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Materialismo ed empiriocriticismo (1)

(appunti di mcs)

 

Note critiche su una filosofia reazionaria

in Opere Scelte vol. III  (1908)

 

[PREFAZIONE]

Obiettivo: “cercare come si sono smarriti coloro che presentano in veste di marxismo qualche cosa di incredibilmente confuso, intricato, reazionario” /8/.

 

[INTRODUZIONE]

Confutazione del materialismo (di Plechanov) da parte dei revisionisti / machisti (Bogdanov, …), fingendo di non confutare Engels, Feuerbach /11/.

«Machismo» = «empiriocriticismo». Mach, il più popolare empiriocriticista.

 

LA CRITICA: critica dei machisti ai materialisti che ammettono qualcosa di inconoscibile - «la cosa in sé» - al di fuori dell’esperienza (materialisti tacciati di misticismo).

Asserendo che la materia agendo sui nostri organi produce sensazioni, i materialisti prendono come base “l’ignoto”, il nulla /11/.

I materialisti affermando l’esistenza delle “cose in sé”, oltre i fenomeni, e parlando di un certo «riflesso» delle cose esistenti nella coscienza umana, duplicano il mondo.

Plechanov cade nel kantismo.

Ma, afferma Lenin, i machisti nella loro critica mostrano una profonda ignoranza, perché quello che oggi affermano la «moderna filosofia», «il moderno positivismo» o le «moderne scienze naturali» è stato già detto da Berkeley.

“I «moderni» machisti non hanno portato contro i materialisti  nessun argomento – letteralmente nessuno – che non si trovi anche nelle opere del vescovo Berkeley” /24/.

 

XVIIIs. - Berkeley

Berkeley (1710) /12/ - Idealismo soggettivo - Le cose (mela, albero ecc.) sono collezioni di idee, qualità o sensazioni, non idee astratte. Ma le idee non possono esistere fuori dell’intelletto che percepisce gli oggetti. Polemica contro i materialisti (che egli non nomina): come parlare dell’esistenza assoluta delle cose al di là della percezione, della conoscenza umana? La realtà e l’esistenza di una cosa consistono nel percepire e nell’essere percepita. “Esse is percipi “. Le cose sono “combinazioni di sensazioni”. Critica ai materialisti: separare la sensazione dall’oggetto è un’astrazione.

La doppia esistenza degli oggetti sensibili – una intelligibile nella mente, l’altra reale fuori della mente – portano all’ateismo /15/.

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materialismo: esistenza degli «oggetti in sé» fuori dell’intelletto; le idee e le sensazioni sono copie o riflessi di questi oggetti

idealismo: gli oggetti non esistono «fuori dell’intelletto», gli oggetti sono «combinazioni di sensazioni»

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1.     Come possono dunque i machisti affermare che l’ammissione della «cosa in sé» è una contaminazione del kantismo quando questo veniva affermato da Berkeley 14 anni prima della nascita di Kant? /14/

2.     Come possono, ancora, affermare che «il moderno positivismo» (Mach ecc) è riuscito a eliminare concetti metafisici come quello di «sostanza», quando già nel 1710 Berkeley aveva definitivamente smascherato questo concetto? /15/

(Berkeley) Il «realismo naturale» di B. secondo Fraser, filosofo inglese seguace di B. /17/. B. non nega l’esistenza delle cose reali. Nega la dottrina dei filosofi, la teoria della conoscenza, la teoria materialistica della conoscenza che mette alla base di tutti i suoi ragionamenti il riconoscimento del mondo esterno e il riflesso di questo mondo nella coscienza degli uomini. Né nega le scienze naturali che sono fondate su questa teoria.

La connessione delle idee non è una connessione di causa – effetto, ma un’indicazione che si esprime attraverso un simbolo.

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materialismo: spiega le cose per mezzo di «cause» corporee

idealismo: riduce la «nozione di causalità» alla nozione di «contrassegno o segno» da servire alla «nostra informazione» (per tramite di Dio) /18/

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(Berkeley) = fittizio: se l’idea è evocata dal singolo a suo talento (non se sono più persone); reale: se è il risultato di sensazioni /19/.

Deduzione delle «idee » dall’azione della divinità sull’intelletto umano (non singolo ma collettivo). Individualismo soggettivo di B. si avvicina all’ idealismo obiettivo /19/. Ma precisa B. mentre l’Ente dei materialisti è Materia, l’Ente secondo B. è Spirito.

Fraser commenta: 1. materialisti (fenomeni sostanza materiale); 2. Berkeley (fenomeni ← volontà razionale); 3. Hume e positivisti (fenomeni origine sconosciuta).

ANCHE

Engels (Ludwig Feuerbach): filosofi divisi in 2 campi: 1. materialisti: la natura ha la priorità sullo spirito; 2. idealisti: lo spirito ha la priorità sulla natura

Tra i due: 3. agnostici (Hume) e neokantiani (varietà degli agnostici): negata la possibilità di conoscere il mondo /20/.

 

XVIIIs. – principali filosofi che seguirono una via diversa da quella di Berkeley

Hume (agnostico - Ricerca sull’intelletto umano) /20/. L’universo esterno esiste al di là della nostra percezione. Con la nostra percezione noi trasmettiamo al nostro intelletto immagini del mondo esterno. Ma quale sia il rapporto tra il mondo esterno e le nostre percezioni e immagini non è dato sapere.

H. chiama scetticismo il rifiuto di ricondurre le percezioni o al mondo esterno (materialisti) o alla divinità (idealisti) /21/

Interpretazione di Hume da parte di Huxley /22/: H. non va oltre le sensazioni = sensazioni semplici o sensazione complesse.

Diderot (materialista - enciclopedista): “Si chiamano idealisti i filosofi che, avendo coscienza soltanto della loro esistenza e dell’esistenza delle sensazioni che si succedono in loro, non ammettono nient’altro” /22/. D. nota la somiglianza tra l’idealista Berkeley e il sensista Condillac.

Conversazione con D’Alembert /23/:il paragone con il clavicembalo; la dimostrazione dell’uovo → “la sensibilità è una proprietà generale della materia”, “vi è una sola sostanza nell’universo, nell’uomo, nell’animale” /24/ (1769)

 

[LA TEORIA DELLA CONOSCENZA NELL’EMPIRIOCRITICISMO E NEL MATERIALISMO DIALETTICO. I] /26/

le sensazioni e i complessi di sensazioni

“Il compito della scienza – scriveva Mach nel 1872 – può essere soltanto il seguente: 1) Ricercare le leggi del nesso esistente tra le rappresentazioni (psicologia). 2) Scoprire le leggi del nesso esistente tra le sensazioni (fisica). 3) Spiegare le leggi del nesso esistente tra le sensazioni e le rappresentazioni (psicofisica)”.

E ancora: “ Non le cose (i corpi), ma i colori, i suoni…(ciò che noi chiamiamo ordinariamente sensazioni) sono i veri elementi dell’universo”.

Le cose o i corpi sono dunque per Mach complessi di sensazioni (idealismo), contro la teoria che al contrario ritiene che le sensazioni sono «simboli» delle cose (immagini o riflessi delle cose) (materialismo filosofico).

Engels, uno dei fondatori della «filosofia marxista» parla appunto in questi termini (critica di E. a Dühring  per ogni minima deviazione dal materialismo verso l’idealismo / Anti-Dühring ), delle cose e dei loro riflessi nel cervello umano.

