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Transizione e caos

►continua da #IMOD16

Dicembre 2015 &  La destra francese vince le amministrative. Continua caduta dei socialisti.

Non è solo la paura a portare voti alla destra populista. È la debolezza dei loro avversari. La mancanza di determinazione.  L'assenza di un progetto, di una idea del mondo.
L'Occidente crolla per la povertà delle proposte. Per una ingordigia collettiva (occidentale) montante. Non toccatemi il benessere dato ormai per acquisito. Senza una analisi critica del contenuto di questo benessere. Né dello stato in cui versa il modo di produzione, né della democrazia quale governo avanzato della società . Ovvero. Il vuoto democratico è una delle componenti della crisi in atto.

& – Esauriente articolo di Galli della Loggia sul Corsera. Il governo e le riforme. Le resistenze. La resa.

La conclusione dell'analisi. "E ciò accade, paradossalmente, proprio quando essa è guidata dal gruppo dirigente più giovane e apparentemente dinamico della sua storia. Il quale, però, sembra diventato tanto cautamente accorto oggi, nel gestire il potere, quanto fu invece coraggiosamente audace a suo tempo allorché si trattò di conquistarlo."

In realtà il governo ha tentato. Ha toccato qua e là. In quasi tutti i settori. Sarebbe interessante, necessario, conoscere la qualità delle resistenze. Gli argomenti e le azioni economiche, politiche, sociali utilizzati  per limitarne la portata. Fino a vanificare il progetto riformatore del governo.

La vera e propria capitolazione può essere individuata con l'abolizione della tracciabilità e la riduzione dei limiti all'uso del contante.

& – Dal 2015.

– Il contenuto. Economia mondiale in recessione – Occidente e entropia – i genitori del ladro vogliono punire il derubato che lo ha ucciso – il caso Marino – in Polonia maggioranza assoluta agli antieuropeisti – assenteista firma in mutande il cartellino all'entrata dell'ufficio –  Obama si scusa perché nel corso di un'azione militare è rimasto ucciso un ostaggio – gli occidentali conducono le loro azioni militari solo con bombardamenti aerei – lo scontro terrestre viene affidato alle truppe di paesi alleati – non ci si meraviglierà se in seguito questi alleati pretenderanno di controllare loro i paesi dove hanno combattuto – nemici dei russi in Ucraina, alleati dei russi in Siria.

 

– Il caso Colonia. Situazione interna e internazionale. Ambedue inquietanti. I fatti di Colonia hanno colto di contropiede la sinistra. In particolare la parte attiva e militante delle donne. La reazione. Patetica. Salvare a tutti i costi il vecchio impianto ideologico. Che favoriva gli immigrati. Poveri cristi, reietti della società. Al momento. La cronaca racconta tutt'altro. La realtà testimonia altro. Testimonia che questi reietti attaccano il modo di essere e di sentire occidentale.  Esigono di sostituirli con i propri. Attentano alla libertà delle donne. Considerata indecente. Che più di ogni altra cosa li fa imbestialire.  Che nega tutto ciò che essi pensano debba essere una società. La Loro. Che sulla sottomissione femminile trova il suo fondamento. 

Allora? Che ne facciamo di tutta l'ideologia della sinistra? Socialdemocratica, pcbg, utopica, ipocrita. Oltre che caritatevole, misericordiosa, buonista, piagnona, sensibile, pietosa, sentimentale. Una ideologia che dalla caduta del muro e dalla sconfitta dell'Urss è rimasta orfana di ogni riferimento. Non avendo avuto il coraggio né l'intelligenza di riprendere in mano i sacri testi del marxismo. E capire quanto di essi era superato e quanto di essi è valido.

Così privi di una teoria sono anche orfani di una logica. Che non sia quella poppata con il latte materno. In famiglie pcbg. Risentite, invidiose. Nelle quali la scissione fra essenziale e inessenziale è diventata processo permanente di vita e dunque pura apparenza. Come hanno analizzato Marx e Engels.

Ormai. Non sanno più che accidenti dire. E ancor meno che accidenti fare. Incalzati dalla destra. Populista e spregiudicata.  È dalla realtà. Dalla quale inesorabilmente si allontanano. Realtà che va avanti. Ahimè, incurante dei drammi esistenziali nei quali versano sinistra e destra.

