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Il paese vero

►continua da #IMOD6

 

& – Il paese vero – settembre 2012. Tutti invocano e parlano in nome del paese vero. Ora. Quali messaggi ci invia il paese vero? Qual è e cosa è il paese vero? Il paese vero ha sostenuto Berlusconi per 15 anni. Gli ha fornito una maggioranza assoluta nelle ultime elezioni (maggioranza che serve ancora da alibi all'oligarchia nel suo complesso per frenare le riforme). Il paese vero fa la fila al pedaggio delle autostrade per pagare in contanti, non si ferma alle strisce pedonali, truffa come può e quando può lo Stato, pratica il nero e l'evasione fiscale (appena gli è possibile l'iva). Il paese vero dichiara uno sciopero per vedersi una partita con calma. Il paese vero sospende una seduta in parlamento per uno avvenimento sportivo in televisione. Il paese vero prova a saltare le file (ma non quelle del pedaggio). Onora le feste religiose con camorra e drangheta schierate in grande pompa. Il paese vero assolve i cardinali accusati di usura. È indifferente ai conflitti di interesse (e non ha ancora capito cosa siano). Il paese vero adora la furbizia e nutre una profonda ammirazione per i furbi. Il paese vero ama sognare e aborre i progetti. Il paese vero va in motocicletta sui marciapiedi, in bicicletta sulle strisce pedonali e contromano. Andare in moto è bello perché senza regole. Altrimenti che ce l'hai a fare una moto? Il paese vero non ti dice grazie quando gli cedi il passo. Il paese vero non sorride. Il paese vero non ti cede il passo. Il paese vero mantiene ai loro posti di lavoro i condannati dalla magistratura, firma i cartellini di entrata e di uscita dal posto di lavoro per gli amici. In parlamento vota al posto dei deputati assenti. Il paese vero gioca al lotto. Lavora con fatica. Vive per la vacanza. Pratica la menzogna abitualmente per coprirsi e raggiungere obiettivi illeciti. Inganna con facilità il suo prossimo. Basta? Certo che no.

Comunque il paese vero, il paese profondo, il paese reale lasciamoli dove sono. Lasciamoli cuocere nel loro brodo. È meglio.

 

& – Un episodio del paese vero. "Un giorno in più cosa vuoi che sia". Così la Polverini, dimissionaria con dimissioni posticipate. Cosa vuoi che sia? Una mentalità. Un modo di essere e di pensare. E di comportarsi. Un centimetro in più, un centimetro in meno. Cosa vuoi che sia? Cento milioni in più, cento milioni in meno. Cosa vuoi che sia? Cinque assessori in più, cinque assessori in meno. Cosa vuoi che sia? Soldi miei o soldi pubblici. Cosa vuoi che sia? Vivo o morto. Cosa vuoi che sia?

Con la Polverini il paese sta sperimentando il fondo. Il fondo. Cioè le conseguenze di una mentalità. Questa. Cosa vuoi che sia? Che differenza fa? Una cosa vale l'altra. Lusi vale Fiorito. La destra vale la sinistra. L'onestà vale il malaffare. Sia l'onestà sia il malaffare riguardano la coscienza dei singoli individui. Non hanno valenza generale. Sei onesto? Affari tuoi. Sei disonesto? Affari tuoi. Guardi che lei sta guidando contro mano. Cosa vuoi che sia, fatti gli affari tuoi. Guardi che lei non rispetta le strisce pedonali. Cosa vuoi che sia, fatti gli affari tuoi. Guardi che lei sta rubando allo Stato. Casa vuoi che sia, fatti gli affari tuoi.

Dove volete che vada un paese che ragiona così?

Privi di qualsiasi regola di comportamento, di qualsiasi cognizione del lecito. Di ciò che si può o non si può fare, di ciò  che si deve o non si deve fare.

 

& – La questione del Monti bis. Lo vuole il sacro soglio, lo vogliono i vertici europei, lo vogliono i vertici SU. Non lo vuole la sinistra dei diritti.

 

1° ottobre 2012 Socialismo. I socialisti inglesi all'attacco con il nuovo slogan "Rebuilding Britain", ricostruiamo l'Inghilterra . Una critica implicita da parte dei socialisti inglesi ai conservatori che hanno imposto a loro avviso troppa austerità minacciando ogni prospettiva di crescita e di rilancio. A pronunciare il discorso è Miliband, attuale segretario del Labour. Ma Miliband ha subito aggiunto. Non ci sono soluzioni facili o immediate. I tagli alla spesa sono necessari e vanno fatti. L'uscita dalla crisi non è dietro l'angolo. La crisi economica c'è, e sarà di lunga durata. "Per milioni di famiglie la prospettiva è di un decennio di redditi in calo a fronte di prezzi e disoccupazione in costante aumento," ha concluso.

Un linguaggio chiaro, privo di metafore. Non sospetto.

