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E nel fondo si rovista

►continua da #IMOD11

 

& –  A quando una riflessione sui gruppi dirigenti del paese? Prima i cattolici, poi la sinistra trasformista, seguita dalla sinistra ideologica, nella quale vanno inclusi non pochi magistrati. Infine la destra fascista dura a sparire perché largamente protetta. Una riflessione su questa protezione. Una riflessione ben fondata sul rapporto fra Stato e criminalità organizzata. Infine una riflessione sull’imprenditoria italiana la cui cultura nulla ha a che vedere con il capitalismo. Con il rischio, la concorrenza, l’organizzazione, la funzione della stampa, l’impegno verso la comunità completamente disatteso. È solo a partire da qui che si può impostare una critica al capitalismo. Analizzarne i limiti,  le strutture fondate sullo sfruttamento.

 

Fine settembre 2013. Annotare gli avvenimenti politici di queste ultime settimane è come rimestare nel fondo nel quale il paese è precipitato. Una serie ininterrotta d'imbecillità. La classe dirigente stretta nell'angolo dalla modernità. Fronte alle obiezioni del resto del mondo – al momento rappresentato dalla Ue, ma anche dalla stampa internazionale - non sa cosa dire. E in realtà non dice nulla. Se non pasticciare nel tentativo di giustificare il vuoto che la risucchia. Si parla di Imu e Iva. Il povero Saccomanni fa presente che non ci sono i soldi. Ma non è questo il punto. L'Imu e l'Iva sono il prezzo che noi paghiamo alla nostra inefficienza. Alla favola dello Stellone che ha sempre salvato l'Italia e la salverà ancora.

La cultura della rendita ci porta a vivere delle ricchezze del paese senza avere nemmeno l'accortezza di mantenerle in vita. O di renderle più appetibili. Così lasciamo che Pompei lentamente frani. O come i nostri albergatori e quanti hanno a che fare con il turismo pensano che la vendita del panorama o del clima sia sufficiente così come è in natura. Senza tener conto che il panorama lo stiamo sfregiando e il clima ci va abbandonando. Come l'industria che stiamo svendendo. O, peggio, la lasciamo andare in rovina come lasciamo andare in rovina Pompei e i panorami del paese.

Una via di uscita?

Possibile che il cambiamento sia in atto ma ancora accuratemene nascosto. Una parte della classe imprenditoriale italiana sta tentando con un certo successo di mettersi al passo con l'economia internazionale. Nel campo della stampa – vera spia del ritardo di cui siamo ammalati -  Il Fatto rappresenta un cambiamento. Sia pure contorto e privo di una base culturalmente accettabile. Qua e là si leggono interventi di livello. Ma. Primo.  Cadono nel vuoto. Secondo. Non vanno oltre la diagnosi. E la diagnosi non va oltre il contingente. Insomma. Non si arriva a dire (e a pensare?) che è necessaria una critica e una discussione che parta dalla Controriforma. Perché l'Italia è stata ferma. O quasi. Per cinque secoli. Come e perché il resto del mondo ha camminato. E dove si sta dirigendo.

 

& – L'asse della difesa dello statu quo si va spostando. Da Berlusconi, D'Alema, Napolitano a Napolitano, D'Alema, Scalfari, Epifani, Letta (E). Il Berlusconi protagonista sta progressivamente sbiadendo. Fatica a mantenere il ruolo. Che altri vanno progressivamente occupando. Anzi. Possibile che la nuova squadra lo stia usando quale alibi per raggiungere i propri obiettivi.

Ora la nuova squadra è ben più insidiosa della prima. I nuovi per limitati che siano (battersi contro la modernità a favore di uno statu quo sia pure lucidato e messo a nuovo è un sintomo di ottusità) lo sono molto meno di Berlusconi. Il quale in venti anni di lotta per salvarsi dai processi è stato messo all'angolo proprio da un processo. E altri lo minacciano.

