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Dialettica e ma.dial: autori > Marx
Il Capitale (1)

(appunti)

                             (Marx)                                                                                      (fpg: interpretazione ma.dial)

 

& – Il valore di scambio si presenta come relativo e casuale – come rapporto quantitativo /CAP 1°/68/.

 

Nell'equazione fra due merci esiste qualcosa cui riferirsi.

Questo terzo è il lavoro umano  /69/.

 

Il valore di scambio → forma fenomenica (ff) del valore.

 

L'oggettività del valore delle merci è puramente sociale /79/.

Rapporto sociale fra merce e merce.

Lavoro umano astratto /70/ quella parte del lavoro che ogni lavoro umano ha in comune (dispendio di energia fisica, nervosa e intellettuale) che prescinde da ogni lavoro specifico.

 

& Il valore d'uso → Utilità della «cosa» –contenuto materiale della ricchezza qualunque sia la forma sociale di questa /68/.

Combinazione di due elementi: la materia naturale e il lavoro.

 

& La merce deve produrre valore d'uso per altri attraverso lo scambio /78/.

La merce è valore d'uso e valore /92/.

 

& La forza produttiva /72/ →

→ grado di abilità dell'operaio – grado di sviluppo e traduzione tecnologica della scienza – combinazione sociale del processo di produzione – grandezza e capacità operativa dei mezzi di produzione – situazioni naturali.

Quanto è maggiore la forza produttiva del lavoro, tanto meno è il tempo di lavoro richiesto per la produzione di un articolo, tanto minore la massa di lavoro in esso cristallizzato, tanto minore il suo valore.

§§ Forma fenomenica (ff).

In Marx la ff /69.70.91.96/ è la «cosa» nella sua forma concreta.

Il valore di scambio ff del valore.

Il lavoro umano concreto ff del suo opposto il lavoro umano astratto /91–96/.

 

Ogni fenomeno concreto si presenta in una forma. Forma percepibile dai sensi e/o dall’intellettodistinguibile dal suo contenuto – raggiungibile dalla ragione (attraverso l'analisi).

Fra forma e contenuto (o sostanza) si verifica un'opposizione – una contraddizione –.

È per questo che la forma si manifesta – appare – in modo capovolto rispetto al suo contenuto.

Così in sostanza le forme che noi cogliamo sono anche le forme assunte dalla contraddizione. Si può allora anche dire che ogni contraddizione si manifesta a sua volta in una forma.

È necessario partire da questa forma per risalire alle contraddizioni e individuare la sostanza del fenomeno.

Il fenomeno non coincide con la sua ff in quanto include in sé anche la sua sostanza.

Anche se non tutti i fenomeni sono fisicamente controllabili, hanno un corpo fisico e in qualche modo tendono a realizzarsi in qualcosa di fisico (il lingotto d'oro, per esempio).

La merce per esempio è un prodotto del lavoro umano che per essere merce deve racchiudere nel suo interno un valore d'uso utilizzabile attraverso lo scambio – quindi un valore di scambio.

Senza scambio lo stesso prodotto del lavoro umano non è una merce (cfr CAP 1°/73). La merce è così nel medesimo tempo un oggetto fisico che ha in sé una serie di determinazioni, le quali senza mutarne necessariamente la forma fisica ne mutano la forma fenomenica ►

 

► § Processo di astrazione /70/ → negazione di tutte le qualità sensibili – negazione di ogni altra proprietà – individuazione e riduzione a una proprietà comune, prescindendo da tutte le altre.

{® Qui si pone la base della legge dell’equivalenza generale}.

Nel nostro caso la concretezza del «lavoro umano astratto» consiste in quella parte che ogni lavoro ha in comune (dispendio di energia fisica, nervosa, intellettuale). [Cosi come il valore di scambio è qualcosa che astrae dal valore di uso /69/. L'astrazione non è dunque solo una operazione del pensiero – ma un fenomeno che si trova nella realtà].


& Forma semplice di valore.

Si abbandona il valore di uso e ci si occupa principalmente (esclusivamente) del valore.

Forme di valore. 1) forma relativa del valore. 2) forma equivalente del valore. In relazione fra loro ma anche unite e inseparabili.

Il valore può essere espresso solo nella forma fenomenica di un'altra merce (questo è il modo di manifestarsi della contraddizione che forma la merce) /80. 81/.