Il contrario di quello di un Bersani. Ricco di metafore, allusivo, simbolico. Privo di riferimenti concreti. Colloquiale, per addetti ai lavori. Chi lo pratica presuppone che il suo interlocutore possieda le sue stesse notizie, condivida i suoi medesimi giudizi. Ne deriva una struttura del linguaggio predicativa, fantasiosa, immaginifica. Spesso bizzarra. Lontana dalla gente alla quale vorrebbe/dovrebbe rivolgersi ma diretta al chiuso gruppo dei politici di professione.

 

& – La vicenda Lazio (Regione) ha messo a nudo la mentalità della classe politica italiana. Ha funzionato come una lente di ingrandimento. Si sapeva. Ma i particolari, la logica sottostante non erano mai balzati sotto l'occhio con tanto nitore. Non solo. Si è anche capito come il fenomeno sia diffuso regione per regione. Dalle Alpi al Lilibeo. Una visione totalmente truffaldina della propria funzione e anche dei rapporti che gli italiani hanno con lo Stato. Completamente dimentichi che questo Stato è il loro Stato.

La vicenda ha anche rivelato la mentalità, il modo di porsi politicamente della nostra sinistra. Un tizio come Montino ne esce con le ossa rotte. Non è che non si fossero accorti di nulla. È che erano del tutto insensibili a quanto stava accadendo. Per cui hanno usufruito dei vantaggi delle delibere fraudolente della destra e della Polverini senza battere ciglio. E. Soprattutto. Senza avvertire quanto quelle delibere celavano di malavitoso. Una assenza del senso della legalità, di ciò che è lecito e di ciò che non lo è.

Una forma di omertà che spiega meglio l'inerzia della sinistra nazionale nell'epoca di Berlusconi.

Epoca che stenta a tramontare.

Un esempio. ll decreto anticorruzione. Primo. Abbiamo un intero partito che è contrario. La faccenda è trattata da stampa e televisione, dai partiti avversari, dai circoli intellettuali e imprenditoriali senza alcun rilievo. Normale. La corruzione cresce e si spande nel paese. E esiste un partito che non ha alcuna voglia di fermarla. Tanto è profondo il senso dell'illegalità che opporsi alla lotta all'illegalità è altrettanto normale quanto volerla porre in atto.

Ahò, tu sei per la legalità? Be' io no. A me l'illegalità sta bene. Mi va a sangue. Qualcosa da ridire? No, no. Per carità. Si figuri.

Fra l'altro il contrastato decreto anticorruzione non fa parola del falso in bilancio. Il falso in bilancio non si tocca. E non si tocca per via di Berlusconi. Anche. Ma soprattutto per via della classe imprenditoriale italiana che ne chiese a suo tempo la soppressione. Richiesta firmata dal Gotha della nostra imprenditoria. I più bei nomi.

Allora? Allora. La Santa Sede appoggiata dal fior fiore della cosiddetta borghesia cattolica (e non) vuole un governo Monti ma controllato. Da chi? Suvvia. Da Berlusconi. Da Berlusconi che è già lì pronto alla bisogna e non c'è motivo di rompersi il capo a cercarne  altro.

 

& – Immagine e produttività. Violenze della polizia al G8 di Genova. La Cassazione decreta che il danno di immagine recato all'Italia, il discredito, sentenzia la Corte, è stato enorme.  Be' ci voleva una sentenza perché si potesse leggere sulla stampa - dopo dieci anni - il danno di immagine recato al paese da quell'episodio. E il  bunga-bunga? Il personaggio Berlusconi? Schettino? La corruzione della classe politica regionale? Bunga-bunga, Schettino, corruzione regionale sono i tre argomenti  utilizzati dalla Frankfurter Allgemeine (Faz), pregiato e seguito quotidiano tedesco per attaccare Draghi. Draghi non sarà lo Schettino italiano che farà naufragare l'euro?, si chiede (faziosamente) il giornale che pubblica l'articolo sotto il titolo di Bunga-bunga. Tralasciamo il giudizio sulla Faz che pone quel quotidiano in concorrenza con la peggiore stampa berlusconiana.

La questione è se l'Italia può permettersi di riflettere nel mondo un immagine che si basa su Berlusconi, Schettino, le ruberie generalizzate, un parlamento che ha certificato attraverso un voto l'idea che Berlusconi abbia creduto la Ruby nipote di Mubarak e quanto altro ha caratterizzato l'ultimo quindicennio per non parlare del cinquantennio precedente che tutti oggi sembrano rimpiangere e altro non è stato che il presupposto necessario a quanto è accaduto dopo. E se la stampa nazionale debba continuare a rimanere neutrale a fronte di tali comportamenti. E pubblicare le nefandezze quotidiane di una classe dirigente (politica, burocratica, accademica, imprenditoriale e religiosa) come notizie asettiche, prive di valore, prive di senso, prive di legalità. E il costo finanziario e economico di questo atteggiamento. Atteggiamento che è alla base dell'immagine che il paese riflette nell'agone internazionale. E alla base della scadente produttività italiana (vai a #IMOD6).


& –
Una fase della partita interna si va concludendo. Guadagna la chiesa, perde il paese. Si stabilizza (al momento) lo statu quo. L'opera di  modernizzazione del governo non va oltre un ammodernamento che serve a contenerla e ritardarla.