Il disegno dei nuovi non è ancora chiaro. Sanno che devono pagare un tributo alla modernità. Cioè ai loro interlocutori europei e internazionali. Il problema da risolvere è come accettare la modernità mantenendo forte i privilegi dell'oligarchia. Compito ostico. Uno degli obiettivi è riformare la Costituzione in quelle parti troppo avanzate. Esempio. L'autonomia dei giudici va limata. La forza della nomenclatura dei partiti va salvata. Salvato va pure il metodo di governo che risulta un impasto fra la concezione gesuita della gestione del potere e la concezione massonica. Ambedue assolutamente contrarie alla trasparenza e alla gestione democratica della Stato. Insomma. Qualcosa del genere. Aspettiamo.

Il tentativo è appena all'inizio. Non è nemmeno detto che riesca.

Al momento i bersagli della nuova squadra sono Renzi e il movimento m5s. Monti attende in anticamera. Pronto a sedersi al tavolo di comando. Esiste poi la questione del nuovo Vaticano. Ma non è questo un problema. Una volta consolidatisi l'accordo fra i due poteri sarà presto trovato.

Ottobre 2013. Allora? La guerra civile combattuta in Italia alla fine della seconda guerra mondiale del secolo scorso è stata negata con ogni mezzo. Cominciò Togliatti con la pacificazione. Seguì la dc che per circa 50 anni nascose sotto il tappeto la restaurazione strisciante portata avanti dalla destra fingendo di rispettare la modernità mentre la sabotava.
Berlusconi e i berluscones hanno tentato negli ultimi venti anni di portare a termine la restaurazione. Non ci sono riusciti. La magistratura, obbligata soprattutto per motivi professionali ad applicare la carta costituzionale, ha dovuto applicare la legge. Sostituendosi alla classe politica che ha tentato di tutto per ignorarla. La lunghezza dei processi – una astuzia delle classe dirigente nel suo insieme - ha rinviato ancora, dopo Mani pulite, fino a questi ultimi due anni la resa dei conti. Cioè l'applicazione della costituzione ai comportamenti della classe dirigente (imprenditori, banchieri, professionisti, commerciati, artigiani, politici).
A questo punto. La condanna del suo principale rappresentante negli ultimi venti anni. Il rifiuto della condanna. La denuncia che la magistratura applicando le leggi costituzionali è comunista per il solo fatto di applicarle. E uno scontro che rientra nel rinvio permanente della resa dei conti fra quella parte del paese che vuol negare il contenuto moderno dalla costituzione e quella parte che vede nella costituzione l'unico strumento che permetta di uscire dal maledetto stallo nel quale 60, 70 anni di egemonia democristiana l'ha cacciata.

& – Gli avvenimenti di questi giorni rappresentano anche la sconfitta della strategia dalemiana applicata con forza da Napolitano. Se Berlusconi rappresenta la pancia, il subconscio della classe dirigente italiana, D'Alema è il portatore di un modo molto italiano di intendere la politica. Realismo politico (realpolitik) che aderisce alla realtà così come è e mai alla realtà come potrà essere. Il curioso (ma anche preoccupante) è che alla fine questo tipo di realismo lavora per lasciare le cose come sono. Ostacolando ogni tipo di evoluzione possibile dei processi storici in corso. Così D'Alema ha finito con l'essere uno dei principali sostenitori di Berlusconi. Trascinando Napolitano. Già di per sé incline alla conservazione dello statu quo. Al suo consolidamento. Al suo rafforzamento. Strategie sostanzialmente di retroguardia. Tuttora in atto.

& –
Non se ne esce. Anche se esce Berlusconi rimangono i berluscones. I più moderati. Cioè gli amanti del compromesso. Non a caso mantengono vivo lo scontro con la magistratura. Colpa dei magistrati applicare la costituzione. Difendere lo stato di diritto.


