che in Germania ha precise conseguenze pratiche. In nome della criminalizzazione del comunismo reale i Wessis scalzano gli Ossis dai loro ruoli quando non li scalzano dalle loro proprietà per occuparle loro.

In queste condizioni il confronto dei valori si fa incalzante. All'Est il denaro non era tutto. Non era niente, come avrebbero voluto. Ma "Il nostro capitale consiste precisamente nella nostra esperienza del ruolo secondario del denaro", dichiarano. Così la «dittatura del denaro» sostituisce la dittatura politica. È più spietata di quella. E più infamante. Priva come è di una ragione, di una logica di sviluppo umano, di ogni pratica di sviluppo sociale. Eccetera.

In realtà non è esattamente così. La logica dell'accumulazione capitalista spinge alla logica della produzione allargata e all'unificazione progressiva (globalizzazione) del genere umano. Qui si incontra la riflessione sulla transizione, sui suoi significati, sulla sua direzione e sul suo sbocco. Sbocco che non potrà ignorare l'esperienza del comunismo reale.

Infatti. "Credo che alla fin fine, eravamo più liberi nel sistema del totalitarismo collettivo che nella società attuale". "Il nuovo sistema è repressivo quanto il vecchio. La censura rimane presente. I Wessis (i tedeschi dell'Ovest) non si rendono neppure conto della poca libertà che gli rimane". Ed ancora. "La mia impressione è che, nonostante tutto, si era più liberi prima" (da una raccolta di scritti e interviste degli Ossis /cfr Lmd febbraio 1997).

In particolare le donne. "Le prime vittime della svolta sono le donne". Abituate a lavorare, le donne non sopportano di dover tornare a fare le casalinghe, spiegano le tedesche dell'Est. "Avevo una professione", dice un'altra, "adesso ho un job".

Come meravigliarsi poi che "i tedeschi dell'Est sono intimamente convinti di essere migliori dal punto di vista umano" e soltanto il 30 per cento si dice, sono dell'opinione, che la democrazia (occidentale) non sia la migliore forma di stato. La critica a questa democrazia si fa serrata. Lo sconforto profondo. La nostalgia emerge con prepotenza. D'altra parte, come dicono, hanno avuto la "«fortuna» di essere vissuti in entrambi i sistemi", quindi sono "in grado di paragonarne i vantaggi e gli inconvenienti".

 

[comunismo reale e capitalismo reale] - La riflessione e il confronto fra i due sistemi si imporrà lentamente. Il comunismo reale è stato un modo di produzione. Scomparso? Ed è il capitalismo reale che sarà integrato e corretto dal comunismo reale o sarà il comunismo reale che andrà integrato e corretto dal capitalismo reale?

Ancora. L'egemonia del denaro o è il risultato distorto della produzione capitalista o assolve a una funzione precisa. Lo scambio assoluto e generalizzato che prelude allo scambio assoluto e generalizzato delle individualità.

 

[ancora globalizzazione] - Howard Machin, direttore dell'istituto europeo della London school of economics and political science  ha organizzato a Londra (7 maggio) un dibattito fra Financial Times e Lmd sul tema della mondializzazione. Le Monde diplomatique del giugno '97 ha pubblicato alcuni estratti degli interventi. Sia le prese di posizione a favore dei mercati sia quelle contro sono caratterizzate da forti dosi di idealismo. Appaiono soprattutto come delle dichiarazioni di fede e di intenti, sorrette da dati utilizzati a favore dell'una o dell'altra tesi. Gli uomini del mercato e della globalizzazione invocano la crescita della produzione e la spinta che la nuova fase capitalista fornisce all'intera economia internazionale. Gli uomini contrari ai mercati e alla globalizzazione denunciano i costi umani del processo.

I primi sono chiari nel loro intento di supporto allo sviluppo del capitale sia come sia, avvenga come avvenga. Gli altri si oppongono. E basta. La loro si limita a essere una azione di denuncia. Non c'è il coraggio e la riflessione sull'esperienza dell'Est. Anzi si tende a denunciare il «pensiero unico» neocapitalista come un pensiero che ricalca l'esperienza stalinista del comunismo reale. Su cosa sia poi stato il comunismo reale (un modo di produzione? O cos'altro?) nemmeno un pensiero, una analisi, un tentativo di analisi. Un'operazione intellettuale così al di fuori della storia (in nome delle sofferenze che lo sviluppo umano infligge all'umanità) quanto meno fastidiosa.

 

[la sinistra internazionale] - D'altra parte questa è la posizione della sinistra internazionale. Una posizione utopica. Come tale destinata al fallimento. Se questa sinistra non recupera il marxismo e affronta i problemi del comunismo reale - compreso quello del suo fallimento - sarà triturata dal mcp ultimo modello senza nemmeno rendersene conto.

