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L'irrompere della modernità

(un paese che resiste)

continua da #INTI

 

ottobre 2011 L'Italia commissariata da Merkozy e dall'Europa.

È in pieno corso il processo  intuito (già da alcuni anni) e temuto. La modernità sta assediando l'Italia. E la vuole espugnare con una brutalità non prevista. Dovremmo fare tutto in tre giorni. Riforma delle pensioni, liberalizzazioni, privatizzazioni, riforma della giustizia civile, riforma del mercato del lavoro, riforma fiscale. La classe dirigente stretta dall'assedio non sembra essere in grado di reagire. Colta di sorpresa dalla violenza operativa della modernità, fa l'unica cosa che sa fare, traccheggiare per resistere.

 

novembre Nel pieno della crisi politica e economica non c'è molto da scrivere. Prende corpo il previsto. Come scritto nelle memoria del mese Berlusconi e l'Italia con lui tenta di sfuggire, senza successo, alla morsa dei mercati che sono la forma presa dalla modernità. Spettacolo fra il pietoso e l'esilarante. Non si riesce a capire che nel resto del mondo traccheggiare, rinviare, prendere tempo,  dire una cosa per farne un'altra, più tutto l'armamentario nazionale messo in piedi negli anni nel tentativo di eludere, neutralizzare, rinviare il processo dello sviluppo umano che va sotto il termine di modernità, non regge più.

Al contrario questo tipo di pratica sta giocando la forza e minando i piani dei cattovaticani. Le ultime resistenze, l'invenzione delle dimissioni a tempo (del governo Berlusconi), le furberie, hanno incattivito i mercati e convinto Napolitano - che pur aveva accettato le dimissioni a tempo - come fosse ormai necessaria la soluzione Monti. Ma la soluzione Monti è proprio ciò che il Vaticano e i cattovaticani volevano evitare. Non a caso la proposta di Casini era di un governo politico di unità nazionale che permettesse di contrattare e mediare i costi del risanamento. Non sta andando così. E guarda caso L'Avvenire interviene contro il governo tecnico giudicandolo espressione di un commissariamento esterno e interno. L'ostilità furibonda del pdl e della Lega a Monti, il tentativo fino all'ultimo momento di indebolirlo in partenza, testimoniano lo stato di costernazione e disperazione della classe dirigente italiana di fronte alla violenza con la quale i mercati, braccio armato della modernità, stanno intervenendo sul paese.

Con un'ulteriore complicazione. I mercati obbligano l'Italia a entrare nel capitalismo mentre il capitalismo è in crisi e contestato proprio nei paesi a capitalismo maturo. Indicare Monti come l'uomo portatore delle esigenze della difesa a oltranza del capitalismo nel momento della sua crisi è vero. Tuttavia il paese non è in grado di affrontare la crisi capitalista esattamente perché deve ancora entrare nella cultura capitalista. Il capitalismo può essere combattuto solo partendo della trincea stessa del capitalismo. In un paese precapitalista come l'Italia è solo una fuga in avanti.

 

I cattolici, con la mediazione al ribasso di Napolitano, accettano Monti e pongono le loro condizioni. Le pongono secondo lo stile cattolico romano. Senza ostentarle, senza dirle, di soppiatto. Così Monti il giorno stesse dell'incarico va a messa con la moglie. E nel suo governo la rappresentanza dei tecnici di provata fede cattolica è massiccia. Tramonta invece Veronesi portatore troppo vistoso delle esigenze laiche e moderne. Uomo nero del Vaticano, scrive La Stampa. E Casini invoca che il nuovo governo si occupi solo dei problemi e delle questioni economiche. Così Monti diventa – complici Napolitano e D'Alema – il cavallo di troia dei cattovaticani. Anzi li copre.

