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Il morso della transizione

►continua da #IMOD15

Fine maggio  2015  & –  Obama chiese scusa per Loporto per via di una strategia precisa. Che esclude qualsiasi intervento armato SU sull'intero scacchiere internazionale. La stessa visione strategica gli impedisce di intervenire con forze di terra contro l'esercito trionfante del califfato. Ora. In parte gli SU cedono terreno simmetricamente alla crisi del capitalismo di cui sono i principali interpreti.  In parte per il pacifismo del presidente. Che a sua volta è un prodotto del cedimento.

Il pacifismo. Una sorta di perbenismo internazionale ha colpito l'Occidente a partire dalla metà del secolo scorso. Una  congerie di idee che hanno dato vita al pensiero utopico immaginifico che ha a sua volta preso piede in questo inizio di secolo. Il diletto dell'utopia perdente. Un segno dei tempi. Tutto l'Occidente la pratica. Contestando quelle stesse leggi che tengono in piedi il modo di produzione egemone che a sua volta tiene in piedi l'Occidente.

Il pensiero utopico immaginifico. Un'ideologia nuova di zecca. Numerosi i fedeli. In testa la sinistra utopica di tipo greco. Seguono Podemos in Spagna, le composite sinistre  radicali antieuropee del vecchio continente. Le destre in genere, dai francesi dei Le Pen ai polacchi di Duda.

Ora. È possibile individuare il senso della presenza degli utopisti immaginifici nella modernità?

A cominciare dai greci la loro aspirazione è precisa. Continuare a vivere di rendita. Quella rendita che l'Occidente si è potuto permettere per via del colonialismo territoriale dell'Ottocento e del colonialismo finanziario del Novecento. Rendita dovuta al capitalismo ma sempre più in difficoltà.

Ora il pensiero onirico immaginifico ignora le fonti del benessere goduto fino a ieri. Come ignora le cause che lo stanno demolendo. Come dimostra il caso greco, nel perseguire il loro obiettivo, non badano alle conseguenze della loro strategia. Strategia che aumenta le difficoltà nelle quali il capitalismo occidentale si dibatte. In altri termini non badano, o non si rendono conto di segare il ramo sul quale sono seduti.

Tuttavia. Nessuna follia è storicamente in sé tale. Esiste sempre un senso e un motivo al suo manifestarsi. Quale è il senso dei nostri utopisti felici e perdenti?

Sono semplicemente il portato di una protesta, di uno sfogo collettivo o qualcosa di più?

Le invettive anticapitaliste dell'Ottocento e del Novecento non hanno inciso più di tanto sullo sviluppo capitalista. Che ha continuato tranquillo la sua corsa. La stessa sorte toccherà al pensiero utopico immaginifico dei nostri giorni?

Risposta più impossibile che difficile. La transizione sta accelerando il suo ritmo in tale misura che rende labile distinguere l'effimero dal sintomo anticipatore. Tuttavia qualcosa si può osservare nell'immediato. Gli uomini e i movimenti che fanno capo al pensiero utopico immaginifico mancano di lucidità, di progettualità, di una visione del mondo a sua volta fondata. Non ragionano né si preoccupano di non ragionare. Di conseguenza mancano di una strategia qualsivoglia che non sia quella di difendere benessere e diritti acquisiti ma non più solvibili.

Si dirà. Tutto vero. Non sono dei rivoluzionari. Ma potrebbero essere anticipatori della rivoluzione. Come i moti del 1905 in Russia lo furono del 1917.

Ipotesi da scartare. I moti del 1905 erano genuini, autentici, spontanei. Privi di tutto l'opportunismo piccolo borghese che caratterizza i Grillo, i Salvini e loro seguaci.

D'accordo. Allora cosa sono? Qualcosa sono.

In effetti. Sono l'espressione di  un malessere. Generalizzato. Indistinto. In cerca di capri espiatori. Di colpevoli che ostacolano la realizzazione dei loro desideri. Come la Germania, l'euro, le banche.  Come i padroni di casa (il Podemos spagnolo nasce dalla rivolta contro gli sfratti), i governi. Come chiunque simboleggi la delusione per le utopie irrealizzate e perdenti che li agitano. Non oggettivamente irrealizzabili, ma irrealizzabili  per colpa di qualcuno, individuo o istituzione che sia.

