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Una guerra di posizione

continua da #IMOD4

 

1° giugno 2012. La guerra di posizione (trincea) continua nel suo tran tran quotidiano. In parlamento, nel governo, sui giornali, nelle dichiarazioni, e via via. Ma ora dalla scena italiana la guerra di posizione è divampata anche in Europa e in Occidente in generale. Mentalità anglosassone contro mentalità renana.

Così nella video conferenza del 30 maggio si consuma il tentativo italo (Monti) franco (Hollande) americano (Obama) di isolare la Germania. Ora. Perché mai gli SU vengono chiamati al capezzale dell'Europa e l'Europa non è ammessa al capezzale degli SU? Perché nessuno può mettere bocca sui comportamenti economici SU. Mentre tutti pretendono di mettere bocca sulla concezione economica della Germania? Il fatto di conoscere le risposte non ci esime dal porci le domande.

Diverte (???) il fatto che gli SU, che sono alle origine della crisi cominciata nel 2008, tentano di addossare all'Europa il fallimento delle loro ricette economiche che lontane dal risolvere la crisi la stanno prolungando. Lo stesso Krugman  …. (continua in 2012). 

 

& – Berlusconi dice ho idee pazze per il futuro. E al momento propone che Bankitalia stampi euro al posto della Bce. La stampa registra. Niente indignazione. Nessun commento alla imbecille futilità della proposta.

Tuttavia. È questo che è piaciuto agli italiani. Una produzione fantasiosa, immaginifica, di visioni bizzarre quanto inverosimili. Prodotta ininterrottamente per oltre quindici anni. Tale da alimentare l'anarchismo e l'individualismo nazionale. C'era uno che gliele cantava. Come Mussolini. Poiché l'importante è cantargliele. E fermarsi lì. Poiché dirlo è come averlo fatto. Meglio, molto meglio,  uno che proclama di avere idee pazze di uno che in maniera grigia fa delle cose. Magari governa. Per questo la sobrietà è bersaglio di sghignazzi e di satira. Sobrio? Ma a chi vuole darla a intendere? Invece l'uomo del bunga bunga è quello che è. Libero da impicci, da regole, sfrenato. Libero dall'impaccio della realtà, dalla pastoia del vero, dalla necessità di identificarlo. Libero dall'intralcio della coerenza. Ogni giorno è un altro giorno. Avere idee pazze. Essere scapigliati. È questo che conta. Che libera. Che fa «sognare». Poi dopo il «sogno» c'è il fallimento? Ogni pioggia provoca un'inondazione? Le montagne franano nei laghi e nessuno lo aveva previsto? Si fa politica con le bombe e le stragi? Si permette che un governo straniero arresti due marò italiani? Le zone sismiche non vengono individuate? Siamo guidati da una struttura estranea agli interessi nazionali quale è il Vaticano? Due voltagabbana come Montanelli e Biagi passano per campioni della cultura del paese? I nostri intellettuali non producono uno straccio di analisi? La stampa osserva compiaciuta e neutrale questo scenario quotidiano? Beh questa è la vita, bellezza! No. Questa è l'Italia.

 

& – Una società priva di sapere logico. Se si scorre la cronaca del paese in questi giorni si ha netta la sensazione che, dalla politica, alla finanza, alla cultura laica o religiosa che sia, si abbia a che fare con una società priva di sapere logico. Abituatasi a pensare in modo eterogeneo, fatto di improvvisazioni intellettuali nelle quali il pensiero comune, il più volgare, il più grossolano e cervellotico, alimentato solo da luoghi comuni, abbia comunque la meglio. Il più ascoltato, considerato, preso per buono.

Solo i terremotati emiliani dicono cose sensate e accettabili. Legate alla realtà e alla necessità che nasce da quella realtà. 

 

& – Continua la guerra di posizione nazionale e internazionale (8 giugno).  All'interno Monti lancia una nuova offensiva. Nomina i vertici della Rai e i presidenti della Agcom e dell'autorità ai trasporti. Dopo lo sconsiderato comportamento dei partiti sulle altre autorità, un vero colpo di reni.

A destra il fronte si va disfacendo. La sortita di Schifani lascia pensare all'intento cattovaticano di realizzare il berlusconismo senza Berlusconi. Anche Alfano si oppone all'ex premier. Il quale viste le brutte fa l'ennesima marcia indietro (dalle liste indipendenti), ma non è detto. La partita è in corso.   

