materialismo&dialettica
Punto di vista >
Comincia lo scontro

►continua da #IMOD12

 

Gennaio 2014 (aggiornamento dello stato dell'arte della situazione politica nazionale).

La situazione si presenta così. La destra nel suo insieme e le classi dirigenti sostengono con ogni loro forza il sistema politico che ha la rendita quale suo presupposto economico. Presupposto economico che continua a essere  teoricamente ignorato. Ignorato. Non solo dalla destra italiana ma in genere dalla totalità degli economisti e degli intellettuali nazionali e internazionali. Che ragionano in termini di economia positivista.

Tuttavia. Negli ultimi tre anni il quadro è mutato. I berluscones sono stati battuti ma non schiacciati. Esercitano ancora un'influenza profonda nella mentalità del paese. Nel medesimo tempo. Il paese ha reagito. Una parte si è rifugiata nella braccia di un nuovo salvatore impersonato da Giuseppe Grillo. Una parte si è arroccata sui berluscones. Una parte tenta il rinnovamento fidando in Matteo Renzi.

All'interno delle classi dirigenti la situazione si presenta in maniera differente. Lo statu quo trova il suo punto di forza nella formazione Napolitano, Letta, D'Alema, De Benedetti/Scalfari. Cui fanno sponda le formazioni cattoliche di Comunione e Liberazione e i quanti sono in asse con Ruini come Alfano e Quagliariello. Questo nucleo è assediato dalla rivolta popolare rappresentata dai m5s. Movimento questo assolutamente inadeguato al mondo moderno che preme all'esterno. E ha nella nuova formazione del pd guidata da Renzi il suo antagonista più insidioso.

I berluscones come i residui della Lega vanno identificati con la pancia italiana, accanto ai m5s e alle varie ribellioni di piazza come i forconi e quanti aspirano al cambiamento senza la capacità di individuare quale.

È questo dei berluscones, dei m5s, del ribellismo plateale l'aspetto inquietante che caratterizza la base popolaresca italiana. Nella quale si avverte l'assenza di riferimenti ideologici e culturali che caratterizzano di solito i paesi dell'area occidentale.

La mancanza di un nucleo culturale e intellettuale di riferimento è anche la malattia che caratterizza la stampa nazionale. Il sintomo più allarmante del pessimo stato nel quale versa la condizione democratica del paese.

Condizione alla quale ha tentato di far fronte la magistratura. Anch'essa tuttavia priva di riferimenti culturali appropriati. Un riferimento si tenta disperatamente di individuare nella Costituzione. Con la quale si sopperisce come si può ma che da sola non può sostituire il vuoto intellettuale e logico che caratterizza l'attuale momento storico nazionale.

Vuoto del quale fanno parte il patto fra criminalità organizzata e Stato, l'assenza di una classe borghese di stampo occidentale, l'assenza di una classe imprenditoriale che individui nella salute del paese la propria stessa salute. Discorso che vale per la burocrazia priva di una concezione capitalista e democratica. E riguarda anche la classe politica a sua volta priva di validi riferimenti intellettuali.

Come già detto altre volte un paese che stenta a entrare nella modernità, nel capitalismo, nella democrazia. E stenta ancora, nonostante che capitalismo e democrazia stiano a loro volta precipitando in una crisi globale.

Si era detto. La società italiana è al guado. Bisogna dire ora che il concetto di guado non riflette la situazione.

La società italiana, al momento, si trova stretta nella sua propria contradizione. Di paese che è stato con il Rinascimento la culla della modernità occidentale e di  paese chiuso nella Controriforma del cattolicesimo romano.

Come e quando si creeranno le condizioni per superare la contradizione e entrare nella modernità?

È possibile che stiamo assistendo ai primi tentativi di dare una risposta. Risposta che tuttavia non è certamente dietro l'angolo.

 

& – Un giudizio sulla situazione economica. Da un articolo di Daniele Manca (Corsera 3 gen 2014). "Ma non bastano buoni accordi, imprese e sindacati, serve un Paese che comprenda la strategicità della combinazione. Tre numeri indicano che di strada da fare ne abbiamo parecchia: paghiamo l’energia il 30% in più rispetto al resto d’Europa, la burocrazia costa alle imprese 31 miliardi di oneri aggiuntivi e siamo al quarto posto tra i Paesi sviluppati in quanto a pressione fiscale ormai a quota 44,4% rispetto al Pil (Prodotto interno lordo). Non possiamo più permettercelo".

