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Cattolicesimo e cultura nazionale

§* La concezione cristiana altomedievale è indifferente al tempo e al suo trascorrere. Quello che contava era la vita eterna caratterizzata dall'eternità. Eternità uguale a immobilità.

Viene meno il senso del processo e dello sviluppo. Così la quotidianità della vita riassume l'intera vita.

§* Il cattolico nel concetto non opera per il mondo terreno. Nella pratica non fa altro (#PRL).

§* L'Italia rimane praticamente tagliata fuori dalla coscienza europea il cui sviluppo si forma a partire dal Seicento.  Foscolo, Berchet, Manzoni non vanno molto in là dalle posizioni ortodosse della chiesa romana.  Rosmini viene messo all'Indice.  E Gioberti – il deleterio Gioberti – tentò di sposare  papismo e nazionalismo. Per non parlare di Mazzini – rappresentante di un giansenismo cristiano – che contribuì grandemente a tener fuori dai confini culturali del paese l'esperienza socialista.  La quale, quando giunse, arrivò tarda, massimalista e sentimentale (da §FIL2).

§* L'Italia si distingue per questa resistenza del passato. Questa incapacità di aggiornarsi. Di seguire e accettare il processo generale. Fulcro di ogni resistenza è la chiesa. Della cui mentalità è intrisa anche la sinistra, più o meno laica.

§* La verità è che il tempo dei guelfi e dei ghibellini si prolunga perché lo scontro dei cattolici con i loro avversari non è mai cessato. Dal '5oo in poi.

§* L'Italia è un paese a sovranità limitata. Ogni sua azione è sottoposta all'avallo d'oltre Tevere e dell'episcopato.

§* Insomma a un certo punto negli esseri umani si è sviluppata la corteccia. Che disastro! Noi italiani cerchiamo disperatamente di porvi riparo e lottiamo contro questa patologia del cervello che è la ragione. Una vera missione, per il bene dell'umanità e, credo, di dio, ma soprattutto della chiesa di Roma (da #INT2).

 

La cultura cattolica è impastata dalla lotta che il cattolicesimo romano ha condotto (dovuto condurre) contro il potere temporale. Alla sua nascita contro l'impero romano, nel medioevo contro i poteri feudali (lotta per le investiture) e, per ultimo contro la nascita dello stato italiano nel 1870. La lotta contro il potere temporale si è trasformata nel tempo in lotta contro lo stato laico e civile. (Vedi la vicenda del modernismo).

Conseguenze.

Il cattolicesimo romano si è strutturato anche culturalmente come un potere nel potere. Una organizzazione all'interno della struttura statale con l'obiettivo di sostituirla, affiancarla, correggerla, esautorarla .

Questa la sua funzione e la sua pratica storica.

 

Gli altri paesi hanno reagito alla pressione cattolica in modo vario. Ovunque hanno riorganizzato le loro Chiese. Nazionalizzandole, secondo il modello inglese e comunque rendendole il più possibile autonome da Roma come la chiesa gallicana francese.

L'Italia non è stata in grado di creare una chiesa autonoma. Al contrario la chiesa romana si è per qualche verso sovrapposta allo stato laico, tallonandolo, contrastandolo con l'obiettivo di guidarlo culturalmente. La borghesia italiana ha individuato nella chiesa cattolico romana il suo modello, forse anche il suo punto di forza e, inoltre, la sua socia in affari.

Il paese ha rifiutato la logica giansenista assumendo pienamente la logica e la pratica dei gesuiti. 

I gesuiti inaugurarono una precisa politica teologica e culturale tesa a ridurre attraverso la casistica il numero degli atti considerati peccaminosi. A limitarne comunque la gravità fornendo a questi atti una ragione concreta e una giustificazione morale. Così facendo, così operando, così ragionando a furia di separare l’azione dall’intenzione attraverso sottili e cavillose casistiche si è giunti a perdere il senso stesso della legge.

