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Cronaca di un'agonia

(riflessioni sull’Italia del 2011)

 

gennaio – La cronaca politica di questi ultimi anni testimonia l'incapacità del paese di rinnovarsi. Per cui prevedo che gli avvenimenti che caratterizzeranno il 2011 per radicali che siano poco muteranno della situazione di fondo. Non sarà in un anno che si risolveranno questioni in piedi da quattro secoli. Per bene che andrà alcune di quelle questioni affioreranno alla coscienza nazionale che comincerà a porsi il problema prima ancora di individuarle. A questo punto agirà di istinto prima di individuarle. E una volta individuate ci vorrà tempo prima di affrontarle. Già molto, certamente troppo, per l'anno che si apre.

Tanto più se penso a quanto sta accadendo alla pattuglia de il Fatto. L'ultimo numero dell'anno, una vera testimonianza della confusione culturale del gruppo di intellettuali che lo formano. Contro Marchionne (si vede che credono nel capitalismo buono alla ricerca della simpatia dei popoli invece che del profitto). Contro Battisti graziato da Lula (quale confine fra terrorista e rivoluzionario?). A favore dei talebani contro le truppe occidentali (Fini).  Una citazione di Biagi nella quale il grand'uomo ci assicura che le uniche verità eterne sono quelle insegnateci dalla mamma. E Travaglio improvvisamente precipitato nella aperta grossolanità qualunquista che era poi la struttura portante anche se mascherata di Montanelli.

Vedremo (temo che ci sarà poco da vedere).

 

Intanto. La strategia vaticana a livello generale. Obiettivo. Cancellare i secoli dell'illuminismo, la rivoluzione francese, la rivoluzione russa, l'avanzata della tecnologia, l'egemonia del sapere scientifico. Chiamare a raccolta le grandi religioni monoteiste superstiti ma ancora forti per affrontare il nemico comune. Ossia la modernità. Questo il senso della chiamata alle armi a fianco dell'islamismo. [Argomento bene illustrato alcuni mesi dopo da Flores d'Arcais sul Fatto].

 

La questione Fiat sta scarnendo e mettendo in luce l'intelaiatura della mentalità generale del paese. A sinistra e a destra. La retorica della vita (i cattolici su questo non scherzano), la retorica della qualità della vita, del benessere come diritto e non come risultato. La retorica della felicità e del diritto a essere felici. La retorica del lavoro nella doppia accezione, la dignità del lavoro e il diritto di non lavorare più che tanto. Insomma, lavorare stanca. La retorica della patria offesa. Sostenere che sia necessario lavorare di più e insinuare il sospetto che in Italia non si lavori a sufficienza significa offendere gli italiani e con loro la patria. Attentare alla loro dignità. La patria, la dignità vengono invocate sempre ed esclusivamente quando le si ritiene offese. Mai per uno scatto di orgoglio tipo rimbocchiamoci le maniche e facciamogli vedere di che pasta siamo. La retorica antipopolare del paese fannullone, mangia spaghetti e in grado solo di suonare il mandolino. La cui unica possibilità di salvezza sia di trovare una guida autoritaria.

Mai un'analisi dei fatti. L'assetto economico del mondo. Delle condizioni del paese di fronte a questo assetto. Come affrontare la crisi generale. Come affrontare la crisi occidentale di cui facciamo parte. La questione dello sviluppo. Il rapporto fra benessere e sviluppo. Il prezzo dello sviluppo. Le condizioni del benessere occidentale e il tramonto di queste condizioni. Lo sfruttamento del pianeta e dei mondi secondo, terzo e quarto che ha creato la possibilità di un livello così alto come quello raggiunto dai paesi sviluppati. La consapevolezza di aver fruito di questo sfruttamento. Le conseguenze di questa consapevolezza. E via riflettendo fino a capire in che mondo stiamo e decidere come dobbiamo starci.

 

Il nuovo caso Berlusconi (Ruby) svela sopra ogni altra cosa l'ipocrisia e responsabilità del Vaticano nella vicenda Italia. Su Ruby il Vaticano tace, la borghesia e la classe dirigente italiana tacciono. Se Berlusconi pensa nonostante tutto di poter ancora salire al Quirinale è perché, tutto sommato, la classe dirigente nel suo insieme (gerarchie e laici) è d'accordo che ci salga. Per questa classe di opportunisti, ladri e protettori da strada, i berluscones sono migliori, ai loro fini, di qualsiasi altro gruppo dirigente solo un po’più sensibile alla modernità o a una visione vagamente laica dello Stato. Una posizione che indica la crisi profonda in cui versa il cattolicesimo romano. Vendono la fede per una manciata di privilegi e di favori. Per fare questo bisogna essere veramente alle corde.

 

febbraio – Il Vaticano, i giornali e le gerarchie ecclesiastiche intervengo. Con cautele e distinguo. Senza tralasciare di colpire anche la magistratura. Sembra che la pressione della base sia considerevole. Lo stesso vale per la base leghista. Ma cattolicamente i vertici leghisti non se ne curano. Reazione che indica come la struttura di comando della Lega sia di tipo oligarchico. Sostanzialmente fascista. Nei loro comuni il tentativo è di censurare libri, giornali, televisione. Una inquisizione in sedicesimo. Il Vaticano obbligato a essere più attento. Ne va oltre tutto del suo prestigio internazionale.

Ora sembra che puntino a un governo di destra senza Berlusconi. Non certamente Fini. Rivelatosi indecentemente laico e moderno. Vorrebbero anche che i cattolici di sinistra del pd si costituissero in una nuova margherita.

I giornali nel dare notizia di questa strategia la descrivono come la pratica della secolare esperienza della gerarchia cattolica. Attenta, morbida, lungimirante, capace. Qualità tutte che hanno portato il paese al punto in cui si trova. Cinico, corrotto, confuso, fuori dalle rotte occidentali.

[Fini] – Penso che muoia così il disegno di Fini di fondare una destra moderna in linea con i tempi (dmlt). Una dmlt deve anzitutto porsi come laica. Essere laici in Italia equivale a mettere in dubbio la bontà del comportamento della gerarchia cattolico romana. In parole povere significa essere percepiti come anticattolici. Ora il sentito della destra italiana è di essere in primo luogo cattolica. Cattolico significa dipendere dalla volontà della gerarchia ecclesiastica. Un sentito politico che le impedisce di abbracciare la modernità quale suo modello. Se ha coraggio e lucidità Fini può rappresentare e fondare l'embrione di una destra futura. Dialogare e scontrarsi da destra con la putrescente destra tradizionale. Ora. Quanti degli attuali finiani lo seguirebbero? Qual è la base attuale di una siffatta destra? Anche in termini elettorali?

Il congresso dei finiani (futuro e libertà – prima quindicina di febbraio) promette poco di buono. Nel senso che in onda va lo scontro dei nuovi colonnelli. Tuttavia sembra che Fini sia deciso a non ripetere gli errori della vecchia struttura e appoggiarsi di più alla base della formazione piuttosto che fare affidamento sui vertici. L'emorragia dei finiani rivela di quale pasta sia fatta la destra italiana. I craxiani erano più responsabili.

 

Schegge di modernità. La protesta femminile si materializza nelle piazze delle città italiane contando milioni di partecipanti. Imponente. La destra smorza. Per quanto ancora le riuscirà il gioco? Avvenire si è schierato con la protesta. Pessimo segno per i berluscones anche se fingono di non capire.

