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Intermezzo

(ancora sull’Italia del 2011)

continua da #CDA

 

20 settembre  L'eversione della maggioranza comincia a emergere con chiarezza. Primo. A Milano il tribunale che giudica il caso Mills taglia alcune testimonianze per essere in grado di emettere la sentenza prima che scattino i termini (dimezzati appositamente dai berluscones) della prescrizione. I berluscones si indignano e gridano all'attentato. La giustizia non deve seguire il suo corso. Il fatto che tenti di seguirlo è giudicato un atto sovversivo. Secondo. Bossi ipotizza la scissione della padania per referendum. A parte che un referendum del genere è impossibile promuoverlo, ci si domanda se dei secessionisti possano rimanere al governo ed essere titolari fra gli altri del ministero dell'Interno il cui ministro ordina alla polizia di difendere i secessionisti e sequestrare le bandiere italiane di quanti non si mostrano d'accordo. Il rovescio esatto di quanto deve istituzionalmente fare un ministro dell'Interno. Contrastare l'eversione e difendere chi manifesta per la legalità della nazione. Insomma il tricolore, la bandiera nazionale è trattata come un simbolo eversivo mentre i simboli farsa della padania rappresentano la legalità del paese. Paese dal quale ci si vuol separare.

Ma è anche vero che De Magistris a Napoli ha baciato la teca del miracolo di S. Gennaro in "nome della natura identitaria della festa". Un atto di sottomissione, scrive La Stampa, dell'autorità civile a quella ecclesiastica.  E La Stampa è stato l'unico giornale a rilevarlo con un trafiletto taglio basso in prima pagina. E non so se leggendo la notizia fra le righe (ammesso che qualcuno le avesse scritte) ci avrei fatto caso. Questa è la corruzione del paese che spaventa. L'assuefazione. Considerare normali fatti che normali non sono. Non dovrebbero essere. Siamo tutti più o meno cattolici.

È questo il danno che la cultura cattolica ha recato al paese. Ci ha reso tutti più ottusi. Proprio nel senso che ha ottuso il nostro senso della modernità. Ci ha intellettualmente tagliati fuori dal mondo moderno. E noi non riusciamo nemmeno a capire quanto e come.

Non è un caso se con la crisi economica e culturale che spazza l'Occidente, noi, italiani, fatichiamo a riconoscere e a individuare la crisi. Ognuno ne coglie un frammento. Ancora molti la negano. La maggior parte resiste poiché avverte che la crisi ci sta obbligando a cambiare modi di pensare e comportamenti. Che invece di continuare a lambiccarci il cervello per sfruttare al meglio le condizioni poste dalla rendita, forse sarà necessario metterci a lavorare di brutto e lambiccarci il cervello per organizzare il lavoro. D'altra parte la crisi è la forma con la quale la modernità ci presenta il conto. Abbiamo difficoltà a capire la crisi quando non ne neghiamo l'esistenza esattamente perché respingiamo la modernità che la crisi sotto la forma delle riforme necessarie ci sta via via imponendo. Il nostro dramma, piuttosto comico, è che nel momento il cui il capitalismo va in malora le riforme ci obbligano a entrare nel capitalismo. Così noi a fatica, a spintoni, stiamo entrando nel capitalismo nel momento in cui l'agonia del capitalismo è cominciata.  Astuti! Furbi! Astuti, furbi i berluscones che nel pieno della crisi si sbracciano per attribuirne la causa a fantasiose congiure internazionali. C'è qualcosa da aggiungere?

 

fine settembre Ci siamo. La gerarchia è stata obbligata a scoprirsi. Vuole un pdl guidato da Alfano ma senza Berlusconi. La storia di Alfano è notevole. Personaggio la cui unica qualità è di essere pronto a tutto. Se riesce a liberarsi di Berlusconi - è questo che gli si chiede - invece di telefonare a Berlusconi per sapere il da farsi, telefonerà a Bagnasco (o a Bertone?). Ora i nostri strateghi vaticani sono in attesa che Berlusconi tolga loro di torno le intercettazioni e metta un buon bavaglio alla stampa. Fatto questo procederanno. Buono il fatto che la gerarchia dovrà muoversi in prima persona. Lo negheranno, ma sarà abbastanza evidente. È già evidente e già negano. Dieci anni di regime direttamente vaticano? Dopo quaranta anni di potere indiretto attraverso la dc? Probabile. A questo punto la parte più avanzata di un paese ridotto a ultima trincea cattolica contro il mondo moderno sarà obbligata (finalmente) a prenderne atto. Organizzarsi e muoversi di conseguenza. Dieci anni? Rimane l' enigma della transizione e del processo esterno diretto verso il superamento dell'attuale modo di produzione. Un’incognita non da poco. Sarebbe divertente vedere come andrà a finire.

Anche perché ci sono segnali esattamente opposti. Un milione e duecentomila firme raccolte in meno di due mesi dal referendum per abrogare la legge elettorale significa che il distacco della classe politica dal paese è sempre più alto. E questo distacco dovrebbe interessare anche la gerarchia ecclesiastica. La quale con i progetti di egemonia che sta tentando di attuare rende sempre più profondo e incolmabile il fossato che si va formando fra chiesa e popolazione. Il declino della fede a partire da Wojtyla va aumentando a vista d'occhio. Dieci anni di guida vaticana potrebbero far fare al Vaticano la medesima fine che stanno facendo i berluscones. Il paese è cinico e indifferente ma non è fascista. Fasciste sono le classi dirigenti. Cinismo e indifferenza giocano contro la fede non a suo favore. E l'indifferenza soprattutto può convertirsi in un inganno fatale e trasformarsi nel corso di una sola generazione nel suo contrario.

