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A proposito di nevrosi

(► continua da @ALN)

 

& - L’alienazione prende la forma della nevrosi e la nevrosi la forma del feticismo (dalla “Logica della materia vivente”).

& - La nevrosi la si incontra al crocevia fra oggettività del modo di produzione e soggettività degli individui (da NDC89).

& - Le nevrosi come le imbecillità. Muri che i luoghi comuni della classe levano intorno agli uomini. Un luogo comune si traduce sempre in una nevrosi. I luoghi comuni come nevrosi di massa. Non è vero che la nevrosi è una semplice patologia dell'individuo. La nevrosi è uno strumento della lotta di classe. Oltre che alienazione derivata dal modo di produzione.

&  - "...l'alienazione ha significato non solo negativo ma anche positivo..." (FENN / 287).

&  - Dalla contraddizione fra fine e desiderio derivano le schizofrenie dell'individuo, le scissioni della sua anima (sistema centrale fluttuante), la profondità della sua lacerazione (alienazione), i suoi scompensi. Tutto il sistema si squilibra, si scoordina, si altera. L'azione e la comunicazione si indeboliscono, perdono ritmo, consistenza, compiutezza. Le atmosfere (interne e esterne) si putrefanno. La vita è fottuta.  Non a caso così si presenta oggi agli occidentali la propria vita. Una fottuta vita (da  §CTT).

 

[sulla nevrosi]

La nevrosi è stata vista come una deviazione dell’energia psichica.  Da un lato esiste l’uomo psichicamente sano.  D’altro l’uomo psichicamente malato.  Questo del buono e del cattivo, del giusto e dell’ingiusto, dell’onesto e del disonesto è una maniera religiosa di intendere la vita dell’uomo.  Un rapporto uomo-natura, uomo-uomo che risente della necessità dell’uomo di fare fronte a una natura fisica e a una natura sociale che lo sovrastano e che lui deve fronteggiare mobilitando le sue forze, creandosi progetti limite,  idealizzando le sue mete, simboleggiando i suoi ideali (cfr l’appunto di de Martino sul navigatore papuasico).  In questo senso il concetto di nevrosi così come lo ha definito Freud risente di questa visione del mondo e dell’umanità.  Che divide la realtà in buona e cattiva. Confondendola con la sorte. La verità è probabilmente che la nevrosi non è altro che una delle forme presa dall’energia psichica umana. La libido freudiana era questo.  Energia psichica umana. 

L’energia psichica negli animali prende la forma di rabbia paura gelosia affettività fedeltà sottomissione combattività violenza.  Nell’uomo queste forme permangono. Ma la crescita della corteccia gli porta qualcosa di nuovo. Una nuova organizzazione che trova la sua forma più avanzata in quella realtà cerebrale individuata come coscienza.  Man mano che la coscienza cresce nell’uomo, l'influenza delle forme più arcaiche del cervello si riduce. Nel senso che ne vengono assorbite e trasformate dalla crescita della corteccia.  Come, è da vedersi.  Per averne un’idea è valido il cfr con il Marx dei quaderni filosofici, della sua concezione dell’uomo, eccetera.  Ma anche in Marx se il concetto di alienazione e il rapporto fra alienazione e modo di produzione capitalistico è corretto, va rivisto il concetto dell’alienazione quale deviazione della coscienza umana.  In realtà l’alienazione è anche la forma presa dalla negazione della struttura emotiva precedente e prepara l’avvento di una nuova struttura emotiva.  Quella per esempio che Marx abbozza nel concetto di individualità (vai a @INDIV1).

E la malattia mentale?  La malattia mentale è lo scompenso degli equilibri psichici dell’omeostasi dinamico/soffittata.  È meccanismo di difesa che si patologicizza.

Una allergia mentale.  Un eccesso di difesa dei meccanismi di difesa mentale.  L’uomo quale natura che prende coscienza di sé, quale salto della natura dal casuale/necessario al necessario/possi­bile, ha in sé unificato il dualismo delle opposizioni dialettiche dei processi della natura.  Il modo capitalistico di produzione accentua questo dualismo nella misura in cui stacca l’individuo dalla sua propria produzione.  La schizofrenia del sistema, la sua alienazione, dipende dalle contraddizioni classiche individuate da Marx. E prepara l’avvento di nuove forme del processo di umanizzazione. 

