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Dell’insicurezza

(► della personalità)

 

§* L'orgoglio sostanziale si risolve nella mancanza di un orgoglio di facciata. Mentre l'orgoglio di facciata si risolve nella mancanza dell'orgoglio sostanziale.

§* Mediocre non significa passivo. Il mediocre proprio perché tale tende a imporre la propria mediocrità fatta di insicurezza, violenza mascherata, ipocrisia, viltà, debolezza, prevaricazione, sentimenti di inferiorità, aggressività, tortuosità, sentimenti di rivalsa e di vendetta, eccetera.

 

[l'autonomia è fuori dal sé]

Il sospetto cade acriticamente un po’su tutto. Anche su se stessa. Sospetto di essere una cosa invece di un'altra. Sospetto che gli altri siano questo o quello a seconda dei loro gesti o atteggiamenti separati dal contesto. Il sospetto non è uguale al distacco critico della vigilanza (@PERS) ma gli somiglia. Fa parte dell'area. È una manifestazione patologica dell’area. In effetti legato alle circostanze e al mondo circostante. L'autonomia è fuori dal sé. Il sé si riflette nelle cose, negli oggetti, nelle situazioni dalle quali si finisce col dipendere. E assumono per questo una forte valenza simbolica. Tutto ciò che si fa ha un senso solo nel suo significato onirico. Poiché il significato onirico fantasmatico sostituisce il significato delle analisi culturali della conoscenza e della coscienza del mondo. Fantasmatico poiché sono i fantasmi delle proprie paure soprattutto a fornire il senso. E onirico poiché questi fantasmi prendono la forma di proiezioni oniriche delle proprie angosce e ansie. Allora il mondo è popolato solo dai propri timori mascherati e razionalizzati. C'è il sospetto di una struttura paranoide fatta di brevi deliri persecutivi che si servono del sospetto come di una lente d'ingrandimento per analizzare particolari insignificanti ma esistenti. Di qui una grande capacità nello scontro verbale dove ogni ricostruzione dei fatti è intessuta di questi piccoli particolari veri poiché accaduti ma falsi poiché falso è il disegno che compongono (da ndc 3.1.86)

 

[dipendenza & indipendenza]

Il carattere dipendente manifesta una grande ansia di libertà, condizione alla quale aspira con forza.  Come la raggiunge? Frazionando la dipendenza fra più dipendenze.  Tanto maggiore è il numero delle dipendenze, tanto maggiore è il grado di indipendenza che il carattere dipendente riesce a raggiungere. 

Il carattere indipendente non teme la dipendenza.  O perché può uscirne quando vuole o perché è consapevole della sua condizione di necessità.  Può lottare per scuoterla o per utilizzarla, ma si tratta sempre di una decisione intellettualmente autonoma anche quando è dettata dalla necessità. 

Il carattere dipendente, al contrario, non è in grado di individuare la condizione di necessità.  Ciò lo porta agli errori più gravi – lotta quando deve arrendersi – si arrende quando ancora c'è una larga possibilità di farcela.

[insicurezza–prepotenza–violenza]

La riflessione che dietro la insicurezza/debolezza degli individui si celi una grande violenza/prepotenza, acquista forza. L'insicurezza sarebbe la forma presa dalla violenza con cui si vogliono le cose e la paura di non poterle conseguire/avere. La forma presa dalla violenza del rapporto individuo–mondo–necessità.
L'individuo tenta di sottomettere il mondo alle proprie necessità e si scontra con la necessità del mondo. L'esperienza e la consapevolezza di questo scontro genera insicurezza. Il rifiuto di sbagliare dietro la paura di sbagliare. Dal rifiuto nasce la violenza dell'azione diretta a forzare la realtà.

(*prepotenza =  volontà che tende a imporsi senza la mediazione della ragione.  Imporsi quindi come un immediato, immediatamente. La mediazione quando viene messa in atto potrebbe rivelarsi una falsa mediazione. Mediata nella forma, ma immediata nella sostanza. L'immediatezza vi è tenuta ferma e la mediazione è solo il suo mascheramento.

*violenza = volontà che si impone come un che di esterno. In questo senso una violenza può presupporre o non presupporre una prepotenza).