– David Wilson sull'altruismo sostiene che la molla del vivere civile è l'altruismo. Ora. La molla economica e del vivere sociale non è né l'egoismo (come voleva A. Smith) né l’altruismo come vorrebbe DW. La molla di tutto è la necessità. Maus con la sua teoria del dono è più vicino alla realtà di quanto non siano i sostenitori dell'egoismo e dell'altruismo. Il dono è uno scambio. Lo scambio nasce anche dalla necessità di attenuare o evitare lo stato di guerra e di scontro permanente con gli altri gruppi umani esistenti. Esiste una economia del vivere che suggerisce agli uomini come rispondere e organizzarsi di fronte alle proprie esigenze fisiche e alle condizioni poste dalla natura e dal possesso del territorio. Tutto ciò fa parte della Necessità. È la necessità. Con l'andare del tempo, con il progresso economico e tecnologico le esigenze poste dalla necessità si fanno sempre più complesse.

 

Gennaio 2016 &    Bordate velenose contro Putin dagli SU. Insinuazioni, accuse di assassinio, accuse di corruzione. Mai si sono scritte cose simili nei confronti di un capo di governo straniero. Palese è la volontà  SU di  sbarazzarsi di lui. Una politica, questa americana, che rende Putin più credibile che mai di tutti gli antiamericani nel mondo che sono parecchi. Il tentativo. Fermare con ogni mezzo la Russia. Boicottare con ogni mezzo la sua strategia per riacquistare, anche solo in parte, il ruolo già ricoperto dall'Urss. I mezzi messi in campo. Sanzioni, guerra in Ucraina, isolamento diplomatico, diffamazione. Disconoscimento delle ragioni strategiche e del ruolo di grande potenza. Accerchiamento territoriale. Non si va tanto per il sottile. Si rovesciano i governi filo russi legittimi installando regimi semi fascisti come in Ucraina. E quanto di più.

Tuttavia i tempi sono cambiati. Non è detto che questa politica non si riveli negativa. E provochi effetti opposti a quelli voluti.

 

Febbraio 2016 &    Ormai solo stati d'animo. La transizione sta erodendo e sgretolando lentamente la contemporaneità. Da considerare tuttavia che della contemporaneità fanno parte le grandi credenze religiose. A loro volta in serie difficoltà. In questo senso è possibile ipotizzare che la reazione fondamentalista mussulmana rappresenti la difesa disperata e estrema per neutralizzare l'avanzata della modernità. Nel bene e nel male inesorabile. Globalizzazione inclusa.

La domanda è. L'attuale contemporaneità rappresenta un momento di crescita della coscienza totale? Naturalmente crescita con i tempi che contraddistinguono l'evoluzione dell'universo. Nel quale il sistema solare ha poco più dell'età di un pargolo. Diciamo un paio d'anni. E il pianeta terra è appena nato questa mattina.

 

& – Da un articolo di De Cecco su Affari & finanza si ricava che la classe manifatturiera del paese è stata incapace di mettersi al passo con l'Europa dell'euro. Anche se il sospetto che l'Europa dell'euro sia egemonizzata dagli interessi tedeschi sia ben fondato, ugualmente la nostra classe dirigente nel suo insieme non è stata all'altezza della situazione. Ma per quanto si pensi il contrario il tallone di Achille non va individuato nel ceto politico. In testa alla lista degli inadeguati ci sono gli uomini dell'industria, del commercio, della finanza. Seguono i burocrati. Seguono i cittadini comuni di cui i politici sono l'espressione. 

Ora.

L'intera classe dirigente è la sovrastruttura di una struttura economica che non è riuscita a adeguarsi al capitalismo quale modo di produzione moderno. L'uomo italiano, che sia classe dirigente, che sia classe subalterna non ha ancora digerito la modernità.  Non riesce a entrarci. Non l'ha capita. Non la capisce. Prende fischi per fiaschi. Tragico? Drammatico? Reale.

