materialismo&dialettica
Ma.dial

(materialismo dialettico, al di là di un mero metodo di analisi)

 

& – Se la caratteristica di sviluppo dei processi è di procedere a macchie di leopardo, da parte della coscienza lo sviluppo ha raggiunto il punto più alto con il materialismo dialettico.

& – La dialettica non è un metodo, una dottrina, un sistema, ma è una legge del concreto. Ogni fenomeno concreto, dice Marx, si presenta in una «forma» percepibile dai sensi e dall’intelletto, distinguibile dal suo «contenuto», raggiungibile invece dalla ragione.

& – Per Hegel la Scienza della logica è la realtà stessa. Per Marx la dialettica deriva dalla realtà. Una terza considerazione è che la logica umana rifletta la realtà perché possiede le stesse strutture di cui la realtà è fatta.

& – Marx e Engels non hanno mai proclamato la fine della filosofia, ma l'inizio di un modo di pensare scientifico e la fine del modo di pensare speculativo (SMC/220).

& – Rileggendo Marx ed Hegel mi rendo conto che dò un'interpretazione molto personale del processo umano, dei concetti di alienazione, autocoscienza, eccetera. Insomma un materialismo dialettico riveduto e integrato. Interpretato. E nel medesimo tempo, nonostante ciò, ortodosso, cioè molto vicino e attento agli autori classici del marxismo (Marx, Engels, Lenin, Mao) con un ricorso costante a Hegel e alla sua sostanziale base materialista, una volta depurato del lato «mistico» e spiritualista. D'altra parte lo stesso Marx (MEF/263) vedeva nella Fenomenologia la critica "ivi realmente contenuta" (da @CSCZ).

 

[dialettica pensiero-realtà. Marx]

I quaderni filosofici giovanili di Marx. Li riprendo in mano. Vero, difficili e molto belli. Difficili perché il linguaggio è sostanzialmente filosofico, hegeliano, dialettico e Marx salta da un livello all’altro del ragionamento con estrema agilità, per associazioni filosofiche. Dominano i concetti di individuo, comunità, genere. Di sostanza e apparenza nel senso di apparire. Di soggetto e oggetto. Le negazioni si succedono l’una alle altre e mettono capo a concetti nuovi, sintesi delle contraddizioni – negazioni superate. E la realtà travasa nel ragionamento e non è semplice afferrare l’identità - contraddizione di ragionamento, riflessione e realtà. Il ragionamento riflette la realtà ma nel medesimo tempo il ragionamento non è la realtà che pure riflette. E ha una doppia identità poiché oltre a riflettere la realtà è esso stesso realtà.

…. L’ostacolo da ricercarsi è nell’identità sostanziale di pensiero e realtà. Hegel, appunto, ma rovesciato. Dove non è il pensiero che fonda la realtà, ma è la realtà che fonda il pensiero. Il quale per qualche verso è fuso con la realtà. E questa fusione avviene con un processo. Per gradi, per livelli successivi. D’altra parte la realtà è un processo, il pensiero è un processo che è insieme espressione della realtà e realtà esso stesso. La riflessione che contiene il rapporto fra pensiero e realtà non può non essere a sua volta un processo. Ciò che caratterizza un processo è il movimento, sono i livelli, le negazioni successive che scandiscono il processo (24.12.03 da #INT2).

 

[la realtà è un processo]

La realtà è un processo fatto di momenti che, a differenza dei momenti che lo compongono, è privo di struttura. La struttura dei singoli momenti non si trasferisce al processo nel suo insieme. Per via che il processo nel suo insieme procede per discontinuità e negazioni. Ciò che è individuabile in un processo è la sua direzione e il motivo che lo caratterizza (vedi “il motivo” in @LOGMAT).

Il lomat e in genere il sapere positivista, come il sapere speculativo di tipo esclusivamente filosofico e sistematico, non riescono a oltrepassare il limite dell'organizzazione dei momenti di un processo. Organizzazione che riorganizzano in strutture rigorosamente formali.

Naturalmente siccome le forme riflettono una parte della realtà, e i momenti possono essere organizzati in strutture e/o in rapporti di causa e effetto, un aspetto della realtà viene per qualche verso colto. E attraverso la capacità riflessiva dell'intelletto umano, in grado di rispecchiare la realtà, inconsapevolmente esercitata e che prende la forma dell'intuizione, in una certa misura si riesce a raggiungere il motivo e/o la direzione dei processi singolarmente analizzati (da fpg 5.5.08).

