materialismo&dialettica
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Dell’equilibrio

(► della personalità)

 

§* Nasce la riflessione che per vivere la vita senza scocciature è necessario ignorare ciò che si fa. Ogni presa di consapevolezza è uno stress. Questa della consapevolezza e dello stress è alla base delle psicologie individuali. Pensare è stress, sapere è stress. Agire senza riflettere allenta la tensione. L'azione pura allenta la tensione. Tutto noto ma è bene rinverdire la memoria.

 

[sviluppo psicologico – meccanismi di difesa]

I meccanismi di difesa (modi irrazionali di affrontare l’angoscia) distorcono, nascondono, negano la realtà e ostacolano lo sviluppo psicologico (BPF/79).  Impegnano l’energia psichica sottraendola a impieghi più produttivi.  Irrigidiscono la struttura impedendone o limitandone la flessibilità e l’adattabilità.

 

[dell'adattarsi]

Una difficoltà di adattamento. La difficoltà di adattamento complica la vita e ne peggiora la qualità. Così non ti adatti per non peggiorare la qualità con la conseguenza di peggiorarla. Al contrario se ti adatti al peggioramento, la migliori. Difficile da capirsi, tuttavia (26.6.06).

 

[coscienza del cambiamento]

Sul concetto di falsa coscienza valgono anche queste riflessioni nate dal VII congresso nazionale della Società psicanalitica italiana (Bologna maggio ‘86) sul dolore mentale e sulla nostalgia.  Il dolore mentale (Glauco Carloni) proviene dal cambiamento ("ogni cambiamento richiede un assetto sempre doloroso").  Ora a ogni presa di coscienza corrisponde un cambiamento. © La presa di coscienza sarebbe dunque sempre dolorosa.  Carloni fa riferimento alla riluttanza con la quale vengono accolte nuove idee e con quale sollievo si accolgano i vecchi luoghi comuni.  Lo stesso pensiero in sé dunque (Carloni), come ogni sforzo di vera creatività, comporta uno sforzo doloroso. 

Non dimenticare come la rfl mm sulla psicologia, partiva dalla constatazione che il dolore mentale è il più doloroso dei dolori.  Sulla considerazione che ogni creatività in quanto tale è dolorosa mi viene a mente il paragone con l’orgasmo, nel quale dolore e piacere si mischiano.  Il fatto è che ogni tensione è in sé dolorosa.  E ogni creatività come ogni lavoro è anche tensione.  Tensione fisica e mentale. 

Ma non è corretto far risalire alla creatività il dolore e al dolore dovuto alla creatività la resistenza al nuovo.  La resistenza al nuovo dipende dalle condizioni di vita nelle quali l’individuo si trova.  Se il nuovo le migliora, il piacere risiede nella sua produzione, nella sua realizzazione. Se il nuovo le peggiora, il dolore coincide con la loro attuazione.  C’è invece negli individui la propensione a resistere ai mutamenti di situazione.  Ma questo per via del principio kierkegaardiano secondo il quale la coscienza che nel possibile tutto è possibile sia la fonte dell’angoscia. 

Ogni attività è, porta con sé consumo e produzione, tensione e distensione, dolore e piacere. Il problema è capire il processo nel quale queste coppie dialettiche si realizzano.    Poiché è dalla forma del processo che dipende la forma del dolore o del piacere.  La prevalenza dell’uno sull’altro all’interno della stessa forma e dello stesso processo.  Questa prevalenza a sua volta dipende in larga parte dalla destinazione dello sforzo, dalla coscienza della destinazione dello sforzo, dalla consapevolezza di una destinazione.  Il fine del fine è il fine.  (C’è qualcosa di trino nella logica del mondo.  Rfl sulla nascita di tutte le trilogie e sulla sacralità greca del tre). –| (24 maggio 1986).

[di crisi in crisi]

Una vita vissuta con pienezza marcia di crisi in crisi.  Come il mondo.  È l’analisi delle crisi che dà la misura della pienezza.  È il livello delle crisi che dà la misura del livello di coscienza raggiunto.  Un equilibrio dinamico ha bisogno di una certa velocità per mantenersi.  Qual è la velocità?  Di quale sostanza è fatto il propellente?  È chi non riconosce la crisi che entra in crisi. Poiché la vera crisi è la paura della crisi.  La volontà di non averne. L’idea che le crisi accompagnino la vita umana come una malattia.  Non necessaria.  Evitabile (cronaca 1980 - febbraio). 

[equilibrio soffittato]

Il rifiuto delle crisi è anche frutto della convinzione che i veri equilibri siano statici. Quando sono statici significa che sono soffittati. L'individuo ha raggiunto un determinato equilibrio in sé precario, e non vuole comprometterlo. Ne avverte la perdita come una catastrofe che può gettarlo in qualsiasi situazione incognita. Di qui la resistenza a qualsiasi novità. La rinuncia a qualsiasi dinamica. Il terrore del cambiamento.

Ipotesi di lavoro. L’equilibrio soffittato si regge su una serie di strutture di riferimento che non sono proprie dell’individuo, ma mutuate dal suo senso infantile dell’imitazione del mondo adulto mitizzato.
Questo il motivo per il quale la maggior parte delle persone «è obbligata» a pensare e fare cose che non gli appartengono, nelle quali al fondo non crede, ma di cui non può fare a meno. Il meccanismo droga trova il suo fondamento in questo meccanismo.

Di fatto l’equilibrio soffittato poggia su un ritardo, una disfunzione nel corso dello sviluppo psichico. È un rimedio, un rattoppo del sistema nervoso (da ndc 25.03.89).