 

[ancora globalizzazione] - Certamente più pregnante è il libro di Hans Peter Martin e Harald Schumann {TDG} dal titolo «La trappola della globalizzazione». La teoria dei mercati (il «pensiero unico» di Lmd) porta l'umanità verso la rovina. Il capitale e per esso il capitale finanziario è l'unico soggetto dell'attuale periodo storico. La sua legge - il profitto - sovrasta ogni altra legge, individuale o statale che sia, umanitaria o democratica. Questo capitale detta le regole - non scritte - della sua crescita e della sua concentrazione. Di ogni altro principio fa strame.

Nulla da dire. E allora? Siamo alla fine del mondo? Il futuro è quello anticipato dai romanzi e dai film di fantascienza apocalittici? Esiste un'altra chiave di lettura che permetta di capire il fenomeno e, capendolo, di «raddrizzarlo» o prepararne l'alternativa quando il suo processo si sarà esaurito?

Niente di tutto questo.

 

[globalizzazione - elementi per una riflessione]  

Razionalizzazione del sistema. Dice Jacob che tutti i sistemi biologici tendono all'economia del sistema. La globalizzazione è un processo di economizzazione del sistema.

Il sistema è spinto dagli interessi strategico e finanziari inglesi e americani (De Cecco).

L'abbattimento delle barriere e dei vincoli fa parte del processo di avanzamento dell'organizzazione sociale umana.

La G. sposta il confine fra nazioni ricche e nazioni povere. Passa attraverso i confini dei paesi avanzati.

Unifica la classe sfruttata del pianeta.

Mette le masse sfruttate del «mondo esterno» ai paesi sviluppati in concorrenza con le masse dei paesi avanzati.

La G. favorisce il sistema di concentrazione capitalista e ne è il risultato.

Corrode i ceti medi.

Provoca la trasformazione del sistema di massificazione.

La G. va nella direzione prevista da Marx. Allargata a livello mondiale.

Spinge il sistema alle sue estreme conseguenze.

Altro.

La direzione centralizzata dell'economia è fallita con l'Urss.

Un'economia centralizzata non può avere successo se non è accompagnata da una progressiva crescita della coscienza collettiva.

È possibile che dopo la G. e attraverso la G. lo sviluppo economico inneschi lo sviluppo culturale quale necessità assoluta e prossima tappa  dello sviluppo umano (agosto 1997).

 

[transizione - 11] - Fine ottobre 1997. A distanza di un anno dalla crisi messicana, scoppia la crisi dei paesi del Sud-Est asiatico. Crolla Hong-Kong. La Cina la difende. Tuttavia la ripercussione travolge Wall Street. L'indice Dow Jones perde il 7,2% (554 punti) (27.10. '97).

La crescita del sistema rallenterà. Le tigri asiatiche si sono mostrate di carta. Le banche giapponesi coinvolte. Il Giappone più debole di quanto appariva.

Si tratta di una crisi di crescita del sistema (mcp) con il conseguente approfondimento delle contraddizioni che lo accompagnano e lo caratterizzano?

Leggo sul Sole–24 ore (10.2.98) che al World Economic Forum di Davos si è parlato di virus del capitalismo. Virus battezzato «crony», cioè «delle consorterie».

 

[transizione - globalizzazione - 12] - La crescita dell'area occidentale capitalista presenta due conseguenze alternative dello sviluppo. Bassi salari (SU) o disoccupazione (CE - Comunità europea).

• Gli organismi internazionali che prefigurano in qualche modo un governo mondiale sono quelli economici. Fondo monetario internazionale soprattutto.

 

[strategie politiche e elettorali] - Anche dal congresso (??) dell’Spd tedesco non emerge alcuna linea fra le due anime del partito. La tendenza ormai è di giocare su tutti i fronti allo scopo di catturare la parte più larga dello spettro elettorale. Insomma un siste­ma del tipo democrazia cristiana prima repubblica in Italia.

 

[1998]

 

 [Transizione - 13] - Elementi della transizione. Concentrazione del capitale. Globalizzazione del capitale. Informatica. Trasformazioni sociali nei paesi avanzati (verso l'individualità? - vedi @INDIV1).

Creazione delle banche dei poveri. Discussioni sul rapporto lavoro - tempo libero. Altro.