La forma relativa del valore di una merce

è il suo valore relativamente a un'altra merce.

La forma di equivalente del valore è la ff della espressione della forma relativa del valore della prima merce /80/.

Il valore di una merce viene dunque espresso nel valore di uso di un'altra merce /80/.

Tutto avviene nel rapporto di scambio /92/. per via della scambiabilità immediata del prodotto A con il prodotto B – della merce A con la merce B.

La forma del valore sorge dalla natura del valore di merce /93/.

La merce può misurare il suo valore non in un solo equivalente (che in quanto equivalente la sua forma di merce si esprime ora esclusivamente nella forma di valore. La merce cioè in quanto scambiabile nasconde in sé la sua forma valore che finisce con l'esprimersi come tale), ma in una serie infinita di equivalenti /94/ (e con questo la sua forma valore si compie).

Come valore compiuto la merce si presenta per la prima volta come coagulo di lavoro umano.  indifferenziato /95/. E sta ora in un rapporto sociale con l'intero mondo delle merci.

La merce o meglio il suo valore, proprio in quanto e perché valore, rimane fermo di fronte a tutti i suoi più diversi equivalenti – di fronte all'intera serie di equivalenti.

Non è dunque lo scambio a regolare la grandezza di valore – al contrario è la grandezza di valore a regolare lo scambio /96/.

 

§ Unità degli opposti e loro negazione.

A pag 80 fra forma relativa e forma equivalente.

[Marx fa parlare le cose e attribuisce loro dei pensieri /84/ a proposito della tela].

 

rispecchiamento – Il concetto appare a pag 85, in nota 18.

Grado a pag 76 (cfr).

 

§ Nella analisi della forma equivalente Marx utilizza le categorie dialettiche di «opposti, unità degli opposti, di rovesciamento degli opposti l'uno nell'altro» (prima, seconda, terza peculiarità).

Analizza i contenuti in rapporto alle forme (pura forma di gravità – ff di gravità).

Come all'interno di qualcosa si celi qualcos'altro e come tutto ciò (che si presenta come soprannaturale, enigmatico, misterioso) si svela man mano che l'analisi procede /90/. [Qui si cela un'analisi del feticismo, della religione, della fede, eccetera. È il «celato», il nascosto che prende le forme del soprannaturale e del misterioso].

 

§ Il pensiero dipende dall'essere.

L'essere storico è rappresentato dalle forze produttive. Il pensiero dipende dalle forze di produzione /92/.

L'esempio di Aristotele, Marx parla di «limite storico» della società in cui Aristotele viveva. Un limite invalicabile che non permise al filosofo di approfondire e portare avanti il suo pensiero.

– Concetto di pregiudizio popolare come qualcosa di positivo.

 

§ La merce. La merce è un prodotto che si è «trasmutato» in merce. Oltre al valore d'uso (che è la proprietà di un prodotto dell'uomo per l'uomo), la merce racchiude in sé il valore di scambio. Proprietà della merce è di essere un prodotto dell'uomo per l'uomo attraverso lo scambio /73 – interpolazione di E./.

Lo scambio con il suo apparire prima e con il suo sviluppo dopo, produce una serie di fenomeni nuovi che influiscono sulla ►

►produzione intesa come unità dialettica (che contiene in sé una opposizione o negazione) di forze produttive e rapporti di produzione. Questa dialettica caratterizza lo sviluppo della società.

Il fenomeno più semplice consiste nel manifestarsi di una nuova ff: la merce. Nella merce, come fenomeno semplice, sono racchiuse tutte le contraddizioni e gli sviluppi che porteranno al modo di produzione e alla società capitalistica. Notare che con lo svilupparsi del processo la merce rimane ferma come ff. Anzi si estende e guadagna a sé ogni tipo di prodotto, compresi i prodotti spirituali come l'onore, l'amore, i sentimenti, il divertimento, la gioia. Tutto viene ridotto a merce e può essere venduto o comprato e, in un certo senso, anche prodotto.

Così il processo generato dallo scambio supera la merce come forma fenomenica semplice, ma nel medesimo tempo la riproduce estendendola a tutti i campi della produzione umana compresa la produzione dei sentimenti e dei rapporti umani.

