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Note di autocoscienza (3)

[da crn '82] → … Devo ormai prendere coscienza che sono di fronte a una elaborazione originale del  materialismo dialettico. Elaborazione che è andata oltre la semplice «interpretazione corretta» di Marx, oltre la lettura materialista di Hegel. Rimanendo nell'ambito degli scritti di Marx, li integra con l'esperienza storica di 150 anni di pratica del movimento operaio internazionale e di sviluppo del mercato mondiale.

Mi preoccupa l'individuazione del limite nella teoria elaborata da Marx. Limite superabile con i suoi stessi scritti.

Il limite e il suo superamento può essere rintracciato all'interno degli appunti sul 4PP (vai a @4PP).

 

[l'autocoscienza come vita]

[da fpg 00 – lun, 31 lug.] – Ieri alla Capricciosa con Mf e Mc. Non avevo mai realizzato fino a che punto Mf avesse dissimulato il nostro rapporto. Una sorta di rivelazione. Certo, la mia intelligenza di vita non esce bene da questa vicenda. La mia ottusità, ingigantita. Quale era il punto? Cercavo un interlocutore? L'ipotesi dell'interlocutore credibile ma non sufficiente. Pt è della stessa pasta ideologica di Mf e non è una interlocutrice. Non ho mai avuto un interlocutore. Forse l'unico è stato Lucio Manfredonia. La mia ingenuità. Totale. Come la vicenda Mf dimostra. Singolare. Sono ingenuo solo nelle analisi e nelle strategie che mi riguardano. Non quando riguardano gli altri.

In realtà più che il concetto di ingenuità sarebbe funzionale il concetto di autismo. Approssimativo e falso rende tuttavia meglio l'idea. Autistico nel senso di qualcuno chiuso nella realizzazione della propria vita. Nella critica, nel superamento e nel recupero costante della propria cultura. Per quanto mi riguarda nell'unica volontà di crescere.

L'unica volontà, crescere. La vita esterna, sociale, affettiva, professionale, solo una lunga ininterrotta esperienza. La vita, vissuta sperimentalmente, non aveva valore in sé. Un laboratorio necessario alla crescita della coscienza. E la crescita della coscienza, unica ragione di vita. La vita coincide con la coscienza. La vita è la coscienza. La vita è coscienza. Di qui l'indifferenza per tutto ciò che non riguardasse direttamente la coscienza.

Indifferenza da non confondersi con distanza e vigilanza. Queste riguardano la sfera della vita fisica, della vita economica e sociale. Della vita vissuta secondo le necessità poste dalla vita. La crescita comportava un sistema di difesa dalle interferenze pratiche ed emotive della vita corrente. Eccetera.

 

[da fpg 16 ago. 00] – Ieri con Mc una ricognizione ai vecchi diari. Cerco una nota sul Martin Eden di London. Scritta prima dell'uso del clt. Due righe in tutto. Lei capita su una cronaca erotica, credo su Francesca. Gliela tolgo di mano. Rileggo anch'io qua e là. Mi rendo conto che dovrei dare di nuovo un'occhiata a tutto. Mi meraviglia anche il tono di certe parole estreme. Le autocritiche, forzature o debolezze del carattere. Chiaro il conflitto della rmt fra tempo dello studio e pulsioni varie. Fra le quali quella  sessuale che mi preoccupava particolarmente. Con un sospetto di moralismo. Capisco di essere contaminato dallo spirito dell'epoca che contrappone alle certezze dell'Ottocento le debolezze del Novecento esplose nella seconda metà del secolo, dopo la seconda guerra mondiale. Un eccesso di autocritica e uno smarrimento della coscienza della borghesia occidentale di fronte alle scoperte freudiane, alla crisi delle ideologie e dei fondamenti della scienza, alla gracilità della teoria del bing bang (cosa c'era prima?), alla radicalizzazione della contrapposizione soggetto-oggetto con sconfitta dell'oggetto e apparente trionfo del soggetto, alla stessa caduta del progetto comunista che voleva insensatamente accorciare i tempi della storia.

La verità è che  i grandi innovatori non nutrono drammi psicologici e la riflessione non sbocca mai nel dubbio del sé.

 

[da Mf del 09 dic. 00] – Negli ultimi tempi i nostri rapporti sono peggiorati. Per via mia. Dopo la pizza alla Capricciosa con Mc, gliene passo di meno e ogni tanto dico quel che penso del nostro passato. Certo la sua stupidità, la sua presunzione e la sua ottusa prepotenza intellettuale riescono ancora a procurarmi uno sconcerto. Segno che non ho digerito del tutto i lunghi anni vissuti con lei considerata solo oggi come una spina nel fianco. Il fatto di essermene reso conto così tardi e di aver compreso la sua vera natura intellettuale solo la sera della pizza qualche mese fa, fa parte dello sconcerto. Per sua fortuna è con me che ce l'ho, non con lei. La sua stupidità mi coinvolge e denuncia la mia. In fondo vivo la mia vita solo dal momento che sono venuto a vab.

Ogni tanto la contraddizione fra il mio modo di essere e la mia vita reale riaffiora. Riaffiorano soprattutto le considerazioni su quel tesoro inesplorato che è stata la mia ingenuità, il mio ottimismo e il mio narcisismo per così dire.

A proposito di quel tesoro inesplorato che sono stati la mia ingenuità con il suo corredo di curiosità e il mio narcisismo con il suo corredo di golosità ho riscritto una cronaca degli anni '70.

 

[da fpg dom, 07.01.01][sul logoramento] – Mentalmente una immagine, una parola, un concetto, il 70, 80 per cento delle volte si logora, perde interesse, sbiadisce, non provoca reazioni. È un po' l'esperimento che il biologo Eric Kandel, ha condotto sull'Aplysia, la lumaca con un sistema nervoso estremamente semplice, che gli ha fatto apprendere meglio l'origine dell'abitudine, dell'assuefazione, dell'eccesso e della memoria.

Qui si tratta dell'assuefazione. Quando uno stimolo colpisce troppo spesso l'Aplysia senza avere conseguenze vitali, alla lunga la reazione si addormenta. L'assuefazione, l'abitudine atrofizzano lo stimolo.

Nei miei esperimenti sulla sessualità mm, condotti attraverso le reazioni sessuali prodotte da cassette hard, noto fenomeni in un certo senso contrastanti. In alcuni casi l'immagine si logora, in altri persiste. Il nuovo, anche quando non particolarmente eccezionale, provoca comunque uno stimolo ma è destinato a sfiorire presto. Avrà una durata di un paio di volte, non più. Altre immagini, invece si fissano e funzionano a lungo.

Ugualmente con il cibo. Se con un certo prodotto alimentare raggiungo la sazietà, il desiderio dilegua. Ugualmente con la lingua. Quando il concetto è abusato non raggiunge più il bersaglio, perde la sua carica comunicativa. Per riabilitarlo è necessario porlo in un contesto diverso, rianimarlo con verità nuove.

Altrettanto vero che le immagini sbiadiscono meno e conservano la loro carica più a lungo sono se pregne di significati legati all'inconscio, quell'inconscio che ti fa preferire o aborrire certi cibi, certe situazioni, eccetera.

