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L'individuo si oppone all'individualità

continua da ”Intorno al concetto di individualità” [@INDIV1]

 

[ruolo e individuo]

Per Marx lo sviluppo dell'individuo sbocca nell'individualità.  Si può correttamente sostenere che per M. l'individuo si oppone alla individualità.  Ora. L'individuo esprime la soggettività.  Il ruolo equivale alla «posizione» che l'individuo si vede assegnata all'interno della divisione del lavoro e dei rapporti di produzione storicamente dati. L'individuo si oppone al ruolo (vai a @RU). Il ruolo è già, parzialmente, la funzione che l'individuo prende all'interno dello sviluppo della società umana, cioè del genere umano.  Funzione parziale perché alienata all'interno della divisione capitalistica del lavoro, divisione che alimenta l’alienazione del modo capitalistico di produzione (vai a @ALN).

L'individuo è alienato nel ruolo.  L'opposizione del ruolo all'individuo è direttamente proporzionale all'alienazione espressa dal mcp. Nel medesimo tempo sappiamo (idem) che il ruolo tende a individualizzarsi.  Prende cioè le forme dell'individuo, si presenta come individuo.  In altri termini si presenta sotto l'aspetto, sotto la forma della soggettività.  Il ruolo tende ad assorbire asintoticamente l'individuo.  Penso che nel fenomeno del 1968 sotto il rifiuto del ruolo si presentasse la sussunzione dell'individuo al ruolo.  Il tentativo è stato di soggettivizzare il ruolo.  O, al di là delle intenzioni, peraltro confuse, questo è stato il risultato.

Tuttavia, nonostante la direzione di questo processo, ruolo e individuo rimangono opposti.  La contraddizione continua ed esplode nelle forme di rivolta, di assenteismo, di soggettività esasperata che il periodo conosce. Nel medesimo tempo esprime questa esasperata soggettivizzazione (la pubblicità la chiama personalizzazione) dell’individuale, dei ruoli, appunto.

Cosa esprime questo processo?  Esprime la contraddizione fra la crescente, progressiva socializzazione della produzione e l'appropriazione privata.  È il riflesso di una delle contraddizioni del modo di produzione (mdp). La prima.  Ma anche le altre due conosciute manifestano il loro effetto.  L'individuo è qui la forma presa dal valore d'uso, mentre il ruolo è la forma presa dal valore di scambio.  Negli stessi termini il  concreto si presenta sotto la forma di lavoro soggettivo, mentre la sua sostanza, il  lavoro astratto, dilegua nei mille interventi che la società è obbligata a fare nella veste di interventi statali, soprattutto, strutture di ricerca, eccetera.

È a questo punto che si fa avanti un terzo nesso.  Se ruolo e individuo rimangono opposti in una inconciliabile esclusione e il ruolo va progressivamente prevalendo sull'individuo che tenta di soggettivizzarlo quale unica risposta alla tendenza inarrestabile del processo di socializzazione, significa che ci troviamo di fronte a un passaggio necessario del processo che porta all'individualità (nda – maggio 1982).

 

[la funzione]

Ora questo della funzione è un concetto, un nesso che si inserisce improvvisamente nel discorso ruolo - individuo.

Proviamo a dire che il superamento, immediato, a breve termine, che l'immediatezza della contraddizione ruolo - individuo sia la funzione  Diciamo che l'individualità è una sintesi successiva.  Quando l'individuo coinciderà con la propria funzione.

L'individuo coincide con il valore d'uso di ogni essere umano. Il ruolo con il suo valore di scambio all'interno dei rapporti di produzione. Il ruolo coincide con la collocazione di ogni essere umano all'interno dei rapporti di produzione, nati con la divisione del lavoro e con questa coincidenti.

Sappiamo che il ruolo tende a prendere la forma dell'individuo, a camuffarsi nella persona.  Si individualizza.  Permea tutta la vita dell'individuo in rapporto asintotico. La funzione è la collocazione oggettiva che l'individuo riveste all'interno della vicenda della specie umana. All'interno del genere.  (L'individuo è il soggettivo, il ruolo è il particolare, la funzione è il generico) (ma si può anche dire che la funzione è ruolo nell'individualità).  La funzione c'è, c'è sempre stata, negata sia dall'individuo, sia dal ruolo assunto dall'individuo.  Direi che è stata ed è soltanto in essere. E sta appena appena venendo faticosamente alla propria esistenza.