 

[sicurezza – insicurezza (1)]

Il tema è la coesistenza della sicurezza operativa e della insicurezza di base. Come una insicurezza strutturale generi atteggiamenti operativi di totale certezza e arroganza.

Intanto il fenomeno riguarda soprattutto i sistemi nervosi ansiogeni. La base dell'organizzazione ansiogena è l'immediatezza, l'impossibilità della ragione, il sentito che prevale sul pensato, la percezione sul pensiero, la certezza impulsiva,  pulsionale del comportamento.

La struttura da analizzare è l'immediatezza.

La forma presa dall'immediatezza quale prodotto generale dei processi della conoscenza è l'intuizione percettiva. Ora l'intuizione ha come sua caratteristica generale il fatto che nel momento in cui si produce, sprigiona una grande certezza e sicurezza. Le idee intuitive, quando vengono in mente, sono sempre folgoranti, assolute, certe. Escludono ogni critica. La loro peculiarità è la certezza. Ora un sistema nervoso che carburi a intuizioni marcia, di conseguenza, di certezza in certezza. E siccome una certezza per sua natura esclude l'altra, uno dei prodotti di questo sistema è il dubbio e l’insicurezza di fondo.

Così il «di certezza in certezza» si accompagna al «di dubbio in dubbio». Le due strutture coesistono e si intrecciano, fra lo stupore e l'incomprensione generale. Ora il dubbio non cancella la certezza poiché la certezza anche quando giunge dopo il dubbio, lo cancella. Fino al prossimo dubbio, alla prossima intuizione, alla prossima certezza. Di qui l'instabilità. Ma anche la presunzione e l'arroganza che accompagnano l'impulsività e la stupidità delle certezze pulsionali e acritiche.

La stupidità e l'imbecillità sono il prodotto più comune di un sistema nervoso di questo tipo. Dietro la stupidità c'è sempre una presunzione, la certezza del proprio sentito, la sicumera del proprio percepito. Mentre l'insicurezza anch'essa propria di questi sistemi si traduce in paura e la paura rompe in diffidenza. Lo stupido in effetti è un presuntuoso, un diffidente, un furbo e, quasi sempre, un vile. I sottoprodotti principali sono l'arroganza, l'ottusità, la testardaggine, la meschinità, la cavillosità. Può anche essere un incerto, un fabbrica dubbi, un voltagabbana, un falso, un perfido, un insensato, un insipiente, un pigro, un melenso, un lento, un meschino, un semplicione, un puerile, un credulone. Può essere preda di sentimenti di pentimento, sensi di colpa, sensi di persecuzione, stati euforici, depressivi, schizofrenici. Oppure una volta questo una volta quello, a seconda se al momento prevalga la certezza dell'immediatezza o l'angoscia del dubbio, l'euforia o la depressione.

Sintesi – La presunzione è la forma presa dall'insicurezza nella sua immediatezza (da fpg 20.09.92).

 

[presunzione e debolezza]

La presunzione, base di ogni stupidità. Il presuntuoso mi è odioso. Né m'intenerisce. Gli uomini sono generalmente presuntuosi e quando non lo sono nascondono la loro debolezza dietro una presunzione di facciata. Si dirà che ogni presunzione maschera una debolezza. Sì, ma è necessario tener conto dei vari livelli di profondità nei quali si scandaglia. Tutti insieme questi livelli formano la personalità. E contemporaneamente ognuno gode di una sua autonomia, di un suo grado di debolezza e/o di presunzione. Gli uomini ad esempio hanno più delle donne il problema di salvare la faccia. Un'imbecillità, si dirà. A questa imbecillità ultimamente ne è seguita un'altra di segno opposto. Fingere di esibire le proprie debolezze, le proprie insicurezze. Una conseguenza della scoperta dell'inconscio e dell'incapacità di trattarlo.

È stata la consapevolezza dell'inconscio a distruggere l'egemonia della razionalità. E da quando la dialettica è stata seppellita con il marxismo, sembra impossibile riuscire a raggiungere –  prima separatamente per poi fonderli in un secondo tempo –  i concetti di razionalità e  di inconscio. Tanto meno il concetto di ragione, unico in grado di fonderli nel superamento.

