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Il paese ha toccato il fondo

►continua da #IMOD10

 

& – Poco da commentare. I fatti si svolgono come anticipato. Si vuole riformare la costituzione. Si evitano le riforme di fondo. Le riforme che riformano la società. Nel frattempo lo scontro occupa la cronaca quotidiana. L'unica che sembra andare avanti per la sua strada è quella parte della magistratura fedele ai principi costituzionali. Vedi i processi a Berlusconi e alle strutture corrotte della politica e dell'imprenditoria.

Un giornale affibbia a Napolitano il soprannome di Napolinano. Il presidente si è giocato la sua fama di angelo tutelare. Imparziale, sopra le parti, custode del dettato costituzionale. Ma è la classe dirigente che resiste. In difesa della vecchia struttura oligarchica. Non a caso alle riforme si preferisce premere sull'Europa (UE) perché ci tiri fuori dai guai. O meglio ci aiuti a rinviare l'ammodernamento.

 

Fine giugno 2013. In Italia non esistono i fatti. Esistono le interpretazioni. Una conseguenza della logica codificata dei gesuiti. (Andate a controllare sul Dizionario enciclopedico della Treccani alla vece Gesuiti). Ogni fatto non è tale, non è oggettivamente tale in quanto interpretabile. Brunetta attacca il governo tutti i giorni e, con Alfano e Berlusconi, non fanno che minacciarne l'esistenza se non fa questo e quello che sta loro a cuore. Ebbene, non è vero. Non è questa la giusta interpretazione. Brunetta, Alfano e Berlusconi non attaccano il governo. Semplicemente lo stimolano. Come dire che gli usurai non minacciano il debitore. Semplicemente lo stimolano a pagare. La minaccia derubricata a stimolo non è più grave come sarebbe stata se fosse rimasta minaccia. Quale stimolo, probabilmente, non è nemmeno punibile. Anzi. È buon cuore.

E così via per tutto il dibattito politico. Per le leggi, per le regole. Non si ha mai la certezza che qualcosa sia quella che viene detta. Un'interpretazione diversa è sempre possibile. Lo stesso vale per le leggi. Per le sentenze passate in giudicato. Berlusconi non ha corrotto un giudice per assicurarsi la Mondadori. Come certificano tre gradi di giudizio. Tre sentenze. No, lui, Berlusconi, è vittima. E l'interpretazione di vittima, passa liscia. Non una voce a ricordare la sentenza definitiva (se non quella interessata di De Benedetti). Questo lo stato della stampa italiana. Nemmeno Repubblica sottolinea, pone in risalto, l'interpretazione di vittima. Lo fa, sì, ma solo dando notizia del comunicato di De Benedetti. Una notizia come un'altra insomma.

Scrive Scalfari. "Altra cosa è l'elezione del candidato alla presidenza del Consiglio. Le elezioni politiche non sono imminenti e comunque non si elegge un candidato a guidare il governo nel momento in cui un governo c'è ed è guidato da un'eminente personalità del Pd. L'incongruenza sarebbe talmente evidente che non sembra neppure il caso di discuterne". Non si capisce dove sia l'incongruenza. Il partito elegge il proprio segretario che al momento delle elezioni correrà quale presidente del consiglio. Letta rimane in carica fino alle elezioni. E fa quello che il suo governo deve fare. Poi si andrà al voto con un diverso candidato scelto dal partito quale proprio segretario. Allora? Cosa significa " non si elegge un candidato a guidare il governo nel momento in cui un governo c'è ed è guidato da un'eminente personalità del Pd"? Sarebbe uno sgarbo a Letta? Uno sgarro? Nel linguaggio della mala vita, un offesa, un'onta? In ogni caso. Non rientra nell'etichetta di corte. Insomma «non si fa».

È così che funziona la politica italiana. Con regole non scritte. Insomma. Tronchetti Provera non lo si mette con le spalle al muro. Non si fa. È incongruo. Se proprio non se ne può fare a meno allora il colpito va risarcito e compensato come si deve. Caso Ligresti e Geronzi. Sono le regole dei patti di sindacato, del salotto buono organizzato da Cuccia, grande vecchio dell'oligarchia italiana. Il giudizio viene dato seguendo queste regole. Regole che nulla hanno a che vedere con le regole delle grandi democrazie occidentali. Così. Si è giustizialisti se a essere colpito è un membro dell'oligarchia. Altrimenti, tutto va bene.