"La forma del valore delle merci deriva dalla natura di tale valore" /33 CAP Utet/. Di conseguenza "né cotesto valore né la sua grandezza dipendono dall'espressione che se ne fa come valore di scambio" /33 idem/. In altre parole la grandezza del valore non dipende dalla grandezza del valore di scambio, come tende a calcolare l'economia mercantilista (e anche l'attuale). Questo perché la merce conserva (anche se tolto, anche se negato) la sua qualità di prodotto (il suo valore di uso). Diventa merce per via dello scambio, ma a sua volta lo scambio è possibile solo per via del prodotto merce. Non a caso è la grandezza di valore della merce a regolare lo scambio e non il contrario /96/. Questa prevalenza del prodotto merce sullo scambio è data dal lavoro umano che è alla base sia del valore d'uso (combinazione di materia naturale e lavoro) sia del valore di scambio (che riesce ad esprimersi solo in un valore di uso).

 

Sulla grandezza del valore equivalente

Le variazioni del valore r. possono sorgere da cause del tutto opposte /86/.

 

Tre peculiarità del valore

equivalente:

1. Il valore d'uso diventa ff del suo contrario, il valore.

2. Il lavoro concreto diventa ff del suo opposto il lavoro astratto umano.

3. Il lavoro privato diventa lavoro in forma immediatamente sociale.

 

€€ – forma generale del valore – €€

Si passa (1) dalla grandezza del valore relativo alla (2) grandezza del valore dispiegata o totale (questa seconda grandezza è incompleta e insufficiente. Il valore non vi trova nessuna ff unitaria).

Emerge allora la (3) forma generale del valore /97/.

Dunque. 1) forma semplice e relativa del valore + 2) forma relativa del valore dispiegata o forma di valore totale + 3) forma generale del valore.

Il passaggio all'oro (quarta forma) è storico.

§§ Apparire e manifestarsi

Un fenomeno appare perché si manifesta (tener presente questa equivalenza in M.)

 

§§ forma semplice – totale – generale

Si tratta di una chiave interpretativa della realtà. I fenomeni complessi appaiono sempre in un primo tempo in forma semplice, si dispiegano ed evolvono in forme totali, per passare dalla totalità alla generalità. Raggiunta la generalità tendono a «incarnarsi» in forme materiali. Entrano in oggetti fisici che le rappresentano (cfr il lingotto d'oro).

La forma semplice è casuale /68/. Appare casualmente. Anche il suo dispiegamento è casuale /fpg/ anche se man mano che si dispiega la casualità «deperisce». La sua crescente «grandezza» non riguarda soltanto l'aspetto quantitativo del fenomeno – per esempio aumenta il numero degli scambi. Ma riguarda anche l'estensione del fenomeno. Il suo espandersi e il suo fissarsi. Al momento in cui si fissa la sua casualità è in questo processo. Il processo diventa «modo» (cfr modo di produzione).

Il suo sorgere si accompagna a nuove funzioni ►

 

►Funzioni che si creano nel corso dell'espansione e della crescita. Diventa sistema di rapporti. Nei modi di produzione spinge la produzione stessa che si sviluppa all'interno del «modo». Insomma più che «grandezza» è un fenomeno di misura (misura passaggio dell'unità assoluta di quantità e qualità). Questo punto essenziale per il materialismo dialettico va approfondito (cfr SDL/196).

Con l'aumento e il dispiegarsi della sua misura la forma semplice del valore si trasforma in forma totale del valore. Forma totale nella quale il lavoro è rappresentato nella sua totalità, non nella sua unità. Nella forma totale il lavoro è la somma di tutti i lavori particolari racchiusi nella serie infinita delle merci particolari.

La sua tendenza è di essere rappresentato. Trovare una forma fenomenica (ff) che lo rappresenti per quello che è concretamente in astratto → lavoro unico generale astratto.

Questa espressione viene trovata nella forma generale del valore, semplice e unitaria, semplice e comune, cioè generale /97/.

Riassumendo → forma di valore semplice, accidentale. Forma di valore dispiegato e totale, abituale. Forma generale di valore, fissata.

Solo la forma generale pone realmente le merci in rapporto reciproco come valori, ossia fa che esse si presentano reciprocamente l'una all'altra come valori di scambio.

Ora dalla forma accidentale, attraverso la forma abituale e alla forma fissata si passa alla quarta forma che è quella dell'equivalente generale.

