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Cervello & evoluzione

(continua da §EVL1)

(sul tema vedi anche gli appunti in Pensiero e realtà” – Logica della materia e segg.)

 

& - Atkins (DGA) giunge alla conclusione che la struttura logica dell'universo è la medesima di quella umana. Il che equivale alla ipotesi mm che l'uomo riflette la struttura dell'universo e che la logica ha un'origine materiale (deriva dal cervello) e fisica in quanto ripete l'organizzazione fisica del cosmo.

 

[pensiero – realtà]

Si va facendo strada nel mondo scientifico l'idea che il nostro pensiero riproduce la realtà secondo le proprie strutture "cognitive e biologiche". D'accordo. Su cosa? D'accordo sul fatto che noi cogliamo in un primo momento le forme della realtà. Non la sua sostanza ultima. Il suo contenuto. Se avessimo una vista fornita di raggi X vedremmo una realtà diversa. Dunque la forma della realtà è relativa al modo come si presenta e come noi la vediamo. Ma noi non vediamo la realtà solamente con la vista, la cogliamo con gli altri sensi. La cogliamo anche attraverso la corteccia. Corteccia che potremmo paragonare a un super senso. Ora la domanda si sposta. Quanto la corteccia coglie la sostanza della realtà? Cioè la realtà nel suo processo di produzione, riproduzione, movimento, equilibrio, eccetera? Cioè, quanto le strutture della corteccia sono in grado di penetrare il processo della realtà?

Comunque rimane fermo un fatto. Al di là dei nostri sensi, al di là delle strutture della corteccia, la realtà ha una sua esistenza oggettiva. Oggettiva, nel senso che è là così come è.

Noi possiamo solo penetrarla. Fino a che punto e in che misura è un'altro discorso.

Fra l'altro la nostra corteccia si sviluppa parallelamente e nella misura in cui noi ci addentriamo nella realtà.

La questione da analizzare e comprendere meglio è il rapporto fra le strutture del nostro cervello e le strutture della realtà. Tenendo conto che ambedue a loro volta sono in sviluppo (8 feb. 07).

 

[nascita della coscienza]

(PSIC/128 - marzo-aprile 1995) –Tre tipi di «coscienza» secondo Edelman /53–54/  

A) – Organismi guidati dal principio di sopravvivenza che innesca direttamente reazioni "avversative" o "consumatorie" (®→ o anche 1° tipo di istinto o istinto elementare).

B) –Sistemi neurali in grado di mettere in relazione i segnali che un individuo sta ricevendo con le sue azioni e con ciò che si è rivelato favorevole (o sfavorevole) nel passato. Coscienza primaria o (® 2° tipo di istinto – più complesso). In questo tipo di organizzazione mentale si hanno solo "immagini mentali del presente". ® Il che conferma l'ipotesi (mm) che gli animali superiori (mammiferi quanto meno) pensino solo per immagini – di conseguenza sognano, come è provato. –|

C) – Coscienza di ordine superiore → esclusivamente umana. Che è la "coscienza di avere coscienza". (® In altre parole l'autocoscienza. Quella autocoscienza che l'umanità va costruendosi - vai a @PEL1 e @CSCZ).

 

[la  coscienza riproduce gli eventi fisici – i tre passaggi]

P. K. Anohin, neurofisiologo russo [sovietico], studiando i riflessi condizionati "li ha interpretati rifacendosi alla proprietà della materia vivente di riprodurre in sequenza gli eventi del mondo esterno dopo averli tradotti nel linguaggio chimico del metabolismo animale" /PSIC/55/.

 "A un certo punto dell'evoluzione, la reduplicazione senso - motoria degli eventi fisici venne a sua volta doppiata e reduplicata nei termini di una rappresentazione mentale, capace di rievocare l'evento anche a distanza di tempo, cioè quando esso non può più essere oggetto di percezione".  Successivamente la rappresentazione può essere di nuovo duplicata con il linguaggio.

Si hanno dunque i tre passaggi della percezione, della rappresentazione e del linguaggio.

® Questa storia della duplicazione può essere accostata alla riflessione mm sulla capacità della «materia» di conservare i propri processi in se medesima.  Di conseguenza l'uomo porta in sé i processi della materia – e quindi è in grado di rifletterla/comprenderla – perché li ha in sé.