 

[nascita dell'euro] (Leggendo il supplemento economico del Corsera del 6.4.98) - La nascita dell'euro fa certamente parte del processo di globalizzazione. Nello stesso tempo si inserisce nella continuità del processo storico generale. Nasce l'Europa. Un'Europa di marca tedesca. La Germania che non è riuscita nel corso del secolo a unificare il continente sotto la sua bandiera con la forza delle armi sta riuscendo nel suo intento storico - qualcosa che somiglia al destino di un paese - sotto il profilo dell'unificazione europea. Da un punto di vista più generale ancora vi si può scorgere il progressivo deterioramento della supremazia SU cominciata nel 1970 con la fine delle parità decise a Bretton Woods nell'immediato dopoguerra. E il sorgere della nuova potenza tedesca nella forma dell'Europa unificata.

Quindi. All'interno della globalizzazione il processo storico procede seguendo le leggi che sono proprie di un 4PP ancora più generale → l'esaurirsi - o la fine - del neolitico.

 

[passaggio dal capitalismo renano al capitalismo anglosassone] (Leggendo il supplemento economico del Corsera del 6.4.98) - Il capitalismo anglosassone punta a ottimizzare la remunerazione del capitale. Gli azionisti sono il suo punto di riferimento. L'aumento della loro rendita, l'obiettivo. La nuova concezione è vincente. È parte integrante del processo globalizzante.

In cosa consiste questa svolta?

Potrebbe essere un errore scorgervi un semplice movimento finanziario. Solo una più forte egemonia del capitale finanziario. Questa egemonia c'è ma ha forti ripercussioni sulle strutture produttive. In primo luogo la concentrazione del capitale non è semplicemente finanziaria. Oltre al capitale finanziario si concentra anche il capitale industriale. Le aziende divengono sempre più grandi. In secondo luogo aumenta la produttività del capitale. Con la produttività del capitale aumenta anche la produttività del lavoro. In terzo luogo organizza al meglio la produzione e la struttura delle aziende. In quarto luogo le ragioni della produzione tengono sempre più conto delle esigenze del cliente. Sia esso il cliente finanziario sia esso il cliente consumatore. Più generalmente si estende la base della produzione nel senso che la produzione è più attenta alla soddisfazione della propria base consumatrice la quale a sua volta accentua un suo controllo indiretto sulla produzione. Anche le esigenze di trasparenza vanno in questa direzione.

Anche vero che si tratta di un ritorno in grande stile al capitalismo puro. Il capitalismo, vinta la sfida bolscevica e sovietica, elimina le pastoie del riformismo socialdemocratico e riprende la sua funzione primaria. L'accumulazione illimitata del capitale.

 

[governo globale] - La Nato braccio armato dei paesi occidentali. L'Onu ha solo un'incidenza formale, ma il principio resiste. L'economia gestita dai paesi forti. Per ora si va verso un controllo globale da parte dei paesi sviluppati. In questi paesi la base del controllo si estende. Una tendenza. Né si vedono altri sbocchi.

– Kofi Annan vuole una Corte internazionale indipendente dal Consiglio di sicurezza dell'Onu che sia competente per giudicare i genocidi e i tentativi di genocidio, naturalmente avversata dagli SU e dai paesi occidentali in genere.

 

[il xx secolo] - Quale è stato il senso del XX secolo? Hobsbawm non ce lo dice. Forse una estensione della base sociale. Certamente contrastata.

 

[la modernità] - Ict (Information and communication technology)  - Il fatto nuovo è che gli Stati Uniti non solo sono il più grande produttore di Ict ma anche il paese dove l’Ict, in tutte le sue forme, ha raggiunto la più alta diffusione e il più alto impiego, ormai a livello di massa nelle sue espressioni più avanzate.

Ciò cambia in modo profondo il comportamento della gente e porta verso una società sempre più aperta al nuovo, sempre più leggera, più rapida ed efficiente. I rapporti diventano più diretti e più semplici, i tempi morti si riducono ancora di più (da S 24 Ore di sabato 11 luglio).

 

[la comunicazione] - Sul 24Ore di sabato 11 luglio 1998 un'analisi del giornalismo internazionale mette in luce come profitto e comunicazione non si trovino sulla medesima linea di sviluppo. Dare un'informazione corretta riduce il profitto.

Probabilmente la lettura nel mondo - compreso il mondo sviluppato - non ha raggiunto la massa critica necessaria per farne un affare. Lo sviluppo intellettuale e culturale del mondo procede con lentezza rispetto alla velocità degli altri settori.

