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Intorno al concetto di individualità 

§* La forma presa dall'individuo generico è l’individualità.  Cioè la fusione del proprio in sé con l'in sé della specie e l'in sé della natura.
§* L’individualità è fusione fra individuale e sociale, fra soggetto e oggetto. Una sintesi successiva, quando l'individuo coinciderà con la sua funzione.

§* Con l’individualità il bisogno dell’uomo come uomo diventa bisogno (Marx).

 

[le basi dell’individualità]

Marx pone a pag. 233 di OFG le basi dell’individualità. “L’intera storia è storia di preparazione affinché l’uomo divenga oggetto della coscienza sensibile e il bisogno dell’uomo come uomo divenga bisogno”.

® Che equivale a dire che la storia umana nel suo insieme è storia dello sviluppo della coscienza. E che allo sviluppo della coscienza corrisponde lo sviluppo del bisogno dell’uomo come tale. Concetto tanto profondo quanto ostico. Ostico per la sua profondità. Il bisogno dell'uomo come uomo significa che l'oggetto principale dei bisogni umani sia l'uomo. Che nel concetto uomo sia compreso l'uomo singolo fuso con il resto degli altri uomini che formano l'umanità. Che questo bisogno sia un bisogno mediato, consapevole, presente alla coscienza di ognuno e di tutti. Che questo uomo, la sua realizzazione, sia l'obiettivo di ogni singolo e insieme di tutti. Che ogni uomo rappresenti tutti gli altri uomini e tutti gli altri uomini rappresentino lui. Senza distinzione di sorta. Dove il concetto uomo è chiaramente comprensivo del concetto donna. Allo stato delle cose un'utopia ma non a caso Marx parla di preparazione perché questo fine sia raggiunto e, certamente, una volta raggiunto, sorpassato. In una produzione della coscienza all'infinito.

Anche vero che se la produzione per la produzione (il 4PP - produzione del processo e processo della produzione) si compie allo stato delle cose come sviluppo della ricchezza umana "fine a se stessa", anche la crescita della coscienza è fine a se stessa. E il bisogno dell’uomo come uomo solo la casuale conseguenza di questa crescita. Casuale ma non per questo meno assoluta. E pur assoluta non fine dello sviluppo. Poiché  fine dello sviluppo è lo sviluppo. E la coscienza sta allo sviluppo come lo sviluppo sta alla coscienza. Dire sviluppo è dire coscienza. Dire coscienza è dire bisogno dell'uomo come uomo.

Porre il bisogno dell’uomo quale fine dello sviluppo umano sarebbe già scivolare nel conformismo religioso e idealista. –|

[l'individualità]

A proposito della produzione umana Marx scrive "… Si dimentica che la produzione per la produzione non vuol dire altro che sviluppo delle forze produttive dell'uomo cioè sviluppo della ricchezza umana come fine a sé.  Se si contrappone a questo fine, come fa Sismondi,  il bene del singolo, si afferma che lo sviluppo della specie deve essere arrestato per assicurare il bene del singolo e che quindi per esempio nessuna guerra dovrebbe essere fatta perché in ogni guerra vi sono dei morti.  ... Non si comprende che lo sviluppo delle capacità della specie uomo benché si compia dapprima a spese del maggior numero degli individui e di certe classi infrange infine questo antagonismo e coincide con lo sviluppo del singolo individuo e cioè che il più elevato sviluppo dell’individualità non si acquista che attraverso un processo storico in cui gli individui restano sacrificati; a parte poi la sterilità di certe considerazioni giacché i vantaggi della specie nel regno umano come in quello animale e in quello vegetale trionfano sempre a detrimento di quelli degli individui" (Marx in STE2°/281–282) (le sottolineature sono mm).

® Il punto centrale va individuato in quel "coincide".  Lo sviluppo della specie uomo «coincide» con lo sviluppo del singolo individuo.  C'è dunque un rapporto – naturalmente dialettico – fra specie e individuo.  La società è l'organizzazione che la specie si è data.  Il rapporto non è quindi fra → individuo e società, ma fra individuo e specie. Passando attraverso la società. 

