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Politica, regole, legalità (1)

§* Da qualsiasi lato lo si guardi, l’humus delle politica e della cultura italiana è caratterizzato dal deficit della percezione della legalità che caratterizza bene o male i paesi oggi sviluppati.

§* L'Italia è un paese corrotto poiché nessuno ha fiducia in nulla. Non si tratta di fede o di credenze, di ideologie o cos'altro. Si tratta di sapere che quanto è scritto in un cartello corrisponde alla realtà di quanto vi è scritto. È messaggio, è comunicazione. E la comunicazione senza fiducia è impossibile. Ora cosa è la fiducia?

§* È questo uso spregiudicato delle regole e delle leggi che viene individuato come furbo. E il furbo è nella sua struttura culturale e mentale un debole che cerca di farcela nonostante la propria debolezza.

§* In Italia il privilegio è invocato come tale, un elemento di forza del tutto naturale, riaffermato come tale. Il privilegio in Italia si afferma sotto la forma dell'impunità.

§* Sotto questo aspetto se la destra è definita come conservatrice quando è impegnata a salvare il presente e in reazionaria quando si spinge a restaurare il passato, si può ben dire che la destra italiana è intimamente reazionaria e con essa anche le frange della sinistra cattoliche lo sono. I cattolici oggi, il cattolicesimo, sono interiormente reazionari. La conservazione rappresenta per loro l’obiettivo minimo. L’obiettivo di fondo è ripristinare il passato. E siccome l’intera cultura italiana risente di questo fondo cattolico, il risultato è che la storia del paese, dagli anni della sua nascita a oggi, si è scontrata e ha lottato contro la modernità, ossia contro il concetto moderno di legalità.

 

[paese a un bivio]

Scrivevo 16 anni fa.  “La crisi ha raggiunto – e forse superato – il livello di guardia. Tutto il mondo va a destra e la destra italiana è quella che vediamo a nudo in queste prime settimane del 1995. Questo forse può essere considerato il vantaggio della situazione. La «visibilità» della destra. Una volta frantumatosi lo spesso schermo dc, il fascismo latente della borghesia italiana è venuto alla luce nella sua profondità e nella sua  vastità.

La spaccatura del paese non è solo fra Nord e Sud, quanto fra la parte che guarda all’Europa e la parte che vuol rimanerne fuori, fra anima moderna e anima medievale, beghina, misoneista, provinciale – strutturalmente corrotta. Questo è stato il fascismo in Italia, e questa è la continuità del fascismo. La sua essenza, quella di riverniciare con colori e concetti moderni, alla moda, contenuti avariati. La sua azione si accompagna a una permanente sensazione di truffa per via di questo occultamento difficile da individuare per il paese che ne vien tratto in inganno.

Fini è il rappresentante più autorevole e conseguente dell’inganno. Ed è anche il portatore dei limiti dell’inganno. Più colpevole e fastidioso di Berlusconi. Berlusconi è il portatore della borghesia venuta allo scoperto, del fascismo latente e genuino della classe imprenditoriale. Inganna e l’inganno è visibile a occhio nudo. Prima o poi lo sarà a tutti. Alleanza nazionale, no.  Berlusconi senza Fini avrebbe già ceduto. Berlusconi senza Fini avrebbe compiuto la sua parabola.

È Fini che fornisce alla destra la sua carica eversiva. È An che porta il paese al limite dello scontro.

Si può anche osservare come tutto ciò sia profondamente e politicamente imbecille. E lo si dice. Fini delude. Berlusconi no. Non si considera che Fini e An «non possono muoversi» diversamente. Se riuscissero a muoversi diversamente significherebbe che il fascismo italiano avrebbe cambiato pelle, si sarebbe modernizzato (è quanto è accaduto con l'uscita di Fini dal pdl - fpg settembre 2010). Tutti lo sperano in realtà. Tutti vogliono liberarsi da questo cattivo odore  che permea la vita politica, civile ed economica italiana. Uno spettro.