La questione prossima futura, benché nascosta, è lo sviluppo intellettuale, culturale e mentale dell'uomo. La qualità di questo sviluppo, la sua estensione, i suoi limiti.                                                                                                            

 

[sintomi di crisi] (agosto ’98) - Giuseppe Turani su Repubblica di domenica 22 titola il pezzo «Sull'orlo del baratro» e la sensazione del baratro c'è, è diffusa, temuta, esorcizzata. I fatti sono semplici. Uno dietro l'altra sono entrate in crisi le economie del Messico, dei paesi del Sud–Est asiatico (le tigri), il Giappone, la Russia e sono vicine alla crisi i paesi dell'America latina. Sul Messico si intervenne e la crisi fu scongiurata. I risparmiatori borghesi che forniscono truppe - sempre fresche - ai mercati, salvati e rassicurati. In Asia le crisi si sono ripetute. È il salvataggio che non ha funzionato così bene.

Il problema della borghesia internazionale è di sfruttare il mondo senza farlo crepare per collasso da sfruttamento. Operazione difficile, alla quale stiamo assistendo e il cui esito potrebbe risultare incerto. Comunque sicuramente non indolore.

(settembre ’98) (Corsera economia del 14/09) - David Roche individua la crisi internazionale come una crisi di capitali. La discesa dei mercati azionari (crisi del settembre) ha distrutto un valore di 1400 miliardi di dollari. Questa distruzione di ricchezza non permette il finanziamento delle economie in crisi dei paesi emergenti né dello sviluppo delle economie avanzate.

® Questo fa pensare che in mancanza delle guerre che sono state il vero motore della crescita occidentale del 1900 proprio per via dello spreco finanziario delle economie in guerra e dello sforzo economico e sociale a basso costo della ricostruzione, le crisi finanziarie coadiuvano o suppliscono alle distruzioni belliche. Le crisi, come le guerre, dispongono gli individui ai sacrifici e li sospingono verso una alta produttività a basso costo. –|

 

[russia settembre 1998] - La soluzione della crisi russa vede il ritorno dei comunisti al governo quale partito principale della Duma che appoggia Evgenij Primakov nuovo primo ministro.  Egor Ligaciov, ideologo del Pcus, pensa ad un ritorno dei comunisti riformati. "Vogliamo preservare il meglio del sistema sovietico e le soluzioni utili che sono emerse in questi anni. comprese alcune leve del libero mercato", dice. "C'è la proprietà statale, la collettiva, la cooperativa e la proprietà privata. Esisteranno insieme", conclude. Proprietà privata soprattutto nel commercio. Queste sono grosso modo le intenzioni dei comunisti di Zyuganov. Forse si guarda alla Cina. Ma si sta anche nell'ottica di ricostituire la confederazione di stati che andava sotto il nome di Urss. L'Occidente si opporrà. A meno che :::

L'evento può risolversi in un nulla. Può anche essere più significativo di quanto si voglia. Un passaggio. Verso cosa?

 

[la iperborghesia]  (Lmd settembre 1998) - Denis Duclos (sociologo, direttore del Centro nazionale per la ricerca scientifica di Parigi) annuncia la nascita di una super borghesia internazionale e ne descrive le caratteristiche. Si parte da una analisi intuitiva. Nel libero gioco del mercato planetario il capitalismo con la globalizzazione si autofagociterebbe. Per non correre questo rischio è obbligato a mantenere (remunerare) un vasto gruppo dirigente mondiale. Questo gruppo per sopravvivere deve organizzarsi e mimetizzarsi in classe. Se così non facesse quando il 90% del mondo dipendesse da loro, "noti padroni", questi vivrebbero nella paura di "una rivolta fatale". Questa la nascita in quanto classe, distinta tuttavia dai mega - patrimoni e dalle aristocrazie del denaro.

© Insomma non sono i proprietari del capitale bensì i suoi funzionari. Coloro cioè che gli permettono di esistere e di accrescersi.  -|

Le caratteristiche. Gioco infantile che consiste nel riconoscere al proprio fratello un oggetto del desiderio soltanto per poterglielo sottrarre. Spartizione dei posti chiave, di influenza e decisione rapida. Ha assunto il modello della classe danarosa americana e internazionale. Ma la sua provenienza è delle più eterogenee. Il suo modello economico resta quello americano. Come si può constatare in Russia e in Cina le finanze della iperborghesia non provengono dai profitti generati dal rischio imprenditoriale bensì da incarichi ben remunerati.

L'iperborghesia non si giustappone alle borghesie nazionali o regionali, le sostituisce.

Se per tenere in piedi questo nuovo tipo di modo di produzione conta la capacità di far funzionare il teatro mediatico accattivandosi le masse allora diventa normale che il presentatore televisivo guadagni molto più del professore universitario (che egli fa apparire e scomparire dal teleschermo ogni volta che lo ritiene necessario).

Ancora. Quando la circolazione prevale sulla produzione e la crescita netta diminuisce, ogni surriscaldamento si paga con un tracollo. La nuova borghesia non si regge su un'eccedenza durevole creata dall'economia di scala, bensì sulla spartizione di una torta il cui volume non cresce poi molto.