È questa la pratica che ha dato il via a quella particolare mentalità del paese per cui non esiste mai nulla di certo, nulla di vero. I fatti si sfarinano sotto l'azione demolitrice delle interpretazioni, dei punti di vista, dei pretesti, dei cavilli. Pratica rafforzata dall'atteggiamento a suo volta messo in essere dai gesuiti per i quali  il peccato è comunque da perdonare provenendo da quella accertata e diffusa propensione che va sotto l'appellativo di "debolezza umana". Che era anche un modo per i pedagoghi della Compagnia di Gesù di chiudere un occhio, condiscendere e andare incontro alle esigenze delle classi dirigenti dell'epoca (principalmente il Settecento), accettandone e giustificandone la pratica autoritaria in sé arbitraria.

Altro manufatto mentale di non secondaria importanza è stata l'invenzione del concetto di «riserva mentale» in teologia morale che stava a significare una "limitazione fatta con la mente a ciò che si promette, si dichiara o si giura”. Secondo alcuni moralisti cattolici la riserva mentale è lecita quando non necessaria allorché non si tratti di una vera menzogna o non tragga altri in inganno. Due condizioni di difficile realizzazione dal momento che il giudice della qualità dell'omissione, se sia una menzogna o tragga o meno qualcuno in inganno, è lo stesso soggetto che decide di praticarla.

Ricordiamoci che la maggior parte della formazione sociale e politica delle classi dirigenti dell'Italia proviene dalla pratica appresa nelle scuole dirette da gesuiti e salesiani, scuole nelle quali quelle classi vengono formate.

 

La principale conseguenza per il paese consiste nel formarsi di una mentalità nella quale lo Stato non viene preso sul serio. Con lo Stato non vengono prese sul serio le sue regole e le sue leggi sostitute da  familismo, scetticismo, ipocrisia, cinismo, sberleffo, improvvisazione, lassismo, tolleranza, permissivismo, indulgenza, e simili.

Caratteristiche peculiari alla cultura italiana in modo particolare.

Così una gran parte del paese, ben rappresentato dal berlusconismo, è fuori da una riflessione, sia pure ideologizzata, del mondo moderno e dei meccanismi di sviluppo del capitalismo. Nel senso che non ha alcuna coscienza, né consapevolezza degli affari del mondo. La falsa coscienza di questi strati sociali è al disotto della media della mentalità occidentale per banale che questa sia.

È questo uno dei risultati del cattolicesimo romano. Il cattolicesimo romano pur rappresentando una delle strutture del mondo occidentale resta ideologicamente esterno allo sviluppo di questo mondo. Con la pretesa di rappresentarne la componente solidale e filantropica e, oggi, di prendere il posto dell'utopia comunista (divenuta tale dopo il fallimento dell'Urss). Con la presunzione di rappresentare l'uomo nel suo insieme, tende a eliminarne i lati moderni (l'aborto, la fecondazione artificiale, la campagna contro il dolore inutile, il diritto di disporre della propria morte come della propria vita, l'eutanasia, le conquiste della biologia e della medicina, alcuni farmaci e via continuando). Pratiche che il cattolicesimo demonizza (opere del demonio). La sua strategia di sviluppo della coscienza non è in grado di stare al passo con la cultura, sia pure ideologizzata, del mondo moderno. Il suo tentativo di adeguarvisi, per esempio con i «perdoni» sugli errori del passato (contro gli ebrei, contro gli eretici, contro la scienza moderna - Galileo) è ancora una volta difensivo, ipocrita e inadeguato. D'altra parte sta andando avanti così dal '5oo (ottobre 97).

 

NOTE A MARGINE

§§ ... Si ricorre ancora alla tecnica cattolico vaticana del promuovere per rimuovere. Morbida nelle soluzioni che devono essere esteriormente indolori. Non destare scandalo o allarme i fedeli. Il questi casi l'organo che si stampa nello Stato della Città del Vaticano interviene regolarmente suggerendo, consigliando, protestando, intimando. Una conseguenza del rimuovere promuovendo è che in Italia le classi dirigenti rimangono permanentemente sulla scena (quale che sia, politica, economica, culturale, amministrativa) bloccando ogni processo di rinnovamento.