Individuo = individuale; società = particolare; specie = universale (vedi anche @P&R). –|

 

[individuo & specie]

Tesi.  Nel processo di umanizzazione e di espansione della corteccia la contraddizione iniziale fra istinto di sopravvivenza individuale e istinto di sopravvivenza della specie tende a risolversi a favore del secondo. Quindi. Due istinti di sopravvivenza in conflitto. All’inizio l’istinto di genere si manifesta solo inconsciamente, in un secondo tempo come astrazione della fantasia. Di qui le intuizioni filosofiche e religiose. Terzo stadio è l’affermarsi della corteccia e la consapevolezza del primato del genere sul primato dell’individuo. Il primato del genere diviene primato dell'individuo. Fusione fra soggetto e oggetto. Ma una volta avvenuta la fusione la contraddizione individuo - specie scompare. Non siamo allo stato delle cose in grado di capire come potrà realizzarsi la fusione. Né quale tipo di uomo sarà il frutto della fusione. Possiamo solo ipotizzare con fondamento che coinciderà con la piena affermazione della coscienza. Affermazione che presuppone un pensiero analitico generalizzante diffuso. Condizioni dalle quali siamo ben distanti.

Man mano che si va verso il terzo stadio l'egoismo (necessario alla sopravvivenza dei singoli individui) prenderà la forma di una patologia. Così come oggi accade per l'obesità, la gelosia, l'avarizia, la prepotenza, eccetera (da fpg, 23.2.03).

[funzione del capitale]

(cfr LINN 1°/317) – "... la sua funzione è  compiuta quando i bisogni sono talmente sviluppati che il pluslavoro al di là del necessario diventa esso stesso un bisogno generale, dall'altro la generale laboriosità mediante la rigorosa disciplina del capitale, attraverso cui sono passate le successive generazioni, è diventata un possesso generale della nuova generazione ... il capitale spinge il lavoro oltre i limiti dei suoi bisogni naturali e in tal modo crea gli elementi materiali per lo sviluppo di una → individualità ricca e dotata di aspirazioni universali nella produzione non meno che nel consumo."

® Dunque → il c. spinge il lv oltre i limiti dei suoi bisogni naturali. Dunque la «produzione dei bisogni» (vai a @BIS) è un fatto positivo. Il consumismo una sciocchezza. Il consumismo può individuarsi nella propensione al consumo spinta dall'alienazione del sistema (vedi oltre), quale fuga dal sistema, dalla espropriazione del lavoro, dalla necessità percepita come nemica perché limite allo sviluppo della personalità di ciascuno →

→ La personalità per coincidere con l'individualità deve fare del lavoro un bisogno generale e spontaneo e della conoscenza (cultura) una seconda natura.

→ Naturalmente tutto ciò non è frutto della volontà bensì dello sviluppo generale, della abbondanza di mezzi e dell'espansione della coscienza a spese e con riduzione progressiva della falsa coscienza (13.07.00). –|

 

[bisogni umani - bisogni bestiali, vita generica - vita individuale]

In MEF (197) Marx individua il rovesciamento dei valori causato dall'approfondirsi della alienazione indotta dal modo di produzione capitalistico. Scrive che il lavoratore si sente libero soltanto nelle sue funzioni bestiali (mangiare bere dormire generare tutt'al più nell'avere una casa, nella sua cura personale ecc.) – sono bestiali nell'astrazione, nel fatto che divengono "scopi ultimi e unici".  Questo rovesciamento si compie per via dell'alienazione del processo del lavoro che riduce la vita generica alla vita individuale e fa della vita individuale lo scopo della vita generica (199).

© Marx fotografa con un'efficacia eccezionale la piega presa dalla falsa coscienza  che ha dominato e domina il pensiero comune a partire dal XX secolo. E tutt'ora egemoni. L'individualismo, il consumismo, la corsa ai simboli sociali, la sostituzione dei bisogni umani con i simboli sociali che li rendono bestiali. Sostituzione che rende bestiale anche il desiderio di possedere una casa se questo desiderio diviene lo scopo ultimo e unico nel quale rintracciamo la propria identità. L'enfasi che l'uomo occidentale pone nell'esaltazione del mangiare, del bere, nella cura del proprio fisico, sono, sostiene Marx, bisogni più vicini alla bestialità del vivente piuttosto che all'umanità del vivente. Ben lontani dal  bisogno dell’uomo come uomo. Lontani dal bisogno del sapere, della conoscenza, della ragione e della capacità di ragionare. Dove anche il sapere e la cultura diventano bestiali se utilizzati come strumenti di sopraffazione dell'uomo sull'uomo.

