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Note di autocoscienza

… allora se questo è vero,

se la mia reale struttura è di essere fuori dal mondo,

sostanzialmente chiuso nella mia concezione del processo reale,

ebbene che questa visione, questa realtà prevalga

e segni concretamente e completamente la mia vita.

 

[Da queste note di autocoscienza mancano anni formativamente cruciali come il 1960 – Manca la «grande» crisi del 1961 (che fu la vera svolta con distruzione di diari e censura della memoria). Nel 1961 avevo 38 anni – Il diario della crisi del super-io, qui assente,  è del 1967. Avevo 44 anni.

In sintesi. Il senso di questi frammenti è di testimoniare come il passaggio dalla falsa coscienza alla coscienza sia costellato di crisi e come non potrebbe essere altrimenti. Ogni processo, da quelli della fisica a quelli biologici, nel corso del proprio sviluppo procede in un susseguirsi di distruzioni seguite da riproduzioni allargate. Sono questi passaggi che chiamiamo crisi. Niente crisi niente sviluppo.]

 

[nella crisi?]

[da nda 3 dicembre 1978] [storia e cronaca] – Novembre 1976 dicembre 1978.  Due anni tondi.  Nello stesso periodo Maccacaro dava le dimissioni dalla direzione di Sapere e qualche mese dopo moriva.  Io entravo nel gruppo.  In tv si parlava già di affidarmi i dibattiti.  Sul piano delle ndc facevo il verso a C. Bukowski, avevo redatto il primo articolo per Sapere e non avrei mai supposto che mi sarei scontrato con M. Cini per la guida della redazione romana.  L'Eni lontana un anno, non figurava nemmeno in prospettiva.  L'economia e la matematica erano sotto l'orizzonte.  R. Garavini e il gruppo dei latino americani di là da venire.  Mf guadagnava un mucchio di soldi nella più assoluta clandestinità.  Gg assorbiva ogni carica emotiva.  Mio padre minacciava di morire da un momento all'altro.

 

[da ndc 26 luglio 82] [sesta crisi: un salto di qualità? / ori e oli] – vai a NDC82.

 

[da ndc 7 febbraio 83]  [pensiero comune] – Per 40 anni, circa, ignorato il pensiero comune. Attratto dalla profondità della struttura, persa di vista la sovrastruttura. Perso nella sostanza, perdo la forma. Tutto il resto del mondo curava, e cura, soltanto la forma. Curare la sostanza e trascurare la forma non è altrettanto imbecille che trascurare la sostanza e curare la forma. Tuttavia è molto più imbecille di quanto appaia. Tutto ciò che rompe l'unità dialettica è imbecille. Sviluppare il predicato invece del soggetto è meglio che sviluppare il soggetto invece del predicato. Ma l'errore permane. Le conseguenze sono gravi. Senza quell'errore, per esempio, la vicenda con Mf avrebbe preso un diverso indirizzo. Alcune esperienze oggi risulterebbero inutili. La piega della vita sarebbe altra. Sapevo quello che non sapevano gli altri, vedevo ciò che gli altri non vedevano. Ma ignoravo e non vedevo ciò che gli altri vedevano e sapevano.

 

[da ndc 26 dicembre 84] [coscienza, falsa coscienza] – Ora la falsa coscienza è sempre descrivibile con efficacia (Bocca Biagi scrittori di maggior o minor successo). Ma la coscienza no. La coscienza fa parte dei fenomeni nascosti dell'universo e, come questi, la si può analizzare, dedurre, indurre, ma non descrivere. Si può descrivere la storia della ricerca della coscienza, la storia della sua individuazione, delle sue leggi. Non altro. Si può raccontare come l'equilibrio fra coscienza e falsa coscienza non sia raggiungibile come tale, essendo un risultato e non un fatto. Come risultato è il risultato di una media statistica. Il fatto è come si è giunti a questa media. Mi chiedevo se la mia crisi dei rapporti dipendesse da questo. Puntavo sul possibile. Ora i risultati ottenuti avendo il possibile come fine non possono valutarsi in termini di vincita o di perdita (come scrivevo con linguaggio efficace/banale) ma solo in termini di risultati ottenuti. Ottenuti tenuto conto delle condizioni interne e delle condizioni esterne dell'individuo. Di come fra le condizioni esterne andavo calcolato anche io. Mi chiedevo quale valore avesse il concetto «vale la candela». E sul rischio che si trattasse di un valore cattolico/cristiano come quello di anima e di come nel «vale la candela» dovesse entrarci anche il valore della «mia» candela. Infine l'equilibrio dialettico della contraddizione falsa coscienza, coscienza. E se queste contraddizioni una volta affrontate potevano tradursi in uno stile di scrittura e in taglio di vita.

 

[da ndc 24 febbraio 85] [4PP • rapporti, mcp, feticismo] – E in realtà, nel concreto, la soluzione a livello soggettivo e individuale non esiste né può esistere. Il modo capitalista di produzione è quello che è.  Non vi è dubbio che in questo senso i rapporti sono logori perché è l'andamento del processo reale che li logora. Una riflessione. Banalizzato il rapporto si banalizza anche il simbolo del rapporto. Il rapporto si feticizza. Al posto del rapporto acquista peso l'immagine / feticcio che so della bella fica, dell'innamoramento come soluzione della donna simbolo, del successo femminile. E via banalizzando. Si feticizza e si infantilizza. Il «bisogno» del successo rapido. L'insofferenza per il lavoro che la costruzione di un rapporto esige. Eccetera. E ci siamo. Nel medesimo tempo si allarga anche la forbice della contraddizione. Tutto quel tempo speso non va più tanto. I bisogni intellettuali prendono il sopravvento. Ma lasciano un vuoto nell'io infantile. Non sono ancora pienamente divenuti bisogni emotivi. La trasformazione sia pure in corso è incompleta. Tuttavia la direzione è questa. Con quel tanto di insofferenza / sofferenza che comporta. Anzi l'insofferenza va trasformata in sofferenza. Perché l'insofferenza è un camuffamento. È più infantile della sofferenza.  – Insomma negli obiettivi della trasformazione, negli obiettivi della organizzazione della razionalità dell'io c'è il recupero del dolore. Un'intuizione dei 18 anni. Mai realizzata.

 

[da ndc 02.85 - martedì 26 )    A proposito dei discorsi di questi gg. C'è stato un momento che avevo deciso di fare del mio giornale o cronaca o come l'ho chiamato via via, il diario o la cronaca delle pulsioni. Ma poi non l'ho fatto. Forse qualcosa. Ma niente di più di qualcosa. Ho avuto paura. Di che? Di guastare la mia immagine. Di fronte a chi? A me stesso? Ai posteri? Ho io questa idea della posterità? E della immagine mm di fronte alla posterità? Ma se avevo deciso di buttare tutto nel cestino!  Il proposito era invece corretto. Ognuno porta questa contraddizione fra pulsione e ragione in sé. Ed essendo una contraddizione storicamente irrisolta - non ancora risolta - va assunta come tale. Separandola. Vivendo con pienezza quei due piani, quei due livelli che si escludono vicendevolmente. Volerli vivere già mediati li castra. Allora o contro l'uno (Lenin) o contro l'altro (Bukowski). Oppure sia l'uno sia l'altro. Uno che cerca di recuperare sia l'uno e l'altro è De Michelis il ministro. È così che è nato il socialismo da bere. Certo passare da Lenin a Bukowski è già un pessimo salto. Da Bukowski a De Michelis è un tonfo.