Giuoco difficile quello vaticano, una forza, ancorché spirituale e finanziaria, a sua volta ridotta a mal partito. Nonostante e al di là del grande spettacolo che settimanalmente Paolo Giovanni II mette in scena. Le cui disastrose conseguenze per la chiesa romana, a mio avviso, si vedranno successivamente (da fpg 1995).

 

§§ Leggo sul diario di Gide (2° vol.) una conversazione fra lui e Maritain (GD2/433-434). A un certo punto Maritain gli chiede una promessa. "Promettetemi", dice, "che quando sarò andato via, vi metterete in preghiera e domanderete al Cristo di farvi conoscere, direttamente, se fate bene o no a pubblicare tal libro". Siamo nel 1923. Bossuet, vescovo di Meaux è morto da oltre duecento anni, Voltaire ha già trionfato pienamente nella cultura occidentale. Eppure Maritain pensa al dialogo diretto con dio. Dio che dovrebbe ispirare, parlare direttamente a Gide. Mi chiedo? Ci credeva veramente? Oppure speculava sui complessi di colpa, sull'egemonia della morale corrente che alla fine sotto forma di dio questa sì, parla alla «coscienza» dell'individuo? Fa affidamento, in altre parole, sulla falsa coscienza che cova in ognuno. È questa l'ipocrisia, la falsità, l'ignominia del pensiero cattolico. Provo orrore per la menzogna, dice Gide a Maritain. E aggiunge, "I cattolici non possono capirlo". La superiorità, la modernità della cultura protestante su quella cattolica sta in questa posizione di fronte alla menzogna. E nella coerenza che ne deriva. Solo di fronte a dio, il protestante non sa a che santo votarsi. Poiché solo di fronte a dio egli è solo di fronte a se stesso. Un passo avanti nell'autocoscienza. Mentire a se stessi. Possibile. Solamente attraverso la patologia (da fpg 24.10.99).

 

§§ [sacralità della vita] – Un libro di Peter Singer, «Ripensare la vita», Il Saggiatore, sulla sacralità della vita. La nostra società è basata culturalmente su questa sacralità. Di origine, dico io, assolutamente cristiana e dalla quale discendono nel nostro paese una buona parte delle sue storture. Singer individua la contraddizione per la quale spesso la sacralità della vita trova un suo limite nella qualità della vita. Se si include nella sacralità della vita la qualità della vita allora la sacralità assoluta della vita deve essere sacrificata e da assoluta diviene relativa. Spesso per mantenere e raggiungere una certa qualità della vita è necessario sopprimere delle persone - dice Singer - e mettere in discussione il divieto assoluto di uccidere. D'altra parte, continua S., poco ci si preoccupa delle vite che si sopprimono con le guerre, la fame, le cattive condizioni sanitarie, eccetera. 
In Italia è il concetto cattolico della sacralità della vita in assoluto che sbocca in una ipocrisia di fondo e in nome della quale si sacrifica la qualità della vita. Intendendo per qualità della vita la ricerca e la costruzione collettiva di questa qualità. Essere laici significa anche questo. Togliere alla sacralità indeterminata della vita la sua funzione sacra e rituale e fare della qualità della vita il nuovo obiettivo (da fpg 6.08.97).

 

§§ [cattolicesimo erede della mentalità romana] – Mi raccontava Mazzarino come nella Roma repubblicana e imperiale la vita individuale era considerata sacra. Ogni uomo un mondo, ogni uomo un mistero, ogni vita sacra. La chiesa cristiana ereditò il concetto. Concetto sul quale si regge tutta la sua umanità e che è il suo messaggio più attuale. Si conferma l'eredità romana del cristianesimo. Come attraverso il cattolicesimo cristiano la cultura romana permei tuttora la cultura italiana. Formi la sua (nostra) mentalità. C'è da dire che la vera novità cristiano cattolica fu la vittoriosa campagna che fece della repressione sessuale il centro della strategia culturale della nuova epoca. Che si affermò con la riforma e la controriforma (da fpg 19.1.10).  

