materialismo&dialettica
Punto di vista >
Arroganza cattolica

►continua da #IMOD7

 

1° dicembre 2012 - Gesta del governo cattovaticano (insofferente delle critiche europee e del Consiglio di Stato italiano).

1 - Ricorre contro la sentenza europea che condanna la legge 40 «per violazione del rispetto della vita familiare» e incoerente dal punto di vista legislativo. Motiva il ricorso con la salvaguardia della legislazione nazionale. Nulla di più antieuropeo e di stile berlusconiano. E anche ipocrita. Non certamente la salvaguardia dell’ordinamento giudiziario italiano il motivo reale del ricorso. Sappiamo da dove sia venuto l’ordine. Una conferma, piuttosto clamorosa, della dipendenza dello stato italiano dallo stato vaticano.

2 - Trasforma in legge il regolamento sull’Imu per la Chiesa e enti no profit che esenta di fatto Chiesa e enti dal pagare le tasse. Regolamento bocciato due volte dal Consiglio di Stato.

Due esempi della arroganza ma anche della sfrontatezza (tracotanza) cattolica.

Ora. Da dove pensate che provenga l’arroganza e la sfrontatezza diffusa nella classe dirigente nazionale? Quale è la fonte della corruzione, dell’impunità, dei privilegi che hanno più o meno impudentemente caratterizzato l’egemonia del personale cattolico nella vita pubblica e privata dal 1945 in poi? Da dove pensate che tragga forza l’alterigia di un Formigoni?

Ci si chiede. È mai possibile costruire alcunché con questa tipo di pratica?

Anche perché alla base di questo tipo di  pratica si cela una notevole dose di astuzia. Presentare il ricorso all’ultimo momento evitando qualsiasi dibattito pubblico. La Gerarchia ecclesiastica non ama le discussioni pubbliche. Ci si scanna. Ma in silenzio. Protetti dalle spesse mura della Città del Vaticano o corrispettivi nazionali. Il medesimo vale per l’Imu. C’è stato un dibattito? Si è approfondita la questione? No. La legge è stata promulgata diciamo d’imperio. Quasi improvvisamente. Ma che bravi!

In Italia l’astuzia va sotto il nome improprio di machiavellismo.  Nella realtà si rivela come una profonda patologia del paese. Patologia davvero preoccupante. Il sintomo più pronunciato è di produrre una sensazione di superiorità che non trova alcun riscontro nel mondo reale. Una superiorità curiosa. Pone la persona affetta dalla sindrome di superiorità al di sopra di tutto. E di tutti. Compreso se stessi. Infatti. La malattia dispensa da qualsiasi coerenza. Ciò che pensi in questo istante fa senz’altro aggio su ciò che hai pensato un istante prima. Perché l’intelligenza è mobile. E ciò che conta è l’intelligenza. La mia. Che va premiata tutte le volte che si manifesta. Al momento. Senza distinzione di tempo e di contenuto.

Questo modo di pensare e di agire precipita il paese in una totale, permanente incertezza.. Non solo non esiste la parola data, ma non esiste la parola tout court. Qualsiasi impegno preso oggi può essere revocato domani se non questa sera stessa o fra un’ora. Senza conseguenze. L’impunità è totale. Qualsiasi legge, regolamento, disposizione, statuto, ordinamento, norma, precetto, direttiva, prescrizione può essere disattesa. Senza pericolo o danno per il trasgressore.

Nessun discorso pronunciato vale oltre il momento in cui è stato pronunciato.

Uniche trasgressioni perseguite sono quelle che contraddicono Santa romana chiesa. La trasgressione sessuale per dirne una. Gli italiani non sono giudicati sufficientemente maturi per valutare da soli cosa conviene o non conviene loro. A quale spettacolo possono assistere e a quale no. O i dettati sulla vita dell’embrione o sul diritto di morire secondo la propria volontà e non secondo la volontà della Gerarchia. O sulla resistenza alla modernità.