 

[analisi tradizionale & analisi ma.dial]

L’analisi tradizionale

1) considera la realtà come un tutto omogeneo, nel quale operano leggi uguali per ogni livello, e la organizza secondo questa concezione (metafisica poiché è il pensiero che organizza la realtà);

2) il pensiero organizza la realtà secondo le strutture logiche che gli sono proprie. Senza ricavare queste strutture dalla realtà e senza chiedersi da dove provengano (idealismo).

Cosa fa invece Marx (da @CAP1)?

1° – ricava le categorie logiche dalla realtà;

2° – le coordina così come sono coordinate nella realtà (di conseguenza non crea nessun sistema);

3° – tiene conto che la realtà è organizzata in livelli dinamici (cioè che si muovono in un processo continuo di   produzione della realtà);
 che ogni livello ha una sua struttura la quale non coincide con la struttura del livello dal quale proviene;
 che si stabiliscono (vengono prodotte) leggi e regole all’interno di ogni livello;
 che si stabiliscono nuove leggi e nuove regole fra i livelli nella loro totalità;
 che esiste un rapporto fra i livelli nella loro astrazione e i livelli nella loro realtà;
 che all’interno di ogni categoria, all’interno di ogni livello, all’interno del rapporto fra due livelli, all’interno dei livelli nella loro totalità, agiscono le leggi materialistico-dialettiche della contraddizione, della negazione, del rapporto qualità-quantità, del rapporto assoluto-rela­tivo, del rapporto soggetto-oggetto, della identità degli opposti, della negazione della negazione. 

Leggi che rappresentano il motore interno di ogni processo sia esso singolo che totale.

® Alle quali vanno aggiunte le leggi dell’equivalenza generale e della riproduzione allargata (vai a @4PP2). –|

La difficoltà principale del metodo consiste nel fatto che per analizzare una realtà

    1° – bisogna conoscerla;

    2° – è necessario averla compresa;

    3° – per conoscerla e comprenderla è necessario possedere e maneggiare le leggi della dialettica materialista (sul tema vai ai punti 6&7 di @SF e @MADR).

 

[ma.dial come metodo]

Marx rimane uno sconosciuto. Praticamente per tutti. Non si capisce, per dirne una, che lui non enuncia leggi, ma rintraccia le leggi all'interno di processi determinati. Non ipotizza mai prima la legge che poi controllerà nella realtà, al contrario del lomat (logico matematico) che prima ipotizza, poi controlla. Marx analizza il processo. E lì si ferma. Da questa analisi emergono le leggi inerenti al processo analizzato. Anche in questo il suo metodo è superiore, poiché evita la sovrapposizione del soggetto sull'oggetto propria al lomat. Anche le grandi leggi come la neg-neg sono inerenti al processo generale, conosciuto (da fpg 19.3.90).

 

[ma.dial & metodologia]

Ci sono le analisi fatte alla maniera delle prime opere filosofiche di Marx, dove prevale lo stile apodittico. Questo stile riflette l'immediatezza dell'analisi. Si va avanti per intuizioni sintetiche, soprattutto. Nell'Ideologia tedesca il metodo permane ma mischiato alle puntigliose analisi sintattiche degli avversari o degli autori in oggetto. Ci sono poi le analisi dei LINN (Lineamenti). Qui il tono dell'appunto prevale. Ma l'analisi raggiunge già una sua profondità se non una sua compiutezza. La profondità, la compiutezza dell'analisi vengono raggiunte nel Capitale. Ma nel CAP si fondono tutti i metodi e tutti i toni, per concludersi in un metodo generale, uno stile estremamente vario e compatto allo stesso tempo.

Per quanto riguarda l'analisi vera e propria questa è compiuta solo nel CAP. E per quel tipo di analisi è necessaria una conoscenza non solo dell'oggetto in esame. È necessaria una conoscenza dell'argomento. Cioè dell'oggetto in sé e dell'oggetto per l'uomo, compresa la storia dei rapporti fra l'oggetto e l'uomo. E il punto in cui questo rapporto è giunto. Non solo l'oggetto in sé, ma l'oggetto per l'Altro (l'uomo), più la storia del rapporto dell'Altro con l'oggetto.