In questa chiave è presto spiegata l'anomalia italiana. I codici, la costituzione? Si, vabbè! Quello che realmente conta è altro.

Le leggi si fanno. Poi si interpretano. È l'interpretazione che conta. E l'interpretazione può essere questo o quello secondo gli interessi del gruppo dominante del momento.

È in base a questa mentalità, a questo costume, a queste regole che Berlusconi cade sempre in piedi. E è in base a queste regole, a questa mentalità, a questo costume se reclama l'immunità. Il suo timore è che il clan dei salotti buoni non lo protegga come dovrebbe e come lui esige. Non gli è sufficiente che la stampa dei salotti buoni – di fatto la stampa italiana – gliele passi tutte lisce. E che Napolitano abbia molto a cuore la sua sorte. Non si fida. Lo corrode il dubbio che i salotti buoni non lo abbiano ancora assunto, non lo considerino uno di loro. Ecco il reale pericolo che corre.

Inizio luglio 2013. Dibattito fra Zagrebelsky e Canfora su Repubblica. Canfora sostiene che per comprendere quanto stia accadendo nel mondo sarebbe necessario un nuovo Marx. In realtà sarebbe già molto aver capito il vecchio Marx. Non so ora a quale Marx Canfora si riferisca. Se quello interpretato dagli italiani, non serve a nulla. Ma anche Z&C ignorano l'impianto marxista che vuole alla base di qualsiasi fenomeno il modo di produzione. Parlano di crisi della democrazia dimenticando la crisi che il modo di produzione capitalistico sta traversando. La questione crisi economica, sue fondamenta, sue origini, sue conseguenze non viene mai presa in considerazione. Il problema è come superare la crisi. Punto. Senza analizzarne le cause. È come se trovandosi con l'auto in panne ci si proponesse quale unico obiettivo quella di farla ripatire. Senza chiedersi come. Senza chiedersi perché si sia fermata. Senza dare un'occhiata al serbatoio delle benzina per vedere se è vuoto o pieno. Senza alzare il cofano del motore per capire, cercare di capire, cosa sia che non va. Come se ci fosse una paura fottuta di constatare che la macchina si è rotta. Ci si sofferma sul fatto che al momento dell'arresto dell'auto, un passeggero stava starnutendo. E si impiegano tutte le proprie energie mentali, il proprio sapere, il proprio acume,  per capire quale sia il rapporto fra rottura dell'auto e starnuto del passeggero. Credete, è questo che accade.

 

Metà luglio 2013. Lo scontro fra statu quo – modernizzazione prosegue. Scontro più di trincea che di movimento. Con due novità tuttavia. La prima è che la lotta si fa più serrata. La seconda è che lo statu quo va perdendo terreno. La modernizzazione mette a punto una serie di modifiche che ne segnano il vantaggio. Piccole riforme modernizzatrici qua e là. Queste riforme suscitano forti resistenze – a volte ridicole – come lo sciopero degli avvocati o piccoli colpi di mano che tendono a cancellare le riforme appena conseguite come il ripristino della compatibilità fra le cariche regionali e comunali e le cariche governative.

Si aggiunga. Le riforme del Vaticano, l'affare Alfano, il movimento alla base del pd, le reazioni alla vicenda Calderoli, le difficoltà economiche, la pressione internazionale, sia politica sia economica, i processi giudiziari, le condanne dei Ligresti e di Tronchetti Provera, la Fiat che minaccia nuovamente di lasciare il paese, il riconoscimento di Marchionne come manager di successo, lo strisciante riconoscimento dell'operato di Mario Monti, il riconoscimento all'estero della Fornero.

Tutto un insieme di avvenimenti che vanno indebolendo la strategia di Napolitano e Berlusconi. Isolandoli di settimana in settimana.

Così mentre i sostenitori delle larghe intese perdono terreno i loro avversari lo guadagnano.

