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Dei rapporti sentimentali

(► continua da @RAP)

 

§* “Il rapporto dell'uomo alla donna è il più naturale rapporto dell'uomo all'uomo” (cfr LINN 1°/182 e segg.).

§* Attraverso il rapporto sentimentale si soddisfano bisogni sociali.

 

[nascita dei rapporti sentimentali]

I rapporti sentimentali nascono dal rapporto uomo - donna (marito - moglie nel basso impero) (FMA/143).  Vengono travasati nella cultura medievale e si sviluppano con la cultura borghese, che, nel medesimo tempo, dà loro una propria caratteristica (nel momento in cui dà forza culturale – accetta pienamente – il rapporto sentimentale, spinge di nuovo la donna verso una forma reale di dipendenza) (cfr DDS).  

La questione sentimentale è una delle forme prese dai rapporti umani (anche come riflesso dei rapporti di produzione). Quando la guerra era un modo di produzione, i rapporti umani erano centrati sull'amicizia maschile (Grecia e precedenti).  Man mano che le forze produttive avanzano, nascono rapporti fra uomo – donna (basso impero). Poi crollano, ma ... eccetera, eccetera, eccetera.

 

[amicizia e innamoramento]

L'amicizia equivale al ruolo sentimentale fra i due generi. Sia uomo - uomo, sia donna - donna.  Si è amici come si è innamorati. Con la stessa ipocrisia, lo stesso feticismo, la stessa sostanziale imbecillità.

L'innamoramento e l'amicizia sono il risultato di una eccitazione del sistema nervoso (lo stato centrale fluttuante di Vincent), nel quale si affermano  simboli ideologici che prendono la forma della sessualità, del sentimento, dell'amore, della classe sociale, dell'eleganza, della cultura, dei luoghi comuni, del comportamento, della mentalità, eccetera, mischiati in una struttura che riveste ancora una funzione puramente produttiva e traduce in sentimenti, sogni e aspirazioni i rapporti di produzione alienati.

 

[innamoramento]

È l’innamoramento una forma della falsa coscienza? Risposta. Ogni innamoramento parte da due situazioni base. 1° quando esistono le condizioni per l’affermarsi di un ruolo attivo o passivo dell'individuo che si innamora. 2° quando la spinta all’appropriazione (dell'altro) è insieme appropriazione di un ambiente sociale o, comunque, di uno status (anche culturale -  intellettuale, non importa se reale o immaginato). Insomma. L'innamoramento è la forma presa dalla volontà di affermarsi in un ruolo sia dominante, sia subalterno. Oppure. Perché in realtà non ci si innamora di un individuo dato ma del ruolo sociale che quell'individuo ricopre. Di solito questo ruolo coincide con la sua immagine fisica. Cioè, la sua immagine fisica riflette quel ruolo. E si cerca di appropriarsi di quel ruolo, di quella condizione sociale attraverso la persona che, diciamo così, agli occhi dell'innamorato ne è titolare.

 

[struttura dei rapporti sentimentali]

Procediamo con ordine e cerchiamo di capire cosa accade in tema di sentimenti. Stabiliamo tre componenti essenziali. Intellettuale, sociale, affettivo. Essenziali poiché quelli che reggono realmente le strutture dei rapporti sentimentali fra gli individui. Gli altri, compreso quello sessuale, ne dipendono. Si colorano sempre di simboli intellettuali, sociali e affettivi. Intellettuali, diciamo ideologia della sessualità; sociali, senso sociale della sessualità; affettivi, impatto emotivo della sessualità. In altre parole la sessualità si attiva in seguito a stimoli sociali, ideologici e affettivi che formano il sostrato psichico dell'individuo in questione.

A ben guardare, a prima vista, la socialità si presenta come la carta più forte anche perché le altre due ne vengono influenzate. Tuttavia alla fine si può sostenere che le tre componenti, con tutti i loro livelli sottostanti e con tutti i loro collegamenti, hanno uguale peso.