Il paese è stretto tra una sinistra dei diritti piccolo borghesi e priva di una qualsivoglia teoria (rivoluzionaria o riformista che sia) e una destra cattolica che va affermando la sua egemonia tentando di sopravvivere al berlusconismo che l'aveva così ben rappresentata.

Il Vaticano si è ripreso Roma. Non ha voluto Zingaretti. Ha provato con Riccardi. Una candidatura troppo smaccata. Ostacolata da resistenze espresse in città e attraverso Internet. Ha ripiega su Gasbarra, altro cattolico, meno sospetto e più legato al territorio.

La sinistra dei diritti attacca anche l'ammodernamento. Fa sapere al mondo cosa sarebbe il dopo Monti senza Monti proponendo una legge (Damiano) tesa a ridurre la riforma delle pensioni.

Si piange anche (trasversalmente) per la morte del federalismo mattato brutalmente dai tecnici.

Vero. Ma ancora più vero che non esistono soluzioni. Che qualsiasi soluzione scelta - di tipo federalista, centralista, dittatoriale, democratica o qualsiasi altro fantasioso esperimento si voglia adottare - è destinata a fallire se il paese non cambierà mentalità e cultura.

A mancare, soprattutto, sono il senso, la percezione della legalità (ciò che è lecito e ciò che non lo è) e il senso, la percezione della cultura come sapere raggiunto. Manca un sapere e una classe che lo rappresenti, lo difenda, lo diffonda. Al paese manca una classe di intellettuali che dibatta le grandi questioni poste dal sapere internazionale (il massimo di coscienza possibile storicamente raggiunto).

A tenere campo è ancora la teologia, uno spolvero di matematica o di scienza. Ma matematica e scienza sono percepite come lontane dal quotidiano. Materie specialistiche che poco hanno a che fare con la vita degli uomini. Per non parlare poi della logica. Nemmeno la matematica viene assunta come logica matematica. Invece con la vita degli uomini ha a che fare Gesù (grandi dibattiti su rapporto fra la vita, l'esempio di Gesù e la quotidianità), oppure il fato, la cartomanzia, l'astrologia (decine di imprenditori e politici chiedono a cartomanti e astrologi notizie sul proprio futuro e si muovono di conseguenza), le facoltà innate (che non hanno bisogno di esercizio e di lavoro per produrre i loro effetti), l'intuizione (che non ha bisogno di conoscenze essendo un dono di dio o, per i laici, della natura), la spontaneità (nella spontaneità è incluso l'omicidio, l'omicidio se spontaneo è meno omicidio), la fantasia (altra qualità che non ha necessità di applicazione), e simili. Tutte capacità che non hanno bisogno di impegno, di obblighi, di doveri, di responsabilità, di vincoli, di coerenza, di costanza, di carattere. Facoltà tenute in massima considerazione nel resto del mondo occidentale ma non in Italia.

 

& – Mercati, democrazia e capitalismo renano (vedi transizione 57)

 

& – Il paese verso un periodo grigio di tipo doroteo.

 

& – Giannini (Massimo) e la Merkel (Angela). Scrive Giannini (Repubblica 15/1012). La Merkel dalla vista corta. Vuole la Tobin tax ma le sfugge che almeno il 70 per cento di quella tassa non sarà percepibile essendo i capitali concentrati a Londra che non l'applicherà. E se invece, al contrario, la vista della Merkel fosse estremamente lunga? Se la politica tedesca fosse diretta a sottrarre l'Europa all'egemonia finanziaria dell'economia anglosassone? Avendo quale base la concezione renana dell'economia. Uno scontro fra due concezioni molto diverse del capitalismo. E della politica internazionale. Un'Europa  che si riappropri della propria politica estera (sottrattale dall'epoca di Suez), della propria politica interna (per oltre 60 anni nelle mani degli ambasciatori SU nei singoli paesi europei), della propria politica militare (superando la concezione egemonica della Nato diretta dagli americani). Eccetera. La Tobin tax è un inizio.

Un segnale che l'economia renana esiste. E persegue una sua concezione dello sviluppo generale dell'economia globale. E naturalmente un’Europa che dovrà fare propria la concezione renana dell'economia. L'unica in grado di restituirle la propria autonomia.

Ora. Quando si dice che la sinistra italiana è ottusa. Che la Camusso, Landini, Bersani, Ferrero sono inadeguati. Ci si riferisce al fatto che i loro pensieri sono sideralmente lontani da una visione del mondo globalizzato. Percepito solo come una minaccia dalla quale difendersi. O, peggio, come un complotto (al momento delle banche, secondo la loro convinzione), da sventare. Manca la percezione del processo generale. Mancano concetti come modo di produzione. La crisi economica non è un complotto ordito dai banchieri. È la crisi di una certa maniera di produrre. È la crisi di un modo di produzione che da circa 60 anni si trova in difficoltà. E, come spiega Marx, il fatto che la classe operaia occidentale abbia potuto migliorare il proprio livello di vita in un periodo di crisi successive è la riprova, la prova del nove, della profondità latente di quelle crisi. Quando aumentano i salari, scrive Marx, allora la crisi è in corso. Crisi che nel nostro caso riguarda il mondo nella sua globalità.