Le leggi dell'assuefazione e dell'abitudine andrebbero approfondite.

Fanno parte comunque di quel vasto settore legato al trad.

[trad] – Per trad intendo l'intero bagaglio tradizionale, abitudinario, magico, religioso, immediato, comune, resistente al nuovo, soffittato, eccetera, eccetera.

 

[da fpg 12 mar. 01] [io e la transizione] – Trovo che è la transizione ad essere fastidiosa. Lenta, negativa, struggitrice. Dove il vecchio agonizza ma resiste, e il nuovo lo si percepisce a mala pena, intuitivamente, a sua volta incerto e fragile. Incerto e fragile oggi, pronto a dare vita a nuove forme più consistenti, forse più durature. E lontane. Mentre il resto intorno si decompone. Dove andare a pescare la gioia di vivere in queste condizioni (storicamente date)? Bisogna essere ottusi come D'Alema o S. Berlusconi, o idealisti come Ciampi, e tutti quelli che fanno la storia in calore di farla. Poiché saranno degli imbecilli ma sono loro a fare la storia. Loro sono la storia. Se poi credono di farne una mentre al contrario ne stanno facendo un’altra questo dipende dal 4PP. Ed è il bello del 4PP. Forse per questo i romanzi gialli hanno un loro fascino.

 

[da fpg del 6 mag. 01] – Riscrivo la cronaca di Odilia. La aggiorno leggermente. Le presto 30 anni di esperienza. Ero più ingenuo allora. Nella cronaca ho attualizzato la mia ingenuità, le mie pulsioni di allora e ho anche tentato di analizzare il rapporto mm con l'altro sesso. Sempre attraverso la cronaca di quella vicenda che fu piuttosto insolita per l'età di lei, per la mia amicizia con la famiglia, per le mie indecisioni di fronte al caso. In parte vi ho fatto rientrare la vicenda con Francesca, più vecchia di otto anni, ma più spedita e con meno scrupoli. Al tempo di Odilia uscivo da due storie serie, Marina (Mm) e Eg. E comunque non ho mai annotato né commentato né analizzato sia prima sia in seguito un rapporto come feci nel frastagliato e contraddittorio percorso della storia con Caucciù.  Fu un momento di contraddizioni e lucidità, subito richiusosi e naufragato nel mare delle storie parallele accese e spente in quei cinque anni (Laural, Maria Devoto, Tittì, Iza, Imor, altre). Ma sulle altre non avrei di che scrivere. In parte perché non ho tenuto una cronaca come per Odilia, in parte perché non mi sono mai più interrogato come in quel caso. Caso ed esperimento. Direi che lì chiusi un'esperienza definitivamente, raggiunsi una conclusione e continuai il resto della mia vita sessuale e sentimentale senza troppe domande e introspezioni.

I due tentativi di cronaca Letim e le altre e Sus hanno un valore più letterario che altro. Letterario perché insieme al Giornale politico professionale del '74 tentai degli esperimenti narrativi che oggi giudico non riusciti, poco riusciti, comunque abbozzi che contenevano una qualche originalità ma privi di una reale tensione narrativa.

(in seguito) – La storia di Odilia l'ho cominciata. L'ho finita. È risultata meno esaustiva di come mi proponevo.

 

[da fpg del 1 ago 01] – In un anno morti Livio Zanetti, Sergio Saviane, Gianni Corbi. Corbi era del 1926. Due anni meno di me. Avverto queste morti più di altre (che non avverto affatto). Forse perché Zanetti e Corbi mi hanno molto amato professionalmente. Per Zanetti ero uno scrittore incomparabile. Per Corbi un intellettuale stravagante, anticonformista, capace. Doti che ammirava. Saviane, niente, aveva lavorato con me al Giorno. La verità è che mi sono sentito legato a quelli dell'Espresso. Al Giorno, al Messaggero non ho avuto amici. Barillà, Rapisarda, Gigi Bianchi. Gigi sarebbe dovuto essere un grande amico. Come Dino Platone o Salvatore Porcari. Tuttavia la mia distanza da loro era come quella che ho da Pablo Glikman o Sergio Insunza. Si sono persi. Dino con la morte. Senza lasciare tracce. Forse l'Espresso è stato l'unico giornale che ha avuto un senso per me. Ma non Eugenio Scalfari, la cui intelligenza non mi ha mai folgorato. È andata meglio con Arrigo Benedetti o con Paolo Bianchi, di Settimo Giorno. Sono stato un uomo solo e Benedetti, Paolo Bianchi, Corbi, Zanetti hanno capito un po' meglio degli altri cosa fossi. Forse Bernabei. E quelli della Rai? Un grande buco intellettuale e umano. Democristiani, cattolici, craxiani e cattocomunisti.

 

[da Caucciù del 1 ago 01, da un'esperienza del 1970.] Un anno dopo.

Con tira e molla, alti e bassi, senza stabilizzarsi mai in una storia, ma prendendo solo l'aspetto di contatti, il rapporto di tipo E si chiude. Forse è stato il primo ma non sarà certamente l'ultimo a essere troncato bruscamente. Per mia stanchezza, per ottusità dell'altro. Ottusità dell'altro perché l'altro ha sempre preteso il massimo dell'efficienza al solo fine di  risolvere i propri spiccioli problemi quotidiani. Un sostegno, senza essere disposto ad altro. Ora, cosa s'intende per «altro»? Un rapporto. Sotto il profilo del rapporto può trattarsi di un rapporto qualsiasi. Di studio, di amicizia, di interessi comuni, di discussione, di scambio di esperienze, di vita. Alla base deve esserci lo scambio. Più lo scambio è alto più alto è il rapporto. Più è forte, più forte è il rapporto. Comunque quello che resta è lo scambio. Se l'altro non ha nulla da scambiare, il tentativo prima o poi muore. Con Mf l'agonia è sopraggiunta dopo quindici anni ed è durata altri quindici anni.

In un certo senso tutti i miei rapporti si strutturano su quello avuto con Mf. All'inizio cerco di crearmi un interlocutore. Cioè uno con cui scambiare qualcosa. Con Mf il tentativo di fare di lei un'interlocutrice ha avuto quindici anni di vita. Con Caucciù intorno ai cinque anni. Con Gdg durerà un paio di anni. Con Letim tre anni. Con Sus sei, sette mesi. Letim e Gdg  sono durate più a lungo perché qualcosa da scambiare c'è stato. Di basso livello. Il sesso di per sé non è un granché ricco. Qualcosa comunque è. E sono crollati non perché è crollata la base sessuale. Ma perché non sono riuscito alla fine a stabilire un rapporto. Cioè lo scambio non è riuscito a oltrepassare il livello della sessualità. Né è riuscito a raggiungere il livello E. In realtà a parte Mm e Mc il rapporto con le altre non ha mai raggiunto il livello dell'intesa. C'è stata una certa intesa con Eg. Un'intesa - e di conseguenza uno scambio - di vita. Poi ci sono stati rapporti E alti. Come quello con Letizia Floquet. Eccetera.

Così Caucciù è finita. Come lei finiranno altre. E io non ho tratto esperienza da quella fine. Un'esperienza che ho fatto soltanto ora, scrivendone la storia.