 

Quando si dice, si scrive, ci si lamenta che in Italia Berlusconi ha retto così a lungo anche perché l'opposizione non ha fatto il proprio mestiere, è necessario chiedersi perché non l'abbia fatto. Ebbene l'opposizione è stata fortemente condizionata dalla posizione dei cattolici. Cattolici del Polo, cattolici che facevano parte e appoggiavano la maggioranza (Casini), cattolici che erano nella sinistra (popolari). Più gli ex comunisti che come D'Alema (e Napolitano) sono convinti che non si possa governare il paese senza il consenso e l'appoggio cattolico. E i cattolici hanno sostenuto in questi anni il potere berlusconiano. Potere dal quale si sentivano garantiti. Potere dal quale hanno ricevuto non poco. Favori. Benefici provvidenziali di carattere principalmente economico e, in seconda istanza, ideologico. La debolezza dell'opposizione dipende dal suo deficit intellettuale, dall'assenza di strumenti culturali, dalla rinuncia a creare un'alternativa laica e moderna al pasticcio ideologico cattolico. Ponendo la sinistra cattolica di fronte alla necessità di affrancarsi dalla politica vaticana e creare un cattolicesimo nazionale di tipo modernista. Con l'obiettivo che i cattolici adulti siano realmente adulti. Politicamente e culturalmente. E che il paese abbandoni il melmoso terreno dei compromessi e dell'equilibrio costi quel che costi. 

 

Scrive Mario Calabresi sulla Stampa. "… un Paese che ancor oggi mostra di non aver consapevolezza delle difficoltà che affrontiamo". Mostra cioè di non possedere le risorse culturali per capire la realtà del mondo moderno e di conseguenza la propria realtà.  In un certo senso questa riflessione, questa analisi, questa constatazione si pone come la ragione principale della situazione del paese. Sappiamo perché. La struttura economica della rendita, la cultura cattolica romana, l'assenza di un ceto intellettuale di livello, quattro secoli di sostanziale oscurantismo, e via elencando sono le cause di questa condizione. Ma la conseguenza è un tale livello di ritardo che è poi quello che permette a un Berlusconi e a un Bossi qualunque di presentarsi ed essere accettati come uomini eccezionali. Due personaggi il cui livello di incultura e la cui stupidità è veramente impressionante.

E nulla, mai, come la crisi internazionale sta ponendo in risalto l'arretratezza e la stupidità del paese nel suo insieme. La resistenza alla modernità è tale che potrebbe finire col distruggerci. Che è poi la sorte con cui la Storia ha eliminato le sacche di resistenza allo sviluppo, al 4PP.

 

Con Monti si riuscirà a capire meglio il livello raggiunto dal paese nel suo insieme rispetto alla modernità.

Livello al momento affidato a una squadra prevalentemente di cattolici. D'altra parte l'espressione intellettuale del Paese è cattolica. I laici al momento sono rappresentati dai Veronesi, dagli Englaro e qualche altro. Senza avere una reale voce e una presenza nella politica. Con un seguito ristretto nella società. Avversati ferocemente dal Vaticano.

Una conseguenza della fisonomia cattolica nel governo e della subordinazione all'egemonia cattolica di laici come dovrebbe essere Napolitano, è la ricerca costi quel che costi della stabilità. Una stabilità ottenuta ipocritamente negando e ignorando la gravità della condizione culturale, intellettuale, sociale, politica ed economica nella quale il Paese versa. Grave è il riconoscimento di Monti a Berlusconi e Letta. Mentre la destra delegittima costantemente quanti le si oppongono, quanti le sono contrari non fanno altro che rilegittimare la destra. Una destra squalificata e di un livello disperatamente basso rispetto al resto del mondo sviluppato. Molto al di sotto di ogni possibile previsione. Un plauso a Berlusconi, un plauso a Letta. Incredibile. Per neutralizzare la criminalità la si legittima. Importante è andare d'accordo. E per andare d'accordo è prudente non disturbare troppo il malfattore nel suo lavoro delittuoso. Il Paese non andrà molto avanti con questa pratica. Che è già in sé corruzione. Che è il contenuto della corruzione italiana e nel medesimo tempo il suo più cospicuo risultato.