 

& – Si accumulano i casi che indicano come la caratteristica di fondo del paese consista in una disordinata, arbitraria interpretazione della modernità. Il concetto di servizio non ha attecchito. Non attecchisce. Il funzionario pubblico o privato che sia non è, non occupa quel posto, non riveste quella funzione per fornire un servizio alla platea che lo richiede e per la quale lui è lì. I regolamenti, le abitudini, il costume interno non sono diretti allo scopo di realizzare il fine per l'attuazione del quale sono stati concepiti. No. Regole e comportamenti sono creati in funzione dell'organizzazione interna dell'ufficio in oggetto, quale esso sia. Ufficio che si regolerò secondo le esigenze interne e non secondo le esigenze del pubblico per il quale l'ufficio è stato creato.

Insomma. Il posto ricoperto è considerato una rendita. E il servizio da fornirsi è semmai diretto al benefattore che in quel posto lo ha collocato. A nessun altro che a lui devi rispondere. E di questo è consapevole anche l'eventuale capoufficio che ti giudica e ti valuta a seconda del rilievo della persona che ti sponsorizza e che eventualmente ti protegge. O a se stesso se il posto sia riuscito a procurarselo da solo.

Insomma se si deve qualcosa lo si deve al proprio protettore o a se medesimi o al caso o alla condizione sociale di appartenenza. A tutti fuorché a coloro per il quali la mansione, l'ufficio, il posto sono stati creati

Così gli uffici prendono provvedimenti che riguardano esclusivamente l'organizzazione interna. La quale si struttura sulle esigenze di coloro che ne fanno parte. Mentre delle esigenze della  platea  per la quale l'ufficio è stato creato non si tiene conto affatto. Ignorate. Di fatto considerate noiose. Fastidiose. Il servizio è fornito controvoglia. Se possibile scansato. Comunque difficilmente esauriente. Lettere di avvertimento incomplete. Le cause del provvedimento in oggetto generalmente assenti. Una sorta di ukase. A volte nemmeno quello. Si va per usufruire del servizio e solo allora si viene a sapere che il servizio è stato negato. O sospeso. O dimezzato.

E si potrebbe continuare. E applicare l'analisi ai mille casi che la cronaca ci fornisce. Questa mentalità, questo modo di essere e di fare, questo comportamento è largamente diffuso. Ti fissano un appuntamento. Non vengono. Nessuno ti avvisa. L'appuntamento, di solito, è lasco. In mattinata, nel pomeriggio. Per mattinata si possono anche intendere le otto del mattino. Tutto ciò consuma tempo, sistema nervoso, qualità della vita.  Riduce la produttività generale. Produce arretratezza economica. Inefficienza.

Cose note? Note ma persistenti. Anzi. La situazione si va facendo gradualmente sempre più difficile.

Nelle analisi economiche questo aspetto non è affrontato. Lo si ritiene trascurabile? Invece, al contrario, è uno degli aspetti essenziali della produttività. Porre il lavoro al centro della propria vita produce effetti ben diversi se il lavoro è considerato la maledizione della propria vita. Non a caso i modi di produzione sono al centro dello sviluppo umano. Modo di produrre significa modo di lavorare.

 

& – Le angherie delle varie burocrazie che interferiscono nel nostro quotidiano, non sono tali. Sono il portato di una società affetta da una organizzazione sociale pesante e ingombrante. L'Europa non è né capitalista né socialista. È socialdemocratica. Il peggio.

 

& – Pensioni di riversibilità. In linea di massima il fine di Renzi di combattere i privilegi è corretto e condivisibile. Tuttavia. Si ha l'impressione che riforme così radicali come questa delle pensioni di riversibilità, siano affidate all'estro. Sia pure un estro intuitivo. E questa è probabilmente una delle caratteristiche della gestione Renzi. Obbiettivi corretti. Ben individuati. Soluzioni improvvisate. Frettolose. Superficiali soprattutto perché non se ne  sono ben studiate le conseguenze. Perché non si sa bene come siano state articolate. Ma. Soprattutto. Perché non sono state spiegate al pubblico, ivi compreso l'oggetto teorico dei provvedimenti.  Le ragioni pratiche e teoriche, le finalità economiche e sociali, delle deliberazioni prese. Insomma. Buone intuizioni e mancanza della cultura necessaria per applicarle.

 

& – Tutti parlano di guerre civili. Non sono d'accordo. Va riconosciuto tuttavia che il concetto di guerra civile è di uso comune. Dalla televisione (Mentana che ha dato il via alla discussione), ai vari siti internet, e via. Ma non è comune per gli storici. E nemmeno per un dizionario come la Treccani. Uguale per i dizionari speciali dedicati esclusivamente alla terminologia e ai concetti della politica. Ugualmente per uno storico come  Barbagallo.