Per gli uomini ciò che premia è prevalentemente la posizione sociale e professionale. In altre parole la forza del ruolo. L'emotività viene assorbita dal ruolo e in qualche modo lo definisce, ma non lo assorbe. Uguale per la socialità in senso puro. Uguale per l'intelligenza. Il ruolo professionale impasta tutto. L'attività intellettuale potrebbe giocare un suo ruolo. Di fatto non riesce mai a prevalere. Anche e soprattutto perché viene usata come strumento dello scontro professionale e sociale. È sempre così, una intellettualità finalizzata a una serie di compiti che non le sono propri e la distruggono. 

Il ruolo nelle donne gioca diversamente che negli uomini. Fino agli anni '60', '70 era preso a prestito dagli uomini. Il ruolo della donna si identificava con il ruolo del marito o dell’uomo col quale faceva coppia. Successivamente è coinciso con l’autonomia della donna intesa come un assoluto. Insufficiente per sostituire un ruolo. Anche perché l’autonomia femminile/sta finiva con il poggiare sulle doti fisiche o col porre al centro la propria visione sentimentale, il cosiddetto lato femminile, nella maggior parte dei casi intellettualmente arretrata e tradizionale. Si indirizzava raramente sulla crescita culturale.

L’equiparazione della donna e dell’uomo si gioca nel rapporto con il lavoro. Poi nel rapporto con la famiglia. Infine nel rapporto con il sociale. Il rapporto con il sociale qui posto come  terzo in una qualche maniera è il terreno nel quale confluiscono gli altri due e nel quale la questione della soggettività si scontra con la questione dell’oggettività nella quale è a sua volta riposto il rapporto con la necessità del reale.

Terreni sui quali la transizione gioca una funzione determinante. Impastando e rimpastando ruoli, rapporti, sentimenti e sessualità (da ndc 27.3.89).

 

[rapporti sociali, la coppia]

L’ipotesi dell’analisi è che tutte le strutture psichiche e dell’affettività si riferiscano e si strutturino nel sociale.  

Il rapporto fondato nel sociale -  1. perché il rapporto fra due persone per il solo fatto di essere è già sociale.  2. perché lo psichismo e la cultura di ognuna delle due riflette un apporto di sapere e di esperienza sociale sia di carattere familiare, sia di carattere sociale più ampio fuori della famiglia.  D'altra parte la stessa famiglia riflette i caratteri di un gruppo sociale più vasto ed è portatrice dell'ideologia del gruppo sociale di appartenenza. 3. perché l’affettività non può essere afferrata al di fuori dei rapporti e delle esperienze sociali dell’individuo, sia in riferimento alla sua contingenza, sia in riferimento alla sua personalità.

Primo. Nel rapporto sentimentale si cerca di realizzare un modello di rapporto che è sempre, e non potrebbe oggettivamente non esserlo, un modello sociale. Secondo. Perché nel rapporto sentimentale si cercano compensi all’andamento degli altri rapporti sociali nel loro insieme.  Una vita affettiva di un individuo è incomprensibile se tagliata fuori dai suoi rapporti di lavoro e ambientali.  Terzo. Perché attraverso la coppia e la famiglia si cerca di raggiungere un certo livello di status sociale.  Quarto. Anche quando il rapporto è strutturato più su una condotta personale che sociale è nella socialità complessiva dell’individuo che vanno rintracciate le origini e le motivazioni di quella condotta e quindi di quel rapporto.

La socialità generica dell’individuo riflette la sua quota di bisogno sociale astratto.

Così quando dico che con Imor la quota sociale era maggiore che per le altre, intendo riferirmi alla quota mm di bisogno sociale astratto.  Le mediazioni che Imor realizzava tra me e la società erano molteplici.  Le mediazioni che un individuo opera rispetto a un altro nel campo affettivo sono cioè molteplici. 

