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Modernità e identità nazionale

§* Necessario individuare la rendita quale struttura portante, di fondo dell'economia italiana per comprendere le sottostanti sovrastrutture giuridiche, culturali, politiche e economiciste che caratterizzano il paese.

I vecchi partiti sono vecchi esattamente perché ancora strutturati su un potere di tipo oligarchico. Con strategie di tipo oligarchico. I potentati trovano gli accordi necessari al mantenimento dell'equilibrio economico e sociale della situazione. Tesi alla spartizione del bottino proporzionalmente alla propria forza. Il bottino è la rendita, base economica della sovrastruttura oligarchica e trasformista. In un'economia di rendita l'obiettivo è la spartizione delle fonti della rendita. Perfettamente aderente con i canoni della cultura, dell'organizzazione politica, economica e sociale ereditata dal medioevo. E qui mai realmente superata.

§* L'origine della rendita, una economia basata sui valori fondiari piuttosto che sui valori della produzione industriale.

 

(11.4.10)  La situazione si presenta così. La destra nel suo insieme e le classi dirigenti sostengono con ogni loro forza la situazione esistente che ha la rendita quale suo presupposto economico. Il presupposto economico è teoricamente ignorato. Ignorato non solo dalla destra italiana ma in genere dalla totalità degli economisti e degli intellettuali nazionali e internazionali. Che ragionano in termini di economicismo positivista.

All'interno delle classi dirigenti si vanno formando nuclei che sospinti dal processo internazionale tentano di superare la situazione italiana per adeguarla alla situazione economica e sociale occidentale. Guido Rossi, De Benedetti, Profumo, Marchionne vanno annoverati fra questi. Non sono i soli. Altri imprenditori più o meno minori intravedono sul campo questa necessità. Tuttavia non riescono a fare massa critica. I tentativi di Fini che confusamente si sta facendo portavoce delle esigenze della modernità e la sua impotenza rendono bene il senso dello scontro in corso.

Per certi versi Berlusconi pur rappresentando il più vecchio del vecchio ha interpretato questo movimento del processo e avuto buon gioco nel cavalcare il sentito antipartito e nella sostanza confusamente riformatore della società italiana. Si è spacciato per innovatore e gli è stato dato credito. Soprattutto è stato visto come un'occasione da non perdere da quelle classi dirigenti che cercano di sopravvivere alla modernità incalzante. Non ultima la chiesa di Roma che nel suo cinismo e nel suo fascismo latente lo ha appoggiato, sorretto e, con Ruini, anche abilmente consigliato e diretto.

La società italiana è al guado. Tenuta all'oscuro dei termini della modernità e del sentito progressista occidentale di fatto rifiutati dalla grande e piccola stampa. Tenuta costantemente sotto tiro dalla propaganda cattolico romana tesa alla propria autoconservazione e in lotta aperta contro la modernità. Addormentata dalle confuse memorie di un passato di grande prestigio che spazia dai trionfi di Roma imperiale ai successi del Rinascimento, avverte la modernità come un attentato alla propria identità. Qualcosa che tende a spogliarla della sua eredità e del suo primato nel quale si ingegna di credere.

Nel guado è immersa quella società civile così invocata che si è espressa nei girotondi e si mobilita ogni volta che viene chiamata alle armi dalle primarie della sinistra e dai raduni di piazza. Ma si mostra inadeguata. Sia nel numero, uno zoccolo duro formato da un terzo scarso del paese che non riesce a mobilitare l'altro terzo di tentennanti. Sia nella cultura, priva come è di una classe intellettuale che la sostenga e sia all'altezza del periodo storico traversato. Se pensiamo che uno dei gruppi intellettuali più agguerriti e probabilmente il più avanzato quale si sta mostrando la redazione del il Fatto, ha come modelli Montanelli e Biagi, due maestri del doppiogioco e del figurare l'opposto di ciò che si è,  la dice lunga sullo stato delle nostre radici intellettuali.

La sinistra si presenta come pavida e imbelle. Incapace di fronteggiare l'aggressività della destra. Incapace di trovare la forza delle proprie convinzioni. Probabilmente per difetto di convinzioni che non siano quelle di salvare la poca roba che i cattofascisti sono disposti a lasciar loro.

