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Una guerra di trincea (2)

continua da #IMOD3

 

1° maggio 2012 - Monti alza la voce. Corretta la metafora della guerra di trincea. Tra modernizzazione e statu quo, tra modernizzazione e repressione. Lo statu quo poggia su una struttura economica di fatto precapitalista. Fondata sulla rendita. La sovrastruttura ideologica e culturale è simile a un impasto di diritto romano, goliardismo crapulone quattrocentesco e praxis controriformista.

Prima della crisi del 2008 si è trattato di una guerra fredda. I difensori dello statu quo guidano il paese per almeno 40 anni ben attenti a neutralizzare come possono gli effetti della modernità portati dall'esito della seconda guerra mondiale e di cui la costituzione italiana è una delle massime espressioni. Durano fino agli anni '90.

Negli anni '90 l'impianto economico e culturale che ha sostenuto la classe dirigente del paese si sgretola travolto dalla propria inadeguatezza. E presta il destro alla modernità che sferra un energico attacco con Mani pulite sotto la forma del ripristino della legalità.

Raccolte le forze, neutralizzato Mani pulite, parte il più vigoroso contrattacco dello statu quo del secondo dopo guerra. Alleato con il revisionismo fascista e repubblichino, l'obiettivo è smantellare la struttura istituzionale repubblicana nata con la resistenza e dare un solido fondamento alla coalizione di fatto fra Stato e criminalità organizzata. Una vicenda durata poco meno di venti anni.

La crisi del 2008, non a caso ostinatamente negata dai nuovi revisionisti, mette in ginocchio il tentativo restauratore. Nel 2011 l'attacco della modernità si intensifica, sospinto dalla crisi economica. Culmina con il diktat della Ue e della Bce al governo dei berluscones e dei nordisti mascherati da padani. Il tracollo economico li obbliga a dare forfait e lasciare il campo ai modernizzatori. I quali prendono in mano la gestione del paese sotto le spoglie del governo tecnico.

Con il governo tecnico comincia la guerra di trincea. Fra statu quo e modernizzazione. La partenza dei modernizzatori è ottima. Ma breve. Quando si tratta di rimuovere gli ostacoli alla concorrenza che soffocano il paese e prendere di petto le corporazioni di destra e di sinistra i modernizzatori vacillano. Lo statu quo se ne infischia dei successi all'estero. Che anzi teme e disturbano. Italianamente si convince presto di poterla fare nuovamente franca. Questa di farla franca è una delle caratteristiche peculiari del paese. Apre le ostilità. Una guerriglia che si svolge nelle aule parlamentari e nei media. Fatta per lo più di dichiarazioni, veti, provocazioni, minacce, messe in guardia. Mai padroni e proletari (si fa per dire) andarono così d'accordo nel contrastare la modernizzazione del paese.

È la trincea. Da una parte e dall'altra si conquistano delle posizioni, si perdono delle posizioni. La guerra di trincea tuttavia favorisce lo statu quo. Peggio, penalizza il paese. Il paese perde di nuovo credibilità. La stampa internazionale attacca. Il paese torna sullo scivolo. Rischia una nuova caduta.

In verità era prevedibile. Era prevedibile che non si poteva salvare il paese salvando Berlusconi. L'insieme della classe dirigente italiana, intrisa di pressapochismo reazionario e cattolico, forte di termini come futuro, speranza, passione, sogni, ci prova probabilmente convita di farcela.  

Farcela, opporsi, difendere lo statu quo.

Farcela, opporsi, difendere lo statu quo non è ben visto dalla comunità internazionale. La quale esige esattamente il contrario. I modernizzatori del governo per quanto cattolici ne sono consapevoli. Sono parte integrante di quella comunità. Una comunità che si chiama capitalismo. È il capitalismo bellezze!