La partita sembra in corso anche nel centrosinistra. Bersani insiste sulle primarie interne senza tener conto dell'opinione di D'Alema che le aborre. Anche questo un colpo di reni.  

La vicenda delle autorità di controllo ha messo ancor più in ginocchio la credibilità dei partiti i quali non riescono a uscire da una logica autoreferenziale.

Ma anche le vicende economico finanziare (Generali, Ligresti, Palenzona, conflitti di interesse, ecc) lasciano capire come il paese sia al limite dell'implosione.

A livello di governo lo scontro si snoda su più fronti. Giustizia, corruzione, sviluppo, scuola, imprese, comunicazioni. Sulla corruzione il governo avverte, o la si vota così come è oppure andiamo a casa. Lo statu quo resiste e tenta una serie di colpi di mano. Tuttavia si trova in difficoltà. Difficoltà accresciute dalla crisi che attraversa la casa madre vaticana.

 

& – Sul piano internazionale si accentua lo scontro fra economia anglosassone e economia renana. Gli SU (Obama) tentano di isolare la Germania. Una serie di telefonate ai capi di governo europei di presunta osservanza anglia. Un'azione plateale ai limiti dell'etichetta diplomatica. Diretta al mercato elettorale interno per sostenere che la crisi SU dipende esclusivamente dall'Europa. Senza l'Europa gli SU ne sarebbero già fuori.

Tutto ciò senza tenere in minimo conto la natura della crisi. Natura che si preferisce ignorare. E che forse il pensiero positivista logico-matematico non è in grado di individuare.

La Germania risponde con un piano di integrazione europeo. L'esatto contrario di quanto vogliono gli anglosassoni arroccati intorno all'egemonia dell'economia SU. Morente ma resistente. L'economia anglosassone forte nei suoi capisaldi decisionali internazionali tenta il tutto per tutto. Conta sulle istituzioni internazionali come  il Fmi presieduto dalla Lagarde che a differenza di  Strauss Kahn è molto molto anglia (il che fa nascere qualche sospetto sulla vicenda newyorchese del francese). Conta sulle alleanze culturali europee. Queste ultime si trovano nella difficile situazione di appoggiare gli anglosassoni, fieri nemici dell'Europa e dell'euro, in nome della difesa dell'euro e dell'Europa. L'intervento della Bce per bocca di Draghi in difesa dell'Europa contro il tentativo SU di colpevolizzarla mostra con chiarezza la sostanza della contraddizione.

Gli americani non vogliono l'euro, unica moneta che ha messo a rischio e arginato l'egemonia del dollaro. Per gli stessi motivi non vogliono l'integrazione europea, in grado di contrastare la loro egemonia politica e militare. L'Europa non deve azzardarsi a mettere su un proprio esercito, per esempio. A loro avviso l'Europa deve limitarsi a essere il maggiore mercato di compra-vendita del mondo. Quale è. Come tale necessario all'economia SU e, ora per esempio, anche a quella cinese. Priva del mercato europeo l'economia americana muore. Come ben capirono nel 1945 quando organizzarono il piano Marshall per la ricostruzione europea con l'unico intento di salvare e ridare vita a quel mercato. Da quel momento in poi, una volta rimesso in piedi il mercato europeo, una serie di atti ostili e sabotaggi sostenuti direttamente o per mezzo del fedele alleato GB (inglese) vera quinta colonna all'interno della UE.

La partita è aperta.

Tutto ciò quando la stessa egemonia dell'area occidentale è in declino e la crisi economica investe l'intero arco mondiale. Ma probabilmente proprio per questo. Mettersi tutti insieme tentando di risolvere la questione? Follia. Meglio. Utopia. Ciò che si cerca di fare è di scansarsi. Tentare di far scontare la crisi al proprio vicino. Di alleviare le proprie difficoltà. Insomma … il solito. Tuttavia, fortunatamente e fortunosamente, la crisi spinge. Quando il terreno sarà ricoperto di moribondi, i superstiti troveranno un accordo.

 

Metà giugno 2012. Inps e Fornero. La Fornero rappresenta al meglio l'Italia della modernità. È chiaro che l'Italia dello statu quo, delle corporazioni, della burocrazia arruffona non ci sta.

 

& – La guerra di posizione continua. Sia sul fronte interno sia sul fronte internazionale. Non langue. Al contrario si intensifica. Al momento difficile dire chi avanza e chi arretra.