Visto più da vicino, approfondendo l'analisi, il malessere è il sintomo dell'alienazione. Battente. Marx lo aveva scritto. Quanto aveva previsto ora è sotto i nostri occhi. Un'alienazione, un  malessere crescente nella misura in cui crescente è  la crisi del modo di produzione capitalista. Crisi che ha come momenti economici le crisi economiche che si susseguono con valenze e impatti più o meno pronunciati. Trascinando con sé le sovrastanti strutture ideologiche e sociali.

 (27 maggio & – Metto le mani su Obama chiese scusa ma non sono sodisfatto. Negli ultimi tempi ho qualche dubbio sulla mia scrittura. Anche vero che ho più intuizioni che analisi. Ovvero. Contro ogni apparenza sono intuizioni che per passare alla carta avrebbero bisogno di un maggiore impegno teorico. Al momento nulla è evidente. Il processo particolarmente dialettico, procede per negazioni molteplici. Ogni questione ha un suo risvolto o positivo o negativo. Ogni positività ha la sua negazione, ogni negatività la sua positività. È la positività delle negazioni a rendere complessa l'analisi. La negazione è chiara e evidente.  Difficile l'aspetto positivo della neg/neg nascosto al novanta per cento. Emergono solo uno, a volte più indizi. La sua principale caratteristica è il possibile. L'altra è il probabile. O, ancora, l'ipotetico, il variabile, il sospeso. Il futuro racchiuso nel possibile).

 

& – A morte il diverso. E diverso è chi eccelle nella virtù, integrità, moralità, onestà, incorruttibilità. E ne è consapevole. Si pone quale modello. Mal visto. Ha forse in mente di raddrizzare il prossimo? Quello di «ama il tuo prossimo come te stesso». Ora c'è che il prossimo non vuole essere raddrizzato. Detesta i modelli e quei comportamenti che gli ricordano che sì, non sarebbe male che qualcuno lo raddrizzasse. Al contrario.  Adora coloro che eccellono nei vizi nazionali.  Astuzia, furbizia, arbitrarietà, anarchismo, spavalderia, vanagloria, simulazione, autocommiserazione. O debolezze varie. Purché siano debolezze. Ecco, costui ha tutti gli ingredienti, tutte le qualità per diventare, essere lui il campione.

Il successo di Berlusconi fu tutto qui. Ma anche di Bossi, di Grillo, di Salvini.

Renzi piace per la sua spavalderia. Ma è odiato quando si proclama paladino del cambiamento. O pretende di guidare il paese nella modernità. Quando si dichiara contrario alla concertazione permanente, all'equilibrio costi quel che costi, alla irresponsabilità dello scarica barile. E proclama e spinge per la responsabilità individuale. Per il  merito, per il rischio, per lo scontro. Per la coerenza dei comportamenti. Per  controlli e riscontri. Per la vigilanza. E quando impedisce agli italiani di essere quello che sono stati fino a ora.

  A morte lo scontro. "Ma arrivare allo scontro non è una sconfitta per tutti?",  chiede il giornalista di Repubblica a Matteo Orfini. Orfini di fatto risponde che se c'è lo scontro non è colpa dei dem, ma dei sindacati, degli altri, che hanno politicizzato lo scontro. Insomma si difende.

Ora.

Lo scontro è il motore dello sviluppo. Non esiste sviluppo senza scontro. La concorrenza è scontro. La selezione che screma i migliori e lascia dietro i peggiori si realizza in un clima di scontro. Accettare lo scontro, il merito come filosofia significa attenuare la violenza degli scontri nella pratica. L'ipocrisia cattolica del porgi l'altra guancia e della pecorella smarrita produce violenza. Produce la pretesa che farcela o non farcela è la stessa cosa. E chi non ce la fa ha il diritto di rifarsi anche con l'astuzia e la violenza contro le ingiustizie della vita. Produce ribellione. Produce assuefazione. E tutto ciò produce depressione economica. Non si può  marciare nel mondo moderno con il passo del più debole. Il più debole va in qualche modo protetto ma non adeguando il ritmo dello sviluppo alle sue deficienze. 