 

Primi di agosto 2013. Cosa accade? Lo scontro statu quo – modernizzazione si fa sempre più serrato. L'iniqua maggioranza lo rende più evidente. Un esempio. Il governo riduce del 25 per cento lo stipendio dei dirigenti di Stato. Con un emendamento colpo di mano i senatori cancellano il provvedimento rispristinando il compenso integrale. Il governo rifiuta il colpo di mano e insiste per ripristinare il 25 per cento. I senatori alla fine cedono. Oppure. Il governo abolisce l'uso dei fax nella PA. La PA resiste e riesce (sembra) a prorogare l'uso dei fax fino al 2015. Ora. Se si leggono attentamente i giornali (più di uno, uno non è sufficiente) ci si rende conto che episodi  del 25 per cento o la guerra dei fax sono all'ordine del giorno. Lo statu quo, che prende pressoché sempre la forma di un privilegio, resiste. Non vuol cedere le sue rendite di posizione. Vuol mantenere i suoi vantaggi. I suoi guadagni gonfiati. Le sue impunità. Per mantenere guadagni e impunità deve tenere alto lo scontro contro il mercato e contro la legalità.

Il conflitto di interessi di Berlusconi rappresenta la lotta contro il mercato. La rissa contro la magistratura rappresenta la lotta contro la legalità. La pretesa di impunità reclamata anche dopo una condanna seguita a tre livelli di giudizio è la logica conseguenza della strategia contro la modernità. Le classi dirigenti feudali non pagavano i propri errori. Così come la nostra classe dirigente non vuole pagare i propri. Da Berlusconi alla Polverini, da Alemanno a  Calderoli. Da Bossi ai Ligresti.

 

& – L'ingombrante presenza di Berlusconi rimane un rompicapo. Probabilmente legato alla trattativa Stato – mafia. E alle indecenti condizioni culturali della classe dirigente italiana incapace di mettersi al passo con il resto del mondo occidentale. Berlusconi è il simbolo di questa condizione d'inferiorità in cui versa il paese. Della sua inadeguatezza. In venti anni di comando politico e economico l'uomo è riuscito a distruggere l'immagine dello Stato. Trascinandolo più di una volta nel ridicolo nel quale costantemente precipitava lui. Le corna, la bandana, il cucù, le smargiassate, la mancanza del senso della misura. Hanno fatto da adeguata corona alla incompetenza economica (il crack che obbligò il governo alle dimissioni), alla inefficienza amministrativa (colpevole gestione dell'euro e al posto della annunciata riforma della PA si corrompeva la Guardia di finanza e la magistratura), alla imperizia internazionale (isolamento italiano negli organismi europei e mondiali), alla sordità sociale (politica leghista contro l'immigrazione).

Tutto ciò fra gli applausi della stampa e l'entusiasmo dei ceti dirigenti.

Sino al momento in cui l'Italia si è trovata di fronte alla bancarotta e al fallimento con gli alleati. Nel periodo sono state distrutte industrie come la Finmeccanica, condotte operazioni fallimentari come l'Alitalia, la corruzione ha rotto ogni argine tollerabile in un paese moderno. L'alleanza con i fascisti e con la Lega ha spianato via quel tanto di buon senso e educazione politica che bene o male era sopravvissuta alla Dc. Il caso kazako ha rappresentato il diapason. Lo Stato messo al servizio di personaggi come la Minetti e la Ruby rubacuori. Sono entrati in parlamento e al governo uomini e donne di reputazione dubbia.  Screditate le istituzioni. Camera e Senato ridotti a una platea che per anni ha votato di tutto. Incuranti del ridicolo che raggiunse l'apice quando i deputati dichiararono esprimendosi con un voto ufficiale che la Rubacuori era nipote di Mubarak. La lotta dichiarata apertamente contro la legalità rappresentata dalla magistratura. Delegittimandola per sfuggire alle decine di processi che lontano dal farne un perseguitato politico ne fanno un delinquente abituale. Amnistiato per falsa testimonianza, prescritto due volte per corruzione giudiziaria, cinque per falso in bilancio, una per rivelazione di segreto d’ufficio. Condannato in primo grado a sette anni per concussione e prostituzione minorile. Imputato per corruzione di senatori, indagato per induzione alla falsa testimonianza.

Nonostante ciò personaggi come Napolitano hanno cercato di salvare l'uomo tutte le volte che è stato possibile. Cosa nasconde il comportamento di Napolitano? D'altra parte chi è Napolitano? Ma anche. Chi sono gli italiani?