 

& – Cosa abbiano in testa con dorotei come E. Letta e miglioristi come Napolitano non è chiaro. Volevano fare le riforme. Con Berlusconi! Per farle con Berlusconi hanno impantanato il paese nella questione dell'Imu. Dalla quale non riescono a tirarsi fuori. Mentre ne è uscito fuori Berlusconi. Lasciandoli con il cerino acceso fra le dita. E senza riforme. Riforme che erano stato l'obiettivo principale che aveva fatto decidere ufficialmente Napolitano ad accettare il secondo mandato presidenziale.

Una vicenda che definirla torbida è un eufemismo. Cosa c'è nel fondo nel quale stiamo rimestando da alcuni mesi? Per quale motivo non si riesce a uscirne fuori?

Il noto. La mentalità cattolica della classe dirigente. Imprenditori, burocrati, banchieri, intellettuali. La politica vaticana indifferente delle sorti del paese. O la gerarchia religiosa ottusa se non di più come il resto della gerarchia laica alla testa della nazione. La trattativa Stato – mafia. Che ha trascinato la classe di comando nella spirale della mafia.

Ma anche. La condizione culturale, logica e mentale nella quale siamo precipitati. Si sono imposti. Hanno prevalso. La furbizia truffaldina, il sospetto fine a se stesso, la grettezza quale metodo di vita, il tirare a campare quale soluzione della quotidianità. Il rifiuto della realtà del mondo.

Con l'ascesa di Bergoglio al soglio pontificio l'establishment italiano è rimasto l'unico a difendere lo statu quo e la struttura della rendita che caratterizza l'economia italiana. Una battaglia disperata, persa in partenza. Destinata ad avere quale unico risultato il declassamento finale del paese.

Uscirne? Non certo con Berlusconi, Napolitano, Letta. O con intellettuali come Scalfari. Con economisti come Fassina. O con oppositori come Grillo.

Al momento siamo messi piuttosto male.

& – Renzi - Berlusconi (sabato 18 gennaio 2014). Non è buono. Per fare le riforme, Renzi ha dovuto rinunciare alla legalità. Almeno al momento.

Al momento?

 

& –  Il potere burocratico. Si fonda su una struttura economica e organizzativa il cui obiettivo principale è la propria conservazione e riproduzione.

Organizzazione e finalità. Strutture bizantinamente complesse, con competenze dai limiti sfuggenti, ma perfettamente idonee a rallentare o bloccare qualsiasi procedimento. Capeggiate da personaggi inamovibili, che sopravvivono per decenni a qualsiasi cambio di gestione politica, depositari esclusivi di un sapere inutile, da loro stessi creato. Un sistema a difesa di strutture di potere alcune più vaste altre meno. Gelosi della loro capacità di veto e soprattutto delle loro prerogative.

Cosa fare?

Distruggerle per rimuoverle. Ripartire da zero.

Come?

Analizzare i processi. Individuare le finalità. Cancellare i passaggi inutili. Smantellare le strutture che li tengono in vita. Strutture il più delle volte responsabili di incrostazioni aggiuntive, non disinteressate. Abolire il sistema di mediazione tenuto in piedi per definire i confini e le competenze delle strutture in parola. In concorrenza fra loro. Fonte di interminabili ed estenuanti negoziati.  Ispirati più dalla volontà di prevalere che dalla ricerca di migliorare il prodotto.

Solo così sarà possibile identificare i 'colli di bottiglia', individuare e attribuire le responsabilità. In una parola rendere efficiente l'azione dello Stato.

(Sintesi ricavata da un'analisi condotta all'interno delle strutture burocratiche scritta da  Vincenzo Camporini - Vice Presidente dell'Istituto Affari Internazionali, già Capo di Stato Maggiore della Difesa).

 

Fine gennaio 2014 - Della comunicazione.

– Gli italiani non riescono più a comunicare fra di loro. L'abitudine di dire e disdire distrugge ogni possibilità di comunicazione. Distrugge ogni credibilità. Il morbo sta colpendo anche stampa e televisione. Le manifestazioni pubbliche. L'operatività. A evaporare è lo stesso senso delle cose. La devastazione del linguaggio corrode la base stessa della convivenza sociale.

