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Della personalità adulta

(► della personalità)

 

§* La personalità dell’adulto non è generata da quella del bambino, ma dal mondo dei rapporti sociali.  La personalità è strutturata come uno scambio.  È un complesso sistema di scambi (cfr Sève).

 

[infantilismo e maturità]

Sève (vai a §MTP) si pronuncia contro il determinismo ingenuo della «persistenza» (cfr “Marxismo e teoria della personalità”  MTP/317).  Non nega i fenomeni di sopravvivenza, fissazione, regressione, ma pensa che la personalità adulta riorganizzi continuamente gli elementi. I materiali della propria infanzia. La parte infantile non si perpetua nell’adulto in virtù di una specie di principio di inerzia.  Ma che in qualche modo l’adulto in se stesso riproduce a modo suo l’infantile.

®  Quello che andrebbe rivisto è il concetto di infantile. Cosa è l’infanzia? Come si colloca e come è collocata nella società? Quando si esce dall’infanzia? Cosa è che non si supera e perché? Ogni superamento è positivo? Ogni conservazione è regressiva? Freud aveva un concetto molto ottocentesco e borghese e cattolico dell’infanzia, fonte di tutte le perversità e animalità umane.

E come giudicare le nevrosi? Ci sono nevrosi che sono la punta di diamante di certe personalità giudicate socialmente positive. Cosa farebbero un imprenditore, un banchiere, un politico senza la loro aggressività? E quando una aggressività è positiva e quando è negativa?

A volte il "regredire all’infanzia" può essere un ricominciare daccapo, tornare al punto di partenza dopo una serie di scacchi.  Così come si ricomincia dopo una sconfitta.  Un ripartire da zero o dal punto stesso in cui l’esperimento è cominciato.  Eccetera.

Certo è che la teoria della persistenza dell’infantilismo non spiega il carattere dell’adulto, poiché dal momento che ogni adulto è infantile e l’infantilismo è la generalità della condotta adulta, dove e quale è il punto di demarcazione fra l’infanzia e la maturità?  La realtà dell’infanzia è nel suo rapporto con la società.  E la realtà dell’adulto è nel suo rapporto fra la società, la propria infanzia, le proprie esperienze tutte condizioni storiche e concrete del suo sviluppo. (Sui temi  “maturità e infanzia” e “personalità”  vedi anche §HALL) –|

 

[maturità e infantilismo]

Continuamente opponiamo l’uomo al bambino. Sosteniamo che l’uomo non è uomo perché il bambino sopravvive nell’uomo. Ma questo uomo "senza bambino" è la figura di un uomo maturo – ipotetico – che opponiamo a un uomo –bambino immaturo, altrettanto ipotetico. C'è sotto un'idea di evoluzione che porta dal bambino all’uomo. L’uomo sarà tale solo nel momento in cui si sarà liberato del bambino. Questa idea, così come viene comunemente concepita, nasconde un sostrato profondamente reazionario.

D'altra parte è ugualmente reazionaria l’idea che l’uomo è quello che è. Destinato a rimanere tale.

In realtà l’uomo è quello che è, ma può essere anche un altro uomo. L’unica differenza fra un uomo maturo e un bambino è che il bambino manifesta più apertamente i suoi impulsi dell’uomo maturo (ipotetico) che li controlla e si allena per controllarli. Quando malauguratamente non cerca semplicemente di reprimerli. Che è ciò che comunemente avviene.

L’uomo è una sola cosa, come bambino e come uomo. C'è solo l’esperienza che divide l’uomo maturo dal bambino e non è detto che l’esperienza migliori necessariamente l’uomo. Esistono esperienze negative, frustranti e bloccanti.

La questione di fronte alla quale ogni uomo si trova è di passare da come è a come potrebbe essere. Dalla sua realtà alla sua possibilità. Superando la paura del possibile (Kierkegaard).

Ha per guida la ragione (nell'accezione hegeliana del concetto), per metodo la storia, le esperienze del pensiero e della pratica sociale.

È un uomo che si fa. Sospeso fra passato e futuro. Modificandosi modifica anche il bambino che è stato. Modificando il bambino che è stato, modificherà l'uomo che sarà. I bambini che saranno. I quali saranno diversi da lui per le trasformazioni che lui ha operato nel mondo esterno e interiore.

Non quindi un movimento dal bambino all’uomo. Ma un movimento dall’uomo agli uomini.

Una differenza tra l’adulto (non necessariamente maturo) e il bambino (non necessariamente immaturo) è che l’adulto sa controllare meglio i propri processi emotivi. Così come l’uomo moderno li controlla meglio dell’uomo primitivo (Cassirer).

L’analisi si sposta su questo controllo. La necessità del controllo c'è. Ma come? Che differenza c'è fra controllo e superamento? Fra controllo e repressione? Non è necessario tornare al bambino perché l’adulto sia migliore? Non è il bambino più maturo dell’adulto? Essendo l’adulto un bambino cresciuto male?

 

[maturità & immaturità]

Un metro per misurare la maturità o l'immaturità consiste nell'analizzare il rapporto del soggetto con la vita. L'immaturità strumentalizza, usa la «vita» ai fini del soggetto. Il tentativo è di imprigionare l'oggetto nel soggetto. Assoggettare l'universale (l’Umanità) al particolare e il particolare all'individuo. Ma siccome l'universale è l'insieme dei particolari e degli individui, la sua cattura è impossibile. Ognuno volendo catturare gli altri.

Vista da un altro lato, l'immaturità è la forma presa dal soggetto che si pone come un immediato. È il soggetto nella sua immediatezza. Il mondo esterno, la vita, l'altro da sé, l'umanità nel suo insieme, l'universale in altre parole, gli si pongono di fronte, quali forze estranee da assoggettare, da inglobare, a lui esterne e ostili. Da un lato il soggetto, dall'altro l'oggetto, il mondo, la vita.