Tutto il resto è tollerato. Corruzione, furti, ruberie, illegalità, pedofilia, ipocrisia, menzogna, mancanza di parola, mancanza di carattere, viltà, codardia.

Pensate che sia possibile costruire alcunché con questa mentalità?

Altro esempio di questa mentalità ce lo ha  fornito il direttore dell'Agenzia delle Entrate Befera. Befera non trova corretto applicare alle imposte “l’onestà per convenenza”. Non trova corretto cioè creare fra i cittadini un conflitto di interessi che renda conveniente pretendere una ricevuta o uno scontrino che poi si possano scaricare dalla dichiarazione dei redditi. Eh no. L’onestà prima di tutto. Che per essere onesta deve essere allo stato puro. Non si può essere onesti per convenienza. Altrimenti che onestà è? Da non crederci. Questo è il modo di pensare della nostra classe dirigente. Un fondamentalismo, formale, che si risolve a tutto vantaggio del suo contrario. In nome della purezza della onestà si favorisce la disonestà. Una vero scampolo di ipocrisia. Quella ipocrisia che caratterizza la mentalità che governa il paese. Una mano agli evasori in nome della purezza dell’essere onesti. Ma dove diavolo ha studiato questo tale? In quale secolo è convinto di vivere? "E La misura non porta i vantaggi sperati", aggiunge il direttore delle Entrate. Altro scampolo della mentalità della nostra classe dirigente. O tutto o niente. Se non posso ottenere tutto è consigliabile non fare niente. Appunto. Da anni non stiamo facendo niente.

Un dubbio. Un signore che la pensa così può essere un buon dirigente?

 

& – Con i dissapori Monti - Napolitano e le primarie del pd ha preso il via il dopo Berlusconi.

 

Metà dicembre 2012 - Fortuna che Silvio c’è. Dopo i vagiti democratici delle primarie del pd e il grigio avvio del dopo Berlusconi, Berlusconi ha provato di nuovo a rovesciare il tavolo. Ma. Non sembra che sia aria. Persino i mercati dopo un primo sgomento hanno deciso che non era il caso di entrare in tensione. Così lo spread si è impennato e di nuovo è sceso. Tuttavia l’improvvisa uscita del Nostro ha ridato un po’ di sangue alla politica italiana. Monti si è dimesso. Nel pdl quella forte pattuglia antiberlusconiana mai utilizzata dalla presidenza della repubblica e dal governo, è uscita allo scoperto. Gli ex an minacciano la scissione. Nella lega serpeggia una decisa rivolta contro la ventilata nuova alleanza con Berlusconi. La gerarchia cattolica, senza vergogna dei suoi trascorsi politici, si è di nuovo pronunciata. Questa volta per Monti. Si sapeva. Ma fino all’uscita berlusconiana i buoni padri hanno preferito mantenere il piede anche nell’altra staffa. Gli intellettuali del Fatto  hanno preso ufficialmente atto che esiste un’economia internazionale con le sue leggi. Esecrabili ma operanti. Possibile che presto scoprano che c’è stata ed è ancora in corso una crisi economica internazionale. Altrettanto esecrabile ma altrettanto essente. E altro ancora.  Piccole prese di consapevolezza collettive. Un salutare senso di smarrimento (ma in che razza di paese vivo?). Un timido affacciarsi della necessità. Un dubbio sui diritti. Insomma, una decantazione.

Tutto ciò perché un tale di nome Berlusconi, invece di cercare l’equilibrio opta per lo scontro. Poi, a prova della sua certificata incapacità, le sbaglia tutte. Viene umiliato in Italia, viene umiliato in Europa. Arranca come qualcuno che sia in procinto di annegare e sbatta le braccia invece di fare bracciate. Incapace di nuotare. Be’, se nuotare significa fare politica, Berlusconi è un pessimo nuotatore. Non ha mai saputo fare politica. Ha arraffato dove poteva. Molto. Si è tolto qualche sfizio. Gli è stato permesso di credersi uno statista. Non dimenticare i gratuiti riconoscimenti di Monti in tal senso. La politica l’hanno invece fatta coloro che se ne sono serviti nel tentativo di fermare se non rovesciare il trend storico. A qualsiasi prezzo. Be’ anche questa fantasia è in via di fallimento. Rimane loro da sperare solo in Monti e Bersani. Auguri.