Il concetto di guerra civile muore culturalmente intorno al Cinquecento. Mentre si fa strada ed è sostituito lentamente dal concetto di rivoluzione. Di guerra civile si poteva parlare a Roma. Dove lo scontro non aveva come obiettivo la struttura economica e politica del sistema. Già quelle di Cesare e di Ottaviano non possono considerarsi guerre civili dal momento che rivoluzionano la struttura sociale e politica (e indirettamente senza averne coscienza anche quella economica) della Repubblica trasformata in impero.

Dal '500 in poi prendono l'avvio una serie di rivoluzioni tese a mutare le strutture economiche, sociali e politiche dei paesi che ne sono teatro. Per cui si scrive sempre più di rivoluzioni e sempre meno di guerre civili. Il concetto di guerra civile sopravvive come luogo comune, modo di dire. Più semplice e accessibile di rivoluzione.

Ma anche meno pericoloso. Non amato dalle classi dirigenti borghesi una volta al potere (conquistato per via di una rivoluzione). E di conseguenza non amato dai loro intellettuali organici. Parlare, scrivere di rivoluzione è  rischioso come parlare di dialettica.  Così ragiona, racconta e documenta Marcuse in Ragione e dialettica. Meglio parlare di guerre civili che di rivoluzioni. Le guerre civili non sovvertono l'esistente mentre le rivoluzioni sì. Le guerre civili possono essere considerate come una ricorrente malattia sociale. Un raffreddore, una bronchite. Mentre le rivoluzioni no. 

 

& – Muore un Umberto Eco. Grandi titoli e articoli sulla stampa e sui media. Li leggo  qua e là con curiosità. Un trionfo del vuoto teorico nazionale.

 

& – Due questioni.

La prima. Il controllo delle informazioni è da attribuirsi agli stati nazionali in nome della sicurezza o alle multinazionali del web in nome della privacy? Il senso del conflitto va rintracciato in una riduzione del peso delle nazioni a favore di strutture più ampie e internazionali?

La seconda. La crisi economica si ostacola solo con una maggior integrazione internazionale. E con gruppi dirigenti e paesi culturalmente in grado di portarla avanti e controllarla. In altri termini con una crescita generale culturale. (Una crescita della coscienza individuale e generale). Ma questo presuppone un cambiamento profondo del pensiero globale, delle pratica sociale globale, della cultura globale.

Al momento siamo agli antipodi. Ottusità, corruzione, grettezze nazionali. Deficit intellettuale e teorico. Tutto ciò in Occidente. La porzione più evoluta nel mondo. Quanto al resto siamo fermi a pensiero e comportamenti prerinascimentali. Dove sono le culture religiose in genere e quella mussulmana in particolare, le più arretrate.

Una cosa è certa. Fondata. L'umanità è una e uno è il progresso umano. Il relativismo delle culture è una totale imbecillità. Il Rinascimento è una tappa, l'illuminismo è una tappa, Kant, Hegel e Marx sono una tappa, la questione femminile è una tappa. Tappe del progresso umano. Come la separazione fra pensiero laico e fede religiosa. Come la marcia verso la parità delle donne. Cancellare il progresso quale concetto fondato è di nuovo una imbecillità. Dalle caverne alle palafitte, dai raccoglitori ai cacciatori, dai cacciatori agli agricoltori qualcosa è accaduto. Come il passaggio dai rettili ai mammiferi, dai dinosauri agli uomini.

È assolutamente corretto e necessario collocare i popoli, il loro modo di pensare e il loro modo di comportarsi, le loro ideologie, a seconda della loro distanza dal massimo di coscienza possibile storicamente raggiunto.

 

& – Accade questo. Il processo generale, nei limiti del possibile, è chiaro. Gli avvenimenti vengono interpretati nella logica della individualità quale fine e prossimo punto di approdo.

Prima che il processo abbia raggiunto l'obiettivo della individualità possono essere necessari due, trecento anni.