Probabilmente fanno bene di non capire. L gerarchia ecclesiastica si incontra con Berlusconi per il Concordato. Smorza sostenendo che si tratta di un incontro fra istituzioni. Loro non hanno parlato con Berlusconi, hanno parlato con il presidente del consiglio italiano. Tuttavia Bagnasco concede un'intervista al Giornale. Luigi Negri vescovo, ciellino e presidente della fondazione per il magistero sociale della chiesa in un'intervista concessa alla Stampa  (28/2/11) sostiene apertamente che la moralità del premier conta meno dei benefici ottenuti dalla chiesa da parte del governo. Qualche settimana prima avevano ottenuto che Casini  rifiutasse di aderire al cartello elettorale con il centro sinistra. Casini andrà solo. Della riforma della legge elettorale come del governo tecnico non si parla. Alle elezioni berluscones e Lega vinceranno. La previsione dei cattolici è che avranno difficoltà in Senato. Una situazione che porrà al centro delle trattative per il governo i cattolici di Casini e obbligherà i berluscones a trattare con loro. A questo punto il centro cattolico proporrà un governo di berluscones e centristi senza Berlusconi. Per attuare il loro piano i cattolici sono disposti a correre il rischio di tenersi ancora Berlusconi. E di veder trasformato il Quirinale, antica sede dei papi, in un bunga - bunga.

Nel campo politico si conferma come i reati individuati dalla magistratura lascino indifferente la classe politica. La procura della capitale vuole accusare Berlusconi di concussione per le pressioni fatte alla Rai contro Anno zero. Le forze politiche tacciono. Come tacciono le aziende o la pubblica amministrazione quando ignorano i propri indagati  che rimangono fermi ai loro posti nonostante accuse e sentenze di colpevolezza. Un paese dove la scorrettezza non viene rilevata e l'infrazione alle regole e alle leggi non è mai tale da essere punita. A meno che non venga usata come arma dello scontro sociale. Un costume appunto medievale. Nel quale al posto della società civile e della opinione pubblica – strumenti delle democrazie moderne che hanno nella stampa la loro struttura di controllo –  troviamo le corporazioni chiuse in stretta difesa di sé e dei propri affiliati. Con il Vaticano che funge da corporazione guida del sistema.

La nostra stampa riflette l'assetto corporativo del paese, con la sua economia di relazione, la sua arretratezza culturale e politica, la sua pratica predemocratica e precapitalista. Una stampa che invece di informare e di contribuire alla formazione dell'opinione pubblica la ignora. Al servizio, come ritiene corretto essere, delle corporazioni e dei gruppi oligarchici che le rappresentano e le presiedono. Risaputo? Ma ugualmente scioccante.

 

fine febbraio. ð Alla riunione del cda delle Generali tutti i poteri si concentrano sull'ad Peressinotto. Da questa riunione le società della holding Generali non saranno giudicate per il loro valore strategico bensì per la redditività della gestione, profittabilità dell'investimento, l'impermeabilità dalla politica. Si tratta della prima notizia rivoluzionaria del periodo che tende a porre l'economia del paese in linea con le economie avanzate occidentali e dà un colpo determinante alla mentalità che contava le azioni per il loro peso invece che per il loro numero.

 

marzo – Si va allo scontro sulla magistratura? Difficile cogliere la strategia di Berlusconi. Difficile coglierla proprio perché malata. E nel medesimo tempo così terra terra. Megalomane, vendicativa, paranoide. Per lui la riforma è come se fosse già in porto. Si sente vincente e inquilino del Quirinale. Più difficile cogliere la strategia dei suoi. Forse semplicemente quella di portare a casa tutto il bottino possibile finché dura. E farlo durare il più possibile. Un errore invece potrebbe farlo la Lega. Come certamente lo sta facendo la gerarchia cattolica. Maroni parlando della politica SU verso la Libia dichiara "devono darsi una calmata". Linguaggio da biliardo per una politica da bar. Terrorizzato dall'ondata migratoria.  E - ma mi sembra sin troppo sottile - dal rischio di trovarsi una nuova Somalia al confine mediterraneo.

Sulla indipendenza della magistratura nel maggio 1994 Berlusconi aveva dichiarato "il governo si impegna a non mettere mai in discussione l'indipendenza dei magistrati. Questo governo è schierato dalla parte dell'opera moralizzatrice della vita pubblica intrapresa da valenti magistrati".

 

Quando. Improvvisamente la Cei sembra rendersi conto del pericolo che corre. Vara un documento nel quale si afferma mai più imputati in parlamento, riforma elettorale con intervento dei cittadini, difesa della Costituzione, voto agli immigrati, lotta alla mafia, contrasto al lavoro sommerso. Manca la lotta all'evasione e siamo al programma del pd.

La svolta se confermata dalle prossime prese di posizione può paragonarsi alla sterzata delle Generali che insieme all'intervento di Draghi a favore degli immigrati, alle autority che mostrano segni di risveglio può indicare che le classi dirigenti toccato il fondo cominciano a considerare la risalita. Risalita alla quale la mobilitazione delle piazze e dei movimenti non è estranea. Direzione la modernità.

Rimane la questione economica. Le nostre piccole aziende non hanno la forza di reggere la concorrenza internazionale. E vendono. Nelle famiglie degli imprenditori le nuove generazioni non sono all'altezza del compito. Il declino comincia negli anni Novanta quando le grandi imprese italiane rinunciano ai progetti di espansione internazionale  e ripiegano sul mercato interno. Muore anche l'economia mista che aveva retto bene o male fino a quel momento.

Ora il paese è in vendita. Con Bulgari sono diventati stranieri Ferré, Valentino, Gucci. Resistono Armani e Dolce e Gabbana. La Fiat sappiamo cosa stia accadendo, la Edison potrebbe accadere. E via elencando. Tutto ciò è più che declino.

La stampa - quella solo un po’più attenta al processo internazionale - comincia a denunciare lo scivolone irreversibile del paese. Il caso libico ha funzionato da catalizzatore. Qui e là si comincia a scrivere di rendita. La chiamano la cultura della rendita. Come se fosse la cultura a fare la rendita e non la rendita a fare la cultura. Comunque se ne comincia a parlare. Anche l'imbecillità dell'insieme della classe dirigente sta lentamente emergendo. Con l'ipocrisia della mentalità generale. Come la difesa fuori dal tempo e dal processo internazionale dei vecchi valori, il rifiuto della modernità, e via di seguito. Una presa di coscienza lenta e incerta. Scalfari che soffre e a suo modo denuncia la transizione senza individuarla. Lucio Caracciolo che scrive del paese "abbarbicato alla cultura della rendita". Le analisi sul caso delle Generali dove lo scontro fra innovatori e «abbarbicati» è furioso. Le poche industrie rimaste in vendita. La borghesia italiana che preferisce le cedole agli investimenti. La tesi (Marco Panara) è che il danaro esiste, la liquidità pure ma che danaro e liquidità non vengono investiti. Panara avanza l'ipotesi che i capitalisti italiani non si fidano del sistema paese. Penso che in realtà non sono dei capitalisti, che il paese non è mai entrato nel capitalismo, che rimanga arroccato nel proprio passato, eccetera, eccetera come sappiamo da anni. La novità è che se ne parla in maniera più coerente e con una maggior consapevolezza del problema. Come già detto tuttavia non si riesce a individuare nella chiesa di Roma la fonte e la causa dell'arretratezza. Questo silenzio mostra come i barile non sia stato raschiato fino in fondo.

 

Messa di fronte all'emergenza emigrati la Lega mostra tutta la sua inadeguatezza. Maroni si chiede se convenga rimanere in Europa. Calderoli vuole ritirare il contingente italiano dal Libano. Bossi risolve le questioni con battute vuote e per lo più volgari. Emma Bonino si chiede se si rendano conto di ciò che fanno, ciò che dicono, ciò che pensano. Non si può governare un paese, nemmeno la Padania se esistesse, con la testa di Bossi, un avventuriero semi analfabeta, emerso con il crollo della prima repubblica colpevole di aver cattolicamente occultati le questioni e gli antagonismi del paese. Fingendo di derivare la propria legittimità dal comitato di liberazione rimanendo nel contenuto ideologicamente fascista.  Come è ideologicamente fascista la Lega. Un movimento che si è riconosciuto nel suo capo, identificandosi completamente in lui, mentre al contempo lui, il capo, tentava di identificarsi nei seguaci fornendo loro i simboli, i rituali, le leggende necessari a tenerli in tensione.  Capo, rituali, simboli e leggende di fantasia. Effetto più di invenzioni al limite della patologia che di una originale creatività. I celti, la cerimonia alla foce del Po, le camicie verdi, una parodia della liturgia nazista. Tale è la Lega. Ma sotto forma di caricatura dietro la quale si muovono interessi di basso livello economico e intellettuale ammesso che il termine intellettuale possa essere associato a un personale culturalmente analfabeta.