Altra caratteristica è che nel suo formarsi e nel rapporto con i gruppi della vecchia borghesia, la nuova va distaccandosi sempre di più dai ceti medi e giudica il rinnovamento culturale troppo costoso per una attività finanziaria dalla caratteristiche sostanzialmente predatorie.

 

[crisi finanziaria] (ottobre ’98) - La crisi finanziaria  raggiunge il cuore del sistema occidentale. Negli SU minaccia di fallire una grande società specializzata in derivati, l'hedge fund SU Ltcm, salvata dal governo per evitare il rischio di una crisi a catena delle banche più esposte (dichiarazione di Alan Greenspan, Governatore Fed, in un'audizione alla Camera SU). Anche la Merrill Lynch si dichiara esposta per due miliardi di dollari investiti in derivati. A loro volta le banche europee esposte per i prestiti commerciali concessi ai paesi emergenti 605.5 miliardi di dollari su un totale di1.015 miliardi. Situazione alla fine del '97.

Crollano le borse occidentali.

Qual è il senso di questa crisi nel 4PP? Perché proprio nei derivati? Qual è il senso dei derivati all'interno del processo finanziario?

Qual è il rapporto fra la crisi finanziaria del capitalismo occidentale e la tendenza russa di un ritorno almeno parziale a un'economia controllata? È soltanto una  situazione di sottosviluppo? O altro?

Belle domande.

(novembre '98) - La crisi lambisce il Brasile. Attraverso le borse e le banche la crisi si avvicina ai paesi occidentali. Primi gli SU. "Ma se gli Stati uniti sono in pericolo allora i rimedi si trovano" (Vaciago su Sole–24 Ore di dom 1 nov. 98). Forse la crisi ha superato il suo punto di maggior gravità.

 I rimedi si trovano ma non saranno efficaci. Secondo Davide Roche (Corsera E 9.10.89) si va verso una recessione. I crediti inesigibili assorbiranno vaste porzioni di capitale (le perdite potrebbero portare ad una contrazione di prestiti di oltre quattro mila miliardi di dollari pari al Pil del Giappone). Vanno aggiunti mille miliardi di dollari di investitori ad alto indebitamento. Con una possibile, probabile distruzione potenziale al 40% del capitale bancario mondiale.

Qualsiasi riforma seria porterà a una contrazione del finanziamento dell'economia. Questo per il Giappone. Ora le banche europee non stanno meglio. A differenza di quelle SU  mancano di sistemi di controllo dei rischi e sono sovraesposte nei mercati emergenti. A loro volta le banche SU hanno un leverage massiccio che non le mette al sicuro se l'economia mondiale comincia a perdere colpi.

Dunque riduzione del capitale di investimento, il danaro a basso costo non passerà all'economia ma si indirizzerà verso i titoli di Stato.

Morale → è recessione.

Anche Michele Salvati (Sole–24 Ore 11.11.98) non è ottimista. Le difficoltà che individua sono socio economiche politiche.

Si parte dalle caratteristiche che hanno seguito la grande espansione economico-produttiva del secondo dopo guerra. All'epoca dopo le politiche keynesiane stavano maturando fenomeni strutturali profondi.

Calo della produttività, riduzione del tasso medio di profitto accanto a una crescente internazionalizzazione dell'economia, a innovazioni tecnologiche rivoluzionarie e passaggio da un'economia industriale a un'economia terziaria.

Epicentro del fenomeno, il mondo.

Il fenomeno →

I paesi che hanno superato il grande boom dell'industrializzazione si trovano in una fase che tende a creare
o disoccupazione o ineguaglianze quando non tutte e due insieme.

Salvati propone politiche di natura redistributiva. I redditi di lavoro più alti in una qualche misura finanziano i redditi di lavoro più bassi. Eccetera. Poi si dice scettico sulla loro attuazione.

 

[è solo crisi  finanziaria?] - Questa la crisi. O meglio uno degli aspetti della crisi. Non c'è anima viva che riesca a capire cosa stia accadendo. Tanto meno come se ne possa uscire. E se se ne possa uscire.

Tutto torna allora in discussione? Il capitalismo ha esaurito la sua missione storica? E una volta portato il mondo sulla soglia della sua unificazione dovrà cedere il passo a qualcos'altro. Sia come sia ce ne vorrà di tempo.