 

& – Caselli contro le br (Senzani). Peci, il pentito br che ne provocò la fine, un eroe. Le br provocarono lutti, sofferenze, tribolazioni. Costringendo "i parenti delle vittime a vivere un continuo dolore dell'anima che non lascia respiro". Oibò! Chissà se i parenti degli operai che cadono quasi tutti giorni dalle impalcature e muoiono, vivono ugualmente un continuo dolore dell'anima che non lascia loro respiro? O se questo dolore che non lascia respiro è facoltà esclusiva delle famiglie dei borghesi gambizzati e a volte uccisi all'epoca? Ora, sostiene Caselli, questi terroristi che hanno ucciso per "puro fanatismo" dovrebbero confessare la loro abiezione e smetterla con il "solito agghiacciante refrain" che lo loro lotta era giusta.

Ora. Ogni rivolta armata è sempre difficilmente giudicabile. E i termini giusta e errata non gli si addicono. Chissà se Cromwell, Robespierre, Napoleone, Lenin, Mao erano nel torto o nella ragione? Il processo storico ha un suo corso e le rivolte, le repressioni delle rivolte, le rivoluzioni e le controrivoluzioni  vanno interpretate tenendo conto di quel corso. La questione semmai è capire la direzione, il «motivo» del processo storico.

La situazione italiana. Quella classe dirigente così crudelmente gambizzata è la stessa che ha condotto il paese sull'orlo del fallimento. Nelle condizioni in cui si trova. Una classe dirigente ottusa, sotto molti aspetti vile, soprattutto incolta. Che non ha saputo affrontare la modernità e non ha trovato di meglio che affidarsi alla tenace difesa dello statu quo. Incurante della rovina del paese.

 

& – Nel corso della settimana un imprenditore veneto dichiara di non voler assumere mano d'opera italiana perché con troppe pretese, scarsa voglia di lavorare, comoda e ricca di diritti. Gli italiani (veneti nella fattispecie) si rifiutano di fare i turni di notte e di lavorare quando gli viene richiesto il sabato e la domenica.

Qualche giorno dopo il presidente del consiglio Enrico Letta ha dichiarato non senza grinta. "Dobbiamo uscire da quella cappa di sottovalutazione, autolesionismo, benaltrismo che troppo spesso ci toglie ossigeno". E rivendica i sacrifici fatti dal Paese: "Nessuno ci dica di fare i compiti a casa". Un grido contro il rigore.

Il paese a cominciare dal presidente del consiglio non comprende quale sia la posta in gioco. Lotta per il proprio benessere senza capire che «questo benessere», quello invocato dai veneti che si rifiutano di lavorare a certe condizioni e che Enrico Letta tenta di rivendicare, è proprio quello che ci farà perdere ogni benessere. Esattamente come sta accadendo a partire dagli ultimi trenta anni. Con in testa quei cattolici democristiani di cui Enrico Letta si presenta come uno degli ultimi rappresentanti sopravvissuti.

Su Repubblica Davide Tancredi. "L'Italia crede che chiudendo gli occhi e girandosi dall'altra parte i problemi si risolvano, svaniscono, semplicemente perché coperti da palpebre pesanti di ignoranza".

 

Fine agosto 2013. In Italia si parla sempre d'altro. La crisi di governo sarà provocata dalla pretesa della destra di assolvere un condannato per via del fatto che questo condannato è il suo leader e essa, la destra, di questo leader non può fare a meno non per via delle sue eccezionali capacità ma per il fatto che quando hanno provato a farne a meno erano incapaci di rimanere uniti.

Ebbene. La crisi fra pd e pdl sarebbe ugualmente scoppiata per la pretesa del pdl di abolire una tassa, l'Imu, senza tenere conto del danno economico e di credibilità all'estero che l'abolizione della tassa provocava. L'abolizione dell'Imu è un espediente tipicamente berlusconiano per fare voti.  Incurante della situazione e delle necessità reali del paese. D'altra parte il berlusconismo altro non è che una rete di espedienti. Per fare soldi, per governare, per rimanere in sella. Per soddisfare i propri vizi. E cuore di ogni espediente è la menzogna. Così il governo berlusconiano è stato una catena ininterrotta di menzogne.