È un fatto che appena questa classe dirigente esce fuori dal paese mostra tutta la sua insufficienza. Fenomeno che pone meglio in risalto e fa capire, semmai ce ne fosse bisogno, lo stato di arretratezza della penisola.

 

La nostalgia di Tremonti. Migliori i tempi delle vecchia Iri e di Mediobanca. In Italia dopo Cuccia tutti aspirano a prenderne la funzione. Un segno impressionante di come la classe dirigente italiana non riesca a entrare nell'era della competizione e della democrazia. Nella quale la competizione favorisce la democrazia e la democrazia la competizione.

Il caso Generali. Una reazione all'arretratezza. Ma anche un tentativo di modernizzare l'economia italiana mantenendone la struttura oligarchica. Palenzona conta di sostituire Geronzi. Un modo per aggiornare e rendere più efficiente l'economia di relazione (vedi CI4). Come dire, rendere competitiva la Rendita. La concorrenza? Nel cestino. Il mercato? Un inferno. I conflitti d'interesse? La norma. E via continuando nell'anomalia italiana.

 

aprile – Berlusconi va a un paio di processi e insulta i giudici. Poi fuori improvvisa dei comizi. La maggioranza decisa a forzare la situazione. Atmosfera da golpe. Si riparla del bavaglio alla stampa (le intercettazioni). Deciso a sfidare il Quirinale. ðð La Camera approva il processo breve.

Progetto centro. Si fanno strada le prime reazioni di progetto. Napolitano. La Confindustria. Casini. Montezemolo. Intervento a sorpresa Veltroni - Pisanu. Chiedono un governo di «decantazione». Va così prendendo forma il progetto per il nuovo centro. Casini, Fini, Veltroni, Pisanu. Montezemolo alla presidenza del consiglio. L'operazione Generali con l'uscita di Geronzi. A questo punto non manca che il consenso della gerarchia ecclesiastica. Reazioni sempre più decise da parte della Corte Costituzionale e della magistratura. La Confindustria compatta, grandi, medi e piccoli, nella critica al  governo. Ma anche commercianti e artigiani. Sembra che una larga fetta del pdl sia pronta a entrare nella nuova formazione.

Tuttavia hanno l'aria di attendere le amministrative. Attesa che potrebbe rivelarsi un errore. Probabilmente sarebbe meglio prevenirle. Non rimanere al rimorchio dell'elettorato. Un elettorato manipolato dai media dei berluscones. Al contrario una robusta offensiva, con il Corsera schierato, tesa a denunciare le menzogne, il sostanziale fascismo della maggioranza, il sistema di corruzione parlamentare, il tentativo di sovvertire lo stato, lo stato comatoso dell'economia, produrrebbe i suoi effetti.

La sinistra di nuovo relegata all'opposizione permanente. Il pd, un partito socialdemocratico sbiadito e indifeso. Pessimo un intervento editoriale di Bersani. Prese di posizioni ambigue sul rapporto politica magistratura. D'Alema inadeguato è d'altra parte l'unico prodotto che il pci sia riuscito a fornire. L'estrema su posizioni anticapitaliste nel momento in cui anche Cuba è costretta a ripiegare sul modello di produzione capitalista. Sia pure contenuto da strutture politiche che rimangono comuniste come avviene in Cina. Almeno per il momento.

In un dibattito fra Flores e D'Alema, D'Alema mostra tutto il suo carattere volto alla ricerca di un accomodamento purché sia. Lui la chiama tattica. D'accordo! È la tattica del compromesso. Flores vuol rompere. D'Alema no. Vuole trovare un accordo anche con Flores. Tu dirigi una grande rivista, gli dice, io un fondazione. Lasciamo che le due istituzioni dialoghino. E così sia.

 

Gli ulteriori attacchi dei berluscones ai magistrati - i manifesti a Milano che indicavano i giudici di quel tribunale come brigatisti - hanno contribuito a emarginare i falchi della destra compromessa obbligati a fare marcia indietro. Oltre alla Moratti che si è impuntata contro l'autore dei manifesti, anche Schifani si è allineato alle posizioni del Quirinale che ha pubblicamente giudicato ignobile il contenuto dei manifesti. Contenuto tuttavia già proclamato da Berlusconi che si è trovato a sua volta isolato.

Con tutte le viltà immaginabili anche all'interno del pdl si respira un'atmosfera da ultimi giorni in attesa del crac.

 

Va fatta una considerazione sulla strategia di Napolitano. Strategia anch'essa di compromesso ma che - dato il paese nel quale viene esercitata - potrebbe anche risultare vincente. Non produce culturalmente nulla di nuovo. Potrebbe facilitare la successione della destra compromessa e berlusconiana con il centro moderato (all'italiana) e cattolico. Data la situazione un passo indietro che si presenta come un passo avanti. Si torna alla dc, ma diversa. Diversa quanto, come? Non troppo diversa. La stessa presenza di Montezemolo non riuscirebbe a garantire.  Va piuttosto seguito il movimento intorno a Generali, a Unicredit, la posizione di Intesa all'interno delle novità. Questo è l'epicentro del sistema. L'azione in corso del settore finanziario e economico è volta verso  al tutto cambi perché nulla cambi o verso una riforma che ponga il sistema economico in grado di competere all'interno del mondo globalizzato? La chiesa romana spingerà per la prima ipotesi. Chi spingerà per la seconda?

 

In Europa spira un vento di destra. Populista, nazionalista. Contro l'Ue. Contro l'emigrazione. Contro la globalizzazione.

In altri termini Berlusconi e la Lega non sono isolati. In un certo senso hanno anticipato l'ondata reazionaria.

 

maggio – Il caso Libia rende evidente l'inadeguatezza di un gruppo dirigente come la Lega e i berluscones.

Ogni giorno l'impudicizia del gruppo berluscones - Lega infrange un limite. In seguito a una impuntatura della Lega passa una mozione nella quale si sostiene che l'impegno militare italiano in Libia avrà una scadenza. Bossi grida vittoria con la frase la Lega ce l'ha duro per questo vince sempre. Il giorno dopo la Clinton è a Roma. L'Italia assicura il suo impegno militare in Libia. Senza scadenze. Un raggiro. Raggirati sono soprattutto gli elettori leghisti. Naturalmente tutti zitti. La lega non protesta. Qui il raggiro. Fa finta di niente. La vincita l'ha incassata il giorno prima. Che importanza può avere che l'abbia persa il giorno dopo?! Tanto più che tutti stanno al gioco. Tutti fanno finta di niente. I giornali soprattutto. L'unica forza di questa destra è che nessuno denuncia le sue contraddizioni, la sua malafede, le sue malefatte, i suoi imbrogli. Perché? La stampa è connivente. D'accordo! La connivenza della stampa denuncia la connivenza dei gruppi dirigenti nazionali. Di questa borghesia che non è mai stata tale. Cattolica, intimorita dalla modernità che preme e avanza. Che non la riguarda e la soffoca. L'opposizione? Se la cava con delle battute. Mai una vera, forte denuncia. In realtà una connivenza.