Lo spettro invece si aggira con insistenza. Non è uno spettro. È l’altra Italia. È oltre la metà della borghesia italiana. Quella borghesia che rifiuta il mercato, il «rischio» capitalista, il capitalismo economico. Che si salda con l’Italia proletaria e sindacale della «sicurezza del posto», della mobilità ingessata, delle corporazioni, dei cobas. Non a caso Bertinotti è speculare a Berlusconi. Gli somiglia nei modi, nella disinvoltura, nell’arroganza ideologica. Restaurazione e massimalismo. Tutti e due drappeggiati di una modernità altamente conclamata della quale non hanno neanche il senso.

Ecco lo scontro. Da un lato questa Italia reazionaria e paesana. Dall’altro, l’altra. Incerta, faticosa nella sua ricerca di una modernità che intravede nella tecnologia, nel management, nel contatto con i mercati e nella loro metodologia che contrasta con la mentalità cattolico romana nella quale il paese è immerso e attraverso la quale la modernità intravista si fa scomodamente strada.

Vero che lo scontro è ancora fra l’area della rendita – che reclama a pieni polmoni il suo diritto alla vita e alla continuità – e l’area dell’alleanza profitto- salario. Cioè l’area della modernità.

Andare verso la modernità salvando la rendita. Questo l’impossibile che si vuole. È qui che si annida lo scontro all’interno della modernità. E la frena e la rende di difficile realizzazione”. (Uno scontro tuttora in atto. Sul tema vedi lo stato dell’arte 15 anni dopo in Modernità e identità nazionale”).

 

[la questione della legalità]

(da fpg luglio 98) - Il paese spaccato dalla questione della legalità. La crociata berlusconiana contro la legalità ha portato alla luce la questione centrale nella quale si dibatte il paese e che caratterizza la borghesia nazionale. Era tempo che accadesse e il dibattito uscisse dalle ipocrisie della normalità. L'errore di D'Alema è stato quello di sottovalutare la questione o, peggio, di volerla cloroformizzare, negandola con l'argomentazione che metà del paese vive nell'illegalità. In questo senso forse nell'illegalità grande e piccola ci vive ben più della metà della penisola. Tuttavia il fatto che ci viva non significa che ci si trovi a suo agio e che non vivrebbe meglio in un sistema di legalità. E che a questo sistema non aspiri. È lo stato e la sua mancanza di controlli e di rigore e di arbitrarietà a spingere, ad alimentare l'illegalità diffusa. Eccetera. Questo forse il primo errore di valutazione dalemiano. Il secondo è che l'economia moderna vive di una certa trasparenza. Il capitalismo allargando il mercato e riferendogli la produzione opera quella missione storica che Marx gli attribuiva. Eccetera. Al contrario il tatticismo del segretario ds si articola in compromessi che in nome della necessità e del dialogo sono realizzati ai livelli più bassi della scala occidentale. E ostacolano la modernità, la modernizzazione, lo sviluppo economico e l'ordinato procedere del sociale.

Certamente la situazione presenta dei suoi rischi. Di scontro sociale e di divisione del paese. Ora, sono reali questi rischi? Un'azione più incisiva non finirebbe con l’attrarre a sé il consenso generale? Lentamente se si vuole, ma progressivamente? Il successo di Di Pietro e la raccolta delle firme per l'abrogazione della quota proporzionale è un'indicazione delle tendenze della maggioranza che al di fuori e al di sopra dei partiti va da destra a sinistra.

 

[borghesia e magistratura]