 

[1 ago 01] – Oggi ho scritto casualmente due cronache. Rapide, forse frettolose. Dei rapporti maschili e dei rapporti femminili.

Dei rapporti maschili direi il nulla. Non contano. Non contano neanche i più significativi. Venanzo, Enzo Forcella. Le amicizie della resistenza o del fronte. Carlo Cito. Oppure, tornato  a Roma - dopo due anni di guerra guerreggiata, arruolato nel CIL con il Boschetti, un reparto di arditi, un commando - Vittorio Di Capaci, Federico Caracciolo, Canale. E Lucio. Prima della guerra Lucio Manfredonia, il gruppo del Parioli e del maneggio militare di Castro Pretorio, Isolda, sorella e cugine. Dopo il fronte,  Annapia Colonna, le due Nasalli Rocca? E ancora. Appunto anche dei rapporti femminili, il nulla. Tutto il resto, incontri, rapporti sociali, rapporti professionali, rapporti sentimentali. Di nuovo il nulla.

In realtà nella rete restano sono solo due persone, Mm e Mc. Più due, Lucio e Enzo Castelluzzo. E Dino Platone e Gigi Bianchi? No.

Morale, 77 anni vissuti di fatto solo con me stesso.

A rompere questa solitudine oggettiva è Mc.

Solitudine oggettiva, non psicologica. Ho vissuto da solo ma non mi sono sentito solo. Anche perché ho vissuto da solo senza essere mai solo.

 

[da fpg del 9 set. 01] – Mi adatto troppo. Mi adatto a tutto. Non mi adatto a nulla. C'è qualcosa del mio autismo di figlio unico di cui non ho ancora ben analizzato le strutture e l'influenza sulla mia storia.

 

[da SP del ?? cancellato dal clt*] – Ho scritto e cancellato. Penso di aprire un nuovo diario di appunti. Sulla falsa riga di quel gruppo di diari del 1960 e '61 che distrussi. Tuttavia questa volta non ho nulla da analizzare. Questa volontà di andare sempre a rovistare nel fondo del subconscio per trovarci alla fine la chincaglieria infantile di cui l'inconscio è costituito.

Fare una cronaca. Ma di che? Dei rapporti. Mc, Chiara, Pat. Oppure riflessioni sul passato. Come se quelle espresse nello scritto sull'autocoscienza dovessero essere integrate con qualcosa di più reale.  Più reale, più diretto. Più diretto. Diretto, cioè senza la mediazione dell'autocoscienza. E tolta di mezzo l'autocoscienza, cosa rimane? L'indistinta, indeterminata pulsione.

Allora un diario delle pure pulsioni o delle pulsioni pure.

– Vecchia storia che torna a galla ogni volta che nascono tensioni emotive.

In realtà non ho nulla da scrivere. Quanto ci sarebbe da scrivere è già scritto nelle cronache particolari di Mc, Cc,  eccetera. In quelle cronache manca forse il racconto delle pulsioni che le accompagnano. Questa assenza, questo «tolto» è una conseguenza dell'autocoscienza che le assorbe, le trasforma, dà loro un senso, una stabilità che non è mascheramento dell'emotività ma è assorbimento e trasformazione dell'emotività in una emotività diversa, divenuta passione senza coinvolgimento. Fredda. O coinvolgimento determinato, pulsione che una volta determinata e segnata dalla determinazione perde la sua forma pulsionale per diventare volontà, determinazione, forza. E avanti così.

 

(data cancellata dal clt) – Rifletto sul mio rapporto con i rapporti. Ne scriverò. Mc acquista una statura particolare. Probabilmente con lei la vita sarebbe stata diversa. Novità di questo pensiero. Il mio io perde la sua centralità assoluta.

& – Inquadrare brevemente la vita per temi? L'adolescenza, la guerra, la politica (prime esperienze), la professione, il sociale, gli amici, le donne, la sessualità, l'autocoscienza.

 

[da fpg del ?? cancellato dal clt] – Una riflessione sui sogni e una sulle donne, le mie.

[sogni] - Sui sogni una rapida carrellata sul tipo di sogno. Intanto ho cominciato a sognare, a ricordare i sogni a vab. Prima, a parte poche occasioni, non ci facevo caso. Vab coincide con la fine del lv professionale, con il divorzio, con la vita da singolo, con l'autonomia. Per un periodo ho sognato di vivere ruoli del massimo livello sociale e politico. Come se il rivestirli fosse del tutto naturale, privo di enfasi, neutro, asettico. Forse accompagnavano una riflessione più o meno conscia sulla mia vita professionale. Della mia vita professionale non nutro rimpianti. Tuttavia mi capita di riflettere sulla mia rinuncia ai ruoli, al danaro, alla carriera.

Per lungo tempo nei sogni la casa per eccellenza è stata eurm (viale dell' Arte), qualche volta via Flavia, mai via Livenza e mai vab (via Brunetti). Perché? Eppure Livenza è stata una casa importante, sicuramente la più opulenta. E allora?

A lungo ho sognato mia madre. E Mf come donna ufficiale. Come moglie. Poi Fernanda è sparita. Ora c'è spesso Antonio. Mf, via. Mc comincia a entrare nei sogni. Le case sono sparite, diventate generiche. I sogni hanno perso ogni riferimento. Qualche aggancio con la quotidianità. Spesso qualche sogno erotico, molto consistente, piacevole, reale.

[donne] - Sulle donne una considerazione. Mc è la prima che capisce e condivide la vita che conduco, il senso e gli obiettivi di questa vita. E li vorrebbe fare suoi perché individua in loro una crescita. Quindi è l'unica che ha dato un valore alla mia storia in quanto storia intellettuale.

A capire ci sono state anche Pat e Fs. Ma nessuna delle due lo ha fatto in profondità o con impegno. Nessuna delle due ha fatto proprio il metodo di vita. Hanno pensato che il loro fosse migliore. Particolarmente Pat. Ma poi Fs ha finito col seguire. Ponendosi così a metà strada fra Mf e Mc. Di conseguenza nessuna delle due sarebbe stata in grado di vivermi a fianco. Mf un fallimento, come si sa. Ha amato della mia vita tutto ciò che io rifiutavo e facevo con la mano sinistra. Perfino Fabiani aveva capito come per me il lv fosse un passatempo, un episodio laterale. Mf al contrario misurava la mia vita con i miei successi professionali. Mi ha identificato con la mia produzione di giornalista. Tutto il rimanente non lo capiva, ironizzava, le era profondamente estraneo. In altre parole a esserle estraneo ero io.

Marina un caso a parte. La verità, tuttavia, è che non amava studiare mentre per organizzare con me un rapporto non occasionale è necessario occuparsi del proprio livello di coscienza e misurarlo con il mio. E là dove se ne ha più di me, ben sia. Non considero Mm un rapporto occasionale.

Negli incontri includo quelle relazioni del genere Elda G., Letizia Maraini, Gg, Graziella, Diane la canadese, Letizia F.  Rapporti che chiamerei di vita. Come poi si è mostrato essere anche quello con Mf.  Rapporti a modo loro pieni, ma che non hanno mai coinvolto le rispettive coscienze. Con Eg ci provai un momento. Smisi quando mi resi conto che la stavo realmente destabilizzando. Non mi interessava fino a quel punto.