Analisi troppo complesse (e anche un po' misteriose e incomprensibili) per la nostra sinistra. Vuoi che sia di origine operaia vuoi che sia di origine piccolo borghese. L'inadeguatezza di questa sinistra trova la sua spia nel fatto che per difendersi non ha trovato nulla di meglio che rifugiarsi nel keynesismo. Una politica economica strettamente borghese e capitalista. Assunta dagli anglosassoni, al momento, nel tentativo di superare la crisi di sistema che li sta travolgendo senza superare lo statu quo. Statu quo che significa sfruttamento del resto del pianeta. Tuttavia. Anche la sinistra dei Landini e delle Camusso vuole mantenere in piedi lo statu quo. Quello sfruttamento del resto del mondo che è alla base del benessere occidentale e dei diritti inalienabili sul quale si basa anche il loro benessere. Diritto al benessere uguale a diritto allo sfruttamento. Degli altri. Ma questo è stato già detto più volte. Tuttavia non è male ripeterlo.

 

& – Incredibile. Sempre più incredibile. La Camusso attribuisce ai provvedimenti del governo la recessione che sta inghiottendo il paese. " … la politica del rigore e dell'austerità non solo è fallita ma è la grande colpevole delle difficoltà di questo paese". Parole estraniate? Ignoranza culturale? Ottusità? Inadeguatezza del ruolo ricoperto? Tutto questo insieme? Sta di fatto che il suo intervento ha spinto Stefano Lepri, editorialista de La Stampa (21 ottobre 2012), a ricordare che "non è stata l'austerità ma la dissennatezza a mettere l'Italia nei guai". E a obbligarlo a rammentare le condizioni nelle quali versava il paese alla fine dell'era berlusconiana. " … perdita di fiducia di tutto il mondo nel nostro paese". Una situazione che aveva portato l'Italia sull'orlo del fallimento tecnico, economico, politico e di immagine.

Ma non solo della Camusso si tratta. Scrive Lepri " … in Parlamento la nuova legge di stabilità viene trattata dagli stessi partiti che appoggiano il governo come se si trattasse di una nuova «stangata». Non è vero …" "Per alleggerire" la portata dei provvedimenti si corre il rischio "di un immediato contraccolpo sullo spread". In altri termini si corre il rischio di precipitare di nuovo il paese nelle stesse condizioni dalle quali è stato tratto all'epoca di Berlusconi.

Incredibile. L'ottusità della nostra classe dirigente. Della nostra stampa che non sensibilizza l'opinione pubblica. Dei nostri intellettuali incapaci di parlare nemmeno fossero pesci. Della sinistra che ha perso ogni senso dell'orientamento.

Dialogo colto fra due intellettuali del pd (quindi di sinistra?) giorni or sono a Piazza del Popolo a Roma. Renzi non è presentabile, sosteneva uno dei due. Allora l'altro. "Ma tu ritieni più pericoloso per il paese Bersani o Matteo Renzi?" Dopo una lunga (e si presume sofferta) riflessione l'interrogato replica. "Probabilmente Bersani. Ma non puoi chiedermi di votare Renzi". Risposta. "Non ci penso nemmeno". Ecco due probabili astensioni nuove di zecca.

 

& – Incredibile  il delitto di Palermo. Che ha visto un lucido imbecille assassino porre fine alla vita di una ragazza e colpire con un numero inverosimile di coltellate la fidanzata che non lo amava più. Incredibile (almeno quanto gli interventi della Camusso), l'intervento della madre, "È un bravo ragazzo". Incredibile che la stampa riporti il giudizio della madre senza un commento. Incredibile questa strage di donne dovuta all'arretratezza del paese. Al tono neutro con il quale si accetta la posizione dei talibani e dei mussulmani in genere verso le donne. Il caso di Malala non ha creato una sufficiente reazione di rigetto. Insensibilità dovuta anche a pregiudizi culturali. Come la sciocca ideologia secondo la quale si debba rispetto alle culture diverse da quella occidentale. Il peccato di eurocentrismo. 

È forse venuto il tempo di affermare che esistono conquiste culturali fuori discussione. La terra gira intorno al sole e non viceversa come l'osservazione corrente ci porta a pensare. Impossibile un ritorno all'economia schiavista. Come impossibile sarebbe un ritorno alla pratica del cannibalismo. O a una giustizia come era quella della Santa inquisizione basata sulla confessione ottenuta per mezzo della tortura. O un'organizzazione politica fondata sul regime assoluto o una qualche forma di dittatura. Ben aveva fatto la Costituzione italiana a porre fuori legge il fascismo. Allo stesso modo va rifiutata qualsiasi cultura che proclami l'inferiorità femminile.

Forse è giunto anche il tempo per riesaminare e considerare la portata tragica delle conseguenze del perdono quale principio di convivenza civile, della pecorella smarrita, del ritorno del figliol prodigo. O al principio secondo il quale in assenza di una sentenza di colpevolezza si sia necessariamente innocenti. O di  quell'ideologia che in nome del possibile recupero dei condannati non tiene conto degli omicidi che una parte di quegli stessi recuperati commettono una volta liberi perché recuperati.