Così viviamo anche nella transizione della cultura, della filosofia, della ragione, della politica, dell'etica oltre che dell'economia e del modo di produzione.

Torniamo. Le donne. Le donne sono meno presuntuose degli uomini. Ma le donne presuntuose sono veramente insopportabili. Più di ogni altro.

Oggi le donne per la loro stessa debolezza sono più aderenti al processo di transizione in corso. La scarsa pratica con la cultura accademica e con i processi generali, le rende più duttili e adatte al cambiamento.

Accade qualcosa che rammenta il '4oo, quando si decise di optare per il concetto della doppia verità, liberandosi di colpo di tutta la zavorra teologica che si opponeva a ogni progresso del pensiero e della scienza.

Oggi la transizione sta rimescolando il pensiero passato, al momento scartandolo. In realtà penso che solo il ma.dial sia in grado di evolversi, capire il processo in corso, recuperare il rimosso, rifonderlo, capire e riorganizzare la nuova realtà che si va formando (da fpg 17.02.01).

 

[sicurezza – insicurezza (2)]

Il segno caratteristico della stupidità è la presunzione. Il presumere è il sintomo del sentimento della sicurezza nell'insicurezza.  La base è l'insicurezza.  Il risultato – nella sua immediatezza – è la certezza (come sentimento della certezza). Questo sentimento della sicurezza nell'insicurezza prende la forma del presumere.  Presume che la realtà sia così e così.  Presume che ciò che penso io lo pensino gli altri.  In questo senso, presumere che tutti siano come me.  Che la mia cultura e il mio modo di pensare siano unici.  Che la mia stessa natura sia unica (cfr ID - San Max)

Ora è necessario fare una precisazione che coglie il problema nella sua profondità.  Ciò che va distinto è fra le cose e il sentimento delle cose. Un conto è la sicurezza, un conto è il sentimento della sicurezza.  Un conto è l'insicurezza e un conto il sentimento dell'insicurezza (la forma più frequente presa dal sentimento è la paura).  L'insicurezza è una condizione oggettiva, la realtà è in sé incerta. Il sentimento della insicurezza è una condizione soggettiva, un rifiuto del reale il quale in quanto possibile è in sé incerto. Accade così che il sentimento dell'insicurezza si rovescia nel suo opposto, il sentimento della sicurezza, nato per compensare la insopportabile angoscia della realtà possibile e in quanto tale, incerta e insicura. Al contrario la sicurezza proviene dalla oggettività dell'insicurezza.

La sicurezza reale consiste nella consapevolezza delle difficoltà del progetto. Dalla consapevolezza che il progetto è insicuro in sé in quanto proiettato nel futuro. Questa consapevolezza innesca una articolata strategia per rendere più sicuro il progetto, di per sé insicuro. La consapevolezza di aver fatto il possibile è la sicurezza.

Ora, è la consapevolezza un sentimento? La consapevolezza è l'emotività e la razionalità superate nella ragione. Quando la ragione è formata oltre che dalla fusione di emotività e razionalità, anche dal massimo di coscienza possibile, allora è coscienza.

Il sentimento della sicurezza è tanto più forte quanto meno sapere contiene. Quanto meno cultura possiede. Niente sapere, scarsa cultura prendono sempre la forma dell'ideologia. E cosa è l'affermazione acritica del sé se non ideologia? E l'ideologia sbocca sempre nell'aggressività (mascherata o palese, non importa), in forme di prepotenza. Anche l'aggressività, la prepotenza è la volontà di imporre il proprio sentimento. Sostanzialmente diversa dalla volontà di trasformare il mondo nella misura in cui questa trasformazione sia possibile; dalla volontà di creare le premesse per questa trasformazione (anche teoriche); dalla volontà di sondare la realtà (anche quella sociale e individuale) nelle sue possibilità. E magari forzarla in quel senso che è appunto non un forzare ma un trasformare sulla base delle condizioni esistenti.