Sul fronte interno la modernizzazione guadagna qualche posizione. Ma lontana dallo sfondamento. Un'avanzata così incerta equivale a un fiasco. La resistenza dello statu quo è forte. Pari alla sua narcosi. C'è anche il tentativo di espugnare qualche posizione importante. Come nel caso del decreto sulla corruzione, come nel caso degli esodati. Incuranti del danno di immagine e di credibilità inferto al governo e con il governo al paese. Fino al momento in cui i mercati non ci porranno di nuovo nell'angolo lo statu quo finge (o è così narcotizzato da crederci) di essere in una situazione normale. Con una maggioranza parlamentare che alza la voce senza tenere conto di essere una minoranza nel paese. L'inquietante è che glielo lasciano fare. Nessuno, la stampa, l'opposizione (oggi maggioranza reale), lo fa valere. Si continua così nell'irreale mondo dell'improbabile che diventa probabile. Come? Perché?

Sul fronte internazionale Monti si allea con le forze che vogliono imbrigliare la Germania. Crede di rabbonire Berlino con qualche frase di circostanza dal sapore melenso. Con quale obiettivo? Al momento l'attacco di queste forze è forte. Ma si scontra contro una Germania altrettanto determinata nella propria strategia. Visione renana dell'economia.

Ora se si capisce cosa vogliono gli SU con i loro fedeli alleati londinesi, meno comprensibile è il disegno di Parigi, Roma, Madrid. Puntare sulla crescita. Tuttavia non sono in grado di sostenerla. La dovrebbe sostenere la Germania. Ma la Germania non crede alla crescita. E a detta di molti economisti ha mille ragioni per non crederci. Allora? Farsi pagare il debito dai tedeschi? Bruciare l'euro che al momento è l'unico sistema finanziario che li protegge? Premere su Berlino con l'argomento che se Atene piange Sparta non ride? Ora se Atene è rappresentata dai difensori europei della spesa, la fine dell'euro sarà ben più dolorosa per loro che non per Berlino. Allora?

 

& – L’Italia peggio dell’Africa. Perché le rivoluzioni arabe sono tutte più o meno fallite? Risponde Tahar Ben Jelloun (Repubblica 15 giugno 2012) "La prima ragione che salta agli occhi è l'assenza di democrazia in questi paesi. Organizzare delle elezioni è una tecnica, non una cultura ben assimilata. Nessun paese arabo è ancora mai riuscito a diventare uno Stato di diritto".

Mai analisi fu più adatta per definire la situazione italiana. Non siamo mai riusciti a diventare uno stato di diritto. La democrazia per gli italiani è una tecnica elettorale, non una cultura. È la cultura cattolica che non riesce a digerire la democrazia. La democrazia per i cattolici romani è solo un metodo. Nulla più. L'illuminismo fonte principale della democrazia è stato ed è nemico. La lotta al relativismo illustra bene il malessere cattolico di fronte al sapere moderno. Esiste una sola verità che lontana da essere fondata sulla ragione è fondata sulla fede. Uno scontro che va avanti da quattro secoli. Di cui l'Italia quale stato indipendente ha fatto e continua a fare le spese.

Continua Jelloun. "Esiste una società civile che fa della laicità il suo cavallo di battaglia, ma è minoritaria e viene combattuta con argomentazioni infondate e demagogiche e, in certi caso con violenza criminale". Perfetto. In Italia è ancora peggio. La società civile italiana non ha modelli, non ha radici, non ha filosofia, non ha letteratura. Oscilla fra i seguaci di Croce, i seguaci di Montanelli e Biagi, i seguaci di Landini e Camusso due personaggi privi di autore.

 

& – Il pdl al 15% travasa i suoi voti a Grillo al 21%. L'Italia dello stellone preferisce passare da un comico all'altro piuttosto che arrendersi all'evidenza del mondo moderno. Che può anche non piacere ma è anni luce più avanti della stanca e proterva mentalità di quanti non contenti di aver corso il rischio Berlusconi piuttosto che cambiare preferiscono rischiare ancora con Grillo. Prima Mussolini, poi la dc, poi Berlusconi, ora Grillo (e Landini). Non gli basta mai.

 

& – Capitalismo renano e capitalismo anglosassone. Anche Scalfari (Repubblica 17 giugno) si accorge che esiste uno scontro fra capitalismo renano e capitalismo anglio. Non arriva ancora a individuarlo così, ma ci si avvicina abbastanza. Ecco come. Scrive. "L'obiettivo finale è la disarticolazione dell'eurozona, l'isolamento della Germania, la cancellazione d'ogni regola che miri a incanalare la globalizzazione in un quadro di capitalismo democratico e di mercato sociale".