Anche perché in conseguenza di questi ipocriti principi la corruzione dilaga. La disonestà dilaga. L'illegalità dilaga. Il cinismo dilaga. Lo sconforto dilaga. Il disinteresse dilaga. La sordità sociale dilaga. E via

Forse è vento il tempo di affermare che è meglio un recuperato di meno che un morto innocente di più. Che la buona fede oltre a essere presupposta vada anche provata. Che lo scandalo sia da preferirsi al silenzio omertoso. Che la denuncia sia consigliabile al lasciar correre. Che il lasciar correre è altrettanto colpevole della cosa che si lascia correre. E via. Un altro paese.

 

& – Il caso Fornero. Un paese che odia la chiarezza. L'Italia. A cominciare dagli intellettuali. C'è da chiedersi. Massimo è un intellettuale? Filippo Ceccarelli è un intellettuale? E la Repubblica che diavolo di giornale sta diventando? Ora. La Fornero dice che i giovani italiani storcono il naso di fronte a un lavoro che non gli aggrada. Ottimo pretesto per un giornale serio di affrontare l'argomento. Mettere su una grande inchiesta che avesse per oggetto i giovani italiani e il lavoro. Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti avrebbero suggerito le linea della ricerca giornalista. La Fornero ha ragione? No. La Fornero ha torto. Come e perché. No. La Fornero è nel giusto. Come e perché. D'altra parte come spiegare che il giudizio della Fornero coincida con quello di un altro ministro illustre che rispondeva al nome di Padoa Schioppa. I bamboccioni. Perché decine di italiani non trovano lavoro mentre altrettante decine di immigrati lo trovano? Perché molte giovani imprese sono avviate da immigrati e non da italiani?

Elena Loewenthal su  La Stampa (23/10/2012) avanza l'ipotesi che i giovani italiani invece di essere alla ricerca di un lavoro siano alla ricerca del lavoro ideale. La ricerca del lavoro ideale non aiuta certo a trovare un lavoro. Vero? Falso? Comunque interessante. Ma non per Repubblica. Non per Giannini e Ceccarelli. I quali non trovano altra soluzione che quella di sdegnarsi per le parole della Fornero. Lo sdegno. Caratteristica reazione piccolo borghese. In Italia non si ragiona. Ci si offende. Difficile rintracciare tuttavia uno sdegno così netto e pronunciato come di fronte alle uscite della Fornero, al tempo delle uscite di Berlusconi. Ma Berlusconi diceva sciocchezze. La Fornero individua spesso delle realtà. Con parole crude. Grezza è la realtà individuata. Al contrario lo sdegno di Giannini e Ceccarelli fornisce munizioni allo sdegno dei Landini e delle Camusso. E un giornale come Repubblica anziché aiutare il paese a capire se stesso e uscire dall'arretratezza intellettuale che lo caratterizza, contribuisce a tenerlo accuratamente all'oscuro delle condizioni create dalla crisi internazionale e a mantenerlo nell'inadeguata, insofferente cultura con la quale la stiamo affrontando. Il contrario di ciò che a modo suo la Fornero tenta di fare.

 

Fine ottobre 2012 & – Si era detto che Monti avrebbe probabilmente salvato il paese dalla bancarotta finanziaria, ma non gli avrebbe fatto fare nemmeno un passo avanti sulla via del cambiamento intellettuale. Ora è successo che Berlusconi abbia deciso di non ripresentarsi alle elezioni. Niente di più. Niente di più? I media hanno celebrato il fatto come se a rinunciare non fosse stato Lui, Berlusconi. Un individuo che ha portato il paese al limite della bancarotta. Attentato per quindici anni alla Costituzione. Ricoperto il ruolo di protagonista principale nelle cronache sulla corruzione economica e politica. Accusato più volte di frode fiscale. Ricoperto la nazione di ridicolo internazionale. E ancora. La lista è molto lunga. Ma un esimio uomo di stato. Novello Ciampi (non abbiamo di meglio da esibire). Padre della patria da quotare fra i fondatori della Repubblica. E di nuovo Monti a fargli l'inchino. A togliersi il cappello.

Non ci sono parole. È l'oligarchia bellezza!

 

& – L'oligarchia italiana non solo vuol liberarsi di Monti ma di quanto Monti ha prodotto in questo anno. Via le riforme. Fine del rigore. Attacco alla libertà di stampa (quel tanto che c'è). Attacco alla magistratura. Non buttate tutto a mare, interviene Napolitano pateticamente. Dunque. Chi l'aveva detto aveva ragione. Non era Berlusconi il problema. Il problema è la struttura oligarchica della società funzionale a una economia fondata sulla rendita. Una regola fondante di questa oligarchia e che nessuno, assolutamente nessuno che le appartenga paghi per gli errori o le nefandezze commesse.

Ora. Perché la rendita superata in tutto l'Occidente avanzato, resiste in Italia?