 

§§ Il processo è questo → dal semplice al totale, dal totale al generale. Giunti alla forma generale questa tende a materializzarsi in una forma fisica che la rappresenti. Nel processo della formazione del valore, questa forma è l'oro. Quello che fa capire Marx è che i processi impalpabili della realtà trovano sempre un modo materiale, fisico di manifestarsi. Provenienti dalla fisicità producono, sboccano in una nuova fisicità. Questo concetto va fondato, ma lo giudico fondamentale per cogliere i processi, compresi i grandi processi fisici quali sono quelli astronomici.

 

Marx descrive il passaggio da una forma di valore nell'altra (dalla semplice alla generale attraverso la totale) plasticamente /98/. Chiarisce come ci si trovi di fronte a un processo che non è puramente quantitativo ed estensivo, ma ha, possiede quale sua qualità specifica «la socialità». È il fatto sociale, è l'azione sociale che fissa e insieme spinge verso il mutamento.

Il passaggio dalla prima forma alla seconda si concreta man mano che lo scambio da casuale diviene abitudine sociale, abitudine allo scambio. La terza forma emerge quando il nuovo valore di scambio si fissa. Quando cioè l'abitudine diventa istituzione. L'abitudine è già un fissarsi del fenomeno dello scambio, ma un'abitudine non è ancora la cristallizzazione, la fissazione che sopravviene solo nel momento in cui l'uso è accettato come necessario. È giudicato e riconosciuto necessario.

Nell'abitudine l'uso è ancora solo possibile. È ma potrebbe non essere. È un'abitudine. Una cosa che c'è, ma non c'è necessariamente. Non è necessaria. Potrebbe non esserci. Quando diventa necessaria si fissa in una legge. Prima come legge della necessità. Un grado di più dell'uso e del costume. Poi come legge codificata. In nome della necessità materiale, economica e sociale. Necessità insieme teorizzata, poi codificata. Qui sono abbozzati i passaggi fra forze di produzione e rapporti di produzione. Fra sviluppo delle forze produttive e organizzazione sociale. Fra organizzazione sociale e cultura, fra cultura e diritto, fra diritto e politica.

Ora quale è la legge interna del passaggio dalla casualità all'abitudine e dall'abitudine alla necessità? Qual è la legge interna di questi passaggi e salti di qualità? Marx dice che questa legge interna è la crescita della contraddizione racchiusa nella nuova forma valore. L'opposizione fra la f. relativa e la f. d'equivalente. Alla fine – man mano che la contraddizione aumenta e cresce – si giungerà a una nuova unità. A una nuova forma. Questa nuova unita è la «forma generale» del valore. La quale, tuttavia, per affermarsi negherà la merce scelta come equivalente a rappresentarla nel mondo delle merci. Le negherà la sua stessa funzione di merce. Alla fine l'oro nella sua funzione di equivalente generale avrà perso la sua funzione di merce. Quando è usato come merce non è equivalente generale e quando è equivalente generale non è merce. Con una serie di oggetti di oro posso comprare lingotti d'oro. E viceversa. Come con x quintali di caffè posso comprare lingotti d'oro e viceversa.

 

§ Il passaggio dalla f. semplice alla f. generale del valore si verifica attraverso la legge della neg–neg. Prima negazione: la f. totale nega la f. semplice. Seconda negazione: la f. generale nega la f. totale. La forma totale nega la forma semplice, contraddizione al massimo. Al massimo ma ancora aperta. La forma totale non si esprime in alcuna sintesi. Nella forma totale le merci che fungono da equivalente sono ancora molte. Non hanno selezionato una forma unica. Un equivalente generale. L'equivalente generale è il risultato della seconda negazione. La seconda negazione, quando il generale nega il totale. È questa seconda negazione che mette capo all'equivalente generale. L'equivalente generale si presenta come sintesi della forma semplice e della forma totale. È un superamento delle due in una nuova realtà. Come tale è un nuovo immediato. Come nuovo immediato si presenta come unità, unità stabilizzata. E come tale è di nuovo semplice.