Si dirà che il proposito è schizofrenico. Ma la realtà stessa è schizofrenica. L'ho già scritto. Uno sano in un mondo alienato è alienato al mondo. Di conseguenza alienato tout court. Allora? Provare per credere.

 

[da ndc 05.85 - venerdì 10]  [fpg / per sé del per me] – Le rilevazioni quotidiane su sonno peso condizioni psicofisiche eccetera, insomma quella raccolta di dati che formano la base dei grn occupano almeno un'ora della giornata produttiva. Prima domanda (continua in Note quotidiane” 1985).

 

[da ndc 12.85 – martedì 3]  [improvvisa liberazione di energia] – W!!! = +9 = eccellente. Mi sveglio. La voglia di vivere preme con grande forza. Leggere tutto amare tutti scrivere di ogni cosa e anche parlare con ognuno. Questo stato d'animo dura da qualche settimana (continua in Note quotidiane” 1985).

 

[da ndc 04.86 - mercoledì 23] – Vedo Irma Cardona. Ieri da Canova. Parliamo di Mf. Conferma che la voce è stata (ed è) quella che la ragazza mi ha economicamente sostenuto e ora, spremuto il limone, me ne sono andato lasciandola nell'indigenza. Ne parla e mi sale un moto profondo di rabbia mista a indignazione. E anche ora, trascorse 24 ore, non riesco a mantenermi freddo. Mi viene in mente Graziella e la storia del figlio del pilota che lei disse al padre essere mio. Allora ne fui infastidito. Era un imbroglio stupido e gratuito.  D'altra parte come tanti altri che avevo subito. Anche professionalmente. Per la viltà dell'ambiente. E anche per la mia sostanziale indifferenza al mondo esterno.

Ma oggi con Mf mi sento giocato. Non solo da lei per la verità, anche da me stesso.

Questo è anche il risultato di quella ingenuità di cui ho sempre menato vanto. Ma sulla quale è ora necessario soffermarsi. Quando coincide con la freschezza intellettuale e quando con la stupidità e l'immaturità?

Nel primo caso è l'ingenuità della curiosità della vita. Nel secondo nasconde un vizio idealista. Vedere la società con lenti deformate. Non come è. La spia in questo caso è l'indignazione. Altrimenti ci sarebbe solo rabbia. È l'indignazione a coincidere con la delusione. L'indignazione, come la delusione, segue un'illusione, una visione alterata della realtà. Altrimenti è lotta. È  lotta e rabbia. (L'energia necessaria ad alimentare la lotta prende la forma della rabbia o/e della cultura).

Parlo con Irma e cerco di descriverle il mio rapporto con Mf. Come la situazione sia stata e sia l'esatto contrario di quella descrittale. Non potrebbe interessarla di meno. Di cosa mi meraviglio? Sono di fronte a quella persona un po' ottusa che ho sempre conosciuto. Una solida rappresentante di questa borghesia di sinistra, facoltosa, snob e sufficiente. È  lei, al momento, la società dalla quale mi sono voluto sottrarre. E la vicenda Mf mi rende chiaro che non ci si sottrae a nulla. Che ogni fuga è viltà. Che c'è solo lo scontro. E che ogni scontro sociale è scontro di classe. E che la mia ottusa ingenuità - in questo caso per me clamoroso - è la conseguenza dell'impossibilità di districarsi dalla propria classe. A meno che non ci si immerga in un bagno di rabbia e di cultura.

 

Come sempre la solitudine porta un mutamento di comportamenti e di vita. Così in questi giorni cambio abitudini. E cambio rapporti. In primo luogo con me stesso. Senza una donna fissa, la spinta è di rientrare parzialmente in un certo giro di amici, di allargare di nuovo l'orizzonte sociale.

Visto dal lato della socialità questi dell'Eni, di Wilma e di Pt, sono stati anni di piombo. Forse cominciati molto prima. Quando la socialità professionale e mondana aveva ceduto il posto a rapporti più personali. La partenza è Mf, la sua mondanità, le sue ansie per il fratello, l'aggiogarsi al carro Bianchina - Scalfari. Non era un mondo realmente mio. Il mio lo giocavo di rimessa. In tutto questo c'entrano anche i miei rapporti sentimentali. Ma c'entra soprattutto Mf. Il matrimonio. Il sociale che mi apparteneva era quello dei tempi di Flaiano, Forcella, Gorresio. Ma già con Gorresio il rapporto con Mf e il modo come questo rapporto veniva visto e interpretato da Sandra influenzava l'ambiente.

Lentamente i vecchi amici furono ceduti a Mf. Un po' perché me ne distaccavo, un po' perché non c'era una reale possibilità di convivenza fra noi due e gli altri. Un punto fermo per anni è stata Elisa. Rimasta «mia» a lungo. Elisa era la porta dalla quale entravo e uscivo dalla società.

Risalgono al 1975 gli ultimi pranzi mondani. Dai Cardona in occasione di una conferenza di Persy Allum, da Rosanna Zerilli, da Sesa Tatò, da Luisa Spagnoli e forse da Ugo Bilardo. Luisa è morta. Gli altri si sono persi. E lentamente si è spenta per me casa Olivetti. Rosanna, Sesa e parzialmente Ugo Bilardo, tutti fuori dalla ostile influenza di Mf.

Cosa accadde dopo? O nel frattempo? Massimo Fichera lascia la seconda rete tv e io perdo definitivamente la televisione. Guadagno l'Eni. Ma l'Eni è un lavoro socialmente clandestino. Non ha riscontri. C'è Pt. C'è Wilma. C'è anche la mia posizione ideologica. Questo voltare le spalle al mondo intellettuale dato. Questo chiudersi nelle letture e negli scritti personali. Questo disprezzo di fondo per la cultura corrente. Personaggi come Ruffolo, Scalfari, Spadolini mi sono intellettualmente estranei. Al limite del fastidio. Preferibili Gaddini o Tecce. Meglio anche Baffi. Ma anche questi fuori dalla visione dialettica del mondo e del sapere. Nella cultura corrente rientra il Manifesto. A quando risale l'ultimo pranzo con Pintor? E gli ultimi incontri con Isabella la dolce? (Cristo come mi piaceva!).

Ma la spia della assoluta estraneità all'ambiente culturale italiano data dagli anni di Sapere. Sapere non mi ha digerito e io non ho digerito Sapere. Quella è stata una scelta e una rinuncia alla lotta di ricoprire un ruolo più pubblico. Eccetera.

