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Farfalle attorno a un lume

(stretti nella morsa della modernità)

 

continua da #IMOD

 

fine gennaio  2012  Mediocre trasmissione di Santoro. Priva di una reale informazione conferma come larga parte del paese non si renda conto della crisi economica internazionale. Con Castelli che se la prende con la globalizzazione e con l'euro, con un imprenditore che nega l'evasione fiscale, con un siciliano che nega la mafia e un camionista dipendente che detta la sua formula per salvare l'economia del paese. Un paese che non ha il senso della realtà, non il senso dei propri limiti, tutti convinti di essere in condizione di sostituire il presidente del consiglio, il ministro del tesoro, tutti economisti, politologi, psicanalisti e via. Tutti con la scienza infusa ma nel medesimo tempo protesi alla ricerca di un capo carismatico in cui credere senza se e senza ma, come è di moda dire oggi. Probabilmente non c'è contraddizione fra la presunzione senza limiti e la ricerca affannosa di un capo che li guidi, pensi al posto loro. Sono le due facce della medesima propensione alla stupidità. Poiché la stupidità intesa quale distacco progressivo dalla realtà, è il risultato finale della sindrome italiana. Ma lo stesso Santoro invece di mettere in risalto l'abissale pochezza e inconsistenza di quelle posizioni sembra avallarle e con lui il povero Ruotolo che si entusiasma per fenomeni di nulla.

Di questo passo Santoro nella sua funzione di manufatto culturale marcia verso l'estinzione.

Tuttavia. Santoro come il Fatto, come i sindaci che hanno partecipato al Forum dei beni comuni, come i movimenti, come i metalmeccanici di Landini, come Vendola, come i giovani oppositori di Napolitano, fanno parte di un'Italia radicale e intransigente che per inerzia collochiamo a sinistra ma che di sinistra ha ben poco se non il fatto di essere all'opposizione.

I sindaci del Forum accusano il governo e la stampa nazionale di far passare un solo messaggio, "la situazione è grave ma noi la risolviamo". Ora in realtà governo e stampa internazionale tentano di fare passare il messaggio la situazione è grave. Devo dire con scarso successo. Anche perché la stampa nazionale è molto timida nel trasmetterlo.

Ora la domanda è questa. La situazione è grave o non è grave? Se scoppia un incendio e io grido al fuoco  è corretto che io gridi al fuoco o si tratta di una mia astuzia per far passare il messaggio che esiste una situazione di pericolo determinata dal fuoco? Forse sto esagerando oppure grido per loschi fini? Il fuoco è solo un pezzo di carta che brucia. O forse no. L'incendio è reale. È questo che la parte radicale, pura, proletaria (?) del paese deve decidere. E di cui dovrebbe discutere. L'incendio è grave o no? No, di questo non si parla neppure. Si discute, molto, su chi lo ha appiccato. Chi lo ha appiccato? Le banche, la finanza internazionale più altri oscuri poteri. Perché lo avrebbero appiccato? Anche di questo non si discute. L'importante è dare un nome al piromane o ai piromani.

E il capitalismo? E la crisi probabile del capitalismo? E le ragioni della crisi (sempre probabile) del modo di produzione capitalistico? La sua estensione? Le sue conseguenze? E via. Silenzio assoluto. E le origini della crisi? Già, le origini della crisi sono quei farabutti di capitalisti che con la loro ingordigia stanno mettendo in crisi la loro medesima creatura. Farabutti e anche imbecilli, direi.

E Marx? E il Capitale con l'analisi del capitalismo? Qualcuno ha mai letto il terzo volume nel quale sono analizzate e in parte previste le origini della crisi attuale?

E la guerra fredda? La fine della guerra fredda? La vittoria delle democrazie occidentali e le conseguenze economiche di questa vittoria? E lo sfruttamento del secondo, terzo e quarto mondo che ha permesso alle democrazie occidentali e al capitalismo di raggiungere i livelli di vita attuali (quelli che la Camusso indica come conquiste di civiltà senza chiedersi quali realtà economiche hanno permesso quelle conquiste)? E via.

Quali sono le basi teoriche dei movimenti radicali e intransigenti? E cosa pensano? Di avviare una rivoluzione senza basi teoriche? Marx ha già ampiamente analizzato che fine fanno movimenti ribellistici alla Proudhon. Disgraziatamente una previsione. O, come sosteneva Lenin, essi sono i migliori alleati dello statu quo.