Uscendo dall'esperienza personale c'è da aggiungere alcune riflessioni. In primo luogo il rapporto permette di assimilarsi, o sentirsi tale, al gruppo sociale cui l’altro appartiene. Se lui fa parte di quel gruppo e lui ama  (oppure sta con) me significa che tutto il gruppo ama me.  Cioè se lui mi accetta è tutto il gruppo che mi accetta.  Ancora.  Se lui rappresenta un simbolo sociale e fra di noi c’è una storia, io attraverso la nostra storia mi impadronisco di quel simbolo sociale.  Non fa differenza se si tratta di un simbolo sociale inferiore (può essere una protesta, una vendetta o semplicemente una correzione verso il mio gruppo sociale).  Altro.  Un rapporto dai contenuti sociali espliciti meno evidenti o conflittuali e contraddittori può rappresentare un ripiegamento e una difesa dalla società in genere e dalla alienazione che il sistema irraggia.  Tento di recuperare me stesso attraverso un rapporto che accetto e attraverso una persona che mi accetta.  Ancora.  Se la società fuori non mi accetta, il fatto che un essere umano mi accetti conferma che sono meno out di quanto potessi temere.  Ancora.  Cerco di crearmi un interlocutore esclusivo che essendo un individuo simbolizza la possibilità di dialogo al livello che propongo.

Altro.  Un rapporto a due è sempre in riferimento al rapporto con gli altri. Secondo. Ognuno dei due porta l’esperienza e simbolizza la classe e il gruppo da cui proviene (sia familiare che successivo.  E il successivo anche se acquisito). 

Altro.  Se è vero che lo psichismo di un individuo dipende dalla quantità dello psichismo generale della società un rapporto a due crea le condizioni migliori per attivare nel particolare concreto una maggiore dose di psichismo cercando di portare il rapporto fuori dalla lotta sociale per la vita, sia essa lotta di classe sia essa lotta di gruppi sociali all’interno della classe. 

In senso protettivo il rapporto a due ha la funzione di una difesa a due psicologica e concreta contro la pressione ostile della società come sistema e come gruppi portatori e interpreti della ideologia distruttiva del sistema.  In questo senso la coppia e la famiglia rappresentano una base di operazioni difensiva e offensiva.  Di qui la differenza del linguaggio all’interno della coppia e al suo esterno. Pateticamente difensivo e mitologico all’interno e cinicamente aggressivo all’esterno.  L’altro da sé va distrutto.  Già il concetto di Altro da sé è un concetto che rispecchia una condizione oggettiva e alienante del sistema.

La coppia può sperimentare anche un tentativo anticipatore di relazioni migliori fra gli uomini.  Sempre nei limiti imposti dal sistema e spesso e necessariamente contro il sistema. La coppia può cercare di elaborare rapporti più reali cioè meno alienati e astratti suggeriti dal sistema contro quei rapporti (non sempre la lotta contro il sistema si configura nella testa della gente come lotta ai sistemi di rapporto individuale suggeriti dal sistema.  Vedi per esempio il caso di una serie di famiglie comuniste, negli anni '50 e '60 in Italia.  Forse il 98 per cento).  Ma anche in questo ultimo caso in cui la condotta della coppia tende a prefigurare e anticipare condotte meno alienate, l’elemento principale di costituzione del rapporto è il sociale. È cioè quella struttura che forma la vita concreta degli uomini e al di fuori della quale non ci sono rapporti, cioè non ci sono uomini.

In sintesi. Attraverso il rapporto si soddisfano bisogni sociali.  (da nda 19 novembre 1973).

[la coppia come patologia]

(tratto da una ndc del 13.11.89) - Scrivo, "per essere amato monto un meccanismo che, poi, rifiuto".  Che rifiuto solo nel momento in cui il «meccanismo» montato ha conseguito il suo fine. Proseguo sostenendo che nei rapporti emotivi, rapporti sentimentali in particolare, individuo una patologia che trova il suo baricentro nel meccanismo sollecita­zione - rifiuto. Sostengo che tutte le patologie hanno al loro fondo un meccanismo s&r, sollecitazione - rifiuto.  Volere qualcosa che una volta ottenuta si rifiuta.  Volere qualcosa che quando la si ha si nega. E questo meccanismo, s&r, ci è assolutamente ignoto, seppellito com'è sotto palate di razionalizzazioni. 

Come si distingue allora un meccanismo razionalizzante da un comportamento della ragione?  Un meccanismo della patologia da un processo del concetto? 

Dal fatto che per qualche verso il meccanismo patologico ha una partenza ignota. Una partenza che parte da una pulsione.  Una partenza non individuata.  Una partenza che si presenta come una pulsione emotiva, una coazione a fare (che poi è una coazione a ripetere in quanto il meccani­smo come tale tende a fissarsi).

