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Gruppi dirigenti

§* A mancare è una borghesia laica. Il socialismo italiano è stato massimalista, chiacchierone e opportunista.

§* Un ceto politico e civile intimamente disonesto come solo i cattolici sanno esserlo, privo di una morale nazionale e collettiva, travolto dallo sviluppo economico che ha cercato di limitare come ha potuto. Ottuso, sordo e conservatore al di là di quanto possa permettersi un paese moderno.

§* Borghesia imprenditoriale italiana. Negata all’autocritica. Priva della capacità di una analisi complessiva della situazione economica, della situazione sociale, delle vicende storiche  e dello stato della cultura generali del paese.

§* Il rinvio quale strategia per la difesa dell'esistente.
§* Più che alla capacità di risolvere problemi, oggi si punta a quella di prendere decisioni.
 

[classe dirigente nazionale]

In realtà l'incapacità va ricercata nella borghesia italiana e nella sua gestione del paese attraverso la rendita quale struttura portante dell'economia, le corporazioni immediato riflesso economico e sociale della rendita, l'equilibrio sociale raggiunto con una serie di compromessi diretti a preservare l'esistente cioè la rendita.

Al paese è mancata una vera borghesia (da #INT2). Le aristocrazie vecchie e prive di reali funzioni. La piccola borghesia, oggi al potere, è priva di riferimenti. Debole come classe in sé, incapace per sua natura di essere una classe per sé, manca di modelli. Il cattolicesimo romano a sua volta è perdente. Incapace di formare una classe dirigente moderna. Il suo modello laico è Andreotti. De Gasperi, che poi non era questo grande borghese che si è detto, si era fatto le ossa presso il sistema asburgico. Il  pci a sua volta non ha creato una classe dirigente in grado di governare il paese. Mussolini e Craxi con il suo epigono Berlusconi e i fascisti di An è quanto i laici siano riusciti a esprimere. Il laicato di sinistra rimane piccolo borghese, velleitario, complessato e sostanzialmente incapace di un rapporto analitico con la realtà. E al fondo cattolico.

[classe dirigente e paese]

Sostengo la tesi che non è il paese ad avere la classe dirigente che si merita, ma è la classe dirigente ad avere il paese che si merita. Il paese plasmato dalle sue classi dirigenti. Intellettuali, religiose, politiche, industriali, economiche, eccetera. In Italia il paese è diretto dalle istituzioni religiose e dalla borghesia.  Cattolica e massonica. Tendenzialmente fasciste sia l'una sia l'altra. Ambedue esprimono i quadri politici. All'opposizione le formazioni di origine operaia. Politiche e sindacali. Forti nelle strutture organizzative e ideologiche, deboli nelle strutture intellettuali e culturali (vedi #IA) (da fpg 22.3.06).

 

[riflusso]

Da un articolo del Sole-24 ore del 20.08.00 sul libro di Fulvio Cammarano Storia politica dell’Italia liberale 1861-1901. "La consapevolezza di essere una minoranza assediata dall’«anti Italia» non si esaurisce una volta chiusa la partita con il brigantaggio ma continua in tutto il resto del secolo di fronte alle ulteriori minacce dei clericali e dei rivoluzionari di ogni risma".

In altre parole l’unità risorgimentale è stata subita dai più. Certamente la classe dirigente liberale e piemontese non è stata all’altezza del compito. A sua volta ha commesso una serie di errori (non esclusi quelli dell’Italietta e del paese il cui destino era di rimanere agricolo). Ma il paese fra sud borbonico e ribelle, cattolici contro, rivoluzionari massimalisti e anarchici è stato nella sua grande maggioranza refrattario alla modernizzazione. Gli ultimi cinquant’anni hanno visto l’avanzata della cultura cattolico romana (sfociata nella difesa del brigantaggio e nell’anatema contro Garibaldi al convegno riminese di c&l  - agosto 2000), il lento disfacimento della cultura liberale e, si fa per dire, borghese del paese. Solo il pci ha retto e contrastato l’urto. Provocando con ciò notevoli distorsioni nella crescita culturale dei ceti intellettuali e della media borghesia abbandonata a se stessa e alla sua cultura pcbg e pseudo cattolica.

C’è da riflettere forse sul fatto che l’urto ha finito col logorare i post-comunisti. Fino a dissolverli.

Una considerazione storica che obbliga a una ulteriore riflessione sulla borghesia italiana, sul suo cattolicesimo, sulla sua cultura e sulla crescita del capitalismo nazionale che è stato soprattutto un capitalismo di importazione, sostanzialmente subito.

