materialismo&dialettica
Realtà umana e ma.dial >
Della personalità

§* La struttura psicologica dell’individuo va rintracciata nella struttura sociale del mondo nel quale l’individuo vive.

§* L’essenza umana non è qualcosa di astratto, immanente al singolo individuo. La sua realtà è nell’insieme dei rapporti umani. È la società umana. Ed è solo nella società umana liberata che l’uomo può ritrovare la propria libertà intesa come fine di ogni feticismo, come fine dell’alienazione.

§* Ma il dato biologico (già a sua volta risultato di un processo storico) viene trasformato in risultato mentale. Viene utilizzato e determinato dall'insieme della personalità e dal suo sviluppo sociale. Per cui la base reale dello sviluppo della personalità diventa la condizione sociale e intellettuale più di quanto non lo sia il dato biologico (“Marxismo e storia”).

 

[l'individuo]

Per quanto riguarda il rapporto fra le strutture cerebrali, il pensiero, la mente, la personalità avverto anche qui una profonda arretratezza della cultura vigente. L'individuo è il risultato del rapporto fra le sue strutture cerebrali, nervose, emotive, logiche, eccetera e la società. Attraverso, il livello dello sviluppo economico, dello sviluppo culturale, dello stadio storico, nel quale quella data società versa.

Egli è tutto ciò. Voler separare le varie determinazioni che concorrono a fare di un individuo quell'individuo è un errore. Errore che deriva dalla necessità e dalla pratica logica e scientifica di separare le componenti, di «smontare» un oggetto per condurre a buon fine l'analisi su quell'oggetto. Solo che l'analisi non è completa se alla fine le singole componenti che costituiscono il tutto in oggetto non vengono di nuovo riunite in quel tutto. Arricchito e se si vuole finalmente compreso e, come si dice, fondato, dall'analisi.

Qui questo tutt'uno è l'uomo. La sua continuità nella discontinuità. La sua riaffermazione nonostante il permanente cambiamento della sua base materiale (le cellule che muoiono e si rinnovano), la sua esistenza all'interno di una particolare formazione sociale e di un particolare momento storico universale. Eccetera.

Da Hegel in poi è abbastanza chiaro che la caratteristica della vita e del suo «mistero» è l'organizzazione. Organizzazione che è il risultato di un processo e insieme mette a sua volta capo a un processo. L'individuo vive fino al momento in cui la propria organizzazione corporea regge alla propria disgregazione. E la sua essenza si riflette nel tipo di organizzazione sociale che influenza in maniera diretta e determinante la sua organizzazione corporea. La cosiddetta speranza di vita è legata al livello dell'organizzazione sociale che lo accoglie (da fpg 7.3.06.).

[alienazione e  intelligenza]

Al solito tendo a sottovalutare la mentalità a favore dell'intelligenza. Alla fine si scopre che la mentalità è la sostanza dell'intelligenza. Che l'intelligenza di vita dipende dal sapere sociale dell'individuo e che lui lo si voglia o no è questo sapere sociale. Sapere sociale che provoca quel tanto o quel molto di alienazione che dà poi la forma al suo carattere. Cos'è in conclusione l'imbecillità?  È alienazione. Cosa è l'alienazione? È l'impossibilità dell'individuo di raggiungere il reale. La sua distanza dalla realtà. La sua ignoranza delle strutture del reale. La sua impossibilità di collocarsi nel reale e di collocare il reale in lui (da fpg 17.6.04).

Nota. L’intelligenza = facoltà di liberarsi dalla schiavitù della manipolazione, servendosene.  Ma anche = sinonimo di oltrepassamento.  1. Il soggetto è pronto a mantenere le proprie strutture contro perturbazioni d'origine esterna.  2. Il soggetto tende a oltrepassarsi con una struttura allargata ogni volta queste si manifestino  insufficienti alla soluzione di un problema dato.

 

[forze produttive e sviluppo emotivo]

Lo sviluppo delle forze produttive, lo sviluppo dei rapporti di produzione favoriscono, frenano, impediscono il formarsi dei processi emotivi interiori.

L’adulto «cosciente», emotivamente evoluto, non uccide il bambino che è in sé ma ne favorisce la parte fantasiosa, interessata al mondo, alla società, ai fenomeni naturali e sociali, eccetera. A differenza dell’adulto «bloccato», soffittato, che soffoca tutto ciò per proteggere il bambino ansioso che è in lui (vedi “Dell’equilibrio”).