Rifletto. Nella storia del sapere umano, l'analisi del particolare coincide con la sua descrizione ed è sempre più avanzata dello stato della teoria generale. Così l'analisi del predicato è sempre più profonda dell'analisi del soggetto. L'analisi descrittiva più avanti dell'analisi sintetica. L'analisi del pensiero totalizzante più estesa e approfondita dell'analisi del pensiero generalizzante (vedi @P&R). Questo spiega molte cose.

La verità è che le analisi sono guidate dall’idea che c'è dietro. Ognuno vede nelle cifre e nei fatti solo ciò che ci vuol vedere. Anch’io corro lo stesso rischio. Solo che dietro non c’è I’amore per questo o quello. Non voglio dimostrare nulla. Cerco solo di capire. C’è un’analisi globale. Questa analisi globale è quella che mi in­fluenza. Nel senso che l'analisi generale si riverbera sulle analisi particolari. Di solito, invece, dietro, non ci sono analisi giuste o errate. Ci sono sentimenti. Dei «sentiti». Questi sentiti influenzano anche le analisi globali. Nel condurre le quali si aggiunge un deficit teorico. L'assenza di conoscenze, di strumenti cognitivi, una cultura di classe che influenza il modo di pensare, una cultura geografica (europea, asiatica, latinoamericana). E via elencando (13.10.81)

 

[Marx e la dialettica]

Marx analizza ogni concetto. Il cui risultato è la conseguenza di una logica nella quale i passaggi sono tutti alla portata del lettore (come fa anche Hegel) e le cui regole e il loro legame con la realtà sono a loro volta note perché a loro volta dimostrate in un corpo a parte (la dialettica materialista fondata sulla logica hegeliana). Hegel fonda la logica. Marx la assume, ne rovescia il rapporto con la realtà, ne fa uno strumento di indagine per la realtà materiale e analizza un fatto preciso, il modo di produzione capitalista. Manca - e questa mancanza è stata fonte di gravi equivoci e fraintendimenti - una dimostrazione che analizzi e dimostri il rapporto fra la logica hegeliana e la logica materialista. Per Marx era evidente. Era evidente che la logica fosse la stessa. Cambiava solo il suo rapporto con la realtà. Per Hegel nella testa degli uomini, per Marx nella realtà della materia, dal concetto di elisse ai tre volumi del Capitale.

Per tutti questa evidenza non è così evidente come lo era per Marx. Anzi non lo è affatto. Ecco cosa ha fatto scrivere a Lenin che i marxisti non avevano proprio capito il Capitale (non smetterò mai di ricordarlo).  La questione solitamente viene banalmente circoscritta al  rapporto fra pensiero e realtà. Dove il pensiero non riflette la realtà ma idealisticamente riflette sulla realtà improntandola di sé. E riducendo il marxismo a un mero metodo di analisi. Ora il marxismo è anche un metodo, ma soprattutto è un'ipotesi (come lo è il darwinismo) sulla realtà. Sul rapporto fra pensiero e realtà e di come il pensiero sia in grado di cogliere la realtà anche perché in una certa misura ne fa parte. (7.1.04 - Con Mc rileggiamo le pagine dei quaderni filosofici di Marx, OFG. La parte nella quale M. analizza la Fenomenologia di Hegel, la interpreta, la commenta e la corregge. La rimette sui piedi. Avevo dimenticato quelle pagine nelle quali appare più che chiaro e evidente il rapporto di Marx con la dialettica hegeliana. Come egli la giudichi il modo più avanzato dell’uomo nel riflettere la realtà. Come egli la individui e la assuma una volta rovesciata come legge scientifica del reale. Scambiare la dialettica materialista come puro metodo logico di analisi significa non aver compreso Marx e alla fine cadere nel vizio idealistico di Hegel).

 

[Hegel e la dialettica]

L’hegelismo è tanto una filosofia quanto un metodo – Il metodo è la formulazione della dottrina – La dottrina è la formulazione particolareggiata del metodo – Il metodo è la dialettica – L’analisi dialettica è concepibile solo se applicata ai sistemi reali – cioè costituiti da asserzioni di fatto e asserzioni di possibilità fondate sui fatti.

Il principio di non contraddizione (base della logica aristotelica, empirista e logico matematica) è astratto e formale, privo come è di un contenuto effettivo.

Questa in sostanza la critica che H. fa alla filosofia tradizionale. Il suo materialismo consiste nell’idea che la dialettica è applicabile solo alla realtà – In questo senso, per il materialismo dialettico, la dialettica non è applicabile ma è ricavabile solo dalla realtà. Ne segue che la dialettica non è un metodo, una dottrina, un sistema, ma è una legge del concreto.