 

& – Per fortuna che Silvio c'è. E fortuna che i ci sono i giudici. Si andava verso il tran tran. Quell'impasto doroteo così caro al Vaticano. Amato da quella sorta di borghesia espressa dai cattolici e in genere dai gruppi dirigenti italiani. Invece la sentenza dei giudici (Berlusconi un delinquente abituale) e le reazioni del condannato hanno riportato il paese alla propria realtà. E la realtà di una parte del paese è quella espressa da Berlusconi, una parte è quella espressa da Monti e una parte quella espressa da Landini. Poi ci sono i magistrati. Rappresentano senza averne una chiara consapevolezza e spesso obtorto collo l'eredità lasciata dalla Resistenza. E realizzatasi nella Costituzione. Costituzione che i giudici sono obbligati per legge ad applicare. Necessario che queste parti si scontrino. Non che si mettano d'accordo come vorrebbe il Sacro soglio. Il trasformismo italiano nasce da questa pratica dell'accordo che diventa la pratica di «mettersi d'accordo». Dalla ricerca dell'equilibrio che si traduce nella difesa dello statu quo. Che tutto cambi perché nulla cambi. È dalla controriforma che con questa legge governa il paese.

 

& – Le elezioni siciliane sembrano testimoniarlo. Il paese è sconvolto. Da cosa? Non è chiaro.

Questo paese ha sostenuto per venti anni con entusiasmo il fascismo. Ha accettato senza battere ciglio per quaranta anni la dc. Ha sostenuto con ammirazione per diciotto anni Berlusconi. Ha nutrito con passione per venti anni Bossi. Convive con mafia, camorra e 'ndrangheta senza segni di rigetto. O con Formigoni e Cl in Lombardia. Ora è sconvolto. Da che? Dal fallimento del fascismo? Dal fallimento della dc? Dal fallimento di Berlusconi? Dalla caduta di Bossi? E cosa teme? La fine della mafia, della camorra, della drangheta?

Si dice e si scrive. I partiti si devono rigenerare. Come? Continuando a trattare con Berlusconi come hanno fatto Monti e Napolitano fino a ieri? Continuando a tenere conto degli interessati suggerimenti della gerarchia episcopale? Continuando a prestare ascolto ai Landini e alla Camusso? Senza fare un'analisi della crisi internazionale? Senza fare i conti con il fascismo e la repubblica di Salò? Con Cl? Con l'evasione fiscale a cominciare da quella praticata dalla Chiesa? Con i privilegi della Chiesa? Della lotta condotta con tenacia dalla Chiesa contro la cultura moderna? Con il rapporto fra stato e chiesa? Con il trasformismo dei partiti laici? Con la massoneria e il suo ruolo dall'unità a oggi? Con lo stato risorgimentale nato fra gli anatemi della chiesa. Sulla produttività del paese. Sul rapporto che gli italiani hanno con il lavoro. Con la legalità. Con la realtà. E via.

Per rigenerarsi i partiti comincino a promuovere un'analisi critica su questi argomenti. Sulla propria concezione della democrazia, della libertà di stampa, della funzione della politica. Sul rapporto fra economia, politica e cittadini. Su cultura politica e comunicazione. Chiamino al dibattito intellettuali e accademici. Con l'obbligo di giungere a una conclusione e a un giudizio che potrà essere superato ma che fino al momento che non lo sarà è a quello a cui si è giunti che sarà necessario attenersi. Gli italiani dovrebbero  sapere una volta per tutte se i repubblichini fossero degli eroi amanti della patria o degli esecutori degli ordini delle SS che occupavano il paese. Se il paese fu occupato dai tedeschi o dalle armate angloamericane. Se il fascismo portò la nazione alla rovina, come e perché. Se la classe imprenditoriale del paese è all'altezza della situazione e in grado di reggere la competizione internazionale. Per quale motivo l'evasione fiscale è così diffusa nel paese. Le ragioni culturali e ideologiche di questa diffusione. E via.

Senza queste analisi critiche (più altre altrettanto necessarie) non ci sarà rigenerazione. Ma continuerà il confuso battere la testa di qua e di là. Senza sapere con chiarezza e cognizione di causa cosa sia il qua e cosa sia il là.

 

1° novembre 2012 Stampa, televisione, cronache irritanti. Livello culturale medio insufficiente. Non si riflette sul fatto che la crisi economica ha le sue radici nei venti, trenta anni precedenti. Il processo di globalizzazione, insieme indice, conseguenza e presupposto della crisi. Si sta traversando un momento acuto del processo di transizione cominciato nel '900.