– Linguaggio metaforico. Un modo per non dire di cosa si parla. "Ha nascosto la polvere sotto il tappeto". "Autogol". "Figli di serie b e figli di serie a". "Tolleranza zero". "Comportamento da curva". Oppure esprimersi per proverbi, e frasi fatte. Una maniera molto arretrata di comunicare. Esprimersi per proverbi o citazioni dei vangeli era tipico del medioevo. Protrattosi nel mondo contadino.

Estraneo al linguaggio moderno. Linguaggio che ha un moto di fastidio di fronte ai proverbi e alle metafore.

– L'errore mortale della sinistra post comunista e post democristiana va ricercato nel linguaggio. Dove nulla era mai detto apertamente. Ma sottinteso. Allusivo. Ammiccante. Sostanzialmente mafioso. Predicativo. Apodittico.

Si rivolgeva alle corporazioni. Esterne e interne. Le quali capivano benissimo. Ma solo loro. Insomma. Capiva chi doveva capire. E chi non doveva capire restava all'oscuro. Cioè tutti gli altri. La società civile, la gente comune, i gruppi estranei all'operazione in corso. O alla corporazione, alla consorteria cui il discorso era diretto.

Berlusconi, reale esponente del vecchio, ha potuto presentarsi e passare per venti anni come nuovo soltanto per via del linguaggio usato. Naturale, comune.

Lo stesso Renzi.

Questa è l'unica, si sottolinea unica, cosa che hanno in comune.

Che Grillo sembra possedere ma non possiede.

Grillo usa una lingua rivolta alla pancia. Stuzzica le emozioni più riposte. Gli istinti più nascosti e profondi. Di cui la gente fino a pochi anni fa si vergognava. E che ora al contrario proclama.

Come Bossi, la Lega. Fanfaroni, strafottenti. Promettevano la vittoria che sarebbe stata raggiunta con ogni mezzo. Compresi i fucili, come dicevano.

Anche Berlusconi si obietterà.

Sì. Ma in maniera più cinica.

Con dietro Craxi, la p2, la mafia. Che non erano degli improvvisatori. Ma avevano in mente un disegno a sua volta eversivo ma fondato. Poggiato su culture tradizionalmente vecchie, vetuste, sorpassate ma ancora vive.

Insomma a differenza di Grillo e Bossi non erano degli improvvisatori. Sapevano quel che dicevano e perché lo dicevano.

Un'associazione a delinquere? Sì. Ma consapevole.

 

Febbraio 2014 - Il caso Letta. In un paese normale al momento in cui Renzi vince le primarie e prende la segreteria del pd, un presidente del consiglio come Letta, che è l'espressione di quella parte del partito andata in minoranza, si fa da parte. O rassegna le dimissioni per fare posto al nuovo segretario o si mette a sua disposizione assumendo il ruolo di esponente della nuova maggioranza. Tanto più che la nuova maggioranza ha vinto le elezioni primarie con precisi impegni di interventi legislativi di governo. Gli impegni di governo sono vostri. È corretto che siate voi a realizzarli. A meno che non riteniate opportuno che li realizzi io. I questo caso sono a disposizione. Questo in un paese democratico.

In un paese oligarchico tutt'altra politica. La nuova maggioranza ha vinto? Va immediatamente contrastata. La minoranza del pd tenta di farlo. Poi desiste. Ma non il capo del governo. Il quale viene considerato dal gruppo oligarchico al potere come l'antagonista della nuova maggioranza. E montato – complici i media – come tale. Il motivo principale è che il governo gode di una sua autonomia. Qui cominciano i pasticci ideologici. Prevale il pragmatismo all'italiana che non fa mai i conti con un modello ma prende a modello il contesto italiano. Contesto che è da tutti contestato ogni giorno e ogni giorno portato a modello di un paese che è fatto come è fatto e come tale va accettato.

Di qui il marasma della successione di Renzi a Letta. Successione obbligata a seguire le regole dell'oligarchia. Nel tentativo di battere l'oligarchia con le sue stesse regole (Tratto con Berlusconi per non andare mai  più al governo con Berlusconi).