Soltanto quando l'uomo sarà rimesso al centro, quando riacquisterà il proprio posto come bisogno principale, gli altri bisogni riacquisteranno la loro oggettività, la loro necessità, il loro valore d'uso. –|

 

[il piagnisteo]

(da Lmd gennaio 2001) T. Negri giudica alcune posizioni dominanti nella sinistra contemporanea di "piagnisteo sulla fine degli accordi e dei contratti corporativi del socialismo e del sindacalismo nazionale" e delle "lamentazioni sulla bellezza dei tempi che furono e della nostalgia del riformismo sociale fondato sul risentimento dello sfruttato e sull'invidia che spesso cova sotto l'utopia". Insomma quello che Marx aveva individuato come comunismo volgare nemico giurato del vero comunismo.

© Al contrario la vita generica è data dalla consapevolezza che l'uomo ha della propria vita. A differenza degli altri animali l'uomo ha la sua propria vita come oggetto (MEF/199).  Ma questa vita è vita dell'uomo nel suo complesso, nella sua astrazione, nella sua universalità – Nella capacità - possibilità di rapportarsi al genere come al suo proprio essere e di riferirsi a sé come ente generico.  Di produrre "secondo la misura di ogni specie".

(® qui interviene il concetto di massimo di coscienza possibile). Questa capacità si esprime e si realizza nella capacità di lavoro.  "Soltanto nella lavorazione del mondo oggettivo l'uomo si realizza come ente generico". –|

[la realizzazione dell’uomo]

"L'uomo per cui la sua propria realizzazione è come interna necessità, come bisogno" – Ecco una frase che ha generato equivoci su equivoci nel '68 – Tutti da allora a oggi sono tesi a realizzarsi – Ma a realizzare che? Quella che Marx chiama (MEF/197) la parte bestiale dell'uomo, cioè la sua parte più immediata più soggettiva meno generica.

Per propria realizzazione Marx intende la propria realizzazione come ente generico. In primo luogo consapevole, consapevole della propria possibilità di realizzarsi negli altri, consapevole degli altri, consapevole del mondo quale reale e necessario prolunga­mento di sé, come altra parte essenziale di sé.  Essenziale perché essenza di sé (cfr VI tesi su Feuerbach; MEF/225  uomo generico-comunismo; vai a @C)  "...appropriazione dell'umana essenza da parte dell'uomo per l'uomo".

® L'uomo si sente libero soltanto nelle sue funzioni bestiali che in realtà non sono espressione della sua libertà, ma della sua necessità (la necessità di mantenersi in vita). Invece dice Marx, l'uomo si sente libero lì proprio dove non lo è (in quelle funzioni). E questo perché la parte veramente creativa che è quella del lavoro in cui l'uomo crea con le cose, la vita, gli è stata sottratta dal mdp. Quindi c'è un rovesciamento, la parte libera è diventata costrizione (maledizione del lavoro), mentre la parte costretta, quella della funzione vitale è considerata libera e viene vissuta psicologicamente come libera (vai a @INDIV3). –|

 

[individuo e individualità]

[l’individuo generico] - La vita individuale si oppone dunque alla vita generica. Così l'individuo soggettivo, che è poi quell'individuo che tenta di ridurre la vita generica – cioè la vita di tutti, la vita dell'umanità e della natura che si presenta in questo senso come prolungamento del corpo, del suo corpo inorganico –,  si oppone all'individuo generico.

L'individuo generico è quell'individuo che ha potenziato al suo massimo la propria capacità di riferire la sua vita alla vita generica, al genere umano come al suo proprio essere, alla natura come prolungamento del proprio corpo materiale. In quanto tale la forma presa dall'individuo generico è l’individualità.  Cioè la fusione del proprio in sé con l'in sé della specie e l'in sé della natura.  E questo è il vero senso del per sé nella sua accezione più genuina

[il rapporto fra gli uomini] - Ecco perché ogni classe per sé è una classe che ha fuso le esigenze della propria classe con quelle dell'umanità, del genere umano  – "...fino a che punto l'uomo nella sua esistenza la più individuale è a un tempo Comunità"; "... i sentimenti e lo spirito degli altri uomini diventano una sua propria appropriazione".

 

[trasformazione dei sensi dell'uomo]

In MEF (229–230)  Marx racconta come l'individualità si realizza oggettivamente trasformando gli stessi sensi dell'uomo in senso umano. ® Trasformazione che passa attraverso la corteccia, il sapere, il massimo di coscienza possibile storicamente raggiunto. Attraverso la sussunzione dell'emotività alla ragione. –|

Man mano che l'uomo si socializza, i suoi sensi si potenziano e gli oggetti diventano + umani. La consapevolezza, l'essere generico dunque, allarga e potenzia i sensi dell'uomo, immerge sempre più l'uomo nella natura e rende sempre più umana la natura. L'uomo generico, l'uomo umano, sente di più, vede di più, ama di più, capisce di più.  È insieme → se stesso e gli altri – poiché gli altri sono in lui così come in lui è la natura (MEF/ 230–231; 233) (sul tema della produzione dei sensi vedi §SAME).