 

& – Scalfari su Repubblica di domenica 17 dicembre. Soggetto Berlusconi. Il quale secondo il commento del fondatore di Repubblica “con una giravolta di grande maestria” si è “dichiarato montiano”. Se consultiamo lo Zingarelli alla voce giravolta leggiamo  “improvviso mutamento di opinione dovuto a volubilità di carattere” oppure “tortuosità di strade”. Invece no. Per il giornalismo italiano la giravolta è qualcosa che può essere eseguita con grande maestria e i suoi autori giudicati uomini abili, esperti nell’arte della politica, consumati comunicatori, capaci, bravi e, perché no, probi e colti.

Nella frase di Scalfari - che giudica atto di grande maestria l’ultima ridicola, goffa, grottesca, umiliante giravolta di Berlusconi commessa per salvarsi dalla ventilata espulsione dal Ppe - va individuata la chiave che ha mantenuto al potere per 18 anni quello che tutti chiamano il Cavaliere. C’è da chiedersi. Si parla forse di qualcuno senza parola, privo del senso dell’onore, estraneo al concetto stesso di coerenza, di legalità, di lecito, di consentito, di legittimo, mentitore abituale? Fatto passare per una grande comunicatore e un esperto politico in grado di parlare al paese con argomentazioni credibili ancorché false. Un uomo ammirato? Più che ammirato. Anche invidiato. Indicato come un modello? Proprio perché qualcuno che riesce a essere credibile ancorché falso diventa un genio della comunicazione, un politico raffinato.  Ignorando che qualsiasi truffatore ha quale sua principale e indispensabile qualità quella di fare credere credibile ciò che è falso. Ciò che credibile non potrebbe né dovrebbe essere.

Ma questo è stato detto, scritto e fatto credere al paese (non ultimo Monti). Ai lettori della stampa italiana, ai telespettatori dei giornali televisivi.  Nei discorsi, nei comizi.  Peggio.  Nei convegni, nei dibattiti di approfondimento.

Una settimana fa un comico anglosassone ha riprodotto una farsa di Berlusconi puntando esattamente sulla pratica delle sue giravolte. Facendo ridere il proprio pubblico delle incoerenze, delle inconcludenti argomentazioni del Nostro. Mettendone in risalto il lato comico, grottesco, ridicolo con cui si sosteneva qualcosa e il giorno dopo con farsesca disinvoltura, il contrario di quel qualcosa. Certo. Le cronache inglesi hanno registrato il suicidio di una centralinista che ha giudicato imperdonabile l’incidente nel quale era incorsa professionalmente mentre noi abbiamo avuto Schettino che privo di ogni senso di responsabilità, comandante di una nave, non ha pensato due minuti prima di porsi in salvo abbandonando al proprio destino passeggeri ed equipaggio. E assunto internazionalmente a simbolo (infamante) del paese.

Il punto è tutto qui.

Sin quando si giudicherà indice di grande maestria una giravolta non sarà possibile prevedere un felice futuro per questo paese. E i Mussolini come i Berlusconi continueranno a tenere banco.

 

(fine dicembre) - Nei 75 anni che corrono dalla nascita della repubblica mai si era ascoltato un discorso articolato e moderno come quello pronunciato da Mario Monti al momento della sua discesa in campo. Chiaro sui limiti della destra, chiaro sui limiti della sinistra. E le loro rispettive contraddizioni o incongruenze. L’unica risposta seria che Monti ha ricevuto al momento è stata da Franceschini del pd. Insomma due cattolici. Ora. Dove sono i laici in questo paese? Hanno qualcosa da dire? Qualcosa da proporre? Distrutti da Craxi laico ma ladro. Distrutti da Berlinguer leader dei cattocomunisti. Distrutti da D'Alema laico di derivazione cattocomunista , marxista vuoto di Marx. Oppure Flores d’Arcais del quale è impossibile individuare i filosofi di riferimento. Sempre che ci siano. Anticomunista viscerale, velleitario a oltranza, innamorato di Landini e, forse, della Camusso.