 

& –  A proposito del caso Letta. Il paese offre uno spettacolo mortificante. Meschino il modo come il dibattito politico viene affrontato e condotto dal sistema paese nel suo insieme. Un esempio. La storia che il presidente del consiglio per essere legittimo debba essere l'espressione di un voto nazionale. Deve aver vinto le elezioni. Questo modo di pensare marca il passaggio dalla democrazia parlamentare alla democrazia diretta. Dove il mandato parlamentare è imperativo. Un passaggio e una trasformazione così profonda, l'abbandono del sistema parlamentare nel quale ogni deputato risponde alla propria coscienza e non al proprio elettorato, può avvenire solo dopo una approfondita discussione. Discussione che chiarirebbe anche alla gente il senso dello Stato e in quale sistema politico vive.

Invece no. Il passaggio è fatto alla chetichella. Di straforo, di soppiatto. Mischiando i due sistemi e invocando i principi dell'uno o dell'altro sistema secondo le convenienze più meschine. Tipo vuoi solo la mia poltrona. Con il risultato che la gente non riesce mai a capire dove si trova. O peggio si convince che dove sia trova, casualmente o per motivi del tutto accidentali, sia il luogo, migliore o peggiore a seconda dei casi, in assoluto.

 

& –  Un esempio della confusione politica, mentale e culturale del paese è la caduta del governo Berlusconi. Si parla con serietà di complotto internazionale. Ora a livello internazionale i complotti non esistono. Non esistono in assoluto. Fu per caso un complotto quello che spinse i fisici tedeschi a frenare le ricerche sulla bomba atomica che una volta andate in porto avrebbero dato la vittoria finale alla Germania nazista? Al massimo a livello internazionale si può parlare di tradimento. Un termine tuttavia usato a uso consumo delle parti. Per cui un individuo è un traditore o un eroe a seconda della parte che lo giudica. Così Cesare Battisti eroe italiano e traditore austriaco.

Ora. A nessuno sembra venire in mente il fatto che Berlusconi era talmente screditato a livello internazionale e giudicato pericoloso per la stessa incolumità europea che si giudicò necessario sbarazzarsene. E nessuno si chiede perché fosse giudicato un personaggio così inattendibile e inaffidabile da risultare incompatibile con il sistema politico occidentale.

Ora la domanda è questa. Perché nessuno in Italia fa questo genere di considerazioni (analisi) e personaggi del livello di Monti hanno affibbiato a Berlusconi l'etichetta di uomo di stato? Può essere uomo di stato qualcuno giudicato come un giullare dal resto del mondo?

Marzo 2014La migliore qualità di M. Renzi è di avere contro tutto il vecchio apparato in difesa dello statu quo. Da Scalfari a Bersani, ai sindacati, alla confindustria, alla Meloni, alla Lega. Non mancheranno di aggiungersi i professionisti, gli artigiani, gli evasori fiscali al momento quieti per via della presenza di Berlusconi nel rinnovamento.

La sinistra – che non ha mai ottenuto grandi successi quanti ne sta collezionando con Renzi – mostra il suo volto più angusto e conservatore.

Il pci non ha mai rappresentato un'avanguardia teorica. Con Togliatti esercitò un'egemonia organizzativa sulla cultura italiana. Ma nessuna egemonia dottrinale. Tanto che il partito con Berlinguer finì con l'essere governato dai cattocomunisti. Cioè dai cattolici. Con Rodano al posto di Marx.

Le condizioni in cui oggi versa la sinistra vanno rintracciate in quei tempi.

Come il livello intellettuale del paese va ricondotto a quattro secoli di egemonia cattolica.

Ancora una prova del rapporto fra livello culturale del paese e gerarchia religiosa? Bagnasco e cl contro la parità uomo-donna e la campagna a favore dei gay sostenute in una pubblicazione della scuola diretta a neutralizzare il maschilismo e l'omofobia. La tesi. Sostenere che donne e uomini pari siano è sferrare un grave attacco alla famiglia. Alla sua istituzione, al suo concetto. Significa sovvertire il diritto naturale. Mamma e papà uguali non sono. E tali devono rimanere. Punto.

Grave per la libertà laica dello Stato il fatto che la pubblicazione in parola sia stata bloccata e tolta dalla circolazione.

Ma grave anche l'appello degli intellettuali guidati da Zagrebelsky che denunciano l'abolizione del Senato, la nuova legge elettorale e, in genere, il comportamento di Renzi, come la costruzione di un sistema autoritario.

Non sappiamo quale sarà lo sbocco della strategia Renzi. Se è un demagogo e se gli italiani non possono fare a meno dei demagoghi, Renzi  al momento si presenta come il più accettabile dei demagoghi. Con almeno una possibilità che forse non lo sia.