& –
Continua l'affannoso dimenarsi dell'oligarchia nel tentativo di affrontare la modernità rimanendo quello che sono. Salvando la sostanza del loro modo di esistere e di pensare. Sostanzialmente medievale.

Dal diario di un amico. " Leggo articoli sul suicidio di Lizzani. Li trovo demenziali. È la logica cattolica di questo paese incapace di cogliere l'essenziale della realtà. E della vita. Una cultura passata. Superata. Sorpassata. Ma non da noi. Lo stesso nei programmi di approfondimento televisivi. Ognuno dice la sua completamente sganciato dai fatti. Si parla per metafore che esprimono più la mentalità di chi le pronuncia che non una rappresentazione efficace della realtà come dovrebbero. Deprimenti? Lo sarebbero se avessero un qualsiasi peso. Al contrario l'unico peso è la difesa a oltranza dell'oligarchia. Che trova il suo punto di forza nella difesa a oltranza del cattolicesimo romano. Non penso che Bergoglio papa farà molta differenza in questo".

 

Fuori sacco & –  "Io non credo che Berlusconi abbia fatto gli italiani, ma al contrario che gli italiani abbiano fatto Berlusconi". Intervista de il Fatto a Philippe Ridet, corrispondente de Le Monde in Italia. Ci voleva uno straniero per vederlo scritto.

& – Dopo Padoa-Schioppa e Fornero anche il ministro del Lavoro Giovannini ci giudica inadeguati. "Non abbiamo le conoscenze per vivere nel mondo di oggi". E su di noi sarebbe meglio non investire. Dai giornali del nove ottobre.

 

Fuori sacco & –  Dialogo fra due politici a proposito della legge di stabilità. Berlusconi la giudica "un'aspirina per curare la polmonite della crisi economica". Risponde Alfano. La legge di stabilità? "Una vitamina dopo tanti antibiotici".

 

& – Il fondo è stato raggiunto e nel fondo si rovista. Ognuno polemizza con l'altro. E con se stesso. Un giorno si esprime un giudizio e il giorno dopo un giudizio opposto al primo. Ne emerge l'inconsistenza culturale del paese. Impegno massimo di ognuno a dire agli come devono comportarsi. Senza la minima preoccupazione di come ognuno si comporta. Atteggiamento che pervade ormai l'intera vita dello stivale. Dalla presidenza della repubblica all'ultimo automobilista o pedone della strada. In frantumi insieme all'identità nazionale è andata ogni identità individuale. Siccome ognuno non sa bene dove collocarsi si colloca alla ben in meglio dove gli capita. Per poi difendere con le unghie e con i denti la posizione casualmente occupata. Assurta nel frattempo a verità assoluta. Dando per certo ciò che assolutamente certo non è. Che può essere sostituito con altrettanta sicurezza da una nuova certezza. Non sapendo se ciò che era vero oggi lo sarà anche domani. Questo vale per tutto. Per gli impegni presi, per la parola data, per le leggi emanate. Le leggi in particolare. Una volta divenute leggi non si sa se saranno applicate, come saranno applicate, quale interpretazione dare per la loro applicazione.

Un esempio. Di coerenza. Napolitano. Nel 2008 si disse "convinto che ripercorrere la strada di una riscrittura della seconda parte della Carta [costituzionale] sarebbe velleitario e dannoso". Proprio così, velleitario e dannoso. Oggi il contrario. Si sta dando un gran daffare per cambiare a fondo la seconda parte della costituzione. Senza avvertire la necessità di spiegare il motivo di un così radicale cambiamento di opinione. Probabilmente. Un motivo fondato non c'è. C'è soltanto l'abitudine all'incoerenza quale pratica di vita e componente essenziale del trasformismo nazionale.

Berlusconi non ha fatto altro che portare alla luce le deficienze, la mentalità feudale, l'inconsistenza, la leggerezza, l'incapacità, il dilettantismo, la sostanziale disonestà della classe dirigente nel suo insieme. E. La inconsistente debolezza della parte migliore.

