materialismo&dialettica
Individualità  >
Intorno al formarsi dell'individualità

continua da “L’individuo si oppone all’individualità” @INDIV2

 

§* Con l'avvento del comunismo “subentrerà il libero sviluppo della individualità. Dunque non la riduzione del tempo di lavoro necessario per creare pluslavoro, ma in generale la riduzione del lavoro necessario ridotto al minimo mentre il tempo liberato (non più libero) sarà impiegato per la formazione e lo sviluppo artistico, scientifico, eccetera degli individui” (LINN 2°/401–402).

§* Necessaria la generalizzazione del ruolo per la sua soppressione. Necessario che i rapporti di produzione si confondano gli uni con gli altri.  Assunti come ruoli generici, quale avvisaglia della loro soppressione e del loro passaggio all'individualità.

[tempo liberato e tempo libero] 

Tempo liberato è quella porzione di tempo che si è liberato dalle necessità della produzione per la sopravvivenza (che Marx indica come produzione materiale). In altri termini quel tempo liberato dalla «necessità» per essere indirizzato verso lo sviluppo individuale e la crescita culturale, emotiva e generale. Utilizzato in questa direzione il tempo liberato concorre direttamente allo sviluppo della produzione generale contribuendo alla crescita dell'individuo sotto tutti gli aspetti.

Tempo libero è il tempo che il modo capitalistico di produzione (mcp) crea per l'incremento del mercato. In altre parole il tempo libero è lavoro che dalla produzione di merci si trasferisce alla distribuzione di merci. Per il loro smaltimento e l'incremento della produzione destinata al mercato di consumo. Insomma il tempo libero rimane all'interno del ciclo della produzione e dello sfruttamento capitalista. Il tempo liberato è autonomo da questa produzione ed è indirizzato allo sviluppo e alla produzione della coscienza e dell'autodeterminazione dell’individuo. Il tempo liberato rappresenta il primo passaggio dalla necessità alla libertà. Che non è libertà dalla necessità, bensì libertà oltre la necessità.

Inoltre. Fondendo il tempo di lavoro necessario, sociale e oggettivo, con il tempo speso per il libero sviluppo individuale, si fa un passo decisivo verso quella condizione umana e quello sviluppo della società che Marx ha individuato come passaggio all’individualità (@INDIV1).

Inoltre. Riduce la contraddizione e il conflitto attuale fra sviluppo soggettivo dell'individuo e sviluppo oggettivo della società e della produzione. In altri termini tende a fonderle. Una fusione che muta la natura della produzione, della società e dell'individuo, che una volta compiuta porta all'individualità e con l'individualità alla nascita di una nuova stagione dello sviluppo umano. Quella che Marx pensava essere il passaggio dalla preistoria (fase ancora attuale) alla storia (cfr LINN 2°/410 dove Marx sviluppa un'analisi che permette di comprendere meglio il suo concetto di individualità) (da fpg dicembre ‘98).

 

[sul tempo libero]

Marx ne parla in relazione "ai fini di uno sviluppo indipendente «dalla» produzione materiale" (MCI/60).

© Qui Marx non distingue tra tempo libero e tempo liberato. Il tempo libero qui è quel tempo libero dalla produzione materiale. Libero di essere dedicato allo sviluppo dell'individuo. La sua qualità è l' indipendenza e l' autonomia. Da che? Dalla necessità. Quale necessità? Tutte, esclusa la necessità dello sviluppo individuale. Che trova nel tempo libero le nuove e più autonome condizioni di crescita. Crescita che è crescita della coscienza.

Ora. Il lavoro è in sé una condizione  essenziale di crescita dell'individuo. Riflette il rapporto dell'individuo con la necessità. Ora. La crescita della coscienza per essere completa deve essere libera. Questo il senso, l'unico senso della libertà. Rompe con la necessità della produzione materiale. La rottura intesa come superamento delle necessità materiali. Tenendo conto. Primo nel superamento rimane la necessità di produrle e portarle a termine. Superare, negando conservando. Superarle negandone la parte alienata. Consumismo e affini. Ampliando il terreno della crescita entro i confini più ampi della necessità della crescita della coscienza. Divenuta la necessità delle necessità. Entro la quale l'individuo esprime la propria libertà soggettiva e crea i presupposti per rompere le condizioni dello sviluppo economico dato. Caratterizzato dalla lotta di classe, dallo sfruttamento della natura, dallo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo, dal doppio sfruttamento della donna, dalle guerre – militari o d'altro genere – per il possesso delle materie prime, per l'accaparramento dei mercati, e via.