Accade anche che all'interno della coscienza adulta o coscienza del linguaggio, permangano le modalità degli stadi precedenti. Così all'interno della rappresentazione permane la percezione e all'interno del linguaggio permangono sia la rappresentazione, sia la percezione che «io» descrivo e trasmetto attraverso il linguaggio. Ma ciò che mi verrà semplice – e che tradurrò come istintivo – è la percezione, poi la rappresentazione attraverso il meccanismo dell'associazione. Percepisco, rappresento, associo, descrivo.

Questo processo è già in sé un processo simbolico. Individuo la realtà attraverso un procedimento chimico che non la riproduce ma la riconosce. E la fissa. Un processo che passa attraverso stadi diversi, fino al linguaggio umano vero e proprio, composto di parole prima e di scrittura poi. E tutto attraverso processi di simboli. E di simboli di simboli.

Il terzo passaggio percettivo – associativo – logico rimane più arduo. Se lo stadio percettivo – rappresentativo – associativo si è ormai chiaramente affermato, lo stadio percettivo – rappresentativo – associativo – logico (il pensiero scientifico di Vygotskij) pur essendo ben delineato non si è diffuso. L'uomo fa un notevole sforzo a passare allo stadio logico - scientifico, al pensiero analitico generalizzante. Questo passaggio è appannaggio di pochi e in assoluto di nessuno. La fase logico - scientifica essendo legata alla cultura e alla Weltanschauung dell'individuo è di conseguenza uno stadio logico – percettivo di tipo sociale e collettivo. C'è di mezzo il concetto di «coscienza possibile» raggiunta. Massima, media o minima che sia.

In altri termini la «verità» dell'individuo, la sua sostanza non è in lui. È nel sociale. Sociale al quale «lui» appartiene e contribuisce ad affermare. –|

(cfr CERV di R. Restak, dove in un passo sostiene che l'intelligenza si organizza sulla struttura della lingua materna. Portando come esempio le differenze fra  giapponesi e occidentali. Vedi anche “sui livelli logici” in Rapporto pensiero-realtà)

 

[intelligenza emotiva]

Intelligenza emotiva di D. Goleman (IMG) è stato scritto nel 1995 (tradotto nel 1996) quindici anni dopo FDM (La fisica della mente). Più commerciale di questo ultimo, tuttavia appare più aggiornato. La tesi è che esistano due menti /27/. La mente razionale e la mente emozionale. Sin qui non solo nulla di particolarmente nuovo, al contrario, ma anche nell'appendice /336/ non si leggono novità peculiari. La descrizione fra comportamento emotivo (rapido e pericoloso) e comportamento razionale (pericoloso perché lento) è al di sotto della tesi [®] come l'introiezione di pensieri mediati (razionali) si traducano in azioni immediate quando il pensiero mediato è stato introiettato e ha preso la forma di un automatismo.

® Tesi più adatta di altre per comprendere non solo l'insediarsi degli automatismi dovuti all'esperienza ma anche la traduzione di pensieri ideologici (provenienti dall'ambiente sociale circostante – famiglia, eccetera) in pensieri immediati. Questi nella loro immediatezza prendono la forma di verità assolute nelle quali il soggetto si identifica e che formano la base del pensiero comune e della falsa coscienza più o meno plasmato e massificato dall'industria culturale. –|

La tesi è che il cervello si sviluppa dal centro olfattivo. Primo fu l'olfatto /29/. L'apprendimento e la memoria sono le forme prese dall'evoluzione del sistema limbico /30/. Le strutture limbiche generano i sentimenti del piacere e del desiderio. Il legame genitori - figli si sviluppò con la neocorteccia. A parte la bontà della tesi specifica si sostiene che i sentimenti presero forma con la neocorteccia.

Al centro del pensiero emozionale troviamo l'amigdala (lunga menata ripetitiva sulle reazioni provocate dall'amigdala).