Uno degli ostacoli maggiori è/sarà il fondamentalismo islamico. Seguono gli altri fondamentalismi principalmente religiosi ma anche sociali. Fra questi ultimi le forme e i camuffamenti del razzismo. Ossia il rifiuto dell'altro da te. Più l'assenza di una visione filosofica, teorica e politica all'altezza raggiunta dal pensiero teorico del tempo. Pensiero legato  allo stato raggiunto dal  processo economico. Alle soglie del superamento del capitalismo. E alla nascita di un nuovo modo di produzione in formazione ma non individuato. Una qualche forma di comunismo libertario. Ma  sorretto da una totale e necessaria crescita dello stato generale del pensiero.

Questa visione scolora e fa sbiadire gli avvenimenti correnti. Tutti necessari, tutti interessanti ma tutti relativi al lontano fine che, solo alla fine, ne farà comprendere il valore. Oggi non rimane che collezionarli.

Questa riflessione è a sua volta prodotto della crisi economica in corso. E dei conseguenti  sviluppi, negativi/positivi,  nella società internazionale, nel pensiero a livello planetario e negli avvenimenti storici che caratterizzano il periodo.

Marzo 2016 &    Politica interna e internazionale in notevole caduta. Il kantismo dei logico matematici e l'esistenzialismo di cui è imbevuto il pensiero comune mostrano profonde crepe. La pratica stesso della democrazia ha il fiato corto. È la transizione, bellezza!

& – In profonda crisi anche l'italiano. Sembra che nessuno sia più in grado di parlarlo correttamente. Fenomeno che ha raggiunto e invaso il livello delle classi dirigenti. Nelle interviste, nelle tavole rotonde, nei dibattiti in televisione. Politici, giornalisti, imprenditori, professionisti. Gente comunque laureata. Accanto a papere e strafalcioni del linguaggio si colloca una reale difficoltà nella logica del discorso. Spesso sconnesso, oscuro, ripetitivo, logorroico, povero, lontano dalla sintassi. Anche questo sarà un prodotto della transizione. Parte del generale inabissamento della cultura occidentale. In fase di negazione. Superamento non in vista.

& – Una serie tv sull'Italia dei pregiudizi moderni. Dei complessi socio-intellettuali. Quali 1. non essere sufficientemente aperti, 2. non essere in linea con la modernità, 3. non essere all'altezza dei tempi. E via. Ben congegnata descrive una società nevrotica. Alle prese con una  cultura percepita superficialmente. Ridotta a una serie di luoghi comuni desunti dal pensiero esistenzialista, pensiero della cui esistenza tuttavia non si ha la minima informazione.

& – Attentato a Bruxelles. Morti (una trentina) e feriti. La metropolitana chiusa. L'Olanda sigilla il confine con il Belgio. Siamo in guerra. Ma facciamo fatica a capirlo. Una fatica ancora più grande a accettarlo.

& – Concetto di «consumismo turistico». Si viaggia con la medesima famelica pulsione con cui si corre da un lato all'altro della città per acquistare cibo, capi di abbigliamento, automobili, tecnologia, oggetti, rapporti sociali. Nell’acquisto indiscriminato di beni di consumo convinti di sodisfare bisogni reali indotti fittiziamente da una ideologia del benessere altrettanto fittizia.

Ora. Accanto al consumismo corrente e al consumismo turistico vanno collocate tutte quelle forme di consumo artificiose che coprono ormai il 90 per cento delle attività sociali. Dalla palestra al tempo libero. Insomma. Si tenta di riempire il vuoto del proprio pensiero con qualsiasi cosa possa sostituirlo e mettere a tacere l'angoscia dell'inconscio suscitata da quel vuoto. Non individuato ma oscuramente avvertito.

D'altra parte Marx e Engels avevano descritto con l' abituale acutezza le condizioni nelle quali vive l'uomo moderno. Alienato a se stesso e al mondo.

Ora. Privi di un pensiero forte non è possibile distinguere l'essenziale dall'inessenziale, il necessario dal superfluo, l'utile dall'inutile. Fra produttivo e improduttivo, fra adatto e inadatto, fra buono e cattivo, fra bene e male. Senza un pensiero teorico è impossibile scegliere.

Scegliere è capire. Capire è sapere. Sapere è vivere.