Il punto è un altro. Abbiamo lamentato/denunciato per anni l'incongruità del bicameralismo perfetto. E al momento di eliminarlo scopriamo che alla fine dei conti aveva una sua utilità. Abbiamo lamentato/denunciato per anni l'immobilismo truffaldino della classe politica del paese. E al momento che all'immobilismo si sostituisce il dinamismo scopriamo che il decisionismo è al suo fondo autoritario. Che contiene il pericolo di esserlo. E siccome questo pericolo esiste nello stesso momento che esiste lo denunciamo come  già realizzato.

Ma che razza di intellettuali sono questi? Che classe dirigente è questa? Ogni azione ha un suo rovescio. Ogni farmaco ha effetti collaterali pericolosi. Allora cosa facciamo? Aboliamo i farmaci? Blocchiamo ogni azione poiché ogni azione comporta risultati negativi insieme a risultati positivi?

Ora. Bloccare ogni azione significa favorire lo statu quo. Mantenere il paese così come è.

Esiste un'alternativa? Una classe di intellettuali – liberi o accademici che siano – che abbia nel cassetto piani organici di organizzazione politica, economica, culturale? Hanno fondato riviste autorevoli per discuterne? Ne hanno mai discusso?

Renzi è un improvvisatore non meno di quanto lo siano loro.

L'unica che non improvvisa è la gerarchia ecclesiastica. Intenta a tenere saldamente il paese sotto controllo. Reazionaria e collusa con il fascismo nascente come lo era Sturzo. Fascista come lo è Ruini.

 

Aprile 2014 - Il paese di fronte a se stesso.
Il processo ha preso le mosse con Mani pulite. Tuttavia. Messi di fronte alla necessità di guardarsi allo specchio che i magistrati milanesi gli avevano messo davanti, gli italiani si rifiutarono. Volsero la testa dall'altra parte. Rimanendo voltati per circa venti anni. Preferendo credere di essere quello che Berlusconi diceva loro che fossero.

Ora è di nuovo finita. Il mondo da un lato e la modernità dall'altro stanno facendo irruzione. Le brecce, molteplici. Lo smarrimento, notevole. Ma notevole è ancora il rifiuto. Andato in frantumi lo specchio Berlusconi ora si guardano nello specchio offerto loro da Grillo. Ma sono agli sgoccioli. Imprecano, maledicono, battono i piedi. Obbligati a affacciarsi sul mondo sostengono che la causa dei loro guai è il mondo.

Non hanno tutti torti. Sta scoccando l'ora in cui dovranno arrendersi al mondo.

Una volta arresi scopriranno una serie di verità.

Per esempio.

Che il loro paese è il  paese della doppia verità, della doppia morale e delle doppie leggi.

Possibile che cominceranno a chiedersi quali siano le cause della loro singolare condizione.

Una risposta giorni fa l'ha fornita Bagnasco.

L'ultima di Bagnasco. L'obbligo morale è più forte di quello giuridico (La Stampa 30/3/14). Ora. L'obbligo morale è competenza della chiesa. L'obbligo giuridico è competenza dello stato. Conseguenza. Il dettato religioso fa aggio sul dettato statale. Le regole della chiesa superiori alle regole dello stato. Insomma. Fondamentalismo cattolico. Rotto il principio della separazione fra stato e chiesa.

Da qui la doppia morale che rende le vite degli italiani aleatorie. Incerte. Ubique. Con la caratteristica di non sapere mai dove si trovano. Chi sono. Dove stanno andando.

Doppia morale. Madre del doppiogiochismo, dell'arbitrarietà, della afasia logica, dei sofismi, e via, che caratterizzano le nostre cronache quotidiane.

Che tengono il paese fermo da quattrocento anni. Dove tutto può cambiare a patto che non si tocchino le strutture portanti della società cattolica. L'abusato tutto cambi perché nulla cambi.

L'anomalia italiana, due stati in uno, comincia a fare acqua.

 

& – Il paese è nelle condizioni note. La classe dirigente sta peggio.

Si dice. Il meglio della classe dirigente è a sinistra. Quella sinistra. Cuperlo, Bersani, D'Alema. Che messaggio trasmettono? Le loro riunioni. Messaggio. Non ci stiamo. Non ci stiamo ad essere minoranza. Non ci stiamo  a modificare la nostra strategia politica. Anche se quella strategia non ci ha mai fatto vincere un'elezione.