Cosa si vuol dire con questo? Questo è ciò che è stato definito come «Hegel con la testa in giù». H. scrive (EST/7): "In questo senso il bello naturale appare solo come un riflesso del bello appartenente allo spirito".  "Come un modo imperfetto, incompleto" ecc.  Nel materialismo dialettico la teoria del riflesso è assolutamente rovesciata.  In H. il reale, riflesso dallo spirito, è un riflesso del pensiero. Per il materialismo dialettico il pensiero è un riflesso del reale (vedi Rapporto pensiero-realtà”).

 

[idealismo – materialismo]

Una prima riflessione sul superamento della contraddizione idealismo - materialismo. Oggetto = la natura prende coscienza di sé con il pensiero umano. È il pensiero umano a fornire alla natura il suo senso. Il senso fornito dal pensiero alla natura appartiene alla natura non al pensiero. Il pensiero lo rispecchia e lo individua. Ciò non toglie che niente pensiero niente senso (coscienza) della natura.

L'idealismo più avanzato (Hegel) pensa che sia il pensiero a formare la natura. Non la riflette, la forma. La natura senza pensiero è un nulla. Non esiste. Per l'idealismo hegeliano il pensiero è al primo posto. È il pensiero a dare vita alla vita materiale. Niente pensiero, niente vita.

Per il materialismo è il contrario. È la vita materiale a dare vita al pensiero. Niente vita, niente pensiero. Indubbio. Ma è anche vero che senza pensiero la vita non sa di esistere.

Ora. Il pensiero è a sua volta natura. È (al momento?) la sintesi più alta raggiunta dal processo biologico sulla terra e sull'evoluzione conosciuta del processo di produzione della materia. Processo prodottosi con una serie pressoché infinita di negazioni e sintesi.

Conseguenza. Difficile confutare il fatto che l'evoluzione biologica sulla terra fino all'uomo si sia tranquillamente svolta senza pensiero. Come è difficile confutare che la consapevolezza, il senso, la coscienza della vita sia nata con il pensiero umano.

Ora.  La coscienza della vita è in sé vita. Ma. Una volta nata la coscienza, la vita non è più tale senza la coscienza di sé. In questo la coscienza nega la vita (precedente) e dà vita a una nuova vita. Ora se fissiamo questo processo con il concetto di evoluzione possiamo dire che, all'interno del processo di negazioni e sintesi, l'evoluzione unifica il primato della vita materiale con il primato del pensiero. Una neg-neg. La vita materiale dà vita al pensiero che dà vita (senso, coscienza) alla vita materiale. Il pensiero una volta nato nega la vita materiale (idealismo - da Platone in poi).  La vita materiale nega la supremazia del pensiero (nega l'idealismo) con il materialismo. Sintesi della doppia negazione è la sintesi tra vita materiale e pensiero (coscienza). Della vita materiale in pensiero. Vita materiale che accogliendo il pensiero in sé individua nel pensiero il punto più alto raggiunto dalla vita materiale. Cioè. Il pensiero una volta individuato di essere parte della vita materiale e di dipenderne, individua se stesso - in quanto massima coscienza della realtà conosciuta - quale punto più alto e preminente della vita materiale (da fpg 23.7.12). 

 

[si può parlare di metodo dialettico?]

Discussione sulla prefazione al CAP dove Marx sostiene di usare il metodo dialettico. Anche Rosdolsky aveva parlato di metodo e mi ero chiesto se per metodo R. intendesse uno strumento puramente logico, un attributo puro del cervello oppure uno strumento sì logico ma a sua volta ricavato dalla realtà. A questo proposito Marx, che io sappia, ha scritto un’unica frase (poscritto alla seconda edizione). Per me, scrive Marx “l’elemento ideale non è altro che l’elemento materiale trasferito e tradotto nel cervello degli uomini”. Vi si legge anche una soddisfacente sintesi dell’idealismo di Hegel. Per il quale “il processo del pensiero, che egli sotto forma di idea trasforma addirittura in soggetto indipendente, mentre il reale non è altro che il fenomeno esterno del processo del pensiero”

La difficoltà consiste nel fatto che sia che si segua la concezione hegeliana sia che si segua la concezione marxista (o marxiana), i termini linguistici usati sono gli stessi. La lingua non distingue fra le due concezioni. Di conseguenza il discorso è sempre ambiguo se non si specifica di volta in volta con quale concezione il termine venga usato (da fpg 25.9.03).