Prosegue.  "Ormai è evidente che questa è la posta in gioco. Altrettanto chiara è l'identità delle forze contrapposte. Da un lato ci sono le principali banche d'affari americane che guidano il gioco, le multinazionali, i fondi speculativi, le agenzie di rating, i sostenitori del liberismo selvaggio e del rinnovamento schumpeteriano. Un impasto di interessi e di ideologie che noi chiamiamo capitalismo selvaggio e che loro nobilitano chiamandolo liberismo puro e duro.
Queste forze della speculazione hanno una capacità finanziaria enorme ma non imbattibile. La controforza è guidata dalle Banche centrali. Nei loro statuti è garantita la loro indipendenza e la ragione sociale prevede per tutte la tutela del valore della moneta e il corretto funzionamento del sistema bancario sottoposto alla loro vigilanza. Ma il compito implicito è anche lo sviluppo del reddito e dei cosiddetti "fondamentali" tra i quali primeggiano il risparmio, gli investimenti, la produttività del sistema e l'occupazione."

Naturalmente lui crede nel capitalismo buono. Sembra non avere idea di quale sia la sostanza del capitalismo. È coerentemente per lo statu quo dell'economia internazionale. Riveduta e corretta. Il discorso sulle banche centrali (e la loro potenza di fuoco) mi sembra ingenuo. Dietro quello che lui chiama capitalismo selvaggio ci sono gli SU e i loro alleati GB. Più quanti (scioccamente?) in Europa lottano come si dice per il re di Prussia, che in questo caso sono gli SU.

L'economia renana è qualcosa di più profondo del capitalismo democratico. Dietro l'economia renana c'è Hegel (e anche un po' di Marx). Dietro l'economia anglosassone (anglia) c'è solo la volontà di continuare finché sia possibile il saccheggio del resto del mondo. Europa inclusa. Il campione buono di questo saccheggio è Keynes.

Tuttavia gli angli sono incappati in una contraddizione nella quale li pone la crisi del sistema attualmente quale è. Il loro obiettivo è probabilmente quello di eliminare l'euro, o indebolirlo fino a renderlo inoffensivo, salvando il mercato europeo. Sennonché eliminare l'euro comporta il depotenziamento del mercato europeo che ha nell'euro il suo punto di forza. Di qui la preoccupazione di un tonfo dell'euro (Obama) nello stesso momento in cui attaccano l'euro (l'insieme della finanza SU). (Contraddizione che fa venire in mente l'obiettivo dei cattovaticani in Italia, mantenere il berlusconismo eliminando Berlusconi). 

 

& – La guerra di posizione interna si colora di un episodio imprevedibile nella sua miseria. Mentre il governo Monti, cioè Monti, è impegnato in una difficile missione europea cosa fanno i due principali partiti che lo sostengono in parlamento? Profittando della difficoltà della situazione tentano di ricattarlo, indebolendone l'immagine e compromettendone la strategia. Incredibile. Tre volte incredibile. Cosa accadrà dopo il 2013? Il paese sarà guidato da un partito come quello di Bersani sensibile alle opinioni della Camusso e di Landini? Personaggi senza cultura e senza spessore. O da populisti della statura di Grillo? O da uomini che si battono per cancellare la storia dalla quale è nata la Repubblica?

 

& – Di burla in burla. Secondo Scalfari (Repubblica 24 giugno) i sondaggi danno Grillo al 30%. Il successo di Grillo riporta paradossalmente in campo Berlusconi. Il successo di Grillo fa capire a Berlusconi che quell'Italia che lo ha votato per 18 anni è viva e vegeta. Avverte la crisi economica ma la rifiuta. Insomma nel duello con Grillo lui può ancora farcela.