È questo tipo di corruzione che caratterizza i cattolici. Monti incluso. Monti ci porterà fuori dalla crisi economica italiana. Ne ha la statura e probabilmente ha qualche carta per farlo. Ma non sposterà il paese di un millimetro dall'ipocrisia, dall'arretratezza e dall'ottusità sognatrice che lo caratterizzano. Che sono il concreto ostacolo al suo sviluppo.

 

fine novembre Il governo Monti prende tempo prima di varare la manovra. Il tentativo è di fare un'operazione soffice.

Tanto da non rompere l'equilibrio sociale, accontentare possibilmente tutti, o il numero più largo possibile. Spostare l'asse politico verso il centro. Cattolici, democristiani, appunto!

Gli ultimi colossi del capitalismo all'italiana, parapubblico, sono l'Eni, l'Enel, la Telecom, la Finmeccanica che rimangono italiani grazie alla golden share. In questi venti anni di follia nazional berlusconiana la borghesia (si fa per dire) cattolica e italiana e le classi dirigenti nazionali (estrema destra, destra, centro, sinistra, estrema sinistra,  e nord secessionista per burla) sono riusciti a perdere il perdibile.

E non si può certo sostenere che la strategia di Monti migliori sensibilmente la posizione italiana di fronte ai mercati. La lentezza e la cautela sociale con cui si vanno prendendo le misura destano una sottile diffidenza fra gli alleati europei e lasciano sospettose le piazze finanziarie. Al momento la modernità può attendere. Al momento noi attendiamo le misure.

 

dicembre  Le misure sono state varate. Lo spread con i titoli tedeschi è sceso sotto i 400 punti. I mercati l'hanno presa bene.  Questo governo è quanto di meglio i cattolici riescano a esprimere. E rispetto alla classe dirigente cattolica il gruppo di governo rimane un gruppo di minoranza. Non a caso la Cei ha protestato. Reclama una maggiore equità. Dell'equità naturalmente non fanno parte i privilegi economici di cui gode la gerarchia. Come le esenzioni fiscali. I sindacati hanno promosso degli scioperi. Blandi. Due ore e quattro ore. La sensazione è che il paese e le sue classi dirigenti continuino a non percepire la profondità della crisi. Sia quella generale sia quella nazionale.

 

Al momento la manovra si preoccupa di mettere in sicurezza i conti pubblici. La seconda fase si occuperà di crescita. Probabilmente ingiuste le accusa di aver curato poco la crescita. I due tempi, sicurezza dei conti pubblici, poi crescita, erano in programma. Questo governo potrà anche non piacere, e non mi piace, tuttavia è quanto di meglio il paese riesca a esprimere. D'altra parte anche Napolitano, che certo non mi piace più di quanto non mi piaccia il governo, è quanto di meglio la nostra classe dirigente riesca a esprimere. Così al momento siamo governati al meglio. E quanto sta accadendo è il massimo di quanto possa di buono accadere in Italia.

 

La questione di fondo è un'altra. E non riguarda solo il nostro paese. La questione di fondo è la profondità della crisi occidentale. La questione di fondo è la crisi del modo di produzione. La questione di fondo è se la produzione allargata non stia venendo meno. La questione di fondo è se lo sviluppo non si sia al momento arrestato. La questione di fondo è che si punta sulla crescita nel momento in cui la crescita generale si è bloccata.

Tuttavia c'è da dire che l'Italia è così arretrata che forse se riuscisse a entrare nel capitalismo un po' di crescita potrebbe anche conseguirla.

 

Quelli del Fatto avvertono la crisi in maniera più acuta degli altri. Tentano di gettare un occhio al di là della forma. F. Colombo capisce che nel capitalismo l'equità è sinonimo di sviluppo e che senza sviluppo addio equità. Massimo Fini si rende conto che il processo di crescita si va esaurendo. Tuttavia Fc non riesce a legare equità, modo di produzione, sfruttamento. Ciò gli impedisce di giungere alla conclusione che non può esserci equità in un sistema - quello capitalista - prosperato esattamente a spese dell'equità planetaria. E Fini si lamenta di non essere stato ascoltato negli anni nei quali ha tentato di avvertire il mondo che la crescita permanente era un errore nel quale il mondo stoltamente e lentamente precipitava. Se lo avessero ascoltato il mondo non si troverebbe nella situazione in cui versa. Di conseguenza tutto un errore. Evitabile per giunta.

