materialismo&dialettica
Dialettica e ma.dial: autori > Havemann
Dialettica senza dogma

(appunti di mcs)

 

Discorso al convegno..... /25 – 38/

La domanda che Havemann si pone è se la filosofia abbia aiutato in qualche forma le scienze moderne a risolvere i loro problemi.

La risposta è sostanzialmente negativa. Difatti, se da un lato gli scienziati sono “schiavi proprio dei peggiori residui volgarizzati della peggiore filosofia” (Engels) (materialismo meccanico), sono cioè dominati da abitudini mentali piene di pregiudizi, dall’altro essi non sono riusciti ad appropriarsi del pensiero dialettico, per il fatto che il materialismo dialettico insegnato dalle cattedre dell’Unione Sovietica è tornato sulle posizioni del materialismo volgare e del materialismo meccanico.

Il materialismo meccanico (il cui pensiero verrà chiarito nella 1a lezione) è diventato, secondo Havemann, “il più grave impedimento filosofico per la soluzione dei nuovi problemi”. Kant e Mach sono riusciti a rendere gli scienziati più critici nei confronti del loro stesso pensiero, ma Hegel “l’unico filosofo borghese realmente dialettico” non ha avuto quasi nessuna influenza. Ugualmente la ”Dialettica della natura” di Engels e il “Materialismo ed empiriocriticismo” di Lenin non hanno avuto seguito. Infine, il materialismo dialettico, riconvertito dai filosofi ufficiali in materialismo volgare e materialismo meccanico, è screditato presso fisici seri, che ora condannano e rifiutano questa filosofia.

In realtà il pensiero dialettico potrebbe fornire un contributo notevole alla soluzione dei problemi delle scienze naturali, come riteneva lo stesso Engels. Bisogna studiare la natura stessa, scoprire concretamente la  dialettica nella sua particolarità e solo dopo capire la sua universalità. “Solo partendo dalla scienza empirica si può arrivare alla dialettica che è riposta nella cose stesse e che può essere rispecchiata nella teoria”. Il pensiero dialettico è dunque un metodo cosciente mediante il quale risolvere i grandi problemi scientifici del nostro tempo. Il materialismo dialettico non è più una filosofia nel senso di sistema, ma “una concezione del mondo" che riflette il mondo nella "sua insuperabile contraddittorietà, eppure come unità”. Il materialismo dialettico trova la sua conferma nelle scienze reali. Esso non deve essere fissato da ciò che sappiamo già, da principi e leggi generali il cui limite e relatività è dato dalle nostre conoscenze; il materialismo dialettico “deve essere la chiave per nuove conoscenze”.

 

Prima lezione /41/

La filosofia antica fu un materialismo spontaneo, che venne “negato” (Engels) con l’idealismo quando, per risolvere il rapporto tra materia e pensiero, per gradi successivi, si arrivò al monoteismo. Ma intanto, grazie agli sviluppi della scienza, il mondo è completamente cambiato. Si impone, come dice Engels, un nuovo materialismo che a sua volta neghi l’idealismo. “Questo nuovo materialismo sorge dalla connessione del materialismo con la dialettica” e si riconnette a Hegel, non al cosiddetto materialismo volgare che costituisce una manifestazione del meccanicismo metafisico.

Questo meccanicismo, o materialismo meccanico, se è stato la base filosofica dello sviluppo scientifico a partire da Newton, negli ultimi cento anni ha agito da impedimento ideologico dello sviluppo della scienza e non solo di questa.

Il materialismo meccanico più che un “materialismo” è una varietà volgarizzata dell’idealismo oggettivo.

 

IDEALISMO OGGETTIVO. Platone ne è il rappresentante più puro.

Il mondo è concepito come una realtà oggettiva indipendentemente dalla nostra coscienza. Una realtà che è l’attuazione più o meno perfetta di idee assolute. Dunque la realtà sono le idee e la realtà esterna è solo la proiezione di queste idee. L’essenza del fenomeno “albero” sta nel concetto di albero, nell’ idea di albero che esiste indipenden­temente dalla realtà dei molti alberi diversi, come pure, indipendentemente dalla nostra coscienza. Ogni singolo albero costituirà una realtà parziale di quello che è l’essenza “albero”. L’idea “albero” costituisce dunque il primario, l’assoluto, l’essenza; ogni singolo albero il secondario, il relativo, l’attuazione parziale e imperfetta di questa essenza.

Il nostro pensiero partendo dal fenomeno “albero”, si avvicina gradualmente ma senza mai raggiungerla alla conoscenza dell’essenza. Essenza che si riflette e riflette l'essenza spirituale del mondo, dell’idea assoluta dell’”albero”. Questo perché il nostro pensiero non è soltanto materiale /47/, ma partecipa appunto dell’essenza spirituale del mondo. Dove va sottolineato il termine «spirituale». Vige dunque in questa filosofia un perenne dualismo tra essenza e fenomeno, legge universale e fenomeno singolo. Dualismo che fa capo ai concetti che sono nella nostra testa, come è nella nostra testa l'idea spirituale del mondo. E sono questi concetti a dare alla realtà esterna la sua forma. In altre parole la realtà esterna esiste ma esiste solo nella misura in cui noi la pensiamo. Di qui il primato del pensiero sulla realtà che è poi l'essenza dell'idealismo.

