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Dialettica biologia – evoluzione

§*  Evoluzione = riproduzione all'interno del 4PP biologico.
§*  Il tipo di sviluppo raggiunto conferma l’idea che la natura attraverso l’ominizzazione tenda/provi a superare il principio di casualità che ha caratterizzato l’evoluzione finora (e tuttora) per sostituirlo con un tipo di sviluppo biologico guidato da scelte razionali. Insomma, la natura gestisce se stessa.

[capire l'evoluzione]

(CLV G. Morpurgo) – Esiste la vita quando un sistema è eccitabile, si nutre, si riproduce e si evol­ve /17/ – scariche elettriche possono aver provocato la vita /21/ – le proprietà autocatalitiche /22/ – probabilmente un solo individuo primigenio /24/ – la vita dalla materia inanimata può formarsi solo in assenza di vita /25/.

I neodarwinisti individuano nella mutazione genetica la causa prima della va­riabilità (a differenza di Darwin che sull'argomento non aveva idee chiare) /26/ – il problema dell'energia /53 segg/ – passaggio dai procarioti (batteri e alghe az­zurre /56/) agli eucarioti /62/.

Loro differenze fondamentali /64/.  Gli eucarioti più differenziati fra loro dei procarioti. Altro.

Ricombinazione sessuale con unione totale dei due patrimoni genetici, sistema ereditario binomiale, variazioni in seguito a un programma interno di sviluppo, maggiore flessibilità, comparsa della morte programmata  – gli organi primitivi hanno una indispensabile funzione come induttori (organizzatori) degli organi definitivi /85/, sistemi biosintetici più stabili, maggior indipendenza dall'ambiente /69/, accumulazione di materiali (genetici) di riserva e migliore ricerca del cibo /70/.

Simbiosi e sua funzione /74/. Specializzazione a partire da cellule con lo stesso patrimonio genetico /79/. Cioè le cellule si differenziano al loro interno – lo sviluppo ontogenetico ripete lo sviluppo filogenetico /86/ – la morte compare solo a un certo punto dello stadio evolutivo a partire dalla formazione dell'organismo pluricellulare /95/ – le due teorie sulla morte. Uno, la complessità degli organismi pluricellulari è tale che è impossibile evitarne il deterioramento. Due, la morte è programmata /95/ – difficoltà di capire i meccanismi genetici /100/ – l'individuo e la specie /102 segg/. La morte favorisce la specie – il caso delle sequoie /97 e 104/.

I fenomeni di tipo regressivo /109/ sono comuni – i virus si possono essere for­mati solo a partire da cellule più complesse /112/ – loro comportamento possi­bile /116/ – derivati da pezzi di materiale genetico resosi indipendente /121/ – i virus e l'evoluzione. Trasmettevano l'informazione genetica /124/.

Il corso dell'evoluzione è dipeso soprattutto dallo stabilirsi dei sistemi di regolazione /127/ – gli ormoni /132/ –

la temperatura /139/ – gli omeotermi animali molto dispendiosi /149 segg/ – il caso del colibrì – il caso del pinguino imperatore /151/ – importanza della omeotermia /152/.

L'uomo ha circa 2 milioni di anni /158/ – la sua evoluzione biologica si è fermata 100.000 anni fa /161/ – l'evoluzione culturale non solo dell'uomo è legata all'apprendimento /161/ – mezzi di comunicazione e immagazzinamento del pensiero /162/ – molte funzioni sono andate perse perché scarsamente utili /163/ – possibile decadenza genetica dell'uomo /164/ – discorso sugli insetti e sul concetto di individuo /183/ – riproduzione di un virus /251–253/ – la mitosi /253/ – la meiosi /254/.

 

[contraddizione evoluzione-riproduzione]

→ La riproduzione segue la legge della causalità.

→ L'evoluzione segue la legge della casualità.

Sul piano degli individui la spinta riproduttiva della classe, del gruppo sociale di appartenenza, della famiglia, è quella che impedisce e ostacola l'evoluzione.

In questo senso si può dire che la contraddizione evoluzione - riproduzione è una delle forme prese dalla contraddizione possibilità – necessità.

Nei periodi di transizione, come quello che traversiamo, la contraddizione evl - rpr acquista forme reali e si manifesta all'interno delle coscienze delle nuove generazioni.  In alcuni palesemente.  In altri mascheratamente e nel subconscio. La lotta di classe rientra nello scontro evoluzione - riproduzione all'interno della produzione del processo generale dell’umanità.  La contraddizione fdp (forze di produzione) rdp (rapporti di produzione) → lotta di classe. 