 

primi di febbraio Monti, grande elogio di Berlusconi. E due. Ricordare anche l'elogio di Letta. Si conferma. Con questo governo il paese non andrà avanti più che tanto. La resistenza alla modernità è al lavoro. Monti non andrà oltre lo stretto necessario. Al contrario. Sta utilizzando il suo prestigio per attenuare le asprezze con le quali l'Europa aveva commissariato l'Italia di Berlusconi. Possiamo tranquillamente collocare Monti e il suo governo non fra coloro che portano la modernità ma fra coloro che di fatto frenano la modernità. Cedendole il meno possibile. Vero. Aveva tentato di più Bersani anche se a sua volta aveva dovuto cedere qua e là.

Al centro della resistenza sono le corporazioni. D'accordo. Una delle più ottuse, i sindacati. A parte il Vaticano. Tuttavia queste resistenze trovano i loro punti di forza nei politici e nella mentalità del paese. Si dirà che i politici riflettono la mentalità del paese. Appunto. I soggetti sono tre. Le corporazioni, le rappresentanze politiche, la cultura del paese. Cose già dette. La novità. Con Berlusconi l'Europa era intervenuta in prima persona tentando di mettere le classi dirigenti italiane con le spalle al muro. A quel punto è intervenuto Napolitano. Il quale senza parere ha di nuovo salvato Berlusconi. Chiamando Monti con il compito di togliere le castagne dal fuoco alla riottosa classe dirigente italiana che si è riconosciuta per anni in Berlusconi. Non è la prima volta. Già scritto. L'intervento più clamoroso fu il mese regalato a Berlusconi messo nell'angolo dall'offensiva di Fini. Mese prezioso. Permise a Berlusconi di organizzare la truffaldina resistenza corrompendo una decina di parlamentari e battere Fini. Sta accadendo di nuovo? Temo di sì. Non si sa bene come ma Berlusconi invece di essere additato come l'uomo, lo Schettino, che stava portando il paese sugli scogli, al fallimento economico e finanziario, al default, appare, si tenta di farlo apparire, come un signore responsabile che si è speso per salvare il paese. E alla fine lo ha salvato. Salvato da chi? Da lui (Berlusconi) medesimo che ce lo aveva precipitato. Ma questo non appare. Nessuno lo dice. E nasce il dubbio che il silenzio di Berlusconi sia solo un mezzo per tentare ancora una volta la via del Quirinale.

Tutto ciò ha dell'incredibile? Monti è un signore che sta facendo del suo meglio? È l'uomo della modernità che obbligherà il paese a entrare nel capitalismo? A uscire dalla medievale rendita per portarlo nel capitalista profitto? Spezzare il connubio salario - rendita (Landini, Camusso & c.) e stabilire l'alleanza salario - profitto (Marchionne)? Un cattolico adulto che sta interpretando al meglio le esigenze della modernità? E lo fa con cautela ma lo fa? Lo farà. Anzi, lo sta facendo.

Così fosse Monti avrebbe sbagliato qualcosa. Forse non lui, forse Napolitano. Ma che importa se Monti o Napolitano? E l'errore consiste nell'aver salvato Berlusconi. Nel salvarlo di nuovo. Nel dargli campo permettendogli di rifarsi l'immagine. Nel mitigare ancora una volta la gravità della situazione economica e finanziaria italiana. Una realtà, l'unica, per mettere il paese di fronte alle proprie deficienze. E trascinarlo nella modernità. Dicono. Per la modernità necessario un cambio di mentalità. Ma perché cambiare mentalità se viene meno la necessità di cambiarla? Se stiamo addirittura uscendo dalla crisi? Come dichiarato da Monti improvvido novello Berlusconi. Se Berlusconi e la sua band suonano ancora? E attaccano i giudici? E governano la Rai? E mantengono il governo sulla corda? Perché?

Perché dieci anni di malaffare e mal governo non trovano un responsabile?