 

MATERIALISMO MECCANICO. Anche qui il mondo è concepito come una realtà oggettiva indipendente dalla nostra coscienza. La realtà materiale è concepita come una grande macchina meccanica che corre per l’eternità secondo il piano prestabilito. Una realtà soggetta a leggi che informano di sé la materia (che in sé è il caos). Tipico del materialismo meccanico il determinismo metafisico laplaciano: tutto ciò che accadrà in futuro è predeterminato com­pletamente da ciò che è accaduto in passato. Anche qui dunque vige un costante dualismo: materia e leggi. E tutte le questioni relative all’essenza del nostro sapere sono questioni metafisiche. Il materialismo meccanico (non quello ingenuo, primitivo) si risol­ve dunque in una forma superficiale e volgarizzata dell’idealismo oggettivo.

Lo scienziato trova conforto nell’idealismo oggettivo. È infatti lo scienziato a scoprire le leggi ferree dei fenomeni, a rivelare lo sfondo spirituale del mondo. Come invece motivare il materialismo moderno il cui compito è capire l’unità dialettica di essenza e fenomeno, pensiero e essere, forma e contenuto? Indagare su queste unità significa “capire come si compia effettivamente la riproduzione della realtà nella nostra coscienza” /52/.

 

Seconda lezione - Teoria della conoscenza gnoseologica /53/

“La motivazione gnoseologica del materialismo moderno è un processo infinito che, in generale, consiste soltanto in una comprensione sempre più completa dei nessi di questo mondo” senza mai arrivare ad una “motivazione esauriente”.

Havemann, per spiegare l’essenza dello sviluppo della vita, respinge la teoria darwiniana della selezione, secondo cui la natura si limita a saggiare tutti i casi possibili, in cui periscono tutti coloro che non possono sostenersi.

Dice Havemann: “Gli esseri viventi possono essere considerati come sistemi cibernetici dotati della capacità di riprodursi, e la riproduzione è organizzata da un accumulo d’informazione il cui contenuto si costituisce gradualmente durante lo sviluppo della specie”.

[fpg: il darwinismo però spiega il passaggio e l'accumulo d’informazione attraverso soggetti che prolificheranno e subiscono una mutazione casuale che li rende più adatti all’ambiente e nel medesimo tempo affina la loro capacità nel modificare l'ambiente e renderlo più adatto alle loro esigenze. Attraverso la selezione da un lato si adattano all'ambiente, dall'altro adattano l'ambiente a loro].

Havemann paragona infatti l’apparato nervoso degli esseri umani ai modelli cibernetici. Questo apparato, mediante l’informazione accumulata che passa nell’informazione genetica, subisce un continuo sviluppo che gli permette di stabilire nessi sempre più complessi. Secondo Havemann però le generalizzazioni che costituiscono le forme fondamentali della nostra intuizione, lo spazio e il tempo, sono forme intuitive che esistono negli animali più sviluppati, molto prima della comparsa del pensiero umano. (Engels = spazio e tempo forme di esistenza della materia). Il modello spaziotemporale della realtà è dunque una conquista presociale. Con il tempo il centro nervoso degli animali superiori si dota di strumenti sempre più complessi, rispetto al modello spazio-temporale, per analizzare la realtà, fino ad arrivare alla formulazione di concetti, al pensiero umano.

[fpg: un'ipotesi è che la materia, nel prendere consistenza, crei lo spazio e il tempo. Lo spazio e il tempo non sarebbero una costruzione dell'intelligenza umana. Prodotto della intelligenza umana è certamente la presa di coscienza dell'esistenza dello spazio e del tempo. Per lo spazio la presa di coscienza avviene con la geometria. Per il tempo una delle tesi è che sia la forma presa dalla direzione del processo nel corso della produzione della materia ].

 

INTUIZIONE SPAZIOTEMPORALE. Esiste da gran tempo, indipendentemente dal processo del pensiero umano, negli esseri viventi superiori. L’animale diventa capace di analizzare nessi dapprima spaziali, poi anche temporali (cfr ME/85, citazioni di Engels).

 [fpg: il tempo e lo spazio esistono come forme prese dal processo della materia. Come li riflette la nostra coscienza?  Li riconosce attraverso i nessi.  La nostra coscienza riflette i nessi.  Ma li riflette nella loro apparenza ingenua - storica (storicamente già dati, post-faestum), ecc.]

“Le strutture spaziali che si sviluppano negli esseri viventi non sono semplici riproduzioni razionali della struttura oggettiva, ma si formano in rapporto con i bisogni della vita, le abitudini e le possibilità dei vari esseri viventi.”

Lo spazio psichico /59/ dell’uomo è uno spazio anisotropo in cui le dimensioni orizzontali e verticali sono valutate in modo affatto diverso (es. un uomo a 25 mt. di distanza è vicino, visto dall’alto è piccolo e lontano). Lo spazio psichico dell’uomo ha la forma di un coprivivande. La situazione si capovolge rispetto allo “spazio” di uccelli da preda. Lo spazio psichico è funzione dei bisogni della vita, delle abitudini e delle possibilità dei vari esseri viventi

[fpg: più che spazio psichico si tratta del rapporto fra la necessità creata dalla vita del vivente (animale o uomo che sia) e le condizioni reali dell'ambiente attiguo].

 

PENSIERO E LINGUAGGIO UMANO. Ma l’uomo non si limita alle analisi spaziotemporali della realtà mediante un apparato cibernetico che si è andato sviluppando anche in altri animali superiori. La società umana fin dai suoi primordi si organizza in un lavoro in cui gli uomini cooperano tra di loro. “Col lavoro sociale nasce il linguaggio, e con esso il pensiero” /63/. Per la trasmissione di informazioni necessarie al lavoro che compie, l’uomo elabora delle analisi su informazioni primarie (il pensiero) e le trasmette ad altri (il linguaggio).