 

Machismo: idealismo soggettivo, rimasticatura della dottrina di Berkeley, solipsismo /28/. La materia, come per B., diventa simbolo. E Mach (Analisi delle sensazioni) non riconoscendo che il «contenuto sensibile» è la realtà oggettiva, esistente indipendentemente da noi, finisce per cadere nell’Io «puramente astratto». Per cui il mondo consiste solo delle nostre sensazioni e noi finiamo per conoscere solo le nostre sensazioni.  E la stessa ipotesi di quei nuclei (del corpo a punta, 28), da cui risulterebbero le sensazioni, diventa superflua, degna di un realismo ambiguo (Mach 29).

Confusione e “ambiguità” in Mach, secondo Lenin. Inutilmente M. sostituisce il «nostre» alle «mie» sensazioni di Berkeley. Perché di fatto se «oziosi» e inutili sono i nuclei, altrettanto lo sono le altre persone /29/.

Critica serrata di Lenin al ragionamento di Mach secondo cui i corpi non sono altro che un «complesso di sensazioni». Obietta Lenin: ma anche il cervello, che è un corpo, è di conseguenza un complesso di sensazioni. Dunque tramite un complesso di sensazioni sento dei complessi di sensazioni? /30/ eccetera eccetera. E ancora: dunque per Mach le sensazioni sono il dato primordiale benché siano connesse soltanto a determinati processi nella materia organica! Eppure anche secondo Mach la fisica corrente ritiene che la materia è il «reale» dato «immediatamente».

Ma da dove sorgono le sensazioni?

 

Materialismo: in accordo con le scienze naturali (Haeckel, Morgan), considera come dato primordiale la materia e come dato secondario la coscienza, il pensiero, la sensazione, poiché la sensibilità è connessa unicamente alle forme superiori della materia (m. organica), mentre nelle «fondamenta dell’edificio stesso della materia» si può solo supporre l’esistenza di una facoltà simile alla sensibilità /31/.

Se per Mach «non c’è nessuna difficoltà a costruire qualsiasi evento fisico, partendo dalle sensazioni» (mostrando chiaramente che Il nuovo positivismo altro non è che puro idealismo), per il materialismo (Engels d’accordo con Diderot, e non con i materialisti volgari) la sensazione è una proprietà della materia in movimento.

Avenarius (empiriocriticista). Critica di Lenin all’idealismo di Avenarius (ammesso da Avenarius nelle sue prime opere): “ la sensazione esiste senza la «sostanza», cioè il pensiero esiste senza il cervello!” /34/.

Bogdanov (ex materialista, divenuto poi machista) ancora nel 1905 aderiva alla:

teoria scientifica (e materialista) secondo cui la

sensazione è il legame diretto della coscienza col mondo esterno

è la trasformazione dell’energia dello stimolo esterno in un fatto della coscienza

 

mentre per la

filosofia idealistica (empiriocriticismo)

la sensazione è una barriera, un muro che separa la coscienza dal mondo esterno. Non dunque l’immagine di un fenomeno esterno corrispondente alla sensazione, Ma

«l’unica realtà esistente».

(Altri empiriocriticisti: l’inglese Pearson, i francesi Poincaré - le cose sono «gruppi di sensazioni» - e Duhem).

 

«la scoperta degli elementi del mondo» /37/

Titolo dell’opera di Adler su Mach, in cui l’autore si domanda: ha Mach realmente «scoperto gli elementi del mondo?».

Scrive Lenin: inutilmente Mach e Avenarius introducono il termine “elementi” (con cui fanno coincidere le “sensazioni”) per allontanarsi dal loro idealismo. Perché se l’elemento è una sensazione restiamo nell’idealismo, se non lo è, è solo una paroletta «nuova»  che non ha il minimo significato /40/. Né la situazione cambia se parliamo di elementi materiali e elementi mentali come fa la dottrina del «positivismo moderno» /41/

 

Secondo la teoria scientifica (e materialista / Marx / Engels):

“La materia, agendo sui nostri organi sensori, produce la sensazione. La sensazione dipende dal cervello, dai nervi, dalla retina ecc., cioè dalla materia organizzata in un modo determinato. L’esistenza della materia non dipende dalle sensazioni. La materia è primordiale. La sensazione, il pensiero, la coscienza sono il prodotto più elevato della materia organizzata in un determinato modo” /39/.

 

Critica di Lenin a Bogdanov che afferma (Empiriomonismo 1906) di aver preso da Mach una sola cosa, la sua dottrina degli elementi (“gli elementi dell’esperienza psichica sono identici agli elementi dell’esperienza fisica”), cioè tutto. Né può lamentarsi di venire confuso con i machisti, dimostrando chiaramente di non aver capito le differenze tra il materialismo e ciò che è comune a lui e a tutti i machisti. Dimostrando anche di aver abbandonato il materialismo e di essere caduto in “aberrazioni idealistiche” /42/. Anzi, lungi dalla filosofia positivista, nel vecchio berkeleysmo.

In realtà l’empiriocriticismo è in un primo momento idealista (Prolegomeni di Avenarius - 1876), per poi orientarsi verso il realismo o meglio materialismo, per usare la terminologia di Engels. Così Wundt considera certi aspetti dell’empiriocriticismo come materialismo e certi altri come idealismo. E travisa il suo pensiero il russo machista Juskevic quando riferendosi all’idealista Wundt ne riporta solo l’accusa di materialismo lanciata contro Avenarius.

Wundt nella sua opera analizza la scuola immanentista e l’ empiriocriticismo. Un accostamento dovuto al fatto che W., idealista, mostra come molti postulati dell’empiriocriticismo siano identici a quelli della filosofia immanentista (idealismo, soggettivismo, fideismo). Per il resto, secondo W., l’empiriocriticismo è un «miscuglio variopinto» che prende a prestito altri postulati dal materialismo. /46/

 46 – “molti idealisti e tutti gli agnostici (kantiani e humiani compresi) considerano i materialisti come metafisici, perché riconoscere l’esistenza del mondo esterno indipendentemente dalla coscienza dell’uomo è, secondo loro, un oltrepassare i limiti dell’esperienza”.

[fpg: metafisica = ricerca dei principi primi della realtà cui si arriva con l’intelligenza, senza un riscontro. Per questo, dice fpg, tutta la realtà gnoseologica va rimandata agli scienziati. La storia dell’umanità prova che l’uomo riesce a raggiungere il reale].

43/46 – Avenarius: serie «indipendente» (dalla sensazione umana) e serie «dipendente» dall’esperienza. La prima, presa a prestito dal materialismo, distrugge secondo Lenin tutti i postulati dell’empiriocriticismo. Esempio di «misero minestrone eclettico» (Engels) di idealismo e materialismo

47 – La teoria propria di Mach è l’idealismo soggettivo, ma quando, come fisico, occorre un momento di obiettività, M. dimentica la sua teoria e introduce postulati della teoria contraria: il materialismo, o meglio il «realismo ingenuo» (materialismo preso a prestito in modo istintivo e che riconosce l’esistenza delle cose, dell’ambiente indipendentemente dalla nostra sensazione, dal nostro Io).

48 – Accuse di materialismo a Avenarius da parte degli idealisti ufficiali: Wundt. Accuse a cui i discepoli di A. (Petzoldt) rispondono oscillando tra materialismo e idealismo.

 

avenarius, il suo fittizio «realismo» e la pretesa di superare materialismo e idealismo

49/50 – dottrina sulla coordinazione fondamentale di Avenarius. Cioè: “coordinazione (rapporto reciproco) indissolubile del nostro Io e dell’ambiente”. L’io in quanto termine centrale della coordinazione, l’ambiente in quanto contro-termine.  Non si può avere mai l’uno senza l’altro.