Le nuove contraddizioni si riflettono nel processo al quale la sua stabilizzazione darà vita. Per negare la nuova forma generale, la nuova negazione (la negazione successiva) dovrà negare l'intero processo che la ha prodotta. Processo che si presenta come unità. Per esempio l'unità del capitale. Così dal totale (che qui si presenta anche come fissazione del fenomeno sotto la forma di abitudine) si è tornati al semplice. Semplice che si è formato dal passaggio da una serie illimitata di equivalenti a un solo equivalente che, come equivalente generale, è un semplice molto complesso. E conserva in sé tutte le contraddizioni del processo. Contraddizioni superate l'un l'altra nel corso di formazione del processo cui hanno dato vita, ma operanti all'interno della nuova unità. Unità, nuovo immediato che nel corso del processo tende a dare vita a nuove contraddizioni o a una nuova contraddizione altrettanto complessa quanto è complesso l'immediato da cui prende vita.

§§ Attenzione. A lato di questo processo, parallelamente, organicamente si forma un altro processo. Man mano che le negazioni si risolvono e ognuna negando l'altra dà vita a nuove unità complesse – si sviluppa un processo di simbolizzazione. La simbolizzazione è uno degli arcani della vita quotidiana vuoi degli individui vuoi delle società. Per Goux – come per tutti – il processo di simbolizzazione e di feticizzazione si presenta come qualcosa di falso, un falso che in qualche modo vada smascherato. Una mancanza nella struttura della coscienza umana, una stortura del suo rapporto con la natura e con la realtà. Un difetto nel meccanismo del rispecchiamento.

No, dice Marx. Non è così. È vero che la forma appare diversa dalla sostanza della cosa. Che la cosa al suo interno cela qualcosa che al suo esterno non è possibile vedere. È vero che esiste un processo di feticizzazione. È vero che i nessi si presentano rovesciati alla coscienza. Eccetera. Ma tutto ciò non per un difetto nella struttura della coscienza o del rispecchiamento. Al contrario. Appare così perché la realtà si presenta così. La coscienza rispecchia il modo di apparire della realtà rovesciata rispetto al contenuto per via della contraddizione che opera al suo interno. Riflette anche la contraddizione fra forma e contenuto, l'opposizione fra forma e contenuto.

Per questo «le categorie dell'economia borghese» sono insieme vere e false. Vere per quanto riguarda la forma presa dal mcp. False per quanto riguarda la sua sostanza.  Così «il feticismo» non è un fenomeno illusorio. Il feticismo – dice Marx /CAP/105/ – si appiccica ai prodotti del lavoro appena vengono prodotti come merci. Il feticismo è dunque inseparabile dalla produzione di merci. Per le stesse ragioni le relazioni sociali dei lavori privati appaiono /105/ → «rapporti di cose fra persone e rapporti sociali fra cose» e non come rapporti immediatamente sociali fra persone nei loro stessi lavori.

Dove è allora l'opposizione? Perché una cosa appare in maniera differente da come in sostanza realmente è? Tutto sta a intendersi sul concetto di «cosa realmente è». Se per ciò che «realmente è» si intende il contenuto della cosa, del fenomeno nella sua concretezza – allora l'opposizione è fra forma e contenuto. Il contenuto dell'eguaglianza dei lavori umani riceve la forma dell'eguale oggettività di valore dei prodotti del lavoro; la misura del dispendio di forza lavoro (mediante la sua durata temporale) riceve la forma della grandezza di valori dei prodotti del lavoro; infine i rapporti fra produttori (nei quali si attuano quelle determinazioni sociali dei loro lavori) riceve la forma di un rapporto sociale dei prodotti del lavoro /104/. La contraddizione dunque è reale e il riflesso nasconde solo uno dei termini della contraddizione poiché  è la forma stessa che la contraddizione assume a nasconderlo e a rovesciarlo.

È la realtà a essere complessa. È la realtà che si colloca a più livelli. Che si articola in forme e contenuti contraddittori. Dove le forme e i contenuti si rovesciano a volte l'uno nell'altro.