Una riflessione da prendersi in considerazione è l'ipotesi che la contraddizione evoluzione - riproduzione segua leggi generali più ampie. E che la vera dialettica del processo si celi nel rapporto fra riproduzione semplice - riproduzione allargata. 

Una prima riflessione sulla produzione/riproduzione della natura nel suo processo terrestre più esteso.  L'era primaria dura 300 milioni di anni (500 milioni di anni fa).  L'era secondaria dura 140 milioni di anni.  L'era terziaria, 60 milioni di anni.  L'era quaternaria ha appena un milione di anni. Man mano che il succedersi delle epoche terrestri progredisce, i tempi di produzione e di durata di ciascuna epoca, si dimezzano.  Ora, mentre un'epoca si riproduce, in qualche modo sta producendo l'epoca successiva.  La domanda è questa: perché i tempi riproduzione/produzione si dimezzano?  La risposta è che si dimezzano perché all'interno della produzione delle ere terrestri, agisce la legge della riproduzione allargata.  E che è all'interno di questa legge che va individuato il meccanismo della produzione di forme nuove.  Quando non c'è produzione di nuovo, allora ci si trova di fronte alla riproduzione semplice.  La riproduzione semplice è una riproduzione di sussistenza.  Riproduce semplicemente l'esistente.  Ma non appena si allarga va oltre l'esistente.  Pone le basi per una produzione diversa. 

La fonte di ogni innovazione è dunque la riproduzione allargata.  Non è l'innovazione che dà vita alla nuova produzione.  È la nuova produzione che dà vita, si manifesta, attraverso l'innovazione.   

Come si concilia tutto ciò con la produzione biologica?  Con le mutazioni?  Con i balzi di qualità/quantità delle produzioni siano esse fisiche che biologiche? (maggio 1986)

 

[contraddizione scissione-fusione nella riproduzione]

George Bataille affronta il problema dello erotismo ponendolo e insieme distaccandolo, nella sfera della riproduzione.  L'amore (ERO/20) è la raggiunta fusione dei due esseri, o meglio l'illusione di questa fusione, la rottura della discontinuità, la semplificazione dell'essere, eccetera.  In questa sede mi interessa solo pensare che l'amore sia una memoria della specie della scissione – fu­sione che si manifesta nei processi di riproduzione. 

La partenogenesi è una scissione.  Scissione che comporta comunque la morte dell'uno che diventa due.  La riproduzione sessuale è l’inverso della partenogenesi. Una fusione da cui nasce un terzo.  Vuoi che l'essere nasca per scissione, vuoi che nasca per fusione, la logica sottesa alla riproduzione, è una logica fusione – separazione.

L'amore è un sentimento – legato alla riproduzione, di fusione – riproduzione (vai a §AMO).

 

[evoluzione & ma.dial]

Esplodono le nuove teorie sull'evoluzione.  Sostituiscono il vuoto di prima.  Tuttavia ancora inadeguate.  Non sarebbe più semplice rinunciare ai complicati schemi del positivismo logico – continuamente modificati e rivisti quando non abbandonati – e lavorare – sviluppandole – sulle categorie logiche del materialismo dialettico?

Assente del tutto per esempio il concetto di «riproduzione allargata».  Che è poi quello che dà conto della crescita esponenziale di un processo, una volta raggiunto l'equilibrio egemone.  Assente anche il concetto di egemonia di un processo.  E lo stesso concetto di processo che viene sostituito a quello di fenomeno.  Eccetera. 

La descrizione e l'analisi del susseguirsi di formazioni successive, di livelli successivi, di processi successivi, sono di Marx. Le si rintracciano non solo nella descrizione del passaggio da un modo di produzione a un altro ma anche in alcune pagine del CAP.  In particolare, per quello che mi riguarda, là dove M. descrive il lento formarsi del denaro e il suo affermarsi – per salti successivi – quale equivalente generale (aprile 1986).

Il fatto è che i passaggi anche in natura – per esempio all’interno dei regni biologici –  non si verificano con precisione attraverso un punto, o un salto specifico ma avvengano attraverso l’accumularsi di piccole quantità di qualità. La qualità si verifica attraverso mutazioni. Queste sì, improvvise, le quali tuttavia producono effetti consistenti solo al momento in cui diventano egemoni.