Svela anche un modo di pensare della destra italiana. E della classe dirigente italiana nel suo insieme. Quel che preme è la sopravvivenza. La propria. La loro. Il Paese, l'Italia, le questioni essenziali, economiche o politiche che siano, non vengono nemmeno avvertite. Non contano. Conta lo statu quo. La salvaguardia delle loro rendite. Una classe che vive di rendita e non riesce a pensare un modo diverso dalla rendita di fare danaro.

 

Fuori sacco & –  Erri De Luca risponde al procuratore Caselli che, senza citarlo, lo ha messo tra i cattivi maestri che sottovalutano la pericolosità del movimento No-Tav. Lo scrittore dichiara ad Huff Post: "Sabotaggi e vandalismo sono necessari ... L'opera è inutile e dannosa ... Il procuratore sbaglia".  Comento. Erri De Luca illustra molto bene la mentalità anarchica del paese. Secondo la  concezione del movimento politico sorto nella seconda metà dell'Ottocento che lottava per un ordine fondato sull'autonomia e la libertà degli individui contro ogni forma di Stato e di potere costituito. Dove libertà degli individui significa che ognuno pensa che il proprio modo di pensare sia giusto in assoluto senza preoccuparsi di fondare il proprio pensiero e di collocarlo all'interno del sapere raggiunto dall'insieme della cultura raggiunta in quel momento dal genere umano nel suo insieme. Con il risultato che ognuno è autorizzato a dire qualsiasi sciocchezza, a farsi giustizia da sé, a usare illegalmente la forza. Uno stato di disordine politico e sociale dovuto alla debolezza culturale della classe  dirigente e del governo.
& – Gianni Vattimo si chiede (angosciato?) "cosa dovrebbe fare chi non vuole il treno? Solo stare lì e aspettare mentre tutto passa sopra la sua testa?" Commento. La questione è. Cosa passa nella testa di Vattimo? Secondo il quale le minoranze sono autorizzate a usare la forza e qualsiasi mezzo violento di opposizione se la maggioranza o il governo dalla quale è espresso decide qualcosa che a loro non sta bene. Ora. A me non sta bene cosa dice Vattimo. Sono autorizzato a picchiarlo per questo? Bruciargli la casa. Danneggiare la sua auto? Oppure lascio passare sopra la mia testa i suoi giudizi che giudico errati come lui giudica errati quelli di Caselli? Quanto al concetto di disobbedienza civile, invocato da Vattimo, c'è una certa differenza dall'uso che ne fece Gandhi e la pratica violenta dei no-tav.
& – Violante. "Berlusconi ha diritto alla difesa. Le regole devo essere uguali per tutti". È la tesi dell'ex presidente della Camera esposta nella riunione nella sede del pd torinese dopo le polemiche sulle sue affermazioni sull'ex premier in merito al voto del pd sulla «decadenza» sia in giunta che in aula. "Da ex magistrato penso che chi giudica deve mantenere il riserbo fino al pronunciamento della sentenza", ha sentenziato Violante. Commento. Questo è il punto. La politica non può né deve seguire le regole della magistratura. Deve avere regole proprie. Autonome. Più rigorose di quelle della magistratura. Dove non vale il principio che il politico sia ritenuto innocente fino al giudizio definitivo. Per i politici vale la norma secondo la quale un politico deve essere sempre e comunque al di sopra di ogni sospetto. E se il sospetto è fondato ancorché non provato, il politico ne risponde abitualmente dimettendosi. Così nei paesi democratici. Sembra invece che Violante non sia al corrente di queste pratiche occidentali.
& – Il vicecapogruppo al Senato del movimento di Grillo, Giarrusso, smentisce Sonia Alfano che aveva pronosticato un soccorso dei grillini in caso di caduta di Letta. "Sono notizie completamente false. Sta giocando con le nostre vite mettendoci in difficoltà". Commento. Linguaggio melodrammatico. Politicamente sproporzionato. "Sta giocando con le nostre vite". Ohibò!
& – Grillo certo di vincere le elezioni. L'unico interesse che mostra è vincere. Costi quel che costi al paese. Posizione equivalente a quella di Berlusconi con l'Imu. Per la quale vale il commento del  Financial Times. "Vince Berlusconi, perde l'Italia".
& – Destra fuori di testa. Berlusconi non può essere considerato un cittadino comune (Santachè). Come cittadino fuori dal comune non può essere giudicato applicando alle sue azioni le leggi del paese.