Il 30 di aprile Monti tenta un'azione di sfondamento. Attacca Berlusconi, attacca i partiti, attacca i sindacati. Attacca con la Rai il sistema di comunicazione. Mette in campo nuovi provvedimenti di rottura del fronte avversario. Al momento la reazione è debole. I sindacati balbettano. La destra prova ad alzare un muro di dinieghi. La sinistra appare indecisa sul da farsi.

La situazione è a questo punto.
 

Il giorno dopo. L'attacco di Monti continua (al convegno indetto da Italianieuropei). Forza Italia. Un partito che ha mancato i propri obiettivi e di fatto non ha fatto nulla. Il pd. Un partito che non è riuscito a superare i limiti delle due componenti che gli hanno dato vita. Gli ex comunisti e i cattolici di sinistra non hanno mai dato segni di capire la logica de mercato accettato semmai obtorto collo. Le imprese. Arretrate rispetto alle esigenze del mercato. Invocano le riforme ma al momento di farle le rigettano. Il paese. Vittima della logica corporativa. I consigli e le critiche degli economisti favorevoli alla spesa? Sospetti perché di cultura anglosassone. La Rai. In qualche misura sarà ritoccata.

 

& – Ai margini dello scontro. La principale caratteristica della Lega è la spacconata qualunquista. La Lega rappresenta bene il contenuto del nordismo italiano. Autoritari, inclini alle guasconate, amanti del pressappoco. Alla riunione del primo maggio il dramma che ha travolto la Lega nelle ultime settimane viene negato. Non è successo nulla. Piccole cose. Sciocchezze. Lui, l'impresentabile, Bossi, si ricandida. Per il bene della Lega, naturalmente. Berlusconi è andato avanti così per circa venti anni. Negando, smorzando, depistando, cavillando, sacrificandosi per il bene … . D'altra parte negare, smorzare, depistare, sacrificarsi per il bene sono i cavalli di battaglia della pratica cattolico romana, e della classe dirigente e politica italiana del secondo dopo guerra. Negare, depistare, smorzare, cavillare. Dalle grandi stragi che hanno caratterizzato la strategia della tensione, a Andreotti, Berlusconi, Formigoni, Comunione e Liberazione, lo Ior. Un unico pensiero, un'unica strategia. Un cultura.

Cultura che Formigoni innova. In una lettera al presidente Cei scrive  "Le tue parole sono un formidabile aiuto per purificarci e ripartire". Dunque pecco, mi purifico, e riparto, cioè resto. Un sistema eccezionalmente efficace per non rispondere mai dei propri errori. Erro? Mi pento, mi purifico e continuo. Come possiamo allora stupirci se in questo paese non si trova mai un responsabile? Non solo per quel sistema che va sotto il nome di palleggio e scarico delle responsabilità ma anche perché quelle volte che le responsabilità sono state accertate si rimane comunque al proprio posto. Purificati e pronti a ripartire. Quando si dice la mentalità cattolica.

E allora Monti? Monti oltre a essere cattolico fa parte della dirigenza capitalista internazionale. Non è un rappresentante delle banche. È il più genuino rappresentante italiano del capitalismo. Forse con Padoa Schioppa, unici. Ora sembra abbastanza chiaro che la cultura capitalista (economica, di pensiero, di comportamenti) prevalga su quella cattolica. Siccome l'Italia non riesce a uscire dalla struttura precapitalista della rendita, la battaglia di Monti è di far entrare il paese nell'era capitalista. Marx affidava al capitalismo una funzione storica insostituibile. Un passaggio necessario al suo superamento. Non si scavalca il capitalismo, come l'esperienza e la fine dell'Urss hanno fino a questo momento confermato. Questo oggi è Monti e questa la sua funzione.

La presenza di Monti sulla scena politica italiana ha messo in mora l'intero arco del pensiero politico e sociale esistente. L'assoluta inadeguatezza dei sindacati, delle imprese, della stampa, degli intellettuali in genere assolutamente incapaci di cogliere il momento. Forse con l'unica eccezione di Bersani che almeno il capitalismo lo ha annusato.