Tra gli effetti della transizione, la crisi dei diritti (da non confondersi con la crisi dello stato di diritto). La crisi dei diritti prende le mosse dalla globalizzazione ma ha le sue radici nella concorrenza. Esiste un'area capitalista. L'area occidentale. Questa area prospera sull'appropriazione di pluslavoro drenato dal resto del mondo. La spartizione dell'appropriazione confluisce nella concorrenza e nella competizione. Sono la concorrenza e la competizione a mettere in crisi l'ideologia dei diritti (vai a 2012). Il lavoro e le condizioni del lavoro non dipendono più dal diritto al lavoro e a determinate condizioni del lavoro. Dipendono dalla produttività dei concorrenti, dal loro modo di lavorare, dall'organizzazione del loro lavoro. Se in media loro lavorano otto ore al giorno e tu sei, non reggerai la competizione. Vai fuori mercato. Se in media loro producono dieci in un ora di lavoro e tu non superi gli otto, sei di nuovo fuori.

Una volta fuori perdi anche la capacità di entrare nel gioco della spartizione del pluslavoro rastrellato sul mercato internazionale.

Se così stanno le cose la questione si sposta. Non si lotta per i diritti, si lotta per la sopravvivenza. Nella fattispecie. Sopravvivenza uguale benessere. Lo scontro è per la sopravvivenza del benessere. Per appropriarsi della fetta maggiore del ricavato dall'appropriazione del pluslavoro rastrellato nel mondo. Costi quel che costi. Ha un fondamento parlare di diritti quando si sta lottando per appropriarsi di diritti carpiti ad altri? No. Nessuno. Ma l'ideologia compensa. Per ideologia s'intende quel modo di pensare e di argomentare che una classe crea per difendere le proprie ragioni. Ignorando volutamente se queste ragioni siano fondate o meno. Invocare i diritti è una forma ideologica per sostenere lo statu quo. Per garantirsi la spartizione del pluslavoro rastrellato nel resto del mondo senza nemmeno adattarsi alle nuove condizioni create dalla transizione e dalla crisi economica.

Ora la lotta per la spartizione si è fatta più aspra. Il pluslavoro rastrellato ha ridotto le proprie dimensioni. Nuovi popoli si vanno riappropriando della loro produzione di pluslavoro. Lo sfruttamento permane. Ma a usufruirne sono le nuove classi egemoni che stanno gradualmente entrando nella competizione mondiale.

Compito di una sinistra riformatrice e progressista (non rivoluzionaria) potrebbe/dovrebbe essere quello di combattere lo sfruttamento ovunque questo si presenti. Interno, esterno, di classe, di genere. E adeguare il proprio stile di vita al tipo di lotta condotta. In altri termini non puoi lottare per la liberazione della donna e picchiare tua moglie o tua figlia. Dunque. L'adeguamento comporta una riorganizzazione della vita individuale e collettiva. Vanno riviste le componenti del benessere. Teorizzare un benessere diverso. Individuare la possibilità di un benessere diverso. Conforme alla lotta condotta. Coerente con quella lotta.

Ora. Se si consulta un vocabolario alla voce benessere vengono fornite due interpretazioni. La prima uguale a  buono stato di salute, stato di soddisfazione interiore generata dal giusto equilibrio di fattori psicofisici. La seconda uguale agiatezza, vivere nel benessere. Vivere nella società del benessere. Un sistema economico-sociale che si prefigge determinate finalità a vantaggio di tutto l'aggregato sociale, come aumento e stabilità dell'occupazione, elevato reddito nazionale, perequazione sociale, aumento dei consumi e simili.

Ora. Il benessere dei diritti è il secondo. Obiettivo.  Benessere economico, comodità, relax, comfort. Probabilmente sarebbe necessario trasferirsi al primo. Aggiungendo che l'equilibrio dei fattori psicofisici si raggiunge soprattutto attraverso la cultura. L'apprendimento. La consapevolezza. La produzione allargata della coscienza (massimo di coscienza possibile storicamente raggiunto).

 

& – Monti ha sostenuto che evasione fiscale e nepotismo sono radicate nella mentalità italiana. Sottintendendo che se il paese vuol crescere e andare avanti è necessario estirparle. Bè!, fa piacere che qualcuno se ne accorga e lo dichiari. Soprattutto se questo qualcuno è il presidente del consiglio.

Tuttavia.

Dirlo è già qualcosa ma poco più di qualcosa se non si fa un’analisi e si individuano le fonti culturali, storiche economiche e politiche di questa mentalità. Mentalità che altro non è che il risultato della nostra arretratezza. Dell’asfissia della nostra cultura. Della resistenza del paese alla modernità.

Resistenza che ha alimentato fenomeni quale è stato quello di Berlusconi, quale è quello di Grillo. E delle resistenza che lo stesso Monti ha incontrato non tanta nella modernizzazione del paese ma del semplice ammodernamento. Lui, Monti, dovrebbe conosce bene le fonti e le ragioni di questa resistenza.

Perché non le racconta?

Paradossale il successo di Grillo. Il paese ha voluto sognare e ha sognato con Berlusconi. Ma non si è svegliato. Fallito Berlusconi, ora vuole sognare con Grillo. La caduta di stile e di capacità logica con Berlusconi era stata notevole, quasi drammatica. La caduta di stile e di capacità logica con Grillo è tragica. Sarebbe tragica. Dove precipiterebbe il paese con Grillo. Non è stato sufficiente vedere dove era precipitato con Berlusconi.