 

[contraddizione individuo – individualità]

Con Pat vado rifacendo le bucce a Sève (§MTP).  Non ci sono dubbi che il materialismo dialettico è una teoria del processo generale dal lato della generalità del 4PP.  D'altra parte oggettività e soggettività si sciolgono nella generalità del processo.  La vicenda individuale c'entra poco.  Sève prende coscienza di questo e – sotto la spinta  dell'esistenzialismo e dello strutturalismo francesi –  cerca di fondare una teoria ma.dial dal lato del singolo individuo.  Ma è un po’come volere descrivere una battaglia raccontando la storia dei singoli individui che l'hanno condotta.  Uno per uno.  Per capire – uno per uno – cos'è che l'animava. 

L'individuo interviene nella storia solo come condizione del processo.  E la storia individuale di tutti gli individui che concorrono a farla non è sufficiente a indicarne né il senso né la direzione.  Poiché un «insieme» se è composto da 1+1+1 non ne è il risultato.  Come risultato è già una soggettività, una individualità. Quindi più individui danno vita a una individualità.  Ma questa individualità non li riflette singolarmente.  Così la contraddizione rimane, almeno sin quando non si realizzi quella «individualità generale» intravista da Marx. È allora possibile – come vuole Sève – pervenire a una teoria generale della personalità singola?  Cioè delle personalità in quanto 1+1+1?

 

NOTA  

Per Havemann (DSD/158) il passaggio alla società comunista può essere reso possibile dalla coscienza che ognuno avrà della necessità. La consapevolezza che le necessità sociali corrispondano al proprio interesse soggettivo.

Penso che per Marx il concetto di individualità sia questo e qualcosa di più. Una fusione fra individuo e sociale, un ritorno ma con la consapevolezza, la scienza e la coscienza del mondo reale.

Anche Hegel parla di individualità. Un ritorno del soggetto a se stesso dopo un bagno nel sociale. Portando di conseguenza il sociale in sé.

Nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche  Hegel sostiene che si raggiunge l'individualità quando la coscienza del sé diviene coscienza dell'universalità del sé. La vita individuale si fonde con la vita universale. Cioè. La vita universale appartiene al sé individuale quale sua esigenza vitale. Necessità assoluta. E quando questa appartenenza si fissa nell'individuo come abitudine.

Nella Fenomenologia H. precisa che l'individualità si forma "nell'unità della coscienza con l'operare". Cioè. Quando l'operatività coincide con la coscienza e fra le due non vi è più alcuna sorte di differenza, realizzandosi così  "l'unità dell'operare e dell'essere, del volere e del condurre a compimento" (FENN/339/1°).

Due concetti forti.

Primo.  Il volere cioè la determinazione.  Per H. volere e determinazione sono componenti essenziali della produzione della coscienza.

Secondo.  Cosa significa fondersi con l'universale? Rispondo. Essere consapevole dello stato dell'arte del mondo storicamente raggiunto (sr). Cioè. Essere il più vicino possibile al massimo di coscienza possibile sr. Poiché è nel mdcpsr che è depositato lo stato dell'arte toccato dall'umanità nel periodo dato.

A parte questa interpretazione mm, per Hegel l'individualità rappresenta il punto più alto conseguito dall'autocoscienza di un individuo (nel momento in cui raggiunge, si fonde con l'universalità). Dunque essa è, sembra essere, il punto di arrivo possibile (sicuramente non certo, anzi affatto certo) di ogni individuo.

Per Marx l'individualità è il punto di approdo del genere umano una volta superato lo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo. E come sostiene Havemann può rappresentare il passaggio alla società comunista. Qui è necessario precisare che il concetto di società comunista di Marx, ripreso da Havemann, nulla ha a che fare con il comunismo reale di marca sovietica. Comunque lo si giudichi, nel bene e nel male, il comunismo di marca sovietica è stato un esperimento storicamente rilevante ma fallito.

Un'ultima considerazione. Si può ipotizzare che con l’individualità il soggetto raggiunge la sua essenza che è nel sociale. In altre parole il superamento della VI tesi. Una fusione soggetto - oggetto.

 

CONTINUA:  L'individuo si oppone all'individualità

 

 

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“Intorno al concetto di individualità” [@INDIV1]

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