Per il resto ho sempre lasciato che le persone vivessero, a modo loro. E continuassero a farlo con me. Con Pt ho portato il metodo fino ad adeguare la mia pratica sociale alla sua. Un esperimento che nasceva su di un terreno professionale indiretto (WL e l'Eni). Più stupido che sbagliato. Con la volontà, così accentuata in me, di sperimentare anche ciò che non andrebbe sperimentato proprio perché non congeniale. Così quella vita di coppia che avevo rifiutato anche a Mf, l'ho permessa a Pt. Certo ora ho la certezza che quella vita non fa per me. Non so se l'esperimento abbia valso il suo prezzo.

Una riflessione analoga potrebbe essere condotta sulle amicizie maschili.

 

[da fpg del ?? cancellato dal clt] – Questa riflessione è nata perché riscrivendo una vecchia storia mi sono reso conto che nel riscriverla la alteravo anche profondamente. Io trenta anni fa avevo fatto quelle cose per i motivi che andavo scrivendo? D'altra parte se non l'avessi riscritta come la andavo riscrivendo quella storia si sarebbe ridotta a poche righe. Il colore e il calore che ci mettevo l'alteravano. Anche le analisi tutto sommato sono fittizie.

Qui il discorso andrebbe approfondito. Riguarda il come si vive la propria vita. La mia, tutto un grande esperimento. A parte la pulsione sessuale, il resto, il senso, è stata la curiosità del vissuto. A volte la necessità (economica o sociale). Ho vissuto con molta curiosità e poca passione. Con molto impegno e nessun coinvolgimento.

Bene? Male? Né bene né male. Bensì, così. Così è stato.

 

[da fpg del 13 agosto '03] – Rivedo alcune ndc dell'84. La chiusura del Docest. Il rapporto con Susana. Avevo già 61 anni. La mia maturità sentimentale si compie fra l'84 e l'85. E Susana, oggettivamente un non episodio, ha la funzione di mettere a punto il tipo di rapporto sentimentale perseguito.

Certamente con  il diario dell'autocoscienza ho tentato di fare il punto sulla crescita intellettuale. Andrebbero forse aggiunte due brevi analisi. Professionale e sentimentale. Il rapporto con la famiglia, la società, gli amici, l'altro sesso.

 

[da fpg del ven, 26 dic. 03] – Lavoro un po' sulla riflessione dedicata ai quaderni filosofici di Marx. E passo dalla consapevolezza alla coscienza della particolarità mm nell'interpretazione del pensiero di Marx.

Conseguenze di questa presa di coscienza.

& – Riflessioni sulla presenza di Mc nella mia vita.

 

[da fpg di dom, 28 dic 03] – Mf deve correggere qualcosa e chiede la presenza di Mc. Capisco che lei non si è fidata di me, mai. Sopratutto per via della nostra profonda, invalicabile differenza di idee, di mentalità, di sensibilità. Soprattutto. Ha difeso sé, la sua cultura familiare, la sua identità. Non sarà forse stata un'operazione particolarmente intelligente la sua, ma di questo si è trattato.

& – Ora c'è da chiedersi, Mc mi segue perché mi ama o perché vuol capire? Glielo chiederò.

 

[da fpg di sab, 13 mar. 04] – Scrivevo nell'aprile 1975. E riporto fedelmente → “Esiste al fondo (è sempre esistita) da parte mia una volontà di «scansare la lotta» (più che scansare il lavoro che semmai è scansato come lotta e non come lavoro) - una volontà di vita «liscia» - tanto più forte quanto più la lotta è teorizzata.

"Ma la teorizzazione della lotta appare più come un raggiungimento certo della tranquillità che non deve essere turbata nemmeno dal pericolo di sorprese e va tenuta lontana dai sogni perché i sogni - in ultima analisi - rompono, con il risveglio, la tranquillità.

"La lotta non è mai presa come base reale della vita – o meglio riaffermata nella teoria viene negata nella pratica. Tutto è condotto per restare fuori dalla mischia (per fortuna senza la mistificazione dello starne al di sopra). E la vera lotta consiste nello sforzo di restarne fuori. Non c'è altro piano che questo - in realtà - sempre in ogni occasione.

"Fa eccezione l'aspetto emotivo. Non mi nascondo le implicazioni emotive del vivere. Eccezione più apparente che reale – poiché anche in quella lo sforzo maggiore è tenersi lontani dal lavoro per evitare il fastidio, la tensione, la difesa dall'umiliazione.

"§ Questo è ciò che sospetto. Frutto del nervosismo e spia di una debolezza.

"§ (Qualche giorno dopo) – Questa debolezza può essere una timidezza - una volontà inconscia di non misurarsi con gli altri -. Ma non appare verosimile se si pensa agli scontri frequenti, carichi di determinazione e quando necessario di violenza, nel lavoro e con gli amici.

"C'è tuttavia qualcosa di vero nell'una e nell'altra ipotesi. L'ipotesi del sottrarsi e l'ipotesi opposta di non disdegnare lo scontro.

"Evitare il disagio, l'inquietudine, e l'ingiuria dell'altrui arroganza, stupidità o aggressività è anche un modo per vincere una prepotenza dell'essere. Che preferisce annullarsi piuttosto che perdere.

"Il discorso serio è il «rapporto con la lotta».“

Questo è un buon esempio dell'esercizio autocritico al quale mi sottoponevo regolarmente. Era nel 1975, avevo cinquantadue anni, avevo di fatto smesso di girare il mondo con i viaggi da inviato e frequentavo casa Pieraccini.

A quello scritto aggiungerei il seguente che non mi è possibile collocare nel tempo.

"→ Critica: 1° alla volontà di non deludere gli altri di me e me stesso di fronte a me. – 2° alla volontà di voler apparire diversi da quello che si è e, peggio, mistificarsi di fronte a se stessi o voler imporre agli altri una immagine di sé. – 3° al mito della forza. – 4° al non far posto agli altri in sé (alle loro esigenze, punti di vista, debolezze, ecc.). – 5° alla tendenza di non rispettare e giudicare con durezza le debolezze degli altri (senza scadere nel lassismo buonista). Eccetera."

 

[da fpg di gio, 17 giu. 04] – Mc parla (tl) con Mf. Mf è ricca di riconoscimenti per me. Tuttavia nega il nostro patto di partenza basato su di un rapporto aperto. Lo è diventato, dice lei. Non lo era in partenza. Non è vero. Lei legge tutto solo in base alla propria esperienza. La realtà è la sua realtà. Il sentire è il suo sentito. Non le passa per la testa che ci sia qualcosa di diverso da sé. È chiaro che a suo tempo non ha accettato il progetto. Di conseguenza non lo ha  nemmeno visto. Lo ha parzialmente accettato solo quando lo ha praticato. Confondendo la sua vicenda personale con la nostra.