Le polemiche che hanno seguito la nomina di Enrico Bondi commissario straordinario per individuare e ridurre gli sprechi sono veramente da manuale. L'italiano nasce con le stigmate dell'esperto. Lui ne sa una più del diavolo su tutto. Da come si forma una squadra di calcio a come si forma un governo a come si risana l'economia nazionale e internazionale. È chiaro come un paese di esperti non sia in grado di individuare un vero esperto. Così dopo la nomina di Bondi è stato un grandinare di sciocchezze. Da quella che i tecnici nominavano altri tecnici, a quella che se si nominavano dei tecnici con dei compiti ad hoc dimostrava l'insufficienza dei ministri cui competevano quelle mansioni. Tutti esperti, appunto. Nel medesimo tempo tutti hanno dimostrato - attraverso scritti e dichiarazioni - come Bondi fallirà nel tentativo. Appunto tutti più capaci di Bondi. E anche più capaci di Monti che lo aveva nominato. A nessuno è venuto in mente di dire vediamo cosa combina Bondi. Oppure, chissà perché Monti ha ritenuto necessario servirsi di un Bondi. No. Tutti più capaci di Monti nel giudicare ciò che va fatto e ciò che non va fatto. E nessuno si è chiesto ma se Monti è così cretino da affidare a un Bondi un compito che tutto il mondo sa già che non potrà svolgere, perché  lo abbiamo messo a capo del governo e proclamiamo giorno dopo giorno che è necessario? 

Una differenza fra il cattolico Monti e il cattolico Formigoni è che Formigoni è esclusivamente cattolico.

 

& –  L'attacco di Monti agita il pdl. Tentato dall'opposizione e minacciato dalla scissione. Berlusconi nella spirale del dubbio. An (ex) contro il governo. Pisanu, Scajola & c. decisi a sostenerlo in ogni caso. Alfano tenta di tenere insieme le due parti. Situazione già in essere al momento dell'insediamento di Monti. Si è perso tempo? Si è compromesso qualcosa? Perché? Perché salvare Berlusconi al momento dell'insediamento? Senza ritenerlo, come sarebbe stato corretto fare, la causa del tracollo finanziario del paese. Più la sua incapacità di trattare con L'Europa. La sindrome D'Alema o cos'altro?

 

& – Le elezioni.  Domenica 6 maggio. Elezioni in Francia (vince il socialista), Grecia (vincono i partiti contro il rigore), Germania (in difficoltà la Merkel). In Italia (amministrative. Risultati solo domani. Anomali anche in questo).

Nonostante i malumori della politica, l'umore ottimo. Quanto sta accadendo è al limite divertente. L'ottusità dei popoli occidentali assorbita da quella delle loro classi dirigenti, cioè dalla borghesia occidentale, provocherà e accentuerà le conseguenze della crisi. Crisi che nessuno vuol in realtà sapere da dove provenga. Così la Grecia vorrebbe uscire dall'euro. Bene. Vedremo cosa capiterà loro una volta usciti. I francesi non vogliono rinunciare ai loro diritti, permessi dallo sfruttamento piuttosto brutale del terzo e quarto mondo?.. Anche lì bene. Distruggere l'euro? Ottimo. E poi? Poi, fra dieci, venti, trenta anni o molto prima cominceranno a rendersi conto di quale sia la natura della crisi. Che non dipende da nessuno, né da errori che tutt'al più l'hanno solo aggravata, o anticipata o spinta. Pensare a degli errori significa non aver compreso la natura dello sviluppo economico. Sviluppo che ha una vita autonoma e non dipende dai singoli individui o gruppi di individui ma dagli individui nel loro insieme. I quali nel loro insieme danno vita all'economia così qual è.

Detto questo non credo che la fine dell'euro sia probabile.

Stiamo a vedere.