Gli «altri» si comportano e ragionano esattamente come Marx aveva descritto cento e passa anni or sono analizzando il livello culturale degli economisti nell'era del capitalismo. Ma a differenza di intellettuali come Massimo Fini e, forse F. Colombo, Marx aveva anche compreso come il capitalismo avesse una funzione e fosse un momento del processo storico. Un momento tanto esecrabile quanto necessario.

 

13 dicembre '11 Solo l'otto per cento degli elettori pdl pensa che le difficoltà dipendano dal governo Berlusconi. Il sessanta per cento dei leghisti le attribuisce addirittura a Monti. Le corporazioni professionali fanno i salti mortali per scansare le liberalizzazioni. I sindacati proclamo scioperi (per il vero blandi). La Fiom non firma il contratto Fiat e invoca i diritti acquisiti negli anni delle vacche grasse. Il paese arranca. Fatica a rendersi conto della situazione. La modernità lo atterrisce.

E, nonostante tutto, la modernità stringe anche attraverso questo governo di cattolici quasi adulti (non è chiaro quanto adulti) che rappresenta quanto di meglio e quanto di possibile possa dare al paese una destra cattolica, ma accettabile e europea..

Immediatamente l'altro paese si mobilita. Contro. Lo scontro è in atto. In primo luogo fra destra adulta e destra corporativa. Monti si presenta più deciso di Napolitano. Napolitano potrebbe essere individuato come l'anello debole dell'offensiva della destra adulta contro la coalizione della rendita. Della coalizione fanno parte le corporazioni in senso stretto, i sindacati, i berluscones, i leghisti. Tutti a titolo diverso ma compatti nella difesa e nell'offesa. Al momento lo scontro s'imbastardisce. Ognuno per conto proprio, Lega e Berlusconi, tentano di riportare in scena la rissa che ha contraddistinto i quindici anni della loro egemonia. E, nel corso dell'attacco, mostrano di nuovo i propri limiti. Insormontabili. Gli argomenti. Elementari. Il linguaggio. Grossolano. Ma anche imbecille (Monti disperato). Comunque la barbarie e la sostanziale imbecillità della destra BB (Bossi - Berlusconi) emerge ogni giorno con maggiore evidenza. E su questo terreno, sul terreno dell'imbecillità, la gara con le forze della sinistra, politiche e sindacali, si fa sempre più serrata. Si comprende meglio come gli uni siano speculari (e necessari) agli altri. L'articolo 18, le battute della Camusso, le idiozie di Bonanni, le sparate di Vendola e Di Pietro, gli imbarazzi di Bersani.

Ma soprattutto l'insufficienza della classe dirigente nel suo complesso. E dell'informazione in generale. Che non riescono a stare dietro al linguaggio e ai ragionamenti della squadra di governo che sembra paracadutata sul paese non si sa da dove. Insufficienza resa palese dalle dichiarazioni pubbliche, dalle argomentazioni, dalle interviste, dai dibattiti, dal livello degli intervistati come degli intervistatori. Dalla ribellione alla modernità che li incalza e alla quale non riescono a replicare se non con vecchie battute e discorsi resi vuoti dalle realtà gettate sul tappeto dalla crisi di sistema in corso.

 

La gerarchia obbligata a uscire allo scoperto. Intervento di Bagnasco sull'Ici. Nello scontro fra governo e farmacie l'hanno spuntata le farmacie per una pressione diretta della gerarchia che vuole impedire che la pillola del giorno dopo venga venduta nei supermercati.