Così si è sentita tradita. Da subito. E io sono stato tradito senza aver vissuto il tradimento come tale. La riflessione è cominciata dopo 15 anni. All'inizio ho pensato (ottusamente?) che facesse fatica solo a impadronirsi del metodo. Solo dopo mi sono reso conto che il progetto così come lo aveva sottoscritto, non la interessava. Un inganno? Solo una decina di anni fa, dopo la separazione e il divorzio, ho pensato a un inganno. E anche dopo aver concluso che forse di inganno si trattava non ho provato alcuna sorta di risentimento. Ho cercato di capire perché ero caduto in quell'inganno. Perché non avevo capito. E, al solito, mi interessava più il mio d'errore che il suo. Del suo, fran­camente, erano affari suoi.

Cosa non aveva funzionato da parte mia? Constatai e giudicai una carenza di coraggio sociale che al fondo mi aveva impedito di affrontare la questione e, se necessario, di rompere il rapporto. La mia imbecillità è consistita nel valutare sopratutto l'aspetto sociale dell'unione con Mf senza scorgerne il prezzo. Prezzo che era insieme intellettuale, sociale e professionale. Tutto questo arriva alla coscienza solo oggi. Non mi chiesi mai quale fosse l'impasto sociale del rapporto.

L'attività sociale di Mf era la mia attività sociale e mi liberava dal doverne avere una. Stato d'animo profondamente erroneo. In realtà Mf in un primo momento si è impadronita della mia posizione sociale (tutti i suoi amici a parte Luisa, provenivano dai miei rapporti sociali e professionali) impedendomi di fatto di dare a quella posizione la mia forma. In un secondo tempo il rapporto con il fratello ha fatto delegare il sociale a lui e sua moglie. Così si è consumata la nostra identità pubblica. E con la nostra identità pubblica il nostro rapporto. La presenza del fratello e il suo attaccamento al fratello ha dato il colpo di grazia  al progetto di partenza, stravolgendolo e esautorandolo. Socialmente e individualmente. Anche perché il fratello non era intellettualmente all'altezza del suo proprio talento.

E potrei continuare l'analisi. Su come poi abbia consumato la vita sociale da solo ma con l'impedimento di avere bene o male una moglie ed essere socialmente privo di una casa pur avendone una. Ho riavuto una casa a vab. Ma a quel punto il mio essere sociale era evaporato.

Rimane comunque aperto il giudizio su Mf. Una vita fatta esclusivamente di ruoli. Compreso il mio che lei giudicava socialmente forte. Senza reali interessi intellettuali. Amando e apprezzando della mia vita tutto ciò che io di quella vita rifiutavo. Senza avvicinarsi mai ai miei reali interessi espressi dalle letture e dagli appunti che andavo scrivendo.

 

[da fpg di gio, 5 ago. 04] [prendo in mano i LINN] – La ds con Mc {della sera prima sui criteri logici e della comunicazione nelle nostre discussioni} dà il via ad alcune considerazioni. Ripresi per un momento i LINN di Marx capisco che andrebbero riletti. Ho assimilato molto, leggo concetti che mi sono familiari ma non sempre mi faccio un'idea chiara della loro provenienza. Anche qui come con molti altri testi, mi accade di assimilare i concetti senza trasformarli in nozioni né riferirli ai loro autori. Anche perché in genere li reinterpreto.

 

[nov. 05] – Forte perplessità sulla riorganizzazione degli appunti. Probabilmente dovrei selezionare dei temi e riorganizzarli in doc/articoli. In modo da fondarli fondendoli.

 

[da fpg apr. 06] – In realtà dovrei smettere di leggere nuovi libri, ridurre ancora l'aggiornamento, e occuparmi esclusivamente degli appunti e dei diari.

 

[da fpg di sab, 15 apr. 06] [vita con Mc] – La sera, dopo le undici, discussione. Di quelle che ritengo inutili se non proprio pericolose. Lei trascura - a causa mia - il suo interesse per l'arte e per il bello. Lei può fare ciò che crede, dico. Non mi sembra di averle mai impedito alcunché. Le faccio notare tuttavia. Soddisfare gli interessi è una questione di tempo e di denaro. Lei, si concede San, i gatti, il tedesco, lunghe telefonate. Il suo interesse è molto concentrato sul quotidiano, sullo stato del suo corpo, sul suo stato fisico. Anche questo porta via tempo. E ancora. Avrà perso qualche mostra ma ha letto Marcuse, Hegel, Cassirer, Marx, Engels, trattati di biologia, matematica, fisica. Lei invece avverte il peso dei conti. E sono io che la spingo a farli. Eccetera. La discussione qua e là è molesta. Emerge anche un dato. Un'autocritica. Il mio rispetto per la vita degli altri - si parlava del mio rapporto con Fs - è figlio del mio fondamentale disinteresse. Del mio prossimo mi interessa solo il livello di coscienza raggiunto. Quando questo livello trova il suo limite e l'interesse a superare il limite si esaurisce trasformando quel limite in  una barriera (Hegel SDL), allento la presa. Lascio che l'altro si abbandoni al suo destino, cioè al processo della propria soggettività.

 

[da fpg del 15 ago. 06] – … Rapporti sociali sempre più rarefatti. Telefonate spente. A mio giudizio non senza ipocrisia da parte degli interlocutori. Si vuol salvare l'amicizia. Il perché non è mai chiaro. Per opportunismo sociale, per non sentirsi rifiutati. È il caso di G. Tecce. Telefona. Perché non mi vuoi vedere? Semplicemente perché non ho più voglia di uscire a pranzo, dico. Se vuoi viemmi a trovare. Così forse riusciremo a scambiarci qualche idea. Queste conversazioni nascondono un fondo di imbarazzo. L'imbarazzo di chi  non ha più nulla di condivisibile da dirsi.

Il reale cambiamento è il mio. Non ho più nulla di condivisibile da dire a nessuno. Una sindrome permeata di iattanza e snobismo.

[Mc] Mc a parte. Mc è l'unica persona con cui sia riuscito a stabilire uno scambio intellettuale. È l'unica che abbia conosciuto che abbia fatto della sua crescita una questione di sviluppo reale e non strumentale. Il mio amore e la mia tenerezza per lei partono principalmente da qui.

[Fs] E Fs? Studia troppo poco. Non avverte la necessità profonda di crescere. Il suo bisogno di crescere è strumentale.

 

[da fpg del 15 set. 06] – Continua il periodo di stanca. Non è il primo. Al fondo, una forma di disappunto per lo stato in cui versa il paese. Il livello del suo massimo di coscienza media. Davvero basso. Le cronache della quotidianità, irritanti. Politiche, sociali, culturali, nere, bianche che siano. Come la nostra televisione, il nostro cinema, la nostra letteratura, il nostro giornalismo. La stupidità è l'unica manifestazione umana che susciti in me qualcosa paragonabile all'orrore. Provocando un rifiuto quasi fisico. È anche l'unica manifestazione che non mi sia mai sentito di perdonare. O in qualche modo giustificare. Ma con la quale per forza di cose ho dovuto convivere. E l'unico modo per conviverci è stato di imparare a tollerarla. Trasformarla in un oggetto di curiosità e di apprendimento. Atteggiamento mentale che mi ha a lungo permesso di vivere una vita sociale. Con distacco e divertimento. Ora accade che progressivamente la tolleranza stia venendo meno. Ormai da anni. Ed è così che mi sono estraniato da tutto. E mi è nata una forma di insofferenza fastidiosa come uno sfogo della pelle.