 

& – Produttività. Burocrazia. Un italiano è sposato a una straniera. Nasce un figlio. Alla Asl un impiegato si rifiuta di dare la tessera sanitaria sostenendo che il bambino non è italiano perché figlio di una straniera. L'italiano deve tornare più volte per sistemare la faccenda che va in porto solo dopo l'intervento di un dirigente. Ora. Quel funzionario dovrebbe essere licenziato. Per incompetenza. Non ci sono né ci possono essere dubbi sul fatto che il figlio di un italiano sia un italiano. Per arbitrarietà. Come gli è venuto in mente di inventarsi la norma che non era possibile o dubbio? Per danno economico. Il tempo perso a causa della sua fantasia.

Invece non è successo niente. Questi sono i problemi della produttività italiana. Dove volete che vada un paese così? E. Quanto ci vuole per cambiarne mentalità e comportamenti? E ancora. Come può accadere che un funzionario si inventi una norma che non esiste? Non è un caso isolato. Frequentemente i funzionari dei vari organismi statali e privati  (poste, elettricità, eccetera) si rifiutano di applicare le nuove leggi varate dal governo e dal parlamento.

Nel frattempo si perdono giornate di lavoro. Da parte dei consumatori/clienti del servizio. E da parte dei funzionari addetti al servizio.

Questione seria.

 

Produttività. Oltre due giorni per cambiare un numero di telefono al quale CartaSi deve fare riferimento. Primo. I sistemi internet di CartaSi esistono ma non funzionano. Un sintomo grave dell'arretratezza del paese è esattamente questo. I servizi informatici dei vari organismi (banche, carte di credito, ministeri, comune, eccetera) sono lì pronti per essere usati. Solo che al momento di usarli non funzionano. Si può passare una mezza giornata provando e riprovando (increduli di tanta inefficienza). Il risultato è sempre lo stesso. Per un motivo o per l'altro non rispondono. Allora si ricorre al tradizionale telefono. Quando finalmente si riesce a prendere la linea, a parlare con un operatore in grado di dare risposte  (spesso ti danno risposte di fantasia), e si manda avanti l'operazione, cosa accade? Accade che l'operazione non ha funzionato. Perché? Perché l'operatore o l'operatrice efficienti hanno sbagliato a trascrivere il tuo numero di telefono. Manca una cifra. Mandi un messaggio di protesta? Mentre una società straniera ti risponde nel giro di minuti, una società italiana ti ignora o risponde dopo un mese. E la risposta non è una risposta. È un ukase. Cosi è. Punto. Come diavolo può crescere (la famosa crescita) un paese così?

 

Novembre 2013. Democrazia. Scoppia il caso Cancellieri. Ha fatto pressioni per la Giulia Ligresti? Lei si dice con la coscienza a posto. Tuttavia qualcosa le sfugge. Primo. Perché un funzionario dello Stato ha rapporti così stretti con una famiglia di pregiudicati come i Ligresti? Tuttavia la vera questione è ciò che la Cancellieri ha detto a Gabriella Fragni (compagna di Salvatore Ligresti) secondo quanto riferito dalla stessa Fragni. La Cancellieri giudica l'operato della magistratura come un operato da "fine del mondo". Cioè? Assurdo, inadeguato, o che? Aggiunge che c'è "modo e modo", che lo ritiene ingiusto. E alla fine si mette a disposizione. Ora. La Cancellieri sembra non capire che un ministro in carica non si può permettere nemmeno di pensare tutto ciò che lei, la Cancellieri, ha pensato. 

