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Intervista sull’antifascismo

di Giorgio Amendola 

 

Giorgio Amendola è stato uno degli intellettuali più attivi del pci. Punto di riferimento per l'area del partito convinta che per un verso o per un altro fosse necessario capire e accettare la situazione così come si presentava.

Per questo è interessante comprendere  i ragionamenti, le analisi politiche, le proposte esplicite e implicite del pensiero amendoliano. Anche perché per un verso o per un altro la questione strategica posta da Amendola delle alleanze come della conquista dei ceti medi dominerà la strategia degli ex comunisti divenuti post comunisti. Strategia rafforzata dal concetto gramsciano dei blocchi sociali, unico criterio in grado di  decifrare gli avvenimenti politici del paese.

 

Per cominciare ð

 

[alcuni  concetti  di  base]

1. Quando si fece regime il fascismo sostituì alla violenza squadrista la vio­lenza di Stato «gestita con i sistemi della polizia giolittiana»  (ISA/T - 12).

2. I cattolici pienamente inseriti nel regime /13/.

3. Tesi secondo la quale il fascismo rivelò gli antichi mali del paese (Giustino Fortunato) /17/.

4. Spessore reazionario accumulato nei secoli dalla società italiana /17/.

5. Compenetrazione dei settori più avanzati del capitalismo italiano con i settori più arretrati /18/.

6. Intreccio rendita - profitto /18/.

7. La lotta è contro il processo secolare accumulatosi nel paese (® di stampo controriformista), il carattere elitario del Risorgimento e la direzione conservatrice dello stato unitario /18/.

 

[il primo dopo guerra]

1. Spaccature fra operai e contadini e tra operai e ceti medi /27/.

2. Una caratteristica delle opposizioni è quella del rinvio (l’attendismo e il rinvia­re).

3. Nelle trincee della prima guerra mondiale si consumò l’incontro fa il meri­dione contadino e agrario e la piccola borghesia provinciale.

4. La classe operaia fu contro l’intervento, ma non in maniera decisa. In un certo senso fu anche favorevole /30/.

5. L’universalismo delle masse cattoliche e l’internazionalismo della classe operaia hanno impedito la formazione di una ideologia nazionale mo­derna /31–32/.

6. Assenza di analisi, di una "ricognizione" sullo stato del paese /34/.

7. Dopo il delitto Matteotti i fascisti si erano dileguati (loro inconsistenza), men­tre a reggere fu la struttura dello stato monarchico. I carabinieri e l’esercito. Debolezza e inesistenza dei fascisti, ma anche del movi­mento operaio, già battuto nel ‘20 e nel ’21 /56-57/.

 

[©] – Il resto dell’intervista è meno analitico. L'intervostato affronta la questione della debolezza politica dei gruppi anti­fascisti all’estero e delle difficoltà del pci nell’Internazionale e a Mosca.

Amendola è molto realista e concreto. La politica è la capacità di «fare» nelle condizioni esistenti. La politica arte del possibi­le. La politica per Amendola non coincide mai con l'arte di rovesciare l'esistente. Se Lenin avesse seguito la logica amendoliana delle condizioni esistenti non avrebbe mai promosso la rivoluzione di ottobre. Va aggiunto tuttavia che per via della guerra fredda le condizioni all'epoca erano assolutamente rigide. Dopo l'intervento armato inglese in Grecia che schiacciò militarmente il trionfante e maggioritario partito comunista greco, non esistevano alternative a una politica diversa da quella che Togliatti applicò in Italia. Amendola fece di quella necessità un assoluto con danno, grave, al formarsi di una mentalità nella classe dirigente di sinistra. Il fenomeno D'Alema è stato la conseguenza più vistosa di quella impostazione.

Conseguentemente tutta l’intervista è percorsa dal problema delle alleanze. Prima fra tutte l'alleanza con i ceti medi. Come attrarli e portarli dalla propria parte. Negli anni ‘9o si pongono gli stessi problemi di fondo come si riproporranno negli anni 2ooo.

Il problema italiano è principalmente nelle caratteristiche della sua bor­ghesia. E il problema della borghesia italiana è nelle origini economiche e cul­turali del paese.

Appare chiaro come il fascismo fu espressione della bor­ghesia italiana ("le forze fondamentali della borghesia erano attorno al regime” /67/) che ebbe dalla sua i cattolici. Pio XII parteggiava per i nazisti visti in funzione anticomunista.

L’intervista, tuttavia, per quanto ricca di intuizioni e giudizi storici profondi, manca di una analisi teorica. Manca di teoria.

L’unica teoria che abbozza è quella dell’errore provvidenziale. Un po' poco. Ci sono errori le cui conseguenze sono posi­tive. Amendola sembra non capire che l’«errore provvidenziale» è tale, appare tale solo per una carenza di analisi politica. La maggior parte delle volte è ne­cessario sacrificare un interesse immediato per un interesse meno evidente perché più concreto e meno reale (il concreto non si vede, il reale sì). È per questo che in politica ci sono errori che non sono tali. Ci sono tentativi, prove di forza, lotte, progetti che vanno in porto. Altri, no. Ci sono sconfitte e vittorie. Le sconfitte possono essere volte in esperienze. Le esperienze in vittorie, come insegna Mao e la sua esperienza politica e militare.

Attribuire all’errore una qualità «provvidenziale» è un modo approssimativo, superficiale e feticistico di affrontare la questione. A volte l’er­rore politico consiste nella incapacità di «far capi­re» (cattiva comunicazione). Il punto è nella valutazione di che cosa e a chi farlo capire.

I fenomeni vengono individuati e descritti, da Amendola. Mai spiegati. Perché il Vaticano ha quelle posizioni? Quali sono le caratteristiche di fondo della borghesia italiana e perché? Le masse si muovono in un modo o nell’altro, per quali motivi? Quali sono le strutture economiche e produttive del paese? Quali i rapporti di produzione?

Questo genere di interrogativi non fanno parte del patrimonio culturale e metodologico di Amendola. E di fatto contrassegnano la debolezza del gruppo dirigente comunista dopo Berlinguer. D'altra parte lo stesso Berlinguer non fu certo un grande teorico e lasciò ai cattolici del partito il compito di pensare. L'intervista di Amendola ci fa capire come neanche i laici del partito fossero poi all'altezza della situazione. –|

 

 

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[Amendola, Giorgio

 

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