 

& – Il Vaticano scende in campo. Una caratteristica della stampa italiana è di dare la notizia quando non fa più notizia. Così. Solo con l’appoggio pieno e ufficiale a Monti da parte del Vaticano i giornali hanno rivelato che Bagnasco era favorevole e stava lavorando per Alfano. Il berlusconismo senza Berlusconi, appunto. La notizia è emersa perché Bagnasco si è ravveduto. A sua volta appoggia Monti. Dunque. Erano giuste ambedue le interpretazioni. La gerarchia (Bagnasco – Ruini) voleva il berlusconismo senza Berlusconi. Il Vaticano lavorava e apprezzava il governo cattovaticano di Monti. E ora ha il progetto di portarlo di nuova alla presidenza del consiglio.

Tuttavia. Un nuovo governo Monti sganciato dai berluscones di Alfano tende a ammodernare il paese. L’ammodernamento del paese, la sua occidentalizzazione, non è modernismo (il movimento cattolico condannato da Pio X ai primi del Novecento) ma ci si avvicina. Non sul terreno ideologico come volevano i modernisti di fine Ottocento ma sul terreno dell’ammodernamento del paese. Monti quale cattolico è un laico. Si tratta di aspettare e vedere.

 

Gennaio 2013 - Cosa sta accadendo? Riccardi si ritira. Passera si ritira. Scalfari attacca Monti. Berlusconi torna a galleggiare. Destra e sinistra si stringono contro il presidente del consiglio. Nella gerarchia ecclesiastica, dopo 24 ore di appoggio, i filo berluscones di Ruini si fanno di nuovo sentire.

Monti è un cattovaticano. Il suo governo lo è stato certamente. Ma lui? Ha in mente la modernizzazione del paese? Certamente ha in mente il suo ammodernamento. Ora l’assetto del paese non regge nemmeno l’ammodernamento. Forse si comprende meglio per quale motivo la sinistra non si sia mai opposta con forza a Berlusconi, Napolitano lo abbia salvato almeno due volte, la stampa nel suo insieme abbia preso sempre molto sul serio due figuri come Berlusconi e Bossi. Unica al mondo.

Chiave di interpretazione del fenomeno è la resistenza dell’oligarchia (che va da Ruini a Landini) a ogni forma di modernizzazione, fosse pure un semplice ma reale ammodernamento. Ora la modernizzazione sotto la forma del mondo occidentale (dagli SU alla Germania) preme con sempre maggiore forza sul paese. La crisi internazionale non permette più l’esistenza di un’economia fondata sulla rendita come quella italiana. Nel bene e nel male Monti  con Draghi  sono i rappresentanti dell’Occidente. Di quella borghesia internazionale che tenta di superare la crisi che l’ha investita. Draghi, con la Germania, in Europa. Monti in Italia.

È questa la partita che si sta giocando. Il tentativo è di isolare Monti respingendo l’offensiva della modernità. Ma l’oligarchia italiana non ha più la forza di opporsi alla modernità. Isolato Monti, agli oligarchi italiani non resterà altra soluzione che di applicare l’agenda Monti.

Lo scontro è in corso.

 

& – Oligarchia. Un peso due misure. Berlusconi fra fine dicembre e primi di gennaio riesce a stare in televisione per due settimane in fila. Un coro di bravo, grande comunicatore, lui sì che sa come usare il mezzo, e via elogiando.

