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Biologia delle passioni, di J. D. Vincent

[l’omeostasi – la malattia – l’alimentazione] /BDP19/ (Ippocrate) L’omeostasi →  "... correzione e simmetria del freddo grazie alla partecipazione del caldo, poi una del caldo grazie alla partecipa­zione del freddo ... se sono separate esse si uni­scono senza che ci sia bisogno dell’aiuto o della preparazione". La malattia = a rottura dell’equilibrio. L’alimentazione = legame fra organismo e am­biente (mira a ristabilire la sinergia).

 

[la teoria degli umori] – che Ippocrate non ha mai esposto chiaramente, acquista in Galeno una rigidità dottrinale.  Hoffmann respinge la teoria degli umori (1660–1742).

 

[l’ambiente interno] Claude Bernard (1813–78) – All’interno l’ambiente liquido è quello dal quale le cellule traggono il loro alimento e vi  scaricano i prodotti della loro secrezione.

È stata la «costruzione» dell’ambiente interno a permettere all’animale l’uscita dall’acqua /56/.

 

[la teoria degli ormoni] /33–49/ – Funzione di comunicazione /27&40/. Due  fun­zioni: di comunicazione e trofica, ossia informazione e nutrizione /42/ →  concetto dell’informazione che si trasforma in azione (→ approfondire l’uso del concetto di informazione in biologia – pag. 48)

 

[il cervello] vedi §CERV

 

[i neuroni] /59/ – sono le cellule nervose propriamente dette. Trasportano se­gnali di natura elettrica che trasmettono attraverso le sinapsi e sono  connessi come reti via cavo.

[le cellule gliali] /62–66/

 

[la chimica delle passioni] /68–87/ – Una quantità infinitesimale di un certo peptide in una determinata regione dell’encefalo scatena la sequenza comple­ta di un comportamento tipico di quell’animale.

Vincent /71/ sostiene che alla base di certi comportamenti pulsionali si possa intravedere un nucleo fisso, invariabile e stereotipato, che l’esercizio del pensiero, il linguaggio, le abitudini culturali hanno "mascherato, deformato, di­latato, spostato, ma che costituisce la struttura fondamentale della condotta.  Tanto è vero che una volta che questa è stata instaurata i condizionamenti so­cioculturali vengono come spazzati via, "annullati" e l’individuo è «obbligato» a seguire le sequenze di quella che "costituisce la struttura fondamentale della condotta".  ® → perché no? L’ipotesi è «riconoscibile».  Rimane tuttavia il fatto che la "struttura fondamentale" viene attivata, posta in moto, bloccata, defor­mata, dilatata, spostata dalle strutture culturali acquisite sotto forma di pensieri, imperativi categorici, comandi che possono provenire dal Super-io o dall’Io. Che il pensiero riorganizzi le strutture precedenti, che gli istinti si strutturino diversa­mente nel carattere – fino a perdere le loro caratteristiche –, che tutta una serie di «modalità del linguaggio» e del pensiero si conservino – più o meno trasfor­mate – all’interno del «sistema» prodotto dallo stato storicamente più avanzato dello sviluppo, è pacifico. Né muta la qualità del passaggio dal biologico al so­ciale.  Passaggio che riveste la stessa qualità della trasformazione della mate­ria inerte in materia biologica, dai rettili ai mammiferi, eccetera.  L’ipotesi è che la natura con l’uomo abbia messo in cantiere una nuova produzione.  Questa pro­duzione ha nel sociale la sua particolarità.  Questa particolarità aveva già fatto la sua apparizione qua e là nelle aggregazioni animali.  Con l’uomo il sociale si pone quale nuovo elemento propulsore nel processo allargato di produzione della natura. 

L’ipotesi fatta da Vincent che il biologico si ponga – nei raptus, per esempio – come un superato che si impone di nuovo nel processo psichico della vita, lascia pensare a una opposizione fra le strutture più antiche filogeneticamente non del tutto superate, fra le sottostanti strutture animali e le recenti strutture umane. Ciò che interessa tuttavia è che l’opposizione si manifesti, esista. Il fenomeno sta ad indicare la linea di sviluppo del processo umano.  L’opposi­zione è insieme indice dello sviluppo e del superamento (cfr Caveing ).