(idem 02.01.01) – Leggendo Fulvio Cammarano (PIL). La tesi è che la borghesia liberale italiana stretta fra l’opposizione cattolica e quella socialista risolse la questione sfuggendo alla politicizzazione dei conflitti del paese. Invece della parlamentarizzazione, il parlamentarismo. Ovvero invece della trasformazione politica dei conflitti sociali (in conflitti politici),  la pratica del primato della rappresentanza parlamentare tesa a cristallizzare la conflittualità sociale fuori della politica /523/. 

 

[rinascita in Europa?]

La sensazione è quella della rovina e della dissoluzione(da fpg 14.03.00). Rovina del paese, dissoluzione delle sue classi dirigenti. Una borghesia che dal momento in cui è nata verso la metà dell’ottocento è andata avanti a forza di espedienti, scaricando sulle classi subalterne il carico della propria incapace ottusità, della propria cultura inadatta ai tempi quali essi siano stati, del proprio passato non sorpassato. Non sorpassato anche perché mai affrontato, mai analizzato, in questo senso sconosciuto e lontano soltanto perché rimosso.

Non so quale futuro ci riserbi la storia. Sono possibili cento anni di subalternità europea. Saremo diretti e organizzati dalle classi dirigenti europee. E la rinascita può intrave­dersi solo come classe dirigente della grande Europa. Cioè. Individualmente, assimilati alla classe dirigente europea, avendone assorbito la cultura, il carattere, le regole, i comportamenti. Come accade oggi alle etnie immigrate degli Stati Uniti e a quella negra.  Con la lingua in disuso nel suo uso corrente e buona solo per indagare un passato che come quelli legati al latino e al greco, furono gloriosi. Poiché glorioso fu il Rinascimento anche se la Chiesa prima lo fece suo contribuendo al suo successo, poi lo affossò.

D’altra parte non ne usciamo.

(22.5.98)… È qui che D'Alema e il suo disegno riformatore rimangono tagliati fuori. D'Alema in realtà non vuol «provare», vuol fare. E per fare non solo è necessario cambiare le strutture organizzative generali, ma si deve cambiare anche buona parte della classe dirigente. Le medie aziende - e dove possono le piccole - devono entrare in borsa. Entrare in borsa vuol dire redigere bilanci veri. Bilanci veri vuol dire pagare le tasse. Cambiare i metodi vuol dire cambiare gli uomini. Eccetera. L'alternativa è la colonizzazione.

La colonizzazione, una volta entrati in Europa, è relativa. Riguarda soltanto il ricambio della classe dirigente  Il paese avrà degli stranieri alla sua testa. E imparerà a essere diverso. Gli italiani saranno governati e dopo tre, quattro generazioni, torneranno a dirigere delle industrie, come già le dirigono all'estero. E i capitali? Il risparmio c'è, si riformeranno anche i capitali.

E ancora.

Perché il paese possa fare il suo salto di qualità nello sviluppo deve aprire al capitale straniero. Questa è la sintesi di un'intervista di Guido Rossi su Rep. del 2.11.98. Solo il capitale europeo può spezzare le incrostazioni oligarchiche e i corporativismi della penisola. Il provincialismo italiano discende dall'organizzazione oligarchica delle sue classi dirigenti e dalla difesa corporativa delle strutture sottostanti.

(agosto 2011) Per fronteggiare la crisi in corso, Bce, Ue, Berlino e Parigi dettano direttamente al governo italiano la strategia economica da seguire. Scadenze e contenuti inclusi.

Avevo scritto nel 2000 che l'Italia avrebbe finito con l'essere governata dalle classi dirigenti europee se avesse continuato a non esprimerne una propria. È quanto sta accadendo. Lo stesso fatto che il paese non riesce a liberarsi dei berluscones e dei leghisti nonostante i guai in cui si sono cacciati e hanno cacciato la penisola lascia capire che la penisola, appunto, non essendo in grado di farcela da sé, sarà gestita dall'estero non solo economicamente, non solo industrialmente - come sta progressivamente accadendo - ma anche politicamente - come sta cominciando ad accadere (da #CDA).

 

[gruppi dirigenti – dalla funzione alla degenerazione]

Riflessioni con Fp sul partito. Il problema è la costituzione in strutture autonome dei livelli intermedi di comando e la loro trasformazione in strutture autonome di potere. Avviene anche nell'industria.

Come accade?

1.     In partenza dirigenti e quadri sono selezionati in vista di obiettivi organizzativi e strategici ben precisi e individuati. In altri termini sono scelti per svolgere una funzione specifica e compiutamente identificata.