 

Riflessioni. La faziosità italiana prodotta dalla struttura della rendita. Nell'economia semi feudale della rendita la sopravvivenza del sistema non consiste nella realtà dei fatti. Il fatto essenziale di cui la rendita tiene conto è la propria porzione di rendita. Essenziale è difendere la quota di rendita posseduta. Se possibile ampliarla. Quando i fatti si oppongono a questo obiettivo allora è necessario correggere reinterpretandola la realtà dei fatti. I fatti non contano per quello che sono ma per gli effetti che producono. Non a caso quando una corporazione vede intaccati i propri interessi risponde regolarmente facendo notare come un'altra corporazione si stia comportando peggio. Oppure. Perché cominciare da noi e non dagli altri? Per sostenere le proprie ragioni si prova di tutto. I fatti vengono negati o si inventati a seconda del danno o del beneficio che provocano.

È qui che la furbizia diventa un valore.

La furbizia consiste nella capacità di sottrarre alle fazioni altre (leggi pure corporazioni), diciamo pure alle fazioni concorrenti - gruppi sociali o individuali di interessi -,  la loro porzione di rendita. E siccome la rendita è per sua natura un bene che sta li e non si produce, lo scontro ha come oggetto l'obiettivo di accaparrarsene una parte. Questo ci pone automaticamente contro tutti coloro che come noi hanno interesse nello spartirsi la rendita. In pratica tutti gli altri. Così prima di tutto cerco di «fregare» lo Stato. Cos'è lo Stato? La comunità degli altri. Quindi da fregare. Gli altri vanno sempre fregati. Salto una fila? Sono bravo. Ho fregato quelli che la fanno. Mi tengo in esercizio.

Come mi produco il necessario per sostenermi - oppure accumulare grandi ricchezze? Sottraendo agli altri la loro parte di rendita. Appropriandomene. Rubandola se necessario. Di qui l'indulgenza tutta italiana per i ladri. E la debolezza del concetto di proprietà. Chi possiede una proprietà non se l'è guadagnata, sicuramente l'ha sottratta a qualcuno.

Per raggiungere l'obiettivo di appropriarsi della porzione più grande di rendita diviene lecito usare qualsiasi mezzo o sistema. Ugualmente se mi viene sottratta una parte di rendita o mi si impedisce di conquistarla. Chiunque attenti alla mia rendita o ostacola l'obiettivo di impossessarsi di una parte della rendita altrui, di solito quella comune dello Stato, è un nemico. Come sono nemici tutti colore che lo sostengono. E amici coloro che sostengono me. Poi una volta formatasi la fazione questa logica viene applicata alla fazione nel suo insieme vista come appartenenza ma anche come sostegno.

E via, via, via.

I gesuiti sono stati i geniali inventori della logica della rendita. La più adatta a negare, mistificare, mutare la realtà dei fatti. Spaccare il capello in quattro. Con sofismi su sofismi. Una logica che ha fatto il suo tempo in tutto il mondo fuorché in Italia. Paese nel quale trionfa.

Sotto questo profilo ascoltare le argomentazioni della Camusso o di Landini è come ascoltare le argomentazioni di Berlusconi, dei berluscones, dei leghisti.

Ambedue negano la realtà della crisi economico finanziaria. La sua gravità. Non ne individuano le ragioni. Sono in grado soltanto - anche culturalmente - di difendere il proprio particolare, la propria fazione. Non riescono - perché non possono - andare intellettualmente oltre. Privi come sono degli strumenti di analisi necessari per farlo.

Ambedue usano gli arnesi della delegittimazione dell'avversario, dell'offesa attiva e passiva. Nella offesa passiva (dichiararsi offesi) è implicito il vittimismo. Il vittimismo diventa un punto di forza. Berlusconi perseguitato dalla magistratura. I camionisti perseguitati dalle condizioni del lavoro. I sindacati offesi dalle dichiarazioni della Fornero.

Ecco come dieci anni di malaffare e mal governo non hanno trovano un responsabile.

 

Ne lo troveranno. In realtà Berlusconi non dà fastidio. Al contrario. Ha dimostrato di essere il più disinvolto nell'uso della delegittimazione, della diffamazione, dell'intimidazione dell'avversario. Nel negare oggi ciò che si è detto ieri, nel vittimismo, e via con tutto il bagaglio suggerito dalla fantasiosa logica dei gesuiti.

Non tornerà al governo. Probabilmente non riuscirà a salire al Quirinale. Ma lo avremo ancora sulla scena.

 

Monti negli SU dichiara di voler cambiare la mentalità degli italiani. Difficilmente ci riuscirà elogiando Berlusconi e Letta.