Il primo è un essere sociale, il secondo un essere che tende alla asocialità, che si serve del sociale per proteggersi. Il primo è protetto dal sociale. Il secondo usa il sociale per tutelarsi contro le incognite del sociale e contro le incognite della natura.

I rapporti di produzione e lo sviluppo delle forze produttive liberando e modificando le energie sociali favoriscono l’uno o l’altro individuo e i processi che in un senso o nell’altro si stabiliscono al fondo di ogni individuo.

La coscienza dell’individuo cosciente è solo rapportabile al massimo di coscienza raggiunto dall’umanità nel suo insieme (vai a @MDCP).  Nessuno è al di là di questa coscienza (anche se può concentrarla in sé) e nessuno ne è al di sotto (anche se può concentrare in sé il minimo di questa coscienza) poiché ognuno è all'interno del processo. Lo subisce, lo spinge, lo rappresenta, ne è rappresentato, lo determina, ne è determinato.

Ora se il massimo di coscienza dell’individuo cosciente è collegabile al massimo di coscienza raggiunto dall’umanità nel suo insieme, questo massimo di coscienza raggiunto dall’umanità nel suo insieme è strettamente legato al proprio processo di aggregazione, processo messo in moto e attuato dallo sviluppo delle forze produttive.

Il rapporto fra sviluppo della coscienza astratta possibile e processo di unificazione dell’umanità, va a sua volta analizzato.

 

[struttura psichica]

La struttura psichica di una persona è il risultato della differenza esistente fra la sua immagine del mondo e la immagine di sé. O meglio. Di come colloca l'immagine di sé rispetto alla propria immagine del mondo (da ndc 1.2.85).

 

[la nostra ottusità è la nostra cultura]

Cosa si nasconde dietro la profonda ottusità? Modalità, fissazione di strutture nevrotiche, legate all'immagine, certamente. Al rapporto che l'individuo ha con sé e con il mondo. Ma il rapporto che l'individuo ha con sé e con il mondo è mediato dalla cultura dell'individuo, dalla sua visione del mondo, dalla sua pratica della vita, dal livello, dai livelli dai quali affronta questa vita, dal senso del limite, proprio e dei processi vitali e sociali. Eccetera (da ndc 20.9.88).

 

[tre livelli dello sviluppo individuale]

Lo sviluppo delle persone passa per tre livelli.  1° nel rapporto che il soggetto stabilisce con l'umanità nel suo insieme. E con i livelli raggiunti dall'umanità nel suo rapporto con la natura e se stessa nel momento dato. 2° nel rapporto fra sé e la società in cui vive, nella forma del lavoro professionale e dell'analisi della struttura sociale che lo sottende. 3° nel rapporto fra sé e il gruppo sociale particolare nella quale il soggetto vive (vai a  @PERS-SOC). I tre livelli entrano in contraddizione fra di loro.  Molto dipende, tuttavia, dove cade l'accento.  Se cade sul primo livello, porta con sé gli altri due.  Se cade sul secondo livello permette al soggetto di porsi in contatto con il primo ed entra direttamente in conflitto con il terzo.  L'accento sul terzo livello elimina il contatto con il primo e pregiudica il secondo. 

La situazione corrente media si pone fra il secondo e il terzo livello.  Il conflitto attuale dell'individuo è chiuso fra il secondo e il terzo, con un passaggio dell'accento sul terzo.  Sul terzo anche perché sul terzo (formato dalla famiglia in dissoluzione, dagli amici in sostituzione della famiglia, dalla coppia in dissoluzione, ma che si rafforza come surrogato della famiglia, della organizzazione familiare, eccetera), si concentra il processo dell'in sé sociale e individuale. 

Poiché l'immediatezza è la forma più semplice e spontanea presa dalla riflessione (cioè dal processo di sviluppo della coscienza), si può dire che il primo livello pone il possibile come massimo sviluppo futuro della coscienza in sé, il secondo è il livello dove si svolge il processo di sviluppo delle forze produttive e dei rapporti uomo-natura e uomo-uomo (con un passaggio più immediato fra reale e particolare e possibile con prevalenza del reale), il terzo coincide con il reale specifico e immediato. Il reale del soggetto in sé, della difesa del passato nel presente.  Il livello più ovvio al soggetto, più noto, scontato, sede del pensiero e del luogo comune, quali riferimenti della forma soggettiva dell'individuo in sé.