2.     Dirigenti e quadri vengono organizzati in una struttura di lavoro.

3.     Nel corso del tempo accade che la struttura in questione si trasforma e si costituisce progressivamente in organismo sociale. Con questo si individua quel fenomeno del sociale per il quale il fine originario della  costituzione di una struttura si sposta all'oggetto stesso che deve realizzarla.  La funzione cioè gradualmente si stacca dalla ragione (organizzativa, produttiva, economica) per la quale è stata creata e assume il valore sociale del livello decisionale all'interno dell'organismo nel quale opera. Partito, azienda, eccetera.

4.     Si perde di vista così la ragione organizzativa per la quale si è stati costituiti all'origine. Si perde in altri termini il senso stesso della funzione che si ricopre.

5.     Se si tratta di un partito la prima conseguenza del punto 4 è di perdere i contatti con la base. Persi i contatti con la base il passo successivo è di perdita di contatto con il paese.
In una azienda prima si perdono i contatti con le funzioni produttive che si dovrebbero svolgere, poi si perdono di vista le stesse ragioni economiche dell'azienda.

6.     A questo punto la trasformazione della struttura di lavoro in organismo sociale è compiuta.

7.     Ora il soggetto sociale al quale la struttura fa riferimento diviene la sua sola e unica ragione di esistenza.

8.     Le sue caratteristiche - lontano dalla funzione per la quale era stata creata - sono rappresentate esclusivamente dalle peculiarità comuni sociali che il gruppo ha assunto. Al suo interno sono mutate regole e comportamenti.

9.     A questo momento della metamorfosi la struttura ha assunto la forma di gruppo di potere. Viene identificata e assume le funzioni di un gruppo di potere.

10.   Una volta presa la forma di gruppo di potere il primo obiettivo diviene la sopravvivenza del gruppo. Da quel momento il gruppo avrà quale proprio fine dichiarato all'interno la propria sopravvivenza e il proprio rafforzamento. Sopravvivenza,  rafforzamento e crescita che costituiscono ora l'obiettivo reale del gruppo.

11.   La metamorfosi è compiuta. La funzione di partenza rimane in posizione subordinata, pretesto che maschera all'esterno il nuovo scopo del gruppo. Rafforzamento e crescita.
Nasce qui il fenomeno del doppio linguaggio della politica (nel caso si tratti di organismi politici). Un linguaggio per l'esterno e un linguaggio per l'interno. Fenomeno che genera un lessico ibrido, insufficiente, ipocrita, mendace, eccetera.

12.   Al momento della crescita la struttura, ora gruppo di potere, si è del tutto autonomizzata dal fine per il quale era stata creata. Unico obiettivo, se stessa (cosiddetta autoreferenzialità).

13.   Il processo di distacco dalla realtà è compiuto.

14.   L'unica realtà rimasta, l'unica realtà degna di essere vissuta e perseguita è la posizione del gruppo all'interno della struttura generale data (partito, azienda, gruppi economici e sociali vari, &c.) e dell'individuo in seno alla struttura che si è creata.

15.   Un ulteriore deformazione si compie quando il processo che ha portato al distacco del gruppo dalla realtà si ripete fra il singolo individuo e il gruppo. L'individuo assume per suo unico fine la propria posizione nel gruppo perdendo di vista la realtà del gruppo. Ed è quando una classe, un gruppo sociale o politico o economico si autodistrugge nello scontro che gli appartenenti del gruppo hanno fra loro, ognuno per la propria supremazia individuale o per la difesa di interessi particolari.
Questo ultimo fenomeno non va confuso con l'emergere di un capo nel gruppo per condurlo al successo. Accade anche che un gruppo, un ceto o una classe non perdano di vista il fine per il quale furono costituiti alla partenza e assumano quel fine a simbolo e ragione della propria esistenza. È il caso della «classe generale» di Hegel (da fpg 11.04.00).

 

[classi dirigenti & felicità]

Una classe dirigente forte ha il senso della propria funzione. Sta al mondo per assolvere quella funzione.

Quando perde il senso della propria funzione quella classe è finita. Ed è allora che sperpera.

La felicità a volte coincide con lo sperpero. L’uomo felice, recita il dizionario, è quello completamente appagato nei propri desideri. Definizione incompleta e fallace. Oppure vera solo se ristretta a stati d’animo specifici. Sempre intrisi di inconsapevolezza e di leggerezza. Nessun desiderio può mai essere appagato fino in fondo. Perché lo sia sono necessarie dosi massicce di ottusità, egoismo, ignoranza, incoscienza e irresponsabilità.