 

[tecnologia e formazione sovietica] - In Israele gli ebrei ex sovietici stanno portando all'avanguardia mondiale l'industria nazionale del software dell'alta tecnologia grazie al know-how  tecnico e scientifico acquisito in Urss (Rep 11.11.98). Qualcosa non è chiaro sulla realtà sovietica. Il sistema buono. Cattiva la produttività. Pessima l'organizzazione sociale, la distribu­zione, la comunicazione. D'altra parte il software è alta tecnologia. C'era la formazione, c'era il know-how, mancava l'organizzazione, le condizioni. Mancava la libertà del sistema.

L'emulazione non ha sostituito la concorrenza.

 

[la concorrenza] - Una riflessione. È possibile che la concorrenza preceda l'emulazione. Rappresenti uno stadio più elementare ma necessario dello sviluppo generale, del processo generale, del 4PP.

Concorrenza, libertà e democrazia sono i tre livelli concreti raggiunti fino ad oggi. In realtà si tratta di tre piedi di porco per forzare la coscienza attraverso la pratica. Ci si scontra, si liberalizza, si apprende. La coscienza sia pur a livello immediato, si allarga. Vero che precipita continuamente nell'ideologia e nella falsa coscienza dalle quali, per qualche verso, si riprende. Certo tutto questo ha poco senso se non lo si cala nel processo economico. Nella sconfitta dei regimi dell'Est, nella vittoria del capitalismo. Nella crisi che il capitalismo sta traversando.

 

[crisi globalizzazione occidentalizzazione - 14] - La crisi e la globalizzazione marciano di pari passo con la trasformazione delle strutture produttive per via della rivoluzione tecnologica (telecomunicazioni, informazione, biotecnologie, nuovi materiali) che stravolgono i rapporti di produzione e la struttura sociale delle classi. All'interno del 4PP prosegue l'occidentalizzazione del mondo. Un processo cominciato con il mondo greco e ancora in corso.

(dicembre 1998) - I mercati finanziari non ne tengono conto ma gli economisti si dicono convinti che l'Occidente si trovi di fronte a una crisi vera e propria vicina a venire. Dipende dalla contrazione dei mercati dovuta alla crisi asiatica e ora sembra che anche il mercato interno SU si stia accartocciando su se stesso. Nel frattempo la borsa americana continua a gonfiarsi. Una bolla speculativa di grandi dimensioni destinata a scoppiare prima o poi. O forse a momenti?

Che tipo di crisi preannuncia? Totale, congiunturale, strutturale ma non finale? Si entra nel neo-capitalismo?

 

[crescita] - Una riflessione sul concetto di crescita (e di sviluppo). La crescita è 1. aumento della produzione, 2. crescita delle infrastrutture, 3. sviluppo delle nuove tecnologie, 4. aumento della produttività a) nel processo produttivo vero e proprio, b) del e nel tempo liberato.

[1999]

 

 [crisi globalizzazione occidentalizzazione - 15] - Alcuni dati. Dal Rapporto sullo sviluppo umano del 1998 - Onu. 1. un miliardo di persone non è in grado di soddisfare i bisogni elementari di consumo. 2. La spesa del 20% della popolazione mondiale è pari all'86% della spesa totale. 3. Negli ultimi 20 anni la quota dell'Africa sul Pil mondiale è scesa dal 5% all'1,5%. 4. Negli ultimi 30 anni 80 paesi hanno diminuito il proprio reddito pro capite. 5. Negli SU il 16,5% della popolazione vive in povertà, un quinto è analfabeta, il 13% ha una speranza di vita fino a 60 anni, 40 milioni di persone sono escluse dall'assistenza sanitaria e fra il '73 e il '95 la retribuzione reale dell'80% dei lavoratori è diminuita del 18% mentre quella dei dirigenti è salita fino al 65%.

 

[la crisi del còssovo e il fascismo delle borghesie democratiche occidentali] (marzo) - La «guerra» del Còssovo rappresenta un passaggio importante internazionale all'interno della globalizzazione.

Certo è il tentativo SU di aggirare le NU. Superarle e sostituirle con la Nato. La quale, contro il dettato del suo stesso statuto, si è arrogato il diritto di un intervento militare.

Appaiono anche con chiarezza - al di là di ogni altra considerazione - i tratti fascisti della borghesia internazionale. In particolare di quella americana.

La presenza dell'Urss garantiva anche la tenuta antifascista delle borghesie occidentali. Distrutta l'Urss, il fascismo ha via libera e riversa la sua ombra proprio sulle socialdemocrazie europee e sulla sinistra liberal nord–americana.

È il tratto più interessante. Conferma tutte le tesi sulla funzione dell'Urss - stalinismo incluso - nel secondo dopo guerra. E la natura intimamente fascista della borghesia e il ruolo della socialdemocrazia non solo antiproletario ma nella sua sostanza falsamente democratico.