Nei rapporti emotivi e in tutti quei rapporti nei quali la componente emotiva prende il sopravvento sulla riflessione/analisi delle circostanze del mondo reale, si nasconde una nevrosi.  Anche quando la razionalizzazione - da cui parte la ricerca del rapporto come tale - si fondi, come nella professione e nei rapporti di lavoro in genere, sui processi del concreto e su una analisi corretta di quei rapporti. La patologia si rivela nell’esigere un rapporto esclusivamente in nome del rapporto. Un centralismo democratico applicato alle relazioni individuali.  Perfetto ma impossibile. 

Impossibile perché troppo lontano dalla media dei rapporti sociali.  Infatti.  Perché tendere a rapporti individuali privilegiati? Di amicizia e non. Perché rapporti esclusivi uomo - donna? Perché, in altre parole, rapporti di coppia?  La risposta considera la coppia come l'ultima sopravvivenza della famiglia e la famiglia come la struttura socioeconomica dileguantesi ma tuttora portante di questa società.  Non è un caso che l’alienazione del modo di produzione trovi nella famiglia una delle fonti principali della sua produzione.  Ma è anche vero che una volta individuata la struttura del processo, la sua inadeguatezza, deperimento, lento ma costante esaurimento, insistervi è  - dal punto di vista del soggetto - sostanzialmente nocivo.  E se l'insistenza deriva da una necessità pulsionale, allora è in quella pulsione - che si presenta nella forma della necessità - che va colto l'aspetto patologico. 

La coppia diventa così una patologia e del mdp e dei singoli.  Del mdp perché nello stesso tempo lo sostiene e lo limita.  Ne limita la produttività anche sotto la stessa forma del profitto.  Pensare agli affari  (sviluppo) che nascerebbero dall'organizzazione di strutture capitalistiche in grado di sostituire le parassitarie strutture familiari.  Degli individui, poiché è uno dei maggiori ostacoli sulla via della produzione della propria individualità. E altro.

 

[riabilitazione della coppia]

Se l'amore non è altro che un coacervo di nevrosi che tengono «i due» per la coda (cfr ILD), cosa rimane dei rapporti sentimentali?  Per quanto mi riguarda ho una spiccata tendenza per il «rapporto di crescita», possibilmente comune, di lotta per lo sviluppo reciproco, di messa a punto delle proprie esistenze, e altro.  Amo della persona il suo progetto, la capacità di portarlo avanti.  Il suo futuro e la sua lotta per il futuro.  Questa lotta, questa capacità sono naturalmente «presenti», si vivono al presente, danno vita al rapporto nel presente.  E nel presente si manifestano anche tutte quelle condizioni che fanno del rapporto un amore.  Impegno, capacità di sacrificio, divertimento, discussioni, alleanze, gioia di vivere, sperimentazioni sentimentali e sessuali interne ed esterne.  Tutto in regime di libertà.  Libertà resa possibile, misurabile e condizionata dalla forza del rapporto, dal suo grado di evoluzione, dall'affiatamento della coppia, dalla capacità di controllo del mondo esterno e delle emozioni interne.  Coppia che in queste condizioni, e solo in queste, torna ad essere possibile, funzionale, utile e anche gradevole (da ndc 11.08.88).

 

[dell’amore]

Nella ds con Mc prende meglio corpo il rapporto fra emotività e intelligenza in rapporto ai rapporti umani. Si deve amare con la testa o con il cuore? Dove per cuore si intende quell'amalgama di sentimento, cultura ideologica, senso comune, convinzioni, mentalità, immagine di sé, eccetera che si presenta come naturale e spontaneo. Diciamo che il cuore altera il giudizio che si dà sull'amato. Questa alterazione impedisce il rapporto con la realtà dell'amato. Amare con il cuore significa amare una persona diversa dalla realtà della persona amata. Un amore fuori dalla realtà, in sé un feticcio.

L'amore che parte dalla realtà della persona pone in rapporto la realtà dell’amante con quella dell'amato. La natura del sentimento che caratterizza i due modi di amare è profondamente diversa. E diversa è la direzione. Nel caso del cuore la direzione va dall'inconscio verso il conscio alterando la presa di coscienza del conscio. Nel caso della testa il sentimento viene attivato dalla corteccia e da questa alimentato. Nel primo caso il rapporto in rapporto alla realtà delle due persone in questione non è reale, nel secondo caso il rapporto trae la sua ragione di es­sere e la sua forza dalla realtà (sul tema dell’amore vedi anche §AMO) (da fpg 13.04.01).