Grillo o non Grillo il paese deve affrontare una realtà internazionale nella quale con tutto il resto del mondo è immerso.

In realtà questa semplice consapevolezza oltre che a Grillo sembra mancare anche a Bersani, Landini, la Camusso, ai giornalisti de Il Fatto e con loro a molti ricercatori e economisti. A sinistra. A destra, poi …

Solo Monti e la Fornero sembrano essere pienamente consapevoli. Almeno al momento.

 

& – Cronache e cronisti. Chi era Mario Melloni, il corrosivo corsivista dell’Unità che si firmava Fortebraccio? Per Marco Travaglio era un “comunista così (con due pugni alzati)”. Veramente di pugno alzato Melloni non ne aveva nemmeno uno. Nasceva democristiano. Personaggio di peso del gruppo dirigente della dc. Borghese di estrazione. Per Melloni i pasti si dividevano in prima colazione, seconda colazione (alle 14), pranzo (alle 21). Cena (dopo mezzanotte usciti da teatro). Aveva avuto i primi contatti con i comunisti  a casa Cardona. Un salotto considerato politicamente essenziale fra gli anni ’50 e ’70. Dove i comunisti di peso - ammirati e quasi venerati dai dc - incontravano gli avversari politici e gli intellettuali di successo del momento. Cardona. Un conte abruzzese, agrario di medio spessore economico ma comunque con soldi sufficienti per vivere di rendita. Socialista di nascita,  comunista di adozione. Fu lì fra un pranzo e l’altro (tutti dopo le ore 21) che Melloni divenne Fortebraccio. D’altra parte in quei tempi i cattolici erano di casa alle Botteghe oscure (la sede del pci). L’autorevole e influente segretario di Berlinguer, Tonino Tatò, era un cattolico osservante. Le domeniche a messa. Insieme a Rodano, teorico del partito (!).  Melloni faceva parte di quel cospicuo contingente di cattolici arruolati nel pci. Meglio noti come cattocomunisti. Probabilmente non ha mai alzato il pugno in vita sua. Troppo volgare. 

 

Fuori sacco

& – (12 novembre) Scuola e corporazione. Si salvano gli stipendi e le ore di lavoro. Dove si recuperano i soldi per questi salvataggi? Tagliando i fondi per la ricerca.  Ah Monti, Monti! La Cgil lo aveva decretato. Gli orari non si toccano. I fondi per la ricerca sì. Evidentemente. Una spiccata sensibilità per gli interessi generali del paese contrapposti a quelli della classe operaia. Come se gli interessi generali del paese non riguardassero molto da vicino quelli della classe operaia. Ma quando la classe operaia si riduce a una corporazione ….

& – Chiesa e corporazione. Si riduce l’Imu alla Chiesa. Ah Monti, Monti!

 

& – Il fenomeno è questo. Più la crisi morde più viene negata. Il rifiuto dei popoli occidentali della crisi di sistema o più correttamente del modo di produzione capitalistico ha un che di patetico. Tanto imbecille quanto tenero. Come un bambino malato che rifiuti di curarsi.

Si legge di tutto. La causa della crisi va ricercata nella politica dell’austerità e del rigore. Insomma se mi rompo una gamba e devo camminare con le stampelle la causa/colpa non è della gamba fratturata ma delle stampelle. E perché porto le stampelle? Perché devo usare le stampelle? Per via di quell’incapace dell’ortopedico che pretende di curarmi la gamba che mi sono rotto e non è riuscito a guarirla soffiandoci sopra, come era suo dovere fare. Ora.  Le stampelle. D’accordo. Le posso accettare se il loro uso è limitato nel tempo. Non so? Diciamo due, tre giorni. Al massimo una settimana. Di più? Scendo in piazza. Ma oltre al tempo è necessario che i risultati della cura siano presto visibili. Che so? Che un paio di ore al giorno possa camminare senza stampelle. E poi. Sappiamo bene perché porto le stampelle. Per via di un gruppo egemone di ortopedici (con sede a Berlino) contrario alla terapia della guarigione attraverso il soffio. Vero che il soffio finora non ha guarito nessuno. Ma. Primo. Lascia in piedi il sogno di guarire al più presto. E il sogno è uno dei diritti inalienabili. Una delle conquiste più recenti della classe operaia. Secondo. Quando si soffia il dolore effettivamente si attenua. E ognuno ha diritto a questi momenti di sollievo. Cosa? Con il soffio la gamba va in cancrena? Ma chi l’ha detto? Dove sta scritto? Quello che so è che non voglio portare queste maledette stampelle.

 

& – (fine novembre Italia) Entriamo in un periodo per certi aspetti neutro. Il problema è come varare il Monti bis. Più l'incognita Grillo. Per il Monti bis assisteremo a tattiche varie fondate, all'italiana, sull'astuzia politica più che sulla necessità del fare.

Quanto a Grillo difficile pronosticargli un futuro politico. Grillo, la Lega, Berlusconi, sono l'espressione politica di quello zoccolo duro del paese che teme la modernità come si teme un'epidemia, rifugiandosi nelle fantasticherie che fanno loro sperare di sfuggirla.

 

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