Il pensiero rispecchia tutto ciò. Ora un livello, ora un altro, ora un'articolazione, ora l'altra.  Hegel aveva dato a questo tipo di rispecchiamento, a questo tipo di intelligenza, un nome. Lo aveva chiamato intelletto. Perché meravigliarsi che il pensiero rispecchi ora la forma, ora il contenuto? O meglio. Perché non chiedersi se esiste un pensiero capace di riflettere solo le forme (intelletto) e un pensiero capace di riflettere i contenuti, i nessi (ragione)? Da un lato avremmo un rispecchiamento tipo specchio (è Marx a usare questo termine /CAP/104/ anche se non lo attribuisce direttamente al pensiero. Dall'altro avremmo un riflesso più attivo. Lo stesso Marx lo suggerisce quando /107/ parla di «riflessione» sulle forme della vita umana e, quindi, anche l'analisi scientifica di esse. Da un lato uno specchio che restituisce (riflesso puro e semplice) agli uomini l'immagine /104/ – rappresentazioni, immaginazioni, eccetera. Dall’altro un riflettere su qualcosa , un rispecchiamento, sì, ma ai raggi X. Un lavoro composto invece di un lavoro semplice, immediato (nel quale il pensiero non viene in soccorso ai sensi come nel guardare, nel percepire, eccetera), ma i sensi sono costitutivi del pensiero. Al contrario nell’analisi e nella individuazione dei nessi il pensiero – sempre con la partecipazione dei sensi divenuti ausiliari – rispecchia la complessità del reale e raggiunge il concreto. Tenendo ben fermo che la realtà rispecchiata è nel reale, è nel concreto, è nella realtà e non nel pensiero. Il quale ha solo questa possibilità di rispecchiamento e di appropriazione.

Non a caso il pensiero per riflettere il nesso deve calarsi nella realtà del processo. Nel concreto della pratica umana. Nel reale dei processi della natura. Il pensiero da solo non riflette che se stesso, cioè il nulla. Rovesciando Hegel fra pensiero e natura, il nulla è il pensiero che è tale solo perché riflette la natura (cfr Marx citato in GSCM/105).

 

Una volta che l'uomo ha svelato l'arcano questo non basta a dissolvere la dura realtà. La scoperta – dice Marx /107/ – elimina la parvenza (della determinazione puramente casuale delle grandezze di valore e del prodotto del lavoro) ma non elimina affatto la loro forma di cose. Così le categorie dell'economia borghese sono forme socialmente valide, quindi oggettive. Una conferma che l'uomo può svelare il processo, ma non può dissolvere – per il solo fatto di averlo scoperto, capito, compreso – la realtà (storica) che dà vita a quel processo.

Quel processo è indipendente dalla volontà degli uomini i quali cominciano a rifletterlo solo quando le contraddizioni e lo sviluppo del mondo reale li pongono in condizione di rifletterlo (Aristotele non poteva capire ...) A quel punto gli uomini possono cominciare a influire sulla realtà in maniera più determinata. Ma solo se sono in grado di interpretare correttamente le leggi che hanno cominciato a individuare.

Fino a un certo punto «fanno senza sapere» /106/, poi possono fare sapendo. È il segno che la realtà ha posto un problema che può essere risolto. Che può.

 

Ma interviene un terzo processo. La ragione, cioè la riflessione, prende una strada opposta allo svolgimento reale /107/ (Marx parla di riflessione sulle forme della vita umana – ma il processo che individua vale per ogni forma di riflessione). Individuiamo il «qualcosa» solo a un certo punto del suo processo. Questo ha conseguenze sulla riflessione e nell’individuazione della realtà. Altra forma di occultamento oggettivo di cui tener conto. Poi c'è il grado di sviluppo delle forme di produzione del lavoro – essenziale anche perché è attraverso il lavoro che l'uomo ha rapporti reali con la natura e con se stesso. Per cui è fondamentale appartenere a un'epoca (formazione sociale) nella quale il processo di produzione padroneggia gli uomini e l'uomo non padroneggia ancora il processo produttivo /113/.

 

§ Feticismo /105/ – I prodotti del cervello paiono figure indipendenti – che stanno in rapporto fra loro e in rapporto con gli uomini. È feticista ogni forma che paia dotata di vita propria – capace di produrre effetti e di innescare fenomeni come se fosse reale e concreta.

 

§ Quantità – qualità /112/ – "La distinzione puramente quantitativa dei valori presuppone la loro unità qualitativa – ossia eguaglianza e quindi la loro riduzione a lavoro astratto puramente umano".

 

€€ Il processo di scambio €€

Rapporto fra merci e uomini. Gli uomini acquistano la «figura» di possessori di merci /117/.

Proprietà delle merci all'interno dello scambio

1. 1. Valori non di uso per i loro possessori e valore di uso per i loro non possessori.

2. 2. Debbono realizzarsi come valore prima di realizzarsi come valori di uso.