(da fpg primavera ’99) - Il caso Andreotti. Un uomo sul quale pende la richiesta di un ergastolo, sospettato di essere il mandante di un omicidio politico e di aver avuto strette collusioni con la mafia, viene onorato e riverito dalla nostra classe dirigente. La borghesia italiana è contro la magistratura poiché – con una mentalità strettamente legata alla rendita – vuole l'impunità, è insofferente di regole, ripudia la concorrenza. Il suo atteggiamento generale è contro il rischio. Non è abituata, né vuole perdere. Ne deriva una classe prevaricatrice con le classi più deboli, priva della nozione di bene generale, vile nei confronti della vita e delle sfide del mondo, in ritardo su queste sfide. Sono caratteristiche che genericamente attribuiamo alla mentalità cattolico romana. Intrico, cospirazione, ipocrisia, procedere preferibilmente per linee segrete e trasversali. Tutto questo, fa integralmente parte di questa mentalità. E caratterizza anche il procedere delle oligarchie. Si lavora nel nome di qualcosa o di qualcuno contro questo qualcosa e questo qualcuno, a sua insaputa, possibilmente. Una cultura di stampo medievale che riflette esigenze economiche e sociali di stampo medievale. Il cattolico nel concetto non opera per il mondo terreno. Nella pratica non fa altro. Solo che il «terreno» diviene un mezzo attraverso il quale la volontà divina si realizza. Poi, siccome la volontà divina nessuno la conosce, sempre le si sostituisce la volontà terrena propria degli individui e delle organizzazioni (cattoliche). Aderente agli interessi degli individui e delle organizzazioni (cattoliche). E siccome le vie del signore sono infinite e imperscrutabili anche gli interessi terreni degli individui e delle organizzazioni sono infiniti e imperscrutabili. 

Il caso Andreotti simboleggia più di ogni altro lo scontro in corso nel paese e le ragioni di questo scontro. Andreotti è un intoccabile. La sua impunità deriva dall'impunità del potere che gli è alle spalle e che egli rappresenta. Il potere Vaticano. Egli invoca immunità e privilegio. Due caratteristiche medievali della borghesia italiana. Il borghese in generale è un fascista. Fascismo è uguale a prevaricazione. Le borghesie forti sanno che questa caratteristica va tenuta celata. Quando essa emerge o viene negata o si ritiene necessario che un loro rappresentante, quello che si è esposto paghi a meno che non si trovi un capo espiatorio. Il concetto dell'impunità è presente nella sostanza (e possibilmente nella pratica), non nella forma. La forma è contro l'immunità, in nome dei principi borghesi dell'uguaglianza democratica. Tutti uguali ai nastri di partenza. Tutti uguali di fronte alla legge. Non è vero ma è un po’più vero che non in Italia. Ci si sforza di farlo essere vero. La rottura della regola è una eccezione. Ammessa come tale. In Italia il privilegio è invocato come tale, un elemento di forza del tutto naturale, riaffermato come tale. Il privilegio in Italia si afferma sotto la forma dell'impunità. Così in Italia non esistono capri espiatori. L'impunità parte dal livello Andreotti fino al livello dei funzionari corrotti, condannati e reintegrati nei loro posti di lavoro.

Rimane da chiarire il ruolo della magistratura. Quella combattente. Forse è l'espressione di una piccola borghesia divisa fra il modello cattolico borghese e la consapevolezza sia pure vaga che questo modello gioca contro i propri interessi di quasi classe che va trasformandosi in classe impiantandosi come ceto medio e aspira a divenire una classe compiuta. Il modello è quello della borghesia internazionale alla quale la nostra magistratura combattente si ispira riallacciandosi - se si vuole - alle tradizioni laiche e borghesi quattrocentesche nazionali. Ivi compreso lo scontro fra guelfi e ghibellini.

 

[l’Italia e l’illegalità -1]

(da fpg 12.11.99) - Il paese versa nell'illegalità dichiarata. La Corte dei conti denuncia. I funzionari condannati dai tribunali rimangono ai loro posti. Le sentenze non contano, non hanno corso per la pubblica amministrazione. Tutto si aggiusta. Trionfo della corporazione, che poi è trionfo dell'oligarchia, che poi è trionfo della rendita. Rendita = economia fondiaria. Economia fondiaria  =  paese culturalmente ancora allo stadio agricolo. Con il sostegno dell'ideologia cattolica il paese resiste e non passa alla mentalità capitalista. Non decolla. Il massimalismo conseguenza del trasformismo.

Il trasformismo aspetto politico del  «tutto si aggiusta». Uguale a tutti possibilmente contenti. Il tutti possibilmente contenti colpisce la parte debole della popolazione. Che tuttavia condivide. Ne rafforza il carattere debole, il pensiero debole. Eccetera.