 

[il tipo ideale di donna]

Ne ho conosciute forse abbastanza per chiedermi se ho mai pensato a un tipo ideale di donna, o se con il tempo, questo tipo ideale abbia preso consistenza. Intanto una riflessione. Il tipo ideale di donna non è poi tanto diverso dal tipo ideale di amico, dal tipo ideale di gruppo, dal tipo ideale di società. Chiedersi «che donna (o uomo) avresti voluto incontrare» oppure «sai oggi quale è il tipo ideale di donna ( o uomo) che vorresti incontrare» è come porsi la domanda «in quale tipo ideale di società avresti voluto vivere». Chiarito ciò tutto si semplifica. So che un tipo ideale di società non esiste. Esiste una società reale in via di trasformazione ed esiste la lotta per trasformarla. Non esiste nemmeno, allora, un tipo ideale di donna o di uomo, ma una donna o un uomo con cui costruire un rapporto ideale. Ideale = a teoricamente valido …..

L'ideale non esiste. Esistono progetti che si fondano su analisi del concreto (realtà + possibilità).  Ecco allora che a me è mancato un partner, un rapporto con cui abbia potuto realizzare un progetto di fondo (vedi anche “mm – rapporti” in NDC89). Che questo partner mi sarebbe piaciuto femminile, con alcune distinte qualità e che, insieme, mi sarebbe piaciuto costruire un gruppo, misto, teso verso il medesimo progetto. Un sogno tanto più imbecille quanto fuori dalla realtà storica attuale, adolescenziale e infantile nella sostanza, onirico nella forma (da ndc 29.3.82, dove continua in “il tipo ideale di donna &c”).

 

[riproduzione semplice e riproduzione allargata del rapporto]

La mattina di gio. Sono le 8,30.  Devo uscire.  Le telefono. Impianta una discussione sul prossimo fine settimana.  Mi fa piacere o no che lei rimanga?  La questione impostata sul concetto di piacere è errata, dico.  Insomma ribatte, voi o non vuoi?  È errato anche questo, dico.  La cosa che mi irrita è che io stesso sto cadendo nel luogo comune. 

Dove è l'errore?  Nel fatto che lei dichiari di rimanere per me.  Sottintende che il rimanere per me va corredato da una buona ragione.  Per esempio, che si faccia colazione insieme, da soli, oppure che si stia insieme un certo numero di ore.  Due persone che si vedono regolarmente quattro, tre volte la settimana per un tempo che va dalle quattro alle sei ore per volta non possono poi dare peso al fine settimana.  Ma soprattutto il rapporto, un rapporto, deve lasciare ognuno dei due libero di muoversi secondo le esigenze sia di lei sia di lui.

Giudicare queste esigenze e costruire un progetto pratico su queste esigenze.  Quando poi il rapporto ha come sua base un progetto comune stretto, queste esigenze perdono di peso proprio nel senso che vanno rispettate ancora di più.  Il rapporto regge sin quando la verifica di queste esigenze è positiva.  Cioè ognuno dei due ci trova la propria ragione di crescita. 

Il metro di giudizio diventa la crescita dell'uno, dell'altro, del rapporto nel suo insieme.  La produzione allargata della coscienza individuale dell'uno e dell'altro e della coscienza comune che si esprime nella crescita allargata del rapporto nel suo insieme. Poiché le crescite sono tre, non due, anche se i soggetti sono due.  Infatti A+B uguale A+B+C dove C è il rapporto che in qualche misura si autonomizza e pone le sue proprie esigenze a volte a detrimento delle esigenze soggettive di A e di B che pagano per l'immediato ma incassano nella produzione allargata del rapporto che è pur sempre il loro rapporto e i cui beneficiari sono loro. 

Quando la riproduzione del rapporto è semplice allora si ha una relazione (vedi @RAP).  Non a caso le relazioni che si basano sulla coazione a ripetere di certe «situazioni» tendono a riprodurre sempre le medesime situazioni. Riproduzione che è la ragione stessa della relazione (esempio il solito sadomaso) che potrà migliorare le sue forma (perfezionarsi) ma rimarrà inalterata nella sostanza.