Conferma la natura ipocrita e ingannevole della democrazia borghese. Una vera e propria crosta sotto la quale prospera la natura prevaricatrice e autoritaria della borghesia in quanto classe.

(31/05/99) L'operazione Còssovo fa a sua volta parte dello processo di globalizzazione. All'interno della globalizzazione si manifesta uno scontro per la sua gestione e direzione. Gestione e direzione che gli americani vogliono assicurarsi, sfruttando fino in fondo la vittoria della seconda guerra mondiale e quella della guerra fredda.

® Qui torna attuale di nuovo la riflessione sulla struttura dello Sviluppo. Il concetto di sviluppo segue le stesse regole del concetto di forze di produzione. Non a caso ne è la manifestazione a livello del genere umano. Lo sviluppo delle forze di produzione del genere umano nella loro globalità. Lo sviluppo ha la sua base nel modo di produzione. Il modo di produzione è il risultato e la sintesi dello sviluppo delle forze di produzione e dei rapporti di produzione. I rapporti di produzione si manifestano all'interno delle singole unità produttive fino ai rapporti fra stati e/o aree di produzione. In altre parole lo sviluppo riflette il rapporto uomo - natura e uomo - uomo. La lotta per la gestione dello sviluppo fa parte dello sviluppo. –|

 

Ma il Còssovo delinea anche lo scontro incipiente fra Europa e SU. Fra mondo romanzo - germanico e mondo anglosassone. Finisca come finisca, lo scontro ha ora una data di inizio. Culturale, militare e politica.

È qui che si gioca il prossimo avvenire del capitalismo. Cioè il suo sviluppo. Poiché dell'Europa tende a far parte anche la Russia. Un paese che al pari della Germania orientale, l'esperienza dell'economia pianificata aveva (anzi sta mostrando) le possibilità di un certo tipo di sviluppo sociale. Può questo sviluppo amalgamarsi con gli obiettivi unificanti e globalizzanti del capitalismo ultima versione? O il mcp per dare i suoi frutti migliori e necessari deve passare per una fase ancora più pseudo anarchica?

Pseudo anarchica poiché lo sviluppo si presenta come l'apoteosi del mercato. Spontaneo e autoregolantesi. Il mercato è come la concorrenza, il terreno dello scontro fra economie concorrenti volte all'attacco e alla difesa. Accanto al mercato c'è la forza militare. Un mdp per affermarsi deve essere sostenuto militarmente.

Il processo cui stiamo assistendo è la difficoltosa espansione del mcp stile SU, appoggiato dalle forze armate SU, e in espansione nel mondo attraverso una serie di alleanze economiche e militari. Gli Stati Uniti tendono ad applicare i metodi che al proprio interno furono quelli che permisero al capitalismo e alla borghesia americani di liquidare il proletariato americano, e ai propri confini di mantenere sotto controllo gli stati dell'America centrale e dell'America latina in generale. Regimi militari, destabilizzazione politica ed economica, attentati terroristici, lotta aperta a ogni tipo di regime ostile alla politica di espansione economica e finanziaria nord-americana. Eccetera. (13/09/99).

Lo scontro nascosto e strisciante fra Europa e SU ha la conseguenza di portare lentamente alla luce la realtà dei metodi americani, l'ipocrisia del loro moralismo umanitario chiamato in causa ogni qual volta si debba giustificare un'operazione di repressione della repressione da qualche parte e ignorato quando la repressione entra a pieno titolo nei piani economici, finanziari, di controllo territoriale delle materie prime (prima fra tutte oggi le fonti di energia e i loro percorsi di approvvigionamento).

 

[4PP e violenza] (25/05/99) - La violenza dei medici di Pat, la violenza della Nato in Còssovo, la violenza della propaganda occidentale per giustificare la sistematica distruzione della Serbia, la violenza dell'assenza di memoria storica. La violenza dei confronti fra le operazioni americane in America latina, dei turchi verso i kurdi, dei massacri generalizzati dell'ultimo decennio e le ragioni sostenu­te nell’appoggiare l'azione Nato.  La futilità delle analisi e degli interventi a favore e contro la guerra non dichiarata, la pretestuosità delle motivazioni. Eccetera. Eppure la percezione di una crescita della consapevolezza generale. In questo senso la guerra jugoslava rappresenta una svolta della coscienza borghese. Nel male e nel bene.