Tuttavia lei lo ha pensato. E detto. Fino a prova contraria. È per via di ciò che ha pensato, che deve dare le dimissioni. Non capirlo significa non avere la più lontana idea di cosa significa un comportamento in democrazia. Lo stesso vale per Manconi che scrive in difesa della Cancellieri di farla finita con la cultura del sospetto. Un modo barbaro e medievale di ragionare. Che c'entra il sospetto? Un ministro della Repubblica (di qualsiasi repubblica occidentale) non può permettersi di pensare ciò che la Cancellieri ha pensato e detto. Se lo pensa deve tornare ad essere una libera cittadina. Non può essere un ministro della repubblica e, probabilmente, nemmeno un funzionario dello Stato. Certo qui si parla di una Stato democratico. Nasce la domanda. Quanto è democratico lo Stato italiano? Quanto è democratico il paese nel suo insieme?

La realtà è. Se esiste Berlusconi, allora è normale che esistano i Ligresti. E se esistono i Ligresti allora è normale che esistano ministri come la Cancellieri.

Fine novembre 2013. Il paese cambia a sua insaputa. Molti i sintomi del cambiamento. Nel pd verso il ricambio del gruppo dirigente, le autorità di controllo (authority) cominciano a fare il loro mestiere, aumenta la insofferenza e la denuncia delle diffuse irregolarità nel paese. Prende piede il senso della modernità. E altro non perfettamente visibile. A sua insaputa. Il processo si sviluppa senza una consapevolezza di sé. In altre parole non si traduce in cultura. Tuttavia c'è. È in corso.

 

& – Dal diario di un amico. "A muoversi è la politica. Il paese si dibatte nella crisi cercando di sfuggirla. Non di affrontarla. Il più lucido allo stato dei fatti sembra Renzi. Sembra. Gli altri, Napolitano, D'Alema inclusi, subiscono la situazione. Quale? La criminalità organizzata? L'ottusità della classe dirigente? Loro compresi? Grillo. I grillini. Non sanno dove si trovano. Non riescono a percepire il mondo nel suo insieme. Nella sua complessità. I berluscones? Una classe che va mandata al macero. A farlo potrebbe essere il nuovo Vaticano. Il fatto che Bergoglio sia un argentino ha un suo senso. L'Argentina è il paese più italianizzato che ci sia. In più è un gesuita."

 

& – Questa storia dell'Imu è paradigmatica. Tutti sapevano che l'Imu non si poteva toccare. Che toglierla avrebbe portato a guai economici seri. E di conseguenza il massimo che poteva farsi era fingere di toglierla. Ma allora perché fingere di toglierla? Per fare un piacere elettorale al centro destra. Il quale agitando la bandiera dell'abolizione dell'Imu aveva guadagnato quattro punti elettorali. Sufficienti a tenerlo ancora politicamente in vita. Ma perché il centro sinistra doveva favorire elettoralmente il centro destra? Per fare contento Napolitano. Permettergli di realizzare le larghe intese. Risultato. Abbiamo perso quattro mesi dietro la questione dell'Imu. Nel frattempo le larghe intese sono fallite. Lo scontro politico si è fatto sempre più aspro. Cresce l'astensionismo. La difesa dello statu quo, vero obiettivo delle larghe intese, compromessa come mai prima. Capolavoro della saggezza politica quirinalizia. Una grande mente.

 

& – "Silvio non si discute, si ama". Così poteva leggersi su un cartello dei seguaci di B. Molto indovinato. Gli italiani amano, non discutono. Non discutono. Cioè non pensano. Amano la Juventus, la Roma, D'Alema, gli SU, l'Urss, i francesi, i tedeschi, gli inglesi, Pippo Baudo, Montanelli, Biagi, la Lollobrigida, Grillo, Milano, Firenze, Siena, il Veneto, Napoli, il fascismo, Mussolini, la propria auto, i propri figli, il proprio padre, se stessi, la propria carriera, il proprio benessere. Dice De Luca, non mi dimetto. Merito una medaglia. Dice la Cancellieri non mi dimetto. Sono vittima di un complotto. Dice Vendola non mi dimetto. Sono vittima della libertà di stampa. Dice Berlusconi non mi dimetto. Sono vittima della libertà di giudizio dei magistrati.  Dicono. Uccido la mia donna solo perché la amo troppo. Anche i pedofili fanno quello che fanno perché amano troppo le loro vittime. Ultimamente si è anche scoperto che gli italiani amano da morire le aragoste, lo champagne, gli alberghi e i ristoranti a cinque stelle. Le vacanze di lusso e i panfili messi a loro disposizione per puro amore disinteressato. Insomma sempre per amore.