 

[il metodo di analisi]

Ogni realtà essendo formata da un rapporto va scomposta.  I due termini del rapporto vanno analizzati separatamente.  Da questo esame risulta il modo del loro reciproco rapporto, la loro azione e reazione reciproca.  Le contraddizioni verranno individuate e con le contraddizioni si potrà fare un esame per poterle rimuovere, eliminare, superare.

- Aristotele nell'analizzare il rapporto di scambio nella società umana scopre la → commensurabilità fra due oggetti come categoria necessaria perché lo scambio avvenga.

- Marx scopre che questa commensurabilità esiste, ma va oltre e analizza il suo contenuto, scoprendo che esso non è altro che lavoro umano astratto e socialmente utile racchiuso nei due oggetti commensurabili (cioè quantitativamente uguali) (Marx CAP.1°/91) . Dopo di che non è più possibile continuare a usare il concetto di commensurabilità come qualità necessaria allo scambio.

[logica ma.dial e sistematizzazione]

L'accademia sistematizza. La logica ma.dial no. La sistematizzazione nasce dall'esigenza di dividere il mondo materiale dal mondo spirituale. Quindi. Con Aristotele unità del processo, dal più basso al più alto, con Cartesio separazione, con Hegel (Cassirer) ritorno all'unità. E questo è anche il ma.dial. L'«accademia» sistematizza il sapere, sistematizzandolo gli toglie anche la sua «verità». Non esiste una realtà oggettiva, che è quella, solo quella (o più realtà secondo le leggi fisiche a loro volta poi riconducibili a un solo insieme oggettivo), ma tante realtà quante sono le riflessioni dei vari pensatori. La realtà è con questo sistema nel pensiero e non nella sua propria oggettività. Dunque, idealismo (13.11. 02).

La sistematizzazione tende a fissare il sapere in schemi. Il materialismo dialettico non procede per schemi. La sistematizzazione è qualcosa di profondamente diverso dalla sistematicità. Sistematizzare è fissare. L' atto intellettuale del fissare interrompe artificiosamente il corso del processo. Per cogliere il processo ho bisogno di osservarlo e analizzarlo. Lo frantumo e lo scompongo. Ma poi devo rimetterlo insieme e restituirgli la sua dinamica. Si tratta del medesimo principio di indeterminazione della fisica dei quanti. O colgo la direzione o colgo la posizione. Nella logica materialista dialettica  possiamo dire, o colgo la posizione del momento che sto esaminando o colgo la direzione verso la quale si muove il processo o dalla quale il processo proviene. Quello che chiamiamo il senso delle cose è anche questa, provenienza e direzione del processo (18.10.07).

[l'analisi dialettica]

Per cominciare è un processo logico la cui generalità coincide solo con l'analisi oggettiva dell'intero processo di produzione dell'umanità. L'umanità che produce se stessa. E che all'interno di questo processo è in grado di produrre solo analisi relative. Con universi e metodi relativi i quali, a livello ciascuno della propria relatività, mutano e a volte rovesciano gli stessi parametri di analisi e di sintesi scelti in partenza (sintesi che prende spesso la forma di giudizio, ma che non è un giudizio di valore bensì di condizione oggettiva del processo analizzato). Così nell'analisi dialettica non è possibile utilizzare gli stessi metri di giudizio e di analisi se non rispetto a un universo comune. I metri di giudizio mutano a seconda della relatività del livello esaminato e del rapporto dell'oggetto in questione con il livello scelto. Per dirla in termini positivisti si tratta di concetti di relazione che prendono il posto dei concetti assoluti. In altre parole ogni metro è in relazione al giudizio dato sull'oggetto dell'analisi o del rapporto fra la posizione di questo oggetto e il fine che si propone di raggiungere.

Così se io ho un alto concetto di un individuo o gli obiettivi che si propone sono molto complessi, i metri di analisi adottati debbono necessariamente essere profondamente diversi da quelli usati per analizzare un individuo i cui obiettivi sono più semplici e per il quale l'analisi generale ha dato un risultato diverso. Se un auto di grande cilindrata raggiunge come obiettivo possibile la velocità di un auto di piccola cilindrata chiaramente c'è qualcosa che non va. E ciò che è considerato/giudicato un successo per la piccola cilindrata è chiaramente un insuccesso per la grande cilindrata. Ebbene questa riflessione elementare è di difficile comprensione, specie se applicata a persone o situazioni umane complesse (da ndc 6.10.87).