& –  Oppure c’è la consapevolezza del saggio. Ma il saggio è tale nel superamento del dolore non nel raggiungimento della felicità a meno che per felicità si intenda il raggiungimento della consapevolezza e dall’autocoscienza. Ora non è certo di questo di cui parlano i letterati, gli scrittori, i romanzieri. Non è questo che persegue il senso comune. La vita è diversa. Il senso della vita lontano dall’essere stato individuato (da fpg 15.07.99).

 

[classi dirigenti e criminalità]

Vai a Politica, regole, legalità.

 

[borghesia antiborghese]

La borghesia cattoitaliana. Ferma all'accumulazione del capitale del periodo mercantilistico. Corporativa. Contro la concorrenza. Priva di rigore. Come è privo di rigore ogni cattolico. Anche la produzione è per i borghesi italiani una variante per accumulare capitali. Il capitalismo autentico non accumula capitale, lo produce. L'accumulazione è il risultato non il fine. La borghesia italiana manca del senso dell'espansione del capitale. Del gusto del rischio tipico e necessario del capitalismo. Della spinta della frontiera. Verificare. Quali sono le peculiarità del capitalismo? Espansione, rigore puritano, senso del progresso. Frontiera (SU). Eccetera (da fpg 12.08 .95).

Un problema serio è questa borghesia, diciamo così nazionale, che non sa risolversi a guadare il fossato che la separa dalla modernità, diventare meno cattolica, meno italiana, più laica ed europea, accettare il mercato, rinunciare alla rendita, volgersi al profitto, darsi delle regole. Fornire un modello ai ceti medi. Costruire con loro la società civile nazionale e una opinione pubblica moderna. Poiché la verità è che il paese manca di una opinione pubblica, essendo un'opinione pubblica qualcosa di coerente, con una sua stabilità e con suoi principi mentre quella italiana essendo del tutto priva di principi precipita costantemente nell'arbitrarietà. E l'arbitrarietà non è compatibile con il concetto di opinione pubblica (luglio 98).

 

[Padoa-Schioppa e la transizione borghese]

Corsera del 31.12.99. Un articolo illuminato di Tommaso Padoa-Schioppa. Troppo illuminato, quasi un abbaglio. Una visione del mondo insieme avanzata e ottimista nelle premesse e impotente e piagnucolosa nella sostanza dell’analisi. Il mondo non va come e dove dovrebbe. Esempio. L’Europa punisce Belgrado per i fatti del Còssovo ma si guarda bene dal punire Mosca per la repressione cecena. Si allarga l’Unione europea ma si esita a rafforzarla, si condanna il lavoro minorile nel Terzo mondo ma si impedisce loro di esportare. Eccetera. Duemila anni fa si diffuse nel mondo la buona novella che trasformò la coscienza umana, eccetera.

Una visione che invece di vedere il mondo come processo lo vede invece come qualcosa di traviato da condurre sulla buona strada che è identificata in quella predicata duemila anni fa. La storia di questi duemila anni non conta. La crescita della coscienza umana viene vista come un adeguamento al Verbo. Che poi sia stato proprio il cattolicesimo, interprete ufficiale del verbo, a distaccarsene, non interessa. Pace!

Quale ritratto della borghesia italiana. La migliore, la più preparata. Bisogna capire a fondo Padoa-Schioppa – attraverso il suo articolo – per comprendere il fossato che separa il paese e le sue classi dirigenti dalla realtà dell'Occidente. Occidente del quale fa pur parte.

 

[borghesia e 4PP]

Ormai è chiaro. Il processo di rinnovamento della borghesia italiana è lento quanto è lento il processo storico generale rispetto ai suoi possibili sbocchi. Il modo di produzione capitalistico continua la sua strada verso il compimento della missione storica di cui è protagonista. Nel frattempo prepara la sua estinzione e lo sbocco di un nuovo mdp. Secoli? Quanti? Uno, di più? Ci sarà un'ottantanove o un millenovecentodiciasette? Oppure una trasformazione lenta con va e vieni come è stata la fine del Medio evo? Con il suo Rinascimento, l'illuminismo, la rivoluzione culturale del Seicento. Delle condanne, delle false abiure, delle esecuzioni e poi, alla fine, la nascita del capitalismo? Per la borghesia italiana i tempi sono ravvicinati. L'evoluzione del mcp la stritola con le sue spire. La società civile si dibatte, tenta di alleggerire la morsa, di rinviare il giorno dell'esecuzione. Probabilmente non si rende conto di essere già in agonia. E al di dentro, seguire ogni scricchiolio, decifrare le alterne vicende del coma, può essere noioso. A meno che non ci si ponga dal punto di vista della «commedia umana». Per questo ci vuole l'estro e il temperamento di Balzac. Il gusto della rappresentazione letteraria (da fpg 26.01.99).