Quella che non si aggiusta è la realtà. Nell'edilizia le conseguenze del tutto si aggiusta diventano evidenze. I palazzi crollano in tutta la nazione. Fatti di sabbia, di cattivo cemento, di cattivo acciaio. I panorami si sconciano. Nel tutto si aggiusta qualcuno paga l'aggiustatura. Questo qualcuno è la comunità nel suo insieme. Prendiamo la salute. Si dice, i ricchi si fanno curare all'estero. Vero nella normalità del male. Falso nel caso dell'urgenza. Nell'urgenza del caso il caso è uguale per tutti. Quando la sanità come sistema non funziona, a pagare saranno ricchi e poveri.  In sintesi, la filosofia del tutto si aggiusta ha un prezzo e questo prezzo lo paga il paese nel suo insieme senza distinzione di classi.

In Occidente il valore è la professionalità, la corruzione è l'incidente. In Italia il valore è la corruzione e la professionalità l'incidente. In Italia la vera professionalità è la corruzione, il giudizio si forma sulla capacità di gestirla. Poi il corrotto può essere anche incidentalmente un buon professionista.

[l’Italia e l’illegalità - 2]

(da fpg 14.03.00) - Il paese è percorso dalla malavita come non accade nel resto d’Europa. Anche qui senza avere una coscienza chiara del fenomeno che viene studiato accademicamente. Più che studiato, acutamente descritto. Ignorandone le cause, le ragioni storiche, sociologiche, culturali, politiche, economiche, eccetera.

È percorso dalla corruzione, dall’anarchia, dai vizi di una organizzazione sociale decrepita. La sinistra non fa eccezione. Suo vizio capitale non è stato il consociativismo ma la sostanziale subalternità alle ragioni cattoliche, presentate come una realtà storica che invece di essere combattuta andava aggirata dal di dentro. L’entrismo è un fenomeno squisitamente italiano anche nella sua concezione teorica. Il nemico si vince accogliendolo. Invece di oppormi, lo mino dal di dentro. E per minarlo dal di dentro devo farmi accogliere da lui, non spaventarlo, eccetera, eccetera. Nasce anche di qui l’opportunismo, il pressappochismo, il lasciar correre (vedi oltre), il gusto del compromesso, l’attenzione agli equilibri, eccetera, eccetera.

 

[dell’illegalità]

(da fpg 17.04.00) - La minoranza che aveva cercato di forzare la mentalità del paese con Mani pulite non è riuscita ad andare oltre la spallata. Gli affari della nazione tornano in mano cattolica.

Rifletto che l’avvento di Craxi a suo tempo rappresenta il tentativo laico di combattere la dirigenza cattolica con le sue stesse armi, l’illegalità. Fino a quel momento comunisti e socialisti avevano subito l’illegalità senza praticarla. E anche senza combatterla. Il craxismo fu la resa all’illegalità, praticandola. 

“La modernità di un paese moderno si misura dal suo livello di illegalità. Più il grado della pratica illegale è basso più il paese è avanzato. La legalità misura il grado di fluidità del modo di produzione, dell’economia che ne deriva, del funzionamento dei suoi mercati finanziari, eccetera.

La legalità è il patto, il contratto, che una classe egemone stipula al suo interno. È il livello di applicazione di questo patto. Una classe egemone rispetta il patto. Diciamo che l’accordo prende la forma dei «valori condivisi» sul piano politico istituzionale, la forma del «contratto» sul piano economico, la forma della «correttezza» sul piano dei comportamenti. L’accordo riflette la struttura del mdp. Più l’accordo riflette la struttura reale del mdp, più spinge verso il suo sviluppo e la sua piena realizzazione.

L’illegalità è la forma presa dalle difficoltà del modo di produzione nel suo realizzarsi (da @FORR2).

 

[l’essenza della cultura italiana]

(da fpg maggio 2000) - Da un lato le correnti antimoderniste sotterrane alla cultura del paese. Antimoderniste come è antimodernista il cattolicesimo romano. Il cattolicesimo romano non può dirsi tradizionale. In realtà non ha tradizioni da difendere né le difende. In un certo senso le innova. Il dogma mariano e l’infallibilità papale sono innovazioni. Dirette a quale fine? La difesa della cultura cattolica dalla inevitabile avanzata della modernità.