 

& – Bloccata l'offensiva di Monti. Di nuovo elogio del centro destra per neutralizzare l'offensiva dei giorni scorsi. Perché? Questo il male oscuro della democrazia in Italia. Non si fanno mai i conti. Si oscura la realtà. Si oscura l'evidenza della realtà. La realtà offende il perdente. E il perdente non va offeso. L'umiliazione non sta nell'aver perso ma nel doverlo ammettere. Se non lo ammetti non perdi. Non perdi la faccia. Così non si può dire (ufficialmente) che i repubblichini erano gli scherani delle SS. Truppe da rastrellamento e basse operazioni di polizia. Ma vanno equiparati ai partigiani. Così non si può affermare (ufficialmente) che il governo Berlusconi ha portato il paese sull'orlo dell'abisso, che Tremonti era un dilettante che si dilettava soprattutto di metafore pseudo scientifiche. Non si può dire che i sindacati sono delle corporazioni e si muovono come tali. Non si può dire che la stampa italiana è stata al gioco compromettendo seriamente la sua funzione e la sua autonomia. Con grave danno per la democrazia e la Repubblica. Invece. Si continua a mentire, a omettere, a non fare i conti. Mai un'analisi storica che non sia revisionista. Cioè pseudo. Così un partito che esce distrutto dalle elezioni come è stato distrutto il pdl in queste amministrative trova la forza di ricattare un governo che gode del massimo prestigio internazionale (la prima volta dal 1945), che sta fronteggiando la crisi internazionale e lo obbliga a fare marcia indietro sulla responsabilità della situazione.

Quale è la misteriosa chiave di questo comportamento? La mentalità medievale*? La struttura economica della rendita? Gli interessi economici del cattolicesimo romano, una delle fonti principali della malata economia di relazione italiana e della corruzione in genere?

Comunque la guerra di trincea continua.

* La caratteristica delle mentalità medievale è che il diritto (la legge) trovava la sua ragione nello status sociale e non nella realtà dei fatti. Non vale quello che è. Vale lo status di chi lo sostiene. Così se piove e il titolare dello status più forte afferma il contrario è il suo giudizio che conta. Non tenerne conto lo offenderebbe, metterebbe in causa la sua posizione. E questo è impossibile. Impossibile poiché pone in dubbio l'assetto sociale esistente. Ciò che conta è l'offesa non la realtà. Per questo quando la Camusso sostiene che un certo operato offende i lavoratori mostra di essere la rappresentante di una corporazione medievale più che di un sindacato moderno.

Quando poi lo scontro si manifestava fra due di pari posizione allora a decidere era il giudizio di dio. Cioè un duello. Cioè la ragione del più forte. Del più adatto al combattimento. Non a caso l'economia medievale e il diritto medievale trovavano la loro base e la loro legittimazione nella forza (allora la forza delle armi, oggi la forza economica e comunque sociale).  In questo senso il diritto medievale marcò un arretramento di fronte al diritto romano.

È questa una buona chiave di lettura (come si dice oggi) che illustra certi comportamenti nazionali e il motivo che a contare non è la realtà dei fatti ma la posizione sociale dei contendenti. Ora il fascismo repubblichino era più rappresentativo della classe dirigente del paese di quanto non lo fosse la resistenza partigiana. Quella a modo suo rappresentava un passo verso la modernità. Quello difendeva lo statu quo così come lo difendevano le SS. E oggi Monti deve fare una riverenza riparatrice ai berluscones offesi dal tentativo di rappresentare le cose come sono (i responsabili dei suicidi se ce ne devono essere vanno cercati fra coloro che hanno portato il paese a un passo dal fallimento).

Perché l'Italia versa in queste condizioni di arretratezza economica e culturale? Bene. Rileggiamo la storia del paese alla luce della Controriforma.