Una settimana dopo Monti riesce ad andare in televisione tre, quattro volte. E che succede? Interviene Zavoli dal parlamento. Uno scandalo, violata la par condicio. Seguito dai commenti unanimi quanto indignati dei media. Monti non sta al gioco. Come si permette. Uno spettacolo assolutamente da ridere se non tradisse il fondo mafioso del potere oligarchico.

 

& – La scuola. La proposta è di abbandonare gli interventi economici a pioggia e premiare quelle università e quelle scuole secondo la loro efficienza e produttività.

Insorgono i sindacati. Vergogna. Come si osa preporre dei criteri di finanziamento meritocratici notoriamente reazionari.

Questo è il paese. Il criterio delle promozioni è l’anzianità. Tutti hanno diritto all’avanzamento. L’uguaglianza se deve essere deve essere assoluta. D’altra parte lo stakanovismo era un’invenzione stalinista. Il merito? Meglio il gulag.

 

In compenso si accende qualche luce di speranza. La realtà si fa strada. Il direttore de il Fatto scopre che con il debito pubblico del livello italiano c’è poco da scegliere. Chiunque andrà al governo dovrà tenerne conto. Ignorarlo equivale a prendere in giro la gente (oltre che se stessi). Insomma. Una luce.

Una seconda luce si accende sempre sul Fatto che scopre come gli italiani scambino la furbizia con la genialità. E scrivono quasi un numero intero contro le frodi e i frodatori e il paese che li ammira e li sostiene. Insomma. Una seconda luce.

Interessante che queste «luci» si accendano sulle pagine dell’unico giornale economicamente indipendente del paese. Dove i giornalisti scrivono quello che pensano. Troppo spesso quello che pensano è aberrante. Tuttavia è lì che la luce si fa strada. Almeno pensano.

 

& – Servizio pubblico. Lo spettacolo fornito da Santoro versus Berlusconi è stata la riproduzione plastica dei motivi per i quali i berluscones hanno resistito al governo del paese per oltre 15 anni. Scrive Luigi Spina su La stampa. “In realtà, è andato in onda, per circa tre ore, un durissimo processo a Monti”. I due, Santoro e Berlusconi, come hanno notato altri giornali, erano assolutamente speculari e concordi. Come per venti anni sono stati speculari e concordi destra e sinistra. Con il risultato, corretto, di far governare la destra.

Concordi in cosa? Concordi nell’ostacolare la modernizzazione. Concordi nel resistere alla pressione internazionale che ci vuole in linea con il capitalismo occidentale ed  è ostile, per necessità economica, a quella parodia di capitalismo che è di scena da oltre 50 anni in Italia. D’accordo. Questo è stato già detto. Ripetutamente detto. Ma la persistenza di Berlusconi la si può leggere tutta nello spettacolo andato in onda su La sette giovedì 10 gennaio 2013. 

È questa ambiguità sulla modernizzazione a caratterizzare tuttora lo schieramento di centrosinistra. E questa ambiguità è anche il motivo per il quale Bersani non è attendibile e difficilmente riuscirà a guidare il processo di ripresa del paese.

Tuttavia il paese, le classi dirigenti italiane, la Chiesa, non hanno più margini. L’economia della rendita (una sorta di fossile dell’economia medievale) non è più compatibile con il capitalismo. Tanto più se il capitalismo deve affrontare una crisi di sopravvivenza. D’altra parte Marx sosteneva che non si entra nel comunismo se non superando il capitalismo. Il capitalismo, un passaggio obbligato. La questione italiana è che il paese

nel capitalismo deve ancora entrarci.

 

Metà gennaio 2013 - Dell’oggettività. Cosa manca alla stampa italiana? Alla pubblica opinione italiana? Alla cultura italiana? Il concetto di oggettività.  Cosa si intende per oggettività?  È oggettivo tutto ciò che è fondato. È oggettivo tutto ciò che individua la realtà in seguito a una robusta analisi dei fatti. Primo. Se il fatto in oggetto esiste o no. Secondo. Quale valutazione se ne fa. Terzo. Se è essenziale oppure no. Quarto. Se essenziale, come incide nella realtà individuata. Quinto. Con quali conseguenze. Sesto. Una volta accertata l’esistenza di una determinata realtà questo accertamento rimane valido fino al momento in cui non viene modificato.  Modificato per l’intervento di fatti nuovi e /o di nuove analisi.