© Per l'a. esiste una mente razionale (che si esprime con le parole) e una mente emozionale che è di natura non verbale /126/. La tesi è che esistono due cervelli. Il più antico formato dalle stratificazioni fino alla corteccia. Il secondo con la corteccia. Il pensiero «verbale» è il più evoluto, i suoi pensieri si esprimono solo attraverso concetti e i concetti si formano solo attraverso la lingua e la sua sintassi. Tuttavia la struttura più antica, la più «animale» non è stata assorbita dalla corteccia e dalla neocorteccia. La corteccia la controlla, ma le vecchie strutture rappresentano la sua base e in determinati casi intervengono al di fuori del suo controllo. → ® Il nostro dualismo, la capacità di leggere i nostri sentimenti e le nostre emozioni, di pensarle, di parlare a noi stessi, di sdoppiarci può dipendere da questo reale dualismo del sistema nervoso. Il cervello non è fuso. È stratificato. eccetera.

Nasce tuttavia il problema dell'altro pensiero. Del pensiero non detto. Del pensiero «sentito». Primo. Che differenza c'è fra il pensato e il sentito? Secondo. È il sentito un pensiero reale? Quando io sento, penso? Oppure sento, analizzo il mio sentito e dunque penso. L'analisi riguarda solo il pensiero detto. È appannaggio solo del pensiero detto. Il sentito non è in grado di fare autonomamente una analisi. È in grado di innescare una azione. Non una riflessione sull'azione.

Qui può venire bene una riflessione fra pensiero mediato e pensiero immediato, fra mediatezza e immediatezza. Un passaggio fra pensiero mediato e pensiero immediato è trascurato da Goleman. Il pensiero mediato si può trasformare in pensiero immediato. Esiste un non detto del nostro pensiero che è il detto trasformato in automatismo. Trasformato in non detto in quanto si presenta con l'immediatezza del pensiero immediato capace di produrre azioni ma non riflessioni ma alla cui base, nella cui storia, c'è una riflessione.

Si può ipotizzare che tutto il pensiero umano sia di questa seconda specie. Pensiero detto, introiettato e trasformato in non detto cioè in sentito. Poiché alla base di ogni sentito c'è un pensiero nascosto, dimenticato, non percepito. A parte, credo, alcuni casi di pericolo estremo, come paura, fuga, rabbia genuinamente tali quando la sopravvivenza viene posta in pericolo da una minaccia improvvisa e immediata. Caso ben diverso da quelli nei quali la minaccia non è alla nostra vita fisica bensì alla nostra vita sociale, alla nostra identità, alla propria immagine.

Quello che sembra è che la corteccia non genera energia emotiva. La ricava tutta dalle parti arcaiche del cervello (direttamente dal sistema nervoso?). Sono queste i depositi o, meglio, le fonti di produzione dell'emotività. Corteccia e neocorteccia le organizzano, danno loro un contenuto, riflettono in loro il riflesso della realtà. È possibile che quando il cervello corticale chiama a raccolta l'energia emotiva per i suoi propri fini, quali possono essere una produzione intellettuale, un progetto logico, eccetera, lo sforzo per penetrare la realtà andando oltre la sua forma, l'impegno di raggiungere il reale nelle sue strutture concrete, l'energia necessaria per un compito così impegnativo provenga tutta dal cervello arcaico e si svolga secondo le modalità di questo.

L'intuizione necessaria a volte, spesso, per risolvere un problema intellettuale altro non è che la riorganizzazione praticamente subliminale di tutto il materiale acquisito consciamente e fortemente lavorato dalla coscienza direi a una tale velocità e a un livello di tale complessità che le strutture coscienti, più lente e riflessive e mediate, non riescono a scomporre e seguire. Lo faranno in un secondo momento. Nel momento nel quale l'intuizione verrà riorganizzata in passi logici successivi . –|

[logica della mente emozionale]

La logica della mente emozionale è associativa /IMG/339 segg/. Elementi che simboleggiano una realtà o ne suscitano il ricordo equivalgono a quella stessa realtà. Questa è la realtà riflessa dalla mente emozionale. Priva del senso del tempo e del rapporto di causa e effetto. Nel processo primario non c'è negazione. Tutto è possibile. Ciò che conta è come la realtà viene percepita. Immediatamente percepita. La realtà è. È esattamente come ci appare. Le cose sono ciò che appaiono. Così come ci si presentano. Quel che una cosa ci fa ricordare può essere più importante di quel che una cosa è.

