materialismo&dialettica
Dialettica e ma.dial: autori > Hegel
Fenomenologia

(riflessioni)

 

[la coscienza 1°]

La coscienza è coscienza dell'universalità del sé e dell'universalità degli altri.  Dell'universalità tout court.  Senza universalità manca la consistenza e l'effettualità.  L'universalità è il mondo, la necessità del mondo, il sapere del mondo, l'operare del mondo nel quale il soggetto deve entrare negando in un primo momento se stesso, ma ritrovandosi nel mondo e ritrovando il mondo in sé.  Solo allora appropriatosi della necessità del mondo attraverso la coscienza del suo sapere e del suo operare sarà in grado di trasformarlo. 

È nella trasformazione che si attua il superamento del soggetto nell'oggetto, l'appropriazione dell'oggetto da parte del soggetto.  Ma il concetto della trasformazione racchiude in sé oltre quello di sapere, quello di lotta.  La lotta, quello di forza.  È attraverso la forza della lotta che il soggetto si universalizza, che acquista la propria coscienza (rivedere e aggiungere - cfr pag 169).

 

[la coscienza 2°]

Dalla Fenomenologia si ricava che

l'universalità del sé è la coscienza – 1° – dell'esistenza dell'umano come umanità, 2° – che l'umanità è a sua volta l'universalità in quanto punto massimo conosciuto dell'organizzazione nel processo della materia, 3° – che la sostanza del sé è in lui ma come sostanza dell'umanità nel suo complesso e dell'universo fisicamente organizzato, 4° – che l'altro da sé è il tuo sé, 5° – che il tuo sé è il sé dell'altro da sé, 6° – che il riconoscimento dell'umanità e del mondo come universalità può avvenire solo attraverso il sapere umano del mondo, 7° – che attraverso questo sapere e la produzione di una coscienza siffatta comincia la trasformazione del mondo per sé, 8° – che la trasformazione del mondo per sé è diversa dalla trasformazione del mondo in sé, 9° – che nella trasformazione del mondo in sé non c'è piena appropriazione del mondo (ma solo lo sfruttamento del mondo), 10° – che la piena appropriazione del mondo si verifica solo nella trasformazione del mondo per sé, 11° – che il per sé della trasformazione del mondo è già un per sé genericamente umano (del genere umano) non individuale, 12° – che questa è la strada della fusione fra soggetto e oggetto o se si vuole del superamento della contraddizione, 13° – che il sapere del mondo e la sua trasformazione per sé passa attraverso l'analisi dei modi di produzione, dei rapporti di produzione e di quella struttura complessa abbozzata nella Logica della materia vivente.

 

[il dovere]

(2°/168) Essere per l'altro è la sostanza in sé essente distinta da sé.  Il dovere per H. è momento essenziale del comportamento verso gli altri sotto la forma dell'universalità.  Elemento comune delle autocoscienze.  Del quale rappresenta la sostanza e nel quale l'operazione acquista «consistenza» e «effettualità». 

 

[dovere → dover essere → persuasione → lucidità]

H. coglie bene la trasformazione del concetto di dovere.  Si passa dal "dovuto agli dei", a dio, al dovuto morale (la legge interiore kantiana), al dovuto dettato dalla necessità come dovuto legato alla trasformazione e appropriazione del mondo.

Che attraverso il dovere venga il momento del «venir - riconosciuto» dagli altri può sembrare uno di quei salti logici che ci sono anche in H..  Invece ® l'operare è soltanto la trasposizione del suo contenuto singolo nell'elemento oggettivo, nel quale il contenuto medesimo è universale e riconosciuto.  E proprio ® l'essere riconosciuto  rende l'azione effettuale.  Perché?  Perché l'effettualità dell'esserci è collegata immediatamente con la persuasione e con il sapere.  Perché il sapere del

  proprio fine  è immediatamente l'elemento dell'esserci, è il riconoscimento universale. 

L'elemento nuovo è → la persuasione.  La persuasione come nesso del processo del sapere umano volto a un fine.  Fine raggiungibile attraverso l'azione effettuale che per essere raggiunto ha necessità di esserne persuaso.  La persuasione quale nesso del soggetto (ne è persuaso) e dell'oggetto.  Quale produttrice di →  forza per la trasformazione e appropriazione del mondo.  Più la persuasione si estende più diventa coscienza collettiva (cfr coscienza di classe).  Più diventa forza collettiva (forza della classe).  Può anche dirsi che la persuasione del soggetto trova una sua effettualità nella persuasione dell'altro da sé degli altri.  Il nesso, il rapporto effettuale fra il sé e l'altro da sé è riconfermato.