 

& – La stampa internazionale piena dell'attacco mussulmano a Bx. Un mucchio di morti e feriti. Un passaggio profondo della transizione. L'offensiva mussulmana dice all'Occidente che è venuto il momento di cambiare modello. Economico e culturale e sociale. Vale la riflessione di ieri sul consumismo.

 

& – La tolleranza è diventato il modello occidentale per eccellenza. Tolleranza è raffinatezza, è eleganza, è classe,  è stile. È persino cultura. Ma soprattutto è distinzione. È status. Gli eletti si distinguono perché intellettualmente, filosoficamente, socialmente tolleranti. Altrimenti fuori. Esclusi.

La tolleranza è diventata il veleno dell'Occidente. Genera impotenza e debolezza. Rifugge il rigore, l'impegno, la responsabilità, la coerenza, il dovere. Detesta la determinatezza, il carattere, il dover essere. Qualità plebee.

La tolleranza è diventato il grimaldello indispensabile per giustificare e accettare ogni difetto, ogni carenza, ogni mancanza, ogni deficienza, ogni errore.

L'Italia che della tolleranza è la patria sa bene quali sia il prezzo dell'indulgenza. Incuria, negligenza, noncuranza, indolenza, disordine, confusione, ingovernabilità, anarchia. E non ultime, doppiezza, simulazione, falsità, ipocrisia.

Si tratta di quell'insieme di attributi per via dei quali nessuno si fida di nessuno. Per via dei quali sincerità è uguale ingenuità. E ingenuità uguale a imbecillità. Per via dei quali furbizia è uguale a intelligenza. Astuzia uguale a perspicacia.

Un disastro? Un disastro.

 

Aprile 2016 &  L'atmosfera politica del paese, mal messa. Saviano attacca la Boschi. L'Unità lo prende a male parole. Il Fatto prende a male parole l'autore dell'articolo sull'Unità. Nella totale assenza di un'etica comune. Ognuno si erge a paladino del proprio sentire etico. Tante etiche quanti individui.  A fronte del vuoto di un'etica comune. E di un riferimenti teorici. E tutto si traduce in un modo di essere comune nel quale ognuno sente a modo suo. Come gli ha insegnato mamma. Senza mai chiedersi da dove provenisse a sua volta il modo di pensare di mamma. Caratterizzato da  approssimazione e superficialità. Utilizzato per attacchi e scontri pretestuosi, fra gruppi politici e intellettuali (si fa per dire) che trovano la loro ragione di essere solo nello scontro settario. Specchio della parte più becera del paese.

Così il paese naviga fra risentimenti, improvvisazione, scontri tanto furibondi quanto sostanzialmente vuoti. Ma anche ipocriti. Furbi. Colmi di furbate, furbizie, proclami e simili. Che lo tengono lontano dalla modernità (quando la stessa modernità è in crisi) e gli impediscono di farsi spazio nel mondo tenendovelo costantemente ai suoi margini.

& – Leggo i giornali. Mi indispettisce una cronaca politica scritta come si scriveva la cronaca cittadina nelle ultime pagine del giornale. Anzi ben peggio. Una sorta di rissa goliardica permanente. Priva di contenuti e in un certo senso irreale perché acritica. Dietro la baruffa non riescono a cogliere il senso di ciò che realmente accade.

 

& – Al capo di stato maggiore della marina la legge che riforma l'assetto delle tre forze armate per qualche verso unificandone la gestione, non va. Cosa fa allora? Si dà da fare. Vuole neutralizzare e modificare le legge. Come? Relazioni e amicizie in parlamento. Pressioni di genere vario. Ma le leggi non sono una prerogativa esclusiva  del potere legislativo e del potere esecutivo? E i militari non devo «obbedir tacendo». Difendere e essere fedeli alle leggi quali esse siano senza discuterle?

 

& – Salvini si schiera contro i pozzi di petrolio in mare. Il futuro del paese, dichiara, è nel turismo, nella pesca e nell'agricoltura. Certamente non ha cognizione di ciò che dice. Il fatto curioso è che nessuno glielo fa notare.

 

& – I 5 stelle sono alle calcagna e forse stanno superando il pd. Ma saranno mai in grado di governare alcunché? Dopo Bossi è giunta la volta di Grillo? Dove mai deve sprofondare il paese perché gli italiani imparino a governare se stessi? 