È giusto continuare a pensare che lo stato di bassa cultura che permea il sentire degli italiani dipende largamente dall'insieme della classe dirigente. Ivi compresa la sinistra. Ma è anche necessario constatare che lo stato culturale del paese - più e più volte analizzato - è penetrato così in profondità che il paese si potrà salvare solo ignorando la volontà del paese. Si comincia a capire che è pressoché impossibile applicare la democrazia come metodo in paesi privi di cultura democratica. Una riflessione che inficia il principio stesso di democrazia. Allora una dittatura? Certamente no. Abbiamo sperimentato il fascismo e sappiamo dove ci ha condotto. O meglio. La questione è che non lo sappiamo. Cioè, almeno un terzo del paese non lo sa. Due terzi non si pone la questione. Il rimanente terzo non possiede la cultura necessaria per affrontare la situazione. Il rimanente terzo media. Senza capire che non c'è proprio nulla da mediare. Che la situazione presente è il risultato della mediazione infinita che ha caratterizzato il secondo dopoguerra. La realtà è che nessuno di noi per quanto si proclami e sia convinto di essere democratico lo è nella sostanza. Non abbiamo mai praticato la democrazia. Non in famiglia, non a scuola, non sul posto di lavoro, non nel rapporto con l'altro sesso. Democrazia è (falsamente) sinonimo di libertà. La libertà all'italiana è spesso uno strumento usato per prevaricare l'altro o la società nel suo insieme. Come avviene con l'evasione fiscale indistintamente praticata da tutti quando si presenta loro l'occasione di praticarla.

La spia di questo stato di cose è la stampa che dal fascismo in poi non è mai stata in grado di portare avanti una campagna democratica in senso proprio. Il massimo in cui si è cimentata è stata la denuncia. L'altra spia è il cinema che convinto di porre allo scoperto i difetti della società non ha fatto altro che avallarli dipingendoli come modi essere da mettere in burla. Così di burla in burla si è giunti al burlone Berlusconi e ora al burlone Grillo. Senza che la stampa, anche la più responsabile, si allarmi, si indigni, metta in guardia, li respinga.

Nessuno ha ricette da proporre. Forse, tuttavia, bisognerebbe farla finita con la mediazione. Prendere il toro per le corna. Dire quello che si pensa. E se non si pensa niente, tacere. E lasciare che altri facciano il proprio lavoro. Il principale errore di Monti - dovuto soprattutto a Napolitano - è stato quello di riconoscere in Berlusconi un qualche valore politico. Certamente Monti non gliene attribuisce nessuno. Ugualmente Napolitano. Allora? Perché questa ipocrisia che di fronte al paese è una vera infamia. Infamia poiché trae il paese in errore. Perché gli si mentisce. Perché lo si precipita nella confusione. Grillo è la conseguenza di questa confusione.

Gli unici politici che in questo governo hanno tentato di praticare la politica della trasparenza provando a dire al paese quello che pensavano e ritenevano corretto sono state tre donne. Per prima la Fornero. Seguita a qualche distanza dalla Severino e dalla Cancellieri.

 

Fine giugno 2012. & – Trattativa Stato - mafia. Viene interrogato Giovanni Conso. Chi è Conso? Fra le opere di Conso si legge un intervento scritto a venticinque anni dalla morte di Giorgio La Pira per una rinnovata lettura teologica della storia. 2004. Un cattolico.

Interrogato da Ingroia sulla trattativa mafia Stato, Ingroia lo stringe su una lite che Conso avrebbe avuto con Di Maggio e che Conso nega. Ingroia gli ricorda che Di Maggio cominciò a gridare, e lo insultò dandogli improvvisamente del tu. Risponde Conso. "Cosa vuol dire gridare, uno può dire una parola più forte delle altre". In puro stile gesuitico non contesta che si sia gridato ma discute sul significato del verbo gridare. E più avanti. Ingroia. "Ma a lei il nome di Di Maggio come le venne in mente? Solo perché lo aveva visto in televisione come ci ha detto? Professore - lo apostrofa paternamente Ingroia - non è credibile". Risposta di Conso. "Ma era molto brillante". Ingroia. "Però non aveva alcuna esperienza in materia carceraria". Risposta di Conso. "Ma forse l'aveva". Questo, Conso, è uno degli esponenti più raffinati e rappresentativi della classe dirigente cattolica. "Cosa vuol dire gridare" … "Ma forse l'aveva". E poi ci si chiede perché Berlusconi ha avuto campo. Perché Grillo ha campo. Fra Conso e un Formigoni, altro esponente significativo della classe dirigente cattolica, la differenza sulla moralità è probabilmente enorme. Ma la struttura culturale è pressoché identica. Così fra Monti, Conso e Formigoni le differenze intellettuali sono notevoli, ma la struttura culturale è pressoché identica.