Si può forse anticipare che la funzione verrà alla propria esistenza quando l'individuo coinciderà con essa non solo oggettivamente, ma soggettivamente. E la sua medesima vita sarà la sua funzione e la sua funzione alimenterà in senso umano, nel suo massimo senso umano, la sua vita.

Una volta individuato il concetto di individualità, penso che il concetto di funzione possa essere utile per individuare il passaggio dall'individuo all'individualità già oggi.  Tenendo ferma la soggettività dell'individuo, la differenza deve essere posta fra il ruolo e la funzione dove a monte c'è l'individuo e a valle l'individualità.

(Marx indica gli uomini quali “condizioni del processo”. Sostituire «condizione del processo» con funzione è teoricamente accettabile.) 

In questo senso l'Ovest marcia in direzione dell'Est dove si pretende che questa soppressione sia già avvenuta.  Il che non è, ma certamente si cerca di legalizzarla.  Soltanto che è una marcia verso, ma in un certo senso più profonda e concreta.  Tale che al momento della sua fusione con l'Ovest, l'Est ne sarà completamente scosso e rivoluzionato (da cronaca 1982 aprile 6).

[ruolo e funzione]

È che il ruolo oltre a essere mera funzione dei rapporti di produzione, esprime anche la funzione che questi rapporti svolgono all'interno del processo di produzione umano (dell'umanità).  Questa funzione, diciamo, esprime la persistente necessità della divisione del lavoro. La divisione del lavoro genera la proprietà privata, l'appropriazione dell'uomo da parte di altri uomini, l'alienazione del mdp, ma genera anche lo sviluppo del genere umano e "le necessità" con le quali il genere ha affrontato la necessità della sua sopravvivenza, della sua riproduzione, del suo stesso sviluppo. 

Le contraddizioni dello sviluppo generano lo sviluppo. Non fa una piega.  Così sotto la contraddizione del ruolo e dell'individuo appare timidamente la funzione dell'individuo e del ruolo.

Non a caso ogni individuo si fonde nel suo ruolo in relazione alla sua funzione nel processo di produzione del genere umano.  Il ruolo è ineliminabile, l'individuo pure.  Ma ambedue svolgono la medesima funzione all'interno del 4PP.  Fino a quando "... lo sviluppo delle capacità della specie uomo, benché si compia dapprima a spese del maggior numero di individui e di certe classi, infrange infine questo antagonismo" (STE 2°/281–2).  E questa è la funzione dell'individuo all'interno della specie. Dove lo "sviluppo del singolo individuo” coincide con il “più elevato sviluppo dell'individualità” che si acquista " attraverso un processo storico in cui gli individui restano sacrificati".

I termini del processo sono dunque questi.  Individuo, ruolo, società, funzione, specie.  La contraddizione reale, ultima, è fra l'individuo e la specie.  Ma nel corso del processo in cui la contraddizione si sviluppa troviamo due fasi intermedie che sono la società e il ruolo.  L'individuo opera nella società umana per mezzo del ruolo.  Ed è attraverso la società e il ruolo che svolge la sua funzione diretta al fine dello sviluppo della capacità della specie.  Col cui sviluppo si sviluppa anche lui.  Così quando è giunto alla fine del processo e coincide con la specie, l'individuo è scomparso.  Al suo posto è nata l'individualità.  Ma cos'è l'individualità se non la funzione dell'individuo nella specie?  Se non la funzione stessa dell'individuo rispetto alla specie?  Se non l'individuo coincidente con la propria funzione? Coincidenza del soggetto (individuo) con l'oggetto (la specie e il suo sviluppo).

[ruolo e individualità]

La maturità è data dalla assunzione del ruolo. È il ruolo che assomma in sé, racchiude il sociale. Distorta o meno, la consapevolezza del ruolo è la consapevolezza del proprio essere sociale. La sua assunzione. Nello stesso tempo il ruolo ti colloca. Misura la distanza fra te e il processo storico nel suo insieme. Fra te e il ruolo oggettivo che ricopri. Anche la presa di distanza dal proprio ruolo, la coscienza di questa distanza è già, a sua volta, una assunzione di ruolo.