Un po’di storia. Nel ‘5oo il clero pone un argine alla modernità rinascimentale e pone le basi per lo sgretolamento di quella «modernità» che aveva a sua volta creato in Italia le basi del capitalismo occidentale. Si ripristina l’economia fondiaria distruggendo con questo l’avvio capitalista del ‘4oo. Si riconduce l’economia alla terra e con il primato alla terra si impone la rendita urbana. Le grandi gerarchie ecclesiastiche rafforzano e accrescono le loro ricchezze fondiarie.  E questo è il lato economico della controriforma. Al quale si accompagna il ritorno a pratiche feudali come il fidecommesso, il primato ecclesiale e aristocratico, la difesa e la conservazione delle corporazioni, eccetera. Le aristocrazie fondiarie si concentreranno nelle città esercitando e misurando il controllo sociale sulla rendita fondiaria e sulle imposte (vedi Sul capitalismo italiano (4)).

Di pari passo il progresso scientifico e lo sviluppo economico vengono ostacolati dalla chiesa romana che li intende come movimenti sociali ed economici da fronteggiare, ostacolare, quanto meno arginare.

Questo l’humus di cui si nutrono le «verità profonde» scoperte da Asor Rosa sepolte nel ventre della società italiana. L’orrore della modernità. Il «nuovo» atteso è invocato come qualcosa in grado di allontanare quell’orrore. E restaurare un mondo – ormai caotico e impossibile – le cui radici si perdono nelle viscere della società medievale e antica. La «novità» cui si anela è la liberazione dal terrore del nuovo che avanza sotto la forma della modernità e minaccia il vecchio. «Nuova» deve essere la fine dell’angoscia del nuovo per sprofon­dare nel sogno del vecchio ritrovato e finalmente tranquillamente goduto. Un sogno puerile che si paga con la paralisi sociale e culturale.

Dall’altro l’impostazione massimalista e anarchica delle sinistre che nasce dalla modernità avvertita non come conquista e lotta contro l’arretratezza, tutta cattolica appunto, della borghesia e delle classi dirigenti italiane. Ma come diritto a una modernità prodotto e dono delle conquiste altrui. Di quei popoli e di quelle culture che hanno lottato e lavorato per conquistarla. E che la nostra sinistra vuole in regalo. Senza la consapevolezza e la coscienza che i diritti si conquistano, non si assumono come un cibo, un nutrimento precotto (da altri). Si conquistano prima con il lavoro intellettuale, la teoria, la presa di coscienza della propria condizione e della modernità. Poi, quando necessario, con lo scontro anche fisico della piazza.

Così alla ottusità suicida delle classi dirigenti si oppone la follia suicida delle classi subalterne. Alla volontà antiscientifica della borghesia cattolica si oppone la volontà barricadiera, litigiosa e altrettanto antiscientifica del «tutto e subito», del «non un solo passo indietro». Conseguenza della indigestione di un pasto, un nutrimento, assunto come prodotto preconfezionato. Naturalmente preconfezionato oltralpe.

Così anche la sinistra è pervasa da uno spirito antimodernista. Lontano, come ne è lontana la sinistra italiana (e non solo italiana), dal concetto del materialismo dialettico e scientifico di Marx.

Per Marx il comunismo poggiava sulla ricerca e la scoperta scientifica che ne era la base. La nostra sinistra è anarchica perché idealista, ed è massimalista perché all’analisi scientifica delle condizioni oppone il sentimento della giustizia offesa. D’altra parte l’idealismo di cui è impregnata la cultura (laica e cattolica) italiana è la forma presa dal sogno di usufruire dei vantaggi della modernità rifiutando il lavoro culturale che la fonda. L’italiano vuole l’automobile – anzi la brama – ma rifiuta il codice stradale. L’automobile rappresenta i vantaggi della modernità, il codice stradale rappresenta la cultura necessaria alla modernità per funzionare.