L'italiano ama, non discute. Peccato che questi grandi amatori non amino mai il proprio paese, il proprio onore, la propria dignità, la propria comunità. Non amino la discussione, la logica, il sapere, il ragionamento. Che sfortunati.

 

& – Dietro Alfano, Ruini. Che dio gliela mandi buona.

 

& – Perché mai l'elettorato di Berlusconi gli è così fedele, si chiede La Stampa di Torino? Ipotesi (che La Stampa si guarda bene dal fare). Non sarà per caso perché controlla almeno l'80 per cento della comunicazione del paese? Televisioni, giornali, stampa compiacente, propaganda e pubblicità battenti? 

 

& – Cancellieri, Vendola. Un costume politico direttamente legato alla pratica italiana del trasformismo. Tutti amici di tutti. Confini, zero. Si può stare tranquillamente di qua o di là. Non è un caso isolato che si passi allo schieramento avversario con grande disinvoltura. La medesima disinvoltura della Cancellieri e di Vendola nella difesa del propri operato. Telefonate e rapporti stretti di un ministro della repubblica con una famiglia di indagati. E risate al telefono con il nemico di classe. Vendola uomo della sinistra quasi estrema sostiene di credere nella lotta di classe. Per fortuna. Altrimenti chissà quale sarebbe il tenore delle sue telefonate. E Napolitano? Ancora. Un presidente della repubblica che elogia una sentenza. Tifa per certe decisioni della magistratura e ne disapprova altre. Invia messaggi di moderazione ai tribunali, come se i tribunali non fossero moderati o neutrali nelle sentenze che emettono o nei comportamenti giudiziari. Un paese da rieducare. Dal capo supremo che lo rappresenta in giù. Giù. Fino alle trasmissioni televisive dove vengono avallate le teorie economiche più stravaganti e meno fondate. Parlando a briglia sciolta su argomenti di cui non si sa assolutamente nulla.

Incredibile? Disgraziatamente no. Sintomi di un male profondo che nessuno vuole o è in grado di diagnosticare.


Dicembre 2013
. Renzi. Ormai tutto il paese si schiera contro la classe dirigente. Berlusconi, Grillo, Renzi. Tre momenti del medesimo movimento. Contradditori (naturalmente). L'Italia anticipa la crisi della democrazia parlamentare. Berlusconi bombarda il quartiere generale del parlamentarismo. Grillo spinge per la presa del Palazzo d'Inverno. Gli autotrasportatori e c. minacciano di occuparlo. La polizia che solidarizza, un segnale preoccupante. Renzi è il tentativo di affrontare la crisi in corso con ragionevolezza.

 

& – Una questione di fondo. È di credere e puntare sul fatto che si possa uscire dalla crisi economica internazionale e riprendere a crescere. Economisti della forza di Larry Summers e Paul Krugman, osservatori del livello di Franco Guerrera sostengono altro. Primo. Dalla deflazione non si esce. Secondo. Siamo probabilmente di fronte a una svolta (rivoluzionaria) mondiale. Sotto questa luce l'Italia è solo uno dei momenti di questa svolta. Forse l'anticipa (come le capita spesso).