 

[soli al mondo] - Allora se questo è vero, se la mia reale struttura è di essere fuori dal mondo, sostanzialmente chiuso nella mia concezione del processo reale, ebbene che questa visione, questa realtà prevalga e segni concretamente e completamente la mia vita. Che io sia solo e in disparte ma veramente concretamente in disparte e solo. Che sia finalmente solo e solo con me stesso. Senza compromessi professionali, sociali, mondani, sentimentali, e via. Che gli altri siano di là e io di qua. Se è così, così sia.

 

[da ndc venerdì, 6.02.87] – Non va. A non andare sono i rapporti affettivi. La concezione mm dei rapporti affettivi. Questo cimitero di infelicità mi disturba. Questa strada maestra dei rapporti lastricata di cadaveri sentimentali mi irrita. Il modo fpg di concepire l'universo emotivo non è attuabile. Anche se concreto. Da Mf in poi, una serie ininterrotta di tentativi seguiti da una serie ininterrotta di fallimenti. La repressione sessuale domina, la concezione monogamica e familiare rimane la base di ogni struttura sentimentale. Sono ipocrisie. Ma vengono vissute come reali. Allora? Non c'è che accettare la società, questa sì reale. Le sue concezioni, i suo modi di essere. Muoversi in quel tanto che si muove. Trattare questa sfera come tutte le altre. Vivere all'interno delle sue regole senza accettarle.

Per vivere le regole senza accettarle è necessario mentire. Io già da tempo ho sostituito alla menzogna il silenzio. Ognuno ha di me la parte di vita che vivo con lui. Non condividerò con nessuno la totalità della mia vita.

Capisco che per molti questa omissione se non dichiarata è menzogna. Pazienza. Se si vuol vivere la vita con un minimo di forza è necessario accettare il rischio del giudizio comune. Contaminazione che germina dal pensiero comune. Che è poi la grande imbecillità del mondo.

 

[da ndc mercoledì, 18.02.87] – Leggo ciò che resta dei diari dal 1942 al 1947, al 1957. Nel 1942 ho19 anni. Nel 1947 ne conto 24. Dal '42 al '47 cinque anni di formazione. Leggo molto, di tutto, assorbendo tutto senza giudicarlo. Nel 1951 ho 28 anni. Sono trascorsi altri 4 anni. Primo salto, Mf. Secondo, il Mondo. Terzo, il Giorno. Il Giorno nel 1955. Ho 32 anni. Sono il giornalista meglio pagato della mia generazione. Dal 1947 al 1957, nasce e si conclude la mia storia professionale. Dieci anni. Il Giorno va avanti fino al 1958. In tredici anni faccio in tempo ad apparire e svoltare l'an­golo. Definitivamente.

 

[da ndc martedì, 26.08.87] – Sopraffatto dall'egotismo. Dalla centralità dell'io nella vita. Dal suo isolamento nella società. Dalla nevrosi che nasce dalla contraddizione della soggettività dell'essere e l'oggettività dell'esistere. Dal processo che porta l'umanità dall'esistere al vivere. Dalla lotta dell'uomo per diventare umano. Umanizzare l'esistente, e, con l'esistente, se stesso.

Ciò non toglie a me la noia di essere nell'occhio della contraddizione. Di aver vissuto nello sforzo di superarla pur consapevole dell'impossibilità dell'impresa. La riflessione del muro torto (rmt) era la presa di contatto con la contraddizione. L'individuazione dell'epicentro della nevrosi. I rapporti sentimentali, in genere il rapporto con l'altro sesso, il terreno sul quale la contraddizione è stata vissuta e avversata. Un impegno che ha finito con l'assorbire altri aspetti della vita. Ma ha permesso di sfuggire al destino medio della mia epoca.

 

[da ndc lunedì, 30.08.87]  – Le giornate procedono su 5 fronti. La quotidianità. La EH. La prf. Lo st. Il soc. Il quotidiano assorbirà il 20%. Lo st, il 5%. La prf, il 10%. Il soc il 5%. La EH il 60%, con tendenza all'espansione. Esiste un sesto fronte, quello della nevrosi che taglia trasversalmente gli altri e permea, principalmente, il quotidiano e l'EH, gonfiandoli. Viceversa limita lo st, la prf e il soc. E questo sono io, con il mio «muro torto» e la mia crisi occulta anche a me stesso. La mia distrazione verso tutto ciò che è politicamente, professionalmente e socialmente impegnato. La mia indifferenza per il mondo reale. Il mio interesse per il mondo concreto. Questa difficoltà a scrivere, l'irritazione che mi procura la cronaca di cui, tuttavia, avverto il fascino e l'importanza. È  esistita una stagione, breve, in cui mi ha divertito scrivere. Sapere. Tuttavia allora non bastava scrivere. Era necessario impegnarsi in uno scontro politico e teorico. Questa sorta di autismo prende la forma del distacco, della distrazione, dell'indifferenza, della solitudine affollata.

 

[da ndc 12.87 – venerdì, 11]    Irritazione, influenza, difficoltà di dieta e di pelle. I problemi fisici in via di soluzione. Anche se esiste, latente, il timore di una qualche oscura malattia del secolo. Cancro? Ictus? Infarto? L'irritazione dovuta ai rapporti. Rapporti professionali. Rapporti personali. Rapporti sentimentali. Rapporti sociali.

Mi rendo conto che la mia professionalità per essere veramente piena, manca di un elemento essenziale – la voglia di esercitarla. E questo fa di me un professionista dimezzato. Ma poi ne manca un secondo – la voglia di raccontarla. E questo fa di me uno scrittore mancato.

 

[da ndc 03.88 – sabato, 12] – Il caso Sogei e Fnsl non è nuovo. Cosa ho fatto dei rapporti nel corso della mia vicenda professionale? La gente mi amava e non mi sopportava. Artieri. Ricordi? Amore, odio. Oscillava fra i due sentimenti. Prima di lui, Aldo Salerno. A diciannove anni ero alla direzione di un giornale e alle prese con i servizi segreti (Angioy). Dalla preistoria alla storia . La storia comincia con Savarino e Enrico Mattei. Due amici di famiglia che mi aprono la strada al giornalismo. Savarino dirige il Giornale d'Italia, Mattei mi mette in contatto con Pannunzio e il Mondo. I successi si alternano alle smusate. Mi muovo da solo senza più appoggi o amicizie familiari. Flaiano, Forcella, Rendina. Poi con Pietrino Bianchi.  L'Espresso, Gambino, Zanetti. Ammirano come scrivi. Citano i tuoi articoli, il loro stile, la loro costruzione, la loro fattura. Arrigo Benedetti non la pensa sempre così. Nutre una grande stima di te. Ma già con lui è chiaro che non stabilisci veri rapporti. Né vere relazioni. La storia si ripete con Corbi, Zanetti, Ajello. Ti aspettano. Tu non arrivi. Si stancano senza volertene.