L’analisi della nevrosi come forma dell’energia psichica fa giustizia, elimina e rende limpide le oscurità dei processi psichici e perché un tipo come Wojtyla o un tipo come Reagan simboleggino momenti essenziali del processo, li rappresentino e organizzino intorno a loro masse crescenti di energia psichica umana. Necessaria a mantenere in piedi il modo di produzione in atto. E contemporaneamente, forme di coscienza più avanzate debbano esprimersi a loro volta in simboli.  Che sono i simboli, appunto, della coscienza che avanza (5/6/86).

 

[nevrosi e alienazione]

La tesi è questa.  L’alienazione generata dal sistema prende una forma specifica diffusa.  Questa forma è la schizofrenia con le sue caratteristiche di psicosi delirio allucinazione autismo paranoia catatonia ebefrenia eccetera (cfr MCPJ - Jervis 225/226).

Siamo circondati da casi di persone «normali» che manifestano sintomi e forme indotte dall’alienazione collettiva.  Ora va osservato come all’interno dell’alienazione generalizzata del modo di produzione vada colta una «corrente sotterranea» indice di un mutamento in atto delle caratteristiche psichiche complessive. Un’alienazione da mutante.  La tesi è che all'interno dell'alienazione generale in rapida crescita si celi un mutamento profondo dei modi di essere, di pensare e di sentire degli individui. Con contraddizioni e squilibri. Come la contraddizione squilibrio fra l’esigenze della tecnologia – sempre più precisa e «colta» – e le esigenze individuali che tendono a liberarsi di ogni pretesa che ne ostacoli pulsioni e  bisogni.

Al momento la contraddizione fra soggettivizzazione e oggettivizzazione del processo si allarga.  Conseguenza della contraddizione fra l’appropriazione del lavoro individuale e la socializzazione del processo di produzione.

Il rapporto fra modo di produzione, rapporti di produzione, lotta di classe, cultura, individuo, va riorganizzandosi. Come? Un'analisi che manca. In quale direzione si muove il modo di produzione? Come stanno cambiando i rapporti di produzione? Come si vanno trasformando le forme prese dall’alienazione? All'interno di ogni individuo. Nelle strutture professionali, culturali, familiari e sociali. Nel ruolo.

 

[nevrosi e dialettica]

La nevrosi è la forma presa dalle contraddizioni irrisolte dell’individuo. Contraddizioni fra l’individuo e la società, fra l’individuo e l’epoca storica nella quale vive, fra l'individuo e il modo di produzione, o la cultura. All’interno dell’individuo, fra il ruolo e il suo essere, fra la coscienza e il suo essere, fra il suo essere valore d'uso e il suo essere valore di scambio (ruolo); fra il suo essere sociale e il suo essere individuale.

 

[nevrosi e realtà] 

La nevrosi come calcolo probabilistico errato della realtà (vai a §NFO) . Realtà che non venendo individuata non può nemmeno essere affrontata e corretta.

Nelle nevrosi la realtà psichica è più importante della realtà materiale (MVP/39 - Freud).

Le nevrosi non posseggono alcun contenuto speciale che gli sia proprio. I nevrotici soccombono al peso di circostanze che i normali riescono a dominare felicemente (MVP/62).

Predominio del peso piacere/dolore nella vita psichica. Sua sostituzione con il cosiddetto "principio di realtà" (MVP/65).

La nevrosi nasce da uno sviluppo diseguale delle strutture.  La nevrosi nasce da squilibri fra le strutture.  Da squilibri interni e da squilibri esterni e anche dallo squilibrio fra interno e esterno, fra strutture interne e strutture esterne.  La struttura è anche oggettivizzazione e quantificazione di una serie di esperienze dell’individuo e del lavoro che egli compie su queste e in queste esperienze.  Le strutture danno forma al carattere (esperienze della prima infanzia), ma il carattere consiste anche nella capacità di utilizzare le strutture ormai affermatesi (lavoro principale della adolescenza, ma che può andare avanti fino alla vecchiaia, per chi ne è capace).

La nevrosi consiste anche nel "blocco" di questo movimento, a meno che non si riesca a trascinarla e utilizzarla nel movimento stesso (bloccato solo a un certo livello). (S'intende dire che le nevrosi vengono usate, consciamente o inconsciamente, dagli individui nello scontro sociale che caratterizza la loro vita. Anche perché le nevrosi sono una fonte inesauribile di energia e non a caso le troviamo spesso alla base dei successi di un individuo).