 

Epitaffio. Una classe dirigente che tratta con la mafia a livello governativo e tratta con Berlusconi e Letta regalando loro come merce di scambio il ruolo di statisti non è francamente accettabile. È una questione di amor proprio. È una questione di carattere (e di carattere nazionale). Una classe dirigente priva di amor proprio e priva di carattere non è in grado di governare un paese moderno e ancor meno di portare un paese arretrato verso la modernità. Amen.

 

Luglio 2012. Dopo Bruxelles. Probabilmente qualcosa è stato fatto per il futuro dell'Europa. Certamente molto è stato fatto per l'immagine dell'Italia. Monti ha giocato un giro di poker e ha vinto il piatto. Non significa che gli altri, la Germania, abbiano perso. La partita sarà ancora lunga.

Difficile capire al momento chi all'interno del mondo occidentale guadagnerà qualcosa o perderà qualcosa. La previsione più probabile è che tutti perderanno qualcosa. E anche più. La crisi e in corso. C'è chi prevede un anno ancora pessimo ma poi l'uscita. Scalfari per esempio. L'uscita da che? Se non si analizza il contenuto della crisi oltre alle sue modalità sarà piuttosto difficile prevederne lo sbocco. E non si legge nulla sui contenuti della crisi. Tutti sperano che sia congiunturale. Che siamo nella norma delle strutture del capitalismo. Alti e bassi. Prima o poi l'alto, la crescita, dovrà tornare. Desideri al posto di analisi.

 

& – Monti ha rimesso in gioco l'Italia a livello internazionale. Nella guerra di posizione interna ha espugnato un paio di trincee. Saprà utilizzare questo vantaggio? Come? Probabilmente aumenterà la pressione per spingere un po' avanti la modesta modernizzazione intrapresa. Ma nulla sta realmente tentando per porre il paese di fronte alle necessità della modernizzazione. Nulla o pressoché nulla per convertirne la mentalità. Dare una svolta culturale alla visione del mondo collettiva. Una visione più magica e medievale che razionale. In Italia il pensiero positivista e logico matematico, deprecato e giudicato antiquato dal marxismo classico, è di là da venire. Il suo avvento, se ci fosse, … una benedizione degli dei. Già!  Abbiamo perso almeno quattro secoli di storia. 

Oltre alla Storia il paese perde produttività. Come recuperare la produttività in queste condizioni intellettuali generali? Marchionne ha giudicato la sentenza del tribunale di Roma che intima alla Fiat di reintegrare 145 operai Fiom, espressione del folclore locale. Marchionne si presenta certamente come un personaggio indigesto, ma è l'unico fremito di modernità che alita sul paese. Intimare il reintegro di 145 operai significa non avere idea di come funzioni una fabbrica. È come essere fermi alla concezione del conflitto sociale della Rerum Novarum di Leone XIII.

Questa della produttività è la questione delle questioni. La reale emergenza di fronte al paese. La produttività investe anzitutto la quantità e la qualità del lavoro. Quanto lavoriamo e come lavoriamo. Investe l'organizzazione del lavoro intrecciata alla quantità e qualità del lavoro prodotto. Investe la legalità. Una comunità a illegalità diffusa non sarà mai in grado di raggiungere un livello di produttività soddisfacente. Certamente gli elogi a Berlusconi non favoriscono una ripresa della legalità. Tanto meno le trattative con la criminalità organizzata. Quantità, qualità, organizzazione del lavoro presuppongono una legalità diffusa. Probabilmente, fino a prova contraria, l'unico ministro di questo governo a essere su una linea del genere è la Fornero.

 

Metà luglio 2012. Nella guerra di posizione interna il governo (Monti) espugna ancora alcune trincee. Tutte nell'ambito della modernizzazione tecnica. La modernizzazione tecnica minaccia di essere un modo per rammodernare lo statu quo prolungandone l'esistenza. Tuttavia l'ottusa classe dirigente italiana (che ha trovato in Squinzi un nuovo leader) si oppone anche a questa modernizzazione che rappresenta l'unica via per salvarla. Un salvataggio che non piace al salvato il quale preferirebbe morire sul campo (ma non lo crede) piuttosto che cedere un solo palmo di terreno.