La riflessione secondo la quale il ruolo equivale al valore di scambio è corretta. Non si può rinunciare al ruolo come non si può rinunciare al danaro. Ciò non toglie che con l'affermarsi dell'individualità il ruolo sarà superato. La contrapposizione ruolo - individuo assorbita dall'individualità. La moneta - quale valore che si stabilisce all'interno dei rapporti sociali e li rappresenta - sarà a sua volta superata all'affermarsi della individualità. Così come il superamento della moneta è a sua volta una delle condizioni per il raggiungimento dell’individualità.

La chiave di volta è l’individualità poiché l’individualità equivale a quel massimo di coscienza dal quale siamo così lontani – come siamo lontani dal superamento del danaro come equivalente generale. Il sistema sovietico è fallito perché così lontano dall’individualità e dall’estinzione della moneta.

Essendo il danaro altro che rapporto umano mascherato, solo la pienezza dei rapporti umani -  l’individualità, cioè - sarà in linea con l'estinzione del danaro.

Naturalmente saranno necessarie condizioni economiche adeguate e un’accettazione completa della vita umana nella sua realtà. Accettazione dalla quale siamo di nuovo lontani, vivendo ancora nel mito e nel sogno, distanti dal pensiero scientifico come lo concepisce Vygotskij (vedi @PEL1). Pensiero, questo di Vygotskij, che equivale al massimo di coscienza possibile. Massimo che possiamo raggiungere solo asintoticamente.

Nel massimo di coscienza c’è anche una valutazione «scientifica» del benessere. Benessere che non sarà formato dai beni materiali che ne rimangono la base indispensabile, ma anche dai beni intellettuali. Essenzialmente e soprattutto da questi ultimi. L’opposto di quanto accade oggi (da fpg 24.07.95).

[senso della funzione e sentimento del ruolo]

Una verità così semplice che si dimentica con facilità.  Dietro le strutture comportamentali, i pensieri, le angosce, si impongono i ruoli.  I ruoli si vanno interiorizzando tanto da confondersi con i sentimenti.  Siamo in quel momento del 4PP in cui il ruolo  è  divenuto sentimento.  L’individuo si è fuso con il ruolo, cadendo dalla parte del ruolo. Cosi il ruolo è vissuto con le caratteristiche che contraddistinguono i sentimenti individuali. 

Prima?  Non c’erano sentimenti per il ruolo. Il ruolo non prendeva la forma dell’individuo. Era l’individuo a prendere la forma del ruolo. Al quale prestava le sue caratteristiche. Al posto del sentimento esisteva il «sentito» del ruolo.  Che altro non era che il sentito della funzione.  Ogni ruolo  era vissuto, anche se oscuramente, quale condizione del processo storico.  Sia nell’aspetto di dissoluzione delle forme storiche del periodo, sia nell’aspetto di creatori delle forme nuove o a venire.  Condizione che in qualche modo era avvertita.  Una forma di coscienza.  Vaga, confusa, contraddittoria, quasi sempre opposta all’andamento reale del processo, che ognuno "sentiva", in quel modo oscuro e magico proprio del "sentire".

Sentiva oscuramente, magicamente, di far parte del processo.  Questa coscienza prendeva la forma di missione, fatalità, ossequio alle forze superiori che governavano il mondo dei viventi.  Era un dover essere e un dover fare anche quando l’individuo riassumeva in sé il senso della funzione. Senso che prendeva anche la forma di "inviato di dio", "inviato da dio", "uomo della provvidenza", "uomo della storia" – eccetera, a seconda dei tempi.

Oggi nel corso della transizione questa oscura coscienza è come evaporata. Nessuno è più lì, o qui, per volere di dio. Nessuno pensa di rappresentarne la volontà. È rimasto solo il papa, (o qualche autorità mussulmana) a proclamarlo. Ma quella del papa più che una missione è un’operazione di mercato. L’espressione di una struttura burocratizzata la cui esistenza terrena è tutta investita nel ruolo, appunto burocratico, di rappresentante di dio in terra.