& – Sull'uso del concetto di uguaglianza. Sono almeno trecento anni che si discute sul concetto di uguaglianza. Concetto contradittorio. Se ogni individuo è unico, in quanto unico non è uguale a nessuno. Tuttavia di fronte allo Stato tutti i suoi cittadini sono dichiarati uguali. Hanno parità di diritti e di doveri. La legge è uguale per tutti va letta nel senso che tutti sono uguali di fronte alla legge ma assolutamente diseguali dentro la legge. Cioè. Diventano diseguali appena la legge fa il suo lavoro e giudica. Separando i colpevoli dagli innocenti.

Invece da qualche tempo è stata dichiarata la guerra al diseguale. Nel senso che l'uguaglianza è diventata un diritto. Non di fronte alla legge o allo Stato ma di fronte gli uni agli altri. Uguali per cultura, educazione, sapere, modo di pensare. Viene cancellato dalla faccia della terra chiunque ne sappia di più. O semplicemente sappia di più. Sei un fisico? E allora? Per questo pensi di metterti in cattedra? Spiegarci magari cosa sia la forza di gravità? O la relatività? Primo. Ognuno di noi è in grado di arrivarci da solo. Secondo. Cambia forse qualcosa della mia vita se conosco o non conosco questa forza di gravità? Quanto alla relatività è un concetto cosi banale che tutti siamo in grado di capire cosa sia relativo e cosa no. Quindi piantala e mettiti in riga con gli altri.

 

& – Vi presento l'italiano medio. Tutti uguali, guerra al merito, guerra alla responsabilità personale e collettiva, tutti vittime delle condizioni sociali, avverse, nessuno al comando, guerra all'intelligenza, guerra al merito, nessuno prevalga, nessuno si distingua, tutti promossi, nessuno bocciato, tutti indistinti, nessuno responsabile individualmente, la responsabilità o è di tutti o è di nessuno, l'efficienza è una trappola, l'inefficienza o è di tutti o è di nessuno, guerra alla produttività, la nuova scuola obbliga gli alunni a essere produttivi, la produttività è una trappola, nessuno è colpevole, l'organizzazione è una trappola, il carattere è una trappola, la debolezza è un valore, non si è umani se non si è deboli, salviamo gli animali lasciamo morire gli uomini, gli animali come le vacche sacre in India, chi monta i cavalli è un infame, chi macella i bovini è un infame, siete certi che mungere vacche e pecore non crei sofferenza a vacche e pecore?, chi beve latte è un infame potenziale, la forza è una trappola, la legalità è una trappola, le regole sono trappole, l'educazione è una trappola, la cultura è una trappola, puniamo penalmente chi pensa di saperne più degli altri, puniamo penalmente chi in effetti sa più degli altri, sapere più degli altri crea disuguaglianza, chi non è uguale è un infame, chi investe in borsa e guadagna è un ladro, chi investe in borsa e perde è un imbecille, Marchionne è un ladro e un infame, chi ha successo è un truffatore, chi si distingue è un truffatore, ogni guadagno è frutto di malaffare, solo la rendita è rispettabile, chi vive di rendita è un galantuomo, chi lavora un poveraccio, l'obiettivo è vivere di rendita tutti, permettere a tutti di vivere di rendita è compito dello Stato, vivere a spese dello Stato è una virtù, ma se sei un politico è un'infamia, solo il cittadino comune può vivere a spese dello Stato, tutti gli altri no, il lavoro stanca, produrre stanca, leggere stanca, chi legge è un infame, chi legge vuole distinguersi dagli altri: una mascalzonata, le tasse sono un furto, lo Stato invece di darti i soldi te li prende, l'evasione una difesa, chi paga le tasse un infame, chi paga le tasse vuol mettere in difficoltà chi non le paga, l'evasore è uno che sa quello che fa, l'evasore sa cosa deve essere fatto e cosa no, fra le cose no ci sono le tasse,  andare contro mano è un diritto, le strade sono di tutti, la libera circolazione un diritto, i sensi contrari un sopruso, un privilegio di chi usa il senso indicato …

(continua)

Giugno 2015 & – Diluvio di informazioni sulle elezioni regionali. Impossibile fare i conti. Tuttavia vengono trasformate in dai all'untore. L'untore sarebbe Renzi reo di voler modernizzare il paese.