Le strutture, insomma, formano il primo carattere (infanzia) e sono quelle di base. Ma poi queste stesse strutture danno vita a delle nuove in cui vengono incorporate a seconda dell’esperienza e della loro utilizzazione delle varie esperienze successive. Il processo non ha limiti. 

 

[nevrosi e psicosi]

Nevrosi conflitto fra l'Io e il mondo interno (da transfert = conflitto fra l’Io e l’Es. Narcisistica = conflitto fra l’Io e il Super–Io).

Psicosi → conflitto fra l’Io e il mondo esterno.

 

[il sé della nevrosi]

Cosa è stato a provocare i risentimenti, i rancori, gli odi-amori di cui è disseminata la mia esperienza affettiva e ha in Mf il suo prototipo?

Non puoi obbligare la gente a essere se stessa. Ecco una violenza che non si perdona. Non si perdona perché non si cancella. Lascia lesioni profonde, anche quando se ne trae un beneficio.

Non penso che sia una indebita intromissione nell'altro. Non solo perché non credo alle intromissioni (chi non si intromette in chi e in cosa?), ma anche perché non la giudico tale. Non c'è costrizione. L'altro, un  individuo autonomo. Trattato naturalmente come tale. Vuole una mano. Gli si dà una mano. Di solito di tipo comportamentale. 

Tuttavia.

Chiedere per sé è peggio che chiedere per l'altro. Invece, per quel gioco di dritti e di rovesci, la realtà prende la forma opposta. Chiedere per sé non appare come violenza. Mentre chiedere per l'altro, sì. Chiedere per sé lascia l'altro tranquillo. Lo fa sentire necessario, libero nei propri comportamenti. Non lo obbliga a prese di coscienza. L'equilibrio nevrotico rimane intatto. La presa di coscienza umilia il nevrotico. Lo spinge alla estrema difesa del sé che è poi il sé della nevrosi, il sé «soffittato», contro il sé reale, tuttavia debole e squilibrato. Nello stesso tempo avverte il richiamo del secondo sé (il vero) che si presenta come lo sprigionarsi di una vitalità nuova ma irraggiungibile. Questa irraggiungibilità alla lunga frustra e la frustrazione si rivolge contro chi l'ha procurata. Di qui la catena amore - rancore, la spinta verso la difesa, le contraddizioni, le fughe, i ritorni (da ndc 2 ottobre 1980).

 

[nevrosi - umiliazione]

Penso che l'elemento della umiliazione sia portante. Fondamento della patologia. L'evento sociale diventa fantasmatico. Il suo effetto principale se non unico è di procurare umiliazione. Umiliare l'avversario o esserne umiliati. Questo è l'asse sul quale il mondo gira.

E questa è anche l'ideologia dell'uomo medio, una struttura del pensiero comune a tutti i livelli. Un pensiero più alto è capace di interpretare l'organizzazione sociale come una necessità oggettiva. Un progetto all'interno del quale si sviluppa la produzione allargata della qualità umana.

Ovunque lo scontro sociale si basi sull'umiliazione propria o del proprio avversario, lì può cogliersi la mediocrità. Individuale o di gruppo. Quando lo scontro sociale si basa sulla qualità della produzione umana, lì può cogliersi il livello superiore di un comportamento soggettivo o di politica generale.

Forse dietro l'umiliazione c'è la struttura della sottomissione. L'umiliazione nasce dal rifiuto della sottomissione come istituto dell'organizzazione sociale (da fpg 3.06.97).

 

[una crisi depressiva]

La sera torno alle 21¼.  Mi accoglie una situazione depressiva.  È di nuovo smarrita di fronte ai problemi posti dal lavoro e dalla separazione.  Emerge con chiarezza la preoccupazione dell’immagine, il senso della sconfitta totale.  Totale perché sui due fronti del lavoro politico e del rapporto coniugale.  Insomma abbandonata due volte, respinta due volte, sconfitta due volte.  Due volte che insieme formano una totalità. 

Il punto è di non fare l’errore di mettersi a polemizzare. Disquisire su torti e ragioni. Un modo corrente di affrontare le questioni di coppia. Sia coppia sentimentale, amichevole o professionale. Insomma discutere giudicandola. 

Va considerato come nelle situazioni depressive le strutture del carattere emergano con maggior chiarezza. La struttura complessiva che affiora è la parte regressiva probabilmente mai sorpassata dell’adolescenza e dell’infanzia.  In altri termini è la parte peggiore più conservatrice e più egocentrica. 