Lo stesso giorno della truffa libica Berlusconi nomina nove sottosegretari. E annuncia che per decreto ne nominerà almeno altri dieci. In modo, sostiene, che i parlamentari che ritengono "giustamente" di avere una funzione possano realizzare le loro aspirazioni. I parlamentari in questione sono coloro che hanno messo in vendita il proprio voto parlamentare per una sedia al governo. Di nuovo silenzio. Tutti zitti. Giornali, opposizione, presidenza della repubblica. E anche l'episcopato. Un silenzio ben più grave del primo. Poiché nasconde la compravendita parlamentare. E l'avalla. Un comportamento politico che spinge il paese fuori dalla pratica e dalle regole delle democrazie occidentali.

Il paese è avvitato. Una caduta che non si arresta. Ogni giorno che passa accade qualcosa peggiore di quanto sia accaduto fino a quel momento. Nessuno riesce a porre una fine alla caduta. In realtà nessuno vuole arrestarla. Alla fine della discesa c'è SB al Quirinale.

Quale ragione nascosta sottende questo processo? Le  ragioni generali le abbiamo individuate. Cattolicesimo e conseguente arretratezza del paese. Ma le ragioni particolari? I piccoli ragionamenti che sostengono l'operato dei gruppi dirigenti. Le favole che si raccontano. Le auto assoluzioni. Questa parte dell'agonia rimane nascosta. Nessuna cronaca la rivela. Eppure si tratta della struttura micro che dipende ma allo stesso momento sostiene la struttura macro. Cattolicesimo e arretratezza si realizzano in milioni di argomentazioni minute. Non basta dire che Sallusti, o Minzolini, fanno quello che fanno per soldi. Il loro fare poggia su ragionamenti, ipocrisie, per bene che vada su una visione del mondo scettica, cinica, ipocrita che li assolve e giustifica il loro operato. Quale è questa visione del mondo? E in quali pensieri, favole, miti si incarna?

 

Napolitano invece di preoccuparsi della insufficiente attendibilità del governo e dell'immagine che la maggioranza rinvia all'estero striglia la sinistra accusandola di essere scarsamente credibile. Ogni giorno ci riserba la sua sorpresa. Anche Napolitano non scherza.

Dove voleva andare a parare con quel suo intervento? Spaccare la sinistra e farne confluire una parte al centro prossimo venturo?

Poi invece interviene sulla storia dei sottosegretari, ma con una ragione istituzionale. Nessuno affronta la questione della compravendita. Nessuno (con l'eccezione di Travaglio sul Fatto) affronta la questione delle menzogne berlusconiane ai processi. Non ha mai conosciuto Mills. C'è una sentenza che dice il contrario. Una vera e propria omertà oligarchica. Che coinvolge la classe dirigente al suo completo. Sinistre incluse. Nelle varie denunce - poiché qui e là ce ne sono - nessuno affronta la questione del perché. Da cosa sia tenuta insieme la struttura oligarchica. D'accordo, dalla rendita. E sulla rendita non ci arrivano. E culturalmente? Culturalmente, che è più alla loro portata, non vogliono arrivarci.

Una classe dirigente nel suo insieme che segue l'elettorato invece di indirizzarlo. Seguire gli stati d'animo degli elettori si sta rivelando la principale malattia della democrazia. L'elettorato, privo di informazioni, privo delle necessarie cognizioni di giudizio, privo di una ideologia di classe, sospinto da calunnie, menzogne, truffe somministrate al fine di ingannarlo, disorientarlo, frodarlo, senza che alcuno tenti di spiegargli la complessità della realtà economica, e le sue conseguenze nel sociale e nella politica, questo elettorato appunto, nelle condizioni descritte, non è in grado di fornire un voto legittimo. Riesce al massimo a esprimere degli interessi. Interessi di corto respiro che alla lunga lo danneggiano invece di favorirlo.

L'elettorato a poco a che vedere con le masse politicizzate indicate a loro tempo dai comunisti. Masse fornite di una cultura di classe, di simboli per affrontare lo scontro sociale, informate e dirette da intellettuali prestati alla politica. Tali furono Lenin, Mao, i dirigenti politici e militari vietnamiti. E persino a modo loro gli ultimi arrivati cubani. Non è qui il caso di ridire perché quel modello non ha funzionato. O ha funzionato in maniera diversa da quella voluta. Come d'altra parte è sempre accaduto nella storia.

Seguire l'elettorato quando all'elettorato non si fornisce il sapere necessario perché possa elaborare corrette analisi è semplicemente un'imbecillità. Imbecillità non ultima responsabile del logoramento della democrazia borghese. Lo scontro politico non si manifesta, come dovrebbe, fra diversi modi di giudicare la realtà economica e sociale e i diversi modi di intervento su questa realtà.

Oggi probabilmente essere di sinistra significa essere coerenti con la propria visione del mondo. Renderla nota e battersi per realizzarla. Si potrà obiettare che per battersi per una visione del mondo è necessario possedere una visione del mondo. È necessario in altre parole una classe dirigente a sua volta informata e in grado di capire e giudicare il mondo nel quale viviamo, il periodo storico che l'umanità sta vivendo, il che mi rendo conto non è semplice. Anche perché per farlo è necessario un nucleo, una struttura di intellettuali che tentino di decifrare il mondo in cui viviamo e il periodo storico che lo caratterizza. E che abbia anche in testa il concetto di onestà intellettuale accanto alla capacità di collocare se stessi nel mondo.

Utopia, utopia, appunto.

No. Non è utopia è analisi. È conoscenza. È previsione. Se non si parte da qui si precipita nel bolso realismo pragmatico di tipo dalemiano la cui concretezza sbocca nel dominio cattolico romano di cui i berluscones sono il sottoprodotto.

 

Il 16 maggio il cs vince le elezioni. Berlusconi battuto anche personalmente a Milano. Il referendum da lui voluto con me o con i giudici, l'hanno vinto i giudici. Anche la Lega arretra. Non si tratta solo di un'inversione di tendenza. Una parte crescente del paese sta abbandonando il sogno di farcela contro la modernità, di sfangare la crisi economica per intercessione divina e altre fantasie tipo. Si è aperta una crepa nell'anticomunismo (d'altra parte si era già aperta alcune decine di anni fa quando il pci vinse tutte le amministrative) e forse nello schema tradizionale che vuole da un lato i guelfi d'altro i ghibellini, i neri e i rossi, e affini. Non siamo alla massa critica necessaria per il cambiamento radicale. La resistenza delle strutture corporative giocherà ancora un ruolo. A cominciare dalla gerarchia ecclesiastica. Tuttavia qualcosa si va aggregando. La palla di neve non è valanga ma ha raggiunto una sua consistenza. L'inizio della massa critica necessaria. Non sarà la modernità ma un passo verso la modernità. In questa faccenda oltre la Lega a rimetterci le ossa è stato il Vaticano. L'agonia di Berlusconi è un soffio rispetto all'agonia del cattolicesimo romano. Non si sono mai più ripresi dalla scissione protestante.

Intervallo prima dei ballottaggi. La destra perde la testa. Berlusconi, dopo tre giorni di silenzio, fa finta di niente e occupa a reti unificate cinque televisioni su sei. A Milano promettono di tutto. Via due ministeri, via da Roma. Sanatoria delle contravvenzioni. Questa classe dirigente, pdl e Lega, mostra di che pasta è fatta.  Dilettanti. Arrivisti senza arte ne parte. Grimpeur. Tutto di bassissima lega. Privi di una visione politica che vada oltre la furbizia. Un linguaggio e atteggiamenti rozzi del medesimo livello della loro visione del mondo. Mondo ristretto al comune di origine.

 

Alle amministrative vincono gli uomini fuori dai partiti. Non contro i partiti. È la prima spallata alla struttura oligarchica del paese. I risultati non sono dipesi da accordi e alleanze dei gruppi dirigenti. È stata la spinta dell'elettorato, della base che ha scelto uomini selezionati con le primarie e comunque fuori dal gioco politico tradizionale.