 

[da fpg del 13 nov. 06] – Mi chiedo da cosa dipenda questo disinteresse per la produzione teorica mm. Momentaneo? Congiunturale? L'analisi ha raggiunto il suo limite soggettivo (cioè il mio?). Effetti della considerazione che il massimo di coscienza generale media raggiunta è ferma alle scoperte della scienza e a Kant? Che veleggia verso una sintesi fra l'attuale mdp, la sua trasformazione e l'approdo a qualcosa che ha a che fare con l'esperimento sovietico. Profondamente rivisto e corretto.  Ripreso secondo le esigenze di fondo di quando ebbe inizio. E che l'attesa per il recupero della dialettica come metodo e visione del mondo e del ma.dial non sono affar mio?  Cioè non si tratta di una vicenda di questi giorni? O che l'analisi mm è necessariamente speculativa e in questo senso buona solo come base per approfondimenti successivi? E nulla più. Oppure che l'analisi non può più essere il risultato del pensiero di un soggetto unico ma è giunto il tempo di lavorare in formazioni di ricerche complesse. Con specialisti delle varie discipline affiancati e guidati da teste in grado di fare una sintesi dei loro risultati? Penso all'esperienza Eni-Docest. O ancora del disinteresse per una lavoro di riassetto che potrebbe incuriosire il mondo ma non certamente me? Come d'altra parte è sempre stato? O cos'altro?

 

[da fpg gen. 07] – Continua la rilettura delle note dal 1942 (18 anni) al 1949 (25 anni). Colpisce l'assenza dei fatti. Della vita e delle esperienze di guerra, dei quattro combattimenti con i tedeschi. O della felice esperienza industriale quando diressi la Solfodor nel '43. Appena un accenno nel quale non viene nemmeno nominata.  O del periodo clandestino a Roma. Del ruolo di Mariano Rampolla. Una cospicua tranche di vita. Ignorata.

Si parla di donne. Soprattutto di stati d'animo, di riflessioni. Direi una descrizione delle riflessioni che hanno accompagnato quegli anni. E poco altro. Un ritratto di Lucio. Pessimo. Lucio in effetti era così come lo descrissi in quella nota. Qualcosa di più leggo del periodo in cui diressi il settimanale di Aldo Salerno. Ma non un accenno a Massimo Chiodini, né a Trentalance, né a Angioy lo 007 di via Livenza o del ruolo della sua fidanzata infiltrata inconsapevolmente attraverso me nel giornale che di fatto dirigevo. E mancano del tutto le cronache o gli schizzi delle persone frequentate allora. Un giro di giovani intellettuali pcbg tutto sommato interessanti.

Mancano le case di abitazione.

Veramente mancano anche delle note sulla ristrutturazione di vab o del mio soggiorno a via Donatello. Poco o nulla sul Mondo, sull'Espresso, sul Messaggero o, che dire!, la collaborazione alla Illustrazione Italiana (Tumiati) o al settimanale di Pietrino Bianchi. Mancano i fatti. Solo un vago riflesso dei fatti su di me. Qualcosa di più sul Giornale d'Italia e sul Giorno. Spezzoni di cronaca e di riflessioni. Ritratti, cronaca sociale. Ma scritti con l'intenzione di un esercizio letterario, di stile narrativo. Un breve periodo in cui descrivo anche l'ambiente. Ben scritto. Una scrittura tradizionale. La passeggiata con Mitì a villa Borghese o la descrizione di Pennisi a IM.

Anche allora scrivevo per me. Esclusivamente. Se ogni scrittore si rivolge a un pubblico ideale, il mio pubblico sono io. Anche gli scarni appunti dei  lunghi viaggi hanno questa caratteristica. Annotazioni per la memoria con rapide riflessioni. 

Non si rintracciano problemi di identità anche perché sembro convinto di non possederne alcuna. Un vero signor nessuno. È questa una caratteristica strutturale più importante di quanto non sembri. Probabilmente di origine autistica. Infatti.

Leggo annotazioni operative sul carattere, il mio, come correggerlo, come migliorarlo. Cosa fare.

Si capisce tuttavia che danaro e professione non erano al centro della mia attenzione né dei miei reali interessi. Facevano parte della necessità. Come tale venivano vissuti. E siccome la necessità non ha mai assunto toni drammatici né problematici, se ne parla poco o niente. Se ne parla solo quando giunge al livello di esperienza. In questo caso vengono annotate come tali. Esperienze.

Continua la lettura dei miei appunti. Istruttivi quelli della crisi professionale intorno agli anni '60. Pietrino Bianchi, il Messaggero, Perrone. Una fitta vita sociale. Condotta come controvoglia. Il mio proclamato amore per Mf. I vari amici, i vari incontri femminili.

La rilettura degli appunti mm precisa la memoria degli anni che hanno preceduto l'inizio del corrente doc sull'autocoscienza. Ne rappresentano il presupposto.

Continua la letture del giornale (grn) del 1960. Sulla busta avevo scritto "l'anno delle crisi".

Una cosa si avverte. La pressione del sociale. Del pensiero comune. È la scoperta del pensiero comune a innescare la crisi. Nel conflitto fra pensiero comune e me, manca la lucidità necessaria in grado di difendere il mio modo di essere e di pensare. Il pensiero comune viene vissuto  come altro, come l'altro da me, senza che all'epoca io abbia il coraggio intellettuale di criticarlo. La ricerca dell'errore è in me non nel pensiero comune. Critico me come se la realtà fosse rispecchiata a pieno titolo dal pensiero comune. Per un lungo momento la pressione sociale sembra avere la meglio.

Il giornale della crisi del Super-io sarà scritto nel 1967, a 43 anni. Se ricordo bene, un anno di crisi acuta sarà il 1961. E dal '61 al '67? Un tentativo, lungo, per districarmi dalla vischiosità della società nella quale sono nato, ho vissuto e vivo. Per raggiungere l'autocoscienza.

Mf gioca nella vicenda un ruolo di fondo. È lei a rappresentare presso di me il modo di pensare, di essere e di vivere di questa società. Modo di pensare e organizzazione sociale che oggi giudico criticamente e dai quali il paese non riesce a liberarsi. A superare. Che lo invischia impedendogli di crescere e finalmente approdare al mondo moderno. Nel bene e nel male.

Lei, Mf, il simbolo della contraddizione mm. E solo quando avrò superato Mf (dopo 15, 20 anni dal nostro primo incontro) mi libererò dei veleni di questo paese (circa 30 anni dopo aver conosciuto Mf). Paese cattolico, profondamente arretrato. Quindici anni di discussione e di analisi. Più quindici per l'autorealizzazione. Alla fine Mf  è  collocata. La sua funzione, la lunga presenza nella vicenda mm, la sua importanza, chiarite.

In sintesi. Come la mia vicenda con Mf sia di riferimento stretto alla mia vicenda sociale. Allo scontro permanente con il sapere comune del paese. Al guadagno dell'autocoscienza.