C'è in queste storie qualcosa che va al di là dei rapporti. Non la pensi e non scrivi come loro. Per Benedetti ogni volta che i tuoi articoli sono nella linea del giornale, li sventola per i corridoi della redazione. Perfetti. Ma la volta dopo è l'esatto contrario. La verità è che il mio giornalismo si allontana con il tempo sempre più dal loro. Anche Zanetti ti manifesta una stima eccezionale. Flaiano legge i tuoi articoli sul Messaggero e telefona per dirti che è così che va insegnato loro a scrivere. Loro, sono per lui, tutti loro. Loro, quelli che credono di essere noi, come mi ripete in una nota e inflazionata battuta. Ma io non lego, né con gli uni né con gli altri. Non ho amici. Non faccio parte di nessuna frazione, di nessun gruppo costituito, di nessuna scuola. Anche se a volte mi batto con grande determinazione, come al momento dello scontro fra Pannunzio e il giurista radicale. O quando Baldacci mi lasciò solo a fronteggiare un irato Tambroni presidente del consiglio.

La mia ingenuità. Questo vivere distaccato, solo. Solo per e con le donne. Le donne, la grande vendetta sul genere maschile. Le donne, attraverso le quali sfuggo all'isolamento. Le donne che ti raccontano, ti aggiornano, ti forniscono, in un certo senso, le informazioni per capire. Solo per capire. Inutilizzate come restano ai fini dello scontro sociale. Questo si sa. Ed è anche per questo che ti si parla liberamente di tutto. È  puro divertimento e loro lo sanno. Loro e anche gli altri. Gli altri. Ti temono e si irritano. Ti rispettano e si irritano. Ti ammirano e si irritano. Ti odiano e si irritano. Chiesi una volta a Lietta – perché se la prendono tanto? Perché non hanno ciò che hai, non vuoi tutto ciò che vogliono, non soffri per tutto ciò che li fa soffrire.

 

[l'autocritica si distacca dall'autocoscienza]

… verso il 1988 l'autocritica si carica insensibilmente di emotività. C'è un ripiegamento, lento ma costante su me stesso. Un processo che allontana l'autocritica dall'autocoscienza…

 

[succube della stupidità] – Ora il caso è diverso. Non ci sono gelosie o odi intellettuali. Ci si scontra, banalmente, con le strutture del potere burocratico. È  il tuo comportamento a essere lo stesso. Il tuo disinteresse per la lotta sociale e professionale. Perché non telefonare o scrivere a xy, direttore generale di cui sei consulente? Perché non hai mantenuto e stabilito un migliore rapporto con yx, amministratore delegato che ti ha voluto nella sua società? Perché non parli a yz? Perché non ti servi e non ti sei servito socialmente di via Donatello? Perché non porti più a fondo il tuo affondo contro zz, i suoi metodi, la sua incivile viltà?

In realtà quello che veramente non sopporti è la stupidità. Nutri un complesso d'inferiorità verso lo stupido. La stupidità ti disarma, ti paralizza. Comprendi la forza della stupidità in un mondo di stupidi. Ne soffri la mancanza. Hai un complesso di estraniazione. E non sapendo usare la stupidità - né la tua né quella degli altri - la disprezzi.

Ed è questo disprezzo a giocarti. Non sei lì in agguato con la stupidità come il gatto col topo. E a divertirti. E a umiliarla. Qui emerge l'altra mancanza, una seconda debolezza. Cos'è questa forma di rispetto per lo stupido? Questa difficoltà all'offesa, questa resistenza alla sua mortificazione? Hai solo il gusto dello scontro intellettuale. Ti sei divertito con Ronchey, con A. Levi, con F. Colombo. Hai sfidato l'arroganza culturale di Geymonat e Colletti. Hai accusato Althusser di disonestà intellettuale (anche se solo in una nota). O anche dello scontro di potere. Ma solo a un dato livello. Hai sfidato apertamente Tambroni, Fanfani, Saragat. Alcuni ministri e sottosegretari, segretari di partito e direttori di giornali. Ma ti manca il gusto di attaccare Salvati o Gambarotta. Ti trovi in difficoltà nel gioco facile. Impedire loro, con una leggera pressione del piede, di tirare su la testa. Questa, nel mcp, è la più grave delle debolezze.

 

[da  ndc 07.88 – sabato 22]  – Rfl. Come diceva Fabiani per te il lv è un hobby. Il lavoro e quella carica di violenza sociale che lo accompagnava mi erano estranei.

Rimane il fatto che il puro amore del fare bene non è sufficiente alla riuscita. Incide sul prodotto, ma non sulla società. La lotta si svolge su due fronti. Quello della natura (da cui deriva il puro fare) e quello della società (da cui deriva il fare politico). Cosa ho fatto io? Sostanzialmente sono stato a spidocchiarmi le mie nevrosi. È  tempo di una rfl. Devo partire, soprattutto, da quelle prime riunioni del sindacato dei giornalisti democratici quando partecipavo alle assemblee e con tutta la buona volontà possibile non sapevo assolutamente cosa dire. Anche perché non capivo cosa dicessero. Certo si trattava dell'estraneità all'oggetto stesso delle discussioni, al modo di fare, di dire e di pensare. Ma si trattava anche di una insufficienza culturale che si presentava come insufficienza psicologica. Ugualmente come accadeva al tempo dei giochi sociali da Luisa Spagnoli, o di fronte alle sciocchezze di chi in nome del ruolo rivestito scopriva con sussiego  l'acqua calda. Tano Festa mi sollecitava – rispondi, di tu qualcosa, puoi farlo. Quante volte mi sono sentito ripetere la frase sei il solo in grado di … . Una ritrosia, un atteggiamento in un certo senso indecifrabile ai miei stessi occhi. Un  po' come il primo saggio scritto per Laterza, dimenticato in un cassetto e perso quando era già stato corretto e pronto per la stampa. Questa totale mancanza di ambizione, questo misurarsi solo con se stessi. Questa sostanziale  snobistica estraneità dal mondo.

Essendo il mcp alienato, mi sono alienato al mcp.

 

[da ndc 07.88 – venerdì, 29] – Aumenta l'esigenza di una maggiore organizzazione personale, oggi, nonostante il computer, appena sufficiente. Il clt, fra l'altro, è un ottimo strumento per individuare con evidenza deficienze caratteriali. L'impazienza, i limiti di una metodicità più dichiarata che applicata, la distrazione, ed elementi più sottili che sono poi quelli che ti fanno distruggere un documento senza nemmeno accorgertene. Il clt indica quei tratti caratteriologici vicini ai disastrosi comportamenti di Antonio (il dolce papà), al fondo tutti mascherati nei propri opposti. Capisco oggi meglio come questi tratti siano poi i medesimi che hanno giocato nella vita un ruolo di riferimento. E che se le motivazioni di fondo di quei comportamenti erano analizzate e poste - lo sono tuttora -, non è detto che andassero necessariamente applicate come lo furono. E qui gioca una certa ingenuità, ingenuità di cui Antonio era ricco. Ma oltre l'ingenuità anche l'inclinazione di scansare la vita, evitarne le pratiche socialmente noiose, i confronti abbrutenti, le fastidiose prove di forza, e ancora. Preferibile pagare cinque milioni che fare una fila o scrivere una domanda o affrontare il fastidio di una discussione in banca. E altro come il comportamento sindacalmente suicida nei giornali. Questo mettersi d'accordo per evitare discussioni, pressioni, richieste, attenzioni, eccetera. Questo passare inosservato, sedersi nelle ultime file, arrivare a festa finita, preferire le quinte al palcoscenico. Una forma di radicato snobismo. Lo stesso che in Cile, Argentina, Senegal, Giappone, Australia, Cina, Stati Uniti o in giro per il resto del mondo o per l'Europa dell'Ovest o dell'Est, mi faceva scansare i personaggi rappresentativi politici o intellettuali, lasciandomi rappresentare dai miei secondi che spesso fingevano di essere i primi.