L’uomo ha con la natura un rapporto di azione reciproca in quanto egli stesso modifica la natura. Ma per fare ciò deve capirla. Deve cioè astrarre dai singoli fenomeni per passare a una conoscenza dell’essenza dei fenomeni sempre più profonda. L’uomo, per sopravvivere, utilizza la natura con il lavoro organizzato. Questo lavoro, mediante la conoscenza, lo porta a dominare la natura trasformandola.

[fpg: è dunque la necessità che trasforma l’uomo in essere pensante e l' esigenza di trasmettere le  informazioni a dotarlo del linguaggio].

 

Terza lezione /66/

“In questo progredire della nostra conoscenza verso l’essenza sempre più profonda delle cose, intuizione e pensiero si fondono in un’unità che si dissolve e si ristabilisce continuamente.”

PENSIERO INTUITIVO. Mediante il modello spaziotemporale l’uomo si appropria intuitivamente delle informazioni provenienti dall’esterno. L’uomo si avvale della vista, degli altri organi sensoriali e della propria attività pratica (es. del cacciatore). Vedere significa imparare a vedere. Per imparare a vedere si fa ricorso alla memoria: nuove impressioni ottiche vengono continuamente confrontate e controllate su impressioni precedenti.

Dice Havemann: “L’immagine intuitiva che abbiamo della realtà non è identica alla realtà, ma in quanto tale rappresenta già un’astrazione della realtà.” e ancora “Imparare a vedere non significa altro che costruire un cumulo sempre più ampio di elementi formali e di forme astratte”. Da cui se ne deduce che l’astrattezza non è una creazione artistica, ma esiste primariamente nella nostra intuizione della realtà. Ciò che la nostra intuizione coglie (con la vista, l’udito ecc) è in grandissima misura antropomorfico. Noi afferriamo la realtà in modo astratto, cogliendo solo l’essenziale. La nostra intuizione coglie oltre l’apparenza del mondo, contenendo anche qualche cosa dell’essenza più profonda dei fenomeni. Ma se l’informazione non è mai identica alla cosa su cui si informa, sbaglia il materialismo ingenuo a separare l’informazione dal suo oggetto. (“dov’è rimasto il movimento dell’orologio quando esso si è fermato?”: Hollitscher). Modelli intuitivi.

[“L’immagine dell’artista non deve riprodurre la realtà, ma metterci in grado di riconoscere più facilmente la realtà, in modo più diretto, cioè più astratto” /68/]

[fpg: il ragionamento sull’intuizione, che è propria anche degli animali, non sembra così fondato. La distinzione che fa Havemann tra intuizione e pensiero è di fatto la distinzione tra pensiero immediato e pensiero mediato].

 

PENSIERO CONCETTUALE. La realtà fisica, che ha sede nello spazio e nel tempo, è sempre intuitiva. “Quanto abbiamo acquistato di conoscenza su di essa, ha sempre un carattere astratto e infine può assumere addirittura una forma che rinunci in tutto a qualsiasi intuitività e impieghi soltanto il metodo della deduzione logica.” Di ciò è capace solo il pensiero umano, che nella sua astrattezza si libera anche delle forme dell’intuizione /71/.

“Il pensiero comincia il suo sviluppo con l’elaborazione degli elementi della logica formale.....Per la logica del nostro pensiero la comprensione reale dell’unità dialettica di uguaglianza e diversità è un presupposto elementare, il primo passo in generale.  Solo quando il pensiero prende coscienza dell’identità di fenomeni diversi e dell’identità di ciò che muta in continuazione (”io” e tutti i fenomeni del mondo - Eraclito: poiché tutto scorre noi non possiamo scendere due volte nello stesso fiume), esso arriva all’altro aspetto della dialettica d’identità e diversità, cioè a quello della quantità e qualità /73/.

In parole semplici. Perché l’uomo possa trasmettere ad altri informazioni sulla realtà, perché si possano cioè effettuare i più semplici processi del pensiero umano, è necessario che egli colga l’identità nella diversità, in modo da quantificare fenomeni che non possono essere pensati senza la nozione di qualità. “Noi possiamo solo contare quantità di qualità” dice Havemann. Aggiunge inoltre che le forme fenomeniche essenziali della quantità sono la quantità estensiva e intensiva (superfici ecc nel primo caso, intensità di calore ecc nel secondo). Essenziale per lo sviluppo del pensiero umano e della civiltà umana è dunque la molteplice informazione, per la quale hanno avuto un’importanza decisiva il linguaggio e la scrittura.

 

Quarta lezione - Finito e infinito /78/

Altro problema filosofico che ha un forte aspetto gnoseologico è il rapporto fra finito e infinito.

Il principio dell’infinità ed eternità della materia caro alla filosofia materialistica non afferra la dialettica del nesso fra finito e infinito.

Eraclito fu il primo grande dialettico. Zenone con i paradossi dell’infinito (il veloce Achille non può raggiungere la lenta tartaruga) e la sua concezione dell’omogeneità completa e infinita divisibilità, non risolve, ma già afferra come problema il rap­porto fra infinito e finito..

Leucippo, partendo dall’idea di Zenone che la realtà omogenea è percorsa da infinite fessure sottili, enuncia la teoria atomica secondo cui pieno e vuoto formano un’unità dialettica, gli atomi indivisibili conservano le proprietà del tutto, la materia infinita è la somma di puri finiti (gli atomi appunto. In Democrito tro­viamo già la concezione delle molecole composte dagli atomi). Questa di Leucippo Hegel la chiama “cattiva infinità”: ripetizione eterna dell’uguale.