& – Leggendo una intervista a tale Aldo Masullo, filosofo partenopeo (nato nel 1923). Interpretare la vita come gioco, o recitazione, o istrionismo denuncia un limite. L'incapacità di capire la vita per quella che è. Non cogliere che il senso della vita è la vita stessa. Non afferrando questo senso tutti ne cercano uno. Che si inventano, che non esiste. E a questo senso che cercano, danno i nomi e attribuiscono gli atteggiamenti più estrosi.

La vita in sé non è né seria né giocosa, né bella né brutta, né buona né cattiva. Gli attributi che si affibbiano alla vita non appartengono alla vita. Appartengono al rapporto che ognuno ha con la vita. La propria, quella degli altri, con la vita nel suo insieme.

 

& – Parlando con un’amica. Dico. Se vuoi vivere tranquilla, anche e soprattutto quando sarai sola, è necessario che prendi una distanza dal processo. Processo che peggiorerà. Non hai alcuna forza per poterlo modificare, né mi sembra che tu abbia intenzione di scendere in piazza. Allora? Che senso ha guastarsi l'umore come se fossi una protagonista quando una protagonista non sei (non siamo)? Hai una reazione da vecchia borghesia quando la vecchia borghesia ha dichiarato forfait. Non ha più voce in capitolo.

Stai invece a guardare ciò che accade, come il processo si evolve o si involve. È più salutare e meno stressante. La tua piccola guerra falla quotidianamente, quando puoi, tentando di contrastare i fatti, ma senza prendertela. Come uno spasso, un  modo leggero e nel medesimo tempo presente. Altrimenti cadi nella categoria dell'italiano che sa tutto lui, che ha capito tutto lui, quando in realtà è solo un imbecille velleitario e presuntuoso.

 

& – La Camera approva la trasformazione del Senato. Opposizione  sia politica, sia intellettuale (costituzionalisti per esempio) sia sociale fuori di testa. Argomentazioni come vengono vengono, spesso incoerenti, smaccatamente false. L’ideale che esprimono è rimanere immobili. Nemico è il cambiamento.

Dicono fate le cose a modo. Dico, non è più possibile fare le cose a modo. Non esiste più un modo di farle. Vanno fatte. Meglio averle fatte come vengono che non averle affatto. Come non le abbiamo fatte per 50 anni. Si dice, il meglio è nemico del fare. In Italia il meglio è il pretesto per non fare.

 

& –  In Occidente esistono ancora i contadini o sono tutti gente di campagna o  agricoltori? E gli operai e gli artigiani che vivono nel podere e in parte del podere? Un operaio umbro che vive nella sua casa contadina quanto è diverso da un operaio torinese che vive in periferia? Le classi esistono ancora. Tuttavia la transizione sta macinando tutto. Impossibile fare il punto all'interno del processo in corso. Al massimo se ne possono cogliere i momenti, dei momenti. Ma il risultato non vale il lavoro necessario per coglierli.

 

& – Piccola borghesia oggi vale come classe meticcia. Che va da D. a A., a V., a C. ecc..

Probabilmente necessaria una riflessione sulle classi. La classe meticcia suddivisa in ceti. Meticcia poiché la tendenza di fondo è la medesima. Ricerca del benessere, deficit culturale, stessa mentalità rispetto al lavoro, al tempo libero, e famiglia. Mentalità che si realizza in modi diversi a seconda della forza economica e sociale.

& –
Riflessioni sulla vicenda umana. Come la specie sia un valore a differenza dei singoli individui. Quanto il traguardo della specie sia lo sviluppo del suo pensiero. Il suo cervello. Di quanto la vicenda umana sia lontana dal suo traguardo (che ogni volta raggiunto si allontana) senza che questa riflessione penalizzi la condizione presente. Il percorso è lento (rispetto alla durata della vita individuale). Siamo appena all'inizio della vicenda umana. Che è la vicenda più complessa che conosciamo.