Successo di Marchionne e di Monti negli SU. Mentre sia Marchionne sia Monti sono visti con sospetto in Italia. Criticati, presi in giro, giudicati rappresentati dei poteri economici internazionali, lontani dagli interessi autentici del paese. La modernità di Marchionne e anche di Monti consiste nel fatto che sono portatori delle esigenze del capitalismo come modo di produzione. Il capitalismo è più che criticabile. Ma non da posizioni medievali. Rispetto alla mentalità medievale e all'economia della rendita il capitalismo è un valore. Così quando Bagnasco sostiene che i conti a posto non bastano a salvare l'uomo dice sostanzialmente una sciocchezza. L'uomo si salva a partire dai conti a posto. Ma Bagnasco odia i conti a posto poiché la chiesa di Roma ha ben poco a che fare con i conti a posto e invece ha molto a che fare con i conti in disordine. Bagnasco ha le sue ragioni nel contrastare il capitalismo poiché il capitalismo uccide la chiesa di Roma immersa nell'economia della rendita e i conti a posto sono il simbolo del capitalismo utopico.   

Nel medesimo tempo la crisi internazionale rischia di far precipitare il capitalismo reale. Le classi dirigenti affrontano la crisi senza riconoscerla. Negandone la profondità. Nella sostanza preoccupate esclusivamente di salvare il salvabile. Toccando il meno possibile dello statu quo. I popoli non sono da meno. Statu quo = benessere acquisito. Benessere acquisito = diritti. Diritti contro necessità. Necessità = realtà della crisi. Realtà della crisi = tracollo del modo di produzione capitalistico.

Spavento per le conseguenze del crollo. Le conseguenze del crollo = metamorfosi del tenore di vita, metamorfosi dei valori di riferimento sulla qualità della vita, metamorfosi della mentalità, metamorfosi del tempo libero nel tempo liberato, del divertimento status  nel divertimento impegnato, dello svago ricreazione nel gusto dell'apprendimento, della speranza nella previsione,  e via, via, via. Insomma terrore del futuro. Futuro = altra umanità, altre teste, altri piaceri.

D'altra parte lo sfarinamento del modo di produzione è alle metamorfosi dette che porta. E molto di più.

 

Mss sostiene che nessuno vuol ascoltare le mie analisi degli avvenimenti. Crude, impietose cioè troppo reali. Rimango sempre ingenuamente stupito di questo rifiuto generale della realtà. Ieri ascoltavo Lerner mentre dirigeva l'Infedele. In Lerner il suo passato dell'infanzia non sorpassata  è sempre una presenza rilevante. Ma ieri lo faceva precipitare nel ridicolo con la sua protesta contro la Germania (continua in “questo rifiuto generale della realtà@TRAN).

 

La resistenza alla modernizzazione portata da Monti si trasforma in scontro. Gli emendamenti proposti in parlamento al decreto delle liberalizzazioni chiarisce bene la condizione culturale del paese. Zero. Rimane l'incognita del livello di resistenza. Imbevuti di luoghi comuni di destra e di sinistra, privi degli strumenti culturali per capire le necessità del momento, privi veramente di tutto ma convinti di avere diritto a tutto non si capisce fino a quale punto possano spingersi per ottenere ciò che è assolutamente impossibile ottenere. Potrebbe finire in una brutta storia. Le vicende (assurde?) della no tav potrebbero essere un avvertimento.

 

Tremenda la differenza nel linguaggio e nel pensiero fra un personaggio come la Fornero e quell'amalgama di posizioni che partite dai berluscones raggiungono i sindacati, i partiti, le televisioni, i "giornalisti con la schiena diritta" come si definiscono quelli de il Fatto. La Fornero, a differenza  degli altri, non so bene con quali strumenti teorici, ragiona come un'intellettuale che ha capito la struttura operativa della crisi in corso. Di conseguenza la Fornero riesce a descrivere la crisi nella sua realtà operativa mentre gli «altri» ci sbattono contro come farfalle attorno a un lume. La destra punta i piedi sgomenta della modernità che ne insidia le posizioni. Più patetico il fronte della sinistra, alla quale si associano per propria elezione i liberal populisti dalla schiena dritta (ai quali tuttavia va riconosciuto l'impegno a favore della legalità), che sembra non avere un reale obiettivo da perseguire. Stretti come sono nella morsa della modernità che stentano a riconoscere e la progressiva perdita delle rendite di posizione ereditate dall'organizzazione corporativa dei sindacati, da ciò che rimane dello zoccolo duro del vecchio pci e delle posizioni della sinistra cattolica. Un mescolo difficile - impossibile - da tenere insieme come ha dimostrato la vicenda dell'ultimo governo Prodi.