Tutto ciò presuppone un pensiero analitico generalizzante. Presuppone un’abitudine all’analisi. Una capacità di distinguere l’essenziale della realtà dall’inessenziale (che pure esiste) e via ragionando. 

Ebbene tutto ciò manca al paese, alla stampa del paese, alla pubblica opinione del paese. Paese, stampa e cultura ai quali manca un nucleo di ricercatori, di specialisti, più genericamente di intellettuali dediti all’individuazione della realtà e a dibattere sulle strutture del massimo di coscienza possibile storicamente raggiunto applicato all’oggetto della realtà in discussione. 

In Italia siamo fermi alla discussione fra il cardinale Bellarmino e Galileo Galilei sulla realtà del sistema solare (se sia la terra a girare intorno al sole). Bellarmino esigeva che Galilei affermasse che la sua teoria (che la terra gira interno al sole) fosse solo un’opinione e non una realtà oggettiva. Da allora a oggi (anche per merito di Galilei) si è capito che al mondo esistono realtà oggettive e non opinioni. Che le realtà oggettive quasi mai sono evidenti. Che le opinioni esistono a livello delle verità (non confondere verità con realtà) soggettive. E lì vanno confinate.

Invece in Italia no. L’opinione trionfa. La realtà stessa è un’opinione. Chi afferma che Berlusconi ha portato l’Italia sull’orlo del disastro si sente rispondere che non è vero. Così il disastro finanziario che ha determinato la scesa in campo dei tecnici è diventato un’opinione. E come tale confutabile. Così la stampa si limita a pubblicare le diverse opinioni e i lettori rimangono con la propria opinione senza nemmeno sapere da dove provenga o come se la siano fatta. Provate a chiedere a qualcuno perché pensa una cosa. Non lo sa. Il momento emotivo nel quale quella opinione si è formata è stato rimosso. Lui non lo rintraccia. E nemmeno è interessato a rintracciarlo  perché la verità (non la realtà), la sua verità è vera solo al momento nel quale la pensa. E manca il confronto con quanto ha pensato prima e con quanto potrebbe pensare poi.

Berlusconi è la quintessenza di tutto ciò. Il suo successo si fonda su tutto ciò. Lui continua a mentire. Ma per la stampa, per l’opinione pubblica, lui non mente. Più che una menzogna si tratta di un cambio di opinione. E chi ha detto che non si possa cambiare opinione? Più volte al mese? Più volte a settimana? Più volte al giorno? Che differenza fa? Così ragiona la nostra stampa.

Ecco perché oggi 15 gennaio del 2013, i giornali pubblicano su una colonna le accusa che Monti fa a Berlusconi e ai suoi governi e sulla colonna accanto le accuse che Berlusconi fa al governo Monti. Pari e patta. Non ha importanza quali siano le accuse fondate e quali no. Che differenza fa? Con una stampa così, come potrà mai formarsi un’opinione pubblica? E quali strumenti si offrono ai propri lettori perché si formino un’idea il più possibile oggettiva, o.g.g.e.t.t.i.v.a della realtà? Vuoi la realtà internazionale, vuoi la realtà italiana. E fra gli intellettuali, qualcuno è sensibile alla questione?