– Berlusconi minaccia. Abbiamo perso per via di trasmissioni come Anno zero e la campagna della stampa cartacea. Interverrò in parlamento perché questo non avvenga più. Che significa perché questo non avvenga più? Intanto la spudoratezza di attribuire la disfatta al fuoco delle televisioni contrarie da parte di un tizio che gestisce le cinque principali televisioni del paese con grave scandalo internazionale. Poi la minaccia fascista di intervenire per soffocare quel tanto che resta all'opposizione. Senza che nessuno, assolutamente nessuno, ne prenda nota. Si passa la minaccia come un attacco normale e assolutamente legittimo. Mi domando di quale pasta sia fatta la testa del nostro giornalismo, dei nostri intellettuali, dei nostri politici. Tutto li scandalizza fuorché il fascismo. L'attacco alla libertà di espressione. Questa mattina leggendo i giornali ero stupefatto.

La Lega perde la testa. Incapace di affrontare la sconfitta elettorale si mostra priva di idee e strategia. Una gruppo dirigente capace solo di correre quando è spinto dal buon vento. Alla crisi risponde con trovate di bassa cucina.

 

La Rai. Santoro lascia la Rai. Approda alla 7. La 7 si appresta a diventare il terzo polo televisivo. Un risultato dell'imbecille politica televisiva di Berlusconi. Berlusconi e Bossi. Capaci esclusivamente di sfruttare le condizioni favorevoli e assolutamente incapaci di una politica dell'informazione moderna. Privi di uomini, di idee, di cultura. Mediaset ha contribuito largamente ad abbassare il livello televisivo generale. Capace solo di promuovere il suo prodotto ma a scapito di questo prodotto. È il prodotto che ne ha sofferto e l'intero impianto strutturale. Interruzioni continue di spot pubblicitari. Volatilità assoluta dei palinsesti. In altre parole. Disprezzo assoluto per il pubblico. Una conduzione oligarchica delle trasmissioni.

Come immaginato la Lei tenta una gestione Bernabei. Che rispecchi il sentito vaticano ma possibilmente lontana dalle imbecillità distruttive berlusconiane. Un governo dell'azienda tutto da sperimentare. Che non promette bene. Da sperimentare anche gli eventi che seguiranno. La Rai potrebbe essere una spia della svolta del paese.

 

La questione dei referendum. È la seconda spallata, ancora più forte, alle strutture oligarchiche del paese. Ed è anche una significativa vittoria della rete informatica sulla televisione. Siamo al tramonto della televisione come strumento di informazione che marca il tramonto di Berlusconi. Quando Berlusconi pensò che fosse risolutivo fare una sorta di comizio a reti unificate. Un flop che firmava la fine vuoi del potere di un gruppo dirigente che della televisione aveva fatto uno strumento da guerra, vuoi della televisione come principale protagonista dei media. Ma non è stato solo una faccenda tecnologica. La tecnologia ha creato le condizioni esterne (come avrebbe analizzato Mao) perché le condizioni interne fossero in grado di emergere. Sono le condizioni interne a indicare la svolta. La svolta è data dalle condizioni interne favorite dalle condizioni esterne. Le condizioni interne consistono nei contenuti del modo di pensare del paese. È lì, è nei contenuti che si è verificata la svolta. Fine delle fantasie secessioniste della lega. Il che ha significato una ripresa del sentito nazionale, un valore condiviso, un sentito realmente nuovo, autentico, non retorico. Una ripresa dei valori garibaldini, dei valori della resistenza che si vanno affermando come tali e possono essere interpretati come una prima spallata agli avversari della modernità. Lo stesso dicasi del sentimento verso la magistratura. Di nuovo forte del consenso popolare. Dopo il fallimento della strategia berlusconiana che nell'indicarla come il male supremo ha raggiunto l'obbiettivo opposto. E altro ancora. Da scoprire. Nel bene e nel male. Nel bene e nel male poiché il paese rimane un paese anarchico, caratterizzato da una cultura approssimativa ma probabilmente dotato da una eccezionale esperienza storica. Poiché sta di fatto che il paese ha resistito per circa venti anni all'attacco della parte più retriva della sua classe dirigente. E alla fine non si è fatto sopraffare.

Come è altrettanto vero che solo dopo il bagno di iniquità che ha segnato questi venti anni, dopo aver raschiato il fondo del barile delle imbecilli e approssimative fantasie italiane, si apre la prospettiva, ancorché tenue, di un passo deciso verso la modernità. Come scrivevo al principio dello scorso anno, spinta dal vento della modernità che gonfia le vele dell'Occidente, l'opposizione che non è mai venuta meno ma non riusciva a trovare la forza di entrare a regime, questa forza l'avrebbe trovata. L'ha trovata. Rimane il problema di usarla.

 

E, guarda caso, la classe dirigente e l'oligarchia politica frenano quanto più possono nel tentativo di vanificare la spinta che proviene dal basso. È sempre stato detto ma colpisce sempre l'assenza di cultura democratica e la struttura oligarchica del potere. Colpisce perché ogni giorno che passa il sentito fondamentalmente fascista e reazionario delle classi dirigenti emerge con un'evidenza scioccante. Ciò che appare mancanza di pudore è in realtà semplice ottusità. Bersani dice con una ingenuità patetica che certe intercettazioni potrebbero, dovrebbero non essere pubblicabili. Sembra che la teorizzazione provenga da Ezio Mauro (!). Sfugge loro la domanda, chi stabilisce quali siano pubblicabili e quali no? Il governo? La magistratura? Un'autorità? Bersani e Mauro forse, anzi senza alcun forse, mostrano di non avere una cognizione chiara della libertà di stampa. Esiste qualcuno in Italia che ce l'ha? Gli unici giudici della pubblicazione di una notizia non possono che essere i giornalisti. Negli SU un commentatore dà dello stronzo a Obama. Il suo direttore lo licenzia. Poteva anche non farlo. Forse sarebbe nata una discussione. Forse nascerà una discussione per via del licenziamento. Una questione all'interno dell'opinione pubblica e della stampa. Ora sembra anche che qualcuno abbia impedito alla Sette di assumere Santoro. La Sette è di Telecom, anche tutti gli altri giornali sono editi da aziende. Ecco cosa non va. Non esiste un editore indipendente. A parte il Fatto. E Sky di Murdoch.

 

fine giugno – La crisi che ha aggredito il paese queste settimane (dal caso Bisignani agli scontri in val di Susa, dai processi della magistratura alla spazzatura di Napoli) riguarda le strutture più profonde. Economiche, sociali, culturali. Nulla viene risparmiato. Come se i nodi venissero al pettine tutti insieme. Mentre la classe dirigente nel suo complesso (politica, imprenditoriale, economica, intellettuale) è li attonita come se non capisse bene cosa stia accadendo, cosa gli stia accadendo. Le risposte sono quanto meno scomposte. Inadeguate. Alla maniera di qualcuno che si dibatta disordinatamente nelle acque in cui è in procinto di annegare.

 

luglio – C'è da chiedersi, la destra è consapevole di essere giunta a un punto di non ritorno? Stiamo parlando della destra reale, economica e sociale. Non di quella politica. Stanno correndo ai ripari? Sotto la guida strategica del  vaticano? È questo il senso che si vuol dare alla nomina di Alfano alla segreteria del pdl. L'Avvenire mostra di crederci. Fornisce consigli. Anche Fini e Casini sono lì che stanno a vedere. Liberarsi di Berlusconi, sganciarsi dalla Lega. Ambedue hanno fatto il loro tempo. Ricostituire il grande centro. Con udc, finiani, alfaniani, frange cattoliche e socialiste dei ds. Secondo le linee descritte a gennaio nell'appunto "schegge di modernità". Sono trascorsi cinque mesi. L'episodio Alfano è, dopo il rifiuto di Casini di presentarsi alle elezioni in una coalizione con il pd nel gennaio di quest'anno, il passo più concreto per la realizzazione dei progetti vaticani.