Ciò detto va tenuto presente che le condizioni di questo movimento sono il risultato del presupposto delle condizioni sinora storicamente esistite (IT/32).

Horkheimer scrive che la società del tempo libero (così come lo si intende comunemente) è la parodia della libertà realizzata. La stessa che qui abbiamo individuato come tempo liberato (sul tema vedi anche @LAV). –|

 

[dalla necessità alla libertà]

(LINN/112) - Il salto dal regno della necessità al regno della libertà che cosa non è se non il pieno sviluppo del dominio dell'uomo sulle forze della natura – sia su quelle della natura esterna, comunemente chiamata tout court come natura – sia su quelle della natura interna (biologica, psichica, eccetera).

In questo movimento l'uomo non cerca di rimanere qualcosa di divenuto, bensì di immettersi nel movimento assoluto del divenire.

 

[libertà individuale e libertà sociale]

Che ne è della libertà del singolo nell'era della pianificazione della vita? Ma che domanda è questa che leggo su Repubblica? La libertà dell'uomo nel corso del processo si accresce. Come in ogni processo oltre ai guadagni si registrano anche delle perdite. La libertà individuale perde pezzi che accrescono la libertà sociale. L'individuo all'interno della libertà sociale è più libero dei tempi in cui l'unica libertà concepita, ma non proclamata, era quella individuale. Così come la libertà individuale è indispensabile alla crescita della libertà sociale. In altri termini. Non esiste libertà sociale che non poggi sulle libertà individuali. Ma le libertà individuali sono tali solo se assoggettate alle leggi create dal progressivo affermarsi della libertà sociale.

(Libertà sociale = alla libertà che l'organizzazione sociale crea a protezione dell'individuo. L'organizzazione dello Stato, la giustizia, il costume) (da fpg 8.9.07).

 

[il benessere e l'omeostasi]

Fare un discorso sul benessere (cos'è il b.?), sull'omeostasi. Avanzare e controllare l'ipotesi che c'è omeostasi o benessere quando si produce un equilibrio delle forze diretto alla riproduzione allargata dell'energia interna/interiore. La condizione per affrontare la vita con forza (in senso hegeliano) (vedi § che segue). Il benessere legato all'omeostasi, l'omeostasi legata alla spinta vitale. In realtà il concetto di benessere e di omeostasi non sono corretti. È la coscienza della pienezza della vita, dell'energia prodotta per affrontarla, la consapevolezza della propria adeguatezza ai compiti individuati che produce quella sensazione di pienezza di tensione di forza di buonumore che molto impropriamente chiamiamo benessere (da ndc maggio ‘85).

 

[l'individualità in formazione]

Qual è il tratto di riconoscimento di un'individualità in formazione?  La curiosità. La disponibilità. La voglia di vivere. La forza di vivere. La gioia di vivere.

1° – la voglia di vivere.  Questa ce l'hanno tutti.  Diversamente dosata. Quando la voglia di vivere scende sotto al 50% prende la forma della depressione.  Sotto al 50% interviene il thanatos freudiano.  Sopra al 50% c'è l'eros.