 

[crisi globalizzazione occidentalizzazione - 16] - D'Alema ha dato una vittoria alla sinistra e gliel'ha tolta. Il partito in difficoltà. Sembra che i sondaggi lo diano al 15%. La transizione è ovunque contraddittoria. Un giornale americano ha rivelato che l'amministrazione SU vuole il Còssovo indipendente. La notizia è stata smentita. Ma è fondamentalmente vera. La volontà americana era chiara a tutti sin dalle riunioni di Parigi che misero in un angolo la Jugoslavia di Milosevic. La Russia bombarda a tappeto la Cecenia. L'esempio della guerra aerea della Nato contro Belgrado fa scuola. Schroeder perde tre elezioni a fila. I socialdemocratici tedeschi come i diessini in Italia. La Germania paga il costo economico e finanziario della riunificazione. Lo scandalo finanziario che ha investito Eltsin è solo un episodio dello scontro elettorale negli SU. Il petrolio aumenta. Perché? Chi ha dato il nulla osta ai paesi dell'Opec per il rialzo dei prezzi? Sembra che nell'Opec siano entrati due paesi occidentali dell'Europa del Nord (individuarli). Sono loro ad imporre la contrazione della produzione e il rialzo dei prezzi. Gli americani c'entrano per qualche verso?.

La globalizzazione è necessaria allo sviluppo solo che procede fra scricchiolii agghiaccianti. Eccidi, disoccupazione, violenze, corruzione. Perché non dovrebbe? Di nuovo nel mondo c'è solo la disoccupazione, il benessere dei paesi «avanzati», l'aspirazione del mondo a quel benessere.

 

[crisi e globalizzazione - 17] (ottobre ’99) - Lmd di settembre (pag. 3) avanza l'ipotesi che le fusioni - acquisizioni che rappresentano il segno più evidente della globalizzazione e della concentrazione del capitale vadano in realtà considerate come l'estrema risorsa per mezzo della quale il mondo della finanza cerca di far fronte alle tendenze deflazionistiche mondiali, al generale ribasso del livello dei prezzi delle materie prime e dei beni manifatturieri. La capacità dell'industria automobilistica mondiale è utilizzata solo per i due terzi, la Cina (fonte The Economist del 20/2/99) avrebbe una eccedenza industriale del 40%.

Da un lato quindi una crisi di sovrapproduzione ("la sovrapproduzione mondiale tira i prezzi verso il basso"), dall'altro la caduta del saggio di profitto ("le imprese continuano a produrre con mar­gini di guadagno vicini allo zero"). © Quindi è una crisi classica che spinge alla concentrazione del capitale e alla globalizzazione.

La crisi viene confermata dal rialzo del prezzo dell'oro. Le banche centrali che avevano cominciato a venderlo, ora lo tengono, lo conservano (cfr David Roche Corserae del 11/10/99). © L'oro rimane dunque il vero valore in grado di misurare lo stato generale dell'economia. Il suo riferimento tende a scomparire nei periodi di euforia economico - finanziaria. Riprende nei momenti di crisi o di timore di crisi o di accenno di crisi. –|

 

[modo di produzione capitalista]

 – i cinque monopoli  – Per Samir Amin (Oltre la mondializzazione, OLM) il modo di produzione si regge su cinque monopoli. Quello tecnologico (spese tali che solo gli stati possono affrontare), il controllo dei flussi finanziari, l'accesso alle risorse naturali, il monopolio della comunicazione (e dei media), il monopolio degli armamenti.

(La ® va condotta fra le tesi di Amin e le conclusioni del seminario della sinistra occidentale a Firenze il 20, 21 nov. '99).

– i tre settori di punta – I tre settori di punta della crescita. Informatica, telematica, Internet.

  le strutture della crescita – Al progresso tecnologico (rappresentato dai tre settori) vanno aggiunte la flessibilità del lavoro, la globalizzazione, il basso tasso d'inflazione (conseguenza del rigore di spesa – bilanci in pareggio).

la nuova economia – La svolta del mdp è consumata. Siamo alla Nuova economia?

crescita produttività sviluppo – A crescere è la produttività del sistema. Aumento che crea non solo valore ma ricchezza. Con la ricchezza, sviluppo.

– La logica dei conflitti etnici (cfr OLM pagg 193–197 e segg).

 

– (Le monde diplomatique settembre ’99 – Fredéric F. Clarmont ) – L'economia mondiale in forte crisi di eccedenza. L'eccedenza causa il ribasso dei prezzi che caratterizza il periodo. © Quindi crisi di sovrapproduzione. Forte riduzione del tasso di profitto. "... i paesi e le imprese continuano a produrre con margini di guadagno vicini allo zero". Da qui sostituzione del guadagno con la creazione di valore.

 

(continua in Note di economia e politica > ‘00-’03 - sul tema “globalizzazione, transizione, sovrapproduzione” vedi anche 4PP e globalizzazione)

 

 

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Note di economia e politica > Dal ’97 al ‘99” [#97-99]

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