Sennonché ai progetti vaticani si oppone la pratica fraudolenta di Berlusconi. Il tentativo di far passare una norma che rinvii il risarcimento che Fininvest deve alla Cir di De Benedetti, cancella anche la credibilità che si è voluta attribuire a Alfano dopo la sua nomina a segretario del pdl. Berlusconi è ormai l'ostacolo sul rinnovamento della destra e la ripresa di una politica di centro che riecheggi la dc.

 

Intanto. La finanziaria che affronta ambiguamente e maldestramente la situazione finanziaria del paese,  crisi permanente del governo, le dannose imbecillità della Lega, il sospetto giudiziario che sfiora Tremonti, l'atteggiamento irresponsabile del gruppo dirigente dei berluscones (Alfano in testa) allarmano i mercati. L'Italia perde credibilità.

Bersani e Casini si incontrano a Bologna per capire come far fronte alla situazione economica internazionale. Forse il primo passo per un governo di emergenza. In realtà rimane l'incognita della sinistra radicale.

All'incontro Casini Bersani fa riscontro la riunione trasversale di tutti i cattolici voluta da Bertone per ricostituire la «cosa bianca», cioè la dc.

 

Intanto i mercati attaccano l'Italia. Si pensa che sia in corso un tentativo per affondare l'euro. Possibile. L'Italia quale anello debole. E l'anello debole dell'Italia è Berlusconi. Così l'Europa paga la sua indifferente neutralità di fronte a un personaggio come il presidente del consiglio italiano. La Merkel telefona a Berlusconi sollecitando la manovra. Berlusconi, dopo un silenzio di una settimana finalmente parla. La manovra sarà più severa e probabilmente verranno anticipati alcuni tempi. Nel frattempo l'asta dei bot va bene. La sera del 12 il pericolo sembra superato.

Anche questo episodio marca l'insufficienza dei berluscones, della Lega e anche di quel vasto settore della borghesia e della classe dirigente italiana che non riesce a far cadere il governo perché non vuole farlo cadere. E non vuole farlo cadere perché il Vaticano non riesce a sostituirlo con un governo tagliato su misura sulle esigenze della strategia interna e internazionale della Santa sede. Nel frattempo il governo è diretto da Napolitano e Tremonti. Berlusconi, ma anche Bossi, emarginati.

Marca anche l'insufficienza dei gruppi dirigenti europei. L'assenza di carattere nell'affrontare la crisi. L'opportunismo elettorale. Anzi l'opportunismo in genere. Ora non è con l'opportunismo che si governa il mondo.

 

Quello che segue è la rappresentazione plastica della modernità che stringe e le strutture tradizionali che resistono (#ID). Resistono ma strette dalla modernità cedono terreno difendendolo palmo a palmo. La modernità è rappresentata dalla crisi che obbliga a sacrifici e deve liberalizzare perché così va l'economia moderna del capitalismo e dei mercati. La difesa corporativa è rappresentata dai 22 deputati avvocati che minacciano di precipitare il paese in una crisi economica internazionale pur di non toccare la decrepita struttura degli ordini professionali. E da altri deputati che si oppongono al divieto di ricoprire più cariche insieme (sindaco e parlamentare, presidente di regione e parlamentare, eccetera).  Il paese va in malora? Che vada in malora ma noi non arretriamo, è il loro discorso. Ma se il paese va in malora andrete in malora anche voi. Ah si? In realtà non ci credono. Chissà a cosa credono. Che il padreterno sotto forma di stellone li salverà. D'altra parte se la posizione del Vaticano è pressoché la stessa perché la loro dovrebbe essere diversa? Il Vaticano non lotta forse per riportare il mondo alle condizioni in cui era nel Seicento? Una vera crociata. Dunque? Tuttavia la crisi economica internazionale spinge in tutt'altra direzione. Impossibile resistere. Al massimo si potrà guadagnare qualche anno. Forse nemmeno. Ma poi il cambiamento si presenterà in forma ancora più violenta. Questo è certo.

Il dato curioso quanto interessante. La crisi economica che soffia dal 2008 è anche crisi del modo di produzione cioè crisi del capitalismo. Solo che spinge il capitalismo più avanti e anticipa alcuni tratti che seguiranno la sua consunzione. Direzione diametralmente opposta a quella vaticinata nella stanze di San Pietro.

 

La crisi economica spinge la modernità. Giornali e tv esautorati da Internet. Internet diventa lo strumento insostituibile della modernità. Accende le primavere arabe. Apre la protesta nei paesi dell'Est. Lambisce la Cina. Tallona il sistema oligarchico italiano obbligandolo prima a difendersi, poi … In altre parole la rete sta svolgendo in Italia quella funzione di opinione pubblica che giornali e televisione sono stati incapaci di svolgere nei sessant'anni del dopo guerra. Anzi, più che dare voce all'opinione pubblica la sta formando. Anche l'esigenza delle primarie nasce su questa spinta. Il paese più avanti dell'oligarchia che lo governa.

 

Interessante. Bossi e Berlusconi al momento come se fossero senza voce. La Lega chiude le rubriche destinate alla voce della base e la base si manifesta attraverso la rete. Questo vale anche per il pdl.

La sinistra, più articolata, con giornali come Repubblica e il Fatto che rappresentano meglio le istanze della base, con le primarie che in qualche modo le permettono di esprimersi, al momento non si manifesta attraverso la rete.

Rimane stupefacente l'insensibilità dell'attuale gruppo dirigente del pdl che impone sacrifici al paese e da parte sua non vuol rinunciare al più piccolo dei suoi scandalosi privilegi.

La fonte della bassezza  del comportamento e delle vergognose franchigie  va ricercata proprio nel parlamento. Gli stipendi, gli incarichi doppi, tripli, quadrupli, i conflitti di interesse, l'esiguità delle ore di lavoro. La gratuità diffusa. Pranzi, cure mediche, auto, multe, viaggi, barbiere, eccetera. Aggiungere le trasferte, i rimborsi per sé e le famiglie, eccetera.

 

Per capire il livello di arretratezza del paese è indicativa la vicenda di martedì 20 luglio quando la Camera dà il via libera per l'arresto di Alfonso Papa. Una classe dirigente assolutamente digiuna di cosa sia e come funzioni una democrazia occidentale. Campeggia lo scontro fra politica e magistratura con la sinistra accusata di essersi alleata alla magistratura. Tuttavia non tutti. Molti vecchi popolari del pd  si sono schierati in difesa dei politici (non della politica) invocando a propria giustificazione quel concetto truffaldino che va sotto il nome di garantismo. Una concezione cattolica dell'impunità. Prima fra tutte l'impunità della gerarchia coinvolta nei principali scandali del paese di origine economica (ultimo l'intervento di Bertone sugli ospedali cattolici), sessuale, culturale.

Cosa significa scontro fra politica e magistratura? Una maniera di vivere la modernità rifiutandola. Di stravolgere le istituzioni democratiche. Con l'incapacità culturale di capire di  cosa si tratti ogni volta che si tratta di comportamenti democratici. Ma anche a sinistra, Penati viene indagato e Bersani commenta sconsolato, ma sono passati dieci anni. Che significa? E che significa il costante richiamo di Napolitano ai magistrati e alla magistratura invece che alla politica? Non ci sono parole.