La crisi depressiva non rivela nulla di particolarmente nuovo. Si pensa che sì,  lei è sempre stata così.  Ma ora non lo è solo in modo più scoperto, come parlandole tendo a pensare, lo è in modo più completo. Come se la contraddizione fra struttura inconscia e struttura cosciente (l’io), fra conscio e inconscio, si risolva a favore dell’inconscio. Inconscio che prende le forme della malattia seppellendo la consapevolezza. Mentre a sua volta quella parte consapevole che chiamiamo comunemente coscienza, emerge per pochi istanti con lampi di lucidità, lampi nei quali emergono punte di intelligenza mai raggiunte. 

Fino allo scoppio della crisi di scompenso che segue, la contraddizione era in equilibrio. Anche se è vero che si trattava di un equilibrio instabile nel quale il conscio giocava come super-io e l’inconscio dominava i meccanismi sottostanti.  È questo aspetto che andava analizzato.  Ed è questo aspetto che ora fornisce la chiave di lettura più autentica in grado di individuare il reale fondo del carattere.

Il caso di xy  è una delle forme reali prese dall’alienazione schizofrenica provocata dal modo di produzione. La rottura e lo scontro fra vecchio e nuovo, fra ideologia e bisogni inconsci, fra Es e Super-io, fra Super- io e io. Assumendo le forme fenomeniche che vengono individuate e indicate dalla psichiatria con nomi clinici quali sindrome maniacale/depressiva, autismo, mitomania, eccetera.

 

[nevrosi - depressione - infantilismo]

Una sopportazione prolungata sbocca nella depressione. Ugualmente, un'ansietà protratta. Per Fornari  la depressione equivale alla  responsabilizzazione e all’assunzione del senso di colpa da parte di ogni singolo individuo (Dissacrazione della guerra /171).  Per Sirtori  (NFO/197), la nevrosi è l’effetto dell’esaurimento e dell’usura del sistema nervoso. Il successo scatena la formazione di un ormone, l'encefalina, al quale ci si assuefa come con la morfina.  La sua mancanza provoca la depressione. 

Come aveva intuito Fornari, la depressione – quando non raggiunge livelli patologici cronici – rappresenta il momento della riflessione e della ragione (autocritica, rimessa in gioco e crisi della propria immagine e dell'immagine generale di riferimento). Ma anche l'infantilismo ha un ruolo.

Che l'ingenuità può essere un veicolo indispensabile alla comprensione è chiaro da molti anni. Ora l'infantilismo che è in sé ingenuo, può avere una sua positività in quanto portatore di ingenuità. Nel reale certe strutture svolgono funzioni diverse a seconda delle condizioni nelle quali agiscono (il contesto). Non si può attribuire un valore assoluto alla depressione, all'ingenuità o a qualsiasi altra struttura (per struttura si intende un processo che si è autonomizzato) fisica, biologica o della percezione, poiché ci si troverà di fronte a risultati diversi a seconda della direzione e della composizione (una struttura a sua volta) del processo nel quale agiscono.

 

[nevrosi - noia]

Anni fa. Molti. Serata in casa Laterza. Mi assale un vago senso di noia. Torno a casa, l'analizzo. Scopro che la noia è il rifiuto dell'ambiente che ti rifiuta. Oppure la voglia di stare altrove perché altrove c'è qualcosa che ti tira. Si tratta soprattutto di un'autocritica. E segna anche un momento importante dell'0ri (allora Diario della crisi del super-io). Oggi, un'aggiunta. La noia è anche quella degli altri. La loro esistenza noiosa finisce fatalmente per lambire la tua. Non ti annoi. Tuttavia vivi di meno. E non a causa tua.

Guardo quante vite gettate intorno. Non pesci in un acquario, ma pesci che di un oceano fanno un acquario. Queste vite difese, spaurite, queste omeostasi soffittate, questi levrieri persi dietro lepri ideologiche. Il sordidamente giudaico della prima tesi. Questa ansia di dedicare la propria vita ai vasi del proprio terrazzo. Questa piccola borghesia. Più che annoiarmi,  mi ha rotto (da ndc gennaio 83).

 

 

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[Marx [ Fornari [Jervis [Sirtori

 

“A proposito di nevrosi” [@NVRS]

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