Le transizioni in genere, sia nella natura sia nella società umana, avvengono per via del cambiamento repentino di qualità. Ma poi queste qualità devono affermarsi (divenire egemoni). Questa affermazione, questa egemonia, è graduale, avanza per macchie di leopardo, si dispiega nel tempo. Fino al momento in cui si stabilisce e domina.

Anche il momento della dominazione, dell’egemonia non è preciso.

L’uomo nelle sue cronache cerca di cogliere questo momento. Di individuarlo in un avvenimento, in un periodo, in un mutamento che assolutizza. Questa ricerca risente ancora di un pensiero magico che si consuma con esasperante lentezza. Lentezza che caratterizza i processi e che l’uomo in genere odia cordialmente.

Al contrario  avviene che gli episodi che caratterizzano e segnano indelebilmente il cambiamento raramente vengono individuati al momento. L’individuazione è sempre frutto di un’analisi, di una serie di riflessioni. Le quali fra l’altro mutano man mano che il processo si sviluppa (da fpg  9.3.08).

 

[dialettica ambiente – organismi biologici]

Curioso il fatto (Corsera 9/6/08 - Modeo) che affrontando il rapporto ambiente - organismo vivente si parla di una «pressione» dell'ambiente sul vivente. In qualche misura si soggettivizza l'ambiente, gli si fornisce una forma di personalità, personalità che porta a «premere». Una forma di antropologizzazione del processo. L'ambiente non preme. L'ambiente esiste, c'è. È semmai la struttura biologica che a contatto dell'ambiente si trasforma mediando fra le proprie esigenze e il modo migliore di soddisfarle attraverso le occasioni che l'ambiente gli fornisce. Che poi l'ambiente possa a sua volta essere modificato per via dei processi biologici in corso – le piante creano l'atmosfera e l'alimentano – è un altro discorso. È il discorso che l'ambiente e gli organismi  biologici fanno ambedue parte della natura. Modificandosi, la modificano. Se si prende il processo nella sua interezza come oggetto di riferimento della realtà anche la selezione naturale è, diviene una delle determinazioni (uno dei momenti?) che concorrono alla sviluppo del processo di produzione della natura. Per natura s'intende un livello di organizzazione della materia già complesso. La selezione naturale non è l'unica struttura esistente all'interno del processo di produzione biologico. Anche le strutture individuate dal cognitivismo posseggono una loro possibile validità/realtà. Solo che l'attuale livello del massimo di coscienza possibile medio scientifico storicamente raggiunto sembra non permettere sintesi risultato di analisi più avanzate. Anche perché non assimila né supera il fenomeno della contraddizione che accompagna e spinge il processo generale di produzione della materia (da fpg 15.6.08).

 

[l’uomo e la selezione naturale]

L'avversione umana verso la sofferenza, la selezione storica (popoli  civiltà distrutti da altri popoli e altre civiltà che li sottomettono e li colonizzano), e in genere le conseguenze della necessità ereditate dall'esistenza e dalle esigenze del mondo animale (animali a caccia di altri animali, sostentamento a spese di altre specie, eccetera) e ancora altro ma sempre violento, può essere visto come il tentativo dell'umanità di superare le esigenze biologiche che sono alla fonte della sofferenza e della insofferenza nelle sue varie forme. Un rifiuto delle leggi naturali. Identificate di fatto con il male. Uguale l'aspirazione al benessere, forse all'equilibrio. Compreso il benessere fisico e il rigetto della malattia ancora prima della morte. E della morte in ultima istanza.

L'uomo non accetta la selezione naturale, la sua provenienza dal regno animale, non solo e non tanto perché si sente speciale e superiore, quanto, al contrario, perché si sente prigioniero del suo medesimo presupposto, l'animalità. Prigioniero del processo biologico dal quale proviene e al quale deve la propria esistenza.

Così come non accetta di essere individualmente cancellato dalla morte. Privo com'è, parzialmente tuttavia, della consapevolezza che a contare sia il genere e non l'individuo. Che la selezione naturale lavora per il genere, e nello stesso tempo è conseguenza della sviluppo del genere.