Non è un caso che lo scontro più violento avvenga sul terreno della legalità. La fine della seconda guerra mondiale, la vittoria militare delle democrazie (e del comunismo sovietico), ha prodotto in Italia quell'oggetto misterioso che è la nostra Costituzione. Non c'è che dire, una delle più avanzate del mondo. La magistratura che ha la funzione di applicare la legge, sin quando ha potuto ha ignorato la Costituzione, ma a un certo punto si è vista obbligata a applicarla. Il passaggio dal tentativo di ignorarla - in linea con il sentire della cattolicissima borghesia - come tale  genuinamente ipocrita e fraudolenta - alla necessità di applicarla non credo fra tanti libri, cronache e analisi del paese, sia mai stata scritto. Comunque è accaduto. E qui - dal tempo dei pm d'assalto che hanno lentamente conquistato la maggioranza dei magistrati - si è verificata la rottura fra politica e magistratura. Con la politica tesa a ignorare la Costituzione - terrificante strumento della modernità - e i magistrati per necessità professionale obbligati ad applicarla. Naturalmente qui a Costituzione è necessario abbinare il termine legalità. I magistrati portatori sani della legalità e i politici portatori sani dell'illegalità.

 

Il Fatto pubblica una lettera inedita del "più grande giornalista italiano" alias Indro Montanelli a un suo amico SU all'epoca dello scandalo Montesi. Il grande giornalista - anzi il più grande - spiega all'amico la differenza fra un italiano e un americano. Uno scritto di un provincialismo (tutta l'argomentazione fa perno sull'esempio di suo nonno) e di un qualunquismo (il pensiero volgare italiano rappresenta l'architrave di ogni argomentazione) sconcertanti. Montanelli è felice di essere quello che è. Perché il mondo va come va e noi italiani accettandolo siamo (anche sessualmente) «sani», «normali», e "senza complessi". (Infatti abbiamo mandato a dirigere il governo un tipo normale e disinibito come Berlusconi). E abbiamo capito da secoli quello che gli altri non hanno capito. Per esempio non abbiamo assoluti. Balla, se c'è un paese che marcia per assoluti è il nostro. E via con un'imbecillità dopo l'altra. Il puritanesimo? "Lo invidio al tuo Paese senza augurarlo al mio". Bella frase. Soprattutto profonda. Di queste frasi era fatta la grandezza del grande giornalista. Auguri.

Anche  La stampa lo riconosce come grande, anzi "il più grande". Questo perché gli italiani rifiutano gli assoluti. Il fatto è che in un paese culturalmente ancora semi analfabeta è sufficiente saper scrivere per essere grandi. Cosa si scrive conta poco nel giudizio. È più che sufficiente che sia scritto bene. In uno stile brillante e scoppiettante. Creativo. Il contenuto è superficiale? È culturalmente affettato? Muffito? Ciò che si scrive è inventato di sana pianta? Beh, è forse importante il contenuto? È forse qualificante?

Ma andiamo, siamo seri. Montanelli? Un uomo sano, normale, senza complessi. Sano, normale e senza complessi soprattutto come sono i berluscones.

 

luglio/agosto – Cambiamento Mediobanca. I giovani manager si impongono. Limitano anche il ruolo di Bollorè al comitato nomine completamente riorganizzato. In Edison i francesi di Edf si rafforzano. Alitalia perde un milione al giorno. Il gruppo dei salvatori in ritirata pensano di vendere. Ad Air France pronta ad acquistare a prezzi stracciati. L'operazione patriottica di Berlusconi è costata 4 miliardi e mezzo.

Metà e metà In Fonsai i Ligresti fanno un passo indietro. Troppo poco.

Débacle il paese nel suo insieme.

 

La Lega mette in scena ancora una farsesca recita a soggetto con l'inaugurazione di quattro ministeri al Nord. La questione è se la base abbocca ancora. Quanti abboccano e quanti percepiscono la presa in giro. Sembra che in molti abbocchino. E Bossi fa sempre la voce più grossa. Attacca il capo dello stato, minaccia Tremonti, vuole questo e quello. Vuol dare la sensazione di essere lui a guidare il gioco. Tutto ciò per mantenere un misero 10% di elettorato. Poiché questo mi sembra certo, tutto ciò che la Lega può ottenere è mantenere questo dieci per cento e non tornare al 5% che è il suo reale elettorato. Composto da secessionisti, truffatori tipo quote latte, evasori fiscali. Insomma il peggio del nord. D'altra parte è solo il peggio del nord che può legarsi al peggio del resto del paese. Tuttavia rimane in ballo il rimanente 5%. Più autenticamente legalitario e, nei limiti del possibile più, europeo. Si può supporre che questo 5% rappresenti la base di Maroni. La Lega è dunque oggettivamente spaccata.

 

Non si può dire che colga di sorpresa ma la situazione che emerge sui vertici della Guardia di Finanza è inquietante. Un gruppo dirigente (generali soprattutto) legati mani e piedi alla politica e alle sorti della politica. Come tali oggettivamente corrotti. Ricordiamo Nicolò Pollari, Emilio Spaziante (sua creatura). Speciale (agguato a Visco). Adinolfi, Di Paolo.

Il caso Visco - Speciale fu paradigmatico. Padoa Schioppa ministro dell'economia attaccò con grande vigore Speciale in parlamento. Ne denunciò la scorrettezza, l'inadeguatezza al grado che ricopriva, e altro. Non accadde nulla. Come se il ministro non avesse parlato. Come è stato possibile? In un paese occidentale? Il fatto è che l'Italia è fuori dall'Occidente. Che la struttura oligarchica è più forte di qualsiasi altra struttura. Ognuna di queste storie lo conferma.

Anche il fatto che il governo dei berluscones resista e non cada nonostante la situazione nella quale versa il paese e che continui a legiferare leggi improponibili è reso possibile dalla struttura di fatto ancora feudale della società reale. La domanda è sempre la stessa. Perché versiamo in queste condizioni? Perché non riusciamo a mettere il naso  nella modernità?

Perché accettiamo di essere governati da un individuo clinicamente demente? Che non tollera la sconfitta, né riesce a fare esperienze? L'intervento alla Camera del tre agosto conferma la demenza. Ma poi parla Alfano. Demente anche lui? E Romani che si dichiara tranquillo di fronte alla tempesta dei mercati? I mercati non ci preoccupano, dichiara. Per poi essere obbligati ad anticipare la manovra di un anno su pressione della Bce e della Ue? Con il parlamento che prima si prende lunghe ferie che poi smentisce per riaprire ad agosto? Con 100 deputati che vogliono andare in pellegrinaggio in Terra santa e la stampa estera che li consiglia se proprio  necessario di andare nella più vicina San Pietro? Con il sospetto che diventa lentamente certezza che è la situazione italiana ad aver precipitato l'economia internazionale nella crisi di questi giorni. Senza che il governo italiano si rendesse conto del ruolo che rivestiva giocando furbescamente con la riforma finanziaria rinviandola di due anni e negando la crisi internazionale in un demenziale discorso reso dal nostro pdc in parlamento? E il giorno dopo il silenzio della nostra stampa che non denuncia la parte avuta dall'Italia in questo frangente? E Casini che ancora una volta si rifiuta di dare la spallata a Berlusconi come d'altra parte fa tutte le volte che si verificano le condizioni per farlo?

E Tremonti, una volta varata la manovra sostenere 1. la crisi non era prevedibile (la crisi è in atto da tre anni), 2. la crescita economica dipende dall'andamento dell'economia internazionale, non è un fatto nazionale (e chi sostiene questo è il responsabile della politica economica del paese)?

 

Allo stato delle cose l'inadeguatezza di Berlusconi e dei berluscones non riguarda solo l'Italia. Investe l'Europa e con l'Europa influisce sulla crisi globale del sistema. Che dire? Perché l’Europa ha tollerato Berlusconi per quindici anni? Senza capire che il fenomeno italiano avrebbe finito col coinvolgerli? Come in effetti è accaduto?

 

Ruffini lascia la Rai. Un altro momento della strategia che vuole il ritorno dell'azienda televisiva ai tempi di Bernabei. Oppure peggio. Insomma egemonia cattovaticana. Come probabilmente non c'è mai stata.

 

Dove sta andando il paese? Il tentativo in corso è di fare del paese ciò che si sta facendo in Rai. Una gestione cattovaticana con l'assenso implicito del pd.