Mentre la mente razionale (la menta della ragione analitica) istituisce connessioni logiche fra causa ed effetto, la mente emozionale collega le cose in base alla loro apparenza.  In base alla forma che l'immediato dà loro. Essa genera un pensiero categorico, tutto bianco o nero, spoglio di sfumature. Tutti gli eventi sono ricondotti solo e soltanto al proprio io. ... Essa è autoconvalidante. Sopprime o ignora ricordi o fatti che ne scardinerebbero le convinzioni e tiene presente solo quelli in grado di confermarle.

Al contrario della mente razionale per la quale le convinzioni sono sperimentali e possono essere mutate da nuovi fatti, prove o ragionamenti, la mente emozionale considera le proprie convinzioni assolutamente vere e sottovaluta o ignora ogni prova contraria. ... Essa reagisce al presente come se fosse il passato. Non distingue le differenze. Rimane segnata dall'emozione trascorsa. Solo una emozione più grande potrà cancellare quella e sostituirvisi.

Esistono modalità per le quali la mente emozionale soggioga e pone al proprio servizio la mente corticale. È il caso delle razionalizzazioni nelle quali la percezione emotiva viene sostenuta con una serie di ragioni razionali che non hanno il benché minimo legame con la realtà. Questo processo impedisce anche di vedere o di impossessarsi della realtà. Non si riesce ad avere un'idea di ciò che stia veramente accadendo soprattutto perché abbiamo la convinzione di sapere esattamente cosa sta succedendo.

 

[materiali]

& – In alcuni esperimenti per il controllo dei flussi neurali emozionali si sottopongono all'esaminando delle parole. A seconda del loro contenuto neutro (sedia) o con "forte valenza emozionale" (uccidere) si formano onde cerebrali diverse. Ora quelle parole contengono un pensiero (neutro o emotivo) oppure semplicemente lo evocano?  Che il legame sia stretto è chiaro.

La questione è se il pensiero corticale si esprima solo attraverso la lingua, sia nato con la lingua, sia la lingua.

 

& – Cavalli Sforza conferma su Repubblica dell’8.8.07, che la stessa capacità grammaticale si è geneticamente formata – e di conseguenza si è impressa – nella nostra corteccia. Che il genere di sviluppo di cui parliamo può essere partito circa due milioni di anni fa. Mentre l'uomo geneticamente moderno si è stabilizzato circa centocinquanta mila anni or sono.

È la conferma che le strutture genetiche sono a loro volta la conseguenza del rapporto dell'uomo con l'ambiente naturale esterno e con l'ambiente sociale in formazione. D'altra parte è pressoché impossibile distinguere l'uno dall'altro. Le strutture genetiche sono la risposta dell'animale nel suo rapporto con la natura. Per adattarsi alla natura e prendere nel contempo dalla natura quanto possa servirgli. L'uomo è il risultato più completo e più complesso di questo processo.

Conferma anche quanto il pensiero sia connesso alla lingua. E come non ci sia pensiero logico senza lingua. Come povertà della lingua e povertà di pensiero siano strettamente legati. Eccetera.

 

& – © Da Repubblica del 15.01.01. Prattico segnala una serie di libri sul cervello. Si ripropone la questione della lingua. Per gli americani William H. Calvin e Derek Bickerton Lingua ex machina (ancora non tradotto) la chiave di volta della coscienza è nel linguaggio. © È il linguaggio che dà forma ai nessi della logica. –| 

Ma sono altrettanto interessanti le riflessioni di Antonio R. Damasio il quale in Emozioni e coscienza sostiene che l'inizio della coscienza, che chiama il protoio, si forma anche a livello animale nella rappresentazione cerebrale degli stati del corpo, oppure mappa cerebrale degli stati fisici, fase nella quale il linguaggio non è ancora apparso ("non c'è ancora necessità del linguaggio"). © Si tratta cioè del linguaggio delle espressioni, dei comportamenti, eccetera. L'animale «avverte» il proprio corpo senza averne coscienza. Solo nell'uomo, comincia a formarsi una coscienza più estesa e completa formata da memoria, linguaggio e cultura.