Il comportamento (indegno) della vecchia sinistra – cattolica (la Bindi) o ex comunista (da Bersani a Cuperlo a Civati) che sia –, mostra un risentimento e un livore (indecenti) contro quanti abbiano lo sguardo rivolto fuori dai confini nazionali. Fra l'altro con una buona dose di sprovveduta ingenuità che fa loro pensare ogni volta di avercela finalmente fatta. Di aver vinto definitivamente la partita. In questo curiosamente simili a Berlusconi che nel pieno del suo massimo splendore passava di delusione in delusione. Ma loro, ancor più di Berlusconi, mostrano uno dei lati più imbecilli della mentalità italiana, gridando ogni volta vittoria e ogni volta dettando condizioni convinti di aver vinto. Per ricadere ogni volta nella frustrazione della sconfitta.

Fine giugno  2015  & –  I mussulmani festeggiano il loro ramadan con una serie di attacchi più o meno suicidi e terroristici. Uno in Francia. Non sono ancora pericolosi ma sono alle porte. Come ho scritto, rappresentano  la presa di coscienza della necessità per l'Occidente. Necessità di mutare mentalità, vita, comportamenti. Prepararsi a un futuro diverso dal presente. Molto diverso.

Affrontare la questione dell'Islam nella sua oggettività. L'Islam va ridotto, incorporato al mondo moderno. Combattuto e vinto. I curdi potranno fronteggiare militarmente il califfato. Ma questa è una guerra che non si combatte per interposta persona. Per tagliare le gambe all'Isis che taglia le teste ai suoi avversari e distrugge l'archeologia, i curdi, i siriani, gli iraniani, le incursioni aeree, i droni, non sono sufficienti. Prima o poi l'Occidente dovrà intervenire. Se non interverrà, la sua decadenza già in corso potrebbe tramutarsi in tracollo.

Due sono i conflitti che gli eredi dell'illuminismo e del marxismo devono affrontare. Esterni come il califfato e la pressione migratoria. Interni come la strategia degli SU che continuano a gestire la politica europea. E le crisi economiche e sociali che serpeggiano all'interno delle sue mura.

 

& – I casi Ucraina e Grecia sarebbero risibili se gli SU non se ne servissero nel tentativo di frenare il proprio declino ostacolando lo sviluppo europeo e della sua moneta, l'euro.

L'Ucraina. Un diversivo che permette agli SU di tenere l'Europa in ostaggio. Bloccando la sua naturale e vantaggiosa collaborazione economica e politica con la Russia.

La Grecia. Ottima occasione per creare difficoltò nell'area euro e impegnare i governi europei in uno snervante gioco con le bizzarrie greche rese possibili solo dalla volontà americana di mantenere la Grecia nell'euro. Con il conseguente indebolimento di questa moneta e un vantaggio per il dollaro.

Ciò permette ai greci di continuare a vivere di rendita. Sovvenzionati dagli europei.

La Grecia. Un caso Fiom a livello europeo. S'invoca il diritto dei popoli a vivere nel benessere ignorando i popoli che vivono nella miseria. La gran parte. Popoli che a loro volta reclamano il benessere occidentale.

Ora. Il benessere prodotto dal capitalismo non è sostenibile a livello globale.

E. In realtà non è benessere.

Il benessere non consiste nella possibilità di entrare in un museo, assistere a una commedia di teatro, o viaggiare per il mondo senza avere il sapere, la conoscenza necessari per capire cosa si stia vedendo, a cosa si stia assistendo, cosa si stia facendo. Il benessere consiste nella possibilità di capire. Capire non solo ciò che si sta vedendo. Ma capire chi  siamo, in quale mondo ci troviamo, che tipo di vita sia meglio condurre. Capire cosa il mondo ha capito e cosa noi abbiamo capito del mondo.