E come, in questo senso, ancora oggi, vada analizzata, precisata e fissata, l'irrequietezza sessuale. La mia e quella generale. Il suo livello di patologia. Tenendo conto che ogni patologia è la forma presa dalle strutture individuali nelle loro vicende con la società. Nel loro rapporto con il sociale. Necessariamente contraddittorio. Le difficoltà dell'adattamento. Il conformismo, l'ipocrisia, la ribellione, lo scontro o la lotta. Oppure un misto di tutto ciò.

 

[agosto 2008] – L'analisi sulla funzione di Mf non esaurisce l'esame del passaggio dalla falsa coscienza alla coscienza. L'ingresso nell'autocoscienza. Per la completezza dell'analisi non si possono tralasciare i pranzi a via Donatello, il Docest e il suo titolare Wilma Leone. Qualcosa come dieci anni e passa. Vissuti in una parentesi sociale. Socialmente un vuoto. Una transizione a qualcosa d'altro. Anni caratterizzati da un lato dalla produzione dell'autocoscienza, dall'altro dal compromesso professionale e sociale portato alle sue ultime conseguenze.

Il compromesso professionale ha fornito la prova della vitalità, della validità e della forza del ma.dial. Il ma.dial applicato alle analisi macroeconomiche necessarie al management dell'Eni, tradotte in linguaggio lomat e in linguaggio corrente, si è dimostrato strumento di gran lunga più avanzato di qualsiasi altro per capire le condizioni economiche e sociali dei paesi presi in esame. E per analizzare l'andamento generale del processo. Più avanzate delle analisi lomat correnti, applicate all'economia, alla sociologia, alla politica, eccetera.

Pt è nata e vissuta all'ombra del lavoro dell'Eni. In un compromesso totale. Nel senso che per alcuni anni ho vissuto una vita sociale estranea, che non mi apparteneva, che nulla aveva a che fare con la mia collocazione sociale e intellettuale. Che mi interessava relativamente poco o affatto. Un viaggio in miniera. In una situazione necessaria e parallela all'esperienza Eni/Docest. Ma andata oltre l'Eni. Che ha accompagnato il distacco definitivo da Mf, la costruzione di via Brunetti, vab, e la consapevolezza della struttura sociopatologica della questione sessuale (leggi = repressione sessuale generalizzata).

Con  una netta separazione fra falsa coscienza sociale e autocoscienza personale. Quest'ultima non del tutto raggiunta e aperta alle incursioni della sessualità. Sessualità insieme sana e patologica a seconda del punto di vista da cui la si giudica.

E siamo ai giorni nostri.  Al 2000. Alle malattie del 2000. All'esperienza con Mc.

Mc accompagna il processo verso la realizzazione dell'autocoscienza. Ma solo a partire dal 2000, 2003. Considero Chiara come un tardo episodio della falsa coscienza. La volontà di spezzare l'isolamento creandosi discepoli? È ciò che sentenzierebbe il pensiero comune. Ma errato. Si tratta di qualcosa di più complesso. Come l'esperienza del lavoro Docest. La prova basata sull'esperimento in oggetto che il metodo individuato è corretto. Una modo di affrontare la questione del riscontro fra metodo e realtà con un fondo vago ma certo di patologia. Se per patologia si intende il ricorso reiterato a prove di conferma del metodo. Poiché se il riscontro ha funzionato nel campo professionale, segnando la supremazia del ma.dial sul lomat, è fallito a livello sociale. Una serie interessante di fallimenti soggettivi. Nei rapporti con le persone, nei rapporti sociali con i gruppi, inclusi i gruppi professionali. Dove l'ha sempre avuta vinta ed è prevalsa l'ideologia piccolo borghese e corrente degli interlocutori. Da Miguel, a Pablo, a Dino, a Baldo M., a Chiara.

Al contrario. Mc. Mc accompagna l'entrata nel massimo di  autocoscienza oggettivamente possibile mm. Con un rapporto diretto e autonomo da parte sua. Non strumentale. Una persona tanto più eccezionale considerato il periodo dato. L'entropia sociale e intellettuale e teorica prodotta dalla transizione storicamente data. Mc. L'unico individuo da me incontrato che abbia l'autocoscienza come obiettivo. La propria autocoscienza come fine. Che abbia afferrato il concetto di autocoscienza.

Mc assume la sua piena funzione nel 2008. Lo si desume anche dall'fpg. Non solo per via della frequenza con la quale vi appare. Scrivo. "Con Mc stiamo avendo delle buone giornate. Più insieme, più affiatate, più produttive". "Mc, una dolce ragazzina tenera. Ama i gatti, i conigli e quanti la amano". Ma aggiungo che la molla che l'ha spinta verso di me è stata altra. Lei a individuare il rapporto. A volerlo. In un certo senso a costruirlo. Favorendo con il rapporto e attraverso il rapporto le condizioni necessarie per la sua (la di lei) crescita. Con grande intelligenza e duttilità nel portare avanti la relazione.

Mc. Scrivo che la sogno spesso in maniera piana e tranquilla. "Ormai fa parte anche della vita dell'inconscio". Nel  giugno  Mc finisce di leggere Caucciù. Correggiamo alcune cose insieme. "Complessivamente le è piaciuto. Anche come scrittura. Così mi è parso. Le ha chiarito alcuni aspetti di me. Negativi. Il racconto racconta anche la mia falsa coscienza. Con lei, con Mc, la mia falsa coscienza si è notevolmente ridotta. La vita è riparata nella coscienza". 

In agosto. "Mc sta leggendo Meillassoux. Ne parliamo. Rifletto. Dopo Lucio Manfredonia è la prima persona con cui sia riuscito a stabilire un reale scambio intellettuale. Nel corso della vita ho provato a crearmi degli interlocutori senza riuscirci. Mc, in questo senso è la prima, e data la situazione generale creata dalla transizione, anche l'unica".

Notevole fra l'altro l'esperienza del suo cancro. Come lo ha affrontato. Come lo abbiamo affrontato. E in un certo senso, superato.

 

[novembre 2008] – Arriva il web. L'idea. Dal momento che il web esiste, per non buttare nel cestino, dove era destinato, il lavoro teorico mm, poteva essere collocato lì, sul web, come un messaggio nella bottiglia. Così abbiamo creato un sito. Quando il sito sarà pronto si giudicherà se metterlo in linea. E quando. Prima o dopo. Giudice comunque lei, Michou, l'editore del web.

(dom, 23 nov 08) Questa faccenda del web per qualche verso mi disturba. Crea problemi. Anche di immagine. E poi sarà necessario lavorarci. Necessaria una riflessione.

[da fpg 23 feb 09] – Lavoriamo al web. Discussione su alcuni miei appunti troppo di memoria. Frasi e concetti con la semplice citazione della fonte. Ma quei concetti e frasi fanno parte del discorso, dico. Allora tu il discorso scrivilo, dice. Non possiamo pubblicare una cosa dove il discorso è rimasto nella tua testa, dice. Facciamone una scheda tecnica, propone. Proviamo, dico. 
 