 

[le relazioni]

Le relazioni si mascherano sempre da rapporti sentimentali o giù di lì, con il risultato che anche le relazioni non funzionano. L'alternativa è di rapporti completamente sganciati, denunciati come tali, il cui obiettivo sia quello dell'incontro intellettuale, sessuale, di gioco, di divertimento, di esperienza, di vita, eccetera. E che questo obiettivo sia chiaramente espresso, affermato, voluto e divenga il progetto e la ragione di essere del rapporto /relazione. Questo per dare una verniciatura di leggerezza a un mondo in cui la violenza e la brutalità della lotta, la confusione dei linguaggi, l'impasto delle ideologie, lo scotimento della transizione non permette interventi impegnati se non a livello di scontro di classe, di confronto sociale, di lotta professionale, in altre parole di rapporti di produzione talmente complessi che non è possibile stare nel medesimo tempo dalla parte dell'azione e da quella della presa di coscienza teorica. La riflessione generale, una volta sganciata dalla vischiosità dei rapporti personali profondi, può esserne facilitata (da ndc  26.8.89).

 

[dell'attrazione]

Se osservo le singole situazioni più da vicino mi rendo conto che gli elementi dell'attrazione sono variabili.  E che i veri rapporti non si sono mai realmente basati sul richiamo sessuale. Hanno avuto altre determinazioni, altre componenti. Quella di classe, principalmente. La figura (a sua volta socialmente d), subito dopo. Le capacità intellettuali. La volontà di crescita. Oppure - senza necessariamente escludere il resto - l'intensità affettiva, la disponibilità. Queste si traducevano nel modo di baciare e di carezzare. Seguiva la sessualità e la sensualità. In primo luogo il rapporto con il sesso che per una donna è principalmente il rapporto con l'organo maschile. La «voglia di c...» e qui tutte le componenti affettive ed erotiche. La forza erotica, soprattutto la curiosità. Curiosità di ... Curiosità di sperimentare (detta nel linguaggio comune voglia di provare). Gusto della sperimentazione che si traduce in componente erotica. L'erotismo prende anche la forma di «vizio». E un vizio si lega solo con un altro vizio spesso opposto o comunque complementare come il sadomasochismo. Solitamente una patologia si lega a un'altra patologia. Legame che si presenta sotto la forma di routine, la routine prende la forma della coazione a ripetere, o altre forme.

 Alla lunga queste pratiche soffocano il rapporto nella assuefazione indispensabile e lo esauriscono se non altro perché viene sostituito dalla indispensabilità della coazione a ripetere. Allora diventa maledizione, negatività, prigionia, cattura, condanna. E, quando riesce, fuga.

Ogni patologia spezza il rapporto, lo limita, lo degrada, lo riduce a sé, alla sua essenza che prende la forma di una struttura antisociale, contro i rapporti di produzione stabiliti dal modo di produzione.

Le «situazioni» sono già patologia? Sono materia prima dell'erotismo? L'erotismo è soprattutto trasgressione (Bataille). Le situazioni sono eccitanti quando sono trasgressive. Dense dell'immaginario mitologico, rituale, favolistico, ideologico, culturale, dell'individuo o del gruppo sociale di appartenenza. Gli amori ancillari non sono soltanto comodi, sono trasgressivi. Hanno in sé - oltre al resto - anche un che di incestuoso.

La componente incestuosa è altrettanto importante e presente in molte attrazioni per le figlie delle proprie donne, o figli dei propri uomini, amiche o amici.  Per gli uomini, madri e sorelle dei propri amici.  Per le donne, padri e fratelli dei propri amici. O più strettamente nell'ambito familiare vero e proprio come fratelli autentici, cugini, madri, padri, e affini.

Ancora. Le situazioni possono neutralizzare la componente di classe.  Ma questo riguarda soprattutto l'immagine sociale che l'individuo ha di sé. 