Manca il concetto, manca la coscienza  secondo cui ogni uomo è «condizione» del processo umano. E lo è oggettivamente. Qualsiasi cosa faccia, qualsiasi ruolo ricopra. Privi di questo concetto gli uomini hanno perso anche il senso della propria funzione. I ruoli, privati del senso della funzione, hanno assunto la forma dell’individuo. Senza tuttavia fondersi con l’individuo. Il quale, più che mai, senza ruolo è un puro nulla. Di fronte alla società e di fronte a se stesso. Da un lato abbiamo la oggettivizzazione sentimentale e psicologica del ruolo. Dall’altro l’oggettivizzazione totale dell’individuo.

[nelle società comuniste dell'Est]

(scritto negli anni '80) – Dove la «funzione» si manifesta  in maniera più chiara di quanto non accada nella altre parti del mondo è nelle società comuniste dell'Est.  Che sono poi anche quelle società dove la contraddizione individuo - società esplode in maniera più manifesta e evidente.  Lì l'individuo è sacrificato alla società anche legalmente.  (È per questo che la sua ribellione può manifestarsi in maniera più trasparente).  Questo sacrificio è richiesto in funzione della funzione - ruolo che l'individuo riveste all'interno della società. 

All'Est la forma legale dell'appropriazione è collettiva.  Si lavora per la società.  Il  lavoro che si svolge per sé è occulto, al massimo tollerato.  L'appropriazione avviene in nome della funzione delle classi (funzione - ruolo), che si vorrebbero, ma non si possono ancora abolire (questa è la forma ideologica presa da quella formazione sociale) e degli individui all'interno delle classi.  Il concetto di funzione è quindi sostanzialmente operante.

Ma siamo ben lontani dall'individualità, dal superamento dell'individuo nell'individualità.

Considerazione. Nello schiavo anche il  pagato (suo sostentamento) appare non pagato. Nel servo della gleba il  pagato e il  non pagato appaiono nella loro realtà.  Nell'operaio appare pagato anche il  non pagato.

Nelle economie dell'Est anche il  lavoro per sé appare come  per la società. 

Se si arriverà a un mdp nel quale il lavoro per sé nasconderà il  lavoro per la società, allora, lì, saremo più prossimi al modo con il quale Marx intende il passaggio del genere umano all'individualità.  Nell'individualità la funzione è scomparsa.  Superata nell’individuale.  Lavoro per sé e lavoro per la società coincidono perfettamente.  "Il capitale spinge il lavoro oltre i limiti dei suoi bisogni naturali e in tal modo crea gli elementi materiali per lo sviluppo di una individualità ricca e dotata di aspirazioni universali".  E i "bisogni sono così sviluppati che il plus lavoro diventa esso stesso un bisogno generale" (LINN 1°/317).

Soggetto e oggetto sono ora fusi. L'individualità nata.  Individuo e ruolo superati dalla funzione fusa nell'individualità.

In un certo senso è la stessa presa di coscienza della funzione che trasporta il soggetto nell'oggetto e l'oggetto nel soggetto con anticipazione del comunismo.  In altre parole è la destinazione del progetto che dà senso al progetto.  E perché la destinazione sia chiara è necessario un massimo di coscienza possibile, specifico e generale.

Nonché una serie di lotte che caratterizzeranno il nuovo processo di sviluppo.  Il rapporto di lotta comune contiene già in sé la formazione di quel rapporto collettivo, sociale che superata la società sbocca nell'individualità.

 

[gli uomini comunisti]

(da cronaca 1982 maggio) - Non è un caso che il comunismo come movimento concreto del/nel processo di produzione del processo umano abbia "costruito" uomini che per primi al mondo hanno coscientemente fuso il ruolo del politico con quello del teorico.  Che per primi hanno diretto le masse e gli individui secondo le funzioni che riuscivano a individuare in loro. Certamente si scontravano con i nuovi ruoli che la rivoluzione creava e col feticismo (*) con il quale le masse percepivano il processo rivoluzionario al quale stavano dando vita e di cui erano le oggettive protagoniste.

Tutta la vicenda dei partiti comunisti, vista nella chiave della produzione del processo e del processo della produzione (4PP), acquista una nuova chiarezza. È il grado di coscienza generale raggiunto, il grado massimo della coscienza possibile che chiarisce un aspetto determinante della vicenda.  Solo che poi il grado massimo di coscienza possibile non è altro che il rovescio del grado di alienazione del processo.  E il grado di alienazione del processo non è altro che il corrispettivo del livello di sviluppo raggiunto dalle forze produttive.  Il posto e la funzione di Marx, Lenin e compagni, all'interno della produzione del processo può essere, ora, meglio identificato.