Snobismo? Ma anche una filosofia della vita, una concezione del mondo e di sé nel mondo. Strafottenza? Ingenuità. Strafottenza e ingenuità? È  stato questo misto che mi ha fatto perdere la pensione con Fabiani e un contratto adeguato alla Rai? Ma poi, conoscendomi, se avessi avuto il passaggio in organico, mai e poi mai avrei lavorato per l'Eni. Eppure l'Eni è stata l'esperienza migliore in assoluto. L'unica che abbia contribuito alla produzione allargata della mia cultura e della mia consapevolezza e coscienza della realtà. Miguel, Pablo, eccetera, nascono dall'Eni. Né avrei portato avanti una serie di letture che sono poi state quelle che hanno dato il là alla mia cultura successiva. Mi hanno reso possibile la collaborazione con Sapere. Momenti di verifica e di confronto. Ma subito scartati per riaffermare la tendenza all'estraniazione, un sostanziale rifiuto del mondo organizzato, la volontà di viverlo a modo proprio in una concezione tutta siciliana e gattopardesca.

Sotto la quale è probabilmente nascosta la presunzione che gli altri non capiranno mai ciò che tu hai capito. E come di conseguenza sia vano trasmetterglielo. Tanto non lo cattureranno mai. Non tanto per imbecillità congenita quanto per struttura culturale e nervosa. Forme prese dalla propria posizione economica e di classe. E qui il discorso si allarga.

Se il proprio carattere è il proprio destino, allora non rinuncerei mai al mio destino così come si è manifestato. Non tornerei indietro. Né avrei nulla da correggere o da rimpiangere. A parte Mf, che ho considerato a lungo un errore oggettivo che ha impoverito e frenato il mio sviluppo individuale. Giudizio più tardi corretto come scriverò in queste note più avanti. Il vero dubbio che rimane è sul rapporto con lo studio, la produzione intellettuale e teorica, la pressione sessuale e affettiva, la lotta politica. E qui, per la maggior parte, i limiti si presentano come limiti di classe.

 

[da ndc 08.88 - martedì, 16] –  Riflessione. Profonda come una crisi. Qualcosa non va, ma non ne afferro il senso. Forse il senso è a un livello molto più basso di dove io lo vado cercando.

Nemmeno sostenere che la crisi di 40 anni, arrivi oggi a 65.

Sostengo che mi disturbano il lavoro e i rapporti di lavoro.  Vero solo in minuscola parte. Mentre si presenta «profonda come una crisi» la riflessione sul rapporto con la mia produzione intellettuale. Qui il nodo. Vecchio quanto la rmt.

Sono di fronte al mio buco nero. Insondabile.

Eppure fra scrivere e leggere non avrei un attimo di tempo. Invece gioco con i miei disegni, oggi sostituiti dai grafici del computer, guardo la tv – un altro equivalente – o la P, l'equivalente di sempre, o la [E, ancora un equivalente. Ma equivalente di che? Questo interrogativo è il buco nero.

[E, H. P, disegni, giochi, clt, tv, fumetti sono equivalenti nel senso che ognuno è sostituibile, o sostituisce, l'altro. Forme di una medesima sostanza, come lo stesso concetto di equivalenza suggerisce. È la loro indeterminatezza che lascia supporre una determinatezza altra. Rimossa, sconosciuta, lontana e presente. Una forza pari alla gravità o cos'altro. La rmt è l'intuizione di questa forza. Forza che avverto non esclusivamente negativa. E nella sua sostanza, vitale. Il problema consiste nella direzione di questa vitalità.

 

[da ndc 12.88 – venerdì, 9] [e lì si fermò tutto] – Ieri giovedì, festa. Colazione da Mf con Mc. Mf ha vuotato la cantina e portato su  i miei archivi. A parte la sceneggiatura del Darwin ho ritrovato pressoché tutto. Anche la prima pagina dell'Espresso che annunciava la mia collaborazione su due colonne. Una buona parte degli articoli del Mondo. Qualche nota politica di quando dirigevo l'ufficio romano del Giorno.  Le inchieste sul Messaggero, le collaborazioni a Settimo giorno di Pietrino Bianchi, al Gatto selvatico con Arrigo Bertolucci, gli articoli per L'illustrazione italiana, la rubrica ai Margini della cronaca, gli appunti delle interviste con Toynbee, Adorno, Marcuse, Rostow, Breezinsky, Goldman, Morin, Duverger, Samuelson, Dos Santos, Jacob, Monod. E ancora tutti gli altri di cui ho perso il conto e con gli appunti ho perso la memoria. Che personaggio singolare. Questo materiale, questa sommaria documentazione era stata raccolta dai miei e ritrovata alla loro morte.  Io non ho mai conservato un solo scritto della mia produzione professionale. Così come avevo l'abitudine di non rileggere mai ciò che andavo scrivendo.

Che personaggio singolare. Marcuse viene a Roma, pranza da Luisa Spagnoli e io non lo saluto nemmeno. Eppure ci conoscevamo bene. Stravaganza? Timidezza, forse. Sicuramente egotismo, arroganza siciliana e strafottenza romana. Una domanda? Cosa hai fatto di questa vita se non viverla intensamente, ma olisticamente, chiuso in una sostanziale autosufficienza, assolutamente infischiandotene del mondo? Il mondo mi passava traverso e io traverso il mondo. E lì si fermò tutto.

 

[da ndc 12.88 – sabato, 24] – Stanchezza e caduta delle situazioni emotive. Assurdo. Conduco una vita sociale e affettiva che non mi riguarda, mi stanca e mi irrita. Esigo che gli altri realizzino quanto io non mi curo di realizzare, ma che invece loro vorrebbero realizzare. Ecco ciò che risulta incomprensibile del mio comportamento. E dove possano nascere dubbi.

Si pone la domanda. Dove poggia la sicurezza che il processo sia quello che io individuo? È  sufficiente rispondere «perché ‹io› lo so»? Come sapevo di voler vivere solo quando tutte le apparenze lo smentivano? Ora la seconda domanda. Perché lo fai? Perché hai vissuto con Mf dieci, quindici anni più del necessario? Perché non rompere con le situazioni fastidiose, innaturali, contraddittorie. Cos'è questa tenerezza per gli altri. Cosa nasconde? Soltanto un modo imbecille si essere italiano?