La scesa in campo di Berlusconi indica come questa ottusità, questa inconsapevolezza della situazione economica internazionale riguarda la mentalità della nostra classe dirigente. L'Italia fra i protagonisti della scena internazionale - per la prima volta nel dopoguerra - non riesce a superare lo stallo interno prodotto dallo scontro fra i modernizzatori tecnici e la resistenza a oltranza alla modernizzazione sia pure soltanto tecnica. Stallo che costa al paese e ai suo abitanti miliardi di euro. Lo spread indica il valore di questo costo. La scesa in campo di Berlusconi, la resistenza dei sindacati, la stoltezza degli imprenditori, la maretta che va  in scena ogni giorno in parlamento è un modo come un altro per mettere le mani nella tasche degli italiani. Che pagano nei modi che vediamo e vanno sotto la voce del rigore, quella che eufemisticamente chiamiamo l'anomalia italiana.

 

& – Rendita e oligarchia. Si è detto. La rendita. Capire la rendita per decifrare l'Italia. Impossibile capire l'Italia senza individuare la rendita. Ma immediatamente dopo la rendita è necessario tenere conto dell'oligarchia. Prodotta dalla rendita, dalla filosofia della Controriforma, dalla logica della Compagnia di Gesù, l'oligarchia è il sistema di potere che governa il paese e l'organizza secondo gli interessi che le sono propri.

Ora.

La particolarità di Monti è di non far parte dell'oligarchia. È un cattolico ma non fa parte del sistema oligarchico che governa il paese. Al contrario con la Fornero e probabilmente con la Severino e la Cancellieri lo combattono. Tentano di romperne le articolazioni. Fanno delle concessioni, dei compromessi, trattano, avanzano, si ritirano. Ma ne sono fuori. Questa è la vera discriminante da tenere presente oggi. Individuare quei pochi fuori dal sistema oligarchico. Passera è uomo dell'oligarchia. Profumo, no. De Benedetti, si. Bersani non lo sa ma ne fa parte. Landini non lo sa ma ne fa parte. Marchionne no. Draghi? Probabilmente no. La stampa italiana tutta intera, sì. Compreso Il Fatto che lentamente ma fatalmente c'è scivolato dentro. Alla stregua di Landini. Senza considerare la Camusso che manca anche di quel tanto di ingenuità bersaglieresca che fa di Landini uno sciocco ma con un filo di passione. La magistratura? Venti per cento no. Forse il trenta per cento. Ma il sessanta, settanta per cento sì. Il Csm nella sua maggioranza, sì. Basta pensare alla lotta fatta a suo tempo a Caponnetto, a Falcone, a Borsellino. Quella maggioranza, più o meno  silenziosa, che si sente in dovere di mantenere l'ordine. 

& – Continua l'assedio della modernità. Era necessaria la crisi di luglio per capire che il nodo della credibilità italiana è il dopo Monti? Per caso il pd ha preparato un programma e delineato un governo per il dopo Monti? Il Parlamento sta forse tentando di dare al mondo una immagine che lo renda più attendibile? E il ceto imprenditoriale? E i sindacati?

Il Vaticano e la Cei? Nulla. E il paese nel suo insieme? Ancora nulla.

Mentre si è in attesa per vedere come verrà affrontata la questione è facile prevedere che la modernità porrà presto sul tavolo un altro tema.

La produttività del paese.

"La produttività è la capacità dei cittadini di produrre sempre più beni e servizi, grazie all'aumento della produttività, al miglioramento dell'organizzazione del lavoro e dell'efficienza e all'aumento della dotazione di capitale". Così Penati su Repubblica (4 luglio 2012). Per sostenere che l'unica possibilità di avviare la crescita consiste nella capacità degli italiani di produrre sempre più beni e servizi. Più beni e servizi di qualità. Quindi, più quantità e più qualità. La nota quantità di qualità individuata da Hegel. L'unica in grado di innestare una produzione allargata. Cioè una crescita. 

Ora.

Un'analisi sulla produttività degli italiani, dei nord americani e degli europei era stata tentata nel 2003. Poi l'argomento è stato messo al bando. Forse poco interessante. O che? Intendiamoci, di produttività si parla sempre. Ma in maniera ideale, vaga, generica. Penati è stato il primo che ha cercato di mettere il puntino sulla i.   Ma anche lui non ha detto come la produzione di un numero sempre maggiore di beni e servizi è strettamente legata alla quantità di lavoro necessaria per produrli. Lavoro senza il quale la tecnologia e la dotazione di capitale vengono neutralizzati. 