D’al­tra parte devono esistere meccanismi che ci sono sconosciuti nel processo di produzione dell’organizzazione psichica.  Gli automatismi, gli psichismi, le «scatole nere» del sistema, nelle quali ciò che è stato faticosamente raggiunto nel corso dell’apprendimento cosciente viene memorizzato e restituito con degli automatismi provvidenziali, la particolarità del «sistema» di lavorare nel sub­conscio con la rapidità del «riflesso» automatizzato o di tradurre in riflessi con­dizionati le sequenze organizzate con il lavoro razionale e conscio, lasciano supporre che le sottostanti strutture biologiche siano utilizzate e incorporate nel corso del processo di crescente organizzazione della psiche intesa come or­ganizzazione del sistema nervoso e delle strutture logiche che gli sono connes­se. –|

 

 [la vita] /27/ – nasce nelle acque salmastre dell’oceano primordiale nel quale si creano le condizioni fisiche e chimiche che la rendono possibile. Ma se le pro­prietà dell’ambiente nel quale la vita è nata, si modificano, allora l’individuo/vita è spacciato.  Per difendersi dalle variazioni → si organizza e delimita il proprio ambiente in modo da controllarne direttamente la stabilità.  A differenza dell’ambiente esterno, l’ambiente interno è elastico.

Adattabilità e stabilità sono i due assi portanti dell’ordine omeostatico /29/. 

®  il rapporto è dialettico in quanto la stabilità tende alla conserva­zione delle condizioni, mentre l’adattabilità tende alla trasformazioni delle con­dizioni interne per adattarle alle condizioni esterne. In un secondo tempo l’adattamento si indirizzerà verso la trasformazione e l’assoggettamento delle condizioni esterne a quelle interne. E sarà – principalmente – l’avventura dell’uomo. –|

 

[la sete] /28/

[dinamica →  elettrico – chimico – elettrico] /30/.  "Il fenomeno elettrico diventa un fenomeno chimico che a sua volta si ritrasforma in fenomeno elettrico" (diversità – unità fra f. chimici e f. elettrici).

 

[viscerale & cerebrale] /72/ – Funzione regolatrice del comportamento passio­nale – I grandi sistemi omeostatici si servono di due modalità di intervento →  una comportamentale e una metabolica.  Fa freddo, l’animale cerca un ripa­ro (comportamentale), aumenta la produzione di calore a livello cellulare (metabolica).  La risposta metabolica tenta di contrastare con mezzi «interni» la minaccia esterna, la risposta comportamentale tenta di modificare la situazione sfavorevole cercandone/creandone una migliore.  Ora i composti chimici che intervengono nelle due risposte sono i medesimi.  Nel cervello innescano un comportamento, all’interno dell’ambiente provocano le risposte viscerali.

 

[il lievito] – né animale né vegetale.  La sua crescita è di carattere sessuato.

 

[ormoni e neuro trasmettitori] – precedono la comparsa degli apparati corrispon­denti (l’apparato endocrino e l’apparato nervoso) /75/.  (gli apparati or­ganismi che riflettono il maggior grado di organizzazione dei componenti di ba­se che li formano). 

La distinzione fra ormoni e neurotrasmettitori non corri­sponde più alla realtà dei fatti /86/.  Morale →  accanto al cervello neuronico esiste un cervello umorale.

 

[invertebrati e vertebrati] /95–105/ (la mosca).

 

[una tesi interessante] a pag. 129 Vincent avanza l’ipotesi che il sistema limbico potrebbe entrare in conflitto con la neocorteccia, cioè "tra ciò che sa il no­stro cervello di mammifero recente con ciò che sente il nostro cervello di mammifero antico.  (→  commentando BPF avanzavo una ipotesi analoga cfr ).

 

[riflesso – istinto – comportamento]

L’atto riflesso /143–144/ è una struttura fondamentale che lega l’animale al suo ambiente.  L’imprevedibilità, la spontaneità e l’incostanza dei comporta­menti animali possono essere viste come l’espressione della variabilità dello stato interno dell’animale al momento dell’atto.