 

[solo il contingente]

Vedo Agnes. Mi telefona improvvisamente. Ti va bene per le sei e mezzo? Lui, amichevole. Mi viene a prendere e mi riaccompagna all'ascensore. Parliamo della Stet. E di Mc. Interverrà personalmente con P.. Stiamo insieme un quarto d'ora, venti minuti. Mi parla di Scalfari. Gli parlo di Boscu. Non abbiamo molto altro da dirci. Si rinnova un vecchio problema. Ricordo le passeggiate domenicali con Fabiani. Sono completamente fuori dai problemi. Nel senso che sono fuori da ogni analisi che non sia strumentale e contingente. Pensiero strumentale e contingente. Questo il difetto della classe politica e intellettuale italiana. Luoghi comuni in luogo delle grandi strategie che le sostituiscono nel plauso generale.  (Appunto gli sciocchi giudizi tanto generali quanto sommari di Vittorio Foa). Per il resto interessa esclusivamente la notizia contingente aggiornata, strategica o tattica. Buona per l'azione insomma. Fa aggio l'appartenenza. A un gruppo, a un giro. Eccetera (da fpg 22.07.96).

 

[manager & boiardi]

Si comprende meglio – io capisco meglio – la differenza fra un risanatore e un «boiardo» di stato. L’uno dà l'impressione di essersi studiato la situazione delle società del gruppo, ricavandone un piano organico di ristrutturazione che cambia e valorizza l'esistente.  L’altro si disfa delle società difficili (invece di ristrutturarle) e porta avanti un'operazione puramente finanziaria. Di difesa dell'esistente, esistente che si tende a far rimanere tale per rendere indolori le ristrutturazioni. Le quali, per essere indolori, sono, come si dice, di pura facciata o, se si preferisce, soprattutto di facciata.

Confesso che ho una certa difficoltà a cogliere la struttura culturale e mentale della nostra borghesia. Devo accontentarmi delle analisi generali. Il suo cattolicesimo, il suo tradizionalismo, l'ottusità, sapendo che le classi, le nazioni, i popoli e le civiltà soccombono anche per queste ragioni. Quando le classi dirigenti resistono al cambiamento del processo economico e sociale per la difesa a oltranza dei propri interessi economici e della propria posizione nella struttura di classe. Il come questo avvenga fa parte di una analisi economica e sociale in grado di scendere nelle pieghe del processo. Possibilmente per cambiarlo (da fpg 12.03.99).

 

[mungere la mucca]

Irritato dal caso Mc-Pucci. Una classe dirigente senza capacità manageriale. Priva di ogni comunicazione, di obiettivi professionali accettabili. Rozza e confusa. Rozza e confusa perché corrotta?  L'obiettivo non è il lavoro, non l'azienda. L'obiettivo è spremere la mucca senza farla crepare. Certo la mucca per essere munta deve esistere. Questo la salva ma non la fa ingrassare. La tiene in vita senza sviluppo. Ecco la storia delle aziende italiane dell'ultimo ventennio. Alla corruzione economico - finanziaria si aggiungeva la corruzione politica. Spremere la mucca per distribuirne il latte. La qualità del latte era quella che era. A caval donato non si guarda in bocca (da fpg 11.06.99).

 

[fragilità della borghesia italiana]

Berlusconi probabilmente ha fatto un errore a suo tempo rifiutando insieme la mano dalemiana e le riforme della Bicamerale. Nello stesso tempo la debolezza e la fragilità della borghesia italiana nel suo insieme appare in tutta la sua evidenza. Si è fatta semplicemente scalzare dalla posizione centrale che occupava all’interno del paese. Oggi a conti fatti quella posizione la occupa Berlusconi, D’Alema si fa avanti, la finanza vaticana altro vero potere forte si rafforza. Gli Agnelli, i Pirelli (Tronchetti Provera) esistono ma incido­no sempre meno. Forse non hanno mai inciso molto. La parte più cattolica e becero - fascista della classe ha nei fatti sempre prevalso. Loro si sono dovuti affidare a un Cuccia (da fpg 09.02.01).

 

(continua in Dell’oligarchia”)


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