Insomma. Tutt'altra vita.

 

Luglio  2015 & – Sui giornali impazza la Grecia. Ognuno dice la sua. Nessuna parvenza di analisi. Solo il Sole 24ore ci prova. D'accordo con la loro tesi. La Grecia fuori sarebbe un vantaggio per la zona euro. Tuttavia. Si avverte una svolta nell'immaginifico occidentale. Si vuole passare dalla democrazia rappresentativa alla democrazia diretta. Assembleare.  Anche se mancano le condizioni per un pronunciamento diretto delle piazze e dei popoli. Piazze e popoli portatori di una emotività priva di informazioni, di verifiche, di contenuti.

Ora. Ciò significa poco per il processo storico che si sviluppa in un intrigo di spinte emotive, rivelazioni tecnologiche e conquiste intellettuali.

Piuttosto. C'è da pensare che ci troviamo di fronte a un'accelerazione della transizione e ai sintomi di una crisi montante del modo di produzione (il capitalismo). Con l'avanzata degli strati inferiori delle società occidentali. E a livello globale dei popoli economicamente arretrati (la spinta migratoria).

Così fosse, l'analisi del momento storico va capovolta. Il processo storico non è mai in sé negativo. Il processo storico è.

 

& – Politica internazionale al limite dell'improvvisazione.  I nuovo governanti greci si comportano come dilettanti. Ma. Nessuno in giro sembra  all'altezza del periodo. Il periodo. Un colpo di acceleratore della transizione. Dileguano i punti di riferimento. Di fronte al disfacimento si recita a soggetto. Trascinati dagli sviluppi in corso. Di cui i protagonisti sono inconsapevoli.

& – L'Europa spinge all'angolo la Grecia. Prima le riforme (da votarsi in tre giorni) poi i soldi. La sinistra contro Berlino. Contro a fasi alterne. Ora. La nuova sinistra è sempre per le masse come un tempo. Con una differenza. Le nuove masse contendono ai borghesi lo status. Vogliono vivere come loro. Ora. Una massa la cui aspirazione è vivere come un borghese è sempre massa ma non massa proletaria. Obiettivo del proletariato è la realizzazione di una nuova società. Un nuovo modo di essere. Di vivere. Opposto possibilmente a quello attuale. Borghese e capitalista. Invece no. L'aspirazione della nuova sinistra è di vivere nel capitalismo, con il capitalismo. Senza chiedersi da dove provengano i soldi che rendono ricca la borghesia internazionale. Cioè i capitalisti. Come i ricchi borghesi si procurino quel danaro. Danaro, soldi che sono alla base del modo di vivere e di pensare borghese.

In sintesi. La nuova sinistra lotta per spartire il bottino.

 

& – Si conclude la crisi con la Grecia. Cosa pensare? La transizione si addensa, l'entropia aumenta, il disordine cresce. In Italia il linguaggio quanto di più banale si riesca a pensare. Mai uno accenno di analisi, una traccia di logica. Tutto ridotto a uno scontro di lotta libera. Con i suoi campioni, i vincenti, i perdenti, gli scaltri, gli arroganti. Oppure si attinge allo psicologismo spiccio. Offesa, castigo, umiliazione, ripicca, rivincita, mortificazione, onta. La tentazione è riderci. Ma poi il fastidio prende il sopravvento con l'irritazione e lo sconcerto.

19 agosto  2015 & – La sinistra manca di una teoria. Si rifà a qualche riferimento ideologico. Vago. Soprattutto difende le conquiste sindacali degli anni '70. I diritti, le ore di lavoro, le pause, e via. Un bagaglio superato dalla globalizzazione, dalla concorrenza internazionale, dallo sviluppo della produttività.