® La chiave di volta tuttavia risiede nel linguaggio che è quella forma nella quale la rappresentazione si libera della sua sostanza sensoriale (visiva e percettiva in generale) per acquistare quella struttura astratta che lontana dallo sganciarsi dalla struttura sottostante (emozionale e sensoriale) la organizza facendone altro da sé per sé. Quell'andirivieni della neg - neg che forma la struttura della coscienza e a sua volta riflette la struttura fisica del mondo (cfr appunto mm sulle due logiche). –| 

Rimane ugualmente una buona ipotesi la convinzione che la struttura nervosa che fa capo al cervello e la stessa zona corticale, si formano in ogni individuo in maniera originale essendo il risultato della struttura biologica generale organizzata tuttavia dall'esperienza individuale. Sia emotiva sia logica. Può dirsi di conseguenza che l'esperienza è sensoriale, è emotiva ed è logica. Il proprio pensiero lo si sperimenta come si sperimenta il confronto fra pensiero e realtà base di ogni esperienza e della qualità dell'esperienza individuale. In questo senso è probabilmente corretto dire che la clonazione è impossibile poiché al massimo si potrà clonare l’hw ma non il sw prodotto dalla stessa esperienza di vita dell'individuo, plasmato dalla sua vita e dalla sua vita organizzato.

– (16.01.01) ® Riflettere su quanto scritto ieri circa l'esistenza di tre tipi diversi di esperienza. Una esperienza sensoriale, una emotiva, una logica. Tre esperienze distinte. Gli animali giungono gradualmente fino alle prime due. L'uomo aggiunge la terza. La terza tuttavia è raggiungibile solo attraverso un lavoro. Ed è frutto a sua volta del lavoro svolto. Non è spontanea come le altre due. Che rimangono tuttavia a loro volta tendenzialmente distinte come lascia pensare il caso dell'ufficiale che nell'emozione dell'attacco non si accorge immediatamente di aver perso una mano. Un'analisi interessante dovrebbe essere condotta per stabilire a quale livello della genesi animale appare l'emotività mentre tutti indagano su quando appare il sentimento se non addirittura la coscienza.

Si può concludere che anche gli umani sperimentano in tre modi diversi? E che il modo storicamente egemone è tuttora quello emotivo? E che l'esperienza logica è a livello appena embrionale? Per esperienza logica s'intende il pensiero fuso con l'emotività e in grado di gestirla (cioè quando l'emotività, persa la propria autonomia, è gestita dal pensiero). Ora a livello embrionale questo tipo di esperienza è già diffuso. Diffuso nella pratica. Quando si «capisce qualcosa» che ti fa cambiare un modo di sentire. Da quando ho capito questo, ho perso interesse per quest'altro. Qui per pratica si intende la pratica corrente, di fatto inconscia, che non ha raggiunto il livello della coscienza e largamente nemmeno quello della consapevolezza.

Se così fosse si spiegherebbero meglio le ottusità e le aporie del modo di sentire e di pensare comuni. E la domanda è, a quale livello si sperimenta? Quell'individuo sperimenta?

Accade che l'esperienza logica, per chi l'ha raggiunta, escluda o ottunda fortemente l'esperienza sensoriale. L'individuo logico avverta di meno il proprio corpo, sicuramente lo avverte in maniera diversa. –| 

 

& – (10.10.00) Nuove scoperte sull'organizzazione e la dinamica del cervello – Tre Nobel – Eric Kandel, viennese, ha lavorato al centro di neurobiologia della Columbia University. Esperimenti sull'Aplysia, una lumaca con un sistema nervoso estremamente semplice, hanno fatto apprendere meglio l'origine dell'abitudine, dell'assuefazione, dell'eccesso e della memoria.

Il cervello umano è la sede di una produzione continua. Le esperienze, gli stimoli (piacevoli o dolorosi) producono modificazioni a volte permanenti, a volte meno. La stessa memoria non è un deposito di ricordi. Il paragone con i calcolatori è molto lontano dalla realtà mnemonica. Realtà che ricostruisce di volta in volta il ricordo. È come se ci fosse una traccia metodologica dell'esperienza che viene di volta in volta ricostruita.

® La mia memoria, per esempio, funziona così al 90 per cento. Le memorie più stabili sono probabilmente più rigide. Buone per il ricordo, meno per l'apprendimento. Comunque anche quelle stabili ricostruiscono. Quale sia il meccanismo molecolare che sostiene questo processo ci è ancora ignoto.