 

Bersani sostiene che affrontare oggi la questione posta dall'articolo 18 è follia. Chi lo fa è matto. Che significa? Significa che la classe dirigente italiana non è in grado di porre questioni di interesse generale senza provocare rigetti, rivolte e ribellioni. Che scongiurare rigetti, rivolte e ribellioni è la priorità delle priorità. Che è politicamente necessario non disturbare troppo il paese. Dove per paese si intendono i sindacati, le corporazioni, senza capire che se non puoi disturbare i sindacati non puoi, poi, nemmeno disturbare gli ordini professionali, gli artigiani, i commercianti. E così via fino agli evasori. Evasori che a loro volta è bene non disturbare per le ragioni più varie. La tracciabilità, per esempio, disturba. Crea disordini in banca. Intralcia il commercio (soprattutto quello in nero). Il quel grido di Bersani, che in qualsiasi altro paese europeo sarebbe giudicato scomposto e che invece è stato accettato e pubblicato senza riserve dai nostri giornali (Ceccarelli su Repubblica se l'è presa soprattutto con la Fornero), è racchiuso il dramma del paese. Un paese nel quale non è politicamente utile disturbare. Dove è bene non toccare gli equilibri. Eccetera. Povero Bersani, povera sinistra. Povero paese.

 

La sinistra italiana si pone una domanda. Perché i sacrifici deve sempre cominciare col farli la sinistra? Risposta. Perché l'insieme del paese, la sua maggioranza è di destra. Non se ne erano accorti? Di conseguenza per fare un sacrificio a destra è necessario che se ne faccia almeno uno prima a sinistra. Quando non due.

 

C'è qualcosa del governo Monti che infastidisce i politici, i giornalisti, i sindacati, e quanti in questi ultimi venti anni hanno avuto a che fare con i media. Di che si tratta? Sono rispetto alla media (e ai media) troppo colti, troppo sapienti, troppo professionali, troppo educati, troppo loici, troppo informati, troppo freddi, troppo ironici. Insomma sono troppo. Ora l'italiano in genere mal sopporta chi è troppo. Chi è troppo accanto al dovere di essere troppo ha anche quello di non farlo vedere. Fingere di non esserlo. Fingere di essere al livello dell'interlocutore del momento altrimenti viene preso in giro e severamente ripreso come uno senza anima, presuntuoso, supponente, arrogante, maestrina o maestrucolo. Invitato a scendere dalla cattedra per passare dalla cattedra alla strada. Nella strada fra la gente. Fra la gente che patisce, subisce, e tutto l'armamentario dell'ipocrisia nazionale. E queste critiche provengono da un ceto intellettuale e politico che da Craxi in poi non ha fatto altro che praticare l'arroganza, la supponenza, la delegittimazione dell'avversario, i luoghi comuni, i gestacci e gli sberleffi al posto delle argomentazioni e via dicendo. Anche la sobrietà infastidisce ed è oggetto di satira, di ironia, di derisione. Fenomeni speculari al fatto che in Italia esiste un troppo che non da fastidio, ma, al contrario, è molto apprezzato e ammirato. Si tratta di un molto che non diventa mai troppo. Come essere molto furbi, molto scorretti, molto ladri, molto prepotenti, molto disonesti, molto sleali. Non c'è mai un troppo per il furto dei beni pubblici, per le tangenti, per la distribuzione di posti pubblici a parenti e sodali, per l'incoerenza, per la falsa testimonianza, per la menzogna, per l'intimidazione come stili di vita.

In realtà le classi dirigenti e il paese sono profondamente smarriti e disorientati di fronte a una squadra che certamente in futuro mostrerà tutti i suoi limiti, ma che oggi sembra calata nel paese da un mondo della cui esistenza classi dirigenti e paese  non avevano il menomo sentore.

 

fine dicembre La strategia di Napolitano è dare il senso dell'unità del paese. Il risultato potrebbe essere l'opposto. Coperti dall'unità costi quel che costi tutti alzano la voce. In questi giorni è la volta dei sindacati. Ai sindacati seguiranno le professioni. Ci si oppone alla liberalizzazione del mercato del lavoro con la conseguenza che tutti si opporranno alla liberalizzazione del proprio settore.