L’atto istintivo /145, 180/ – o istinto non muta quando viene ripetuto. Gli istinti possono essere perfezionati dallo →  apprendimento che migliora l’atto istintivo solo nella direzione dell’istinto.  Migliora l’atto o la sequenza di atti, ma non può cambiarli.  È legato a quella struttura.  Ciò che distingue l’istinto dal comportamento è l’ignoranza del fine dell’istinto, la sua stupidità /144/.  È l’istinto a far precipitare l’insetto sulla lampada.  L’istinto funziona come una centrale, un «programma centrale» che una volta attivato dà corso alla sequenza prescritta senza tener conto delle informazioni venute dal corpo o dalla periferia.

 

[comportamento e desiderio] /145–146/ – Importanza del desiderio.  Il deside­rio base del comportamento.  Due fasi →  una «appetitiva» e una «consumatoria».  Prima caratteristica del comportamento è la individualizzazione.  Ogni com­portamento si svolge secondo modalità legate al soggetto.  Seconda caratteri­stica è la possibilità di anticipazione (di cui l’istinto è sprovvisto).  L’anticipa­zione si manifesta all’interno del campo dell’apprendimento, ma un apprendi­mento sviluppato, nel senso della capacità di →  imparare ad imparare.  Men­tre l’apprendimento dell’atto istintivo è strettamente legato al miglioramento della sequenza senza alcuna possibilità di mutarne la direzione.  Terza carat­teristica è la componente affettiva ed emozionale (secrezioni ormonali, ecce­tera) a cui l’azione comportamentale è legata.

 

[il desiderio] /146–148/ – Il desiderio fa parte del nostro spazio interno dove na­scono sete e fame, ma anche →  la conoscenza soggettiva che ho del mio stato interno, stato di cui, più in generale, fanno parte →  il piacere e l’avver­sione.  (→  Ciò che fa sembrare umani gli animali sono i loro comportamenti e la loro capacità di desiderare – comprese la caratteristica dell’individualizzazione).

 

[teoria del desiderio] – Allo stato attuale dell’analisi come si forma e da dove proviene il desiderio non è chiaro.  Secondo la teoria omeostatica il desiderio è una risposta alla rottura della stabilità dell’equilibrio interno.  Tuttavia, difficile dire se è lo stato interno che crea il desiderio o è l’oggetto del desiderio a creare il desiderio.    Si può stabilire tuttavia (per ora) 1° – lo stimolo che provoca il desiderio ha ac­quisito la sua forza perché →  in passato è stato associato a uno stato interno che gli ha conferito la sua valenza specifica.  2° – il desiderio nasce anche dallo →  scarto fra lo stato del mondo e la rappresentazione normale che ne ha il soggetto.  3° – il desiderio è in qualche modo provocato da una perdita, da un deficit, da un calo.  Come perdita di sostanze energetiche per la fame, perdita di acqua per la sete, di sali minerali, di calore, di ... scambi relazionali.  Altro.  1° – notare l’uso del concetto di «drive» che non distingue se un compor­tamento è acquisito o innato, se deriva da un apprendimento o da un pro­gramma centrale, ma tiene conto solo del fatto che dipende da uno stato inter­no particolare.  2° – a volte, oppure in certi casi, oppure in determinate occa­sioni →  l’atto prende l’aspetto della gratuità dell’atto, diviene «l’atto per l’atto» . ® – Questo fatto lascia perplessi i ricercatori positivisti come Vincent.  In realtà l’atto si autonomizza.  Marx ha spiegato molto bene come nel processo di produ­zione del reale, le strutture hanno la tendenza a separarsi dalla logica del processo che le ha prodotte.  L’effetto perde la sua causa, dimostrazione della insufficienza della logica causa – effetto. –|

 

[stato centrale – visione del mondo – percezione – desiderio] /150–151/ – Contrariamente a quanto sostiene la teoria omeostatica, – secondo Vincent  – l’orga­nismo vivente è in uno stato permanente di «non equilibrio».  La stato centrale – rappresentazione del mondo – è il risultato della fusione di tre dimensioni (→ momenti).  1ª – la dimensione corporea – definita dai dati chimico-fisici dell’ambiente interno (com­preso l’ambiente cerebrale e lo stato delle parti che compongono l’organismo).  2ª – la dimensione extracorporea (rappresentazione che l’individuo ha del mondo).  3ª – dimensione temporale in relazione al de­terminismo biologico dell’individuo (programmi centrali, fra i quali la matura­zione e l’invecchiamento) e contingenza storica dell’individuo.