 

& – La rivolta attuale di cui il paese è protagonista (detta dei forconi) come molte trasmissioni televisive, programmi di approfondimento (si fa per dire), dibatti e interviste e articoli anche della stampa cartacea indicano come il livello culturale nel quale versa attualmente l'Italia non è in grado i affrontare adeguatamente il momento storico che il mondo sta traversando. Conseguenza. Ci si abbandona alla rabbia, alla farneticazione, all'auto inganno, alle analisi di cortile che nulla hanno a che fare con la reale situazione del paese. Il quale – sembra a insaputa di tutti – è immerso in un contesto più vasto noto approssimativamente con il termine di «mondo». L'Italia fa parte del mondo. Ma non lo sa. Anche perché non c'è anima viva che glielo dica. Che l'avverta. Quando se ne accorgerà avrà il volto tumefatto dall'urto.

 

Fine dicembre 2013. Frizioni? Competizione? Strategie politiche diverse? Diverse concezioni del mondo. Letta e Renzi. Alleati o concorrenti? Napolitano e Renzi. Due modi di pensare e di agire profondamente diversi. Letta subisce vuoi Napolitano vuoi Renzi.

Napolitano insiste sulle larghe intese quando le larghe intese sono finite nel cestino. A buttarcele è stato Berlusconi tentato da qualsiasi tipo di avventurismo che ne ritardi la morte politica.

Da qualche tempo si fa pressante la domanda «chi è Napolitano?». Uno sciocco? Il garante della trattativa? Un altro affetto dalla sindrome chiaroveggenza?

In Italia più che la volontà di potenza è la chiaroveggenza a minacciare il processo logico di apprendimento e analisi. Tutti convinti di capire e sapere. Per poi affidare all'uomo della provvidenza il compito di portarli fuori dai guai. Guai nei quali li ha cacciati un precedente uomo della provvidenza. Che loro tuttavia si rifiutano di giudicare. Giudicarlo sarebbe giudicare se stessi che per decenni lo hanno esaltato.

 

& – Stato dell'arte. Nei consuntivi di fine d'anno non si avvertono autocritiche.

I politici non fanno un'analisi dei propri errori. Li ammettono senza analizzarli.

Gli imprenditori non li analizzano neppure. Né li ammettono.

Le banche. Non sono attrezzate per fare il loro mestiere in un sistema capitalista. Che è quello di individuare le realtà produttive del paese e investirci su.

Si parla genericamente di potere burocratico. Ma ci si rifiuta di individuarlo, descriverlo, analizzarlo. I burocrati tutti ai loro posti. Inamovibili. Chiusi nel loro autismo devastante. Nel senso che devasta il paese.

Il paese. Gli elettori non si chiedono mai perché hanno votato per decenni democrazia cristiana prima, Berlusconi poi.

La corruzione corrode le strutture economiche e sociali?. Non è cosa che li riguardi. La denunciano ma mai uno straccio di analisi per individuarla.

Gli intellettuali non si chiedono mai se sono veramente tali. Cosa significhi esserlo. Il loro rapporto con il potere accademico.

Il potere accademico tutto fa fuorché occuparsi del paese. Insieme intellettuali e accademici si esercitano in applaudite descrizioni dei fenomeni senza mai analizzarne le origini. Una serie di eccellenti monografie, ma mai una visione d'insieme che analizzi, faccia capire chi siamo e perché lo siamo.

E così via per ogni categoria economica, produttiva, politica, sociale, professionale, artigianale.

La produttività. La si cita in astratto come se non riguardasse cultura, mentalità, comportamenti. Rapporti con la tecnologia. Con la modernità. Con la visione del mondo.

La stampa? Basti dire che la migliore ha come suoi campioni due voltagabbana famosi come Montanelli e Biagi.

Gli altri media. Portano alla luce il peggio. Convinti di essere professionisti eccezionali. In effetti una loro eccezionalità la hanno. Indovinate quale.
 

(continua in "Comincia lo scontro)

 

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“E nel fondo si rovista”
[#IMOD12]

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