All'estero tutto ciò si traduce in un effetto di inaffidabilità. Il paese recalcitra. Se il governo non si mostra sufficientemente forte, se non tira diritto ignorando le contestazioni, se mostra di trattare, concertare, se i recalcitranti si permettono di alzare la voce (come fanno la Camusso o Bonanni, o Berlusconi) ne segue l'instabilità economica sui mercati finanziari che fuggono lontani dal mercato finanziario nazionale. Lo spread della Spagna è notevolmente inferiore a quello italiano perché la Spagna nel suo insieme affronta unita la crisi, mentre in Italia ci si diverte a non tenerne conto.

E qui la strategia di Napolitano fa il verso a quella di D'Alema volendo normalizzare un paese che normale non è. Il primo sintomo dell'anomalia è non tener conto della crisi. Ignorando che la crisi è di sistema. E pretendendo che un paese capitalista come l'Italia dovrebbe essere e non è, si comporti, come un paese del socialismo reale. Piena occupazione, livellamento delle rendite, uguaglianza generalizzata. Intralciando con questo atteggiamento la lotta alla corruzione e all'illegalità che sono le due patologie principali che ostacolano lo sviluppo.  

 

gennaio 2012  Il paese e le sue classi dirigenti stentano a rendersi conto della situazione determinata dalla crisi economica internazionale. Bersani che dice basta manovre come se le manovre dipendessero da noi. La Camusso che dice, l'Europa può attendere come se la situazione nella quale il paese versa dipendesse dall'Europa e l'Europa non fosse a sua volta presa dalla crisi in corso. I partiti che fingono di porre o peggio credono di poter porre delle condizioni al governo pur sapendo o forse non rendendosi conto di non essere in condizione di porre alcuna condizione. In un sondaggio solo il 28% ha risposto di ritenere la manovra necessaria e dettata dalle condizioni della crisi internazionale. Cioè, il 72% non sa o non crede nella crisi. Amen.

 

La trasmissione di Santoro, gli interventi di Travaglio, l'impostazione del Fatto, il balbettio di Bersani tutto indica come la sinistra nel suo insieme abbia perso i propri punti di riferimento. E navighi senza bussole, senza analisi, senza idee, aderente solo alla quotidianità. E la quotidianità impedisce una visione d'insieme.

O al contrario. È l'assenza di una visione d'insieme che impedisce loro di prendere il largo. Obbligandoli a bordeggia-re. Impotenti di riferire e di interpretare cosa si muove sulla costa.

D'altra parte. Cosa ci indica la visione d'insieme? Che l'Italia deve entrare nel capitalismo. Che il capitalismo è in crisi. La difficoltà consiste nella necessità di modernizzare il paese correggendo nel medesimo tempo quanto di questa modernizzazione è già stato superato. È come qualcuno che entrasse per la prima volta nell'informatica oggi. Al momento qualsiasi vecchio calcolatore sarebbe buono per passare dal cartaceo all'elettronica. Ma, immediatamente si porrebbe il problema degli aggiornamenti e dei progressi fatti negli ultimi trenta anni nel settore. Così alla fatica di convincere il paese riluttante ad abbandonare il cartaceo si aggiunge la difficoltà di dirgli che quanto ha appena appreso non è sufficiente alla bisogna e si devono fare velocemente nuovi passi avanti.

E nella fattispecie i passi avanti vengono percepiti come passi indietro. Lavorare di più, guadagnare di meno, educarsi alla libertà, educarsi alla democrazia, educarsi alla giustizia sociale, educarsi alla legalità, educarsi alla concorrenza, educarsi all'economia di mercato, educarsi alle regole. Educarsi al capitalismo.  Abbandonare la struttura economica della rendita. Capire cosa ha significato per le classi proletarie la sconfitta dell'Urss, cosa ha significato per la sinistra nel suo insieme l'abbandono del marxismo quale teoria generale di analisi e di lotta.

Un po’ troppo, non ce la possono come si dice umanamente fare.