A questo punto entra in scena la percezione – La percezione governa l’aspetto selettivo e l’azione che dirige verso il suo scopo attraverso l’attenzione e l’intenzione – quali attributi del desiderio. L’attenzione sta alla percezione come l’intenzione sta all’azione. Tenere conto che lo stato centrale confonde rappresentazione e azione /150/.

 

[dopamina – attivazione – e altro] /151–165/ (Attenzione a pag 164 sulle asso­ciazioni oggetto–stato centrale).

 

[piacere e dolore] /168–209/ – Uno stato affettivo?  /169/. Sentimenti primor­diali /170/.  Piacere = funzione determinante nell’adattamento in rapporto alla selezione naturale.  I movimenti accompagnati da piacere vengono selettivamente rinforzati, quelli del dispiacere s’indeboliscono e muoiono /171/.  Gli sti­moli piacevoli scaricano forti quantità di energia verso i muscoli (e l’azione), gli stimoli spiacevoli chiudono i canali motori corrispondenti.  "Il piacere è al cuore dei processi di associazione". L’omeostasi non è un dogma ma esiste /174/.  Piacere e autostimolazione /176 –179/.  La noradrenalina /183/.  E anche la dopamina, i peptidi oppiacei, il Gaba /185/.  Funzione dell’ipotalamo laterale sa­rebbe, anche, quella di produrre una tensione verso lo scopo che a sua volta la placherà /188/. Il piacere non è nulla senza il dispiacere /190/.  Il pia­cere e l’avversione si imparano /192/.  L’assuefazione /193/.  Il dolore è insie­me stato affettivo e sensazione /196/.  Le tre componenti del dolore.  Senso­riale (di allarme), affettiva, cognitiva (aumenta o diminuisce con la cono­scenza) /198–208/. Utilità del dolore /209/.

 

[le passioni] – Le passioni più elementari → la fame e la sete.  Modalità della fame /214–234/.  Il gusto ovvero il piacere di mangiare /228–232/. Semplicistico lo schema secondo il quale abbiamo voglia di mangiare e smettiamo secondo i bisogni dell’organismo.  La sazietà /233/.  Modalità della sete /235–241/.

 

[i centri e gli umori] /241/.  ®  si ricava in realtà una idea di disordine dovuto alla crescita per sovrapposizioni successive del «sistema uomo».  È possibile che questa eterogeneità sia poi la responsabile di una certa «confusione del sistema» e del fatto che un fenomeno xy determina tutta una serie di fenomeni collaterali assolutamente imprevedibili, individuabili solo con la storia specifica dell’evento, storia impossibile da rintracciare.  Come per i singoli individui, solo la biografia di ognuno può dirci seriamente qualcosa di lui –|.

 

[lo stato amoroso] /246–285/ – Una sorta di stato di fusione /247/.  Nella spe­cie umana l’attività sessuale ha perduto le sue connessioni con la funzione della riproduzione /252/.  Il desiderio del maschio dipende dalla sua memoria?  /253/.  A invecchiare è il desiderio /259/.  L’amore /264/. L’amore come scoper­ta dell’altro /267/.  La fedeltà /270/.  La gelosia /270/.  L’abitudine e i suoi effetti /273/. L’omosessualità /281/.

 

[il potere] /286/ – Dominanza e sottomissione – Secrezioni ormonali e gerar­chia – L’umanità evolve dal potere all’amore? /289/.

 

[l’emozione] /296/ – L’emozione esprime a suo modo la totalità della coscienza umana.  Quattro emozioni fondamentali - l’aspettativa, la collera, la paura, il panico - sostenute ciascuna da un circuito neuronico esecutivo stampato nell’ipotalamo /296/.

 

[il rapporto madre-figlio] /298/

 

[le espressioni delle emozioni sono universali] /309/

 

® L’emotività nasce dall’alternarsi di piacere-dolore?  Cioè gli stimoli del cervello rettiliano prima, poi del limbico si organizzano nell’alternarsi sempre più sofisticato degli stimoli piacere-dolore, che danno a loro volta risposte come la rabbia, la paura, la gelosia, la gioia, la golosità, l’avidità, eccetera, legate alle strutture più antiche del cervello (ipotalamo) e a quelle più recenti del limbico e del corticale. –|

 

® V. non affronta il concetto di interesse. È forse una derivazione della curiosità? –|

 

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“Biologia delle passioni”, di J. D. Vincent [§BDP]

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