L'imbecille, non a caso, è sicuro del fatto suo, ma non te lo sa dire.  È, punto e basta.  E quando te lo sa dire, razionalizza.  Trova argomenti in appoggio al suo sentimento.  È interessante come qui l'immediatezza del proprio essere produca l'immediatezza dell'essere altro. Nel senso che l'incapacità di raggiungere la sostanza del proprio sé produca una falsa idea di se stessi costruendo un se stesso altro.

In altre parole.  Il sentimento è la forma presa dal sentimento del sé.  E questa forma del sé non è in grado di assumere la realtà esterna se non nella sua forma, che è la forma nella sua immediatezza.  Questa produzione di una immediatezza con l'altra, produce a sua volta tutto il meccanismo logico ai vari livelli sillogistici.

L'immediatezza è allora un modo di presentarsi della natura. Ma è anche un riflesso autonomo che questa forma prende nella riflessione umana. Nel senso che si stabilisce una corrispondenza fra la forma della natura e la forma del pensiero nelle loro forme immediate.

La mediatezza, invece, è la forma presa dalla rottura della forma. È necessario tener presente che ogni sostanza si presenta solo e soltanto sotto forma di forma. Di conseguenza la mediatezza può essere considerata la forma successiva presa dal processo di avvicinamento della forma alla propria sostanza.

Esiste una forma che rifletta immediatamente la propria sostanza? Si potrebbe rispondere che questa forma è l'universo. Ma l'universo essendo già in sé un immediato perde la sostanza del processo nel momento stesso in cui raggiunge la forma della sintesi.

Così la risposta è no. Che è come dire che l'assoluto non esiste. Esiste il totale, il generale, ma non l'assoluto. E nemmeno la totalità concreta o la generalità concreta come momenti che perdono il loro contenuto reale nel momento stesso in cui raggiungono il massimo della loro potenzialità astratta. (Qui d'altra parte si pone un problema. Hegel marcia dall'indeterminato al determinato. Ma quell'indeterminato da cui parte è a sua volta frutto della realtà determinata ma non ancora riflessa nell'uomo quale punto finale raggiunto dalla natura conosciuta).

[sicurezza – insicurezza (3)]

Il sentimento della totale sicurezza è in sé euforico, onnipotente.  La vera sicurezza non si manifesta come sentimento di vittoria certa, di certezza della vittoria, di certezza tout court, ma come volontà di lotta, assenza di paura, fiducia nelle proprie capacità di accettare l'eventuale sconfitta.  Nella consapevolezza del rischio, nella capacità di calcolarlo, di limitarlo. Di limitarne le eventuali conseguenze. Di valutare le une e le altre. Di avere già pronta, almeno mentalmente, un'alternativa. Un piano alternativo di difesa e di offesa. Questa è la sicurezza. L'altra non è sicurezza. Un'altra faccenda.

È così che il sentimento della sicurezza coincide con l'euforia e con l'onnipotenza.

Non sempre l'euforia coincide con l'onnipotenza. Euforico è anche il fenomeno di vivere il sogno come reale. Di vedere l'aspirazione realizzata in quanto tale. C'è una affermazione acritica del sé che, fatalmente, coincide con il sogno del sé.

Questo è lo stato euforico più diffuso. Legato agli stati depressivi che seguono, o sono facilitati, quando la realtà prevalendo sul sogno lo sconfigge. Ed è il sogno sconfitto in quanto tale a creare la depressione. Anche quando, per altri versi, la realtà che ne risulta non è poi così negativa. O, anche questo è possibile, è positiva. Ma il sé ne esce sconfitto ugualmente. Poiché è il suo rapporto immediato con la realtà che conta. E questa immediatezza dice che il sé è stato sconfitto con il sogno con cui coincideva strettamente. Ciò perché, comunemente, normalmente, la mediatezza dell'analisi e della ragione è lontana dalla pratica sistematica (che solo come tale diviene ragione). E nonostante il fatto che tutto ciò che l'individuo ottiene sia frutto di queste mediazioni (la logica non è del tutto estranea alla nostra cultura) o, questo sì, del caso (da Ori 28.6.82).

 

(► continua inDella paura)

 

 

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“Dell’insicurezza” [@PERS-INSIC]

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