3. 3. Debbono dar prova di sé come valori di uso prima di realizzarsi come valore (in loro il lavoro umano conta solo se utile per gli altri. Ma solo lo scambio - il mercato - può dimostrare se esso sia utile agli altri /118/).

È l'azione sociale che fa di una merce l'equivalente generale delle altre merci. E l'essere equivalente generale diventa una funzione sociale specifica della merce esclusa (esclusa perché funge da equivalente generale).

È così che essa diventa denaro /119/. È l'opposizione fra valore e valore di uso della merce che porta alla esclusione di una merce e alla sua metamorfosi in denaro. Con questa esclusione (negazione) la contraddizione opera fino a raddoppiare la merce in merce e denaro.

Que    Questo processo di trasformazione va di pari passo con il processo di trasformazione del lavoro in merce.

Il valore di uso della merce denaro si raddoppia (l’oro è nello stesso tempo merce ed è denaro. Il denaro preso in sé possiede un valore d’uso come denaro) /122/.

 

& Lo scambio delle merci comincia dove finiscono le comunità /120/.

Una volta che le cose, i prodotti sono divenuti merce per le comunità estranee essi divengono merce anche all'interno della propria comunità "per reazione" /120/.

In un primo momento lo scambio è casuale. Poi si produce per lo scambio.

Qui il valore di uso si separa dal valore di scambio.

Lo scambio ("il rapporto quantitativo") diventa dipendente dalla produzione. L’abitudine le fissa come grandezze di valore.

 

Lavoro = funzione dell'organismo umano /103/.

Concetto dello specchio /104/.

Linguaggio e valore /106/.

 

Il metodo dell'analisi dialettica.

L'analisi tradizionale è soprattutto una sistematizzazione.

1. 1. Si considera la realtà come una totalità nella quale operano leggi uguali per tutti i livelli e la si organizza in base a questa concezione (idealismo oggettivo).

2.2.  Nell'organizzarla si usano le strutture logiche del pensiero così come le troviamo in noi, senza chiedersi da dove provengano e senza preoccuparsi di ricavarle dalla realtà stessa.

 

C  Cosa fa invece Marx?

 

1. 1. Ricava le categorie logiche dalla realtà concreta.

2. 2. Le coordina così come sono coordinate nella realtà. In un ordine logico che gli viene direttamente suggerito dal concreto.

3. 3.Tiene conto che la realtà è organizzata in livelli – che ogni livello ha una sua struttura che non coincide necessariamente con la struttura degli altri livelli – che la struttura di ogni livello può essere diversa e in opposizione parziale o totale con il livello dal quale deriva e con i livelli nella loro totalità.

4. 4. Tiene conto che all'interno di ogni livello si stabiliscono leggi, relazioni, rapporti, reazioni, eccetera, autonome (proprie del livello in seno al quale si formano).

    L'autonomia di queste leggi riguarda anche i rapporti dei livelli fra di loro e i rapporti dei livelli nella loro totalità.

5. 5. Leggi e rapporti sono ancora diversi se il concreto è analizzato e colto nella sua astrazione o nella sua realtà fenomenica.

6. 6. All'interno di ogni categoria, di ogni livello, di ogni rapporto (semplice, totale o generale) agiscono le leggi della dialettica materialista → la contraddizione, la negazione, il rapporto quantità–qualità, il rapporto assoluto–relativo, il rapporto astratto–reale, l'identità degli opposti, la negazione della negazione. Leggi che rappresentano il motore interno di ogni processo  relativo, totale o generale che sia.►

► La caratteristica del metodo va ricavata dal fatto che per analizzare la realtà dialetticamente a) è necessario conoscerla; b) è necessario averla capita; c) è necessario conoscere le leggi della dialettica materialista la cui validità è storicamente data e stabilita specificamente. Ogni realtà vi si poggia in modo che è determinato storicamente in uno specifico irripetibile (cfr EDS/41–42).

 

Nell'analisi della merce Marx tratta le merci come una realtà nuova (un nuovo immediato). L'opposizione valore - valore di uso continua a operare anche al nuovo livello – in un ordine, in una struttura, in una logica già diverse da quelle che operavano nel livello presupposto (prodotto di uso) /118/.

 

(► continua in @CAP2)

 

 

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“Appunti sul Capitale di Marx (1)” [@CAP1]

 

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