Avenarius crede di riconoscere con questa dottrina tutto il valore di ciò che si chiama «realismo ingenuo». Lo stesso Mach si presenta come difensore del realismo ingenuo e i machisti russi gli hanno creduto. Mentre in realtà M. e A. non fanno altro che pretendere di mettersi al di sopra del materialismo e dell’idealismo alla guisa di Fichte e cadono come lui nell’idealismo soggettivo./51/  Anche Fichte s’immaginava di aver legato indissolubilmente l’«Io» e l’«ambiente» e di aver risolto la questione ricordando che l’uomo non può uscire fuori di se stesso. Perciò affermando di fatto come Berkeley: Io non percepisco che le mie sensazioni e non ho diritto di presupporre «oggetti in sé» al di fuori della mia sensazione.

Stessa linea filosofica di idealismo soggettivo (al di là delle forme che sono diverse) in: Berkeley, Fichte, Avenarius.

51 – Il richiamo di M. e A. al realismo ingenuo è perciò un puro sofisma.  È il materialismo che mette consapevolmente alla base della sua teoria della conoscenza la convinzione «ingenua» dell’umanità.

52 – Lo stesso Wundt, che pure non è un materialista, arriva alla stessa conclusione di Lenin: la coordinazione fondamentale è idealismo soggettivo. Gli empiriocriticisti, come gli immanentisti, prendono per punto di partenza il nesso indissolubile tra soggetto e oggetto. Esattamente quello che le scienze naturali non fanno e non devono fare, astraendo completamente da ogni osservatore.

Alla stessa conclusione arriva Smith che dimostra essere un mito il superamento del materialismo e dell’idealismo per mezzo della paroletta «esperienza». Così Schuppe, immanentista e ammiratore di Avenarius, di fatto smaschera il “mistificatore Avenarius” /54/. Così pure il machista Ewald.

//54 – Idealismo assoluto di Hegel (e non idealismo soggettivo) perché la terra, natura, universo secondo H. esistono anche senza l’uomo e la natura è considerata solo come l’«essere altro» dell’idea assoluta.//

DUNQUE

55 - Empiriocriticismo: teoria della conoscenza fondata sul postulato del legame indissolubile dell’oggetto con le sensazioni dell’uomo:

1.     corpi = complessi di sensazioni

2.     «elementi del mondo» identici nello psichico e nel fisico

3.     coordinazione di Avenarius

Empiriocriticismo = idealismo soggettivo.

 

esisteva la natura prima dell’uomo?

A) La risposta dell’empiriocriticismo

1)  56 – Avenarius cerca di eliminare la contraddizione con il materialismo istintivo delle scienze naturali (= la materia è primordiale [originale o iniziale]  rispetto all’uomo e alle sue sensazioni), affermando che la coordinazione è indissolubile, che l’uomo è il termine centrale di questa coordinazione, lo è anche prima di esistere. Lo è in quanto termine centrale «potenziale». Per cui questo termine centrale non è mai uguale a zero.

57 – Questa dottrina porta, secondo Lenin, direttamente al fideismo (anche se ciò non è stato fatto da Avenarius - 1894). Perché se il termine centrale può riferirsi a un ambiente futuro, perché non ad un ambiente passato, cioè dopo la morte dell’uomo. Non a caso basandosi appunto su questa teoria Schubert-Soldern (immanentista) trae conclusioni teologiche apprezzate nel 1906 da Mach.

58 – E di fronte al fatto che la terra esisteva quando l’uomo non esisteva ancora, Avenarius afferma che dal momento che è l’uomo a immaginare questo passato, l’oggetto non può esistere indipendentemente dalla nostra coscienza. Dunque “Noi vi aggiungiamo sempre mentalmente noi stessi come intelletto che cerca di conoscere l’oggetto». Tutto ciò significa ridurre l’idealismo soggettivo (di Fichte) a oscurantismo filosofico.

2) 59 – Petzold, allievo di Avenarius, cerca di uscire dalla contraddizione con la determinazione univoca, con la legge della causalità, con gli apriori kantiani, entrando in una totale confusione e negando la teoria empiriocriticista stessa.

3) 61 – Willy, altro allievo di Avenarius, in un primo momento risolve il problema del mondo esistente prima della comparsa dell’uomo prendendo il verme come termine centrale, poi in un secondo momento oscillando tra il materialismo e il solipsismo.

 

B) La risposta dei machisti russi

1) 62 - Bazarov e il suo modo di imbrogliare le carte parlando del materialista Plechanov, e attribuendo al materialismo la negazione dell’esistenza delle cose che si trovano al di fuori della loro azione sugli organi dei sensi. Bazarov legga piuttosto Feuerbach se non ha capito il pensiero materialista!  ®

//Feuerbach /64/: le scienze naturali ci portano a un punto in cui non esistevano le condizioni dell’esistenza umana. Obiettano gli idealisti: sì ma questa natura è una natura pensata da te. E  a questo F. risponde: “Certo, ma ciò non vuol dire che questa natura non sia realmente esistita, in un certo periodo di tempo, come dalla circostanza che Socrate e Platone non esistono per me se io non li penso, non discende che Socrate e Platone non siano realmente esistiti una volta senza di me”.//

2) 65 – Valentinov

 

l’uomo pensa col cervello?

Plechanov (e gli altri materialisti): «la coscienza è uno stato interno della materia».

66 - Avenarius: “le rappresentazioni.. non sono funzioni (fisiologiche, psichiche, psico-fisiche) del cervello”. Cioè il cervello non è l’organo del pensiero = feticismo delle scienze naturali.

→ 66 – Engels: “Pensiero e coscienza sono prodotti del cervello umano” (Antidühring). Il mondo materiale è il solo mondo reale. La nostra coscienza e il nostro pensiero per quanto appaiano soprasensibili sono il prodotto del cervello. La materia non è un prodotto dello spirito e lo spirito non è altro che il più alto prodotto della materia (Ludwig Feuerbach).

67 – Avenarius contesta questo pensiero affermando che la psicologia dominante (scienze naturali) opera – inculcando il pensiero nel cervello – una introiezione inammissibile. E lo contesta come chi combatte l’idealismo in nome del «realismo ingenuo». Per questo inserisce il concetto di introiezione che richiama l’idealismo filosofico. Distraendo l’attenzione del lettore con attacchi all’idealismo A. continua nella sostanza a difendere l’idealismo. La sua è un’operazione di mistificazione.

68/69– L’ingenuo machista Bogdanov è tra coloro che si lascia ingannare da Avenarius, ritenendo che il suo pensiero sia una “verità al di fuori del materialismo e dell’idealismo”. In realtà: 1. l’eliminazione materialistica del dualismo spirito e corpo (monismo materialistico) ritiene primordiale la materia; 2. l’eliminazione idealistica del dualismo spirito e corpo (monismo idealistico) ritiene primordiale lo spirito. Quest’ultimo è il pensiero di Avenarius. Lo scaltro idealista Wundt  - secondo il quale l’uomo pensa senza cervello e che approva la teoria dell’introiezione - lo ha invece capito bene.

70 – L’idealismo di Avenarius, nella sua falsa lotta contro l’idealismo, viene colto dai filosofi di professione: Wundt, Ewald. Lo stesso Willy, discepolo di Avenarius bolla la biomeccanica di Avenarius in termini di speculazione. Il machista inglese Pearson.

 

del solipsismo di mach e di avenarius

72 – Punto di partenza dell’empiriocriticismo è l’idealismo soggettivo, punto di arrivo il solipsismo: che riconosce l’esistenza del solo individuo filosofante.

Questo non vedono Bogdanov e gli altri machisti russi, ai quali andrebbe rigirata l’accusa di «soggettivismo estremo» che essi muovono a chi come i materialisti rivelano la sostanza assurda della filosofia machista.