Si comprendono meglio ora i meccanismi mnemonici, la tendenza della memoria a ricostruire il passato secondo le esigenze emotive del presente. La necessità di annotare gli avvenimenti e i ragionamenti che vennero fatti in quella occasione se si vuole avere una memoria un po' più aderente al momento ricordato. Un po' poiché anche la notazione scritta è una ricostruzione del momento, con considerazioni dettate dallo stato del livello dell'esperienza e della cultura del momento, momento al quale possono essere sfuggiti particolari o connessioni ritenute essenziali in un momento successivo a distanza anche di molti anni.

Questo perché la «comunicazione» fra le cellule nervose cerebrali è chimica. Attuata attraverso la secrezione di sostanze chimiche. La logica cerebrale è quindi chimica.

Di qui un dubbio sul concetto di comunicazione, più una metafora che una realtà. Le reazioni chimiche non sono mai andate sotto il concetto di una comunicazione. Vero che la chimica inorganica tratta materie assolutamente diverse da quelle della chimica organica che è la chimica del vivente. Altrettanto vero che le sostanze della chimica organica svolgono funzioni. In realtà, come nella trasformazione di una sequenza nucleica in una sequenza proteica, l'immagine che meglio rende l'idea è quella di un messaggio chimico scritto con ideogrammi di tipo cinese ma con un alfabeto simile a quello telegrafico (LDV/322 323 ‡ anche 295, 296). –|

 

& – (da fpg 13.09.98) [comunicazione, trasmissione, realtà e dialettica] La trasmissione di impulsi può considerarsi una trasmissione di notizie? Quella della comunicazione fra cellule (le sinapsi) è una metafora. In realtà le strutture periferiche del sistema animale esplorano il mondo esterno e trasmettono al sistema centrale (attraverso le strutture proprie del sistema nervoso cerebrale) la situazione elaborata secondo l'esperienza genetico/culturale dell'apparato cerebro/nervoso. Anche trasmissione è una metafora. Questo perché l'uomo riesce a impossessarsi della realtà e al momento di descrivere questo possesso non ha altro mezzo che le analogie. Queste altro non sono che l'esperienza accumulata del genere nel suo insieme e dall'individuo nel suo particolare. Ora perché preferire la metafora della trasmissione a quella della comunicazione? Perché la trasmissione è più vicina al mondo fisico di quanto non sia comunicazione. Ora quando gli insetti trasportano il polline per fecondare i fiori non comunicano proprio niente e nemmeno trasmettono alcunché. Producono dei fatti e questi fatti hanno delle conseguenze. Le strutture biologiche si sono organizzate sulla base di certi fatti possibili e delle conseguenze di questi fatti. Quello che noi sappiamo in effetti è dell'esistenza di certi fatti e delle loro conseguenze. Nulla di più. C'è comunicazione nel rapporto fra questi fatti e le loro conseguenze? C'è trasmissione? Quali sono i nessi che uniscono le cause agli effetti? La catena fra cause ed effetti forma in realtà una realtà dialettica nella quale effetti e cause influiscono gli uni sulle altre e le altre sugli uni con sequenze nella quali è impossibile separare la causa generale dall'effetto finale in assoluto.

La metafora della comunicazione è sostenibile nella descrizione e nell'analisi di sistemi biologi superiori ricordando tuttavia che pur sempre si tratta di una metafora.

 

& – Individuate (da ricercatori italiani) le aree grammaticali e sintattiche del cervello (Corsera 17.01.01 pag.19).

 

& – (Repubblica 4 apr. 02) Gli scienziati hanno trovato due strutture della memoria. Una nell'amigdala, l'altra nell'ippocampo. L'amigdala immagazzina informazioni ad alto contenuto emotivo, l'ippocampo funziona come la porta d'entrata delle conoscenze. © Immagazzina la memoria logica. –| 

Con l'amigdala si perdono le emozioni, spariscono paura e gioia. ® © Penso che nel corso della vita si esercitano le funzioni dell'amigdala o dell'ippocampo. A seconda delle abitudini, delle credenze, della falsa coscienza, la volontà dirige lo sforzo in un senso o in un altro, sviluppando così le funzioni dell'uno o dell'altro. –| 

 

(sull’argomento vedi anche “Le forme del pensiero”)

 

(continua in Cervello & sistema nervoso)

 

 

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“Cervello & evoluzione” [§CEV]

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