O anche. Il primo, sede del concreto. Il reale per sé.  Il secondo, movimento che dal reale va al concreto.  Dall'in sé al per sé. Il terzo del puro reale, o reale in sé. 

Ora non esiste possibilità di sviluppo del secondo livello (tanto meno del primo) se il terzo livello non viene affrontato e vissuto criticamente (che è già una forma di passaggio al per sé) (da nda 23.11.82).

 

[la nostra ottusità è il nostro corpo]

Andiamo in una palestra. Per la ginnastica di Mc. Un concentrato della necessità resa imbecille dall'epoca. La vita contro la salute. Ti dò la salute ma ti tolgo la vita. Questa è la sintesi della medicina moderna. L'obiettivo è la fisicità. Il benessere fisico. Al quale si aggiunge il benessere psicologico. Questo secondo visto come rattoppo delle lacerazioni quotidiane provocate dal modo di produzione. Ultimamente è nato, attraverso una sentenza, il diritto alla felicità. Che non essendoci viene risarcito pecuniariamente. Ciò che non si vede, né se ne sente parlare, è lo sviluppo individuale. La crescita della persona. Ignorata. Quando va bene si tenta di migliorare l'esistente. Nel caso specifico, l'esistente è il corpo. Che non sappiamo usare e che dobbiamo imparare a usare. Con un impegno degno di miglior causa. La miglior causa non potrebbe essere il logos? (da fpg 22.2.08).

 

[noi siamo]

Noi siamo ciò che vogliamo apparire di fronte agli altri e ciò che gli altri credono che noi siamo (ci vogliono far essere).

Ma è anche vero che noi possiamo tendere a una obiettiva realizzazione di ciò che sembriamo essere o che riteniamo giusto essere.

Intervengono i fattori culturali, la capacità intellettuale dell’individuo, la sua possibilità di comprendere il momento storico in cui vive (politicamente, culturalmente, economicamente, eccetera), i conflitti fra la sua natura emotiva e questo momento.

Capacità "nervosa" di mediarli.

 

[il sé e la falsa coscienza]

Contraddizione fra quello che si pensa e quello che si è. Fra senso comune e cultura, fra cultura e sapere. Nascita delle due  volontà contraddittorie con paralisi dell’azione, nevrosi, insicurezza,  indecisione. O anche fra l’immagine di sé e il sé. L’immagine di sé ideologica, il sé tradizionale.

1° = il sé → 2° l'immagine di sé nega il sé → 3° superamento nel nuovo sé (più sviluppato, più colto, più consapevole).

Chiamiamo il sé l'in sé e l'in sé il sé. L'in sé = unità di Es e Super-Io. Cioè di inconscio e senso comune. Uno in opposizione all’altro. L’immagine di sé e il superamento ideologico della contraddizione = alla falsa coscienza. Il superamento ideologico è la razionalizzazione del superamento. Ci si dice, si afferma a se stessi che il superamento c'è stato. Senza accertarsi se questo sentito, questa convinzione corrisponda alla realtà.

Il superamento, quando è realmente esistente, è il risultato della fusione fra pensato e essente. Dà vita a un uomo già in grado di unificare in sé il soggetto (individuo) e l’oggetto (le esigenze della specie). La realtà dell’uomo coincide con la realtà della specie.

Io e Super–Io prendono le medesime forme.  È questa particolarità che permette di credere nel superamento ideologico. Un tipo di convinzione (falsa) che proviene da un'esigenza del super-io. Super-io che si presenta nelle forme dell'io. Anche le forme prese dalla volontà dell’essere e dalla volontà del dover essere si confondono una con l'altra. Prendono la medesima forma.

Ora di fronte all’essere si pone la necessità.  La necessità nelle coscienze non chiare del mondo prescientifico prendeva la forma del dovere.  Il dover essere che sostituiva l'ossequio alla divinità. Ossequio alla divinità che a sua volta rappresentava la forma presa dalla necessità nel mondo antico, premonoteista.

La contraddizione (e la commistione) fra essere e dover essere nasce dal processo stesso della coscienza (vedi @CSCZ) (da nda aprile 1981).