Per Hegel infinito e finito formano un’unità dialettica, in quanto nella logica dialettica il non-essere non è inteso come un non-essere assoluto, ma un non-essere di qualche cosa, un non-essere determinato. Infinito e finito si trovano per Hegel in una determinazione reciproca. Per Hegel finito e infinito si superano in un processo: solo questo processo è il vero infinito.

La scienza naturale moderna ha chiarito l’unità dialettica di finito e infinito. Se nella fisica classica il mondo è concepito come uno spazio euclideo infinito e illimitato, eterna ripetizione del finito (“cattiva infinità”) , per i moderni modelli cosmologici lo spazio è curvo, chiuso, finito ma illimitato (Havemann sottolinea che si tratta di concezioni modello che l’esperienza può e potrà confutare. Il modello spaziale finito nel volume, non elimina però l’infinitezza).

Per il concetto d’infinito accade come per alcuni principi molto generali (principio della conservazione dell’energia, principio dell’entropia . .. ) che se ricavati da un numero illimitato di esperienze, possono d’altro canto essere annullati da una sola esperienza. Anche le nozioni più generali non sono mai incrollabili, hanno sempre bisogno dell’esperienza (ad es. l’esperienza di Michelson che dimostrò che il movimento assoluto della terra era uguale a zero, costrinse a rivedere le concezioni di spazio e tempo -  anziché tornare al geocentrismo tolemaico - Le antiche nozioni di spazio assoluto e contemporaneità assoluta venivano confutate da questa esperienza. L’esperienza di Michelson avviava la sviluppo della teoria della relatività).

 

Quinta lezioneTempo finito e infinito /91/

CONCEZIONE CLASSICA. Il mondo è infinito nel suo volume e del pari infinito nella sua estensione temporale nel passato; il mondo spazialmente infinito esiste dall’eternità.

MODELLI COSMOLOGICI MODERNI. Il cosmo è uno spazio curvo finito ma illimitato, che esiste da un tempo finito.

La concezione classica è confutata dall’alternarsi del giorno e della notte (il cielo altrimenti dovrebbe essere una parete di stelle luminose), oppure non è valido il principio della conservazione dell’energia.

È confutata inoltre dal fatto che alcune grandezze crescono di continuo: il tempo stesso, l’universo (o espansione del volume se si considera un universo finito, o aumento costante delle distanze medie di tutte le stelle), l’entropia (la trasformazione di energia in calore e viceversa porta a una continua diminuzione di energia).

Di essenziale nei modelli con tempo finito vi è il concetto di mutamento, evoluzione costante estesa a tutto l’insieme del mondo. “Arriviamo all’anisotropia del tempo, così che un’ora di oggi non è lo stesso che un’ora di qualche miliardo d’anni fa.” L’idea di un ritmo assoluto del corso temporale è evidentemente assurda. “Tutta la vita del genere umano è accompagnata da questo mutare costante del ritmo temporale.” Il tempo umano e il concetto del tempo della storia naturale vanno afferrati nella loro relatività.

[fpg: idee interessanti non inerenti il materialismo dialettico].

 

Sesta lezione - meccanica quantistica /102/

La meccanica quantistica si è sviluppata in un periodo di tempo piuttosto lungo (negli anni ‘30), ad opera di molti scienziati (Bohr, Heisenberg ...). Si è sviluppata come teoria completa, che cioè possiede una certezza non minore della meccanica classica. Quest’ultima non è stata confutata e rigettata dalla meccanica quantistica. La meccanica quantistica ne ha sola rivelato i limiti di validità.

MECCANICA QUANTISTICA o teoria del quanto d’azione.

1. Planck. Essa è derivata dalla scoperta di Planck, che l’energia non può esistere in quantità qualsiasi (meccanica classica), ma in multipli interi di cosiddetti quanti di energia. E = h.µ, in cui E = energia, µ = frequenza (un numero di oscillazione, un numero di rotazione), h = costante che si chiama quanto di azione planckiano (un’azione è intuitivamente un impulso rotatorio).

[fpg: la teoria quantistica rientra per qualche verso nel ma.dial in quanto scopre una produzione della materia assolutamente discontinua].

2. Modello atomico di Bohr.

3. Relazione d’indeterminazione di Heisenberg: non è possibile misu­rare insieme, con tutta la precisione voluta, le coordinate di posizione e di impulso (grandezze canonicamente coniugate come energia e tempo ecc.) di una particella [già nella teoria classica delle oscillazioni c’è una relazione d’indeterminazione].

 

Tra i fisici nacque una lunga discussione:

1) Einstein e coloro che volevano a tutti i costi salvare il determinismo laplaciano, affermarono che la teoria era incompleta. Nella natura, secondo questi fisici, esistono dei parametri nascosti, non ancora accessibili che dovrebbero “determinare” i processi reali. La casualità di questi processi è solo un limite pratico della nostra conoscenza..

2) Bohr, Heisenberg e tutta la scuola di Copenhagen (alle cui idee aderirono la maggioranza degli scienziati) obiettarono che la teoria dei “parametri nascosti” era del tutto priva di fondamento. Affermarono però che la nostra conoscenza dei dati di fatto è incompleta, il che equivaleva a dire che non la realtà, bensì la nostra conoscenza di essa è indeterminata. Ciò significava credere nell’esistenza di parametri nascosti e trasferire il concetto di casualità nella sfera della soggettività.

Fu perciò rivisto (da parte del materialismo dialettico) il concetto di “dato di fatto”, che venne riveduto in “ciò che possiamo anche conoscere completamente” /112/.