 

& – Le elezioni hanno dato il colpo di grazia al progetto del grande centro. E, sembra, al proporzionale. Allora? L'alternativa? C'è da supporre che in Vaticano la stiano cercando. Non essendo riusciti ad assorbire i voti in uscita dal pdl, probabilmente pensano a una tattica più entrista. Allearsi e provare a egemonizzare il pdl. La strategia, l'obiettivo rimangono sempre gli stessi. Berlusconismo senza Berlusconi. A sua volta il pd è sempre più tentato dalla alleanza a sinistra con Di Pietro uscito malamente dalle elezioni e con Vendola. La tendenza è dimenticare i mercati. Sia a destra sia a sinistra. Le elezioni francesi hanno acceso una speranza. E nulla è più allettante di una speranza. Particolarmente dalle parti dell'Europa latina.

 

& – La guerra di trincea continua (11.5). Dopo la marcia indietro, Monti fa un passo avanti. L'offensiva modernizzatrice di una decina di giorni fa è stata stoppata, ma i conservatori hanno solo vinto uno scontro. Niente di più. E a loro volta hanno dovuto recedere dai propositi illustrati nella lettera dei 40 tesa a mettere in difficoltà il governo.

 

& – Le rivolte sociali contro Equitalia la dicono lunga sulla nostra mentalità. Facciamo debiti ma non vogliamo pagarli. Ci rivoltiamo contro chi ci obbliga a onorarli. Non pagare diventa un diritto. Uno dei tanti. Particolarmente sentito quando il debito è con lo stato. Anche l'evasione fiscale è una sorta di diritto. Ma che scherziamo!, ora dobbiamo pagare anche le tasse, il canone Rai? A quando la rivolta contro le bollette elettriche e del gas?

Ora. È assolutamente corretto ipotizzare una società nella quale i consumi di base, vitto, vestiario, istruzione, gas, elettricità, abitazione, televisione, giornali siano gratuiti. Sennonché. Sennonché questo non è il capitalismo. Questo è stato tentato dall'Urss e dai paesi socialisti. E si è visto che i tempi – lo sviluppo dell'economia mondiale – non erano maturi. La ricchezza mondiale è tale da renderli maturi oggi? Per chi? I soli occidentali? E gli altri? Quel terzo di mondo che muore ancora di fame e gli altri due terzi che stringono la cinta per campare? Cosa ne facciamo? Noi con i diritti, loro con la fame?

 

Metà maggio 2012. Ogni giorno mi stupisco sempre della medesima cosa. Tutti in realtà rifiutano di individuare le ragioni profonde della crisi, cosa del sistema abbia ceduto, quale sia la sorte del sistema, evoluzione, crollo,  dove si renda necessario intervenire. Nulla. Si corre dietro all'errore umano. L'avidità di banchieri e politici o la loro incapacità. In altri termini. Il sistema funziona, sono gli uomini a non funzionare. O meglio un pugno di inetti famelici gettano nella povertà milioni di vittime.

Le ricette identificate per risollevare il sistema sono l'austerità e la crescita. L'austerità invocata dalla destra in sé sadica e insensibile. La crescita dalla sinistra, essa sì sensibile e attenta alle umane sofferenze (soprattutto alle sofferenze occidentali). Ora sia l'austerità che la crescita presuppongono che la struttura economica esistente sia assolutamente in grado di svolgere la sua funzione. Che questa sia la posizione della destra è nell'ordine delle cose così come le conosciamo. Ma la sinistra?

Ora sta accadendo che la destra in nome del sistema voglia risanarlo riportando i popoli al rigore e alla parsimonia. Mentre la sinistra difende lo statu quo. Statu quo dei diritti. Raggiunto con il massimo dei sacrifici, e proprio per questo irrinunciabile. Abbiamo così una sinistra conservatrice e una destra reazionaria. In assenza di una forza che guardi avanti preoccupata di capire cosa stia realmente accadendo, a cosa andiamo incontro e a come dobbiamo andarci. Cosa è che ci attende. Fra tanti lagni sul furto di futuro nessuno si occupa del futuro reale. Quel futuro verso il quale, inconsapevoli, lo Storia (il processo umano) ci sta sospingendo.

 

& –  Giustizia e corruzione. Il patto a tre. Perché il patto?