Nell'indagine del 2003 risultava che la settimana di lavoro italiana era mediamente di 16,5 ore contro quella SU (statunitense) di 25,9 ore. Se invece della settimana si prendeva come riferimento il mese scaturiva che un italiano durante il mese lavorava in media 5 ore meno di un francese, 15 ore meno di un tedesco e 50 ore meno di un americano. C'è motivo di pensare che da allora a oggi la situazione sia peggiorata. L'etica del lavoro è andata affievolendosi di anno in anno sostituita dall'etica dei diritti, primo fra tutti il diritto al benessere. Un'etica che sembra aver conquistato l'Europa intera.

Secondo i dati del 2003 a conti fatti – includendo nel conto i pensionati, i disoccupati, eccetera – un europeo lavorava mensilmente 25 ore in meno di un americano.

Sappiamo che la reale fonte della ricchezza è il lavoro. Il benessere SU oltre che sull'egemonia politica, militare e tecnologica di quel paese poggia anche sul fatto che gli americani lavorano in media più degli europei. Ancora oggi è così.

E la qualità della vita? Gli europei non hanno una migliore qualità della vita, come ricordano un giorno sì e l'atro pure?

Se la qualità della vita la si migliora lavorando sempre meno  allora è chiaro che dalle caverne a oggi c’è stata una regressione continua. Già le palafitte rappresentarono una seria perdita. Avevano bisogno di una manutenzione superiore a quella delle caverne. Per non parlare poi dell’avvento dell’agricoltura. Un vero disastro. E il capitalismo? Una catastrofe. Né c'è da contare che le cose migliorino con il socialismo.

E allora? Allora non sarebbe male andarsi a rileggere alcune pagine sull'argomento che Marx ha scritto nei quaderni filosofici.

 

& – Fronte europeo. Forse lo scontro decisivo. Le astuzie della destra tedesca per uscire dall'euro. Lasciare che i paesi economicamente più fragili crollino sotto i colpi della speculazione finanziaria. Per tornare al marco o meglio creare un euro del Nord con Germania, Olanda, Austria, Finlandia. Un errore di prospettiva e di strategia? Quasi certamente. Ma è così che le classi dirigenti miopi portano i propri paesi al crollo. L'area dell'euro del Nord non ha la stazza necessaria per affrontare gli oceani aperti dalla globalizzazione. E tanto meno i marosi creati dalla crisi economica internazionale.

& – Fronte interno. La destra si dibatte. Il ritorno di Berlusconi ha subito creato confusione (voluta), fibrillazione, colpi di mano, prove di forza, scorrettezze. E - anche se non è detto - i berluscones sembrano ricompattarsi. Anche perché l'azione di B. pur se scorretta dà loro una linea da seguire. Per esempio. L'alleanza con la Lega. La caduta di Monti.

Questo significa una ritorno in forza dei berluscones che usufruiscono di una situazione in parlamento che non corrisponde alla loro posizione nel paese? Lo escluderei.

Comunque.

La risposta è al centro. Ci sono le condizioni per un centro pro Monti? In grado, al momento, di sottrarre voti ai berluscones?  Al momento della scesa in campo di Monti, c'erano con certezza. Ora? Quanti sono?

E. I democratici del pd hanno una strategia? Quale? Al momento sembra essere solo quella che se vincono, Bersani deve occupare la presidenza del consiglio. Con quale programma? Con quali alleati? Silenzio.

Nel frattempo la indecente trattativa dello Stato con la mafia rimane sul terreno. Cosa fa Ingroia? Abbandona. Perché abbandona? Per sfuggire la sorte toccata a Falcone e Borsellino? C'è da chiedersi se è possibile governare un paese nelle condizione che emergono dall'inchiesta sulla trattativa. E se un paese cosiffatto sia in grado di rimanere nel concerto dei paesi occidentali.

Dalle vicende della trattativa emerge anche lo spudorato comportamento della classe politica cattolica. Mancino, Conso, Andreotti. E per altri motivi, ma tutti conseguenza della medesima cultura e della medesima logica, Formigoni, gli uomini di Comunione e liberazione, gli uomini della Cei, gli uomini d'Oltre Tevere. Complessivamente consegnati all'economia della rendita, delle concessioni, dell'evasione, e via.

A sinistra. Da non credere. L'estrema sinistra italiana è keynesiana.

Rimane sempre sul tappeto, sia per il fronte internazionale sia per il fronte interno, la questione della crisi economica. Crisi di cui nessuno, proprio nessuno, si chiede le origini, la struttura, lo sbocco. 
 

(continua in "Lo statu quo si difende")

 

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“Una guerra di posizione”  [#IMOD5]

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