 

[effetti collaterali]

(da fpg 09.05.00) - Lo spirito antiscientifico e antimoderno ha una serie di effetti collaterali. Primo dare vita a una mentalità profondamente antidemocratica. Al paese manca una chiara idea del sistema democratico che poggia la sua credibilità culturale e sociale nel rispetto dell’altro, delle ragioni dell’altro, delle esigenze dell’altro. Poi l’altro lo si affronta in nome delle proprie ragioni, delle proprie esigenze che si esige siano a loro volta rispettate. E già qui nascono grandi confusioni. Il rispetto viene spesso interpretato come resa dell’altro alle proprie ragioni e alla proprie esigenze. Se l’altro non cede non ti rispetta. Un pensiero profondo tipico del ragionamento malavitoso e più a monte del diritto feudale (invocazione dell’onore, giudizi di dio, eccetera).

Altro effetto è il senso della vittoria e della sconfitta. L’obiettivo è vincere a ogni costo. Non importa come. Ogni sistema è buono, ogni mezzo è buono, eccetera. La ragione è del vincitore per il solo fatto che ha vinto (cfr i giudizi di dio). Non era questo il machiavellismo. Il machiavellismo rifletteva solo in parte questa mentalità. L’obiettivo della vittoria a ogni costo, porta alle vendette, agli sgambetti, alle battaglie per bande, per gruppi, alla ritorsione.
La realtà sociale diviene quella dello scontro. Non quella della realtà oggettiva, delle sue esigenze, delle sue necessità. L’italiano muove per vincere, non per modificare e incidere sul reale. Così ogni comportamento è distorto e prende la forma di un groviglio di difficile interpretazione. Ma se l’interpretazione si sposta sulla pratica dello scontro dal sapore vagamente medievale, i molti lati oscuri del nostro vivere politico, sociale e anche economico scompaiono e la luce sarà presto fatta. Per questo a volte più che vincere può essere ritenuto importante apparire vincitori, affermare di esserlo contro ogni evidenza, poiché se nego la sconfitta ne ho in parte ridotto le conseguenze.

 

[la pratica della frode]

(da fpg 22.2.05) - Quello che colpisce è la pratica della frode per aggirare la legge esercitata con tranquilla coscienza. Come se gli articoli dei codici non riguardassero il buon andamento del paese e della società. Ma fossero un arbitrario esercizio dello Stato. Esercizio al quale ogni buon cittadino ha il diritto di opporsi aggirandone le norme. Norme che attraverso un garantismo non aderente alla realtà del paese favoriscono le pratiche tese a eludere l’ordinamento giudiziario.

Questo è stato il problema di Mani pulite. E questa è la questione principale da affrontare se si vuole che il paese funzioni.

[l’Italia e l’illegalità - 3]

(da fpg 6.8.05) - Scrivo un appunto rispetto al rapporto del paese con le leggi e con l'uso di non tenerne conto o di invocarle a seconda del proprio interesse. La pratica è generalizzata.

Cosi tale Meocci viene nominato dg della Rai nonostante un impedimento di legge che lo rende ineleggibile. C’è un’incompatibilità regolata dalla legge? La cosa non ha peso. Si procede. D’altra parte l’elezione dell’ultimo rettore alla Sapienza si è compiuta nonostante analoghi impedimenti. Sinistra consenziente.

C’è da dire che questa mentalità emerge giorno dopo giorno. Uno per uno i non detti -  o meglio i mai detti - vengono alla luce. Questa emersione, lenta ma ormai in cammino, prepara lo svuotamento delle  pratiche contrarie al processo storico in atto. Quanto? Un decennio? Due decenni?

Colpisce che si tratta di una cultura di cui è affetta la stessa sinistra. Che è poi la vera autrice del penalmente corretto. In altri termini se non si incappa in una sanzione penale allora è lecito. Le regole che oliano la tenuta di una società nazionale vengono con questo sistema ignorate. E il buon andamento del paese è affidato alla magistratura. Che si vorrebbe tuttavia più mansueta. Più incline ad accettare la regola del lasciar correre l'interpretazione delle regole o leggi che siano.

Ma è anche errato sostenere che l’ideale sia una società senza leggi. È pratica antica e ormai fuori dal contesto internazionale occidentale, quella secondo la quale le leggi sono ad uso della sola classe al potere (@FORR2). Che le applica o le disattende a seconda del proprio interesse e della propria strategia politica. Questo sì che in Italia è considerato lecito. E fa la differenza con le società avanzate. È questo uso spregiudicato delle regole e delle leggi che viene individuato come furbo.