Rimesso sui piedi il materialismo di H. è completo.  Non a caso questo processo nella FENN sbocca nella produzione della →  lucidità  (pag. 169).

[sapere - potere - dominare]

(FENN. 2°/169) – L'espressione dell'individualità sarebbe l'in sé per sé.  Importanza della "certezza di se stesso".

Concetti di potere, sapere, dominare.  La potenza, la forza, nasce dal sapere che permette di dominare la realtà (170).

 

[la responsabilità]

L' agire coscienzioso che tradussi con il senso di responsabilità, è un elemento del sapere.  La responsabilità (o coscienziosità) nasce dal sapere in quanto nel sapere c'è l'elemento dell'universalità.  "… appartiene al sapere dell'agire coscienzioso abbracciare in guisa illimitata l'effettualità che gli sta davanti, e quindi  sapere e vagliare precisamente le circostanze del caso” (2°/170 – corsivo mm).

[moralità e sapere]

H. affronta il rapporto fra sapere relativo alle circostanze che si pongono e il sapere universale.  E conclude che il sapere relativo appartiene a una coscienza piena, cioè una coscienza raggiunta, fondata, sufficiente e completa (171). 

È immorale ciò che non è consapevole.  È morale ciò che è consapevole.  In altre parole è il contenuto di coscienza che rende l'azione morale (173).  L'universalità sta nella forma dell'azione (180).

[la coscienza infelice]

 (FENN 1°/182) Per H. la «coscienza infelice» (infelice perché ha fatto esperienza della contraddizione fra stoicismo e scetticismo) viene contrastata dal lavoro e dal godimento dei beni della terra e dall'uso dell'altro da te (appetito – lavoro – godimento - uso/sfruttamento (servo e signore).

® → Nella pratica storica lavoro e godimento si staccano l'uno dall'altro. Per via del rapporto servitù - signoria. Il servo lavora, il signore gode del lavoro del servo. Da un lato chi lavora, dall'altro chi gode del lavoro di chi lavora. Fino al punto che nel 1968 il rapporto lavoro – godimento si rompe dalla parte del godimento. Proclamando il primato del godimento da raggiungersi senza lavoro. Tutti padroni, nessun servo. Anticipando nell'immaginazione uno dei fini da raggiungere proprio attraverso la lotta e il lavoro. Compreso il lavoro della lotta.

 

[la paura come funzione]

(2°/129) La volontà universale diviene effettuale solo nella singolarità dell'individuo

(→  il capo della classe egemone). Ma qui si esclude.  La volontà universale è inesistente?  Si pone il rapporto fra l'universale, il singolo portatore della volontà universale e → gli altri singoli esclusi.  Costoro si adattano – sempre per la ricorrente paura che è poi paura della morte (morte fisica, morte sociale, morte professionale, eccetera).  La paura della morte è uno dei cardini della logica hegeliana.  "Lo spirito", dice H., "dovrebbe ripercorrere questo «ciclo della necessità» e sempre ripeterlo". 

In realtà il rapporto fra necessità e individuo è presente in ogni atto dell'individuo.

È il  rapporto fra coscienza e falsa coscienza che dà alla necessità contenuti diversi.  Quando la coscienza diviene falsa coscienza?  È il rapporto fra le due che va analizzato di volta in volta.  Poiché continuamente l'una travasa nell'altra.

 

[l’universale]

Penso comunque alla rilettura di Hegel con Mc e alla ds su cosa intenda H. per universale nella fenomenologia. Marcuse per spiegarlo riprende le interpretazioni di un esegeta di Hegel, J. Loewemberg, molto personale. Abbagnano, nella sua storia della filosofia, salta la logica del processo e se la cava con un «se si passa a», eccetera. Ora il concetto di universale in H. andrebbe approfondito, per amore di esegesi, non di analisi della realtà. Penso che per H. il vero universale della coscienza sia il linguaggio. Il concetto di astrazione, come lo intendo io, è ancora una cosa diversa. L'astrazione è nella realtà. Così quando riduciamo tutto a energia, sia essa energia fisica sia energia psichica o qualsiasi altra energia, noi individuiamo un nesso della realtà che non prende una forma se non quella del fenomeno che lo rivela. Poiché l'energia c'è ma riusciamo a coglierla solo nella sua determinatezza, e non sempre, poiché l'energia psichica non la cogliamo (a differenza di quella elettrica) nemmeno nella sua determinatezza. Eccetera.