A un livello ancora diverso, può dirsi che il soggetto si presenta nella sua alienazione.

La maturità è il soggetto mediato. Mediato da cosa? Dall'universale. Il soggetto entra nella vita, travasa nell'oggetto, si espande nel mondo prima di tornare a sé. Torna a sé come soggetto per sé. È lui, ma con dentro l'altro da sé. Con dentro la vita. Questa differenza certamente non indifferente pone i due soggetti su due livelli profondamente diversi. Ogni operazione, ogni momento della vita, viene preso differentemente. Per il soggetto maturo l'obiettivo è sempre la vita, è sempre  l'oggetto. È il capire, il fare, lo sperimentare, il trasformare, eccetera. Al fondo del quale, ma solo al fondo, mediatamente, lui ritrova sé stesso. Ritrova il per sé di sé. Per questo il suo spirito di rinuncia, la sua capacità di adattamento è direttamente proporzionale alla sua capacità di trasformare. Egli si adatta, rinuncia, per trasformare. Non c'è passività nel suo adattamento, nella sua rinuncia. Non c'è sentimento della sconfitta o di essere sopraffatto dalla vita. Accumula esperienza con l'obiettivo di uno sviluppo allargato della propria personalità. Accumulazione che realizza di volta in volta in una spirale di progressione esponenziale. 

L'altro, l'immaturo, nella immediatezza che gli è propria, si muove per appropriarsi. L'unica garanzia è il possesso. Non l'uso. Ogni adattamento o rinuncia sono vissuti come repressione e schiacciamento dell'io. Il mondo nel quale vivono è identico. Ma il modo come lo vivono è opposto (da ndc 13.12.86)  .

 

[maturità al di là di ogni apparenza]

Ps si contrappose, e si contrappone, a Mf immediatamente. Per la sua chiara, profonda comprensione della realtà che ne fa, all'interno e al di fuori delle sue stesse strutture di pensiero e di com­portamento, un individuo oggettivamente maturo al di là di ogni apparenza. Consapevole della vita. Con molte speranze, ma poche illusioni. Molte fantasie, ma pochi sogni. Con molte ingenuità, ma priva della ingenuità fondamentale, difficile da cogliersi, sull'essenza del rapporto sociale, che è invece la stessa che fa di Mf, così sospettosa e apparentemente priva di ogni ingenuità, una vera imbecille. Ps è stupida ma non imbecille. Mf non è stupida ma è imbecille. Così Ps diviene la rappresentante di un tipo umano il quale pressoché privo di strumenti culturali efficaci, è in possesso di una qualità intellettuale particolarmente umana (l’umano contrapposto al bestiale marxiano).  E forse questo può aiutare a svelare il mistero delle persone come Ps (da ndc 22.5.88).

[immaturità e ingenuità]

C'è qualcosa di commovente nella gente ed è la loro immaturità. Come i bambini sono terribili nelle loro crudeltà e commoventi nelle loro ingenuità. La lotta per la vita fonde i due aspetti. L'ingenuità diventa da un lato ottusità egoismo soggettivismo opportunismo eccetera. Dall'altro debolezza ansia angoscia smarrimento. Fusi producono crudeltà stupidità rozzezza (15.5.85).
 

[maturità, principio di piacere, principio di realtà]

Casi di Fp e Lsl sottolineano la specificità del ruolo infantile (come passato non sorpassato) all’interno delle strutture adulte. Nel primo caso l’adulto non maturo segue tutte le modalità del bambino e utilizza il ruolo adulto come una copia da ricalcare dei ruoli parentali, così come li ha vissuti e li ha immaginati. 

In questo senso non solo non è adulto, ma «gioca» a fare l’adulto assumendo i comportamenti stereotipati con i quali vedeva i ruoli adulti nell’infanzia.  Ruoli adulti che non erano adulti, che non rispecchiavano la realtà dei modelli assunti, ma soltanto la loro apparenza.  Questo, già di per sé, crea una distanza dalla realtà che viene immaginata con la convinzione che il frutto di quella immaginazione sia la realtà stessa.  In un certo senso questo potrebbe essere il meccanismo di produzione della falsa coscienza a livello del soggetto. 

Nel secondo caso è necessario tener maggiormente in conto il contrasto fra principio di piacere e principio di realtà.  Ora i due principi danno origine a due diversi tipi di piacere.  Si può considerare il piacere della realtà, il più umano dei piaceri?  Il più complesso?  Il più totalizzante?  Che ha in sé tutti gli altri? 

Quando il desiderio rimane fermo al principio di piacere significa che l’individuo non ha sviluppato le sue potenzialità, bloccandosi a un passato non sorpassato.  Nel → processo di passaggio/trasformazione del desiderio dal principio di piacere al principio di realtà  le tappe intermedie sono molte.  Ogni individuo ha le sue.  Ma la grande mag­gioranza, forse il 99 per cento, rimane sideralmente lontano dalla fusione. 

Per questo, all’osservazione, i due principi rimangono separati.  È il grado di separazione che dà la misura della maturità dell’individuo. Tanto più la differenza è ampia, tanto più l’individuo è immaturo (cfr il concetto di individualità in @INDIV1) (da ndc 9.3.89).

 

(continua in “L’in sé sociale)

 

 

parole chiave di ricerca

[psicologia [personalità [maturità e infanzia [ruoli [principio di piacere e principio di realtà  [soggetto-oggetto  [mediato-immediato  [emotività  [imbecille (l’) [bambino che è in noi [maturità e immaturità [ingenuità [passato non sorpassato

[Freud  [Sève [Hegel

 

“Della personalità adulta” [@PERS1]

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