 

[personalità doppia]

Nelle nevrosi tener conto di questo aspetto.  Il soggetto si maschera con buoni sentimenti e la costruzione di una personalità esattamente opposta alla propria realtà. Realtà inconfessata, disprezzata e respinta.  Questa mascheratura non è una frode.  Se non una frode con se stessi.  È il prodotto del cattivo rapporto con sé e con la realtà. 

Accade che a scindersi è la volontà.  Da un lato la volontà dell’Io.  Dall’altro la volontà del dover essere, del Super-Io. Ora le due volontà si presentano sotto la stessa forma, come il Super-Io si presenta sotto la forma dell’Io.  Ma accade anche che l’Io (quell’Io che forza la realtà per piegarla alle esigenze umane) si presenta sotto forma di Super-Io. E come tale viene giudicato.

 

[freddezza distacco egoismo]

La freddezza come «distacco culturale», percezione del processo, «ineluttabilità» del proprio ruolo nel processo.  È  questa la freddezza che Sartre presta a Hoederer, il capo comunista, cosciente, impegnato, freddo.  La freddezza ha origine nella coscienza, la coscienza nella cultura (teoria e pratica, pratica e teoria).  In questo caso freddezza è distacco.  Il distacco non impedisce l’impegno, l’amore per il prossimo, la passione del proprio ruolo nel processo.  Naturalmente, la schizofrenia di questa società è tale che non si può impedire, non si può superare la contraddizione fra distacco dell’individuo e amore per l’umanità nel suo insieme che spesso diviene (o appare) freddezza verso l’altro come singolo.

Poi c’è l’altra freddezza.  La freddezza come viltà dell’individuo che si «tira indietro», come egoismo, come indifferenza.  Ogni egoismo si traduce in indifferenza verso tutto il resto che non interessi la propria persona.  La propria persona non in senso narcisistico o egocentrico, ma come difesa dai disagi, dal mondo, dalla fatica, dallo stress. In una parola sola come difesa dall’ansia. 

L’egoista è un ansioso che si difende dall’ansia negando ogni rapporto con le situazioni e quanti possono provocarla.  In questo senso l’egoismo è un’ansia che si presenta sotto forma di freddezza, di distacco, di impassibilità. È un modo con il quale l’adulto si protegge dalle angosce dell’infanzia alimentandole e difendendo il proprio io infantile che non è riuscito a superare, e cura e difende come un buon padre.  Un bambino che ha fatto i muscoli e non deve più subire l’adulto poiché, ora, ha la stessa forza dell’adulto.  Ed è l’adulto in questo caso che impedisce al bambino che è in lui di crescere. 

Questo rapporto – che non riguarda solo l’’egoismo – non è fittizio ma concreto.  L’individuo cresce come adulto non solo muscolarmente ma anche intellettualmente. Si scaltrisce nella lotta per la vita e contro gli altri, si procura, anche, strumenti culturali.  La sua struttura adulta procede da sola.  Chi non segue è la parte psicologica, emotiva.  È quella a rimanere infantile ed è quella che è rintracciabile sotto ogni nome.  Si instaura una differenza fra l’età anagrafica  del «vissuto» e l’età psicologica del passato non sorpassato.  L’adulto così protegge il bambino che ne impedisce a sua volta ogni ulteriore sviluppo.

Il bisogno di gratificazione che porta alla corsa al successo, al consumismo, alla tesaurizzazione di ogni bene, sia materiale sia emotivo (danaro, potere, affetti, amore) è propria del bambino che è in noi. Successo, accumulazione, potere affettivo e effettivo sul prossimo oltre a gratificare proteggono dalla paura del futuro, dall’angoscia che nel possibile tutto è possibile, dalla paura del far troppo (pigrizia) oppure dal suo contrario, la paura del far niente (attivismo).  Il regno dell’ansia è infatti il regno della paura (da nda maggio 1976).

 

[carattere e comportamenti]

vai a NDC88 (febbraio - martedì, 2).

 

(sul tema della personalità vedi anche “Del ruolo” @RU e “A proposito di nevrosi” @NVRS; sulla nascita della personalità vedi Spitz in  @OP e Caveing in §PEM)

 

(continua in “Della personalità adulta e successivi)

 

 

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“Della personalità” [@PERS]

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