 

[da ndc 01.89 – lunedì, 2] – Discutendo, discutendo. Si precisa il senso di questi ultimi 10 anni. L'Eni, il rapporto con Wl, il rapporto con Pt. La progressiva distruzione delle relazioni sociali. L'esperienza piccolo borghese di quegli anni. Il rapporto con Miki, con Giglio, con G, Dino, Miguel, Pablo, e gli altri. La consapevolezza di essere di fronte a un nuovo giro di boa che tuttavia non è un sdq. Il rapporto con i miei appunti e lo studio. I rapporti ideologici, professionali, sentimentali,  di sesso. Eccetera. Scriverne?

(giovedì, 5)    Scriverne? – L'Eni e l' esperienza piccolo borghese (pcbg). L'Eni è – 1° – una necessità economica (il recupero della pensione).  2° – lo stretto rapporto con intellettuali marxisti pcbg (da Dino a Miguel e Pablo, a Rita B., Carla, Susanna, Crb, eccetera). 3° – lo stretto rapporto con quadri professionali pcbg, vissuti per la prima volta come rapporti di amicizia, senza distacco sociale. 4° – l'isolamento progressivo dai quadri professionali borghesi (fra i quali Mf) visti con l'ottica dei quadri di sinistra pcbg. 5° – la ricerca e la scoperta dell'ideologia del senso comune. 6° – la vita sentimentale e sociale pcbg (Pt e le donne intellettuali dell'epoca). 7° – con l'Eni coincide anche l'esperienza di Sapere (di nuovo intellettuali, riunioni e salotti di sinistra)].

Con vab comincia il superamento dell'esperienza pcbg vissuta – va detto – con un distacco sufficiente a non farmici cadere dentro intellettualmente. Ma ci cado dentro come pratica di vita. Soprattutto con Pt, ma anche con gli altri. È questo intreccio professionale, intellettuale, sociale a creare le linee della vita quotidiana. È la tensione del lavoro e la presa di contatto del mondo esterno quale intellettuale di sinistra ora riconosciuto come tale. Non a caso per la prima volta accetto di farmi chiamare compagno e scelgo relazioni sentimentali (non solo con Pt) invece di costruire tentativi di rapporti. C'è una presa di coscienza del mondo che mi circonda (il pensiero comune), ma questa presa di coscienza mi vede immerso nella pratica sociale che produce quel pensiero. L'uscita dal periodo appare come una neg-neg il cui immediato è quello attuale che si configura quale ritorno all'isolamento precedente ma con una presa di coscienza attiva (non solamente intellettuale) del mondo, dello stesso isolamento, dei rapporti generali compresi i rapporti intellettuali con l'epoca. Questi rapporti prendono la forma della riflessione, della volontà di riorganizzare i miei appunti, valutarli ed eventualmente farne qualcosa. In questo senso le incertezze e le oscillazioni attuali – soprattutto del 1988 – sociali e sentimentali – sono la forma presa dalle contraddizioni economico e professionali e l'uscita dal periodo e dall'oscuramento dell'autocoscienza.

 

[da ndc 03.89 – lunedì, 13)    Il momento riflessivo continua. Rileggo alcune parti delle note (ndc) del '80-'83 e mi rendo conto che è verso 1982 che il problema dei rapporti viene messo a punto e si esaurisce. Si esaurisce nel senso che l'analisi non ha più nulla da scoprire ed è sorprendentemente completa. Ma io non sono in grado di adeguarmi alle conclusioni dell'analisi né di prendere quelle decisioni che l'analisi suggerisce. Anche in seguito all'analisi generale dei rapporti tento di fare il punto delle ori (che diventano oli), eccetera. Nel luglio del 1983 scrivo a proposito di Susana (Sus)| – "L'episodio con Sus chiarisce trent'anni di tendenza affettiva. I rapporti che volevo e non ci sono". E nel settembre. "Sia le crisi dei rapporti che i loro miglioramenti dipendono direttamente dalla riflessione sul pensiero comune". E la riflessione sul pensiero comune sta appena concludendosi (1989). Ma è anche vero che nell'83 arriva Reviglio all'Eni e si apre quello scontro che concluderà l'esperienza Eni (chiusura del Docest nel 1984). La questione dei rapporti entra in parentesi. Avanza l'analisi sul pensiero comune e avanzano le questioni pratici. Nel 1984 si apre il caso Mf e si chiude con la sua psicosi. I problemi finanziari, la vendita di Piè di Marmo. Il 1985 è l'anno della follia di Mf, del passaggio di viale dell'Arte, delle vendite di v. Bettolo e del Residence. Si chiude con la separazione.

È anche l'anno di Alaq e prende forma l'avventura Fnsl. Nel 1986 vado a vdn da Pt. In circa sette mesi costruisco v. Brunetti (vab) dove vado ad abitare in agosto. Firmo il contratto con la Sogei. Scoppia il caso Pt. Con Pt entra in crisi l'esperimento delle relazioni, mentre con Mc riprende il tentativo di costruire un rapporto. Riprende di fatto a lato dell'analisi del pensiero comune e della nuova costruzione della mia autonomia di uomo finalmente solo. L'organizzazione di questa vita. L'organizzazione dei nuovi rapporti, delle nuove relazioni. Le tentazioni sociali. L'analisi del pensiero comune trova un suo punto di osservazione in Gdg, in Claud, nella Fnsl, Pat, Crb), Dino(dp), i contatti con la nuova sinistra (??) e, con Mc, ripropone la questione del rapporto sentimentale possibile, la questione dei rapporti in generale, del rapporto con la teoria, con il danaro, del tempo che stringe, della vita. Siamo alla crisi di queste settimane. All'umore temporalesco di questi giorni. Agli andirivieni psicologici con il lavoro e con la gente. Alla difficoltà di studiare. Al problema del rapporto con la cultura e la teoria affrontato nel dic '82 (cfr crn) ma non risolto.  

 

[da ndc 03.89 – sabato, 25]  – Probabilmente la crisi rfl delle settimane scorse va producendo i suoi effetti. 1° una presa di coscienza maggiore, più larga, dei fenomeni e dei comportamenti sociali. 2° un maggior distacco generale. 3° una maggiore capacità di capire l'altro e accettarne i meccanismi. 4° una maggior distanza dall'altro da sé e dai suoi meccanismi. 5° una caduta della spinta missionaria. 6° migliorano i rapporti personali, sociali, professionali. 7° aumenta la capacità di intervento sul reale oggettivo (esterno) e soggettivo (proprio).

I sette punti sono collegati. La presa di coscienza porta al distacco in senso generale. Il distacco accresce la capacità di comprensione dell'altro da sé che si traduce in un distacco maggiore. Il distacco dall'altro da sé  fa crollare la spinta missionaria. Il crollo della spinta missionaria migliora la qualità del rapporto e allarga il campo degli interventi concreti.

 

[da ndc 03.89 – mercoledì, 29] – La crisi dei rapporti tocca un nuovo limite. Metaforicamente, una devastazione. Ecatombe dei rapporti maschili. Metamorfosi dei rapporti femminili.

 

[da ndc 03.89 – giovedì, 30] [ridurre la superficie esposta] – Pressione bassa? Difficoltà della situazione generale? Sia prf, Alaq, Fnsl, Itlsl, Rai, eccetera? Sia dei rapporti. Come Dino P., Giovanni C., Roberto O.,Francesca F., o Gabriella Dg? Sia di analisi economica. Inflazione, investimenti, e simili? Sia di relazioni sociali - tipo Elisa M, e affini?