Il naufragio della sinistra simbolizza anche l'incapacità del paese nel suo insieme di sbarcare nella modernità. Il comunismo italiano non è mai stato intellettualmente all'altezza dei tempi. Il suo rifiuto del materialismo dialettico ne è il sintomo. Rifiuto per l'impossibilità di intenderlo. Incapacità di capirlo perché a loro volta intenti a rigettare la modernità. Togliatti ha avuto la capacità di egemonizzare la cultura italiana ma non certamente di indirizzarla. D'altra parte faceva parte dell'ala positivista e antidialettica del pc(b) dell'Urss. Seguace di Bucharin. Berlinguer, un grande capo. Autorevole, carismatico. Intellettualmente debole e ambiguo. Si circondò di intellettuali cattolici, credenti e praticanti. Il teorico ufficioso del pci fu Rodano, un tizio che fondava la teoria marxista sull'esistenza e sull'appoggio di dio. Per i fondatori, per Lenin o Mao, una bestemmia. Così al fallimento e alla resa dell'Urss il partito si rivelò privo di intellettuali e senza dirigenti di livello. Con una guida cattocomunista che si sfarinò ai primi urti. Questa debolezza comunista ha indebolito tutto lo schieramento di sinistra post comunista. Né poterono sopperire i socialisti a loro volta privi di teste pensanti e intenti soprattutto a taglieggiare la società e contendere il bottino della rendita statale ai democristiani.

Nel vuoto della sinistra, nel vuoto riformista, nel vuoto democratico, nel vuoto intellettuale, i cattofascisti di Ruini e gli interpreti della pancia e degli appetiti del paese, del suo antimodernismo, del suo anticomunismo, della sua propensione a dormire sugli allori di Toynbee si sono insinuati con successo i berluscones. Che hanno occupato tutti gli spazi disponibili abbandonati da quell'antifascismo di maniera, sostanzialmente corporativo, che l'alleanza comunista e democristiana aveva surrettiziamente edificato come un muro di pastafrolla.

Con un unico ostacolo. Una costituzione fra le più avanzate del mondo occidentale che difesa per motivi pressoché d'ufficio e di sopravvivenza professionale dalla magistratura ha creato quello psicodramma cui stiamo assistendo da almeno quindici anni.

La bestia nera è dunque la Costituzione. L'obiettivo è che una volta distrutta si è anche distrutto quel che rimaneva dell'antifascismo dei comitati di liberazione e di quel tentativo non riuscito e costantemente ostacolato nei cinquant'anni di governo democristiano di dare al paese almeno una facciata decente che gli permettesse di contarsi fra i paesi occidentali. La furbizia tutta cattolica è stata di esibire la facciata ma difendere sostanzialmente la vocazione antimodernista e tradizionalista di un paese che dalla controriforma in poi non ha saputo dare al mondo se non il melodramma e il fascismo.

Tuttavia. Tuttavia questo discorso è vero solo al 90 per cento. La prima domanda è. Chi ha scritto questa Costituzione che bene o male rappresenta l'unica difesa allo strapotere autoritario e fascista della destra? L'hanno scritta degli italiani. Qualcosa dunque questo paese è riuscito a produrre. Seconda domanda. Perché mai gli italiani appena fuori dallo stivale danno il meglio di sé e riescono spesso a conquistare posizioni di livello all'interno della società occidentale?

La risposta non è a portata di mano. Esiste una cultura sedimentata formatasi in due millenni di storia. Dove nel secondo millennio, fino al Cinquecento, la chiesa di Roma pur impedendo la formazione della nazione, ha occupato una posizione di rilievo. E nella parte più buia degli ultimi cinquecento anni, isole di eccellenza qua e là, sia pur isolate, sono riuscite a lasciare la loro impronta. Queste isole di eccellenza esistono anche oggi. Dimenticate, non riescono ad assumere il ruolo che altrove sarebbe loro riconosciuto. Conducono una battaglia sorda e sgradevole. Sono minoranza. Ci vorrà tempo. Ma sorrette dall'impetuoso incalzare della modernità non sono certo destinate e rimanerlo a lungo. Tanto meno per sempre.

 

(ottobre - novembre 2010) –  La partita che si sta giocando nel paese.

1. con la fine della prima repubblica prende le mosse la riscossa del paese autoritario e fascista deciso a cancellare la "parentesi partigiana". L'Italia sconfitta nel 1943 tenta la rivincita nel 2000. Individua in Berlusconi l'uomo adatto.

2. nonostante la paralisi dell'opposizione incerta sugli obiettivi e paralizzata da dissensi interni (alimentati soprattutto dalla presenza cattolica nello schieramento), alla fine del 2010, dopo almeno 15 anni di scontri, il successo ottenuto dalla destra eversiva può giudicarsi relativo. Ancora lontano dagli obiettivi progettatati.

3. lo stato dell'arte. La destra fallisce il disegno di precipitare il paese in una forma di fascismo camuffato. Progetto Gelli. La costituzione scritta  resiste al tentativo di instaurare la costituzione materiale che dovrebbe presiedere allo stato autoritario.

4. tuttavia. Sin dai tempi della prima repubblica la destra riesce a salvare la struttura economica della rendita e la struttura politica dell'oligarchia. Riesce anche a tenere il paese quanto possibile lontano dalla modernità.

Alla testa di questo movimento di resistenza  che fa perno sulla democrazia cristiana è la chiesa di Roma. Il «potere forte» maggiormente impegnato nell'operazione. Disturbato dall'impianto costituzionale nel quale si rispecchia per qualche verso la modernità del mondo occidentale. La sua alleanza con i berluscones è palese. La sua difesa della rendita è essenziale alla sua sopravvivenza. L'avanzata di un capitalismo evoluto la distrugge.

