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SDL - scheda

(appunti rapidi sulla Scienza della logica)

 

[struttura del processo logico]

– Le categorie e i modi di essere del pensiero derivano dalla realtà o meglio dal processo della realtà alla quale si riferiscono.

– Ogni oggetto concreto possiede in sé rapporti interni celati al principio al sapere umano – nascosti dalla forma dell'oggetto (immediata rappresentazione dell'oggetto) e da porsi in luce solo attraverso lo sforzo (mediatore m.m) del conoscere (1°/230). (© →È qui che poggia la teoria del rispecchiamento di Lenin e l'intera metodologia di Marx ).

– La realtà del concetto riflette l'oggetto nella misura in cui ne coglie il processo (che deve individuare come movimento, movimento che è la sua storia).

– La forma delle categorie e dei modi di essere del pensiero è determinata dalla struttura di questo processo.

Sappiamo che per essere ciò che realmente è, ogni cosa deve divenire ciò che non è.

Il vero essere di ogni cosa è determinato dalla negazione che contiene in sé.

 

© → In H. la concezione storica è continuamente sopraffatta dalla concezione ontologica dell'idealismo assoluto.

La forma come momento stabilizzatore della contraddizione. ←|

 

[la SDL come ontologia]

– L'idea è reale.  Compito dell'uomo vivere questa realtà.

– La cognizione superiore all'azione.

– La conoscenza si avvicina alla realtà più di ogni altra pratica sociale, politica ed economica.

– L'idea reale è la totalità dei concetti sviluppata dalla sdl.

– Solo il puro pensiero può realizzare la libertà totale.

– La logica è l'eterna essenza.  In questo senso precede la creazione della natura, se addirittura non la crea.  Qui l'ontologismo sbocca nel religioso.  L'eterna essenza oggettiva è Dio (lo Spirito del mondo).

– La storia è il cammino dell'umanità verso il dominio concettuale e pratico della natura raggiunto con la Sdl.

– L'identità fra soggetto e oggetto si realizza in Hegel. ←|

 

[l'universale]

– L'universale, non una astrazione ma una realtà (l'individuo prima di essere tale è uomo.  (Marx sosteneva che la morte dell'individuo è il trionfo della specie).  Il concetto (la forma logica del concetto) riflette questa realtà.

– Il concetto di universale si è formato nel corso del processo storico e può essere considerato un fattore storico.

→ L'universale contiene in sé le caratteristiche potenziali della cosa.  Si realizza nel particolare, attraverso il particolare, attraverso la totalità dei particolari (individuo, uomo, umanità).

 L'individuo trova la sua verità quando la riconosce negli altri. Si realizza in una totalità di relazioni in conflitto.

– Attraverso il superamento di ogni singola forma (storica o individuale) che si opponga alle sue potenzialità, l'uomo raggiunge la coscienza della sua libertà.

 

[l'essere]

– Alla base della realtà si trova l'essere.  (La realtà è.  Le realtà di cui è fatta la realtà sono).

L'essere è un puro essere indeterminato.  È il predicato di ogni cosa.  Ogni cosa è, ma l'essere «non è» qualcosa.  La realtà dell'essere è nel suo nulla.  L'essere è essere e nulla.  Nell'attimo in cui è, qualcosa sta per giungere all'essere e qualcosa sta per abbandonarlo.

→ L'essere è «divenire». 

 

[il divenire]

Il divenire è unità di essere e di nulla che sono le sue determinazioni astratte. 

Come mutamento ha come sue determinazioni l'esserci, il qualcosa e l'altro.  Come infinito ha il finito e l'infinito essi stessi come divenenti (SDL1°/152).

 

[l'infinità]

Il continuo passare dell'essere da un finito all'altro determina il concetto di infinito.

Quando una cosa finita muore in un'altra essa ha mutato se stessa in quanto morire è il suo modo di attuare la sua potenzialità.

Il continuo morire della cosa è anche la continua negazione della sua finitezza. (Infinito come intrinseca dinamica del finito.  Come processo globale e totalità del finito.) (Finito come momenti particolari dell'infinito).

L'infinito è il massimo raggiunto dalla genericità del processo.

Dopo di che il processo ha un salto di qualità e passa dalla qualità alla quantità nel momento in cui la qualità raggiunta con l'infinito, l'esistenza per sé, diviene un uno. È la materializzazione del processo.  Con la materializzazione si passa alla qualità.

[la qualità]

– Una cosa esiste in quanto ha in sé una certa qualità.

– Ogni qualità esiste solo in relazione alle altre qualità. Queste relazioni dissolvono la cosa in una totalità di altre cose.
→ Esiste in una condizione di «alterità».