Rappresentano il formarsi della coscienza (massimo di coscienza possibile) all'interno del processo.  Il punto di partenza e di sviluppo della coscienza in formazione.  Punto al quale seguiranno altri punti.  Con estensione della coscienza e presa di coscienza della formazione della coscienza.

Così ogni presa di coscienza porta immediatamente il soggetto nell'oggetto e l'oggetto nel soggetto. Una forma di anticipazione del passaggio all'individualità. L’individualità, una volta raggiunta, fonde l'oggetto nel soggetto.

Nelle società dell'Est è piuttosto il soggetto che si trasporta asintoticamente nell'oggetto.  L'individuo nella società.  In occidente il fenomeno è opposto. Si vuol trasportare asintoticamente l'oggetto, la società, nel soggetto, nell'individuo.  Ma mentre lì, nell'Est, la società individuata è una, qui, nell'Ovest, gli individui sono molti.  E l'operazione alla quale assistiamo è soltanto quella di soggettivizzare la funzione, che si frantuma in una miriade di funzioni.

Il processo generale è inoltre quello dell'uomo naturale che si stacca dalla società naturale delle società preistoriche per marciare verso la società umana prossima ventura come uomo umano.

L'uomo perde la sua naturalità.  Perdendola, diventa umano.  Nel processo umanizza la natura che a sua volta perde la sua naturalità.  Il processo ha dunque una sua direzione che è poi la sua destinazione.  Così come è la destinazione di un progetto che dà senso al progetto.

Perché la destinazione del progetto umano sia chiara agli uomini, o perché sia chiara tout court è necessario un massimo di coscienza possibile specifica e generale.

Va anche precisato che «destinazione» è un concetto diverso da «fine». Destinazione è quel «momento» verso il quale un processo dato appare indirizzato. Il «fine» è punto di arrivo del processo nel suo inseme. Così se posso scrivere che il fine del fine è il fine non posso altrettanto scrivere che la destinazione della destinazione è la destinazione, essendo questa seconda una frase priva di senso.

(*) Il feticismo scompare dalle masse solo nel momento in cui l'in sé della funzione, l'oggettività della funzione percepita come soggettiva, come interesse immediato, si trasforma nel per sé della stessa funzione, percepita nella sua concreta oggettività mediata dalla soggettività dell'individuo cosciente.

 

[individualismo e sentito]

Le cose sono andate in un certo modo. La fusione per qualche verso si è verificata con la caduta del muro di Berlino. Però invece di essere stato l'Ovest a essersi fuso con l'Est è stato l'Est a essere assorbito dall'Ovest. In un Ovest dove l'esplosione dell'individualismo ha raggiunto un'espansione nuova nella storia. Lo stesso valga per l'emotività assurta a parametro di realtà e verità. Con l'individualismo si afferma l'idea che l'unica realtà dell'individuo vada rintracciata nelle sue pulsioni emotive. La verità non è raggiungibile attraverso la ragione, ma solo attraverso il sentito dell'individuo. Il sentito «è», lo sento, si manifesta spontaneamente ed è questa spontaneità che lo rende reale. Ciò che sento non può essere negato, non posso negarlo. Se non posso negarlo significa che la sua necessità è assoluta e reale.

(Inutile avvertire che si tratta del trionfo dell’esistenzialismo quale filosofia del sentito.)

Nonostante ciò gli effetti della fusione/assorbimento non sono affatto chiari. L'unica cosa chiara è che il cammino verso l'individualità è ancora lungo e lento. Ma anche che la via verso l'individualità passa per un «momento del processo» nel quale l'individualismo, liberatosi dal dover essere sociale, si pone come un assoluto (19.07.2000).

 

(sul tema ruolo-individuo e individuo quale forma presa dal valore d'uso, vedi anche “Del ruolo” @RU)

 

CONTINUA:  Intorno al formarsi dell’individualità

 

 

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“L’individuo si oppone all’individualità” [@INDIV2]

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