 

Il caso del Concordia. Dalla cronaca della nave in difficoltà emergono le due Italie. Che per semplificazione diremo l' Italia di Monti e l'Italia di Berlusconi. Il comportamento del comandante Schettino riassume in un solo episodio il comportamento che Berlusconi ha messo  in atto negli ultimi venti anni. Mentire, sfuggire alle responsabilità, mettersi in salvo (eludendo la giustizia), ignorare e aggirare le regole, negare l'evidenza, badare esclusivamente al proprio interesse ignorando la comunità (Berlusconi porta il paese sugli scogli, nega la crisi e al momento opportuno se ne va), eccetera. Minimizzare, sopire, nascondere, mentire, assolvere, e alla fine perdonare. Ma sopire, minimizzare, nascondere, mentire, assolvere e alla fine perdonare sono le caratteristiche della pratica cattolico romana. Ecco come Schettino sia il prototipo e il risultato di questa pratica che poi è una sub cultura. Quando si dice l'influenza cattolica sulla mentalità del paese. L'influenza della cultura e della mentalità cattolico romana sul paese trova in Schettino il suo esempio più aderente.

 

Altro caso. La severa manovra di Monti non fa altro che riflettere gli impegni che il governo Berlusconi ha preso con l'Europa. La manovra Monti è in realtà la manovra sottoscritta da Berlusconi. Non a caso la Ue ha inviato degli ispettori per controllare se gli impegni presi da Berlusconi siano realizzati da Monti. Ebbene. Qualcuno lo sta notando? La stampa ne parla? Sopire, minimizzare, nascondere, assolvere. Senza rendersi conto che il risultato di sopire minimizzare nascondere equivale a mentire. Per nascondere si nega con l'obiettivo di assolvere. Ma di che pasta è fatta la classe dirigente vaticana? Dalla quale deriva direttamente la classe dirigente cattolica del paese. I gruppi dirigenti vaticani praticano regole invecchiate da quattro secoli. Se il paese non si libera dell'insegnamento, della pratica e della mentalità cattovaticana è impossibile che ce la faccia.

In questi giorni stiamo assistendo all'attacco più profondo che la modernità sta portando contro la pratica della società italiana. Sarà interessante vedere come ne usciremo. Se ne usciremo.

 

qualche giorno dopo  Il paese coinvolto in una resistenza che chiamerei disperata delle strutture oligarchiche della rendita le quali anche se colpite solo parzialmente avvertono il tempo della loro fine. E reagiscono prive di una strategia, di una visione del mondo, prive non solo della coscienza ma anche della consapevolezza del momento.

In questo senso non si capisce ancora come il governo dei professori possa essere sostituito e da chi. Non certo dalla destra di origine berlusconiana. Né dalla sinistra nostalgica del bel tempo che fu. Impressiona la posizione della Cgil nella persona della Camusso. Nemmeno il sospetto di quanto stia accadendo nel mondo. Per non dire dei Vendola o dei Landini.

Certamente il panorama è complesso.

Rating, riformismo, capitalismo. Prendiamo il caso delle agenzie di rating. Ogni modo di produzione produce due livelli. Il livello ideologico e il livello reale. Ora a livello ideologico le agenzie di rating dovrebbero, hanno la loro ragione sociale nella protezione degli investitori finanziari dalle eventuali «bizzarrie» e scaltrezze  del soggetti finanziari emittenti. Questa la teoria, questa l'ideologia. La realtà è che le compagnie di rating sono finanziate proprio dagli emittenti. Un notevole conflitto di interessi che tuttavia non incide sulla pratica reale del capitalismo reale. Questo perché quei conflitti di interesse sono strutturali al capitalismo reale che si nutre anche di quei conflitti di interessi. In altre parole il capitalismo reale a differenza del capitalismo teorico produce conflitti di interesse. Che poi il suo stesso interesse consista nel ridurre le conseguenze macroscopiche e più letali dei conflitti di interesse rientra nella pratica «naturale» del capitalismo.

Allora? Si combatte il capitalismo per migliorarlo o per abbatterlo? Il riformismo lo vuol migliorare lasciando pensare che esista «in natura» un capitalismo buono. Mentre per sua natura il capitalismo è quello che sperimentiamo ogni giorno. Con quelle che indichiamo come storture e invece altro non sono che le sue strutture.

 

(continua in “Farfalle attorno a un lume)

 

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