Dalla discussione risultò che i due aspetti della meccanica quantistica, il corpuscolare e l’ondulatorio, si contrappongono dialetticamente. A seconda del tipo di esperimento noi vediamo ora l’uno (anelli d’interferenza = aspetto ondulatorio), ora l’altro (particelle =  aspetto corpuscolare). Il mondo è composto da un’unità di fenomeni ondulatori e corpuscolari.

“Nel campo dell’aspetto ondulatorio non c’è indeterminatezza né casualità, ma solo determinatezza completa nel senso classico rigoroso” /114/.

La meccanica quantistica dunque, partendo dalla relazione d’indeter­minazione di Heisenberg sulla base della teoria del quanto d’azione planckiano, afferma che le leggi sul comportamento dei corpuscoli, logicamente irreprensibili, forniscono solo indicazioni sulla probabilità di questo comportamento. Si potrà calcolare quanto sia probabile che gli elettroni si trovino in determinati punti all’interno di una molecola. Non si potrà calcolare di volta in volta dove gli elettroni si trovino realmente, e quando.

La meccanica quantistica non spiega l’origine, la struttura ecc. delle particelle elementari. È questo il compito di una teoria nuova: la teoria delle particelle elementari.

La scienza invece, a causa della meccanica quantistica, ha dovuto porsi diverse questioni filosofiche sulla realtà oggettiva. A questo l’hanno portata i concetti di casualità e probabilità.

 

Settima lezione - casualità e necessità, possibilità e realtà /116/

Nessuno scienziato nega il determinismo nel senso che nel mondo dei fenomeni esistono e agiscono leggi, che noi conoscia­mo mediante osservazioni scientifiche. Sotto questo profilo tutti gli scienziati sono rimasti deterministi.

Il dibattito sull’”indeterminismo” nella natura va perciò interpretato nei suoi termini reali: esiste in natura una “casualità oggettiva”?

 

MECCANICA CLASSICA E DETERMINISMO METAFISICO ASSOLUTO (Laplace 1749 – 1827)

La meccanica classica concepisce il mondo come una grande macchina governata da leggi eterne, un mondo fatto dì catene causali che incontrandosi producono fenomeni apparentemente casuali (es. del Sig. Meier e della tegola in testa). Questi fenomeni sono solo apparentemente casuali e di conseguenza non esiste una casualità oggettiva, assoluta, ma solo relativa (Spinoza) in quanto in natura esiste una concatenazione irrevocabile di cause e effetti, per un’incrollabile necessità /120/. In questa concezione del mondo (che come dice Engels, negando a parole e in generale il caso, lo riconosce nella pratica in ogni singolo avvenimento /121/), essendo ogni avvenimento futuro già determinato in tutto, l’uomo perde ogni libertà. Perde infatti la possibilità di determinare il futuro del mondo (teoria della relatività, prima breccia in questo rigido determinismo /126/). Pensiero filosofico (materialismo meccanico) e scienza si sostenevano dunque a vicenda.

[fpg: la questione della meccanica classica non risiede nel fatto che nega la libertà dell'uomo e la sua possibilità di incidere sul proprio futuro. Quanto nel fatto che fornisce una visione di superficie, di carattere immediato e percettivo della produzione della materia. In altri termini la vera questione è che la meccanica classica interpretava in maniera errata il processo di produzione della materia. Era sbagliata].

 

MECCANICA QUANTISTICA E DIALETTICA DI HEGEL  (materialismo dialettico)

Malgrado i contrasti (riferiti più volte) e i difficili rapporti che intercorrono tra la fisica moderna e il materialismo dialettico, la teoria scientifica ha meravigliosamente confermato le tesi hegeliane (che sono alla base del materialismo dialettico) sull’unità dialettica tra casualità e necessità, causa ed effetto, possibilità e realtà.   

a) (unità dialettica di possibilità e realtà ). Secondo Hegel i fatti reali devono anzitutto essere possibili (possono cioè o accadere o non accadere);…

b) (unità dialettica di casualità e necessità), ciò che è possibile è determinato per necessità (da leggi cioè), ma non accade per necessità, bensì casualmente...

c) (identità di causa e effetto) in un alternarsi infinito di causa e effetto, cioè in un flusso di mutamento costante.

Precisa Hegel che alla base dell’essenza dei fenomeni c’è il ”motivo”, il motivo più profondo dei nessi, che non va confuso con la “causa” che è soltanto un elemento transitorio. Prosegue Hegel: il casuale ha un motivo perché è casuale; in pari tempo il casuale non ha un motivo perché è casuale; il casuale è necessario, poiché nel fuggevole compare per necessità il duraturo, ma compare casualmente: la casualità è la necessità assoluta /126/.

 

“Il reale si accende continuamente nel possibile, e nuove possibilità scaturiscono continuamente dalla realtà in sviluppo. Il reale nel senso più ampio, tutto l’essere del nostro mondo, è in pari tempo possibilità e realtà /132/” [il «concreto» di fpg]. Ma il possibile è allo stesso tempo casuale (poiché può accadere o non accadere) e determinato per necessità, essendo le possibilità di nessi causali diversi determinati secondo legge; tuttavia il possibile non si fa reale per necessità (poiché può accadere o non accadere), bensì casualmente (anche questa casualità è determinata da una legge, cioè dal grado delle sue possibilità, ossia dalla sua probabilità /135/). La realtà è dunque oggettivamente casuale, ma non acausale in quanto si sviluppa /131/ in un alternarsi infinito di causa e effetto di fenomeni, dove con ogni effetto si compie una trasformazione, e  la cui essenza – elemento stabile nella continua instabilità, nel transitorio - è il motivo più profondo dei nessi, che rappresenta la tendenza di fondo dell’intero processo.