– La qualità dell'essere è di rimanere sé stesso attraverso il mutare delle qualità.  Questo rimanere se stesso attraverso il nascere e il perire delle sue qualità è la «totalità» dell'essere. 

– Il mutare, il trapassare da una condizione all'altra si realizza attraverso la «potenzialità» dell'essere.

L'esterno è posto per la cosa come un «suo» momento, come un momento del suo sviluppo.

→ Il processo dell'esistenza non è che la contraddizione fra condizioni e potenzialità.

 

[il limite]

– Esistere significa essere limitati [dal proprio movimento, dall'alterità, dalla potenzialità (che limita l'essere), dall'essere (che limita la potenzialità)]. Eccetera.

– La potenzialità è superamento del «limite» come condizione.  Ma nel momento in cui si realizza, si realizza nel proprio limite. Il limite è tale in quanto superabile.  Quando il limite non è superabile H. lo individua come «barriera».  Direi uno «sbarramento», "ciò che impedisce il passaggio".  Il limite, quindi, come frontiera, la barriera come sbarramento.

– La spinta a superare il limite, la necessità di superarlo prende la forma del «dover».

 

[l'essere per sé]

Nell'essere per sé, l'alterità diviene parte integrante del movimento dell'essere che → la supera nel momento in cui se ne appropria.
 Questa qualità è qualità della «coscienza».

– La coscienza come riflessione e superamento dell'essere e del pensare (come intelletto) (1°/255).

– Le cose non raggiungono mai un libero essere per sé, esse rimangono un essere per l'altro.  La loro unità è unità quantitativa.  Ma la quantità è a sua volta una qualità (quantità di freddo muta la qualità dei metalli. Dieci alberi non fanno un bosco, ma mille alberi sì).

– Per sé = essere determinato da per se stesso (1°/308).

 

[l'essenza]

– L' «essenza» è

1° – negazione di ogni essere.  2° – movimento dell'essere.  3° – capacità del rapporto con sé stesso per la propria autorealizzazione.  4° – il processo dell'essenza coincide con il processo della riflessione (della realtà stessa).

– L'esistere (SDL 2°/801) è una determinazione povera e limitata poiché/quando è priva della sua essenza.  Cosa è l'essenza? È l'esistenza più la coscienza di questa esistenza.  In altri termini si giunge all'essenza delle cose solo attraverso la coscienza.

H. pone il reale nella coscienza.  La realtà dell'essere è la coscienza dell'essere.  Qui il suo idealismo.

Invece (® → la concretezza dell'essere è l'essere + la sua coscienza.  È l'essere venuto alla sua stessa coscienza.  L'essere venuto alla sua stessa coscienza è l'uomo.  Una individualità più ricca di ogni altra realtà. L'individualità è questo → qualcosa che comprende nella sua unità tutto il resto.  È l'unione fra soggetto e oggetto.  L'uomo per sé.  Un individuo che è nello stesso tempo se stesso e il resto del mondo).

Ora H. coglie nel concetto dell'oggetto, l'oggettività del concetto.  Ma divide in un certo senso il concetto dall'oggetto, per il solo fatto che pone il «concreto» nel concetto.  Il che è vero solo se si tiene presente che l'unità fra concetto e oggetto è nel medio di concetto e oggetto.  E il medio fra concetto e oggetto è la «coscienza» dell'oggetto, cioè nella possibilità della coscienza di riflettere l'oggetto (che coglie nella sua essenza).  Cioè è la «natura pervenuta alla sua coscienza». È l'uomo.

E l'uomo, proprio perché unità di natura e coscienza, è a sua volta processo della natura venuta alla coscienza.  Con l'uomo il processo continua, prosegue, si sviluppa.  Si ripropone nella «totalità» del processo stesso. L'uomo, una volta venuto alla realtà dell'essere, ripropone il processo sviluppandolo.  Contiene in sé la natura inconsapevole.  La contiene come coscienza.  Come → coscienza inconsapevole.  Come coscienza immediata dell'essere.

Questa coscienza inconsapevole dell'essere non coglie l'essenza nella forma, ma è in grado di cogliere l'essenza della forma.  È coscienza immediata, «talento», non ancora «ragione».  Coscienza che è ancora frammista all'essere.  È l'esserci della coscienza, non ancora giunta alla propria coscienza.  Non contiene l'essere dentro di sé.  Non l'ha ancora superato in un nuovo essere che è essere + coscienza.  Non più coscienza dell'essere, ma essere della coscienza.  Non più concetto dell'oggetto, ma oggettività del concetto.  Coscienza divenuta oggetto.  Divenuta individualità.  Coscienza «materialmente esistente» come tale.  L'uomo per sé.  Unità di particolare, universale e individuale.  L'uomo per sé è l'umanità che ha coscienza di sé come tale.  La specie che è divenuta soggetto.  La natura che si è fatta soggetto.  Non in quanto soggetto in sé, quanto soggetto per sé, cioè l'uomo sviluppato.