Le due volte che la sinistra è andata al governo è stata guidata da Prodi. Di sinistra, sì, ma cattolica. Profondamente diversa dalla sinistra comunista e anche da quella socialista.

Non ci stiamo a essere un'ala del partito che dice la sua ma poi si allinea alla maggioranza. Anche perché questo ci ricorda il centralismo democratico. Una regola comunista. E noi ex comunisti non vogliamo avere nulla a che fare con il comunismo.

Ma è una regola anche capitalista. Dei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa. E, anche, dei partiti democratici.

Negli SU la minoranza che perde sparisce dalla scena politica. Addirittura. Nientemeno. E lavora per recuperare, vincere, al prossimo giro. Difficilmente mette bocca sulla strategia e sull'operato della maggioranza che ha vinto. Anche perché una volta che la maggioranza ha vinto ha vinto per tutti. Anche per la minoranza sconfitta.

A maggior ragione se ha preso la guida del paese. E. In questo caso. Il partito avversario battuto alle elezioni si guarda bene dal compromettere per motivi di politica interna la politica internazionale dello Stato rappresentato dal partito vincitore.

Non è Italia, si dirà.

Appunto.

& – Contro ogni evidenza Scalfari difende Letta nipote. La tesi. Quello che sta facendo Renzi lo stava facendo Letta. Unica differenza, il risalto. L'arbitrarietà del giudizio è irritante. Eugenio fa parte di quell'oligarchia presa di petto da Renzi. Di cui Letta fa a sua volta parte.

La svolta è questa.

Letta difendeva l'oligarchia con comportamenti, modi, linguaggio, strategia e intenti di vecchia dc. L'obiettivo era ammodernare lo statu quo per salvarlo.

Renzi, pur cattolico, ha dichiarato guerra all'oligarchia. Non è detto che vinca. Non è detto che non ne venga a sua volta assorbito. Lo scontro è sotto gli occhi di tutti. Di tutti coloro che lo individuano.

Renzi ha un alleato naturale. Bergoglio. Forse è una delle conseguenze di Bergoglio. O una coincidenza? O ambedue frutto della transizione che macina chi gli si oppone e favorisce chi la asseconda.

Maggio 2014. L'impasto italiano è fatto di dicerie, malignità, maldicenze, ostilità, animosità, pettegolezzi. Così la vita pubblica. Una chiacchiera da noi è un fatto politico. Il linguaggio ufficiale non conta. Lo si ritiene falso per sua natura. Vera è la maldicenza, l'insinuazione. La frase sfuggita. L'invenzione. A contare non è ciò che si pensa. Ma ciò che si «sente veramente». La verità è nel sentito, non nel pensato. "Lo dici con la testa, non lo pensi veramente". Il pensare  da noi non è frutto della ragione. È frutto del cuore. Una credenza che risale agli antichi greci. Va dove ti porta il cuore. Un romanzo di grande successo.

 

& – Populismo. Rivolgersi alla gente comune con il linguaggio e il sentito della gente comune. Senza la mediazione delle classi dirigenti. O della cultura. Aggirandoli.

Per valutare Renzi, Grillo, Berlusconi è necessario approfondire il concetto di populismo. Oggi, per populismo si intende l'appello diretto al sentito della gente comune. La cosiddetta pancia. Con promesse impossibili da mantenere.

Al contrario rivolgersi alla testa della gente comune utilizzando il linguaggio della gente comune ma senza carezzarne il sentito ha le forme del populismo pur essendo il contrario del populismo.

Nel caso specifico italiano aggirare e ignorare la classe dirigente e gli intellettuali del paese si presenta come una necessità. Data la perdita di credibilità dei gruppi dirigenti e l'afasia degli intellettuali. Così come presentare progetti stabilendone a priori le scadenze è la risposta necessaria alla politica degli annunci senza conseguenze praticata da circa 50 anni. I governi democristiani al loro insediamento erano pieni di annunci programmatici ma nessuno ci faceva caso.

Il vulnus alla fiducia popolare è stato così profondo che anche la strategia delle scadenze - del tutto nuova - stenta a affermarsi. E il progetto - anche quando c’è - stenta a non essere giudicato come uno dei soliti annunci.