2° – la forza di vivere va trasformata in "vivere con forza".  Deriva dalla voglia di vivere.  Dipende anche dal grado raggiunto di omeostasi (vedi anche FPG90).  L'omeostasi è il grado di equilibrio raggiunto fra forze depressive (thanatos) e forze vitali (eros).  Quando l'equilibrio è a favore di Thanatos (è cioè depressivo) si ha quello che la psichiatria moderna chiama anche "equilibrio soffittato".  La forza di vivere viene allora dirottata nella difesa di questo equilibrio.  In queste vite non c'è gioia.  Qui la gioia prende la forma dell'euforia.  La tensione fra euforia e depressione è permanente.  In realtà è un modo di apparire della depressione.  Nell'equilibrio soffittato l'individuo prende energia dall'esterno.  Ma in maniera passiva.  In altre parole ne dipende.  La sua identità è in crisi permanente.  Solo il dato esteriore, l'esteriore riconoscimento gli dà il senso della propria identità (vedi il caso Mf).  La dipendenza sostanziale dall'esterno prende la forma di assoluto spirito indipendente (aspira all’indipendenza assoluta).  L'insicurezza prende la forma di arroganza.  L'egoismo (altra forma presa dalla depressione nella quale l'individuo è come obbligato e forzato a vivere) prende la forma di sacrificio e il sacrificio la forma di assistenzialismo. 

Quando la voglia di vivere entra nell'Eros prende la forma di vivere con forza.  Spariscono il sacrificio e l'assistenzialismo. L'indipendenza cede il passo all'autonomia.  Si comincia a vivere con forza. L'interesse per la vita prende la forma della curiosità.  L'equilibrio si sposta dall'esterno all'interno.  Diviene dinamico.  In una dinamica che è data da un rapporto migliore fra oggetto e soggetto.  La soggettività si scioglie nell'oggettività.  E nello sciogliersi fa propria l'oggettività.

3° – La fusione fra soggetto e oggetto è qui solo al cominciamento (inizio). È il cominciamento del superamento.  Il soggetto vive l'oggetto come proprio.  Il primo oggetto a vivere come proprio è la vita.  Tutta la vita. L'umano.  Tutto ciò che è inerente con l'umano.  Con l'umanità.  L'umano, l'umanità è coinvolto con il processo totale del processo di produzione della vita.  È l'apice dei processi vitali.  I processi vitali sono l'apice dei processi di produzione della materia.  L'oggetto è in sé il processo di produzione della materia.  Della vita.  Il soggetto va fondendosi con il processo stesso della produzione della materia, con il processo stesso della produzione della vita.  L'appropriazione del processo totale, del processo di produzione della materia e della vita è cominciato.  Nulla di ciò che accade gli rimane più estraneo.  Ogni attività dell'umanità, del mondo è la sua propria attività.  L'interesse monta.  Con l'interesse monta la curiosità.  Con la curiosità monta la partecipazione alla vita nella sua totalità.  Egli la pensa e la fa.  La conosce e la trasforma.  L'attività intellettuale comincia a fondersi con l'attività tout court (cfr Marx, Opere Filosofiche).  Tramonta con il superamento, il regno della cosalità e il regno del sentito.  Il positivismo e l'esistenzialismo.  Il mediato si fonde con l'immediato.  Il mediato nella fattispecie è ciò che chiamiamo distacco. Con il distacco nasce il gusto della vita (che è poi gusto della lotta), l'attività partecipante (che non è attivismo).  Il serio si fonde con il gioco, l'inessenziale con l'essenziale. 

La forza di vivere diventa gioia di vivere.  Il vivere con forza uguale vivere con gioia (da ndc 16.5.84).

 

[il concetto di distacco]

Cos'è è che non si capisce?  Per esempio.  L'emotività combinata con il distacco. L'impegno combinato con il distacco.  Il lavoro combinato con il distacco. A seconda dei casi il distacco assume la forma di freddezza, di indifferenza, di cinismo.  In altri termini quello che per il pensiero comune è difficile da afferrare è il per sé del distacco.  Il distacco come concetto. Ma per capire il distacco come concetto è necessario avere chiara la dialettica materialista.  Il ruolo della cultura nei sentimenti per esempio.  Come il sapere umano divenga sentire.  Visto più da vicino è necessario superare la contraddizione tutta moderna fra il sentito e la cosalità.  Uscire nella migliore delle ipotesi dal positivismo e dall'esistenzialismo.  Affrontare la lacerazione fra essere un soggetto o essere un oggetto.  Lacerazione che si proietta sugli altri (in senso psicanalitico) assumendoli come oggetti o come soggetti.  Feticizzati in ambedue i casi.  È necessario avere almeno un'idea della psicanalisi, della psichiatria, della biologia, della fisica, della matematica, della filosofia, della logica, dell'economia, della storia.  Almeno.  E vivere, perché no? (da ndc 15.5.84).