73 – Ma i filosofi di professione (Ewald…) – che simpatizzano quasi tutti, ferme restando le più diverse tendenze, per l’idealismo – rinvengono anch’essi nel pensiero machista il solipsismo di fondo. Mentre i machisti russi (Bogdanov) hanno ingenuamente scambiato la confusione filosofica di Mach per una “filosofia delle scienze naturali”.

Afferma il fisico Boltzmann che il pensiero empiriocriticista dovrebbe, se conseguente a se stesso, negare non solo l’esistenza di altre persone, ma anche l’esistenza delle nostre sensazioni passate, quindi di tutte le idee del passato! /75/.

 

[LA TEORIA DELLA CONOSCENZA NELL’EMPIRIOCRITICISMO E NEL MATERIALISMO DIALETTICO. II]

la «cosa in sé», ovvero v. cernov confuta friedrich engels

[Abbagnano: la cosa in sé è ciò che la cosa è indipendentemente dal suo rapporto con l’uomo, per il quale è un oggetto di conoscenza. Da Cartesio in poi (Illuminismo) differenza tra le cose in sé e le cose come appaiono a noi]

76 - Tutti i machisti russi (Bogdanov, Valentinov, Bazarov, Cernov, Berman, Juskevic…) combattono contro la «cosa in sé»: 1. machisti che vorrebbero essere marxisti (Bogdanov..) contro la «cosa in sé» di Plechanov; 2. machisti nemici giurati del marxismo (Cernov) contro la «cosa in sé» di Engels.

Cernov avversario culturale più forte dei compagni di partito, ma oppositori in filosofia (1) che hanno diplomaticamente messo da parte Engels, ignorato Feuerbach, per attaccare l’allievo di Engels (Plechanov).

 

LA COSA IN SÉ

77 – Engels: nel Ludwig Feuerbach afferma che le principali correnti filosofiche sono il materialismo (natura elemento primordiale) e l’idealismo (spirito elemento primordiale). Alla domanda: è il nostro pensiero in grado di conoscere il mondo reale? I materialisti e gli idealisti più conseguenti (Hegel) rispondono in modo affermativo. Rispondono in modo negativo Hume e Kant. ← [Cernov contesta a Engels di aver inserito questi due filosofi tra i moderni, mentre giustamente Engels si riferisce al neokantismo, quindi a Kant].

 78 – Engels: la prova che la «cosa in sé» è conoscibile ci è data sperimentalmente, per il fatto che siamo in grado di riprodurre i fenomeni. Quando si arriva a  riprodurre chimicamente una certa sostanza, la «cosa in sé» diventa «cosa per noi». Dunque:

1.     Le cose esistono indipendentemente dalla nostra coscienza.

2.     Non vi può essere differenza di principio tra il fenomeno e la cosa in sé (Kant e Hume), ma fra ciò che è noto e ciò che non è ancora noto.

3.     Nel campo della conoscenza, come in tutti i campi della scienza, occorre ragionare dialetticamente. Occorre esaminare in qual modo dalla non conoscenza si passa alla conoscenza.

La conclusione è che le cose esistono indipendentemente da noi e che le nostre sensazioni sono immagini del mondo esterno.

 

SECONDA TESI DI MARX SU FEUERBACH

→ 81 – Marx: è nell’attività pratica (nella realtà) che l’uomo deve dimostrare la verità del suo pensiero ← [Cernov] : Marx si differenzierebbe da Engels su questa tesi. In realtà c’è stata una cattiva interpretazione – non traduzione – da parte di Plechanov, al cui testo Cernov fa riferimento. Confermando con ciò di non aver capito cosa sia il materialismo, anche quello precedente =

per tutti i materialisti (anche quelli del XVII s. sterminati da Berkeley), i «fenomeni» sono «cose per noi» o copie degli «stessi oggetti in sé».

82 – Levy, scrittore borghese, non dubita per un istante (a differenza di Cernov) che Marx ammetta l’esistenza delle cose in sé. Dice Marx: come alle nostre rappresentazioni corrispondono oggetti reali fuori di noi, così alla nostra attività fenomenica corrisponde un’attività reale fuori di noi.

 

bazarov «rielabora» engels

83 – Engels: Sul materialismo storico – 1. il materialista afferma l’esistenza e la conoscibilità delle cose in sé; 2. l’agnostico (filosofi della corrente di Hume) non ammette neanche l’idea delle cose in sé, dichiarando che su di esse non possiamo sapere niente di certo. L’agnostico non va oltre le sue sensazioni, di cui afferma non poter sapere nulla di certo, e si ferma al di qua dei fenomeni.

//84 – Mach: 1. i corpi sono complessi di sensazioni = Berkeley; 2. gli elementi (le sensazioni) possono esser psichici in un rapporto ,  fisici in un altro = seguace di Hume. Mach non oltrepassa dunque né il materialismo né l’idealismo.//

85 – Engels critica tutti i seguaci di Hume (agnosticismo) in quanto si allontanano dal materialismo: Mill, Huxley, Mach. E questo al di là delle apparenti differenze e divergenze. Engels li accusa, avendo cambiato la nomenclatura ma non la sostanza, di “aver schiacciato delle pulci”.

85 – Engels: “The proof of the pudding is in the eating”. La prova di tutti gli oggetti sta nel loro uso. Se troviamo che l’oggetto corrisponde all’idea che ci eravamo fatta, lo scopo a cui lo avevamo destinato, questa è la prova che entro questi limiti le nostre percezioni concordano con la realtà esistente (cfr. 2° tesi di Marx) = teoria materialistica = le cose esistono fuori di noi. Le nostre percezioni /rappresentazioni sono le loro immagini. La verifica di queste immagini (vero/falso) è data dalla pratica. Quando il nostro tentativo non riesce, o la nostra percezione era incompleta o era collegata in modo non giustificato dalla realtà con i dati di altre percezioni. ← [Bazarov] confondendo il kantismo con la dottrina di Hume interpreta malamente questo brano di Engels. E accusa di idealismo Plechanov.

87 - «Dato di fatto/immediato»: 1. per il materialista è il mondo esterno, di cui le nostre sensazioni sono l’immagine; 2. per l’ idealista è la sensazione, per cui il mondo esterno viene proclamato come un «complesso di sensazioni»; 3. per l’agnostico è del pari la sensazione, ma l’agnostico non va oltre, né verso l’ammissione materialistica della realtà del mondo esterno, né verso l’ammissione idealistica del mondo come nostra sensazione.

Bazarov confonde le tre dottrine e crede a Mach e Avenarius quando affermano che il dato immediato unifica l’Io che percepisce e l’ambiente percepito nella famosa «coordinazione», e attribuisce nascostamente questo assurdo al materialista Engels.

88 – Engels è chiaro: dall’agnostico lo distingue non solo il dubbio sull’esattezza delle cose ma anche il dubbio sulla possibilità di parlare delle cose stesse. Ma Bazarov confonde. E se è impossibile essere materialista senza affermare l’esistenza del mondo esterno indipendentemente dall’uomo, non tutti i materialisti concordano sul criterio dell’esattezza delle immagini che i sensi forniscono.

89/90 – continua la deformazione di Engels in chiave machista da parte di Bazarov (“la rappresentazione sensibile è appunto – fa dire a Engels – la realtà esistente fuori di noi”).

91 – Accuse ai materialisti di «spirito metafisico», di «transcensus» da parte dei kantiani, humiani, che elevano in linea di principio una parete divisoria tra fenomeno e cosa in sé.