 

fine febbraio Trasmissione di Lerner. Penati, Mucchetti, uno storico xy (penoso), una donna industriale (seria e un po' persa in quel mare di banalità), vari. Li ascolto discutere e mi chiedo se il vero imbecille sia io. Si dibatte sulla crisi senza mai chiedersi da dove provenga la crisi. Non penseranno veramente che un pugno di banchieri ingordi ha messo in ginocchio l'Occidente? Argomenti. La metastasi finanziaria ha colpito l'economia reale. Punto. Come è potuto accadere? Nessuno si pone la domanda. L'economia ha ingoiato la politica. Come? Perché? Idem. Nessuna domanda. Semmai la causa, anzi la colpa viene rintracciata nel fatto che nei discorsi si è dato troppo peso all'economia. Nei discorsi? La causa è nei media? Nella comunicazione? Nella psicologia? Da non credere. Da credere. Pensano esattamente così. La causa è nei discorsi.  E via di questo passo. Sulla Germania, l'Europa, sull'insostenibilità dell'austerity, la vorace ottusità della Germania e via, via, ancora. Si può parlare di morale quando si parla di economia? Sì. No (Penati). Si dovrebbe (tutti gli altri). Risultato. L'austerity è immorale. Unico Penati con la sua aria sconsolata cercava se non altro di porre le questioni sulle basi oggettive suggerite dal pensiero logico matematico professato dagli economisti internazionali (a loro insaputa). Il massimo che un intellettuale lomat riesca a fare. Ma gli altri? Nemmeno questo. Penati sembrava un gigante indaffarato a tenere a bada un branco di nullità.

 

primi di marzo Il Fatto alla deriva. Nonostante alcune parti ancora interessanti l'insieme cade nella logica dell'Uomo qualunque di Giannini. Alcuni titoli. "L'Ocse chiede all'Italia di privatizzare anche la Rai e ridurre le tutele al posto fisso. Ma chi ci governa l'Europa o Roma?"  Su Marchionne e la Fiat, "prendono i soldi e scappano". "Governi tecnici o politici la musica non cambia". "La guerra dei tav … Tutto per una cambiale che la politica deve pagare". Ma curiosamente a loro insaputa con un occhio a certe pubblicazioni che si proclamavano di estrema sinistra e si sottotitolavano "Il giornale della sinistra di classe per il comunismo". Alcuni sommari. "Riprendiamoci il maltolto" lavorando contemporaneamente "alla prospettiva della rivoluzione socialista, che solo ci consentirà di uscire dall'odierno stato di miseria e di servitù capitalistica". E ancora, "auspichiamo un autunno di lotta senza precedenti". E ancora, divertente coincidenza di cognomi "Chiediamo le dimissioni del sindaco Franco Monti strumento di potere dello sfruttamento padronale". Beh, lo stile del il Fatto ormai spesso è molto vicino a questa linea editoriale, cioè di un giornale che individuava in Stalin uno dei costruttori del socialismo e si pubblicava nel 1995. Ma che, va detto, aveva almeno una linea teorica di riferimento, più o meno assimilata, che era il leninismo e lo stalinismo i quali avevano a loro volta alle spalle la dialettica di Hegel e il materialismo dialettico di Marx ed Engels. Dei pensatori, insomma. Il Fatto o Landini che piace loro così tanto hanno una teoria di riferimento, una strategia, una tattica per portare avanti quella che sembrerebbe essere una linea qualunquista ma rivoluzionaria? Odiano il capitalismo, d'accordo, ma come pensano di batterlo, con la no tav? Movimento informe, localista, antimoderno, sostanzialmente reazionario. O con forme di ribellismo proudhoniano se non anarchico? O corporative tipo Fiom?  E questa sarebbe una sinistra?

 

Tutto ciò mi reca un vago senso di stupefazione. Convinto come sono che il processo è quello che è, che non può essere altro, e produce una logica che va semplicemente capita. La stupefazione evolve in curiosità. La curiosità in analisi. L'analisi nello cose che scrivo.

 

(continua in “Una guerra di trincea)

 

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“Farfalle attorno a un lume” [#IMOD2]

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