Ora. La sinistra o è marxista o non è. Marx non ha teorizzato solo la rivoluzione. Ci ha trasmesso una visione del mondo affatto sorpassata. Attuale. Necessaria per orientarsi nel precipitare della transizione. Marx considerava il superamento del capitalismo quale modo di produzione ma lo considerava un passaggio storicamente necessario per lo sviluppo della società umana. Il capitalismo spazzava via il modo di essere e di pensare di provenienza medievale. Antiquato, in via di superamento, tipico proprio delle società precapitaliste. Attente a un benessere pigro, antico, economicamente e socialmente stagnante. La riproduzione semplice dell'esistente.

Un ritorno a Marx fornirebbe alla sinistra gli strumenti teorici necessari per tornare a pensare qualcosa di serio.

Al contrario la sinistra è al traino di pulsioni  le più belluine e retrive che caratterizzano i nostri ceti produttivi organizzati in status corporativi. Un modo di essere ben descritto negli scritti giovanili di Marx. Assolutamente calzante con il rozzo modo di vivere e di pensare della sinistra contemporanea.

Così gli insegnanti rifiutano la mobilità. Ignorano – particolarmente grave da parte dei titolari della cultura nazionale  – che la mobilità è una caratteristica moderna della produttività. Che fuori dalla mobilità non c'è sviluppo. Oppure questa alzata di ingegno del papa che redarguisce il nostro unico imprenditore a livello internazionale, Marchionne,  diffidandolo dal far lavorare troppo i suoi operai. Intimandogli per bocca di un vescovo di lasciar loro gli spazi dedicati alla famiglia come la domenica. Non tenendo conto che gli italiani nel loro insieme lavorano poco, troppo poco. Rispetto agli americani, ai tedeschi e in genere meno che negli altri paesi occidentali. Statistiche alla mano.

Il lavoro in Italia è considerato una punizione di dio. L'aspirazione è di tornare in quello stato di benessere nel quale si trovavano Adamo ed Eva prima della mela.

Così se da un lato ci si lamenta e si deplora che il paese non cresce. Dall'altro appena quel cattolico anomalo che è Renzi tenta di metterlo al passo con i tempi, subito si levano le difese di uno statu quo che condanna l'Italia alla stagnazione, al sottosviluppo e alla povertà.

Settembre 2015 & –  La tesi è questa. Il pensiero onirico utopico immaginifico è dal lato della forma il prodotto dell'avvento della piccola borghesia quale nuova classe egemone ma non di comando. Dal lato del contenuto  il pensiero onirico utopico immaginifico è organico al primato dell'economia finanziaria sull'economia produttiva. L'economia finanziaria è slegata dal processo reale. In un certo senso è un'economia fittizia come fittizio e slegato dalla realtà è il pensiero onirico utopico immaginifico piccolo borghese.
Punto. Intuizione interessante. Tutta da approfondire. In primo luogo va condotta un'analisi dell'economia finanziaria. Del suo rapporto con l'economia reale. Probabile che le risposte di fondo si trovino nel terzo del Capitale. Fondata questa analisi le conseguenze ideologiche appaiono all'evidenza.  Classe meticcia e via. Suo legame con il pensiero onirico utopico immaginifico. In secondo luogo l'analisi va portata sulla fase di transizione in corso.  La crisi del capitalismo. L'esperienza sovietica e cinese. Cosa ne rimane. L'influenza tuttora operante di quell'esperienza nelle società dell'Est. La rivolta ideologica, onirica e utopica della piccola borghesia contro il capitalismo. Ma anche contro il comunismo e il socialismo reale. Contro ogni forma di riflessione che abbia un rapporto concreto e non utopico immaginifico con la realtà.
La posizione della borghesia dominante. Anch'essa a modo suo sprofondata in un pensiero a sua volta onirico ma non utopico (le leve economiche sono nelle sue mani) né immaginifico (la vita opulenta che li caratterizza non ha nulla di immaginifico). Ma a anche essi slegati dalla realtà generale del mondo, dai suoi processi. Insomma a sua volta la borghesia finanziaria è lontana dalla realtà del processo. Processo che rappresenta ma non controlla. 