 

[il linguaggio]

Intervento del linguaggio quale reale universale (© equivalente universale). Nel linguaggio il superamento soggetto - oggetto è in atto.  Il linguaggio è oggettivo poiché permette la comunicazione.  È soggettivo poiché la comunicazione si manifesta attraverso il singolo individuo che la fa (anche se parla a nome di altri).

Dice H. che questa "universale uguaglianza si disgrega nell'ineguaglianza del singolo essere per sé".  Nello stesso tempo "ogni coscienza è similmente riflessa dalla sua universalità senz'altro in se stessa".  Così "si fa avanti necessariamente l'opposizione della singolarità verso gli altri singoli e verso l'universale".  In altre parole ognuno ha l'universale in sé, ognuno è portatore dell'universale (visione del mondo). 

Questo universale è il "senso comune" della società particolare nella quale l'individuo è nato.  Senso comune che riflette l'universale visione del mondo del particolare gruppo sociale che la esprime, mediata dall'individuo che se ne fa portatore.

I conflitti/contraddizioni nascono 1° fra i diversi livelli nei quali s'inserisce la società particolare, questa e il sapere umano nel suo insieme (concetto di «massimo di coscienza possibile»). 2° fra questa particolare società e l'individuo. 3° fra l'individuo e l'universale sapere del genere umano. 4° fra l'individuo e i singoli individui/altri.

©  Anche in H. non tutti i concetti sono fondati.  Ogni tanto ne appare uno preso dalla cultura comune (cfr il "male" pag 186) e messo lì.

* La coscienza (195).

* La religione = "punto di vista della coscienza consapevole dell'essenza assoluta" (197)(201).

[l'arte]

(cfr il cap. "L'opera d'arte vivente" vol.2°,pag. 231 e segg.) L'arte deriva chiaramente dal sentimento religioso.

Il rapporto nell'epos fra dei, il popolo "nei suoi eroi" e l'aedo come un sillogismo (mondo degli dei = universale, il popolo particolare che media il singolo - la soggettività - cioè l'aedo).

[la rappresentazione] – (cfr 238).  Ogni rappresentazione della realtà, ogni concetto sono in realtà un sillogismo (cfr il linguaggio).

[una sintesi]

1° coscienza, 2° autocoscienza, 3° ragione, 4° spirito secondo Hegel (da “La filosofia dello spirito” - in Ragione e rivoluzione, p. 94 Marcuse).

Il mondo si sviluppa in una serie di integrazioni di opposti:

1.     integrazione di soggetto e oggetto. Prima forma di coscienza. Il soggetto da inessenziale diventa essenziale. Viceversa l'oggetto da essenziale diventa inessenziale e trova la propria essenza nel soggetto, che lo percepisce (per mezzo del linguaggio) come un universale.
Passaggio dalla certezza dei sensi alla percezione;

2.     integrazione di soggetto e soggetto. Siamo allo stadio dell’autocoscienza. L’individuo raggiunge l’autocoscienza attraverso l’altro che gli si oppone. Lotta per la vita. L’integrazione avviene per mezzo del lavoro che produce la reificazione dell’individuo. L’essere del lavoratore è un «essere per l’altro”. L’essenza, la verità, la realtà dell’individuo è nel sociale. Passaggio dalla percezione all’intelletto; (pag 287 - "la sua autocoscienza effettuale non è l'oggetto della sua coscienza".  L'autocoscienza effettuale è ancora l'in sé.  Perché passi al per sé deve avere coscienza di sé.)

3.     integrazione di più gruppi di individui, di famiglie, in una nazione. L’integrazione avviene attraverso la proprietà. La necessità di riconoscere la proprietà, la propria e quella degli altri, porta al diritto e alle istituzioni di una nazione. Primo apparire della ragione.

4.    Questo processo è il processo della storia. Lo spirito si sviluppa nella storia ma non si esaurisce in essa. Lo spirito assoluto si sviluppa nell’arte, nella metafisica, nella filosofia. Per questo la piena libertà può essere raggiunta solo nel pensiero.

 

 

parole chiave di ricerca

[individualità [dovere [paura come funzione [coscienza e falsa coscienza [universalità [necessità [sapere umano [in sé e per sé [soggetto-oggetto [persuasione [morale-immorale [lavoro [astrazione [linguaggio [sviluppo individuale:  i tre livelli [sociale [proprietà [intelletto e ragione [storia [libertà [arte [religione [sillogismo [essenziale-inessenziale

[Hegel [Marcuse

 

“Riflessioni sulla Fenomenologia”[@FENN]

Torna su

Trova
codici
Menu