91 – Continua la deformazione di Engels (Anti-Dühring ) da parte di Bazarov, là dove Engels afferma che oltre il limite del nostro orizzonte visivo non si possono affermare esistenze (ad es. di altri uomini su Marte).

 

feuerbach e dietzgen sulla cosa in sé

92 – Feuerbach (Sämtliche Werke) -  per il materialismo il mondo sensibile è un mondo «in sé» (an sich), che esiste «senza di noi». Per F. la «cosa in sé» è «astrazione con realtà». Al contrario la «cosa in sé» in Kant è secondo F. «astrazione senza realtà».

93 - Per F. il mondo esistente fuori di noi non differisce in linea di principio in niente dal «fenomeno». Assurdo dunque ammettere un qualsiasi «transcensus» dal mondo dei fenomeni al mondo in sé, un abisso creato dai preti e preso in prestito dai professori di filosofia.

– Gli oggetti delle nostre rappresentazioni si differenziano dalle nostre rappresentazioni, la cosa in sé dalla cosa per noi, perché quest’ultima è solo una parte o aspetto della prima, come l’uomo è solo una parte della natura riflessa nelle sue rappresentazioni.

I prodotti della fantasia sono anch’essi prodotti della natura.

La sensazione è il risultato dell’azione di una cosa in sé, esistente obiettivamente fuori di noi, sui nostri organi dei sensi.

“Il salato, come gusto, è l’espressione soggettiva di una qualità obiettiva del sale”.

94 – Se tra uomo e uomo c’è una innegabile differenza (ogni uomo è oggetto di rappresentazione per un altro uomo), tanto più ci sarà una differenza tra l’uomo e la natura inorganica. Perché l’uomo – che è un essere della natura – è il solo oggetto nel quale è realizzata l’esigenza dell’identità del soggetto e dell’oggetto.

Cosa in sé = fenomeno.  Ogni differenziazione tra fenomeno e cosa in sé è un’assurdità filosofica. L’uomo osserva milioni di volte la trasformazione della «cosa in sé» in «fenomeno», in «cosa per noi», ma questa trasformazione non è altro che la conoscenza. [Engels confuta questa opinione – dice fpg: per non cadere nel kantismo]

94 – Dietzgen materialista dialettico. Il mondo in sé e il mondo come ci appare (i fenomeni) non differiscono l’uno dall’altro più di quanto il tutto non differisce dalla parte. Nessun «transcensus». Eppure una differenza esiste ed è il passaggio oltre i limiti dell’esperienza. Ogni esperienza è una parte di ciò che (per usare la terminologia di Kant) oltrepassa i limiti di ogni esperienza. Una particella per piccola che sia è qualcosa che non si può conoscere fino in fondo. Ogni particella è un materiale inesauribile per la conoscenza umana. Dunque qualche cosa che va oltre i limiti della conoscenza.

Bogdanov e i machisti dimostrano di non conoscere il materialismo, di non conoscere la dialettica.

 

esiste una verità obiettiva?

96 - 1. Esiste una verità obiettiva, possono cioè le rappresentazioni umane avere un contenuto indipendentemente dall’uomo?

2. Se sì, le rappresentazioni umane esprimono questa verità integralmente, in modo assoluto oppure solo in modo relativo?

97 – Bogdanov – nega la verità assoluta essendo la verità una forma dell’esperienza umana (2). Negando la verità assoluta nega la verità obiettiva. Ma se la verità è soltanto ideologica non ci può essere verità indipendentemente dall’umanità. Siamo nell’agnosticismo, nel soggettivismo.

/Contro quanto affermato dalle scienze naturali circa l’esistenza della terra quando l’uomo non esisteva.

/Che al contrario è compatibile con la dottrina materialistica della conoscenza: l’esistenza di ciò che è riflesso indipendentemente da ciò che riflette.

/Il postulato machista che la verità è una forma organizzatrice dell’esperienza umana nega l’asserzione delle scienze umane. Dunque è falso. Secondo questo postulato anche il cattolicesimo (forma organizzatrice dell’esperienza umana) è dunque una verità. Siamo nell’idealismo.

98 – Il mondo fisico non è infatti l’esperienza socialmente organizzata. Il mondo fisico esiste indipendentemente dagli uomini e dalla loro esperienza.

Critica di Lenin al concetto di obiettività di Bogdanov (Empiriomonismo): “la base dell’obiettività deve trovarsi nella sfera dell’esperienza collettiva. L’obiettività della serie fisica è il suo significato generale.” Ma così dicendo Bogdanov include in questa definizione la dottrina religiosa. Negando una verità obiettiva B. cancella le differenze tra l’esperienza scientifica e quella religiosa. La sua negazione della verità obiettiva è – malgrado i suoi tentativi contrari – in armonia con il fideismo che non nega la scienza, ma nega la pretesa alla verità obiettiva.

→ 99 – Per i materialisti invece la verità obiettiva esiste e solo le scienze naturali, riflettendo il mondo esterno nell’esperienza umana, sono in grado di darci la verità obiettiva.

Ogni fideismo viene respinto senza riserve.

 

99/ 100

Empirismo: ogni conoscenza proviene dall’esperienza

Sensismo: ogni conoscenza proviene dall’esperienza dei sensi

1. Il primo postulato della teoria della conoscenza sta nel fatto che l’unica fonte delle nostre conoscenze sono le sensazioni (sia Berkeley che Diderot discendono in questo da Locke). In questo concordano sia il solipsismo/idealismo soggettivo che il materialismo.

2. Il secondo postulato della realtà obiettiva che è data all’uomo dalla sue sensazioni. Se si parte dalle sensazioni (soggettivismo) si arriva al solipsismo e a negare la verità obiettiva (agnosticismo) . Viceversa, se si procede secondo la linea dell’oggettivismo che conduce al materialismo, per il quale la verità obiettiva esiste e le sensazioni sono immagini del mondo esterno.

Mach (e di conseguenza Bogdanov) confondono le due tendenze.

101 – Per il materialismo la realtà obiettiva è la fonte delle percezioni, per il soggettivismo / agnosticismo non lo è: 1 Kant che ne nega la conoscibilità; 2. Hume che nega l’esistenza della cosa in sé.

Kant, Hume, Mach.. chiamano «metafisici» i materialisti che riconoscono la realtà obiettiva quale dato dell’esperienza, perché riconoscono che la fonte delle nostre sensazioni è obiettiva, indipendente dall’uomo.

→ Engels, Lenin e i materialisti chiamano Kant e i machisti «agnostici» perché negano la realtà obiettiva come fonte delle nostre sensazioni (dal greco: non so se..). Mentre per i materialisti le nostre sensazioni sono l’immagine dell’unica e ultima realtà obiettiva, ultima non perché sia conosciuta a fondo, ma perché non c’è e non può esserci altra realtà all’infuori di quella /102/. Questo significa la fine di ogni fideismo o di ogni scolastica professorale.

103 – Se la realtà obiettiva è data, il concetto filosofico per questa realtà obiettiva è il concetto di materia. La materia è una categoria filosofica che serve a designare la realtà obiettiva  che è data all’uomo dalle sue sensazioni, che è copiata, fotografata, riflessa dalle nostre sensazioni, ma esiste indipendentemente da esse.

Per queste ragioni la materia non è un concetto che può invecchiare come sostengono i machisti.

L’ammettere o il negare il concetto di materia è per l’uomo una questione di fiducia nei propri organi dei sensi, è la questione delle fonti della nostra conoscenza.

Sensismo: (Franck) soggettivo (scetticismo, berkeleysmo), morale (epicureismo), oggettivo (materialismo).