5. alla chiesa di Roma si affianca la mentalità semifeudale del paese che ostacola quando non impedisce la formazione di una moderna opinione pubblica in linea con i comportamenti occidentali. Portatrice di questa mentalità è in primo luogo la classe dirigente italiana. Imprenditori, politici, intellettuali. Sinistra inclusa. Le posizioni della Fiom con il loro corporativismo provengono dalla struttura economica della rendita. Con la difesa ideologica dei diritti/privilegi acquisiti. D'altra parte una sinistra che non è mai riuscita a raggiungere intellettualmente il marxismo (vedi #INT2) non poteva che trovarsi in tela di braghe una volta caduta l'Urss.

6. questo vuoto filosofico e intellettuale favorisce la progressiva distruzione dei principi di riferimento generali. Ognuno si organizza i propri. Tutto è in discussione. Nessuno è in grado di «fondare», portare avanti,  organizzare un pensiero, un ragionamento, una teoria.

La resistenza a oltranza alla modernità ha come effetto il rifiuto dei nuovi principi e contemporaneamente il deperimento e lo smantellamento dei vecchi. Un effetto che dovrebbe preoccupare soprattutto i cattolici i quali resistono al nuovo ma non riescono più a confermare il vecchio. La difesa costi quel che costi dei valori cattolico romani provoca la graduale distruzione di ogni valore.

 

(20.11.10) –  Giornali. Tutte storielle, necessarie tuttavia per capire cosa accade. Berlusconi l'ha fatta franca ancora una volta. Come? Infrangendo regole e usi. Senza nessuno che lo faccia rimarcare. Senza proteste. Fra l'altro. È colluso con la mafia. Non conta. Mente regolarmente. Non conta. Vanta successi che non ci sono? Non conta. È la conseguenza dello slabbramento del paese. Nel quale può avvenire di tutto senza conseguenze.

Direste mai che la Marchi (Vanna Marchi) è una comunicatrice eccezionale? No. La Marchi la mettiamo in galera poiché sosteniamo che i suoi metodi di comunicazione sono truffaldini. Mentre tutti, politici, stampa, intellettuali, imprenditori celebrano Berlusconi come il grande comunicatore pur comunicando esattamente con i metodi truffaldini di Vanna Marchi. E bravi!  Berlusconi non è mai stato un grande comunicatore. È stato un magliaro che ha usufruito dell'appoggio di una intera classe dirigente (G. Agnelli capofila) che lo ha utilizzato con il disegno di azzerare quei valori che la «resistenza» aveva rappresentato. Valori di cui la Costituzione italiana è stato il prodotto migliore.

 

(5.5.13) – Riflessioni su Mdg, Mass, sulla mentalità contadina del paese. Al quale manca la determinazione propria del mondo moderno capitalista nel quale è l'uomo padrone del proprio destino e non dipende dalle vicende del tempo come accade nella agricoltura non industrializzata. Certo. Il discorso è complesso. L'uomo moderno non padroneggia la natura come vorrebbe. Ma la sua logica è di imbrigliarla. Mentre la logica tradizionale di derivazione contadina e agraria ne dipende completamente e è rassegnata in questa dipendenza.

Questo diverso rapporto con la natura produce un diverso rapporto con la realtà. L'uomo moderno è determinato nel suo rapporto con la realtà. Prima la indaga, poi la controlla. L'uomo tradizionale dipende dalla realtà e un suo modo di attenuarne gli effetti è di ignorarla o mistificarne i dati. L'uomo tradizionale spera, l'uomo moderno vuole. Eccetera.

Il marxismo è moderno. Molto avanzato. Ha sussunto dal capitalismo la determinazione da parte dell'uomo di affrontare la realtà modificandola a proprio vantaggio. La studia per conoscerla, la conosce per cambiarla. E via (vedi @MPS). D'altra parte il comunismo è un prodotto del capitalismo. Lo assume e lo supera. Per superarlo lo nega. La negazione prende la forma dello scontro sociale. La lotta di classe.

Le piste nella quali si trova la sinistra italiana dipendono dal deficit teorico che le impedisce di affrontare il capitalismo per quello che è. In realtà non lo riconosce. Non lo individua. È ferma a Proudhon e all'ingenuità rozza di quel pensiero.  O peggio. Come sta accadendo affronta il capitalismo con gli strumenti raziocinanti del capitalismo. In altre parole non ne esce.

 

(sul tema modernità-legalità vedi Politica, regole, legalità (1) e @FORR2; sul tema modernità-rendita vai a Una "potenza" a gestione familiare in Capitalismo italiano (1); sulla cultura italiana vedi  anche “Cattolicesimo e cultura nazionale” e “Intellettuali italiani”)

 

continua in “Gli italiani 1 - identità di una nazione”

 

 

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