& – Ancora la corruzione.  La corruzione oltre le tangenti. Si forma all'interno della cultura del paese. Lontana dalla modernità. Il caso Welby e Casamonica. Il caso prende corpo per via della sordità etica e culturale dell'apparato civile e statale che uniti sono classe dirigente. La chiesa rifiuta Welby portatore di un modo moderno di concepire la vita e la morte, e dichiara per bocca del parroco in oggetto di non poter rifiutare il funerale a un boss mafioso. Quel tipo di  funerale. Di cui erano a conoscenza i vigili (permessi vari), la polizia (fermato il traffico per il funerale), la magistratura (firmati i permessi agli arrestati), funzionari del comune. Nessuno si è allarmato. Nessuno ha avvertito la minaccia dell'episodio. E il funerale si è consumato.

La corruzione si svela nel mancato allarme. Per il fatto che per vigili, polizia, magistrati, funzionari del comune quel tipo di cerimonia rientrasse nella normalità. Che fosse pacifico che si svolgesse. Mentalità, mancanza di sensibilità, totale assenza di un'etica pubblica, nessun allarme di tipo culturale o semplicemente ideologico.

Tutto ciò caratterizza la cultura cattolica di cui è imbevuto il paese. Gli impedisce di rendersi conto del comportamento corrotto là dove quel comportamento prende forma. Perché considerato usuale o al massimo amabilmente tollerato. Non a caso l'unico a resistere e a considerare giusto e corretto il proprio operato è il parroco della chiesa ospite che dichiara lo rifarei senza avere contezza di cosa lo si accusi.

A questo atteggiamento intellettuale fa riscontro la legge del potere oligarchico.  Punire i pubblici ufficiali e quanti rappresentano lo Stato che individuano e perseguono l'illegalità, l'anarchia, gli abusi  individuati nei gangli vitali del paese. L’equilibrio sociale si regge sulla sopraffazione e il privilegio. Sopraffazione e privilegio non sono avvertiti facendo parte integrante della struttura della comunità. Suo prodotto naturale. Come nel medioevo. Appunto.

Ottobre 2015 & –  Si era detto. La società civile migliore della classe politica. Una volta al comando sarà in grado di porre il paese al passo con la modernità.

La società civile ha generato Marino, Emiliano, De Magistris, De Luca (scelto con le primarie), Pisapia. 

Inadeguati.

Incluso Pisapia. Pisapia era l'unico in grado di rinnovare i quadri politici della regione.

No. Più capace degli altri. Ma, come gli altri, ha giocato una partita tutta individuale. Egotista. Un individualismo che in forme più attenuate (Pisapia) o esasperate (Marino) è alla base dei fuoriclasse della società civile.

Ora. In Italia è proprio la società civile a mancare. Come a mancare è una borghesia di stampo capitalista. Così come a mancare è una classe dirigente democratica.

Democratica nel senso che  abbia un'idea di cosa sia una democrazia. Il suo impianto. Le sue regole. La sua pratica.

In proposito le idee sono solo orecchiate. Approssimative, caotiche, informi.

– Come suol dirsi, il paese andrebbe rovesciato come un calzino. A partire dalla logica cattolica. Attenta alle intenzioni. Estranea ai fatti. Fino all'egualitarismo velleitario di una sinistra incapace di raggiungere lo sviluppo storico in corso.

18 novembre  2015 & –  alcune considerazioni

& –  Questa storia del Califfato pone in evidenza le attuali debolezze dell'occidente. Classi dirigenti inadeguate al periodo storico. Incultura e imbecillità di Obama. Corre dietro le sue fantasie ideologiche incurante delle minacce dell'epoca. Non le vede e probabilmente non è in grado di capirle. Lui è ancora fermo alla guerra fredda. Non vede che stiamo entrando in una guerra molto calda. Dove, ahimè per lui, il nemico non sono i russi.

Tedeschi e inglesi privi di una bussola, di uno strumento teorico che permetta loro di dare risposte adeguate a quelle che oggi chiamano le sfide della storia. Gli italiani a loro volta alle prese con la propria arretratezza che non permette loro di entrare nel capitalismo. Quando lo stesso capitalismo è in uno stato palpabile di crisi. I francesi vittime delle teorie libertarie, egualitarie e fraterne palesemente inadeguate a convincere e fermare i propri cittadini di colore e di religione islamica. Gli svedesi algidi e aperti al punto di far organizzare a un capo islamico, ospite delle loro prigioni, attentati dinamitardi nel continente.