Ancora. Cosa trova un uomo di così eccitante nelle case di appuntamento?  Il fatto di trovare delle donne «normali», disponibili, molto spesso curiose, spesso affettuose, o altro, senza mediazioni di ruolo o di immagine, socialmente anonime, ben disposte senza essere delle professioniste, eccetera.  Il sesso ha bisogno di tempo e di frequenza.  Tempo e frequenza sono necessari in condizioni socialmente normali.  Gli amori ancillari forniscono tempo e frequenza senza impegno sociale. Le case di appuntamento sostituiscono il tempo e la frequenza con la sorpresa, la curiosità, la disponibilità programmata  (da fpg del 18.6.90).

 

[impotenza e rapporti]

Dove è e cosa è l'inibizione che impedisce una funzione che c'è? La presenza dell'oggetto desiderato? È il desiderio in sé? È come se si stabilisse uno scontro ostinato fra la volontà dell'efficienza e l'efficienza stessa. Se la volontà, anche sotto forma di desiderio, si manifesta troppo prepotentemente, la risposta è un no. O anche. È la semplice attesa dell'evento a provocare l'inibizione. Ma l'attesa dell'evento voluto esiste anche quando l'oggetto è astratto. Fantasia. Sono lì per vedere se si verifica. E si verifica. Ma nella fantasia si tratta di una attesa che non comporta, che so, un giudizio dell'altro. Allora è l'attesa dell'altro a provocare l'inibizione. Penso che con questo punto di vista siamo più vicini alla verità del fenomeno. La presenza dell'altro. Il suo giudizio. La sua attesa. È la consapevolezza della sua attesa a provocare l'inibizione. La sua attesa, la sua aspettativa crea una forma di obbligo a soddisfarla. Diviene un dover essere. Può accadere anche quando si scrive, per esempio. Se si sa che si deve fare un buon pezzo, il pezzo risulterà peggiore di quando questo dover fare (che è sostanzialmente un dover essere) è assente. Ora questo «dovere» è il dovere di raggiungere il successo. La riuscita. E in questo «riuscire» c'è l'attesa, il giudizio, o che altro, dell'altro. Il direttore che giudicherà la riuscita del pezzo. La sua valutazione. Mentre scrivi la presenza del momento della valutazione in maniera più o meno subconscia è presente. Probabilmente nello scrivere per sé l'e­vento, la «riuscita», si manifesti o no, m'interessa poco. Non c'è la necessità di un successo pieno. Ma con la presenza dell'altro questa necessità diviene un assoluto. È da questo assoluto che dipende il rapporto. La soddisfazione e la stima dell'altro. Nella prospettiva del fallimento (temuta anche se solo subconsciamente) sai che bene o male quel fallimento influirà sul rapporto. E qui si innesta un nuovo elemento. Far dipendere il rapporto dal successo. Se il successo non si verifica temi il rischio di perdere l'altro. Oppure anche se questo rischio non lo corri sai che per l'altro il successo è qualcosa di essenziale al rapporto. Nel caso del giornale puoi fallire una volta, due volte. Alla terza volta sei fuori. In altri casi l'altro può rinunciare al successo per amore. Per convenienza, per opportunismo. Condizione che comunque mutila il rapporto.

Da qui partono due riflessioni. La prima è sull'ideologia del rapporto che incide sulla riuscita del rapporto. La tua ideologia. La sua ideologia. La seconda è sul comportamento dell'altro. Comportamento mentale, culturale o sessuale che sia. Comportamento generale. Ormai l'analisi si dirige sulla presenza dell'altro. Sul rapporto, concetto nel quale l'altro è incluso. In altri termini il fenomeno si manifesta a seconda di una serie di eventi, macro e micro, legati all'altro. Dipende dall'altro per la qualità della sua presenza. Dipende da te per il giudizio che tu dai sulla qualità della presenza dell'altro. L'altro è presente sia per il suo comportamento oggettivo sia per il giudizio soggettivo che tu dai su questo comportamento. Probabilmente è questo aspetto che è necessario approfondire. Da un punto di vista soggettivo. Nel tentativo di affrontare l'evento partendo esclusivamente da te (da fpg  28.07.96).

 

(sull’argomento vedi anche Amore, sessualità e rapporti di produzione”)

 

(► continua in Sulla crisi dei rapporti)

 

 

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 “Dei rapporti sentimentali” [@RS]

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