Previsione. Dieci anni di direzione cattovaticana. Esposizione della gerarchia costretta a metterci la faccia. Formazione di una forza politica e culturale (?) che sorretta dalla modernità  occidentale, individua nel cattolicesimo il principale ostacolo allo sviluppo generale del paese. Logoramento dei cattovaticani. Loro débâcle. L'Italia entra nella modernità.

A questo punto l'impresa principale sarà la nascita di una cultura moderna recuperando almeno quattro secoli di pensiero debole e antiquato.

 

primi di ottobre 2011 Le forze in campo. I berluscones, i cattovaticani, la lega, i democratici del pd, i cattolici modernisti (nel pd principalmente), la sinistra radicale (Di Pietro e Vendola), la piazza.

Berluscones e leghisti hanno un solo problema, salvarsi. Come gruppo e individualmente. Inoltre c'è Berlusconi che in realtà punta al Quirinale. E pensa che se riuscisse a neutralizzare le intercettazioni e a sterilizzare i processi l'obiettivo è raggiungibile. Anche molti dei suoi ci sperano. Tuttavia l’ala cattolica dei berluscones è ormai più cattovaticana che berlusconiana. Un elemento di grande difficoltà fra le loro file.

La Lega perde altri due punti. E scende a otto. Fino a questo sondaggio sembrava tenere. Tenere grosso modo poiché era passata dal 12% al 10%. Il timore è che scenda al 5%. Il suo zoccolo duro. Ma al 5% è del tutto finita. E destinata a liquefarsi. Quindi salvarsi. Come? Non mi sembra che abbiano idee chiare sul come. Maroni ha certamente in testa qualcosa. Confluire con i cattovaticani? Il fatto è che fra Bossi, Ciampi e Napolitano hanno avuto la meglio alla distanza Ciampi e Napolitano. La Lega ha più poco da dire se non difendere con le unghie e con i denti le posizioni occupate fortunosamente negli ultimi dieci anni. Un po' poco in verità.

I cattovaticani si stanno organizzando. Il loro problema è di succedere a Berlusconi facendo fuori Berlusconi. Hanno anche parzialmente contro quel mondo di malaffare economico e politico che dà forma e vita al berlusconismo. Il loro progetto è di bonificare quel mondo senza distruggerlo del tutto. Hanno contro di fatto l'Europa e in genere la modernità. La parte più avanzata di loro sa che dovranno farci i conti con quel mondo. Mancano tuttavia degli strumenti culturali adatti per affrontarlo. In parte di conseguenza lo subiranno, in parte tenteranno di aggirarlo, in parte spalleggiati e spronati dalla gerarchia lo combatteranno. La crisi internazionale tuttavia e la transizione rappresentano un forte ostacolo. Lo aggireranno all'inizio con il compito di non fare da scudo alla Chiesa pur garantendole la gestione concreta del paese. Quanto potranno andare avanti? Una legislatura? Due? Tre? Dipende dalla pressione esterna.

Il pd si presenta come un partito in esaurimento. La sua principale debolezza è la debolezza democratica della borghesia e della società civile nazionale. Vogliono qualcosa che non conoscono. Anche per questo sono convinti di dover venire a patti con i cattovaticani persuasi che sia impossibile governare il paese senza il consenso di Oltre Tevere. Tutto ciò caratterizza la confusione che serpeggia nelle loro file, nella loro strategia, nel loro lavoro intellettuale. Nel medesimo tempo al momento sono gli unici a possedere uno straccio di idea che somigli a un impegno culturale.

Un discorso a parte va fatto per quel gruppo di cattolici più o meno modernisti che militano nel pd.  Potranno formare un nucleo autonomo di cattolici laici e progressisti che esiste nei fatti ma non ha preso una fisonomia propria, culturalmente e organizzativamente autosufficiente, disposto e deciso a schierarsi per contrastare e correggere il cattolicesimo di osservanza romana. Conservatore. Di fatto reazionario. Affarista. Disposto a ogni compromesso temporale.

Della sinistra radicale c'è poco da dire. Arretrata, ideologica e corporativa quale è. Destinata all'estinzione intellettuale e organizzativa. La sua sola ragione di esistere si fonda nella resistenza che i popoli europei oppongono all'incalzare della transizione. Transizione che mina i privilegi acquisiti con il colonialismo.

La piazza. I movimenti. Le associazioni. Esistono ed è bene che esistano. A patto di dare vita a un salto di qualità del paese. Scoprendo la legalità, la democrazia, e quanto caratterizza oggi il mondo occidentale più avanzato e, perché no, scoprendo i limiti di questo mondo per superarli. Una prospettiva tanto ottimista quanto utopica. Tuttavia nel possibile tutto è possibile.

 

Continua l'avvitamento del paese. I politici parlano senza sapere bene cosa dicono. Dicono la qualsiasi cosa. In parte per malafede, in parte per il forte deficit culturale che caratterizza la classe dirigente della destra berlusconiana. In testa al fenomeno i leghisti. Tuttavia l'episodio di Bini Smaghi che ricatta il governo per essere nominato alla testa di Bankitalia fa capire sino a qual punto sia estesa e profonda la deriva intellettuale della classe dirigente del paese. Anche se la Bce reclama la sua indipendenza dal potere politico e dalle decisioni dei governi. Ma il caso non è stato presentato sotto questo aspetto (ottobre '11).

 

(continua in “L’irrompere della modernità)

 

 

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“Intermezzo - ancora sull’Italia del 2011” [#INTI]

 

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