Maggio  2016 &  Leggo alcune pagine di Taylor e mi imbatto in Derrida. Pensatori pcbg, appassionati dell'analisi del nulla che si nasconde dentro ogni essenza. Siccome ogni cosa che è è anche un non è, loro si infilano nella analisi della contradizione. Fra l'altro partendo ma insieme negando Hegel del quale hanno fissato soltanto la riflessione sulla coesistenza di essere e nulla. Che loro interpretano come una differenza mentre in Hegel è una unità. L'essere è in quanto potrebbe non essere e il nulla è in quanto vuoto di essere. In conclusione l'essere è tale solo perché esiste il nulla e il nulla perché esiste essere. È il nulla a definire l'essere e è l'essere a definire il nulla. Ma ciò che conta è che nella realtà ogni realtà può esistere come non esistere. E nel medesimo tempo esiste in quanto potrebbe non esistere.

 

& – L'entropia, il disordine sociale, politico, culturale avvolge e avvelena come una nuvola tossica l'Occidente. La questione non è se se ne esca fuori, la questione è il fenomeno che cresce di anno in anno. Tocca tutti gli aspetti del vivere sociale. Ne sgretola il tessuto connettivo, ne distrugge il senso. La democrazia traversa una crisi palese. Una crisi che è «la crisi». È la crisi dell'Occidente.  Il suo modo di pensare, il suo modo di agire. Le sue ragioni di essere. Un nuovo medioevo? Un nuovo medioevo.

 

& – Mostra di Toulouse Lautrec. Museo della fontana in fondo a via Ripetta. Più che altro schizzi e disegni. TL coglieva bene il carattere degli uomini e confinava le donne nel ruolo. Un paio di ritratti maschili notevoli. Il resto gradevole. Personalmente alla pittura preferisco la fotografia. La fotografia può avere lo stesso vigore della pittura e in compenso ha un rapporto più diretto con la realtà. TL è invece del parere che la realtà per essere tale vada interpretata. È questa interpretazione che dà valore all’artista, al pittore. Penso di nuovo che la pittura sia stata essenziale fino all’avvento della fotografia. Poi non a caso ha preso piede la pittura astratta e autori come Picasso che hanno una visione simbolica della realtà. Un simbolismo che in una qualche misura allarga la comprensione del mondo. Fornisce un valore aggiunto. Ampia il sapere.

 

& – La politica sembra uno stagno e sembra stagnare. In realtà è un lungo braccio di ferro fra riforme e tradizione. Si risolverà con il referendum sui cambiamenti alla Costituzione.

 

& – Il mondo è nel caos della transizione. Contemporaneamente ci sono novità singolari. La produzione la fa da padrona. Ma ci offre anche prodotti appetitosi. La critica è generalmente alimentata da una ingannevole idea del mondo. Nel senso che vorremmo chiudere gli avvenimenti in scatole mentali che spaziano nell’immaginazione invece di essere prodotte dalla realtà.

 

& –  Cattolici in rivolta per l’approvazione della legge sulle unioni gay. Ancora una prova di quanto l’arretratezza del paese sia strettamente legata, speculare all’oscurantismo del cattolicesimo romano. Chiuso, immobile, conservatore. Ostile al pensiero moderno dai tempi della controriforma.

 

& – Il pomeriggio al centro/centro di Roma. Ho trovato il centro/centro insopportabile. Il turismo distrugge la città. Frotte di alieni con la testa per aria. Indifferenti a tutto. Probabilmente alla stessa bellezza che guardano ma non vedono. File lunghe centinaia di metri dinanzi ai principali monumenti. Per entrare. File lunghe decine di metri nei caffè più noti (più gettonati?). Per una consumazione. Per una tazzina di liquido nero che bevono tanto per raccontare, una volta tornati al paese, di averlo bevuto. E di averlo bevuto proprio in quel preciso locale. Difficilmente in grado di gustare quel concentrato di sapore amaro. Tanto meno di giudicarlo.

Insomma. Restituiteci la città. La cui bellezza viene irrimediabilmente ferita da queste folle pigre e sbadate. Deturpata e irriconoscibile. Suggerisco a mc di fondare un comitato «restituiteci Roma». Di sicuro successo.

Acquistiamo gianduiotti fondenti alla Lindt. Questa grande casa produttrice di cioccolata che l’estate «chiude» perché il consumo della sua produzione non è tale da assicurarle i ricavi d’abitudine.  Un capitalismo straccione e provinciale.

Considerazioni che non intaccano l’umore. Così alla fine torniamo a casa contenti.

(continua in "Il vuoto si va strada)


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“Transizione e caos” [#IMOD17]

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