 

[cos'è la dialettica?]

Cos'è la dialettica?  Una legge generale? Esiste?  Esiste nelle cose?  Ha senso parlare di una dialettica della natura?

Colletti (e Althusser) rispondono di no. Loro sono per la scientificità della scienza. In altre parole per il principio di non contraddizione. E relegano (Colletti) la contraddizione dialettica nella logica. E della logica fanno qualcosa di diverso dal concreto. Per questo poi Colletti si meraviglia che Marx nel 1° vol. del Capitale usa la contraddizione dialettica come una contraddizione del reale (vedi anche @DS).

Allora?

In primo luogo è necessario stabilire che la coscienza, l'uomo, il pensiero umano, riflette la realtà.

In secondo luogo va capito come la riflette. "Le gerarchie che riescono efficaci a ciascun livello, nella gerarchia delle specie, definiscono un a priori di ciascuna specie, un modo che le è proprio di elaborare gli stimoli; sicché l'organismo presenta una realtà distinta, non una realtà sostanziale ma strutturale" (Ponty SDC/212). Si tratta di una interpretazione. Naturalmente ve ne sono altre anche più aderenti (vai a @PEL1).

La dialettica è un modo di essere della realtà che si riflette nell'uomo? È tutta la realtà? O è soltanto il livello più alto raggiunto? Necessario ma non ancora essenziale? Oppure necessario ed essenziale, ma non ultimo?

Diciamo, necessario ed essenziale. Lasciamo aperto se ultimo. In un processo l'ultimo dipende dal segmento del processo preso in esame.

La dialettica nasce da una concezione del reale analizzata come processo che si snoda attraverso una serie di processi. È rigorosamente materialista. E siccome ogni processo ha una sua storia, al concetto di materialismo possiamo aggiungere quello di storicismo ma esclusivamente nel senso appena detto della storia del processo in oggetto.

Esempio. Le pagine sul rapporto fra consumo e produzione nei Lineamenti (1°/17 e segg.) riflettono un processo dialettico solo attraverso il quale è possibile afferrare il rapporto fra produzione e consumo e la loro realtà, la loro concretezza. Così come nell'analisi della merce Marx dice (CAP 1°/143) che la compera è nel medesimo tempo vendita, per cui l'ultima metamorfosi della merce è allo stesso tempo la prima metamorfosi di un'altra merce. Qui si tratta della analisi e descrizione di un processo reale, tanto più profondo e concreto in quanto astratto (da nda – febbraio 1975).

[il gioco delle contraddizioni]

"L'analisi di Kautsky, anche per quanto riguarda la questione agraria, non è mai rivolta a vedere come operi, nell'insieme della società, la contraddizione principale fra capitale e classe operaia, ma si limita a ricondurre a questa tutte le altre contraddizioni" (A. Panacione  in un saggio su K. – SMC/13).

La differenza fra contraddizione principale e secondaria è di Mao.  E in questo senso rappresenta un miglioramento e un approfondimento.  In effetti, a lungo, si sono ricondotte tutte le contraddizioni a quella che era un modo come un altro di negarle, o di non riconoscerle.  Lenin evita l'errore di Kautsky quando analizza, per esempio, gli antagonismi di classe nelle campagne derivati dal processo di produzione capitalistico. Gli manca tuttavia la chiarezza metodologica di ordinare le contraddizioni in un rapporto fra di loro e non ne vede il processo d'insieme che, in una data situazione, in condizioni date, ne modifica la base, rovescia continuamente le coppie, eccetera.

Sul gioco delle contraddizioni, il loro dispiegarsi in un processo di cui subiscono il corso influenzandolo, il discorso è aperto.  E rimane aperto poiché in realtà, dopo 50 anni di materialismo dialettico marxista, siamo appena all'inizio. Detto questo è tuttavia necessario sfuggire alla tentazione di una sistematizzazione logico-matematica che astragga il metodo dalla realtà e non ve lo riporta mai (cfr i giochini "dialettici" di Giacomini).  La teoria non è più scindibile dalla pratica dopo il materialismo dialettico di Marx e riportare la dialettica a un "sistema teorico" diviene oggettivamente una operazione antidialettica, poiché la dialettica è nelle cose e privata delle cose in cui è significa dissolverla e perderla.  Come coloro che vorrebbero estrarre il movimento dall'orologio che macina il tempo.

(continua in “Ma.dial e non)

 

 

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“Ma.dial” [@MAD]

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