Altra conseguenza dell’assenza del concetto di oggettività è l’arbitrarietà con cui si applicano regole e metodi di valutazione. Conseguenza. Se per i difensori dello statu quo vale tutto ciò che è stato scritto sopra, per i sostenitori della modernizzazione no. Da loro si esige il massimo rigore. Infatti. Che la terra giri intorno al sole è un’opinione ma che dio sia uno e trino è un dogma, dove per dogma si intende una realtà che non può essere messa in discussione. Cioè una verità. Risultato. Le incoerenze di Berlusconi sono puri mutamenti di opinione mentre se è Monti a cambiare opinione o a correggere un’opinione come ha fatto a proposito dell’Imu, allora il Sole 24 ore (vedi edizione del 15 gennaio) esige una coerenza assoluta. E lo esige senza analizzare tempi e condizioni delle due opinioni. Così se Berlusconi è incoerente lo è anche Monti. Di nuovo pari e patta. È questo che la stampa e l’opinione pubblica occidentale non riescono a capire. Come Monti possa essere giudicato alla pari di Berlusconi.

 

Fuori sacco & – Tanto per non essere da meno, Ingroia paragona Monti a Berlusconi per giungere alla conclusione che è peggiore.

& – La gerarchia cattolica (Bagnasco) continua a intervenire sugli affari interni del paese. La Chiesa non attenua ma al contrario accentua la sua presa. Monti si è dovuto di nuovo piegare pronunciandosi contro i matrimoni gay.

 

& – Vergognosa campagna elettorale di Berlusconi teso a salvarsi dai processi. Ottenere una sorta di immunità di stampo medievale. Nuovo tentativo di delegittimare la magistratura senza provocare reazioni all’altezza di un paese moderno. Stampa, partiti, opinione pubblica, politici e intellettuali lasciano accusare la magistratura dei crimini attribuitale da Berlusconi. Due i casi. O Berlusconi dice il vero (che tutti gli indagati sono vittime ingiustamente perseguitate) e allora quei magistrati vanno rimossi. O Berlusconi dice il falso e allora va rimosso Berlusconi.

Ora è altrettanto grave che non ci sia traccia della questione sulla stampa. E si continui a registrare gli interventi dell’uno e degli altri senza esprimere un’opinione, senza una presa di posizione.

È questa la reale malattia, patologia di cui è affetto il paese e di cui Berlusconi è solo un prodotto. Siamo sempre a Bellarmino e Galilei. La terra gira intorno al sole? L’evidenza lo nega. Quattro secoli.

 

& – Per uscire dal letale stallo culturale nel quale versa, il paese deve fare i conti con la gerarchia religiosa, con il fascismo, con il fondamentalismo cattolico, con l’intreccio politica-criminalità organizzata, con l’illegalità diffusa, con la struttura economica della rendita. Per cominciare.

 

& – Cattolici.  Lui, un cattolico di base. Operaio. Si dice consapevole e convinto che la Chiesa rubi. E questo gli sta bene? No. Ma si sa, i preti  sono uomini. Come tali con le loro debolezze. Parla con radicata convinzione. Questa mentalità comporta una serie di riflessioni. Prima alla base di tutte. Gli uomini per loro natura sono portati a rubare, stuprare, uccidere e via dicendo. Cioè. L’umanità per sua natura è perversa. Secondo. Essendo la perversione alla base della natura umana nessuno è realmente colpevole dei propri atti perversi. Terzo. La perversione è in sé un assoluto. Quarto. L’irresponsabilità è così garantita. Quinto. Per scagionare la chiesa dalle sue malefatte si scagionano tutti.

(continua in "Agonia dello statu quo?)

 

parole chiave di ricerca

[Italia [economia italiana [politica italiana  [governo Monti [classe dirigente italiana [statu quo [modernità [crisi economica [crisi eurozona [Chiesa di Roma [cultura nazionale [astuzia (l’) [fondamentalismo cattolico [ipocrisia (l’) [modernizzazione e ammodernamento [oligarchia [Fatto (il) [berluscones [capitalismo [oggettività della realtà [verità [stampa [intellettuali italiani [

[Berlusconi [Monti[Scalfari  [Franceschini [Flores d’Arcais [D'Alema [Bagnasco [Alfano  [Draghi [Santoro [Spina [Bersani [Marx  [Galileo Galilei [Ingroia

 

“Arroganza cattolica” [#IMOD8]

Torna su

Trova
codici
Menu