D'altra parte tutta la storia dell'uomo è segnata dal tentativo di dominare la natura e affrancarsi dalla natura. Anche Marx individuando nello scambio uomo - uomo il superamento dello scambio uomo - natura, esprime la medesima concezione. E pone l'uomo al centro della natura. O meglio al posto della natura. Assorbendo la natura nell'uomo. Facendo dell'uomo la sintesi della natura e riducendo la natura, presupposto dell'uomo, a natura puramente umana. Con un chiaro processo di sussunzione della natura da parte dell'uomo. L'uomo naturale trasforma la natura in natura umana. Dove tuttavia il concetto di umano ha perso ogni residuo religioso o sentimentale. E insieme alla natura presuppone anche un mutamento nell'uomo. Mutamento verso un fine che ci è sconosciuto e sarà parzialmente rivelato solo nel corso del processo (storico) (28.9.08).

 

[l’uomo nasce incompleto]

(da Repubblica del 17 ago 02 → in un'intervista di Prattico a Didier Vincent e Luc Ferry)

Vincent sostiene la tesi dell'imo animale neotenico cioè di quella facoltà di conservare nella maturità i caratteri infantili (deriva da neotenia → capacità fisiologia di certi animali di riprodursi allo stadio larvale). Così l'uomo attuale nasce biologicamente incompleto. Di conseguenza aperto.

Mentre gli altri animali sono stretti nelle ferree leggi della biologia, dei comportamenti e dei comandi genetici, l'uomo, essere incompleto per nascita, si completa nel corso della propria crescita. Ed è questo a permettergli di mutare in continuazione, di accrescere la corteccia, eccetera, eccetera. Ecco da dove nasce la libertà umana.

Ferry poi sostiene che l'uomo rappresenta l'oggettivo fine dello sviluppo universale. L'uomo fine stesso dell'universo.

[evoluzione cognitiva]

"L'evoluzione cognitiva non inventa nuove categorie di comportamento. Più che sostituirla lavora con la vecchia infrastruttura emozionale, trasformandola in crescente comprensione da parte dei protagonisti di un evento" (NBW/105).

Tuttavia non siamo portati a pensare che siano le nostre capacità razionali a determinare il comportamento. "Siamo così bravi /nel/ produrre razionalizzazioni convincenti" che riusciamo persino a prestarvi fede, "cioè a crearci il mito dell'uomo, o della donna, razionali." © E questa è l'origine delle ideologie. –|

Ancora. "Sottovalutiamo il ruolo delle emozioni e delle motivazioni subconsce".

Il termine empatia dal tedesco Einfühlung, letteralmente «penetrare emotivamente». La parola tedesca "contempera felicemente l'aspetto interpersonale – affettivo della fusione emozionale".

Ancora /106/. La mente umana non conosce divisioni nette fra pensiero e sentimenti. L'empatia dipende da un mosaico di fattori che possono essere di ordine razionale, cognitivo, emozionale, psicologico.

Ancora. Dopo l'attaccamento, l'altra capacità legata all'empatia è il «contagio emozionale», il provare in modo mediato le stesse emozioni provate dagli altri © Le emozioni di massa.

® Si conferma. La ragione, la corteccia si sovrappone alle/sulle parti arcaiche del sistema nervoso e cerebrale integrandole e trasformandole senza abolirle. –|

Nel corso dell'evoluzione cognitiva, sviluppo della coscienza e dell'autocoscienza, l'uomo parte dalle sue capacità intellettuali e solo più tardi scopre il corpo. Procede cioè con un percorso inverso alla sua propria storia (corpo–mente). Lo stesso processo viene applicato alla coppia razionalità – emotività. L'emotività dapprima non viene riconosciuta come una qualità a sua volta umana. Solo più tardi si comincia a capire che è anch'essa parte integrante della coscienza. E che l'autocoscienza si afferma anche riconoscendole la funzione che le spetta.

  Lo stesso dicasi per il distacco dell'individuo dalla comunità sociale alla quale appartiene. Insomma è il lungo

percorso dell'autocoscienza della natura, diciamo così. Con l'uomo la natura prende coscienza di sé, &c.

 

[sviluppo – evoluzione – progresso]

(mercoledì 01.08.99) – Leggo NER (ds fra Changeux, neurobiologo e Ricoeur,filosofo). Il rifiuto del concetto di progresso nasce dal sospetto che racchiuda una "forma residua" /180/ del concetto di «finalità». Quindi l'attacco è al «finalismo», quale concezione scarsamente «laica» dell'evoluzione, a sua volta residuo di una concezione deterministica del mondo, di conseguenza magica e religiosa (vedi §LETT3). Oppure idillica /179/, secondo la tesi platonica delle «essenze universali» che servono da principio organizzatore per tutte le forme viventi.