 

[amore e individualità]

Leggo in PPC (Pornografia e società capitalistica di Romano Giachetti). "È l’amore che gli dà il senso della sua unicità in un rapporto irripetibile con altri esseri umani". Il libro di G. è piuttosto profondo. Edito nel 1971, la sua analisi rimane attuale. Semmai alcune prospettive si sono via via realizzate in questi trenta anni. La citazione che ho riportato coglie un aspetto assolutamente inedito dei rapporti umani nell’ultimo scorcio di tempo. Tempo dominato dal capitalismo, che vede crescere l’alienazione anno dopo anno. L’alienazione del mcp impedisce la fusione - superamento fra soggetto e oggetto. L’individuo si separa ogni giorno di più dalla società da cui viene assorbito sempre più profondamente. Più l’individuo diviene individuo sociale, più l’alienazione gli impedisce di riconoscersi nella socialità. Socialità che egli vive attraverso i ruoli costruiti dai rapporti di produzione e dal mercato.

Il ruolo si oppone all’individuo. L’estraniazione dell’individuo cresce. Lontano dall’individualità, l’individuo si rifugia nell'individualismo. Con l’individualismo tenta di creare la propria unicità che egli avverte ma che si perde nelle strutture dei rapporti di produzione. Ecco dice G. che l’amore gli dà il senso della propria unicità attraverso un rapporto irripetibile con gli altri esseri umani e anche per questo unico. Dato il mcp, nell’amore l’individuo cerca e avverte la possibile realizzazione dell’individualità che è fusione fra individuale e sociale, fra soggetto e oggetto. Nel rapporto d’amore per contorto che sia, questa fusione, ancorché allo stato embrionale, tende a formarsi. Il ruolo tende a essere posto fra parentesi. Insomma si tratta di un «cominciamento» di fusione con l’altro. Anche Marx aveva intuito che il rapporto uomo donna è quello che più di ogni altro prefigura quello che sarà il rapporto ottimale fra gli individui e fra gli individui e la società.

Si dirà che questa è la base dell’intuizione cristiana. E in parte è vero. Soltanto che declamata a livello generale e fattane un imperativo sociale, l’intuizione non regge, non ha retto, né reggerà. Una volta fusasi nelle strutture precapitaliste e capitaliste, l’intuizione si è immediatamente trasformata in un falso totale, una totale ipocrisia. Direttamente proporzionale alla pretesa di governare il mondo.

Il mondo non si governa con l’amore. L’amore essendo solo uno dei momenti del processo di liberazione umana. Liberato, l’uomo amerà di più e in maniera diversa. Totalmente e completamente diversa. Liberato, si libererà anche dell’esclusività del rapporto con l’altro dove lo hanno finora confinato i modi di produzione che si sono susseguiti (da fpg marzo 02).


[la donna e «l'altro da sé»]

Il candore è la caratteristica di queste donne. Candore al posto dell'impotente, ingenua, fottuta, ottusa, arroganza maschile. Non c'è candore nell'uomo. Quando c'è diventa immediatamente stupidità e imbecillità. È la sua posizione nel processo di produzione a giocarlo. In una certa misura egli è la vera vittima del modo di produzione. Paga l'opposizione fra ruolo e individuo (@RU) fino all'ultimo centesimo. La funzione femminile è più vicina al passaggio «per l'altro», anche quando questo passaggio è strettamente legato al sé. Lei vuole, deve essere per qualcun'altro per essere sé. Nove volte su dieci il per qualcuno diventa il di qualcuno. Ma anche in questo caso – che riflette a sua volta le forme assunte dal processo di produzione generale – è sempre più vicino all'altro da sé reale al posto dell'astratto socio - politico altro da sé maschile.

Ora quando si dice che la donna nel corso della sua evoluzione non deve mascolinizzarsi, più o meno confusamente s'intende questo. La donna nell'acquisire la propria autonomia dovrebbe essere capace di conservare questa capacità di essere per l'altro. Mentre l'uomo per evolversi deve imparare a essere per l'altro (da ndc 11.7.88).