Mentre il resto della sinistra (Cremaschi della Fiom, Mascia dei viola, i no tav, Sinistra critica e partito comunista di Ferrando) gioca con l'idea di non pagare il deficit. Una dichiarazione di bancarotta del paese. Fantasticheria? La reazione di chi versa nell'impossibilità di capire la situazione, la crisi del modo di produzione, di accettare il processo per quello che è. A loro la realtà fa schifo. Non ci stanno.  Vogliono cambiare il mondo. Non possono? Poco male, lo immaginano. L'analisi (del mondo) non li riguarda. Il fatto che il benessere occidentale poggi sullo sfruttamento globale non è affar loro. Loro pensano che il risanamento chiesto alla Grecia sia solo per far riempire i forzieri delle banche occidentali. Il che in parte è anche vero. Ma è ancora più vero che i greci (come gli italiani) devono mettersi a lavorare, organizzare la produttività del paese, cambiare mentalità. Dimenticarsi del Partenone.

 

Nel frattempo Bce, Ue, Berlino e Parigi dettano direttamente al governo italiano la strategia economica da seguire. Scadenze e contenuti inclusi. Avevo scritto nel 2000 che l'Italia avrebbe finito con l'essere governata dalle classi dirigenti europee se avesse continuato a non esprimerne una propria. È quanto sta accadendo. Lo stesso fatto che il paese non riesce a liberarsi dei berluscones e dei leghisti nonostante i guai in cui si sono cacciati e hanno cacciato la penisola lascia capire che la penisola, appunto, non essendo in grado di farcela da sé, sarà gestita dall'estero non solo economicamente, non solo industrialmente - come sta progressivamente accadendo - ma anche politicamente - come sta cominciando ad accadere.

 

Un'intervista di Montezemolo sul Corsera, critico nei confronti del governo, è ambigua sul momento del cambiamento. Elezioni al più presto o rinviate alla fine della legislatura? Ambiguità che potrebbe confermare come i cattovaticani - che hanno in Casini il loro leader operativo - non prenderanno posizione fin quando non siano certi di aver scongiurato il pericolo che la crisi dell'attuale regime sbocchi in un governo laico, guidato da professionisti alla cui testa potrebbe essere Monti (che ha posto di fatto la sua candidatura con un articolo sul Corsera). Governo che metterebbe seriamente in difficoltà Oltre Tevere (*).  Non solo sotto il profilo ideologico ma anche e soprattutto sotto il profilo economico. Potrebbero dover pagare le tasse per esempio. All'obiezione che il paese sia gravemente danneggiato dalla persistenza del governo Berlusconi rispondono con un semplice "pazienza". Meglio i berluscones di un governo competente di laici. Ragionamento che fa capire come il marasma in cui è stato tenuto il paese per oltre sessanta anni faccia parte di una precisa strategia.

Monti da parte sua continua a precisare - sempre sul Corsera con un articolo - come la crisi attuale in cui versa il paese è sì di carattere internazionale, ma la gravità è di carattere nazionale. Sottolinea ancora come il ministro dell'economia, Tremonti, sia del tutto inadeguato a fronteggiare il momento. Infatti gli altri capi di governo europei (a differenza di Berlusconi) si sono fatti assistere da ministri "dell'economia reale o dello sviluppo di alto profilo".

(*) nda 1.2.12 – poi si è scoperto, ho scoperto che Monti era cattolico e ha messo su un governo cattolico. Si tratta  di capire quanto come cattolico Monti sia adulto – più di Prodi, meno di Prodi?

 

Per la prima volta leggo l'ipotesi di una lunga crescita zero (19.8 11).  Alla quale sarà necessario prepararsi (continua in gente semplice, pacifista” - “4PP e transizione”).

 

Napolitano all'incontro annuale di C&L. Pronuncia un discorso forte. Un successo. Una svolta politica. I cattolici accettano l'ombrello della Costituzione. Il paese si riallaccia con le parole di Napolitano all'Italia nata dalla resistenza. Con la presa di posizione di Fini, qualche mese fa, la crisi dei berluscones, il discorso di Napolitano si può considerare un passo avanti nel superamento del fascismo e del craxismo del paese. Anche dell'andreottismo? Rimane l'incognita vaticana. Come prendono la svolta i cattovaticani? L'assumono? La respingono? L'ignorano (che poi è un respingerla)?

 

La maggioranza vara la manovra. Un lavoro di incompetenti, come viene giudicato dalla stampa nazionale (il Corsera il più cauto). Anche in questo frangente si manifesta la forza dell'oligarchia e l'arretratezza culturale della classe dirigente nel suo insieme. Dalla manovra sono scomparse tutte le riforme strutturali suggeriteci dagli europei. Né il pd le propone nella sua proposta di contromanovra. Né la questione  investe più di tanto le feroci critiche de il Fatto volte soprattutto a sottolineare le ingiustizie sociali, sulla linea della Fiom e della Cgil. Insomma siamo alle solite. Non se ne esce.

Da parte sua Berlusconi, chiuso nella sua demenza, ci fornisce la sua analisi sullo stato dell'arte dell'Italia e del mondo (Conferenza a Parigi per la Libia). Dunque. La crisi italiana dipende dall'atteggiamento (criminale come dice) dell'opposizione e della stampa (che lui giudica tutta di sinistra) che dando giudizi negativi sul governo e sulla manovra influenzano i mercati che di conseguenza picchiano sul paese. Chiaro? Quale il pensiero di riferimento? Lui, Berlusconi, non crede alla crisi. Una montatura dei mercati e della speculazione. Lui, Berlusconi, è convinto che il mondo occidentale goda ottima salute. Come gode buona salute l'Italia. È sufficiente non dare credito ai mercati e il gioco è fatto. Non avevano dichiarato lui, Berlusconi, e Romani intorno al dieci di agosto che i mercati non li preoccupavano? E non si accingevano a partire per le vacanze e riaprire il parlamento a settembre? Anzi alla fine di settembre per lasciare il tempo a un pugno di deputati cattolici di andare in pellegrinaggio in Palestina? Cosa è accaduto invece? Lui, Berlusconi, veramente non lo dice, anche perché non lo sa. È stato obbligato alla manovra perché il mondo si fa influenzare dalla male lingue, disfattiste, dell'opposizione e dai toni antipatriottici della stampa nazionale. E la stampa internazionale? Beh anche la stampa internazionale è influenzata dagli ambienti, criminali, della sinistra italiana che dipinge a tinte fosche la situazione del paese. In mala fede naturalmente. Perché il paese sta bene, va a gonfie vele. I ristoranti sono pieni, i luoghi di villeggiatura anche, i porti brulicano di barche private di grossa stazza. Le ferrovie e le società aeree registrano il tutto pieno. Vi sembra un paese che vada male questo? Quanto al resto (quelli che non vanno al ristorante e non prendono gli aerei), tutti bene o male tirano a campare (si arrangiano con i camper) e i suicidi si contano sulle dita di una mano. Questa è la realtà che Berlusconi ha in mente e nessuno gliela toglie dalla mente. Il resto è frutto di complotti orditi per disarcionarlo dal governo e mettersi al posto suo. Posto che gli spetta di diritto poiché lui, Berlusconi, è il più bravo e se lo avessero lasciato fare avrebbe rivoltato questo paese come un calzino. Ma non è detta l'ultima parola. Lui ha una missione da compiere (rivoltare l'Italia come un calzino) ed è certo che la compirà. Questo l'uomo che ha governato il paese per quindici anni e che la classe dirigente italiana ha lasciato (permesso) che lo governasse. Lo spassoso è che ora che vorrebbero liberarsene non ci riescono. La Gerarchia (ecclesiastica) ne sa qualcosa?

 

(continua in Intermezzo)

 

 

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“Cronaca di un’agonia - riflessioni sull’Italia del 2011” [#CDA]

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