A rompere questa concezione fu Lamarck il quale l'11 maggio 1800 lanciò la tesi rivoluzionaria che voleva le specie viventi derivanti le una dalle altre attraverso la riproduzione. Era anche un colpo decisivo al creazionismo. Si trattava di sostituire la concezione di un mondo statico, creato da dio, con un mondo in evoluzione.

L'evoluzione c'era ma mancava di una direzione. Questa la tesi di Stephen J. Gould – citato da Ricoeur /180/. L'evoluzione era né più né meno quella che era. ® Mi chiedo. Non è l'evoluzione in sé, la direzione? Perché dimenticare la formula hegeliana secondo la quale il fine del fine è il fine. Da cui deriva che il fine dell'evoluzione è l'evoluzione. Se al concetto di fine sostituiamo il concetto di direzione, risulta che la direzione dell'evoluzione è l'evoluzione. Il difficile temo sia capire che non si tratta di giuochi di parole. Bensì di concetti. E se i concetti riflettono in qualche modo la realtà, dietro i processi logici si celano i processi reali. Relativi, parziali quanto si vuole, ma reali. Riflettenti cioè la realtà (°), anche se con una qualche approssimazione. Più forte, meno forte, comunque reale. Ora i concetti di fine (come il concetto di evoluzione) sono ricavati dalla nostra esperienza. Dall'esperienza della freccia del tempo, e dal fatto che ogni processo che noi conosciamo ha un principio e una fine. Ma un conto è il fine del fine e un altro il finalismo nel suo significato filosofico più comune di determinismo. Il fine del fine è alla base del fine in senso scientifico. Il fine non ha finalità. Porta in sé la sola esperienza il cui fine è nient'altro di una tappa del divenire, cioè dell'evoluzione, cioè del concetto di processo che caratterizza la realtà, l'essere delle cose.  Al contrario il finalismo determinista, è una estrapolazione fantasmatica dell'esperienza che constatando come tutto abbia una fine e come questo fine in ultima analisi sia la fine del fine, la traspone nel finalismo filosofico per il quale se tutto ha una fine e un fine anche l'universo nel suo insieme deve avere una sua finalità. Finalità che a un certo punto perde il proprio riferimento concreto – reale. Ora non è più insita nello stesso universo bensì posta al suo esterno. Il fato, dio  o che so io. Poiché senza questo finalismo, come argomentava lo stesso Gould, la natura "non sa dove va". E se la natura non sa dove va, spetta a noi la responsabilità di rimettervi un po’di ordine. Sembra sfuggire a Gould il fatto che la «natura» siamo noi. Con l'uomo è la natura stessa a evolversi, per esempio, dandosi un ordine attraverso l'ordine che gli uomini cercano di darsi dandoglielo. Proprio con la loro intromissione nei meccanismi della natura. Natura che si cerca di sottrarre al caso e condurre a un ordine che essendo dell'uomo è implicitamente della stessa natura. La natura l'ordine se lo dà attraverso l'uomo.

(04.8.99) - A proposito della polemica sul progresso. Lo sviluppo biologico è progresso? E lo sviluppo tout court è progresso? L'universo si sviluppa? Evolve? Dove collocare l'involuzione? Lo sviluppo procede attraverso la dialettica evoluzione – involuzione? La morte, l'estinzione, la distruzione fanno parte del processo di evoluzione? La morte dell'individuo biologico sicuramente (cfr Jacob - §JAC). Possiamo dire che il progresso fa parte della sintesi evoluzione – involuzione? Possiamo giudicare solo per quanto accaduto sulla terra. Non sappiamo come stiano le cose altrove. Certamente la terra fa parte «dell'altrove», cioè dell'universo. Quanto accade qui può considerarsi significativo? L'evoluzione della terra si rivela attraverso lo sviluppo biologico. Il terziario, meglio del secondario poiché nel terziario si sviluppano le condizioni per lo sviluppo di animali biologicamente più evoluti. Più evoluti nel complesso. L'analogia biologica fondamentale nel suo nesso con il concetto (in senso marxiano) di evoluzione.

[riflessioni varie]

§1§

(varie NER)

  Le illusioni e le mistificazioni politiche, economiche, filosofiche, ideologiche, sono parti integranti del processo / ideologia di sviluppo.