 

verità assoluta / verità relativa = eclettismo di engels scoperto da bogdanov

104 / 106 – Per Engels (Anti-Dühring ) la verità assoluta risulta dalle verità relative. Per Bogdanov non esistono verità assolute ma solo verità relative. Engels è dialettico, Bogdanov è relativista. Bogdanov male interpreta Engels come eclettico quando questi porta come esempio di verità obiettiva eterna e assoluta il fatto che Napoleone sia morto il 5 maggio 1821 (oppure che Parigi stia in Francia). Infatti Engels sta confutando Dühring , materialista dogmatico e metafisico, incapace di applicare la dialettica = essere materialisti vuol dire ammettere la verità obiettiva, cioè la verità indipendente dall’uomo e dal genere umano, vuol dire ammettere, in un modo o nell’altro, la verità assoluta.

 Il pensiero umano è ad esempio allo stesso tempo sovrano e non sovrano, e la sua capacità conoscitiva /106/ illimitata e limitata. Sovrano e illimitato per la sua possibilità nella storia dell’umanità, non sovrano e limitato nelle sue espressioni singole, nella realtà dei singoli individui.

107 – (Engels) L’antitesi verità / errore ha una validità assoluta solo in un campo estremamente limitato. Non appena applichiamo l’antitesi verità / errore al di fuori di quel ristretto campo essa diventa relativa. E se poi cerchiamo di applicarla al di fuori di quel campo vedremo come i due termini si scambiano: la verità diventa l’errore, l’errore verità.

Come la legge di Boyle (il volume di un gas è inversamente proporzionale alla pressione) = verità assoluta solo entro certi limiti, verità «approssimativa».

→ Cosicché il pensiero umano, per sua natura, è capace di darci e ci dà effettivamente, la verità assoluta che è formata dalla somma delle verità relative.

Lo sviluppo della scienza aggiunge nuovi granelli alla verità assoluta, ma i limiti della verità di ogni tesi scientifica sono relativi, giacché vengono allargati o ristretti col progredire della conoscenza.

107 - Dietzgen: l’immagine non esaurisce l’oggetto, il pittore resta indietro al suo modello. ..Possiamo conoscere la natura o le sue diverse parti solo relativamente, giacché ognuna di queste parti, sebbene non sia che un frammento relativo della natura, ha tuttavia la proprietà dell’assoluto, l’essenza della natura di un tutto in sé. Come lo sappiamo? In modo innato (critica di Marx). Poi si corregge: e l’esperienza lo conferma.

 

→ 108 – Dunque: per il materialismo dialettico non esiste una linea di separazione insormontabile tra la verità relativa e la verità assoluta. I limiti di approssimazione delle nostre conoscenze alla verità obiettiva sono storicamente relativi, ma l’esistenza di questa verità è incontestabile. Incontestabile e progressivamente conoscibile.

[fpg. Si può far coincidere la verità assoluta come concetto, con il passaggio dalla possibilità alle necessità nel corso del processo di produzione della materia.] 

 

→ 109 – La dialettica materialistica di Marx e Engels contiene in sé il relativismo, ma non si riduce a esso.  Ammette la relatività di tutte le nostre conoscenze, non nel senso della negazione della verità obiettiva, ma nel senso della relatività storica dei limiti dell’approssimazione delle nostre conoscenze a questa verità.

L’esistenza della verità assoluta è incontestabile, come è incontestabile che noi ci avviciniamo a essa.

[fpg. Le due facce del relativismo. 1. la realtà è in sé relativa. Di conseguenza irraggiungibile. Una realtà vale l'altra. 2. La realtà è in sé dialetticamente piena e relativa. (a) è relativa nei confronti delle altre realtà esistenti. (b) È relativa rispetto a se medesima. In parte poiché essendo un processo è in sé mutevole. In parte rispetto alla capacità umana di penetrarla. Ma c'è. È una. È quella. Sia nella parte nota sia nella parte ignota. E fino al momento in cui si trasforma è assolutamente piena (assoluta).]

Scrive Bogdanov: il marxismo conseguente non è così dogmatico, così statico.

In realtà non si tratta di dogmatismo. B. confonde. Non si tratta di un’essenza immutabile delle cose, ma della corrispondenza tra la natura riflessa dalla coscienza e la coscienza che riflette la natura.

 

Il criterio della pratica nella teoria della conoscenza

109 – Per Marx e Engels, il criterio della pratica è alla base della teoria materialistica della conoscenza (2° tesi su Feuerbach: “La disputa sulla realtà o non-realtà di un pensiero che si isoli dalla pratica è una questione puramente scolastica”).

111 – I machisti russi vedono un avvicinamento di Mach ai marxisti là dove l’avvicinamento non c’è. Infatti Mach resta un idealista malgrado il fatto che ammetta che nella pratica restiamo materialisti. Non però nella teoria. Perché pratica e teoria della conoscenza vanno secondo lui poste l’una a fianco dell’altra. E non come per i materialisti che affermano un loro legame indissolubile.

112 – Schulze, Fichte, Mach, Bogdanov: se anche ammettono che il realismo e la pratica si impongono quando passiamo all’azione, alla vita quotidiana, tengono fermamente separati i due piani quando speculano.

113 – Feuerbach risponde chiaramente, mettendo alla base della teoria della conoscenza tutto il complesso della pratica umana. L’essere umano – dice – non è un essere astratto ma un uomo o una donna. Dunque, un altro uomo è soltanto una mia sensazione oppure i nostri rapporti pratici dimostrano il contrario?

 

[LA TEORIA DELLA CONOSCENZA NELL’EMPIRIOCRITICISMO E NEL MATERIALISMO DIALETTICO. III]

che cos’è la materia? che cos’è l’esperienza?

La materia

115 – 1. Empiriocriticisti e machisti (Avenarius, Mach, Pearson): materia legata/dipendente dalle sensazioni, rapporto regolare tra gli elementi/sensazioni (=idealismo soggettivo. Nessun legame con le scienze naturali e il moderno positivismo, come affermano i machisti russi). 2. Materialisti: la materia è la realtà obiettiva/primordiale che ci è data nella sensazione.
116 – Risposta a Bogdanov che si indigna per simili ripetitive «definizioni», senza tra l’altro capire che queste definizioni sono di Engels. Al di là di queste definizioni non si può – dice Lenin - andare, perché essere/pensiero, materia/sensazione, fisico/psichico sono i concetti-limite, i più vasti oltre i quali la gnoseologia in sostanza non è finora andata.
117 – Marx e Engels si sono espressi in modo chiaro e semplice, al di là degli “ismi”: in filosofia esistono l’indirizzo materialistico e l’indirizzo idealistico, tra i due le varie sfumature di agnosticismo

Critica all’affermazione di Avenarius: non conosco né il fisico né lo psichico, ma solo il terzo. Per poi non definire il “terzo”.

118 – Opposizione tra materia e coscienza solo entro i limiti della gnoseologia (viene prima l’uno o l’altra?). Oltre tali limiti la relatività di questa opposizione è indubbia.

 

L’esperienza

120 – La parola «esperienza» sulla quale i machisti costruiscono i loro sistemi, è servita a mascherare i sistemi idealistici (che a parole essi condannano), ma anche il loro eclettico passare dall’idealismo al materialismo e viceversa. Questo non hanno colto i machisti russi, questo al contrario hanno rilevato altri autori (Wundt..).

119 – Fichte al contrario è stato un chiaro e fervente assertore dell’esperienza pura: “Io affermo … che l’uomo non ha nulla, in generale, salvo l’esperienza, e che egli giunge a tutto ciò a cui giunge, soltanto attraverso l’esperienza”.