 

& – Il rigore migliore della crescita. Crescita = statu quo. Rigore = obbliga a rivedere gli stili di vita. Dalla produzione di bisogn­i esistenziali (consumismo / facilmente solvibili) indotti dalla produzione capitalista, legati all'esaltazione del corpo e della po­sizione sociale (ambidue fonti di identità), alla produzione di bisogni reali.

Bisogni reali = bisogni che una volta soddisfatte le necessità primarie sono diretti alla crescita allargata della personalità e della coscienza individuale e generale. Bisogni ben individuati e descritti da Marx nei Manoscritti economico filosofici.

Bisogni solvibili = bisogni indotti al fine di alimentare il mercato capitalista e con il mercato capitalista la produzione capitalista. Di fatto nell'80% dei casi falsi bisogni. Falsi soprattutto perché ostacolano la crescita delle persone (cfr. Introduzione alla sociologia della musica di Adorno oppure No Logo della Naomi Klein oppure Marx su bisogni bestiali e  bisogni umani nei Manoscritti economico filosofici). E dirigono il bisogno sulle necessità del mercato solvibile a sua volta dipendente dalla produzione diretta al profitto. Si apre qui un discorso complesso sulle insufficienze e i danni del capitalismo (esempio principe la produzione di alienazione) e sulla sua funzione storica.

Consumo capitalista = consumo solvibile = consumo che genera profitto. Diverso dal consumo diretto a soddisfare bisogni reali. Il consumo diretto a soddisfare bisogni reali sta al valore d'uso come il  consumo solvibile sta al valore di scambio.

Ora.  Se per crescita s'intende la crescita del consumo solvibile allora si rende necessario potenziare l'attuale modo di produzione. Ora. La crisi nel 2008 è prodotta 1. dal progressivo venir meno del rastrellamento (leggi pure appropriazione) di plusvalore prodotto dal resto del mondo soprattutto fuori dall'Occidente,  2. da un'eccedenza della produzione esistente che non trova sbocco sul mercato solvibile.

La crescita solvibile per uscire dalla crisi e riprendere la sua corsa ha bisogno di riorganizzare il sistema finanziario e porlo in grado di raschiare quel che rimane di plusvalore nel mondo. In modo da rimpiazzare il colonialismo finanziario del XX secolo come questo ha rimpiazzato il colonialismo territoriale del XIX secolo. È l'esaurirsi del colonialismo territoriale e del colonialismo finanziario - tra le cause principali, e probabilmente la principale - a produrre la crisi cominciata  nel 2008. 

L'aumento della produttività all'interno dell'area occidentale - aumento che pure esiste - non sembra essere in grado di supplire alla contrazione di plusvalore sottratto al resto del mondo.

Se tutto ciò è vero ne segue che la chiave del problema può intravedersi non tanto in una crescita sui modelli tradizionali di crescita capitalista come si tende a fare. Bensì in progressivi mutamenti di stili di vita, di comportamenti e di pensiero che sgancino, per quanto possibile, gradualmente, la produzione dal profitto e la indirizzino al consumo svincolato dal limite della solvibilità. Cioè al consumo diretto a soddisfare e produrre bisogni reali.

Ora il rigore, nonostante la carica reazionaria che la destra economica ideologicamente gli infligge, tende a produrre quei mutamenti di stile di vita, di comportamento e di pensiero che possono assecondare la transizione dall'attuale modo di produzione a un nuovo quanto inimmaginabile modo di produzione.

Non a caso sul piano internazionale la crescita è fortemente voluta dagli anglosassoni (SU e GB) che hanno tutto l'interesse a mantenere lo statu quo economico. E contano di prolungare la loro egemonia finanziaria anche attraverso una probabile inflazione a due cifre. Mentre il rigore è sostenuto dell'economia renana maggiormente consapevole della svolta impressa dalla crisi. E preoccupata dall'inflazione che è una maniera per far pagare ai ceti (classi) e ai paesi economicamente deboli il costo del tracollo finanziario in corso. Senza tuttavia risolverlo.