– Disposizione degli organismi viventi a «organizzare l'ambiente».

– Il «patologico» ð come ricostruzione di un altro livello sopportabile di rapporti con l'ambiente in cui si vive (cfr /200). Non definire il patologico in termini di deficit.

– Il riferimento all'evoluzione biologica elimina ogni finalità e ogni antropocentrismo /201/

– La vita è l'insieme delle forze che resistono alla morte /202/. © Affermazione molto intellettualistica. Cioè gioco astratto dei concetti. Tutto può essere visto in mille modi. Uno degli infiniti aspetti con i quali può essere descritta la realtà. La difficoltà consiste nel capire quali sono intuizioni reali, o costruzioni arbitrarie dell'immaginazione. Si chiedeva Brecht ð idee forza, "ne ha? Voglio dire veri progetti, non soltanto trovate".

– Concetto di aumento di complessità dei dispositivi di valutazione. Di conseguenza aumento di «senso» /251/.

© Quindi. Esistono dei «dispositivi di valutazione» a livello biologico, cioè cerebrale. Che si accrescono probabilmente con l'esperienza, la cultura, eccetera. (concetto di «impronta culturale» /211/. E di «marcatore somatico» /200/).

§2§

(IND – dic '94 / 45 → «Gradualità e catastrofe» recensione di David M:Raup «L'estinzione: cattivi geni o cattiva sorte?».)

Distinzione fra:

«gradualismo filetico» → la specie vista come una successione temporale di popolazioni costantemente sottoposte alla pressione selettiva dell'ambiente, le quali, mutazione dopo mutazione, lentamente, cambiano la loro fisionomia  e

«equilibri punteggiati» → una serie di equilibri omeostatici che solo raramente sono perturbati da eventi di speciazioni profonde, rapide ed episodiche. In altre parole negli equilibri punteggiati le mutazioni avvengono per salti improvvisi.

© Vere ambedue. L'evoluzione nel suo insieme si presenta come graduale. Tuttavia i mutamenti all'interno della gradualità avvengono per salti discontinui e improvvisi. Cfr l'esempio dell'acqua nel suo passaggio dallo stato liquido allo stato solido. Stato liquido, stato semi liquido o misto, stato solido. All'interno dei tre stadi i passaggi sono bruschi, improvvisi, imprevedibili (se non statisticamente).–|

 

§3§

Attualmente sulla terra sono presenti decine di milioni di specie (la maggior parte sconosciute e solo poche descritte) che rappresentano solo un millesimo di quelle vissute. Ciò significa che il 99,9% delle specie si sono estinte.

® Tutto conferma in realtà che la vita vuoi in generale vuoi individualmente si è affermata e si afferma con grande difficoltà. La norma è rappresentata dalla lotta per raggiungere un equilibrio (la salute) appena possibile e comunque lontano dalle nostre attese. –|

 

§4§

(da crn - 25 aprile 1983) - C'è una continuità fra uomo e animale? Il comportamento animale è una successione di stimoli – reazioni in cui gli stimoli sono dati dal mondo esterno e le reazioni sono dettate dall'istinto dell'animale più l'esperienza codificata (riflessi condizionati).  L'animale non sa di guaire, guaisce.  Non dice ora guaisco.  Nell'uomo ogni suo comportamento, gesto, azione viene prima pensato. Viene concettualizzato. Il processo stimolo – reazione si trasferisce nel pensato.  Il riflesso condizionato diviene psichico.  La connessione stimolo–reazione si forma al livello culturale.  Il pensato media fra lo stimolo del mondo esterno e i meccanismi istintuali interni (fame, paura, emotività, eccetera, sessualità, angoscia d'allarme, eccetera). Questa mediazione può avvenire in maniera immediata.  All'interno del mediato si forma ugualmente la coppia stimolo – reazione.  Lo stimolo è rappresentato da una mediazione fra il mondo esterno e ciò che del mondo esterno si sa (l'idea che se ne ha) e la reazione è rappresentata dalla mediazione fra composto psicosomatico dipendente non dall'istinto ma dal modello che ci si è fatti della propria realtà interna e questa realtà interna.  Nella misura in cui aumenta l'interazione fra cultura – psichico – somatico, il pensato media l'immediato.  Si sviluppa la funzione strettamente umana.

 

(continua in Cervello & evoluzione)

 

 

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“Dialettica biologia – evoluzione” [§EVL1]

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