 

& – Italia. Vita sociale, intellettuale e politica surreale. Nessuno sa cosa dice e perché lo dice. Solo pulsioni. E. Nella pulsione emerge il deficit logico, l'incapacità di costruire un pensiero coerente. Nel quale le conclusioni siano in linea con le premesse. Pulsioni. Dalle quali viene a galla un pensiero levantino che si esprime in un linguaggio levantino. Dove ogni azione viene descritta come una furbata. Sia essa consumata in Italia o all'estero. Tutto il mondo visto e giudicato come opportunista e disonesto.

Una classe dirigente che con il suo operato è riuscita a distruggere ogni senso dell'onore, della dignità, della correttezza, della sincerità, della lealtà, dell'onestà. Termini stessi di onore, onestà. lealtà insieme a quelli di patria, nazione, bandiera non sono pronunciabili perché in odore di retorica. O d'ingenuità. O peggio ancora di fascismo. Aver lasciato ai fascisti il monopolio dell'amor patrio è stato uno degli errori più gravi della Resistenza. E quanto di peggio e più stupido si possa immaginare.

 

Metà maggio 2014. Tutto lascerebbe pensare che l'Italia si trovi in un periodo prerivoluzionario. Rivolta contro le classi dirigenti e contro le istituzioni nazionali (e internazionali). Le banche individuate come la Bastiglia. Da espugnare. Il presidente della repubblica cacciato se non proprio messo a morte. Le strade colme di oppositori. Scontri con la polizia. E così via.

Eppure. Invece?

Invece Grillo, il Fatto, la Gabbia.

A parte che gli italiani non hanno mai prodotto una rivoluzione cosa manca ai nostri rivoltosi per farne una? Le idee, l'organizzazione, la voglia. Tutti troppo ricchi e ben pasciuti. A cominciare dagli intellettuali che strizzano l'occhio ai rivoltosi. I quali a loro volta esigono questo e quello ma si rifugiano dietro la Costituzione se sono appena appena spintonati.

Giugno 2014. Un signore, Federico Mello di professione giornalista così commentava su internet il voto del Paese e il campo di distorsione di massa dei social network. “Sembrava che Grillo avrebbe superato il Pd. Che i No-euro avrebbero fatto il botto. Sembrava che nel Pd ci fossero solo corrotti e criminali. Che l'esasperazione tra gli italiani fosse alle stelle. Che Berlusconi avrebbe preso meno voti di Tsipras. Niente di tutto ciò è avvenuto. A guardare questa campagna elettorale dallo specchio deformante del web e dei social network, sembrava che un'altra Italia ribollisse sotto la crosta dei «like» e dei «retweet»".

Infatti. Esiste un paese immaginario e un paese reale. Il paese immaginario costruito dalla stampa, dai vari internet, dalla televisione, dai dibattiti. Il paese reale sconosciuto agli altri e a se stesso.

 

& – La situazione nazionale perde di interesse. Renzi farà quel che riuscirà a fare. Traghetterà il paese nella modernità? Almeno quel tanto necessario da fargli superare la secolare arretratezza? Farà quel che riuscirà a fare.

Come Berlusconi rappresentava il lato peggiore del paese. La pancia. Renzi potrebbe sintetizzare quella parte del paese che ha capito e vuole uscire dall'arretratezza.

Da quel che riuscirà a fare si vedrà non solo di che pasta è l'uomo ma soprattutto a che punto si trova il paese. Poiché. Anche se l'uomo è di buona pasta ma il paese non è pronto a uscire dall'arretratezza per entrare nella modernità allora la partita è quanto meno compromessa.

(continua in "Continua lo scontro)
 

parole chiave di ricerca

[Italia [economia italiana [politica italiana [classe dirigente italiana [modernità [crisi economica [statu quo [cultura nazionale

[berluscones [stampa [Intellettuali italiani [mentalità cattolica  [comunicazione [linguaggio [cattolicesimo e arretratezza [democrazia (crisi del concetto di) [pensiero comune  [populismo

[Grillo [Renzi [Letta [Napolitano [Berlusconi [Bergoglio [Scalfari [Fassina [Bossi  [Bersani [Togliatti [Berlinguer [Rodano [Bagnasco[Zagrebelsky [Ruini [Cuperlo [D'Alema [Prodi [Federico Mello

 

“Comincia lo scontro” [#IMOD13]

Torna su

Trova
codici
Menu