 

L’errore di plechanov intorno al concetto di «esperienza»

121 – Avenarius: l’esperienza (ogni specie di «giudizi umani») è soltanto oggetto di indagine e non mezzo di conoscenza. Plechanov interpreta erroneamente questa frase come materialismo. Al contrario, aveva spiegato Avenarius, sono materialisti metafisici tutti coloro che considerano l’esperienza come un mezzo di conoscenza. Ad Avenarius, quando parla di «esperienza», interessa tutto ciò che gli uomini «esprimono» come esperienza.

122 – Con la parola «esperienza» si possono dunque coprire sia l’indirizzo materialistico che l’indirizzo idealistico che l’indirizzo di Hume / Kant, ma né una definizione né l’altra è decisiva per definire un indirizzo filosofico.

 

della causalità e della necessità nella natura

Materialismo

123 – Feuerbach – ammette nella natura la legge obiettiva e la causalità obiettiva, che sono riflesse con un’esattezza approssimativa nelle idee umane di ordine, legge ecc (materialismo). L’indirizzo soggettivistico contrario che attribuisce questo ordine / necessità non al mondo esterno/natura (di cui l’uomo fa parte), ma alla coscienza dell’uomo, separa l’intelletto dell’uomo dalla natura e fa della natura una parte dell’intelletto e non viceversa (idealismo / fideismo più o meno attenuato/teismo.)

→ 125 – Engels – esistenza della legge obiettiva, della causalità e della necessità in natura.

Il rapporto  causa/effetto è un rapporto dialettico. Il concetto umano di causa/effetto può avere un valore per il fatto singolo, ma se il fatto singolo lo consideriamo nel suo rapporto con la totalità vedremo che la causa e l’effetto si confondono, hanno un’azione reciproca. Con il concetto di causa/effetto si isola artificialmente questo o quell’aspetto o momento di un processo universale unico.

Se constatiamo che le leggi del pensiero corrispondono alle leggi della natura, ciò è comprensibile perché il pensiero è prodotto del cervello umano e l’uomo è un prodotto della natura

[aggiunge fpg: il cervello essendo il prodotto ultimo della natura conserva in sé le strutture dei processi precedenti (che è in grado di ricostituire o di rintracciare).]

Leggi generali del movimento, tanto del mondo esterno quanto del pensiero, sono identiche nella sostanza, differenti per l’espressione: in natura non sono coscienti e si impongono nella forma di necessità esteriore e in mezzo a una serie infinita di apparenti causalità; nell’uomo sono (progressivamente) coscienti.

[fpg. La natura produce la coscienza con l' uomo. Dire che prima le leggi della produzione della materia non sono coscienti suona come un non senso. Un'antropolocizzazione della natura.]

126 - Dietzgen – “la dipendenza causale” è contenuta “nelle cose stesse”.

 

Idealismo

127 – Avenarius – (come Hume) l’esperienza ci dice che una cosa segue l’altra, ma non ci parla di alcuna necessità. “La necessità esprime dunque un determinato grado di probabilità nell’attesa dell’effetto”.

Mach concorda con la teoria soggettivistica della causalità di Hume, con la critica di Hume del concetto di causalità, affermando che oltre la necessità logica non esiste altra necessità, nessuna necessità fisica ad esempio.  Tutte le forme della legge della causalità discendono per M. da istinti soggettivi.

I machisti russi pongono la questione della causalità non in termini di tendenza materialistica o soggettivistica, bensì rispetto all’uno o all’altro modo di formulare questa legge. Prestando fede agli empiriocriticisti tedeschi secondo i quali “correlazione funzionale” costituisce una scoperta del «positivismo moderno», liberando dal feticismo di concetti quali «necessità», «legge»…

128 – Mach: per grandezze misurabili, il concetto di «funzione» può esprimere più esattamente la dipendenza degli elementi. Che forse Feuerbach e Engels non sapevano che in certe condizioni i concetti di ordine, di legge, possono essere espressi con rapporti funzionali?

→ Ciò che interessa nella teoria della conoscenza (e che quindi divide i materialisti dagli agnostici) non è di sapere in che misura si possono ridurre in formule matematiche i nessi di causalità, ma se la fonte della nostra conoscenza di questi nessi sia la legge obiettiva della natura o meno.

A volte lo stesso Mach parla e scrive come scienziato, cioè come materialista, dimenticando Hume.

129 – Pearson - «L’uomo è il creatore delle leggi della natura». E ancora: «La necessità appartiene al mondo dei concetti e soltanto inconsciamente e illogicamente è trasferita al mondo delle percezioni» (cioè la realtà fuori di noi). La necessità è nella natura dell’essere pensante = puro idealismo kantiano: l’uomo detta le leggi alla natura e non la natura all’uomo! Siamo al fideismo.

130 – Petzoldt – es. di scolastica reazionaria del machismo. L’«a priori logico», un principio che applichiamo alla realtà prima ancora che diventi una legge, cioè un postulato. (es. il senso unico quando un corpo riceve un impulso – teoria del senso unico).

132 – Willy respingendo la teoria del senso unico torna però a Hume: la necessità è una caratteristica puramente logica (non «trascendentale», riferendosi alla teoria materialistica).  Perché ogni riconoscimento della realtà obiettiva è un transcensus illegittimo.

Poincaré – grande fisico, mediocre filosofo, incline all’agnosticismo: 1. le leggi della natura sono per Poincaré simboli, convenzioni create dall’uomo per comodità. 2. È obiettivo ciò che è ammesso dalla maggior parte degli uomini. Dunque: negazione realtà obiettiva e leggi obiettive della natura. Gongolano i kantiani nel realizzare che anche la moderna scienza della natura va nella loro direzione, cioè l’idealismo critico /133/. Mentre gli ingenui machisti russi prendono la teoria del simbolismo per una novità.

134 – Juskevic  predica il nuovo «empiriosimbolismo»: la cosiddetta realtà effettiva è il sistema-limite dei simboli al quale aspira la nostra conoscenza. Ciò che è alla base della nostra conoscenza è irrazionale. L’energia in natura non è una cosa, una sostanza più dello spazio…; l’energia è una costante, un empiriosimbolo che come tutti gli altri empiriosimboli soddisfano, in attesa di meglio, l’esigenza fondamentale dell’uomo a introdurre la ragione, il Logos. Oltre le singole “ragioni” individuali, J. ci conduce alla Ragione. Siamo al fideismo.

135 - Bogdanov  e i machisti russi credendo ai moderni positivisti cadono nell’agnosticismo, senza accorgersi di cadere in contraddizione con il marxismo, cioè il materialismo.

 

il «principio dell’economia del pensiero» e la questione dell’«unità del mondo»

L’economia del pensiero

136 – Mach e Avenarius pongono alla base della teoria della conoscenza l’assurdo principio dell’economia del pensiero. Il pensiero dell’uomo è «economico» quando riflette esattamente la verità oggettiva, e la pratica serve da criterio della sua esattezza. Soltanto negando la realtà obiettiva (cioè il materialismo/marxismo) si può parlare seriamente dell’economia del pensiero nella teoria della conoscenza.

In realtà «economia» è un termine goffo. Più correttamente si dovrebbe parlare di «esattezza».

Siamo nel puro idealismo soggettivo come molti (Wundt…), a differenza dei nostri machisti, capiscono. Tanto che il principio dell’economia del pensiero piace ai kantiani tedeschi e agli spiritualisti inglesi (Ward) /139/.

Assurdo invece chi da posizioni marxiste avvicina l’economia politica di Marx all’economia gnoseologica di Mach.

 

L’unità del mondo

139 – Engels : «L’unità reale del mondo consiste nella sua materialità». Juskevic, con un’accozzaglia di parole pescate in libri vari, obietta che quanto detto da Engels non gli è chiaro.