[dom 6 feb 11 –  Accanto al concetto equilibrio soffittato collocare il concetto di cultura soffittata. La cultura soffittata, una caratteristica della cultura accademica e della cultura lomat. Detto rapidamente. Cambiare la propria cultura mette in discussione la propria identità (soffittata) e a rischio l'equilibrio psichico individuale soffittato. D'altra parte in ogni equilibrio soffittato può rintracciarsi una cultura soffittata.]

 

[la droga]

Le modalità della droga rappresentano un modo diverso per uscire dall'equilibrio soffittato. Un diverso modo di fuggire la realtà. Quando la realtà diventa inaccettabile per il contrasto fra l’indelebile mitizzazione infantile e le spinte autentiche ma soffocate dell’individuo. Le spinte autentiche se libere dalle strutture feticiste e mitizzanti ereditate dall’infanzia sono più duttili e adattabili alla realtà. La rigidità dell’individuo proviene dalle strutture feticiste e mitizzanti.

 

[equilibrio dinamico e il “possibile”]

La possibilità del possibile fornisce agli individui maturi il senso del proprio futuro, lo spazio necessario a mantenere l'equilibrio dinamico. La possibilità del possibile è per costoro l'elemento indispensabile alla propria crescita allargata. Negli individui immaturi, la struttura concettuale «nel possibile tutto è possibile» prende la forma della angoscia teorizzata a suo tempo da Kierkegaard. E il senso della propria inadeguatezza alle possibilità del reale la forma della disperazione. Per neutralizzare l'angoscia e sfuggire alla disperazione ci si rifugia nel ruolo, nella stravaganza, nell'arroganza, nella nevrosi, nella follia (da ndc 26.8.84).

 

[tre tipi di equilibrio]

Giovedì con Cc emersa una nuova ipotesi sulla formazione del carattere. Individuati tre tipi di equilibrio ai quali l’individuo tende. Primo l’equilibrio del corpo. L’individuo fa coincidere il proprio equilibrio con il benessere fisico. Importante per lui è stare comodo, il suo centro desiderante è diretto alla comodità e al benessere della propria fisicità. Dormire comodo, mangiare comodo, non essere disturbato nelle abitudini del corpo, stare comodo in senso generale. È il caso nel quale si dà un peso eccessivo alla qualità del cibo, e alle proprie abitudini che diventano sacre, dove lo spirito di adattamento è scarso e la caratteristica della struttura nervosa è la rigidità.

Il secondo equilibrio investe l’omeostasi psicologica (che indirettamente rientra anche nel primo). Il  più noto e indagato. Equilibri soffittati, eccetera, eccetera.

Il terzo equilibrio o equilibrio della Ragione e della mediazione. Mentre i primi due danno origine a processi della logica della immediatezza il terzo vuole la mediazione della corteccia. Non sto a descrivere le caratteristiche del terzo equilibrio che riguarda larga parte delle riflessioni sugli stati evolutivi del 4PP umano.

Ora tendere a questi equilibri crea una pratica di vita che ne rafforza la struttura e le caratteristiche. Se tendo al primo, pratico tutto ciò che lo soddisfa e questa pratica lo rafforza e una volta rafforzato tende sempre più verso questa pratica. Uguale per il secondo. Uguale per il terzo. Ciascuno con le sue modalità che tendono a fissarsi caratterialmente. Questa riflessione è sostanziale. Il carattere proviene da queste tre caratteristiche.

Fra i primi due equilibri si può creare una situazione mista. I due sono compatibili e possono tendere a rafforzarsi l’un l’altro. Nella commistione può prevalere l’uno o l’altro. Sono anche legati alla situazione sociale di classe. Quest’ultima riflessione andrebbe descritta.

Al volo penso che le classi basse, più vicine alla necessità della vita, tendano al primo equilibrio e siano portate a ignorare il secondo che non riescono a individuare culturalmente. Le classi alte fanno del secondo equilibrio una ragione di vita. Un esempio di questa ragione è la letteratura borghese.

Il terzo equilibrio è incompatibile con gli altri due. La sua pratica rara è poco diffusa e pressoché sconosciuta. Se ne parla nei libri di psichiatria, psicanalisi, psicologia, eccetera, ma in maniera impropria. Quale tendenza al benessere e all’equilibrio psichico. Le analisi che ne conseguono appartengono alla sfera del secondo equilibrio  (da fpg 24.03.01).

 

[segretezza e equilibrio]

La segretezza come indice di una debolezza del carattere o come difesa dell’equilibrio (più o meno soffittato).

Segretezza e vulnerabilità dello Stato. Segretezza di classe - la classe dirigente preferisce mantenere segreti metodi e organizzazione del potere. In altre parole difesa dell’equilibrio del potere. La segretezza come strumento della lotta di classe - il rapporto forza / debolezza della classe egemone verso le altre.

La segretezza del potere personale è una via di mezzo fra la ragione di stato e la lotta di classe (là dove anche la ragione di stato maschera spesso la lotta di classe quando la sicurezza dello stato (lotta / concorrenza fra stati) è presa a pretesto per la lotta di classe). 

La segretezza nei rapporti individuali è sempre un modo per svolgere la propria vita senza censure riducendo gli attriti provocati dalla rete dei rapporti.  Quando la segretezza è necessaria, è cioè lo strumento stesso dell'azione, è sempre indice di una debolezza.  Di una debolezza tipo ragione di stato (i grandi accordi fra imprese) o un azione ai limiti della legge (quando non contro). Oppure di una debolezza del carattere.  Diviene l'unica condizione del fare e l'unica difesa dalle pressioni esterne in grado di impedire o modificare l'azione del soggetto.  Di qui l'ambiguità del comportamento, il fastidio che questo tipo di segretezza provoca (da ndc 4.4.84). 

 

(► continua inDell’insicurezza)

 

 

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[Kierkegaard

 

“Dell’equilibrio” [@PERS-EQ]

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