 

§§ [cattolici]  – Un pensiero la cui caratteristica è di ignorare l'identità dell'altro, fino a distruggerla per sostituirla con la propria. In altri termini, violenza. Alla base una cultura aderente a un vecchio modo di produzione (quello feudale), oggi superata, senza riscontri. Una cultura esclusivamente difensiva, che fa leva sulle deficienze del mcp per condannarle e nello stesso tempo difenderlo.

Risultato. L'intrico, la cospirazione, l'ipocrisia, il lavoro per linee segrete e trasversali (*). Arranchiamo nel pantano della mentalità cattolica. E delle oligarchie. Nel senso che si lavora nel nome di qualcosa o di qualcuno contro questo qualcosa e questo qualcuno, a sua insaputa, possibilmente. Ecco cosa caratterizza il cattolico. Nel concetto egli non opera per il mondo terreno. Nella pratica non fa altro. Solo che il «terreno» diviene un mezzo attraverso il quale la volontà divina si realizza. Poi, siccome la volontà divina nessuno la conosce, sempre le si sostituisce la volontà terrena propria degli individui e delle organizzazioni cattoliche. Aderente agli interessi degli individui e delle organizzazioni cattoliche. E siccome le vie del signore sono infinite e imperscrutabili anche gli interessi terreni degli individui e delle organizzazioni cattoliche sono infiniti e imperscrutabili (da fpg 3.05.99).

(*) Roma papale ('7oo) – occorre essere "camaleonti, svelti, insinuanti, dissimulatori, impenetrabili, compiacenti, spesso bassi, finti sinceri". E "far sempre finta di sapere meno di quanto si sa, parlare sempre con lo stesso tono di voce, essere pazienti, padroni della propria fisionomia, freddi come il ghiaccio anche se si brucia, eccetera" (MCL/56).

 

§§ [Berlusconi e la cultura cattolico romana] – L'assenza di cultura accanto a un ego patologicamente sproporzionato dà come risultato Silvio Berlusconi. Il problema tuttavia è anche nazionale. Perché la gente non ride di fronte alle sue enormità? Per interesse. Perché trova in lui quell'energia necessaria a frenare il nuovo che avanza. E l'alibi di far passare la resistenza al nuovo come autentico nuovo. Il tutto sostenuto da una cultura cattolico romana specializzata nella resistenza al progresso, all'evoluzione e alla sviluppo.

Quando penso all'aberrazione della cultura cattolico romana mi monta una rabbia totale. Superiore al fastidio che mi dà Berlusconi. 

Alla difesa cattolica del dolore. Non dal dolore, ma del dolore. Nel senso che gli uomini debbono soffrire poiché quando non soffrono hanno meno bisogno di dio e con dio hanno meno bisogno della chiesa romana. E allora addio a quella massa sterminata di affari che poggia sul dolore e la sofferenza, sull'ignoranza e la credulità.

E qui si torna a Berlusconi. Aiutato da un lato dall'abitudine all'ignoranza, all'ipocrisia e alla credulità di un paese cattolico. E dall'altro sostenuto dalla speranza che lui profonde a piene mani di superare l'indigenza e il dolore dell'indigenza senza sforzo, senza sacrifici, eccetera, eccetera.

E qui Berlusconi s'incrocia anche con la propensione tutta moderna all'edonismo, al piacere privo di necessità. Di conseguenza al sogno di un'esistenza francamente imbecille (da fpg 22.1.06).

 

§§ [i cattolici e la politica] Ovunque si trovino (i ccd e i cdu nel Polo, i ppi e i democratici nel centrosinistra) portano lo scompiglio nelle file dei due schieramenti.

Più da vicino. È il Vaticano che usa i suoi per ostacolare la formazione di strutture politiche che gli sono estranee se non ostili e tentare di ricostituire un potere cattolico fedele e dipendente. Ancora una volta una battaglia difensiva e di freno al cambiamento che avanza. Di cui a farne le spese è il paese.

I cattolici degli altri paesi non dipendono, come i nostri, dal potere temporale (da fpg 06.03.00).