140 – Petzoldt è almeno è un anti-idealista dichiarato, e non un materialista che dichiara che la distinzione più elementare tra le correnti fondamentali della filosofia “manca di chiarezza”.

 

spazio e tempo

141 – Il materialismo, riconoscendo l’esistenza della realtà obiettiva, cioè della materia in movimento, indipendentemente dalla nostra coscienza, riconosce la realtà obiettiva dello spazio e del tempo. Il Kantismo, come l’ idealismo, considera lo spazio e il tempo come forme dell’intuizione umana, non come realtà obiettive.

 

Materialismo

141 – Feuerbachspazio e tempo, non semplici forme fenomeniche come direbbe Mach, ma condizioni essenziali dell’essere, forme obiettive e reali.  La materia in movimento non può  muoversi altro che nello spazio e nel tempo. Le rappresentazioni umane dello spazio e del tempo sono relative, ma la somma di queste rappresentazioni relative forma la verità assoluta.

Engels nell’Antidühring: i nostri concetti di tempo e di spazio riflettono nel loro sviluppo il tempo e lo spazio obiettivamente reali. «Le forme fondamentali di tutto l’essere sono spazio e tempo e un essere fuori del tempo e dello spazio è un assurdo altrettanto grande quanto un essere fuori dello spazio». [Contro Dühring, che dichiarandosi materialista, parlava ora di «causa finale» del mondo, ora di «impulso primo», finendo nel teismo a cui le sue idee confuse sul tempo e sullo spazio (concetti e non realtà oggettive) lo conducevano.]

 

Positivismo moderno (idealismo)

143 – Mach : “Spazio e tempo sono sistemi ordinati di serie di sensazioni”. Non è l’uomo che esiste nello spazio e nel tempo, ma lo spazio e il tempo che esistono nell’uomo. M. sentendo di scivolare nell’idealismo fa – inutilmente - interminabili ragionamenti sulla relatività dei nostri concetti di spazio e di tempo. O sostenendo l’origine del concetto di spazio dall’esperienza. Un’esperienza che però non rifletta una realtà obiettiva. Dunque siamo ancora nell’idealismo.

144/6 – Mach giudica l’idea (materialista ) di Newton di spazio e tempo assoluti, come una teoria innocua, senza capire che la sua “innocuità” durata tanti secoli è la prova della sua esattezza. M. arriva ad affermare che non si è finora (1872 e poi 1906) riusciti a formulare una teoria dell’elettricità soddisfacente perché si è cercato di spiegare i fenomeni elettrici con processi molecolari in uno spazio a tre dimensioni. Von Leclair (immanentista) plaude i ragionamenti di Mach e il passaggio della scienza al fideismo (inutilmente può Mach sperare che approfittando delle sue parole, qualcuno non sosterrà una storia di spettri). Mentre le scienze naturali sono rimaste in accordo con il materialismo: la materia esiste solo nello spazio a tre dimensioni, per quanto piccole siano le particelle, così per gli atomi di elettricità, gli elettroni, seppur invisibili. (Con la teoria della relatività di Einstein, alle tre dimensioni classiche si è aggiunta una quarta dimensione, che è la fusione dello spazio e del tempo, dimensione sperimentabile non fisicamente ma solo matematicamente. Per ora.)

Mach, al contrario, per distinguersi dagli spiritisti che intendono approfittare del fatto che i matematici parlano di spazi immaginari a più dimensioni, dichiara che soltanto lo spazio a tre dimensioni è reale!

147 – Poincaré – (empiriocriticista francese) concetti di spazio e tempo relativi, non datici dalla natura ma dall’uomo, in quanto «utili».

148 – Pearson – machista inglese· spazio e tempo non si trovano nelle cose ma nel nostro modo di percepirle, rifacendosi apertamente a Hume e Kant. In Inghilterra, machisti e scienziati materialisti riconoscono unanimemente il carattere ideologico e kantiano del pensiero di Pearson. Non così i machisti russi.

149 – Bazarov – “Molte particolari opinioni di Engels, ad esempio la sua concezione dello spazio e del tempo «puri» sono ormai invecchiate”, contrapponendo il «punto di partenza» della concezione materialistica del mondo di Marx e Engels alla loro concezione particolare dello spazio e del tempo!  Engels: 1. realtà obiettiva del tempo e dello spazio. 2. trasformazione delle cose in sé in cose per noi. 3. Verità obiettiva della realtà obiettiva colta dalle sensazioni. 4. Regolarità, causalità, necessità obiettiva della natura. Non se ne può staccare un pezzo senza fare un minestrone filosofico! /150/

Bazarov confonde la variabilità dei concetti umani di tempo e spazio con l’immutabilità del fatto che l’uomo e la natura esistono solo nel tempo e nello spazio. /151/ Perché una cosa è la questione del modo esatto col quale l’uomo, mediante i vari organi dei sensi, percepisce lo spazio e del modo col quale, attraverso un lungo processo storico, sulla base di queste percezioni si elaborano i concetti astratti di spazio; e una cosa, del tutto diversa, sapere se a queste percezioni corrisponde una realtà obiettiva.

150 – Schulze: parla nel 1792 come Engels nel 1894, pur essendo un seguace di Hume.

[fpg: moderna teoria di Einstein = realtà obiettiva di spazio e tempo, e fenomenicamente spazio e tempo si pongono l’un l’altro relativamente.]

 

libertà e necessità

→ 152 – Engels 1. riporta il pensiero di Hegel – PER PRIMO  Libertà è il riconoscimento della necessità. Libertà non consiste nell’ignorare le leggi della natura, ma al contrario libertà significa conoscere le leggi della natura e la possibilità di farle agire secondo un piano per un fine determinato. 2. Non dà definizioni, ma semplicemente afferma che la necessità della natura è primordiale, la volontà/coscienza dell’uomo secondarie. 3. Esiste una «necessità cieca». I machisti accusano di misticismo e metafisica? Non capiscono il pensiero di Engels: lo sviluppo della coscienza (del singolo e del genere umano) mostra la trasformazione della necessità cieca sconosciuta, della «necessità in sé» nella «necessità per noi» conosciuta. Il mondo e le sue leggi sono pienamente conoscibili dall’uomo, ma non sino in fondo. Se anche non conosciamo la necessità della natura dei fenomeni atmosferici ne conosciamo l’esistenza. Questa conoscenza ci viene dallo sviluppo delle nostre conoscenze che mostra che la non-conoscenza è sostituita dalla conoscenza  quando l’oggetto agisce sui nostri organi dei sensi /154/. 4. Metodo del «salto vitale» teoria/pratica. Per i machisti teoria e pratica totalmente separate. Non per Engels (e Marx): finché non conosciamo una legge della natura essa per noi agisce come una «necessità cieca». Ma dal momento in cui la conosciamo noi siamo i dominatori della natura. Il dominio sulla natura è il risultato del riflesso, obiettivamente esatto, dei fenomeni della natura nella mente dell’uomo. Il che dimostra che questo riflesso è una verità obiettiva ← gnoseologia materialismo dialettico /154/.

154 – i machisti russi continuano a fare un minestrone prendendo un po’ dal machismo un po’ dal materialismo dialettico. Ma soprattutto è “ben triste che uomini i quali vorrebbero essere marxisti” siano sedotti dalle sciocchezze di Mach: la giustezza del «determinismo» e dell’ «indeterminismo» non può essere dimostrata; soggettivismo nella teoria e determinismo nelle ricerche sperimentali, eccetera eccetera.

156 – Parentela di Mach con la metafisica volontaristica (idealismo che riconosce il mondo come volontà).

 

 

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