Il fatto che la sinistra europea appoggi il disegno anglosassone conferma lo smarrimento nel quale la crisi l'ha precipitata. Per cui lontana dall'afferrare le possibilità della svolta economica impressa dalla situazione creatasi a partire dal 2008 è arroccata nella difesa del benessere e dei diritti conquistati con il capitalismo finanziario. Senza essere naturalmente consapevole di tutto ciò.

 

& – Bollettino dalla trincea. Nonostante la netta sconfitta della destra lo statu quo riesce a contenere la modesta offensiva modernizzatrice del governo. Sarà un caso ma torna il terrorismo e lo stragismo. Mentre appare sempre più evidente il compromesso fra Stato e criminalità organizzata. Da attribuirsi a tutti i governi passati senza che emerga una posizione dei tecnici cattolici e montiani sul problema. Che pare non venga preso in considerazione. Questa indifferenza alla questione sembra essere l'altra faccia del compromesso con Berlusconi e probabilmente con Oltretevere. I rapporti con l'Oltretevere andrebbero studiati a fondo. È facilmente intuibile che siano alla radice, la causa di fondo, delle condizioni nella quali versa il paese.

 

Fine maggio 2012.  Ogni giorno mi stupisco sempre della medesima cosa. In Italia i rappresentanti della classe dirigente non pagano mai pegno. Da Formigoni a Berlusconi ai Ligresti a Geronzi ai vari funzionari che non perdono il posto né lo stipendio qualsiasi cosa facciano. Anche se indagati e condannati.

Berlusconi coinvolto in decine di processi, battuto alle elezioni, a capo di una maggioranza parlamentare che nel paese non esiste più, completamente screditato a livello internazionale, responsabile di una crisi economica senza precedenti di cui tutti sono consapevoli, può pensare di candidarsi alla presidenza della Repubblica senza che dalla stampa e dai circoli politici e imprenditoriali si alzi un coro insieme stupefatto e indignato. Ma al contrario la cosa venga presa in considerazione e discussa come possibile.

Questo fenomeno - restare in sella nonostante qualsiasi nefandezza politica, sociale e economica commessa - non è solo un'anomalia che caratterizza il paese. È qualcosa di ben peggiore. Le cui cause andrebbero individuate, discusse, analizzate. Come l'arretratezza del sistema economico (rendita e non profitto), la cultura nazionale profondamente cattolica e gesuita, l'organizzazione oligarchica della società, l'assenza di una borghesia, un potere economico che fa capo al Vaticano e alle organizzazioni affini come Comunione e Liberazione, il riferimento a una pratica politica medievale quale la si esercita nella curia vaticana, l'intreccio fra classe dirigente, classe economica, classe politica con la criminalità organizzata insediata nei gangli economici, sociali e politici del paese. E altro ancora incognito. Sin quando non si affronteranno queste questioni, il paese non crescerà economicamente, culturalmente, politicamente, imprenditorialmente, né uscirà dalla sua arretratezza.

 

& – Non male. La Germania propone se stessa come modello al resto dei paesi europei. Si parla di crescita. Della assoluta necessità della crescita economica. Ebbene se esiste un paese occidentale che cresce questo è la Germania. Unico. Allora perché non prendere la Germania come campione da imitare? Perché rifarsi agli Stati Uniti che palesemente non riescono a uscire dalla crisi come anche alcuni loro economisti (ultimo il keynesiano Krugman) cominciano a capire? Perché incaponirsi in questo sistema di sviluppo che manifestamente è destinato a portare l'Occidente al fallimento?

Forse perché l'idea dei sacrifici terrorizza i gruppi dirigenti e le masse occidentali le quali vorrebbero prolungare lo sfruttamento del resto del mondo a loro vantaggio il più a lungo possibile? Probabile ma ottuso.

 

(continua in "Una guerra di posizione")

 

 

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“Una guerra di trincea (2)” [#IMOD4]

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