 

La meccanica quantistica confermerebbe dunque quanto affermato da Hegel. Vigono nella natura  delle leggi che di volta in volta ci dicono ciò che è  possibile in date circostanze e ciò che nelle stesse circostanze è impossibile. Scoprire le leggi che determinano il reale significa conoscere ciò che è possibile. Il possibile dunque è determinato per necessità

Ma ciò che è possibile accade, si fa reale, per un effetto casuale (sulla base di un certo grado di possibilità, cioè di probabilità). Dice Havemann: “La casualità è effettivamente intesa dalla meccanica quantistica come una categoria oggettiva, indipendente dalla nostra coscienza. Poiché i fatti reali non derivano per necessità l’uno dall’altro, ma soltanto le possibilità di nessi causali diversi sono determinati per necessità secondo legge, si ha la casualità oggettiva del singolo processo reale.”

Di conseguenza “L’uomo è libero proprio perché il futuro del mondo può essere determinato, non essendo ancora determinato”… “Noi acquistiamo libertà  in quanto modifichiamo le necessità, creiamo nuove possibilità e variamo il possibile.”

Per Bohr e Heisenberg l’aspetto ondulatorio è l’aspetto del possibile (che determina ciò che è possibile per il moto e il comportamento delle microparticelle /124/), l’aspetto corpuscolare quello del reale. Nell’aspetto ondulatorio è il possibile che viene determinato per necessità, non il reale. La necessità appare nell’aspetto corpuscolare, definito aspetto del reale, solo nella forma del casuale /125/.

[fpg: la libertà dell' uomo è una questione che investe le forze produttive, i rapporti di produzione e la lotta di classe. È il livello delle forze di produzione che aumenta la libertà di crescenti masse di uomini.

E permette un ampliamento della lotta di classe e una modifica dei rapporti di produzione.

Non solo. La libertà delle classi e degli individui è profondamente legata alla crescita della coscienza sia delle classi sia degli individui, alla consapevolezza del mondo nel quale si vive, nel sapere necessario a decifrare la realtà del mondo. Le condizioni della realtà, il livello di necessità posto in queste condizioni].

 

Ottava lezione - possibilità, realtà, causalità /129/

Come già spiegato, solo superando la tesi agnostica della scuola di Copenhagen, e sulla base del materialismo dialettico, noi possiamo dare un’interpretazione completa e corrispondente in tutti i punti all’esperienza della meccanica quantistica. Nel materialismo dialettico il “casuale” è realmente concepito come una categoria oggettiva della realtà, e non un limite alle nostre conoscenze. La realtà è oggettivamente casuale ma non del tutto indeterminata o acausale. “Ma, nei limiti che di volta in volta sono posti dalle leggi della natura e che nella meccanica quantistica sono espressi nell’aspetto ondulatorio, nell’aspetto del possibile, il realizzarsi di questa o quella possibilità è casuale.” Nella dialettica marxista il casuale nasce dalla dialettica di possibilità e realtà. Il possibile è casuale e allo stesso tempo necessario, determinato. Il possibile è dunque una componente indissolubile della realtà. Da cui  deriva che noi dobbiamo agire sul possibile prima che sia diventato realtà. Diceva il grande filosofo cinese Laotse : “Tutto ciò che è grande nasce sempre dal piccolo. Si deve agire su ciò che non è ancora”.

Se prendiamo l’esempio biologico della cellula-uovo che contiene al completo l’informazione ereditaria (genotipo), ci accorgiamo che questa è di molto più vasta del singolo tipo visibile (fenotipo). Questo esempio ci mostra che il possibile è più ricco, universale, non casuale, mentre la realtà che realizza solo una sezione del possibile è più povera e casuale. Anche in questo esempio come nella meccanica quantistica, la dialettica di possibilità e realtà ci appare come il motivo più profondo del casuale. L’attuarsi del possibile, il rapporto fra possibilità e realtà non va inteso come un rapporto causale. Nel rapporto causale appare la realtà che sorge dalle sue cause. Nel possibile appare non la causa ma il motivo dei fenomeni /134/.  Il motivo è il fattore permanente nel flusso dei fenomeni.

Il concetto di causalità viene dunque a cambiare. Se nella meccanica classica causalità significava una relazione assolutamente necessaria fra cause ed effetti (nelle circostanze date una causa può avere un solo effetto), nella meccanica quantistica, da una causa deriva sì sempre un solo effetto, ma ogni causa aveva diversi effetti possibili il cui attuarsi è oggettivamente casuale. Anche questa casualità è indubbiamente determinata da una legge, cioè dal grado della sua possibilità, ossia della sua probabilità (quanto detto vale anche per la vita pratica). La dialettica di possibilità e realtà è connessa (come risulta dalla meccanica quantistica) con la dialettica di continuità e discontinuità. “L’aspetto ondulatorio, l’aspetto del possibile, è un aspetto del continuo.....L’aspetto del reale, l’aspetto corpuscolare, è un mondo del discontinuo.” [fpg: perché l’aspetto ondulatorio individua il flusso del processo. È nel flusso del processo  che si individua il motivo].

Come dalla dialettica tra possibilità e realtà nasce la casualità, così la casualità deriva dalla dialettica di continuità e discontinuità (es. le ruote della fortuna) /136/. La discontinuità della realtà (aspetto corpuscolare) e la continuità del nesso (aspetto ondulatorio), o altrimenti il possibile e il reale producono il casuale. Con esso, con l’effetto, si compie una trasformazione. Nel momento in cui nasce l’effetto, la forma muta.

La teoria delle particelle ci dice dunque che le particelle come individui nascono da una parte dell’energia di altre particelle. Fino alla loro nascita si può solo parlare di particelle ”virtuali” che sono appunto le particelle possibili.