 

[queste generazioni non sono]

Queste generazioni «esistono», non «sono». Come esistevano semplicemente le comunità umane al loro nascere.  L'esistenza umana era allora puramente naturale. Territorio, comunità, individuo erano fusi insieme.  Erano il «tutto» di una medesima realtà.  Il sociale non era ancora formato.

Una realtà in sé. L'in sé umano della realtà..

Ora i rapporti sono ovviamente diversi.  È il sociale che permea la totalità della vita.  Un sociale in sé astratto, separato dagli uomini che lo formano, un sociale in essere, un sociale ancora in sé. Lontano dal suo essere per sé.

È questa forse la vicenda alla quale assistiamo. Attori inconsapevoli, spettatori coscienti.

Il confronto con il branco (a cui si fa così spesso riferimento descrivendo le nuove generazioni) è probabilmente esatto (vedi §PSIC). Il branco, una comunità animale, naturale, istintiva, assolutamente inconsapevole. Non inconscia poiché l'inconscio presuppone una coscienza. E gli animali, anche i più evoluti, vicini all'uomo, non hanno nulla che possa chiamarsi coscienza. Tuttavia sono già in grado di costituire un embrione di socialità, già un embrione di comunità, il branco appunto.

Cos'è che lega il branco animale e la forma sociale assunta dalle nuove generazioni? Ambedue si presentano come un sociale in essere. Il nostro essere sociale, esiste, non è.  La consapevolezza dei milioni di soggetti che lo formano non ha raggiunto una qualche cognizione della propria realtà sociale. In astratto, sì. Attraverso le discipline che la studiano. Ma i risultati di queste indagini il più delle volte non raggiungono il livello della coscienza nemmeno presso coloro che le promuovono e le conducono. Accade, questo accade per via che il sociale non è ancora passato per il suo nulla. Nulla che prende la forma del «noi». «Noi» che non è altro che l'altro da noi.

Il noi si sviluppa attraverso i modi di produzione. Acquista vari significati nel corso del processo. Ma è una costante. Dal noi inespresso tribale, al noi nazionale del XIX secolo, al noi di nuovo inespresso dell'individualità.

È questo il sociale che abbiamo di fronte, da affrontare.  Un sociale fatto di ruoli camuffati da individui.

È possibile che si renda necessaria la generalizzazione del ruolo perché si prepari l'avvento dell'individualità.  Cioè che il ruolo prima fagociti l'individuo, poi si fonda con l'individuo. Una volta fusi, raggiunto lo stadio della fusione, ruolo e individuo sono superati, superati in un «nuovo». Nuovo nel quale il ruolo sia tornato alla funzione che gli è propria e l'individuo viva quella funzione come sua propria necessità, come sua vita reale. Con forza, con gioia, creativamente, liberamente.

Necessaria la generalizzazione del ruolo per la sua soppressione. Necessario che i rapporti di produzione si confondano gli uni con gli altri.  Assunti come ruoli generici, quale avvisaglia della loro soppressione e del loro passaggio all'individualità.

(5 maggio 2004) Oggi è l'astrazione del sociale a creare la crisi soggettiva delle identità. Non a caso l’identità si fissa in qualcosa di sociale, come i marchi dei capi di abbigliamento o l’appartenenza a una squadra di calcio, a volte a un partito, o in una presa di posizione razzista, eccetera (vedi N. Klein in @GLOB2). Un sociale astratto, separato dall'individuo, al quale l'individuo ricorre per rintracciarsi. E perdersi un questa operazione (da cronaca 1982 aprile 2).

 

parole chiave di ricerca

[individualità [tempo libero-tempo liberato  [libertà-necessità  [modo capitalistico di produzione [ruolo e individuo  [produzione della materia [gioia di vivere [eros e thanatos [equilibrio soffittato-equilibrio dinamico [soggettività-oggettività [soggetto-oggetto [amore [individualismo [distacco [essere-esistere [sociale [depressione [sentito [lavoro [benessere [individuo : «unicità»  [omeostasi

[Marx [Giachetti [Horkheimer

 

“Intorno al formarsi dell’individualità” [@INDIV3]

Torna su

Trova
codici
Menu