Settembre 2013Il paese ha toccato il fondo. È ormai allo scoperto. Nudo, come si dice.
La classe dirigente. È a vista d'occhio, alla portata di tutti, comprendere di quale pasta sia fatta la classe dirigente italiana. Modellata da gesuiti e salesiani. Il contenuto venuto a galla è raccontato giorno per giorno da quotidiani, settimanali, televisione, radio. E dalla rete.
Il contenuto. Truffaldino, imbroglione, fraudolento, superficiale, ottuso, chiuso al mondo moderno, culturalmente povero, fermo al Rinascimento, immobilizato dalla controriforma. Tanto melodrammatico quanto ipocrita nel simulare buoni sentimenti. Violento, cinico e senza pietà nella difesa dei propri privilegi, delle proprie strutture corporative.  Privo del senso dello Stato, del bene comune, di ogni pratica democratica.
E il resto del paese cresciuto nelle parrocchie parteggia per questa classe dirigente impegnata nella spartizione della rendita e nella propria sopravvivenza. Parteggia e si divide in difesa di uno schieramento o dell'altro. Di questo o di quello.
Ogni giorno la cronaca politica, sociale e economica ci rinvia fastidiosamente questa effigie.

Classe dirigente.
Sette ginecologi su dieci obiettori di coscienza. Fotografia della classe dirigente italiana. Il 70 per cento composta di cattolici osservanti. Scarsamente sensibili alle leggi dello Stato. Fra assoluti e parziali sette italiani su dieci sono anche evasori fiscali?

Classe dirigente. Ettore Gotti Tedeschi. Esponente di spicco del mondo cattolico e del Vaticano. Leggiamo in una cronaca giornalistica. "Migliaia di mail. Centinaia di note riservate. Annotava e catalogava tutto con metodo e pazienza l'ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi. E la corrispondenza del suo immenso archivio - che gli interlocutori fossero cardinali, ministri della Repubblica, banchieri, parlamentari, lo stesso Pontefice - non aveva a che fare con il governo delle anime, ma con il Potere degli uomini. Con la solerzia "papista" di deputati che pure hanno giurato sulla Costituzione. Con le urgenze della diplomazia tra le due sponde del Tevere di cui Gotti era diventato snodo cruciale. L'Ici, piuttosto che il disegno di legge sul testamento biologico, la nomina del direttore generale della Rai, il governo tecnico di Monti, le linee di credito del san Raffaele. Ebbene, il segreto che ha protetto quell'archivio, sequestrato nel 2012 dalla Procura di Napoli e trasmesso alla Procura di Roma (dove Gotti è stato a lungo indagato per violazione delle norme antiriciclaggio prima che ne venisse chiesta nel luglio scorso l'archiviazione), ora non è più tale. E queste sono alcune delle storie che quel segreto ha protetto". Seguono le storie documentate di come lo Stato fosse al servizio della Santa Sede. Lo si sapeva. Ora lo si sa un po' meglio.
Ora. Se questo è l'intreccio, cosa pensare delle cause della situazione economica e politica del paese?

Classe dirigente. Il ricorso a Strasburgo. Alfano: «Il caso di Berlusconi non è chiuso: fiduciosi che la Corte Ue riconosca la sua innocenza». Malafede? Incompetenza? La Corte Ue non rifà il processo. Non può riconoscere l'innocenza o la colpevolezza di nessuno. Al massimo, ma non accadrà, potrebbe dichiarare che la legge Severino viola i diritti dell'uomo. Quello di Strasburgo, il ricorso, è solo un espediente, un altro, per comunicare all'elettorato berlusconiano, che tutto non è perso e Berlusconi può risultare di nuovo innocente. Ma questo non è così. Sostenerlo è una truffa. Come è una truffa sostenere che l'Imu possa essere cancellata. Altro espediente. Si dice che l'Imu è cancellata e la si sostituisce con altre tasse.

 

(continua in "E nel fondo si rovista)

 

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 “Il paese ha toccato il fondo”
[#IMOD11]

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