L'alienazione prodotta dal mdp crea una pressione difficilmente arginabile. Unico tentativo, ridurre la superficie esposta. Al contrario, mi riesce sempre più difficile defilarmi. Per mia iniziativa (rapporti di amicizia e sociali) e per motivi oggettivi (economici e professionali).

 

[da ndc 06.89 – giovedì, 8]  – L'indice Etap scende a 196 punti. Nella situazione concreta la volontà di riorganizzare i rapporti riducendone la portata, l'intensità, il numero. Perdendo quelli che si perdono, alzando la qualità di quelli in entrata. Siamo sempre alla rmt. Partita da Porta Pinciana circa 40 anni fa, è forse in coda verso piazzale Flaminio dove mi trovo a passo d'uomo da circa 10 anni.

 

[da ndc 06.89 – martedì, 13] [la gioia di vivere] – L'indice Etap risale a 211 per via di Alez. Tuttavia dovrei inaugurare un indice W. Devo dire che complessivamente sta scendendo. Avverto una stanchezza, una irritazione. Cos'è al fondo la gioia di vivere? La coscienza della propria unicità biologica come uomini. Un passo avanti all'istinto di conservazione. La coscienza passa dall'istinto animale di conservazione e dalla riproduzione semplice della propria esistenza alla gioia dell'essere e alla riproduzione allargata della propria coscienza.

[L'indice W] – dovrebbe comporsi delle seguenti voci. Gli avvenimenti internazionali, la storia, la prf, lo st, la produzione teorica, la E, lo stato fisico della sessualità, la D (dieta), la FF (salute), i rapporti sociali, i rapporti amicali, la situazione cont1 (nella sua realtà), cont2 (quale fonte di instabilità), le voci del cod2, eccetera.

 

[da ndc 06.89 – giovedì, 15] –  Preso dalle vicende internazionali, irritato dalle vicende professionali, perplesso sulle vicende sentimentali, riflessivo sulle vicende personali (sul destino personale).

 

[da ndc 06.89 – giovedì, 22] –  Stanco degli indici. Stanco degli altri. Stanco di me.

 

[da ndc 07.89 – lunedì, 3] – Si sta ripetendo quanto accadde al Mondo nel 1960. Ero pieno di buone intenzioni nel condurre una vita «radicale», intelligente, scevra dalle imbecillità della società di provenienza. Facevo parte del midollo del più prestigioso gruppo intellettuale del paese, quando mi resi conto che socialmente questo gruppo perseguiva l'imbecillità comportamentale e intellettuale del mondo che avevo abbandonato. Il primo confuso impatto con il ceto medio pcbg italiano (e internazionale) si andava consumando. Ora è uguale. Cosa sta accadendo agli uomini dell'area comunista? Hanno fatto i soldi. Di meno. Guadagnano. Di più. Guadagnano bene. E spendono. I più modesti li spendono a pranzo fuori la sera. Gli altri fanno del loro meglio nella gara sociale appena aperta.

Così bisogna adeguarsi anche in nome dell'amicizia. Per adeguarsi bisogna guadagnare. Per guadagnare, bisogna lavorare. Per lavorare bisogna adeguarsi, rinunciare al lv teorico, a scrivere, a parlare, a pensare. Non c'è scampo. Oppure chiudersi. Meglio, rinchiudersi.

 

[da ndc 10.89venerdì, 20]  – Leggo COS (in una settimana). Così se la lettura di MPC (nei 10 gg precedenti) mi aveva fatto fare le rfl di venerdì scorso, questa le aggrava e le attenua. Le aggrava poiché conferma il quadro. Le attenua perché nel libro si avverte il tentativo di superare la crisi. Le aggrava ancora poiché questo tentativo lambisce la metafisica. Ci sono, insomma, ipotesi che P. Davies fa con la sensazione di esporre idee culturalmente e scientificamente rivoluzionarie che io ho ritrovate – organizzate in maniera logicamente più soddisfacente – in appunti mm scritti dieci, quindici anni fa.

[mm] Non si tratta di genialità. È il ma.dial a essere superiore. Mi rendo conto che la lettura mm dei classici marxisti - e poi di Hegel è stata condotta in una chiave molto diversa da quella consueta. Ho ricavato – per esempio dalla lettura del CAP – delle norme metodologiche e delle leggi di processo che applicate, come ho fatto, all'analisi dei processi generali mi hanno portato a quelle stesse riflessioni che oggi mi stupiscono. Tuttavia so bene che se volessi scriverne avrei un bel lv da fare e non so chi sarebbe interessato a pubblicare qualcosa di qualcuno privo di uno «status» accademico e di mercato. In questo senso con Sapere  ho perso una occasione. E oggi? Non m'importa. Come sempre. Ma qui è nevrosi e la coscienza di questa nevrosi va prendendo corpo. La nevrosi consiste, ha il suo epicentro, proprio in questo. Nella strafottenza vera, interna, profondamente interiorizzata, tutta siculo/aristocratico/borghese verso il sociale istituzionale, verso la classe alta così come oggi si presenta. Io sono un sistema autoadattante di massimo livello la cui patologia consiste nel venir meno alla funzione verso il genere che la specie assegna a ognuno di noi, per concentrarsi –  per essermi concentrato –  nell'autoregolazione interna.

 

[da ndc 12.89mercoledì, 13 e giovedì, 14]  [mm/professione] – vai a NDC89.

 

[individuazione della crisi]

[da ndc 12.89 – martedì, 19]  – Scrivevo (17.12.89). "La rfl m/m continua. La crisi dei 40 arriverà ai 65?". …

… C'è un periodo da esplorare. Va dal 1961 al 1967. Nel 1961 scrivo un diario della crisi (ddc) che distruggerò nel 1967. In realtà quel ddc – distrutto per i suoi termini crudi e la spregiudicatezza autocritica della cronaca – prosegue negli anni successivi e pone le basi del Ddc e delle Ori. Ci sono cose in quegli scritti che, oggi, mi irritano e con ragione. Tutta l'analisi, la critica, i  turbamenti dipendono – sono strettamente legati – alla concezione ideologica della sessualità che avevo a quel tempo. Compito delle attuali ori sarà di capire ed esplorare questo aspetto che è poi quello che presuppone il legame fra ideologia e pulsione dove la pulsione nasce dall'ideologia per ritornare pulsione. La concezione monogamica, certe teorie dei disturbi della personalità descritti da Reich, la teoria delle pulsioni di Freud, l'aspetto di classe dell'ideologia reichiana e freudiana finiscono col coincidere con l'ideologia familiare e sociale di partenza e alimentano giudizi – autocritici – che minacciano a loro volta l'equilibrio, l'omeostasi. Si tramutano in pensieri che generano pulsioni – nevrosi – nello scontro con la realtà.

D'altra parte quel passaggio era necessario se, alla fine, è approdato alla sua critica.