Solo i russi e i cinesi sembrano avere le idee e la determinazione necessarie a tenere testa alla transizione. E all'attacco islamico.


& –
Un modo poco intelligente è ripetere che non tutto l'Islam sia uguale. E non vada confuso con minoranze violente. Ma è proprio l'esperienza storica a insegnarci che sono le minoranze attive a rappresentare i popoli e le comunità. Mai il contrario. Anche perché le maggioranze passive sono inerti e subiscono senza fiatare o con flebili proteste le iniziative delle minoranze agguerrite.


& –
Di  fronte alla determinazione e al fondamentalismo del Califfato oggi appare chiaro che solo una cultura laica e atea – che tenga l'uomo al centro di ogni considerazione e della storia – sarebbe in grado di affrontare le fantasie dell'Islam. Fantasie che con la loro promessa di un al di là di delizie e godimenti permettono loro di condurre il conflitto con l'occidente con grande dispiego di kamikaze. La loro arma più pericolosa, vincente e difficilmente contrastabile.

Ma. Come dire loro che l'aldilà non esiste? Quando l'80 per cento degli occidentali ci crede o finge di crederci?

L'aldilà occidentale è  uno strumento consolatorio. E soprattutto un mezzo essenziale dello scontro di classe. Per tenere al laccio ceti e formazioni sociali subalterne.

Alla luce della ragione l'aldilà è una vera e propria imbecillità. Imbecillità  che volutamente non tiene, non vuole tenere conto delle scoperte della fisica, della biologia, dell'astrofisica. Quando la ragione, la filosofia, le scienze in generale ci suggeriscono l'idea di una umanità che è quanto di più complesso e avanzato si trovi nell'universo conosciuto. E non ha certo bisogno di ricorrere a alcun dio per dimostrare il suo primato. Un modo di pensare in grado di battere il fondamentalismo islamico, quello cattolico e tutti i fondamentalismi che tengono in piedi le dittature, lo stile di vita consumista, la priorità della salute fisica sulla salute mentale. E diffondere nel medesimo tempo benessere e consapevolezza. Al posto del falso benessere e della falsa felicità attuali. Benessere (falso) e felicità (dubbia) fondate su un patrimonio di idee – quelle in circolazione – che non ha cognizione della provenienza di queste idee. Cioè si pensa ma non si sa cosa si pensa. Le varie ideologie e modi di pensare e credenze in corso sono prodotte da una pseudo cultura e da una falsa coscienza.

Ma un pensiero che abbia raggiunto un  modo di concepire noi stessi e il mondo in modo ottimale significherebbe che saremmo entrati nella storia. Mentre, come sostiene Marx, stiamo ancora nella preistoria.

E certamente, una volta entrati nella storia, continueremo a produrla. Non si tratta di un traguardo che una volta raggiunto ci ingoi. È la continuazione di quel processo che ha permesso alla materia di produrre l'umanità. E di fare dell'umanità la produzione più avanzata del processo di produzione dell'universo.

Fino a prova contraria.

 

28 novembre  2015 & –  Continua la ratatouille siriana. Non si sa chi stia con chi e contro chi. Gli occidentali combattono il Califfato con i loro arei. La guerra di terra non li riguarda. Ci pensino gli altri.

Una politica gretta quanto pericolosa. Con perdita di prestigio, di immagine, di leadership, di onore.

L'onore, merce scaduta in occidente ma tenuta in conto nel resto del mondo.

Diversamente i  russi. Sul campo con truppe e carri armati. La vittoria premierà chi è stato fisicamente presente.

 

& – Si dice. Le guerre condotte dall'occidente sono state sinora rovinose. Lontane dal risolvere i problemi, ne hanno creati. Quello che non si dice è che l'occidente è sì intervenuto ma a risparmio. Convinto di cavarsela adoperando la sua mano sinistra. Lasciando le situazioni a bagnomaria. Per calcolo, per imbecillità, per incipiente decadenza?

 

(continua in "Transizione e caos)


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