Ora il fatto che venga indicato come furbo lascia capire che la pratica non è del tutto accettata. Che sotto sotto cova il sentimento che la legge andrebbe rispettata. Ma siccome la pratica è di utilizzarla invece di rispettarla, allora ci si adegua. E a forza di adeguarsi lo stesso significato di furbo viene modificato. Da atteggiamento riprovevole essere furbi viene lentamente considerato una capacità, un merito, un valore.

Per cui questo rapporto con le leggi e la giustizia si generalizza. E una volta generalizzato pervade e forma la mentalità nazionale. La pretesa che le regole siano osservate dagli altri e non rispettate da noi. La celebrazione della furbizia come dote generale. La prepotenza che subiamo oggi ma solo per poterla a nostra volta esercitare domani. La soggezione verso i più forti, l’arroganza verso i più deboli, la  strafottenza verso il bene comune, eccetera. Contemporaneamente l’insofferenza per le regole si generalizza a sua volta e prende la forma di insofferenza in generale. Una caratteristica italiana è l’insofferenza. Anche l’altra di mobilitarsi solo all’ultimo momento può discendere dal rapporto con le leggi. Incerte, arbitrarie, applicabili o meno, suggeriscono di attendere fino all’ultimo per vedere come va a finire.

Se questa analisi è corretta conferma come la legalità sia (dovrebbe essere) il tema all’ordine del giorno del paese. Strettamente connesso alla discussione sul suo sviluppo (o mancato sviluppo) economico e sociale.

Ebbene il logoramento di questo processo è in corso. Come scrivevo in principio. Non rimane che misurare gli anni del suo compimento. Anni poiché le resistenze sono forti, sorrette dalla vischiosità delle abitudini mentali ultime a correggersi sotto qualsiasi clima.

ggss – Si comincia a riflettere sulle affinità fra tangentopoli e l’attuale tornata giudiziaria. Ambedue promosse dalla magistratura per carenza dei comportamenti politici e amministrativi. Si sta capendo, lo si scrive e lo si dice, come l’assenza della integrità della classe dirigente obblighi la magistratura a una azione di supplenza.

[conflitto di interessi & legalità] 

(da fpg set 05) - Il conflitto di interessi di Berlusconi non ha fatto scandalo a suo tempo dal momento che la classe dirigente del paese versa tutta,  più o meno, in conflitto di interessi. Ecco perché il paese manca di questa sensibilità. Perché la stampa non si è indignata più che tanto. In pratica affatto.

Il conflitto di interessi è qualcosa che riguarda la legalità. Una spia del quoziente di sensibilità legale esistente. Qui, sensibilità legale pressoché zero. La sensibilità legale riguarda anche il rapporto fra la funzione e i compiti e le responsabilità della funzione. Il suo raggio di azione. Anche qui, zero. I regolamenti vengono interpretati con sofismi e formalismi. Così come vengono interpretate e applicate le leggi.

In Italia. Si fanno le leggi. Poi si fa in modo di non applicarle, non dare loro corso (ritardando i regolamenti attuativi per esempio), aggirarle con sofismi e formalismi di puro comodo.

Tuttavia per la magistratura le leggi sono sulla carta. I magistrati si trovano nella necessità di applicarle. È quello che fanno. E facendolo entrano in conflitto con la classe politica che fa le leggi per non applicarle.

Le leggi non sono neutre. Vengono interpretate dalla classe dirigente. Contro o a favore. Quando ignorarle e quando applicarle.

La magistratura bene o male è obbligata a una sua neutralità.

È per questo che i magistrati come classe appaiono più evoluti e avanzati del resto della classe dirigente. Anche perché spesso le leggi sono molto avanzate (tanto non costa nulla promulgarle dal momento che poi si farà di tutto per non applicarle). I magistrati invece devono applicare quelle leggi così bene ispirate.

Un bel conflitto.

 

(continua in Politica, regole, legalità (2)”)



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