 

§§ [cattolici e 4PP] – Stretti nelle maglie del 4PP i cattolici italiani si dibattono scalciando come, quanto  e quando possono. Anche la faziosità italiana è di marca cattolica. Non è una faziosità che tende all'affermazione di qualche principio in cui si crede. Ha tutto l'aspetto di rifarsi ai principi quali essi siano nel tentativo di riaffermare il proprio ruolo e riprendere la testa delle iniziative. Si conferma questa mancanza di principi, questo lottare per sopravvivere, questa rabbia contro i processi in atto nel mondo che spingono verso la neutralità laica della gestione del 4PP (da fpg 28.05.99).

 

§§ [un paese clericofascista] Penso che dati i tempi sia opportuno mettersi nei panni degli antifascisti nel corso del ventennio. Il fascismo c'era, era necessario resistere, sarebbe passato. Sarebbe passato poiché era una risposta antistorica alla storia. Una risposta alla crisi economica destinata a fallire. Uno di quei momenti di negazione di cui il processo storico è formato. Un tentativo di fermare il processo. D'altra parte il tentativo di fermare il processo è la missione che il cattolicesimo romano si è dato a partire dalla controriforma. Il fascismo è pienamente all'interno di questo tentativo. Non una malattia, come sosteneva Croce, ma un momento stesso del processo che procede per discontinuità e negazioni.

Così oggi viviamo il momento clericofascista del paese. Forse necessario per toccare il fondo. E riprendere verso la modernità, nella quale d'altra parte il paese è immerso e alla quale resiste con strenuo torpore (1.2.09).

 
§§ [Vaticano] Perché pensare che la struttura di potere ecclesiastica sia in buona fede? In effetti il loro comportamento è da classe dirigente medievale e mafiosa. L'ipotesi è che non credano affatto in dio. Siano di fatto atei. La Chiesa è un grande affare. Che si basa su un inganno. Per riuscire l'inganno ha bisogno di un grande apparato simbolico. Di una produzione continua di sogni e affabulazioni. Qualsiasi truffa ha per base menzogne e credulità. Ambizioni da realizzare aggirando la necessità. Angosce da placare. Paure da esorcizzare.

Come sosteneva Marx, la base è l'ignoranza. La fede si alimenta di ignoranza. Il nemico è la cultura avanzata, la scienza, il progresso.

Per qualche verso la politica corre gli stessi pericoli.

(9.7.07) – Leggo questo romanzo di un tale Perez sul Vaticano. Una storia di ubiquità di Wojtyla che vorrebbe abolire lo Stato della città del Vaticano, ma ne viene impedito da una congiura di cardinali. Nel complesso, demenziale. Ma indicativo delle difficoltà dei cattolici. Che sembrano consapevoli e molto preoccupati del pessimo stato di salute della chiesa romana. E favoleggiano sulle possibilità della sua salvezza (da fpg 6.7.07).

 

§§ [cattolicesimo selvaggio e politica] In apertura dei lavori del consiglio permanente della Cei, il cardinale Ruini interviene senza pudori nella campagna elettorale e pone le sue condizioni come già Wojtyla. 

Così fallisce la politica diessina convinta di contenere il potere ecclesiastico e vaticano con una strategia delle concessioni. Come era ed è fallito il tentativo di D’Alema di contenere Berlusconi e la destra cedendo loro terreno.

Le concessioni sortono un effetto solo quando sono realizzate da un piano di forza. Altrimenti sono concessioni e basta. La destra, sia la destra vaticana – e non ce n’è un’altra – sia la destra clericofascista, ha la caratteristica di violentare il proprio avversario senza concedergli nulla, alzando ogni volta il prezzo del compromesso, fino all’annienta­mento dell’interlocutore. Non capirlo è suicida. Se si è più deboli è di gran lunga più conveniente affrontare lo scontro, imporlo, contrastare e scoprire le posizioni avversarie, anche perché queste posizioni sono rispetto allo sviluppo del mondo moderno contro corrente, difensive, destinate  alla sconfitta. Cedere significa ritardare questa sconfitta, dare fiato all’avversario, regalargli qualche decennio di sopravvivenza. Resistere, contrapporsi, significa accelerare il processo di disfacimento dell’avversario.

 

(sul tema della cultura italiana vedi anche Modernità e identità nazionale”)

 

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