[2010] – Mi colgo a riflettere sul passato. Un passato che visto con gli occhi della falsa coscienza potrebbe essere considerato terribile. Non ho tenuto molto conto dell'altro da me. Se non come arricchimento del me.

Gli uomini non me li sono filati. In generale li ho trovati stupidi e presi da se stessi più di quanto lo fossi io. Il che è tutto dire! Ho nutrito per loro un certo sprezzo. Anche e soprattutto a livello inconscio. A un paio ho riconosciuto di avermi insegnato qualcosa di essenziale. Ma poi li ho abbandonati alle loro vite sostanzialmente bloccate. A un altro paio ho dovuto alcuni successi professionali. Ma non ho provato sentimenti di gratitudine o riconoscenza. Era la vita. Chi spingeva e chi frenava. Tanto più che ero professionalmente e socialmente un perdente motivato come tale e come tale programmato. Anche se inconsapevole mancandomi la categoria. Civilmente mi sono comportato come un italiano. Interessato alla cosa pubblica e indifferente allo stesso tempo. Molto coerente ma esclusivamente con me stesso. Per via di questa coerenza ho rifiutato di entrare al Corsera quando Pannunzio me lo propose. Non mi piaceva il direttore, Missiroli. Di nuovo, per motivi di coerenza professionale ho rifiutato l'aiuto di Mattei che mi aveva proposto di fare l'inviato per La nazione e Il resto del carlino in un momento professionalmente contrastato.

Per via di questa coerenza ho lasciato correre le occasioni di carriera professionale. Quando Benedetti mi voleva redattore capo all'Espresso. O voleva propormi alla Stampa per una corrispondenza da NY. O le corrispondenze di Mosca o Hong Kong per la Rai. E altre minori. Passatemi di mente. Fra l'altro erano soldi. Molti soldi. Questa coerenza non era soltanto politica o ideologica. Anche. Ma soprattutto. Era un modo di vivere e di affrontare la quotidianità. Insieme determinato e spontaneo. Entrare nel circuito della carriera professionale avrebbe completamente stravolto questo modo di esistere. Stravolto l'immagine che avevo di me. Certo. Anche l'immagine che avevo di me. Profondo motore del comportamento. 

Dunque. Ne volevo star fuori. Ne sono stato fuori. Per convincermene era stata sufficiente l'esperienza di capo della redazione romana del Giorno di Baldacci. Con scontri furiosi. A tutti i livelli. Interni e esterni. Incluso lo stesso presidente del consiglio che all'epoca era Tambroni. Una scena. Con Baldacci che mi aveva portato da lui per accusarmi di essere l'unico autore della politica del giornale. Di conseguenza unico colpevole di quanto Tambroni andava lamentandosi con il capo supremo. Quell'Enrico Mattei dell'Eni.

Sono stato amato e stimato. Professionalmente e socialmente. Ma non ci ho fatto caso. Anche odiato, mi hanno detto. Non me ne sono accorto. Lietta diceva, ti odiano perché non soffri come loro per le cose di cui loro soffrono. Loro soffrivano per il denaro e la carriera. Io era soddisfatto di ciò che la vita mi offriva.

Le donne le ho usate come cavie da laboratorio. Un comportamento che non ha sparso in giro grande felicità. Tuttavia a differenza degli uomini non mi sono state indifferenti. Le ho amate. Ho cercato di mettermi in società con loro. Farne delle collaboratrici. Promuoverne le capacità.

Non era questo che loro desideravano. 

Questo delle capacità è un aspetto di cui ho investito ugualmente alcuni uomini. Anche a loro non interessava granché. Direi nulla. Ma sono stati ben felici di cogliere le opportunità che offrivo loro. 

[2010] – La questione del web. Il ruolo di Mc. Il ruolo del web. Ho dovuto attendere due generazioni perché qualcuno capisse ciò che scrivevo. Mc ha fatto di me un autore. Nella mia indifferenza. Ma lo ha fatto. Ha capito quello che pensavo e non ha voluto che andasse perso.

 

[da fpg maggio 2010] – Sto leggendo Paolo Guzzanti. Grande giornalista del gruppo Repubblica. Non me ne sono mai reso conto. I suoi racconti mi portano alla mia avventura professionale. Alla completa, voluta estraneità a quel mondo del quale nolente volente ho fatto pur parte. Quegli uomini, quelle vicende  non hanno mai catturato la mia vera attenzione. Non mi hanno mai fornito un'identità. Non ce n'è stato bisogno. Mai. Ancora oggi quel mondo mi sorprende per il solo motivo di esistere. Un'aria di oligarchia, di clan, di amici di avventura. Manifestazioni di affetto, amicizia, solidarietà seguite da delusioni, tradimenti, andate e ritorni. Una cosa indefinibile. Ho letto il libro non senza stupefazione. Eppure sono loro il paese, certamente non io. E nemmeno, devo dire, i due dioscuri Zanetti e Gianni Corbi. E nonostante tutto, nemmeno Forcella.

 

[da fpg novembre 2010] – Ho mentito. Nell'accezione corrente del comportamento, sì. Nella mia analisi la questione è più complessa. La menzogna è tale se si ha la volontà dell'inganno e un guadagno personale a spese dell'altro. Se manca la volontà dell'inganno la menzogna acquista valori altri. Tipo. Protezione del proprio territorio, protezione dell'altro cui si mentisce (di solito questa ragione è fortemente ipocrita, cioè falsa), protezione di un progetto, oppure pressione per la realizzazione di un progetto, e via di seguito in una casistica molto ampia e  policroma, sottile. Quando si va sul sottile i rischi s'infoltiscono. Attenzione a non incappare nell'opportunismo. Anche sul concetto di opportunismo andrebbe condotta una riflessione. Un concetto ambiguo, di classe. Che riguarda soprattutto la borghesia e i suoi membri. I suoi epigoni piccolo borghesi e aspiranti tali. Certamente nel medioevo e nel rinascimento gli opportunisti non esistevano. Come non esistono oggi nel mondo sottosviluppato. L'opportunismo si potrebbe anche dire è frutto del benessere.

 

[da fpg 8 set 2012] – Ho vissuto per me stesso. Gli altri, un mezzo per capire la realtà. Migliore il rapporto con un autore che con un contemporaneo in carne e ossa. Nel centinaio di interviste fatte, la quotidianità del personaggio era puro colore, il contenuto rivelato dal pensiero detto o scritto. Che ci si realizzi attraverso gli altri, un luogo comune. È il sociale - gli altri quale insieme omogeneo e unico - che permette la crescita dell'individuo. E il sociale non ha tempo. Proviene dal passato, si compie nel presente. E il presente si proietta nel passato fornendogli un senso. Reinterpretandolo.  Il futuro è importante ma come presente. Come futuro reale, come realtà futura, si compie a nostra insaputa. Pensare di influire razionalmente sul futuro è solo un'astuzia del processo sociale in corso per incidere sul presente. Il futuro lo influenziamo, lo produciamo, ma per ragioni tutte diverse da quelle immaginate, supposte o programmate.

 

* molte date sono state cancellate dagli automatismi del calcolatore al momento del passaggio da una versione all’altra di Word.

 

 

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“Note di autocoscienza (3)” [fpg-NA3]

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