Ecco perché la vita che vado conducendo e ho sperimentato in 40 anni celava in sé la propria carica di violenza.  Dal mio stesso lato, dal lato dei rapporti particolari e dal lato dei rapporti generali cioè della società nel suo insieme.  E illusoria è ogni sortita da ciò, in quanto contraddizione del processo. 

È qui che il mio essere conservatore e due volte antiborghese, per tradizione familiare e per ideologia, ha prevalso.  E nulla conta né ha contato la consapevolezza progressiva del fenomeno.  Ne scrivo da tempo e sono sempre qui/lì.  Anzi la contraddizione si esprime con il fatto che non so se sto qui o se sto lì.  (Posizione da non confondersi con quanti credono di stare lì e stanno qui).

 

Riprendo da ndc venerdì, 12 marzo 87 – Riconoscere l'emotività fonte di ogni energia biologica. Al contrario, l'etica del peccato e dell'imperativo categorico rimane profondamente in noi, legata al concetto del lavoro come necessità e dal modo distorto di intendere e interpretare la necessità del lavoro. Più chiaro che mai in questi giorni come lavoro, dovere, amore, sessualità, divertimento, libertà, studio, crescita allargata della personalità, eccetera, siano le forme prese dalle contraddizioni del modo di produzione, dai processi di crescita e di cambiamento generali, eccetera.

Queste contraddizioni stanno venendo alla luce nella misura in cui i vecchi rapporti non sono più in grado di soddisfare le possibilità prodotte dalla crescita economica in termini assoluti di libertà dal lavoro, di crescita culturale, eccetera. Questo è stato il senso del '68, dei movimenti di liberazione in generale, dei processi in atto nel mondo. Sul piano personale il conflitto è stato vissuto come nevrosi. Lo era e non lo era. Il tentativo deve essere quello di superarla superando i termini del conflitto che è poi la forma presa dalla contraddizione.

[20.12.89] Lo era ma per via della struttura ideologica mm. Questo il punto. Il conflitto crea nevrosi.

26 dicembre 89, martedì –

Giornate di st e rfl. Tentativo di individuare la crisi. Verso la conclusione della riflessione del muro torto (rmt)? L'energia emotiva divisa fra pulsioni sessuoaffettive e pulsioni intellettuali. Sin dai tempi di MM stavo con lei e volevo stare a tavolino. Ricordo quelle sere a L. Bell, quando L. Bell era sua. A quel brutto mobile dove si consumavano i pasti e tutto il resto. Una sera un malessere acuto. Ho sempre avvertito come malessere il tempo dedicato alle pulsioni affettive – giudicato esorbitante e sproporzionato – e come disturbo nervoso – patologico – le pulsioni sessuali vissute come eccesso. È per questo che distrussi quel giornale del 1961. [Interessante. G. Pittàno nel suo Sinonimi e contrari include come significato figurato di malattia i concetti di male, vizio, peccato e come sinonimo di malato i concetti di ossessionato, dominato, sconvolto, tormentato]. Su questo asse ruotano le altre contraddizioni.

Una novità. Giudico sproporzionato anche il tempo dedicato all'autoanalisi. Allora e oggi. Necessario, forse, ma sospetto di patologia. Oppure è ancora scontro fra essere e dover essere? Fra individuo concreto teorico e l'immagine fornita dal ruolo ideologico?

 

[vai a fpg 1992: § la riflessione del muro torto si evolve § Parco delle rimembranze § 4PP/il pensiero debole dell'uomo  § il tempo è scaduto/ho vissuto per capire se capivo § mm/bilancio intellettuale’92 …]

 

[da fpg del 23.02.1995 / giovedì] – Leggo Evoluzione e bricolage di F. Jacob. Fra l'altro sostiene la tesi della Biologia suddita della Fisica nei metodi e nella pratica teorica. E dell'egemonia logico-matematica nelle scienze. Avevo sostenuto la medesima tesi su Sapere (vai a @DS). L'articolo che la sosteneva fu molto avversato. Si cercò di prendermi in giro con un corsivo e, alla fine, censurarono la mia risposta che, con una scusa o con l'altra, non venne mai pubblicata. Correttezza della sinistra intellettuale! No, a Sapere non c'era proprio nulla da fare. Mi sono rimproverato molte volte di non essermi impegnato in un vero scontro. Con il delicato Cesareo era perso prima di cominciare. Ma al di là della volubilità di Giovanni è stata la mia indifferenza ad attutire l'impatto. Mentre l'episodio - grave - della risposta mai pubblicata, dimostra come fossi stato in effetti già liquidato. Esisteva un'alternativa? Quella di porsi alla testa di un gruppo di opposizione. Creare questo gruppo. Far entrare propri uomini, eccetera. Era possibile. A quale fine? Di lì a poco Sapere sarebbe stato rilevato dal pci. E completamente trasformato.

La lettura di Jacob mi ha dato un senso di forza intellettuale. Forza di fronte alla quale - in realtà - ho mostrato sempre una grande noncuranza. Più consapevole che cosciente. Ma sostanzialmente distratto e «fuori». Così come per la lotta politica e professionale. Condotta solo per ritagliare i miei spazi, difenderli, sostanzialmente scansarla. E vivere e pensare, soprattutto lontano dai fastidi del vivere sociale e professionale. Quello che dico essere stata una forma forse grave di snobismo.

 

[da fpg 95] [non ci sto] – Episodio della macchia dell'occhio destro. Una ventina di minuti, poi scompare. Una reazione profonda. No, non ci sto. Se i sintomi della vecchiaia sono questi, non ci sto. Che significa non ci sto? Suicidio? Non vedo cos'altro potrebbe significare. Una reazione depressiva? No. Una consapevolezza. E l'inutilità di tirare avanti a tutti i costi.

 

[da fpg 95]  [torno sui miei diari dell'84] –  Torno, ancora una volta, sui miei diari del '84. O meglio al loro stile. Più incisivo, più narrativo. Riprenderlo? Perché lo ho abbandonato? Forse perché il mondo intorno a me scrive in altro modo?

Umore medio basso. Io che non ho mai avuto un passato ora ce l'ho. Mi piace? Non mi piace? Ce l'ho perché non so decidermi. O ce l'ho perché non ho futuro? Il ruolo. Improvvisamente soffro la sua mancanza? Ho giocato male le mie carte? No! Se per questo le gioco ancora male. Anzi. Non le gioco affatto. Non le ho mai giocate. Ero cosi soddisfatto di questa rinuncia. Ecco. L'autocoscienza. Sta venendo meno. E con l'autocoscienza si affievolisce la gioia di essere al mondo. Forse non si tratta di ruolo, ma di funzione. Oppure la contraddizione della vita così piccola nella sua grande dimensione. È possibile. Non riesco ad andare al fondo di questa contraddizione.

C'è qualcos'altro. Anche. Ogni qualvolta mi rileggo penso che non tutto sia da buttare nel cestino. Selezionare e farne un libro? E qui improvvisamente si alza alto e minaccioso lo spettro del Costanzo show. E interviene lo snobismo. No, il Costanzo show, no.

 

segueNote di autocoscienza (2)

 

 

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“Note di autocoscienza” [fpg-NA]

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