L' «individualità».

 

[le leggi dell'essenza]

1° – «identità» attraverso i mutamenti.  2° – identità nella totalità delle negazioni continuamente superate (struttura della realtà).  3° – coglie il reale processo della realtà (la cosa diviene il suo opposto, lo nega e lo incorpora nel proprio essere).  4° – contraddittorietà di tutte le cose in sé.  5° – le leggi generali del pensiero quali leggi di opposizione (negazione delle forme della realtà.  Negazione del dato di fatto positivista).

– L'essenza (a) spinge a oltrepassare lo stato di esistenza per raggiungerne un'altro e (b) a superare la sua particolarità per porsi in rapporto con l'universalità delle altre cose (negazione della propria particolarità per raggiungere l'universalità della sua esistenza e negazione della sua universalità per rimanere nella propria particolarità).

Nel concetto di essenza c'è la potenzialità della cosa. La cosa si nega per liberare le sue potenzialità e raggiungerle.

– L'essenza può: → raggiungere la sua esistenza quando le potenzialità delle cose hanno raggiunto la loro maturità nelle condizioni della realtà e attraverso tali condizioni.

Questo processo porta all'«attualità».

 

[l'attualità]

– L'attualità come processo del conflitto fra realtà e possibilità.

– Il conflitto non si manifesta fra cose che esistono e cose che non esistono, ma fra cose che coesistono.  Il mondo del possibile altrettanto reale del mondo della realtà di fatto.

Il «possibile» è la realtà data, concepita come la condizione di un'altra realtà.

Il reale non è ancora attuale, ma è solo la possibilità dell'attuale.

– Ogni logica oggettiva si sviluppa come logica soggettiva.  Dove la soggettività è quella del processo.

Il processo (quel determinato processo) è necessario in quanto segue la legge intrinseca alla sua propria natura e rimane sé stesso in ogni condizione.

 

[necessità & libertà del processo]

La necessità del processo è la sua libertà.  Il processo non è determinato da forze esterne, ma si autosviluppa.  Tutte le condizioni sono comprese e poste dallo stesso reale che si sviluppa.

 

[conoscenza filosofica & conoscenza scientifica]

La conoscenza filosofica superiore alla conoscenza scientifica e all'esperienza in sé.  L'esperienza in sé è l'esperienza dei dati di fatto.  La ragione si pone contro la realtà per avvicinarsi con l'astrazione all'attualità.

 

[contro la scienza positiva]

1° – il concetto è la totalità del processo.  2° – ogni suo momento particolare è profondamente legato al tutto (il suo rapporto con ogni altro particolare momento della totalità è così completo).  Il mutamento di ogni particolare del tutto muta anche il tutto e viceversa.

Isolare e rendere stabili i particolari momenti è pertanto impossibile.

La matematica isola e stabilizza i particolari momenti (astrae dati comuni e non le contraddizioni e le diversità degli oggetti che esamina). 

(34/35/235) Il tentativo di esprimere la realtà in termini matematici distrugge inevitabilmente la vera natura della realtà.  La M dà una grande autorità al vuoto di contenuto.  Arma stupendamente eccezionale nella lotta di classe a favore della borghesia.

 

[la quantità]

– La «grandezza» (quantità) – In H (SDL/195) la qualità precede la quantità.  Ma il quanto è "la determinatezza indifferente tolta, è la restaurazione della qualità" (196).  Cioè, "il quanto in forma qualitativa è il rapporto quantitativo".  Il «rapporto» è allora la qualità della quantità, rapporto che una volta superato dialetticamente trova la sua "unità assoluta" nella → «misura».

– Le quantità che si trasformano sono quantità di qualità (1°/162).

– H. distingue il limite della qualità e il limite della quantità.  Il limite della qualità è il limite stesso della determinatezza.  Passa il limite e cambia qualità.  Il limite della grandezza è puramente quantitativo, non muta qualità.  Il limite di un settore o campo, può aumentare o diminuire, ma il settore, più o meno grande, rimane sempre un settore.  Non cambia cioè qualità.

– La quantità è l'unità (198 → segg) del momento della continuità e del momento della discrezione.

– I momenti del numero sono le volte e l'unità.

 

[L'essere è l'immediato – L'essenza è la riflessione – Il concetto è il senso SSME/218)].

 

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“Scienza della logica – scheda” [@SDLS]

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