Il mondo in cui viviamo è dunque trasformazione del passato, produzione continua del nuovo.

La dialettica di casualità e necessità, possibilità e realtà ci permette di capire cosa sia realmente la libertà, cioè la cognizione della necessità come ha detto Hegel /138/. Ciò significa semplicemente che occorre scoprire le possibilità fantastiche che questo mondo ci offre. “La via dell’umanità è la via che dal regno della necessità porta al regno della libertà” (Hegel) /140/.

 

Nona lezione - libertà e ideologia /141/

Nella società primitiva, l’uomo vive in una specie di comunismo della miseria, e a causa di questa non è libero. Acquistando una sempre maggiore cognizione della necessità dei nessi naturali e imparando quindi a sfruttarli, lentamente l’uomo acquista una sempre maggiore libertà. Inevitabilmente una libertà di pochi, poiché il benessere, grazie alla crescente conoscenza, è agli inizi ancora limitato. Il progresso dell’umanità si fonda dunque, per necessità, su una distribuzione ineguale dei beni prodotti. Ma quanto più l’uomo acquista cognizione dei nessi naturali, tanto meno chiaramente vede quelli della vita sociale. Interviene ciò che Marx ha definito l’estraniazione dell’uomo mentre le immagini che questo si faceva di se stesso e della sua vita si fanno sempre più illusorie. Poiché il processo storico, a differenza dì quello naturale, è irripetibile, all’uomo rimane difficile conoscerne le leggi e di conseguenza le possibilità di trasformare i rapporti umani.

Ciò non significa però che nel passato l’uomo non abbia avuto alcuna cognizione dei rapporti sociali e non si sia servito di questa cognizione per acquistare maggiore libertà. È certo comunque che con il marxismo si è fatto un grande passo avanti nella comprensione di noi stessi e della vita sociale. La teoria marxista ha capito nella loro necessità i processi storici, astenendosi dal dare un giudizio morale. Questo anche recentemente rispetto a un fenomeno quale lo stalinismo, essendo il bonapartismo un pericolo di tutte le rivoluzioni. Ciò non equivale ad ogni modo a dire che tutto ciò che è accaduto nel corso della storia dovesse accadere. Le  necessità della storia vanno viste come possibilità insite nelle leggi del processo storico, possibilità che si sono realizzate.

Il movimento comunista crede che per rivoluzionare una società gli uomini debbano liberarsi dell’ideologia, illusione che ogni società si fa sul proprio conto, per acquistare una reale cognizione dei nessi sociali. Questo vale per noi che viviamo una fase di transizione verso il comunismo, come anche per la società del mondo occidentale. Con essa infatti formiamo storicamente una grande unità.

La coscienza di classe della classe operaia nella rivoluzione socialista e l’ideologia di classe della classe operaia capitalista.

Il punto di partenza per ogni rivoluzione sociale è dunque la cognizione scientifica della situazione sociale. Questa cognizione viene ostacolata non solo dall’ideologia propria di una certa società, ma anche dalla situazione sociale dei singoli individui. Solo migliorando questa si creano i presupposti per acquistare la libertà mediante la cognizione dei nessi sociali interni. Poiché il socialismo segna il passaggio dal capitalismo al comunismo, si pone la questione della morale socialista quale forza rivoluzionaria. (Hegel: ognuno vuole riprodurre se stesso).

 

Decima lezione - la morale /155/

Il discorso sull’ideologia come occultamento delle vere condizioni sociali, ci porta a quello sulla morale.

Dice Havemann: “La vecchia morale aveva la funzione di conservare i vecchi rapporti sociali. Essa aveva questo solo compito di dissimulare e giustificare con mezzi ideologico-morali le basi immorali della società degli sfruttatori, e di garantirla contro la distruzione e la dissoluzione. La morale socialista ha un compito opposto. Ha il compito di dissolvere questa vecchia società.”

“Sarà possibile creare una società di cui tutti possano comprendere le necessità, in modo che ognuno, comprendendo che queste necessità corrispondono realmente al suo interesse, agirà con riguardo ad esse? (come pensa fpg ricavando da Marx il concetto di individualità) È possibile instaurare una società «morale»?”

Una società completamente morale, senza contraddizioni tra gli interessi del singolo e della società non sarà mai possibile – risponde Havemann. Ma se anche il comunismo non potrà instaurare questo tipo di società, fonderà ugualmente una società in cui nessuno potrà più arricchirsi a spese degli altri, per cui le relazioni sociali verranno radicalmente trasformate e liberate dalla dipendenza materiale (critica al matrimonio, gelosia ecc., cioè ad una società che vive all’insegna dell’“avere”).

La graduale trasformazione del mondo immorale in cui viviamo in un mondo più morale è, secondo Havemann, la prima tappa dell’epoca comunista che sta davanti a noi.

 

Undicesima lezionematerialismo dialettico e scienze /168/

Abbiamo già mostrato come la conoscenza nel campo della scienza moderna sia in grandissima misura dialettica. “Ma la nozione che il pensiero umano è dialettico e che nel nostro pensiero si rispecchia la dialettica della realtà è una nozione antichissima” dice Havemann.

Riporta quindi gli esempi di Eraclito (“tutto scorre, tutto è in continuo movimento”), Zenone, Leucippo e Democrito, nonché del filosofo cinese Laotse.

L’uomo, per afferrare con il proprio intelletto i fenomeni della realtà, deve partire da una dialettica fondamentale: la dialettica di uguaglianza e diversità.  Questa unità dialettica è il punto di partenza teorico della logica formale, la quale tratta anche una seconda coppia di concetti dialettici: la coppia di quantità e qualità.

1. La logica formale compie un’analisi appunto formale, non ancora dialettica. Ma quest’analisi è necessaria per separare ciò che nella realtà sta unito /174/. Successivamente, con la sintesi, si ricostituisce ciò che prima si è separato analiticamente. Queste sono dunque le fondamentali operazioni dialettiche: tesi, antitesi e sintesi

[fpg: tesi, antitesi e sintesi riflettono il movimento della realtà. È fuorviante pensare che con la sintesi si unisca ciò che «analiticamente» si era separato. Non si tratta di un'operazione del pensiero. Ma del pensiero che attraverso la riflessione (di cui l'analisi è uno strumento) coglie il processo di produzione della realtà].

Fra logica formale e logica dialettica c’è una differenza essenziale nei metodi /176/.

[fpg: c'è una differenza essenziale nel riflettere il processo reale].

2. “Invece - dice sempre Havemann - la logica dialettica è una logica che non si può sviluppare dalla mente. È la logica che è riposta nelle cose stesse, che possiamo scoprire solo nelle cose, nella realtà, non nella nostra mente.” Non sembra dunque possibile costruire sistematicamente una logica dialettica; “la dialettica può essere capita solo nella sua concretezza” continua Havemann; e più in là: “Separata dalla realtà, la dialettica non è più dialettica”.

Il materialismo dialettico è  un “metodo dialettico che comprende il mondo nella sua contraddittorietà e in pari tempo nella sua unità; .. non parte dall’universale, ma passa dal caso singolo al particolare, e di qui al generale. Scopre la dialettica con­creta nei nessi reali.....Questo è il suo materialismo.”

Gli scienziati, sempre schiavi di qualche filosofia (Engels), non potranno che beneficiarne, malgrado l’attuale diffidenza causata dalle false pretese di alcuni filosofi marxisti.

 

Seminario - Immoralità della società

“Il comportamento morale e sociale dell’uomo è invece dedotto dalle circostanze sociali in cui vive.”

Ogni forma di biologismo nell’analisi delle strutture sociali è priva di base scientifica; “quando l’uomo come essere della natura e come essere sociale entra in contraddizione con la società, quando in lui nascono motivi di agire in modo asociale e antisociale, la causa va ricercata non nelle sue date qualità biologiche, che sono neutrali rispetto ai concetti di buono e cattivo, ma nella struttura della società cui appartiene.”

Nella società capitalista “l’uomo si trasforma in uno schiavo completo dei propri bisogni”, in quella comunista dovrebbe liberarsene.

Il comunismo concepito come soluzione definitiva di tutte le contraddizioni sociali è un’utopia. In questo senso esso “è lo scopo finale mai raggiungibile dello sviluppo civile umano”. Ma in quest’epoca del comunismo verranno superate le contraddizioni fondamentali dell’epoca dello sfruttamento.

I rivoluzionari sacrificano il loro presente per il loro futuro. Il socialismo non può essere realizzato senza democrazia (Lenin).

La criminalità quale responsabilità sociale collettiva. Abolizione della pena di morte, trasformazione di ogni pena in rieducazione.

Le teorie tendono ad assiomatizzare, a compendiare certi fenomeni sotto certi assiomi, “ma non si può pensare che l’assiomatizzazione della nostra conoscenza abbia un termine”. Infatti la conoscenza è un processo infinito, sia per le caratteristiche del nostro intelletto, sia perché la natura è un processo infinito.

La dialettica non è dunque un sistema riducibile ad assiomi; essa deve capire, oltre i limiti delle singole scienze, il profondo nesso interno di tutti i fenomeni in tutti i settori della realtà. Il materialismo moderno fonde in una nuova unità scienza positiva e filosofia.

Le “opinioni pseudoscientifiche sulla determinazione biologica della disuguaglianza sociale sono un elemento fondamentale dell’ideologia di ogni società con struttura gerarchica” (es dei negri, dell’ereditarietà dell’intelligenza e di doti innate).

Secondo Havemann le linee familiari (Bach e la predisposizione per la musica) rare ed eccezionali dimostrano solo un certo influsso dell’ambiente della casa paterna e dell’istruzione.

 

 

ANNOTAZIONI

 

La legge indica ciò che è possibile, lo distingue da ciò che è impossibile. L’impossibile è determinato per necessità.

Il reale (possibile) accade casualmente.

Nulla avviene senza motivo, anche il casuale.

 

Motivo, legge interna dell’intero processo. Motivo, ciò che è durevole nei fenomeni.

Casuale, legge reale del possibile.

Causale, legge reale del determinato.

Causa/effetto, ciò che è transitorio, estratto dal flusso. Forma che prende il possibile quando diventa reale.

I fatti reali non derivano per necessità. Solo le possibilità dei nessi causali derivano per necessità = casualità oggettiva di ogni singolo processo reale.

Casualità è necessità assoluta. Solo nella forma del casuale il necessario è assoluto.

Il caso è casuale nel possibile, ma causale nel necessario.

Possibile, mero possibile all’interno delle leggi. Il realizzarsi delle possibilità è casuale. Il possibile non può essere che casuale, tuttavia è reale e determinato. Il possibile come componente della realtà.

La realtà è fatta da ciò che è possibile oltre che da ciò che è (il concreto di fpg).

Il rapporto tra possibile e reale è casuale non causale.

Nel causale appare il reale, nel possibile appare il motivo dei fenomeni.

 

(sul tema della Logica della materia vai a @LOGMAT)

 

 

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“Appunti su Dialettica senza dogma”, di Robert Havemann [§DSD]

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